venerdì 26 settembre 2014

Caso Marò - Marò, arbitrato internazionale: altro che tempi brevi!





L'arbitrato internazionale spiegato da Ilaria De Napoli


“Scoraggia la lite e favorisci l’accordo ogni volta che puoi”, diceva Lincoln. Massima che sembra impossibile da applicare al caso Marò. Da più di due anni agli arresti in India, i due fucilieri ne hanno sentite e vissute di tutti i colori tra strategie e false promesse. Adesso è la volta dell’arbitrato internazionale. Ma siamo sicuri che sia lo strumento giusto? E se l’India  -come sembra- non dovesse accettare?  Come funziona questo strumento di diritto internazionale e quanto può rappresentare la chiave di volta della vicenda ce lo spiega Ilaria De Napoli, laureata in Relazioni Internazionali presso la LUISS Guido Carli, con un master in studi internazionali strategico-militari presso il Centro Alti Studi per la Difesa e attuale consulente istituzionale.
Qualche mese fa sembrava aperta una nuova fase nella spinosa vicenda Marò. Ad un certo punto si è parlato dell’arbitrato internazionale come la chiave di volta della risoluzione pacifica della controversia tra Italia ed India. E’ stata una buona idea?
L’arbitrato è una delle vie percorribili per dirimere la questione dei marò detenuti in India e ancora in attesa di un giudizio da parte del tribunale nazionale  -eventualità assolutamente non auspicabile per l’Italia dal momento che avvalorerebbe la tesi indiana di unilateralità della giurisdizione su un caso che, per definizione e per tipologia di diritti lesi, invece, è internazionale.  Oggi si è saputo che la prossima udienza è fissata per il 12 dicembre 2014



Dottoressa De Napoli, cosa si intende per arbitrato?

Bisogna distinguere tra la tipologia di arbitrato prevista nella consuetudine internazionale, fondata sul consenso delle parti, e una tipologia alternativa prevista dalla Convenzione sul Diritto del Mare (UNCLOS). Infatti, premesso che questo tipo di risoluzione delle controversie può sempre essere complementare, e spesso è solo successivo, ai diversi strumenti diplomatici -forse più laschi- a disposizione degli Stati coinvolti, è bene evidenziare che tra gli strumenti di risoluzione pacifica delle liti, quali il Tribunale Internazionale per il Diritto del Mare (ITLOS), la Corte Internazionale di Giustizia (ICG) e un Tribunale Arbitrale ad hoc, la Convenzione sul Diritto del Mare –a tutti gli effetti applicabile al caso– offre un quarto strumento: un Tribunale Arbitrale istituito unilateralmente, ai sensi dell’Allegato VII, che può diventare una via obbligatoria nel caso di silenzio delle parti o di mancato accordo.

Quali sono le modalità per l’attivazione della procedura arbitrale?
La procedura arbitrale a cui si fa riferimento in quest’ultimo periodo per la risoluzione del caso Marò prenderebbe avvio sulla base di un compromesso stipulato tra le parti in lite. Quando entrambe convengano di ricorrere all’istituzione di un tribunale arbitrale ad hoc, esse provvedono poi anche alla costituzione di un collegio cui conferire la competenza specifica a dirimere la controversia sottomettendosi dunque alla conseguente pronuncia.

Ma chi sceglie i giudici/arbitri?
Salvo diversa stipulazione delle parti, nel caso di istituzione di un tribunale arbitrale ad hoc che si occupi della controversia, i membri del collegio saranno scelti da un elenco a disposizione degli Stati presso la Corte permanente di arbitrato. La lista cui si richiama è composta da persone designate dagli stessi Stati contraenti, quattro per ogni Stato (come prevede la I Convenzione dell’Aja per la risoluzione pacifica dei conflitti internazionali, 1907). Per quanto riguarda, invece, il caso del tribunale istituito sulla base dell’Allegato VII della UNCLOS, il collegio arbitrale sarà composto da 5 membri. La parte che avvia la procedura di arbitrato ha facoltà di nominare un componente, anche di propria nazionalità, dandone conoscenza alla controparte al momento della notifica dell’avvenuta decisione di intraprendere la via unilaterale. La controparte, a sua volta, ha 30 giorni per scegliere un componente di propria nazionalità. I restanti tre arbitri sono scelti di comune accordo tra le parti. Nel caso in cui non si giunga ad un accordo, la scelta dei componenti è rimandata al Presidente della Corte Internazionale del Diritto del Mare.

Le decisioni dei giudici sono vincolanti?
Il parere del collegio arbitrale è sempre subordinato al consenso preventivo delle controparti. Qualora l’India acconsentisse all’arbitrato, il ricorso a tale metodo di risoluzione implicherebbe l’impegno, a monte, ad assoggettarsi – in buona fede - alla pronuncia del collegio.

L’arbitrato internazionale è caratterizzato dalla volontà degli Stati di dirimere una controversia. Ma l’India al momento non sembra propendere per una decisione in questa direzione. E’ la solita storia del cane che si morde la coda? O c’è una via di fuga?
Questo punto è controverso. L’arbitrato è uno strumento che nasce su base consensuale delle parti in lite. Dunque, in effetti, in mancanza della reciproca volontà, non è una strada percorribile. Tuttavia, l’Allegato della Convenzione UNCLOS – quello richiamato sopra come quarto strumento di risoluzione della controversia – potrebbe proporsi come via alternativa all’arbitrato classico, sempre ove siano state esperite tutte le altre soluzioni messe a disposizione dal diritto internazionale.

A che punto è il collegio di esperti scelti dall’Italia?

L’Italia ha allestito un collegio di nove giuristi ed esperti presieduto da Sir Daniel Bethlehem, a seguito del ritiro dell’inviato del governo Staffan de Mistura lo scorso 24 aprile, contestualmente alla trasmissione di una nuova nota di apertura al dialogo il 18 aprile 2014.  Questo collegio potrebbe costituire la base di una svolta di respiro internazionale per il caso marò.  Il limite predisposto per nuove azioni in questo senso era proprio il mese di settembre, non resta che aspettare e sperare che non intervengano nuovi ritardi nella gestione della questione.   

L’arbitrato internazionale previsto dall’Allegato VII può essere applicato a questo caso?

Sì, nella risoluzione della controversie inerenti il diritto del mare, questo tipo di arbitrato trova applicazione come ultima istanza, in assenza di accordo tra le controparti in merito alla scelta dello strumento giurisdizionale. Poiché, nel caso di specie, l’India, a fronte del favore dell’Italia di adire sia all’ITLOS che all’ICG, non ha optato per nessuna delle due ipotesi, l’Italia potrebbe far ricorso al dettame dell’Allegato UNCLOS e richiedere unilateralmente l’istituzione di un Tribunale arbitrale. Più nel dettaglio, a fronte delle diverse riluttanze dell’India ad avviare una soluzione diplomatica del caso, a fronte della mancata risposta del governo di New Delhi alla prima proposta italiana di avviare un dialogo bilaterale (nota che risale ormai all’11 marzo 2013),  laddove continui a non concretizzarsi alcun seguito alla seconda richiesta di collaborazione da parte dell’Italia (con nota dello scorso 18 aprile), e a fronte dell’ostruzionismo che di fatto sta attuando la nazione per impedire una rapida e concordata risoluzione del caso, l’Italia potrebbe avere tutti gli strumenti per superare anche il requisito di ammissibilità che si richiede per l’istituzione unilaterale di un Tribunale arbitrale. Non sarebbe possibile, a quel punto, giungere ad una soluzione della controversia attraverso gli strumenti e le disposizioni alternative previste dal diritto internazionale.

Tuttavia, ad oggi questa procedura non è ancora stata formalizzata. Nel senso che all’arbitrato ci si arriva, non si dovrebbe partire di li. Giusto?
È vero che all’arbitrato ci si arriva, ma è altresì necessario che vi sia un atteggiamento collaborativo tra le parti, a monte. Questo continuerà ad essere il limite della scelta di azione dell’Italia. Qualsiasi soluzione negoziale può concretizzarsi solo a valle della decisione dell’India di aprirsi ad una soluzione internazionale. Diversamente, rimane la strada dell’arbitrato unilaterale.

Si potrebbe pensare ad una misura provvisoria, decisa da una Corte internazionale, che permetta a Latorre e Girone di lasciare l’India per andare in un Paese terzo in attesa del processo?
La via di una misura provvisoria potrebbe essere contestuale alla richiesta di ricorso all’arbitrato internazionale o alla costituzione unilaterale di un Tribunale arbitrale, al fine di salvaguardare i diritti di sovranità nazionale e, ancor più, in questa fase critica che vede risentirne lo stato di salute di uno dei due marò, quelli del singolo. Purtroppo anche una eventuale misura provvisoria dovrebbe essere concordata con l’India, ma, laddove non sia possibile, ci sono comunque due alternative, sebbene comportino maggiore tempo.  La prima opzione sarebbe quella di attendere la costituzione del Tribunale per un tempo massimo di 120 giorni e poi dare concretezza comunque alla misura, fatto salvo il giudizio ex post che dovrebbe comunque dare in merito il Tribunale, una volta costituito. La seconda contemplerebbe l’ipotesi di proporre la misura al vaglio dell’ITLOS, trascorse due settimane dalla notifica dell’intenzione alla controparte. Anche in questo caso è fatta salva la possibilità del Tribunale Arbitrale di revocare o modificare la decisione, una volta istituito.

Non pensa che siano stati commessi troppi errori in questa vicenda? Dove si è sbagliato?
Al principio. L’errore più grave è stato, quel 15 febbraio 2012, acconsentire alla richiesta della guardia costiera indiana di attraccare al porto di Kochi. Una serie di errori a catena, o forse l’ottimismo, la buona fede e la convinzione di aver agito nel rispetto delle regole e di non aver bisogno di quelle garanzie che sarebbero rimaste intatte se l’Enrica Lexie avesse continuato a navigare in acque internazionali.

Quali sono i precedenti storici di controversie che sono state risolte con un arbitrato internazionale?

Nella prassi, la lista dei ricorsi alla procedura di arbitrato, pubblicata presso la Corte Permanente di Arbitrato, che funge anche da Cancelleria del Tribunale arbitrale, mostra che nella maggioranza dei casi il giudizio si è protratto per almeno due anni. Altro aspetto da considerare è la possibilità che, nel caso di ricorso unilaterale al tribunale arbitrale, lo Stato citato contesti la competenza del Tribunale, o ricusi uno dei giudici, tutti casi che compromettono una facile risoluzione della lite, dilungandone le tempistiche. Tutti elementi utili, questi, anche per valutare la congruità dell’azione da intraprendere e per considerare, nel frattempo, l’attuazione di misure provvisorie o, ancora, per riconsiderare, nell’interesse di entrambi gli Stati, una soluzione negoziale della controversia.

Non è un po’ tardi per l’arbitrato? Forse doveva essere fatto dal primo momento.
Sicuramente è una strada che doveva essere percorsa dall’inizio, sin da quando l’India ha imposto una giurisdizione unilaterale ad un caso che di nazionale non ha nulla. Rimane comunque l’unica alternativa valida e percorribile. La negoziazione può e deve essere portata avanti su un piano parallelo, ma è un dato di fatto che abbiamo a che fare con un Paese poco collaborativo.

Quanto accaduto a Latorre qualche giorno fa, e la conseguente decisione di farlo rientrare a Roma, possono portare ad un’accelerazione dei tempi?
L’India purtroppo ha dimostrato in più occasioni la propria fermezza a mantenere il controllo della situazione, escludendo nei fatti ogni ipotesi di collaborazione. Tuttavia sicuramente questo episodio ha finalmente riacceso i fari su una questione che si dilunga da ormai troppo tempo e che rischia solo di peggiorare, qualora non si attui una linea governativa chiara e immediata

25 settembre 2014
fonte: http://www.lindro.it

giovedì 25 settembre 2014

I nemici dei #Marò : il sottosegretario Domenico Rossi ( anch' egli ignavo ? )


Governare è far credere ( Niccolò Machiavelli )

25 Settembre 2014, La farsa continua !

Oggi registriamo una nuova dichiarazione dell' indegna ciurma al governo della nave chiamata Italia, non bastava esser presi in giro dai tanti parlamentari che vanno tronfi con un bel fiocco giallo sui loro abitini costosi, ahimè ora tocca al Sottosegretario alla Difesa Domenico Rossi far la solita dichiarazione di comodo che suona come l' ennesima presa in giro ovvero :


Durante l’esame del dl missioni al senato è intervenuto il sottosegretario alla Difesa Domenico Rossi con queste  parole che ai più possono sembrare strane
 "Ribadisco la massima attenzione da parte del governo e ribadisco come siano gia' stati compiuti atti
per avviare l'arbitrato internazionale. Stiamo valutando le relazioni con il governo indiano prima di percorrere questa iniziativa".

Ma chi è questo sottosegretario ? ecco un piccolo riassunto dalla pagina di wikipedia :


Invece di votare contro il rinnovo delle missioni, invece di annunciare l' inizio di misure atte a tutelare i nostri Fucilieri quali ad esempio l' avvio dell' arbitrato internazionale il sottosegretario Rossi si infila di autorità tra le fila degli ignavi che da febbraio 2012 hanno sacrificato le vite dei nostri Fucilieri di Marina, e giusto per comprendere meglio il pasticcio a cui non si vuol dare una presa di posizione netta ad esempio parlandone alla riunione plenaria delle Nazioni Unite in svolgimento in questi giorni, continuano le panzane dette magari indossando il fiocco giallo in bella vista.

A tal proposito interessante un post corredato di Foto sulla Pagina FB dell' ex M.A.E. Terzi che vi riproponiamo tramite link ma evidenziando le foto dei documenti che provano la volontà di qualcuno ( Passera ? ) di rispedirli in india nel 2013 per tutelare ... gli AFFARI !!!







Per meglio comprenderne il significato ecco un immagine allargata dei punti fondamentali, quelli in cui si ribadisce l' immunità funzionale e l' intenzione di non rispedirli in india, decisione questa vanificata dalla riunione del Consiglio dei Ministri del governo Monti in seguito a cui ci furono le dimissioni del Ministro Terzi :





ovvero : come conseguenza dell evoluzione del caso e l'avvio formale di una controversia Italia ha notificato all'autorità indiana che i due marines italiani non saranno trasferiti di nuovo in India alla fine del congedo corrente speciale

 salvo poi stravolgere tutto, rimandarli in india e insabbiare questo documento...

e per non dimenticare ecco le dimissioni di Terzi :







e l' intervento di Monti " esterefatto " :




Da parte nostra continua l' impegno in favore della verità e della tutela dei nostri Soldati... a differenza di Renzi Mogherini e Pinotti che preferiscono reggere il gioco dettato da Monti e Passera tempo addietro, in tutto questo una sola domanda continua a tormentarmi, ma il Presidente Napolitano cosa sta facendo per i propri, i nostri Soldati ?
Antonio Milella, Bari

lunedì 22 settembre 2014

Marò :Passera attacca Terzi

Roma, 22 set. (TMNews) - L'ex ministro per lo Sviluppo Economico,
Corrado Passera, è tornato a parlare oggi della gestione da parte
del governo di Mario Monti del caso di Massimiliano Latorre e
Salvatore Girone, i due marò trattenuti in India, respingendo le
accuse dell'allora titolare della Farnesina Giulio Terzi sulla
decisione di rispedirli in India dopo un periodo di ferie in
Italia."Quello che dice Terzi è assolutamente falso, la decisione
è stata unanime, lui stesso ha votato a favore di questa decisione
ed era una decisione giusta. Quando un paese dà la sua parola e
lo mette per iscritto non può rinunciare facendo perdere al
proprio Paese per sempre ogni credibilità", ha detto Passera a
Mix24 di Giovanni Minoli su Radio 24, commentando le accuse di
Terzi, secondo il quale Passera e Monti hanno deciso di rimandare
in India i marò per paura di ritorsioni economiche."Gli americani
al Cermis non hanno fatto così", ha commentato
ancora Passera. "Gli americani non hanno riconsegnato i loro
piloti e noi non avremmo dovuto riconsegnare i nostri marò. Il
primo degli errori è stato proprio di fare tornare la nave in
porto e di far scendere dalla nave i nostri marò", ha aggiunto. E
sulla paternità della decisione, Passera è stato chiaro: "Diciamo
che Esteri e Difesa non hanno dato le indicazioni giuste", ha
concluso.

giovedì 18 settembre 2014

Caso marò: chi fa l'indiano?

Tanto per non scordare
Dopo le dimissioni del ministro degli Esteri Giulio Terzi, si è gridato al complotto politico. Ecco le carte segrete che smontano queste verità.


15 aprile 2013Un thriller legale, politico, diplomatico e militare tra Italia e India: è il caso che coinvolge i due marò italiani.Massimiliano Latorre e Salvatore Girone sono di nuovo a Delhi dal 22 marzo, il 26 si è dimesso il ministro degli Esteri Giulio Terzi, in polemica con il premier Mario Monti che ha deciso di rimandarli in India. Restano, però, due domande importanti.

La prima: il governo indiano ha garantito o no di non applicare la pena di morte se i due fucilieri di Marina fossero rientrati in India allo scadere del permesso?

La seconda: l’annuncio, l’11 marzo, di non farli ripartire dall’Italia è stato una fuga in avanti di Terzi o era condiviso dai vertici della Farnesina? E cosa dire della decisione di segno opposto del governo, 10 giorni dopo?

martedì 16 settembre 2014

I nemici dei #Marò : i politici ignavi che invece di chieder l' arbitrato indossano il fiocco giallo



16 settembre 2014, giorno di sequestro 940

Oggi a New York inizia l' assemblea delle Nazioni Unite, quale miglior occasione di fare qualcosa di concreto in sede internazionale, ( vedasi arbitrato ) magari annunciando il ritiro immediato dei nostri contingenti da tutte le missioni a partire da quella anti-pirateria nell' oceano indiano per finire a mare nostrum ?


E invece no apprendiamo che i nostri politici ormai simili all ignoto descritto da Dante nel canto terzo dell' Inferno, colui che " fece per viltade il gran rifiuto " si limiteranno a indossare il fiocco giallo durante gli incontri e le riunioni internazionali, e nulla più !



Ignavo : dal latino: ignavus pigro, ignorante, composto da in non e gnavus, forma arcaica per navusattivo, diligente.
Rispetto al pigro, l'ignavo subisce un più duro giudizio morale: l'ignavia è la mancanza di volontà che paralizza in una posizione confortevole, la neutralità mineralizzata nella pigrizia comoda e (al momento) vantaggiosa, illusa inerzia convinta che un'inazione, seppur colpevole, possa essere saggia e conveniente.




E io: "Maestro, che è tanto greve
a lor che lamentar li fa sì forte?".
Rispuose: "Dicerolti molto breve.
Questi non hanno speranza di morte,
e la lor cieca vita è tanto bassa,
che 'nvidïosi son d'ogne altra sorte.
Fama di loro il mondo esser non lassa;
misericordia e giustizia li sdegna:
non ragioniam di lor, ma guarda e passa"
Dante Alighieri, inferno Canto III

lunedì 15 settembre 2014

I nemici dei #Marò : ma chi si vuole coprire lasciandoli in ostaggio ? navi e poltrone ?


15 settembre 2014, giorno di sequestro 939

Da questo blog abbiamo cercato sin dal primo articolo di supportare in tutti i modi i nostri Fucilieri di Marina, oggi tocca fare alcune considerazioni sul perchè ben tre governi li hanno abbandonati al proprio destino, o meglio sulle ragioni che li vogliono li a Delhi piuttosto che in Patria per essere giudicati da un Tribunale Militare come logicamente dovrebbe essere.

Ogni giorno assistiamo a dichiarazioni di solidarietà da parte di quasi tutte le forze politiche, si sono svolte manifestazioni in più date a supporto degli stessi nella capitale e in altre città, si sono firmate petizioni, si sono presentati esposti alla magistratura, addirittura il mondo del calcio li ha ricordati ieri esponendo il fiocco giallo sulle maglie di alcune squadre ma... tutto tace !

Ma non sarà che queste manifestazioni di solidarietà servono a qualcuno per coprire i propri misfatti, come mai ad esempio i media solitamente avvoltoi in casi di cronaca nera,  ( vedasi ad esempio il caso Avetrana, o Yara, o Meredith Amanda e Raffaele ) hanno riempito i teleschermi e le colonne a tamburo battente, addirittura si facevano trasmissioni in cui si interpellavano criminologi, psicologi, diventando il tormentone per milioni di Italiani che venivano aggiornati con ritmo ossessivo sugli sviluppi di indagini, processi e quant' altro, come mai invece per il caso dei Fucilieri vi è timore a parlarne, ci ha provato solo Capuozzo che dopo un paio di puntate di " Terra " su Rete 4, è stato dirottato sul canale  TGCOM 24 che sicuramente non ha audience in termini numerici come le tre reti RAI e le tre reti Mediaset ?

L' informazione si limita a qualche rigo sui televideo, oppure come in occasione del rientro di Massimiliano Latorre per le cure mediche avvenuto sabato scorso, al gossip, a intervistare i vicini o a fornirci particolari su cosa abbia mangiato o dove vada a fare una passeggiata, come mai ripetiamo non parte un inchiesta volta a ripercorrere tutte le fasi di questa vicenda che condotta male dall' inizio si sviluppa sempre peggio ?

Sembra quasi che qualcuno blocchi la libera informazione, che impedisca alla verità di venire a galla e sopratutto che si coprano personaggi ai vertici politici e della Marina Militare, all' infuori di Giulio Terzi che sta iniziando, seppure con oltre un anno di ritardo a citare nomi e cognomi, non sappiamo ancora chi ha dato gli ordini di rientro alla Enrica Lexie e sopratutto perchè non li si è difesi come avrebbe dovuto essere visto che erano imbarcati come Nucleo di Protezione Militare anti-pirateria per conto del nostro governo.

Ci chiediamo quindi cosa e chi si vuole coprire lasciandoli nelle mani indiane ( Latorre infatti dovrebbe rientrare fra 4 mesi in India ) perchè si cerca di tacitare i cittadini che vogliono risposte ?

Vuoi vedere che al Ministero della Difesa, qualche Senatore e altri Politici e Alti Manager temono più il processo Italiano in cui potrebbero esser svelati particolari inquietanti su chi ha dato gli ordini al Team imbarcato, e sopratutto ci chiediamo dove sono finiti gli altri 4 componenti dello stesso team ? sono dislocati in qualche base lontano dalla Patria, tipo Diego Garcia ?

Si poteva e si può ancora fare tanto per riportare a casa definitivamente Girone e Latorre, ma evidentemente si preferisce fargli subire un ingiusto processo in india piuttosto che rischiare dichiarazioni in un processo qui in Italia...

Ci piacerebbe inoltre che venissero fuori i nomi di chi ha dato gli ordini che cita Salvatore Girone nel famoso collegamento in streaming del 2 Giugno scorso, risentiamolo il suo urlo di rabbia per essersi fidato da servitore della patria di qualcuno, magari qualche ammiraglio come quelli descritti nel libro " navi e poltrone "...


Abbiamo solo una certezza 

la Vera Italia li avrebbe riportati a casa !

#Marò, ora si denunci il caso all' assemblea delle Nazioni Unite


15 Settembre 2014, giorno di sequestro 939



In vista dell' assemblea delle Nazioni Unite a New York, la 69esima edizione che inizierà i lavori in questo mese, chiediamo alla nostra delegazione di interessarne del caso dei Fucilieri di Marina questo organismo sovranazionale di cui anche l' India è membro, a tal proposito invitiamo i nostri rappresentanti ad ascoltare questo video messaggio di Giorgio Caruso di cui condividiamo i contenuti


PER VEDERE CLICCARE SUL VIDEO



domenica 14 settembre 2014

#Marò, Renzi, Mogherini, Pinotti ora si richieda l' arbitrato !


14 Settembre 2014, giorno di sequestro 938

E' arrivato il momento di fare sul serio, gli Italiani sono stufi di dichiarazioni rilasciate, è tempo di agire, chiediamo al nostro governo che si interrompa questo profilo servile verso gli indiani, che si chieda immediatamente l' arbitrato internazionale cosi' come è stato fatto per la commessa degli elicotteri, per i soldi non si è perso un giorno, per i nostri soldati ne sono stati sprecati già 938, questo è inammissibile, pertanto chiediamo che :

Vengano ritirate tutte le nostre forze impiegate in ogni teatro, dal Libano all' Oceano Indiano, venga ritirata la disponibilità verso l' ONU ad impiegare in futuro nostri contingenti, non si permetta ad alcun imprenditore indiano di fare investimenti nel nostro paese.

Di conseguenza ci si appelli per risolvere questa controversia presso le Nazioni Unite in base agli articoli 33, 34, 35 dello statuto ONU che testualmente recita :


Capitolo VI
SOLUZIONE PACIFICA DELLE CONTROVERSIE
Articolo 33
  1. Le parti di una controversia, la cui continuazione sia suscettibile di mettere in pericolo il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale, devono, anzitutto, perseguirne una soluzione mediante negoziati, inchiesta, mediazione, conciliazione, arbitrato, regolamento giudiziale, ricorso ad organizzazioni o accordi regionali, o altri mezzi pacifici di loro scelta.
  2. Il Consiglio di Sicurezza, ove lo ritenga necessario, invita le parti a regolare la loro controversia mediante tali mezzi.

Articolo 34
Il Consiglio di Sicurezza può fare indagini su qualsiasi controversia o su qualsiasi situazione che possa portare ad un attrito internazionale o dar luogo ad una controversia, allo scopo di determinare se la continuazione della controversia o della situazione sia suscettibile di mettere in pericolo il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale.

Articolo 35
  1. Ogni Membro delle Nazioni Unite può sottoporre qualsiasi controversia o situazione della natura indicata nell'articolo 34 all'attenzione del Consiglio di Sicurezza o dell'Assemblea Generale.

Dopo il rientro per le cure necessarie a Massimiliano Latorre resta in ostaggio nel limbo indiano Salvatore Girone, con la scusa della licenza sanitaria gli indiani hanno sottoposto il nostro governo ad un " contratto capestro " imponendo il rientro in india dello stesso Latorre fra quattro mesi, sospenderanno chiaramente e rinvieranno per la trentaquattresima volta il processo-farsa nella seduta prevista per il 14 ottobre e resteremo per l' ennesima volta in mano di questo stato-canaglia, non vi sono più scuse, non vi sono più dialoghi ( fra l' altro unilaterali vista la risposta del ministro degli esteri indiano alla Pinotti ) non vi sono più comportamenti passivi da fare, non vi sono più farse a cui acconsentire.


Ora è tempo di agire con l' unico mezzo a disposizione, richiesta di arbitrato internazionale.

In caso contrario vorrà dire che anche voi presidente Renzi, ministri Mogherini e Pinotti siete complici degli indiani e non volete difendere con mezzi a disposizione i nostri Fucilieri di Marina.


sabato 13 settembre 2014

I nemici dei #Marò : Renzi, che vuole " lavorare " con l' India ipocrita dei soldati stupratori.


13 settembre 2014, giorno di sequestro 937 :



Ma chi sono questi indiani per cui Renzi ha stima e tanta voglia di lavorare insieme ?

Ecco alcuni comportamenti dei loro soldati impegnati nelle missioni di peacekeeping ONU :

”  Nel 2008 un caso a dir poco vergognoso, all' ONU arrivano dalla Repubblica Democratica del Congo un infinità di richieste dalle autorità e popolazione locale per sostituire i caschi blù indiani con contingenti europei, il motivo ? l' inaccettabile comportamento dei militari indiani che erano soliti stuprare sistematicamente donne e bambine dei villaggi congolesi che avrebbero dovuto invece proteggere. Ad esempio presentando alle potenziali affamate vittime  un grande assortimento di cibo da barattare con l' unica moneta in loro possesso, il loro corpo. Le autorità congolesi e funzionari dell’ONU avviarono delle indagini che permisero di inchiodare alle loro responsabilità 12 ufficiali e 34 militari indiani. In questo caso, le autorità ed il governo di New Delhi intervennero a rivendicare il rispetto del principio di immunità funzionale, assumendosi la responsabilità come Paese nei confronti delle vittime, ma evitando ai propri militari di essere imprigionati nel carcere di Kinshasa  e di subire un processo nel Congo secondo il codice di giustizia di quel Paese. Infatti, i 46 militari colpevoli furono rimpatriati e giudicati da una corte marziale indiana. "

I caschi blù del contingente indiano si distinguevano per la scrupolosa dedizione con la quale si dedicavano allo stupro sistematico di donne e bambine, ma anche alla sodomizzazione di bambini congolesi ed al successivo inserimento in un vorticoso giro di prostituzione sotto il loro diretto controllo delle vittime schiavizzate e rese idonee alla professione.

Si calcolano in circa 200.000 le donne, ragazze e bambine vittime indifese di quei militari inviati dall' ONU per proteggerle da ogni pericolo. 

Per questi reati sessuali, le Nazioni Unite puntarono il dito contro le truppe indiane, individuando con nome e cognome 46 responsabili, per lo più del 6° battaglione Sikh, trovandone responsabile anche un maggiore dell’esercito indiano,
RR Ghumman appartenente al Battaglione fucilieri Jammu & Kashmir.

Durante indagini nelle quali furono coinvolti anche inquirenti indiani, si raccolsero prove e testimonianze schiaccianti, tra cui anche il Dna di molti bambini di fisionomia indiana e le autorità congolesi chiesero di poter giudicare i responsabili di quei crimini a sfondo sessuale commessi su larga scala. 

Venne fuori nel corso delle indagini che gli indiani ricorrevano agli stupri non solo per divertimento, per soddisfare i loro appetiti sessuali e creare un traffico di prostitute, ma anche su commissione degli insorti guidati dal generale congolese ribelle Nkuda, quello che prospettava lo stupro come arma di pulizia etnica e che si rivolgeva al comandante del contingente indiano, il colonnello Chaud Saraha, come al “mio caro fratello Chaud”.

Da sottolineare che lo stupro indiscriminato commesso in quella occasione è anche un crimine che proprio le Nazioni Unite hanno voluto inserire tra quelli contro l’intera umanità, equiparandolo al genocidio.
Un crimine che rientra nella giurisdizione internazionale della Corte dell’Aja, che è quindi quella competente e preposta a condurre i procedimenti giudiziari relativi a casi come quello del Congo. 

I militari indiani in tal caso dovevano venir giudicati alla Corte dell’Aja dove sicuramente i loro crimini avrebbero ricevuto la giusta pena, pesantissime condanne. Ma a quel punto, intervenne immediatamente il governo da Delhi che rimpatriò i propri militari accusati sia da inquirenti congolesi che da funzionari dell’ Onu, con responsabilità accertate persino da funzionari del governo indiano, invocando il rispetto del diritto di immunità funzionale e rivendicando la competenza giurisdizionale della magistratura indiana sul caso. 
I 46 rei sono stati processati da una corte marziale indiana con questo esito: 
due sottufficiali ed un tenente condannati a pene simboliche,
per gli altri solo lievi sanzioni di carattere disciplinare, 
Al colonnello Saraha comminate nemmeno queste. 
Adesso quelle stesse autorità indiane che pretesero dall' Onu e dal Congo il rispetto del principio dell’immunità funzionale per i propri soldati, negano il rispetto dello stesso diritto ai Marò. 
Con una circostanza aggravante: l’immunità funzionale ammette la non responsabilità individuale di militari durante l' espletamento dei compiti loro assegnati nell’ ambito delle missioni ufficiali decise dai paesi d’origine, i quali si assumono la responsabilità del comportamento dei propri militari. 
In Congo, l’India rivendicò e ottenne un diritto non dovuto perchè nell’ espletamento della missione non era contemplato che i militari indiani si abbandonassero agli stupri ed allo sfruttamento della prostituzione minorile. 
Quei soldati indiani sono stati riconosciuti colpevoli da un’inchiesta internazionale condotta in modo trasparente dall' ONU e da inquirenti congolesi oltre che con coinvolgimento di funzionari indiani. 
I Marò si sono invece attenuti scrupolosamente ai compiti loro assegnati, seguendo le procedure e le regole d’ingaggio previste ed unanimemente concordate in caso di attacco di pirati. Inoltre, al momento nessuna inchiesta è stata ancora compiutamente condotta nei loro confronti, non sono stati trovati colpevoli di nulla, eppure si nega loro il dovuto rispetto dell’immunità funzionale di cui si avvalsero indebitamente gli indiani in Congo, ma soprattutto si nega un coinvolgimento a livello giuridico di autorità ed inquirenti italiani nella loro vicenda, mentre non si è garantita nessuna trasparenza alle indagini che dicono di aver condotto. Sottolineiamo che da 937 giorni gli indiani non sono stati capaci di produrre prove a supporto del capo d’imputazione oltre alle gravi  violazioni dei diritti della difesa, ovvero gli impedimenti ai periti italiani di fare controperizie balistiche e autopsia sui cadaveri delle presunte vittime.
concludiamo con un appello a tutte le forze politiche Italiane, ritiriamo i nostri contingenti impiegati in tutte le missioni fuori dal nostro territorio nazionale fino a che Salvatore Girone non venga riportato in Patria, e sopratutto non rimandino in india Massimiliano Latorre fra quattro mesi, si avvii finalmente l' arbitrato internazionale sottolineando anche quanto è nelle conclusioni di Luigi Di Stefano nella sua perizia, ovvero :
Per cui l'impianto accusatorio è viziato da:
  1. indagini omissive verso altri potenziali colpevoli;
  2. distruzione dei reperti giudiziari;
  3. negata ammissione dei Consulenti Tecnici della difesa;
  4. secretazione degli atti processuali dopo l'incriminazione formale;
  5. grave indizio di costruzione di false prove a carico;
  6. omissione di elementi a difesa;
  7. completa inattendibilità dei testimoni a carico;
  8. costruzione di falso scenario da parte della Guardia Costiera.
Ce ne è abbastanza per invalidare qualsiasi accusa e arrivare al proscioglimento dei due accusati.






L'UOMO E IL CREATO

Come è posto nella Bibbia Il rapporto vero fra l’uomo e l’animale a partire dalla creazione? L’alleanza che Dio rinnova dopo il diluvio include anche tutti gli animali della terra (Gen 9,10). Se «tutta le creazione geme le doglie del parto» (Rm. 8,9-22) e attende di essere redenta per il Regno di Dio come possiamo considerare il mondo animale?
Ci si interroga sul senso e sul ruolo che hanno gli animali nel mondo: la risposta non è facile, perché suppone una «visione di mondo» dalla cui prospettiva ogni uomo guarda la realtà : esempio: una cosa è pensare il mondo come una pura evoluzione materiale, altra cosa è credere il mondo prodotto da un Dio creatore.
Per capire che cosa Dio intendeva che fossero gli animali, si legge che Dio vide l’uomo solo, e come prima compagnia gli creò gli animali.
Ma l’uomo è diverso, perché è superiore, e quasi, l'ideatore del ruolo che gli animali debbono avere nell proprio habitat .Il centro della questione è questo: l’animale è creato per esser d’aiuto all’uomo, per il suo vivere , ma è ad un livello diverso, inferiore, subalterno. Questo però non ci autorizza a pensare che gli animali siano solo delle cose come possono essere le pietre, perché essi partecipano alla vita umana, e da sempre sono stati umili servitori dell’uomo sia per il loro sostentamento sia per il lavoro, e addirittura per il gioco. Proprio per questo loro ruolo devono essere tenuti in debito rispetto. Come abbiamo cura della nostra casa non solo per se stessa, ma perché è il nostro habitat, così, e ancora di più,tutti gli animali sono degni di attenzione e di cura come ci dimostra Noè che si preoccupa di salvarli.
L’attaccamento che oggi abbiamo verso gli animali probabilmente è dovuto al fatto che gli uomini, costretti dal sistema di vita di oggi, si sentono soli e isolati: siamo esseri viventi in deserti di affetti, sentimenti e di parole e grazie agli animali, i quali anche contro la loro stessa natura, si prestano nel loro umile servizio per l’uomo. Dunque
Il « dominio » del mondo che Dio, fin dagli inizi, aveva concesso all'uomo, si realizzava innanzi tutto
nell'uomo stesso come padronanza di sé. E dice S.Agostino : “Tra le molte prove con le quali
si può mostrare che l’uomo supera le bestie è con la ragione”.
Oggi ci sono molti movimenti , filosofici e di pensiero che vanno verso una graduale civilizzazione
dell'umanità: uno di questi è il tentativo di trasformare la cultura antropocentrica in cui viviamo,
(vale a dire vuol dire che l'uomo è al centro della natura e tutto quello che ci circonda è asservito
ai suoi bisogni e alla sua volontà). Mentre dovremmo invece cominciare a trasferire i principi etici
 che regolano la nostra civile convivenza, quali ad esempio: il non far soffrire, non essere violenti e
non uccidere, anche al mondo animale. Ci domanderemo se questo vale per tutti gli animali o qualcuno
 in particolare : Se ad esempio un bruco vale come un cane o come un cavallo? Oppure se dobbiamo fare
 delle differenze . Come spiega in un suo intervento il Prof. Veronesi,gli animali non possono parlare,
 però hanno un linguaggio non verbale, con cui riusciamo a capire la loro gioia, il loro dolore, la loro
 sofferenza e gelosia, il loro senso di abbandono, il bisogno di affetto. Quindi, possiamo dire che gli
animali ormai, o una parte degli animali, sono molto vicini a noi come sensibilità e quindi è giusto che noi
 li rispettiamo.
Noi siamo mammiferi, come i primati, come una quantità di specie animali a noi vicine.
Si obietterà : ma gli animali si mangiano tra di loro, si aggrediscono, e quindi perché noi dovremmo
rispettare un mondo animale che si comporta in un modo che noi non approviamo?. Ovviamente bisogna
 tenere presente questo fatto, ma dobbiamo anche considerare che gli animali non hanno un codice etico,
o una coscienza morale, loro si comportano in modo semplice e istintivo, “mentre l'uomo
ha il dovere di sviluppare dei valori, che sono anzitutto il rispetto della vita”.
 E' il nostro dovere verso il futuro.
Giovanni Paolo II nella bolla del 21/ 11/ 1979, scrive che : Trai i Santi e gli uomini illustri che hanno
 avuto un singolare culto per la natura quale magnifico dono di Dio all'umanità, viene annoverato
 meritatamente S.Francesco d'Assisi che ebbe un alto sentimento di tutte le opere del Creatore e che
 ispirato superbamente compose il bellissimo Cantico delle Creature e per questo san Francesco
è patrono dei cultori dell'ecologia. In Es 23, 12 -6 troviamo scritto << Quando cammin facendo
troverai sopra un albero o per terra un nido di uccelli con uccellini o uova e la madre che sta per covare
 uccellini o le uova, non prenderai la madre sui figli>> ecc ecc.
Ciò sta a significare che Dio non ha abdicato ai Suoi diritti sulla Creazione ma ha “affidato”
la responsabilità del Cosmo e del suo destino di Salvezza all'uomo, il quale ne deve prendere il possesso
ma non autonomamente, bensì come rappresentante di Dio e deve governarlo con santità
e giustizia (Sap 9,3).
Solo all'uomo Dio ha dato fra tutte sue creature ,il dono della libertà, di cui egli deve farne buon uso
 prendendo possesso della natura, guidandola, coltivandola e custodendola secondo il mandato che
ha ricevuto, Daniza e i suoi simili compresi  o i cuccioli di elefanti  e gli oranghi uccisi per l'olio di palma.
Ma l'uomo ne fa cattivo uso violentando la natura,
 dimenticandosi di essere vassallo di Dio e non dominatore del cosmo arrogandosi il diritto di usare
ed abusare di esso.


marilinalincegrassi


venerdì 12 settembre 2014

IL SEQUESTRO DEI FUCILIERI DI MARINA LATORRE E GIRONE - di Stefano Tronconi


IL SEQUESTRO DEI FUCILIERI DI MARINA LATORRE E GIRONE -
LATORRE RIENTRA IN ITALIA, MA IN QUESTA VICENDA PER L'ITALIA AL PEGGIO NON C'E' MAI FINE

12 Settembre 2014

Stefano Tronconi 

Dopo l'ischemia che ha colpito Massimiliano Latorre nelle ultime due settimane mi sono costretto a tacere per il bene di Massimiliano ed evitare qualsiasi intralcio al suo rientro. E naturalmente sono contento che Massimiliano possa finalmente rientrare in Italia.

Ciò chiarito, non posso ora che chiamare le cose con il proprio nome e scrivere come le modalità che hanno portato a tale rientro rappresentino a tutti gli effetti la nuova ed ultima umiliazione subita in questa vicenda dalle istituzioni italiane tutte ed dal nuovo governo italiano nello specifico.

Non userò molte parole per spiegare e ribadire mie valutazioni già ampiamente espresse in passato e tutte disponibili negli articoli raccolti su questa mia pagina fb.
Credo piuttosto sia sufficiente riportare l'estratto del resoconto fatto dal 'più serio' dei giornali indiani (The Hindu) sull'udienza tenuta in Corte Suprema Lunedì 8 Settembre e che ha aperto la strada al rientro in Italia di Massimiliano Latorre.

“ … (omissis) ….
Mr. Tulsi (l'avvocato di Latorre – n.d.r.) ha sostenuto che Mr. Latorre ha sofferto di un leggero infarto ed è fortemente depresso. L'avvocato ha chiesto alla corte di permettere al marò di recarsi in Italia per essere con la propria famiglia ed i figli per due mesi.
Ha poi attirato l'attenzione della Corte sul fatto che fosse presente in aula l'ambasciatore italiano Daniele Mancini come garanzia che l'Italia sia pronta a rispettare qualsivoglia condizione che la Corte vorrà imporre nel venire incontro al desiderio del marò.
….... (omissis)"

Questo semplice e chiaro resoconto non viene da uno dei tanti giornali più o meno scandalistici o più o meno popolari i cui articoli demenziali e farciti di menzogne vengono sempre ripresi senza filtri e con grande enfasi dall'indecente giornalismo che si pratica oggi in Italia.

Questo è il resoconto di un giornale indiano serio che racconta come l'Italia ufficiale (rappresentata nello specifico da Mancini) si presenti ancora oggi nei tribunali indiani anche dopo che il nuovo governo ha raccontato per sei mesi le balle sul cambio di strategia, sull'internazionalizzazione del caso e sull'avvio dell'arbitrato internazionale (a cui non ho personalmente creduto per un solo secondo come si evince da quanto scritto precedentemente, ma che molti pare si siano bevuti).

La posizione assunta da Mancini durante l'udienza in Corte Suprema è purtroppo l'unica posizione (tanto per essere espliciti, quella del pezzente che invoca clemenza) che l'Italia ufficiale può oggi assumere in seguito ai tragici errori commessi negli oltre due anni e mezzo della vicenda e FINCHE' NON AVRA' IL CORAGGIO DI SPOSARE UFFICIALMENTE L'INNOCENZA DEI DUE FUCILIERI DI MARINA.

La vicenda dei due fucilieri di marina dimostra una volta di più, qualora ve ne fosse ancora bisogno, perché l'Italia e gli italiani meritino l'irrisione, l'ironia ed il disprezzo con cui sono oggi visti e trattati nel mondo. Ma evidentemente neanche quando vengono ritratti mangiando un gelato (recente copertina dell'Economist) riescono a capire ed a fare tesoro del messaggio loro diretto.
Caro Matteo Renzi, tu continui a dire tante cose anche giuste, ma finora non ne hai azzeccata una! Da chi ti sei circondato?

Non voglio comunque chiudere questo intervento su temi politici.
Nel dare il bentornato a casa a Massimiliano il mio pensiero non può che correre a Salvatore Girone che rimane come ostaggio in India.
Caro Salvatore, hai sempre creduto al motto 'Tutti insieme, nessuno indietro!' e sono certo che tu voglia continuare a crederci.
Anch'io, e sono certo con me tanti, ci crederò fino alla fine. Sappi che oggi più che mai sono-siamo con te!


Fonte : https://www.facebook.com/stefano.tronconi.79?hc_location=timeline

La foto in testa a questo articolo è della pagina Facebook Comunità Militare a cui vanno i nostri ringraziamenti
Antonio Milella

I nemici dei Marò : i tre governi pilateschi


12 settembre 2014, giorno di sequestro 936

Arbitrato internazionale ? 

No Grazie, meglio fare affari con gli Indiani, a meno che non si tratti di elicotteri... per quelli l' arbitrato è immediato...

Ed ecco il politichese, dalla prima dichiarazione all' ultima, fino al tweet odierno :

Dichiarazione del Presidente Napolitano sulla vicenda che vede coinvolti in India due militari italiani
Roma, 07/03/2012

Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha rilasciato la seguente dichiarazione sulla vicenda che vede coinvolti in India due militari italiani:

"Credo sia stato molto significativo e importante il colloquio telefonico che oggi si è riusciti a realizzare tra il primo ministro indiano e il presidente Monti. Come ho potuto sapere, si è trattato di un colloquio improntato alla massima cordialità e a uno sforzo di reciproca comprensione.
Sono stato fin dall'inizio in continuo contatto con i ministri degli Esteri, della Difesa, e anche personalmente e direttamente con il sottosegretario De Mistura che era in India. E ho avuto modo di rivolgermi ai familiari dei due marò per esprimere la mia apprensione, la mia partecipazione e la massima vicinanza e solidarietà.
Per riportare, essendo questo l'obiettivo di tutti noi, i nostri due marò in Italia, l'unica via è quella di una accorta azione sul piano giuridico e giudiziario, anche perchè abbiamo una magistratura indiana che opera secondo le sue regole e in piena indipendenza, e di un'azione molto tenace e riservata anche sul piano politico e diplomatico. Questo è l'unico modo per riportare i ragazzi a casa. Riaffermiamo con decisione le ragioni dei nostri militari impegnati in una missione di indubbia importanza per la comunità internazionale, ed evitiamo qualsiasi elemento di incrinatura nel rapporto di amicizia e di reciproco rispetto tra Italia e India perché la continuità di questo rapporto è la migliore garanzia per una soluzione positiva del caso dei nostri due marò".
estratto da : http://alfredodecclesia.blogspot.it/2014/02/napolitano-sui-maro.html


Ministro Mogherini : 
"Di là dalla soddisfazione per la decisione della Corte suprema, resta ferma la volontà e la determinazione del governo italiano a trovare in tempi rapidi una soluzione definitiva a questa controversia"

Tweet del PdC Matteo Renzi :
"Collaborazione con la Giustizia indiana e stima per il premier Modi e il suo Governo. Lavoreremo insieme su tanti fronti".

Ministro Difesa Pinotti :
"Massimiliano rientrera' in Italia quanto prima; il tempo di espletare le ultime formalita' amministrative per la sua partenza. Questo risultato e' confortante, ma non ci distoglie certo dalla volonta' di trovare una  soluzione rapida della vertenza con l'India, attraverso le iniziative che abbiamo da tempo intrapreso e che perseguiamo con determinazione. Il Governo lavora con estrema determinazione a una rapida e definitiva soluzione di questa disputa".

Lo sapete che il ministro degli Esteri indiano Sushma Swaraj ha smentito quanto voi continuate a raccontarci, infatti ha detto ultimamente in risposta alla Ministro Pinotti "La questione non può essere affrontata con un dialogo diplomatico essendo all'esame della giustizia" e che "Si deve andare attraverso il processo giudiziario e che quindi non si può risolvere con il dialogo fra governi".  Lo sapete che significano queste frasi? non avete ancora capito che con i vostri annunci non ci incantate più ?

Ma non avete la minima Vergogna ? sono oltre 200 giorni che siete in carica e avete fatto il nulla assoluto !



Dall' inizio di questa farsa ecco chi sono veramente i nemici dei Marò.

Il Comandante Supremo delle FF AA secondo la costituzione, il Presidente Giorgio Napolitano.


XVI Legislatura, dal momento dei fatti contestati al 28 Aprile 2013 :

Il Presidente del Consiglio, Sen. Mario Monti

Il Ministro della Difesa, Amm. Giampaolo Di Paola

Il ministro dello Sviluppo Economico, Corrado Passera 

secondo quanto dichiarato dal M.A.E. in carica Giulio Terzi sulla sua pagina Facebook, ecco i fatti :

«Appena ho avuto notizia di questo incidente, avvenuto fuori dalle acque territoriali indiane, e della richiesta della Guardia Costiera indiana di far invertire la rotta alla Enrica Lexie per indirizzarla verso il porto di Kochi, ho subito detto che la nave non doveva lasciare le acque internazionali. Dovevamo tenere la nostra nave e i nostri militari in sicurezza: in acque internazionali la giurisdizione italiana sulla propria nave di bandiera era incontestabile. La risposta che mi arrivò mi sorprese e irritò: mi riferirono che l'incidente si era verificato diverse ore prima, e che la nave aveva già invertito la rotta, eseguendo ordini e indicazioni del Ministero della Difesa: perciò, nel momento in cui mi era stata fatta la prima comunicazione, si trovava già circondata da unità della Guardia Costiera indiana, e molto vicino al porto di Kochi. Chiesi subito copia di tutte le comunicazioni tra Unità di Crisi della Famesina e Autorità militari, e dovetti constatare con estremo disappunto che il Ministero della Difesa aveva informato l'Unità di Crisi della Famesina soltanto parecchie ore dopo»

«Il primo ritorno dei nostri sottufficiali in Italia, il "congedo natalizio" a fine 2012, lo avevo ottenuto personalmente a seguito di una conversazione con il mio omologo indiano Salman Khurshid, come gesto simbolico di distensione dell'India nei confronti dell'Italia per il prosieguo di questa vicenda. Lo ottenemmo sulla base di un affidavit, che poi venne replicato anche per la licenza elettorale del febbraio-marzo successivo. Nell'affidavit avevamo inserito una clausola importante: il governo italiano s'impegnava, tramite l'ambasciatore a Nuova Delhi, a fare "tutto il possibile" per far tornare i marò in India a fine licenza. Ciò significava che se la Magistratura italiana, presso la quale erano aperti da inizio novembre 2012 due procedimenti penali per l'incidente che veniva addebitato a Latorre e Girone (uno presso la Procura militare e uno presso quella ordinaria), avesse trattenuto il passaporto ed emanato misure cautelari, impedendo che i due ripartissero dall'Italia per tutto il periodo delle indagini e del processo, nessuno avrebbe potuto dire nulla».

 «Al primo rientro dei due marò chiesi al Presidente del Consiglio Monti di sollecitare la Procura di Roma, come avvenuto in altri casi, ad esempio quelli di Lozano e Baraldini. Quando Latorre e Girone tornarono per votare, in febbraio, vi era peraltro stato un nuovo importante sviluppo. Il 18 gennaio la Corte Suprema indiana aveva emanato una sentenza sul ricorso inoltrato dai legali di Latorre e Girone: per la Corte Suprema l'incidente nel quale era incorsa la Lexie configurava un'azione antipirateria avvenuta al di fuori delle acque territoriali indiane, e quindi era coperta dall'articolo 100 del Trattato UNCLOS (la Convenzione Onu sul Diritto del mare). Poteva allora entrare in campo l'arbitrato, previsto quando le consultazioni bilaterali non hanno dato esito. L'arbitrato può essere di due tipi: consensuale se i due Paesi nominano di comune accordo i loro arbitri; obbligatorio se una delle due parti non accetta l'arbitrato. La nazione che accetta l'arbitrato, a discapito di chi lo rifiuta, può chiedere la nomina d'ufficio e procedere comunque. In quel febbraio del 2013, dunque, dopo consultazioni interministeriali approfondite, si decise di chiedere formalmente all'India l'attivazione di un arbitrato consensuale. L'India rispose che non voleva saperne, reiterò questa risposta negativa ripetutamente. A quel punto il governo italiano annunciò di voler trattenere in Italia i marò fino a che l'arbitrato obbligatorio, che parallelamente stavamo attivando, non avesse stabilito quale Paese avesse giurisdizione. Tutti eravamo d'accordo, facciamo un comunicato del governo in due occasioni diverse, a distanza di una settimana, e lo inviamo a 150 sedi su tutta la rete diplomatica. I toni indiani ovviamente montano, comprese le dichiarazioni di Sonia Gandhi, ma era scontato».

«Invece il 21 marzo parte una convocazione del Presidente del Consiglio per una riunione riservata dei Ministri più interessati alla vicenda. Il giorno precedente alla convocazione avevo ricevuto un paio di telefonate nelle quali mi si allettava sul fatto che un collega di governo si stava agitando freneticamente perché temeva per gli interessi economici in India, e riteneva che i due marò dovessero essere rispediti indietro immediatamente. Mi preparai a sostenere con il dovuto vigore la validità di una linea che era stata sino a quel punto fortemente condivisa soprattutto dai Ministri della Difesa e della Giustizia, oltre che dal premier. Ma, con profonda tristezza, mi resi conto che ero rimasto solo. Nonostante la mia netta opposizione ci si rivide la mattinata successiva, e li la decisione era stata presa. Il giorno dopo, il Ministro della Difesa Di Paola e il sottosegretario de Mistura andarono a convincere Latorre e Girone affinché ripartissero. Fornirono garanzie che tutto si sarebbe risolto in poche settimane: sappiamo che di garanzie non ce n'erano. Ecco perché decisi di dare le dimissioni. Provai un grande dolore nel constatare di dover rappresentare nel mondo un Paese che si comportava dando così scarso valore alla propria sovranità e interesse nazionale». 
«Quel politico che si agitava era Corrado Passera, ma evidentemente Monti, Di Paola e gli altri erano d'accordo. A me risulta che Di Paola e de Mistura, oltre che dare garanzie, minacciarono pesantemente i due marò". Non solo non hanno pagato, ma hanno avuto vistose ricompense. E passato un anno e mezzo da quei momenti, prima c'è stato un inutile governo Letta poi un bellicoso Renzi, che appena insediato chiamò i Marò e promise azioni efficaci. Che cosa è stato fatto?». 

Non è stato fatto assolutamente nulla.
fonte : https://www.facebook.com/ambasciatoregiulioterzi?hc_location=timeline




XVII Legislatura :

Dal 28 Aprile 2013 al 22 Febbraio 2014 :

Il Presidente del Consiglio,Enrico Letta

Il Ministro degli Affari Esteri, Emma Bonino

Il Ministro della Difesa Mario Mauro



Dal 22 Febbraio 2014 ad oggi :

Il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi

Il Ministro degli Affari Esteri, Federica Mogherini

Il Ministro della Difesa, Roberta Pinotti

Una Nota a parte...

... il Macchiavelico Staffan De Mistura, che il 28 novembre 2011 venne nominato Sottosegretario di Stato del Ministero degli Affari Esteri per poi esserne promosso a Vice-Ministro dello stesso Ministero il 27 Marzo 2013 dal presidente del Consiglio Mario Monti, fino al 3 maggio, quando venne nominato inviato speciale presso il governo indiano dal Presidente Letta fino al suo ritiro deciso dal M.A.E. Mogherini il 24 Aprile 2014.



NdR , visto il prossimo passaggio a Bruxelles della Ministro Mogherini, prevedo un ritorno alla Farnesina della Signora Bonino, i suoi " compagni di merende " sono tutti ancora in carica, come il buon Lapo Pistelli, quello dei Selfie con Maryam e della famosa gaffe sulla colpevolezza invece che sull' innocenza dei Marò.


non si lascia nessuno indietro ! 

continua...