venerdì 28 febbraio 2014

India verso le elezioni: foto ritratto di un paese diviso

In corsa per le elezioni di Maggio
Nei tre mesi che intercorrono fino all’ultima settimana di Aprile, uno dei giganti asiatici palpita di attesa e timore in vista delle prossime elezioni politiche. È l’India che, tra grandezza e contraddizioni, a Primavera attenderà alle urne 800 milioni di elettori. Il boato della propaganda anima e confonde i cittadini, mentre a colpire la comunità internazionale è, proprio in questi giorni, l’atteggiamento impassibile assunto dal Governo federale di fronte alla notizia che dà per certa la prossima liberazione degli assassini di Rajiv Gandhi.
Il brusio delle elezioni raggiunge anche un Paese lontano – l’Italia – che da due anni interpreta i venti che spirano da New Delhi. Un’Italia cosciente del fatto che anche la scelta di processare i marò secondo le leggi locali costituisce un tassello del complesso mosaico politico indiano. Del resto, sbrogliare il dilemma che avvolge i due fucilieri è un’impresa quanto mai imbarazzante soprattutto per chi, come la Sig.ra Sonia Gandhi, dopo anni di impegno politico non si è ancora affrancata da quell’italianità su cui gioca l’opposizione. Presidente di un partito che secondo le proiezioni sarebbe destinato alla parabola discendente, la vedova dell’ex Premier Rajiv nonché nuora di Indira, lancia il guanto di sfida al centrodestra di ispirazione indù: il BJA, storico rivale del Congresso, la cui crescente influenza nazionale è bilanciata dalla molteplicità dei partiti locali.
Proprio nel terreno del particolarismo politico sboccia l’ultima provocazione rivolta al Governo centrale, attualmente guidato dal Partito del Congresso. Nel 1991 il Primo Ministro Rajiv Gandhi veniva assassinato da estremisti tamil, a distanza di sette anni dall’attentato in cui aveva perso la vita sua madre Indira Gandhi. Ultimamente, lo Stato federale del Nadu Tamil ha deciso di restituire alla vita da liberi cittadini gli assassini dell’ex Premier, sebbene la Corte Suprema abbia invitato il Governo locale a rivedere almeno in parte la posizione. La famiglia Gandhi potrebbe appellarsi, ma sembra quasi scontato che vi rinuncerà per ovvie ragioni di campagna elettorale, oltre che in nome di un’ambizione politica chiamata coesione sociale: magari solo uno slogan, o forse, da qualche tempo, un sogno nazionale.
Una pagina di storia indiana
Sul finire di un secolo segnato dall’imperialismo britannico, nel 1885 nasceva il Congresso Indiano, che sarebbe diventato, negli anni a venire, la principale forza politica del Paese. Era un’India rinnovata quella che – sotto la guida del Mahatma Gandhi – nel 1947 raggiungeva l’indipendenza e rinasceva come Stato libero, spolverandosi  di dosso l’appellativo di “fiore all’occhiello di Sua Maestà”.
L’autonomia era un lasciapassare conquistato con la disobbedienza di massa, paziente e non violenta. La modernità una promessa firmata dal Partito del Congresso, che fino agli inizi degli Anni Novanta godeva sommariamente della maggioranza assoluta dei seggi nel Parlamento centrale e nei Parlamenti degli Stati di cui si compone la Repubblica federale. Ma già dopo i primi anni il Congresso andava indebolendosi e le aspettative dei suoi fondatori superavano forse le potenzialità del Paese. Quella famiglia di eroi – da Nehru a sua figlia Indira e al nipote Rajiv – era vista come l’erede diretta del Mahatma, in un momento in cui l’India, avendo realizzato il sogno dell’indipendenza, si preparava a cavalcare la modernizzazione.
Ma nella complessità risiedeva la debolezza: l’ambizione del Primo Ministro Nehru di compattare una società tremendamente variegata attorno all’idea di uno Stato-Nazione si rivelava fallace, perché il Paese era stato da sempre governato come una confederazione, rispettando il potere dei leaders locali. Ecco che la pretesa di guardare ai modelli europei del XX secolo come una realtà da importare strappava l’India alla sua vocazione frammentaria. Quella stessa venerazione per l’unità nazionale intralciava negli anni Settanta le riforme di Indira: il rafforzamento ad ogni costo del potere centrale è stata un’illusione che ha alimentato, piuttosto, lo sviluppo di spinte secessioniste.
Sulle ambizioni spezzate da una società eterogenea e troppo vulnerabile per essere guarita, scorrono gli ultimi decenni di una famiglia, una dinastia, divenuta l’emblema del Partito del Congresso e  che oggi potrebbe avviarsi lentamente verso il tramonto.
Un modello di sana modernità
Dopo le elezioni previste per la fine di Aprile e a distanza di dieci anni dall’inizio del suo mandato, il Premier Manmohan Singh lascerà la carica. L’economista sikh, che ha avviato il Paese con determinazione lungo apprezzabili riforme di sviluppo economico, era stato chiamato al ruolo di Premier nel 2004 per sostituire una donna – una straniera – Sonia Gandhi – che dal 1998 guida il Congresso Nazionale Indiano. Oggi ha ottantuno anni l’uomo che nel 1991 ha preso per mano un’India ansiosa di varcare nuove frontiere, accecata dall’aspirazione di risplendere a dismisura (da qui lo slogan di Shining India). La crescita degli ultimi dieci o quindici anni non può lasciare indifferenti, malgrado  il progresso economico e la globalizzazione abbiano concorso ad aggravare una lunga serie di problematiche che si stendono su una società fragile e poco ascoltata.
Ma anche alla luce di questo, c’è sempre un pizzico di retorica nell’augurio che l’India elegga finalmente un leader pronto a correre sul doppio binario dello sviluppo tecnologico e del progresso sociale. È quanto mai scontato che la prosperità economica debba esprimersi prima di tutto nella  giustizia sociale e nel benessere dell’umanità. Tuttavia, in un mondo policromatico di etnie, religioni, lingue e tradizioni popolari, quale l’India effettivamente si presenta, le parole non bastano a smuovere uno stagno di povertà e arretratezza. Così come non basterebbe regalare a New Delhi un modello di crescita già confezionato altrove.
Al contrario, il partito che vincerà le elezioni parlamentari avrà il compito di interpretare le diversità nazionali e promuovere un processo di coesione e progresso sociale che parta dal basso, cioè dalle esigenze stesse della popolazione, dalle sue potenzialità e aspettative, al di là delle spinte ideologiche imposte dai vertici del Governo.

Luttine Ilenia Buioni

fonte http://www.termometropolitico.it/102842_india-foto-ritratto-di-un-paese-diviso.html?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=india-foto-ritratto-di-un-paese-diviso

giovedì 27 febbraio 2014

Marò,lettera aperta al Ministro degli esteri Federica Mogherini.

Gentile Ministro degli esteri Federica Mogherini ,sin da quando è stata nominata seguo con molto interesse le sue parole ,e ho letto con attenzione il suo blog,mi dispiacerebbe se lo chiudesse ,anche se temporaneamente,una vicinanza reale tra persone,tra cittadini,è importante in una fase come questa,soprattutto in una vicenda come quella dei due marò.
Ma venendo alle sue parole mi permetto di prendere le distanze da alcune sue affermazioni e voglio cominciare dalle sue ultime parole “La via che seguiamo sul caso Marò è la stessa del precedente Governo ed è quella dell' internazionalizzazione della vicenda. Una via che richiede un profilo di responsabilità massima in questa fase che è delicata”
Non mi sembra che sia stata questa la via del governo che l’ha preceduta,l’intenzione di internazionalizzare è stato un episodio recente,e non mi risulta che sia stato presentato l’arbitrato internazionale. Nessuna cortesia  istituzionale nei confronti di chi subentra giustifica la non presentazione di esso. Non mi risulta che siano stati ritirati i militari italiani dalle missioni internazionali sotto l’egida Onu,e questo anche come segnale nei confronti dei nostri amici alleati della Nato,dell’America e dell’Europa,considerando tutto quello che abbiamo fatto e che facciamo,agire è un segno di serietà e di responsabilità.
Il vecchio governo oltre a non agire e a prendere in giro i cittadini italiani,uccidendo anche la diplomazia,ha pensato di risolvere il problema affidando all’India la gestione del caso ,le allegherò tutte le dichiarazioni del precedente Governo, nel caso non l’avesse seguite,abbiamo una lunga serie di “avranno un processo equo rapido e veloce” dette e ridette dalla Bonino e da Mauro .Ma quello che loro non hanno avuto il coraggio di dire lo ha detto chiaramente il vice ministro degli esteri Lapo Pistelli, :”Nelle ultime settimane questa vicenda e' stata rimessa correttamente nei binari. Sarebbe poco saggio fare delle previsioni temporali ma la vicenda e' instradata nei binari corretti e presto, mi sento di dire, si risolvera' positivamente.In questo momento la collaborazione con le autorita' indiane e' ottima.Sono state gia' concordate le 'regole di ingaggio' per il giudizio che gli indiani si apprestano a dare sui due fucilieri, cosi' come sono gia' state concordate anche le condizioni successive a una sentenza. Questo mi permette di dire che la vicenda e' avviata correttamente e aspettiamo solo che finisca". Questa dichiarazione è di maggio,   denota che il governo si è attivo ma non per come doveva farlo,dovrebbero raccontare al paese il perché di questa azione e cosa è andata male,potrebbe chiedere spiegazioni all’inviato speciale che si è prodigato in questo tipo d’azione. E bene chiarire questi aspetti caro Ministro perchè qua esistono gravi responsabilità,e ancora non sappiamo un nome di chi ha dato gli ordini,non è una giustificazione aspettare il ritorno dei nostri due concittadini,siamo una democrazia,da noi non si dimette nessuno,ma quegli ordini che non potevano essere dati,sono stati dati.
Ma veniamo a un altro punto importante e qua voglio riportare integralmente le parole dal suo blog
“Per la seconda volta in pochi giorni, le parole più sagge ed utili sulla vicenda dei Marò sono state offerte all'opinione pubblica italiana da Danilo Taino su questo giornale, che ieri ha giustamente ricordato che "non saranno le frasi roboanti e la corsa al gesto anti-indiano a indirizzare verso una soluzione positiva la vicenda dei due marò italiani trattenuti in India. L'iperattivismo casuale e fuori da una strategia di una parte del mondo politico italiano rischia anzi di creare problemi".
È esattamente questo il motivo per cui noi abbiamo indicato in queste settimane la necessità di abbassare i toni e mostrare unità attorno ai rinnovati sforzi del governo e dell'inviato speciale De Mistura, evitando ogni forma di polemica, strumentalizzazione, protagonismo di singoli partiti o esponenti politici. La complessità della vicenda, la lunga sequenza di errori compiuti nel passato - e sui quali sarà utile fare piena chiarezza anche in sede parlamentare, ma solo dopo che il caso si sarà concluso, proprio per evitare di comprometterne l'esito -, la delicatezza della fase ed il fatto che proprio in questi giorni si stanno compiendo in India scelte decisive, tutto questo impone innanzitutto alla politica un atteggiamento di assoluta responsabilità. Anche a scapito della "visibilità". Quello che conta é risolvere in modo positivo e più rapido possibile il caso. Siamo convinti che l'unico modo per farlo, oggi, sia garantire che attorno alla strategia dell'Italia ci sia il massimo dell'unità nazionale. È questa l'unica strada percorribile per dare più forza alla nostra posizione, a quella dei nostri due Marò e al percorso di internazionalizzazione della vicenda che si sta con successo costruendo. La possibilità che il caso trovi una soluzione positiva è reale, e dipende anche dalla capacità della politica italiana di mostrare maturità e responsabilità. Noi ci auguriamo che, almeno su questo, tutti siano in grado di capirlo e fare la propria parte”.
E qua veniamo al ruolo di De Mistura e della stampa italiana. De Mistura è uno dei maggiori responsabili del pasticcio creatosi nel governo Monti,non dimentichiamo il ruolo che ha avuto nella vicenda,il pezzo di carta che era un a garanzia per farli tornare in India,la sacralità della parola di un italiano,e tutta una serie di isterici giornalisti e politici a urlare che la parola di un italiano è sacra,e quindi dovevano ritornare.
L’ex ministro degli esteri  Giulio Terzi era riuscito due volte a portarli in Italia,e la decisione del governo era stata presa in termini collegiali,fatti che come ben sa stanno emergendo.
Certo uniti anche se qualcuno si è comportato come i baruia della nuova guinea,ma se in quel caso la sparizione delle parole dovute al lutto avevano una funzione sacra,in questo caso è vergognoso quello che è accaduto.
Nel vecchio parlamento non c’è stato nessun interesse per la vicenda,nessuna interrogazione,qualche chiacchiera di La Russa ma fuori dal parlamento e di sapore elettorale .La stampa non ne parlava e quando lo faceva lo faceva come cassa di risonanza del governo Monti.Le persone attive nei gruppi pro marò che si erano creati erano una ventina,parlo degli attivi,anche i pensionati avevano paura di pensare oltre che di parlare,ma nonostante questo qualche furbo ha inventato una polarizzazione destra sinistra,fascisti comunisti,militari e civili  ,il furbo e non mi riferisco alle fonti trovate per questa operazione,ha fatto in modo che non si parlasse più di diritto internazionale,di giurisdizione,di immunità funzionale,di acque internazionali,ma che si parlasse soltanto di fascismo e di comunismo,e di inermi e innocenti pescatori uccisi e massacrati da due cattivi killer selvaggi vogliosi di uccidere,di buoni e cattivi.
Questa operazione di disinformazione è stata fatta nella rete italiana,in internet soprattutto. Certo che bisogna essere uniti e andare a difendere la dignità dei nostri marò,e di tutti gli italiani uniti,da quando è sorta questa vicenda è come se fossimo tutti ostaggi,quello che c’è da fare credo che lo sappia,lo sanno tutti gli italiani,solo chi ci ha governato non lo sapeva,perché doveva seguire altri interessi che non coincidono con la nostra Costituzione,ma la prima azione da fare è quella di mandare De Mistura a casa,i danni che ha combinato sono più che sufficienti e sostituirlo con qualcuno che sappia come muoversi e che comunichi in maniera diversa le decisioni diverse che auspico prenda il suo governo,non è difficile basta fare quello che qualsiasi paese al mondo avrebbe fatto,l’ha fatto con successo anche Taiwan che non appartiene alle nazioni unite.
Nel salutarla voglio ringraziarla,ho visto che la sua è una pagina vera,dove da la possibilità di interagire ai cittadini italiani,la tenga sempre aperta signor Ministro ,certamente la si può pensare diversamente da lei ,ma le posso garantire che la stima non mancherà. Grazie  Alfredo d’Ecclesia

Aprile ,Maggio e Giugno

Luglio Agosto e Settembre

Ottobre Novembre e Dicembre 




mercoledì 26 febbraio 2014

Mogherini, su marò seguiamo stessa linea


ROMA, 26 FEB - "La via che seguiamo sul caso Marò è la stessa del precedente Governo ed è quella dell' internazionalizzazione della vicenda. Una via che richiede un profilo di responsabilità massima in questa fase che è delicata". Lo dice il ministro degli Esteri, Federica Mogherini, nel suo primo intervento al Senato sul dl missioni. 
fonte Ansa

domenica 23 febbraio 2014

Caso Marò: Renzi sente La Torre e Girone, faremo di tutto per riportavi subito a casa

 ‘Ho appena parlato al telefono con Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Faremo semplicemente di tutto”. Lo scrive su twitter il premier Matteo Renzi.

sabato 22 febbraio 2014

Bonino: bisogna riconquistare i valori che ho imparato nei radicali

bonino22 feb. – “Questo Paese ha bisogno di educazione civica, forse abbiamo perso anche la buona educazione”. Lo ha sottolineato l’ex ministro degli Esteri, Emma Bonino, nel corso di un comizio in centro a Roma, dopo l’avvicendamento alla Farnesina. “Dobbiamo riconquistare il senso dello Stato e il rispetto, valori che ho imparato in casa e nei Radicali”, ha proseguito la Bonino. “Il rispetto delle istituzioni e delle regole e’ un valore essenziale ma poco diffuso da noi e altrove”.
L’ex ministro ha spiegato di aver incontrato il nuovo titolare della Farnesina, Federica Mogherini, assicurandole di poter contare sul suo aiuto e sulla “professionalita’ e dedizione dell’intera Farnesina“. Bonino e’ tornata a smentire di non essere stata avvertita dal premier Matteo Renzi: “Non l’ho saputo dalla Tv, come qualcuno ha scritto, magari avrei voluto saperlo prima”. L’ex ministro ha ricordato i risultati dei suoi dieci mesi al ministero degli Esteri, dal caso Quirico, fino agli operai trovati in Libia, e ha assicurato che sul caso maro’ e’ stato fatto “tutto il possibile”. agi
tramite http://www.imolaoggi.it/2014/02/22/bonino-bisogna-riconquistare-i-valori-che-ho-imparato-nei-radicali/