martedì 28 aprile 2015

ESEMPI DI VIOLENZA PSICOLOGICA SULLE DONNE!

                                        ESEMPI DI VIOLENZA PSICOLOGICA


Rientrano tra le fattispecie di violenza psicologica:

  • Insulti in privato e/o in pubblico
  • Minacce verso la persona o i suoi cari (figli, famigliari, partner, amici, colleghi, animali domestici, altro…)
  • Urla indirizzate contro la persona o i suoi cari (figli, famigliari, partner, amici, colleghi, animali domestici, altro…)
  • Ricatti materiali o morali
  • Comportamenti dispregiativi e denigratori sistematici (parole sprezzanti ed offensive umiliazioni, ridicolizzazioni, rimproveri, critiche avvilenti, continui confronti con altre donne o precedenti partner)
  • Controllo sulle azioni (controllo degli orari, delle spese, delle relazioni, delle scelte), sulle parole (correzione continua), sui pensieri
  • Isolamento fisico e/o relazionale (esclusione dai contatti amicali e famigliari, esclusione dalla comunità di appartenenza)
  • Ostacoli a perseguire propri obiettivi e desideri (a che la persona prosegua o si cerchi un lavoro; a che abbia un figlio oppure decida di non averlo; a iniziare, proseguire o riprendere gli studi…)
  • Limitazione della libertà personale nei movimenti e spostamenti (obbligo di uscire di casa solo in certi orari, obbligo di non uscire sola, ..)
  • Tradimenti, inganni, menzogne che negano la realtà;
  • Gelosia patologica (dubbi costanti sulla fedeltà della donna; impedimento a o rimprovero per l’incontro con uomini al lavoro, per strada, in famiglia, tra amici)
  • Imposizione di un determinato abbigliamento
  • Imposizione di determinati comportamenti in pubblici e/o in privato
  • Controllo maniacale della gestione della vita quotidiana
  • Indifferenza alle richieste affettive
  • Chiusura comunicativa persistente
  • Rifiuto sistematico di svolgere lavoro domestico e/o educativo
  • Sottrazione/danneggiamento volontario di oggetti o animali suoi o dei suoi cari
  • Rifiuto di lasciare la casa coniugale
  • Imposizione della bigamia-poligamia
  • Sottrazione del passaporto, del permesso di soggiorno o di altri documenti necessari
  • Obbligo/minaccia di tornare al paese d’origine
  • Matrimonio precoce o forzato
  • Minaccia di suicidio o autolesionismo da parte del partner
  • Obbligo firma di dimissioni in bianco

I “Massoni” di Gioele Magaldi, grandi le ambizioni, piu’ grandi le ambiguità.

Articolo di Andrea Franco, introdotto da Fausto Carotenuto
MagaldiIn vari ambienti sta suscitando molto rumore il libro del massone Gioele Magaldi intitolato "Massoni".
Un libro ricco di rivelazioni, di affermazioni molto forti e inedite sul mondo massonico e sui suoi livelli più nascosti. Presentazioni in tutta Italia e persino ospitalità con una intervista sul blog di Grillo.
Molto interessante... ma spesso per capire meglio il senso di un libro di "rivelazioni" come questo occorre analizzare non tanto e non solo quello che nel libro c'è, ma soprattutto quello che non c'è. Dal libro pare che esista al vertice mondiale del potere solo la massoneria... Il che non è affatto vero. I massoni, divisi in una miriade di logge e loggette di mille orientamenti diversi, sono strumento di livelli di manipolazione superiore che non sono più identificabili come massonici. Altre parti entrano in gioco come fratellanze oscure non massoniche o ad esempio ordini religiosi importanti, come i Gesuiti o l'Opus Dei nel mondo cristiano o determinate sette islamiche o ebraiche o orientali o altro...  E questi elementi non propriamente massonici si intrecciano con l'elemento massonico infiltrandolo e manipolandolo in modo importante, spesso assumendo la guida delle operazioni massoniche e dirigendo gli scontri interni. Senza che la maggior parte degli stessi massoni se ne rendano conto.
Tutto questo manca in questo libro, ed è la parte più importante: perchè alcune correnti massoniche vengono adoperate lanciandole in certe operazioni? Per fare cosa? Per conto di chi?  Perchè sono tenute sempre una contro l'altra? Secondo la visione di Coscienze in Rete, tutto questo è diretto da superiori poteri anticoscienza per operazioni contro il risveglio delle coscienze. Ma tutta questa fondamentale parte dei manovratori occulti nel libro proprio non c'è.  Non citarla significa non conoscerla o non volerla svelare?
Non conoscerla singnifica che chi scrive è strumento inconsapevole di una manovra di poteri superiori e che quindi ci racconta la verità parziale che hanno raccontato a lui come manipolazione. E non svelarla conoscendola significa chechi scrive partecipa consapevolmente alla manovra per manipolare i lettori. Noi propendiamo per la prima ipotesi: pare molto l'episodio di una manovra di guerra interna massonica diretta dall'esterno.
Insomma è un libro che afferma di essere scritto dai massoni buoni (chi sono, oltre all'autore, non viene dichiarato) contro i massoni cattivi. Noi non crediamo a questa distinzione negli alti livelli massonici attuali: sono tutti manipolativi ed esecutori di ordini superiori.
Alla fine, molte affermazioni interessanti in questo libro, tutte da verificare, ma certamente parziali ed unilaterali. Ed è più pesante il non detto di quello che viene detto.
Magaldi4Questo libro parte come coagulante di un movimento nuovo, il Movimento Roosevelt... Un movimento di"cavalieri bianchi" contro i "cavalieri neri", non dichiarando chi siano le fantomatiche forze di massoni buoni alla base delle rivelazioni e alla base dell'iniziativa. Non sarà un'ennesima trappola? I presupposti di mancata chiarezza ci sono tutti. Ma vediamo...
La gente ha bisogno di sapere cose sul potere, e spesso il potere risponde con risposte parziali, accattivanti e devianti.
La gente ha bisogno di impegnarsi, vuole inserire elementi ideali nella società, e allora gli si creano dei movimenti che vadano incontro a questi ideali, come il movimento di Grillo, ed altri. Ma poi in questi casi non si sa mai bene chi prende le decisioni e perchè... Non si sa chi c'è dietro veramente. Del tutto non casuale potrebbe essere la risonanza data dal blog di Grillo alle iniziative di Magaldi.
Le coscienze in risveglio della nostra epoca hanno bisogno di questi non detti, di queste mancanze di trasparenza?
"Là dove la tua coscienza non può controllare, stai certo che qualcun altro lo fa al posto tuo..."
Fausto Carotenuto
Pubblichiamo a seguire sullo stesso argomento un articolo di Andrea Franco, che in alcune parti presuppone la lettura del libro di Magaldi:
E' indubbiamente un grande successo editoriale. E' altrettanto indubbiamente un libro interessante, primo di una serie di saggi di prossima pubblicazione, formanti un progetto, che, per usare un eufemismo, appare di un'ambizione sconfinata.
Quella di riscrivere la storia degli ultimi due secoli in base all'assunto che tutto è dominato dalle logge massoniche e che le sciagure contemporanee sono state e sono determinate dalla "supremazia dei cattivi " (logge reazionarie,oligarchiche, conservatrici) sui "buoni" (logge progressiste,democratiche,illuminate) di cui Gioele Magaldi sarebbe portavoce per l'Italia
Il fine ultimo del progetto è quello di un totale rinnovamento della vita politica ed economica del Continente, e da lì dell'universo mondo, sulle basi di una sorta di nuovo "New Deal" roosveltiano e keynesiano, questa volta tenuto a battesimo in Italia ed Europa. Questo l'obbiettivo dichiarato.
Allora..... un testo del genere, oltrettutto molto esteso, dovrebbe presentarsi basato su una corposa documentazione..che per molti versi manca, essendo "chiusa" in impenetrabili casseforti "latomistiche".
Quelle delle stesse "sovralogge" (le Ur-Lodges del titolo) la cui esistenza Magaldi per primo rivela, a "noi profani " (Cioè a chi sta "di fuori del tempio" ma con buona pace dei Muratori il tempio è "ovunque due o piu' sono riuniti nel Mio Nome"....)... .
Ma non è questo il punto -o il solo punto- di ambiguità..Ce ne sono ben altri
Proviamo ad elencarli:
Magaldi51) La questione capitale, come tale propria ad ogni discorso sulla Libera Muratoria, è quella dell'esoterismo massonico.
Se infatti i presupposti della legittimità spirituale del dominio universale delle "logge" (dato e non concesso che le cose stiano così) stanno nella effettiva connessione di esse col mondo dello Spirito, invisibile ai piu', occorre chiarire questo punto prima di ogni altro.
Una trattazione esaustiva di esso richiederebbe la scrittura di volumi, cercheremo allora di limitarci all'essenziale.
L'esoterismo massonico è basato sull'elemento rituale-cerimoniale , dalle origini antichissime, diretto erede degli Antichi Misteri , diviso per gradi successivi di sempre maggiore apertura dell'adepto alla Luce dello Spirito. Quindi: si cerca la connessione con gli Enti Invisibili attraverso mezzi di culto. Ma la connessione c'è o no? C'è da dubitarne....Da molti segni si puo' dedurre che riti e cerimonie sono,almeno dalla fine dell'800, vuoti di vera spiritualità o peggio... in base non solo al principio cheThe Times They're a changin' anche in senso spirituale .
C'è infatti da considerare quanto segue: quando un contenuto fugge via da un corpus di riti e cerimonie (un tempo positivamente efficaci per incarnarlo) il "vuoto" viene riempito da forze non certo favorevoli agli umani.: Ce lo dice lo stesso Magaldi , a chiare lettere, soprattutto nell'esaminare l'azione dei "nerissimi" della Loggia "Hathor Pentalpha".... ( Inciso: per un motivo del genere le chiese cristiane venivano costruite nel luogo di altari pagani abbandonati dalle deità di un tempo; era, di fatto, una funzione di terapia spirituale.)
Come tale poi l'esoterismo massonico, a parte riti e cerimonie, per quanto riguarda i contenuti dottrinari è di per sé sincretistico e legato al principio, come tale discutibile, dell'"untità trascendente" delle Forme dello Spirito, il che richiederebbe diverse precisazioni.
Il testo ,così ricco di nomi e date, è viceversa assai reticente su questo punto-cardine .
C'è qualche citazione di Ermetismo,Kabbalah, Teosofia Angloindiana , accenni all'ariosofia propria ai nazisti della prima ora e niente altro..
Ma c'è anche un punto assai significativo per certe orecchie, e non positivo, quando , a pag 203 nota, Magaldi si avventura in una descrizione della struttura occulta dell'uomo, e dichiara l'"eterico " quale "epifenomeno" della materia, quando è vero il contrario,almeno per chi, da non massone, abbia approfondito un po' di moderna scienza spirituale.
Magaldi6Fra l'altro lo stesso autore parla di se stesso come "esoterista" gnostico-sessuale...cosa alquanto "scarna" e per certuni poco rassicurante, soprattutto in mancanza di elementi piu' ampi di quelli forniti dal qui "riservato" Gran Maestro del GOD (acronimo, anche questo "leggermente" ambizioso)
Del reso l'Autore definisce magico-sessuali anche le vicende, apparentemente grottesche, del bungabunga berlusconiano ..il che, unito al nome di Loggia del Drago dato dall'ex Premier al suo sodalizio "privato" non suona benissimo alle orecchie di chi "mastica" qualcosa di certe cose....
Insomma il lettore smaliziato puo' benissimo pensare a "millantato credito" o peggio, il che spiegherebbe meglio di ogni altra congettura, il perché del "nero" che ha sopravanzato da decenni (stando a Magaldi)- da ben prima (secondo noi) - il "bianco-progressista nello stesso esoterismo muratorio
A questo riguardo c'è un altro elemento chiave da considerare: l'uso del termine "iniziato".
A stretto rigore l'uso del termine in questione in chiave massonica puo' sembrare appropriato: iniziato è colui che "inizia" un percorso...solo che nell'Esoterismo non è sempre così. L'Iniziazione vera è infatti il "varcare la Soglia" ovverosia il vivere contemporaneamente nei "due mondi", quello visibile e quello impercepibile ai sensi.,quello dei "vivi" e quello dei cosiddetti "morti"... Condizione invero rara e non certo ascrivibile ai mille "iniziati virtuali" che popolano le Logge..almeno a giudicare dai frutti...ancora millantato credito..
Va poi considerato un altro punto molto serio.
Nell'intero testo si parla solo delle conseguenze fattuali –materiali di quanto malignamente perpetrato dai "neooligarchi". Ma nulla si dice di un elemento ancora piu' importante, soprattutto per chi si presenta al mondo come esoterista ed in quanto tale degno di condurre la "danza".
Non si parla mai nel libro dell'epidemia di autentico oscuramento dell'atmosfera psichica e di quella eterica ("sottile") del pianeta , quali risultato del continuo esercizio di culto della menzogna, dell'odio indotto, della sofferenza provocata, della distruzione per fini politici o negromantici, coltivato dalle "logge oscure
E ci mettiamo anche il culto del pansessualismo, la depravazione dell'immaginario, l'abuso delle droghe (favorito dallo stesso "cartello oscuro"..ma anche qui non si parla mai degli intrecci fra criminalità organizzata e conventicole in grembiulino...) ....Perche?
2) Poi... la pretesa "universalità massonica" è di fatto uno strumento della hybris anglofona e la circostanza che le Ur-Lodges si proclamino sopranazionali, come tali si proclamano le "subordinate" conventicole di ricchi e potenti paramassoni inquadrati nelle varie Trilateral,Bilderberg,CFR ecc. vuol dire poco assai: non è detto che solo gli anglofoni perseguano l'obbiettivo del proprio dominio planetario, gli alleati in buona fede e gli "utili idioti" prezzolati di ogni paese non mancheranno mai:
Vediamo anche che la divisione fra "reazionari" e "progressisti" viene datata da Magaldi a dopo la Grande Guerra (1914-18).
Quest'ultima fu marcata peraltro da una decisa azione delle "logge unite" contro l'Europa Centrale operazione disastrosa proprio nei confronti di quell'esoterismo rosicruciano e goethiano che stava allora sorgendo,ad onta della decrepitezza di molte istituzioni imperial-regie della Germania postbismarckiana e dell'ex Austria-Felix... E così i vari "fratelli" Loyd George, Grey,Asquith,Poincarè ecc. portano,ad esempio, enormi responsabilità sia nello scoppio della Guerra (come hanno mostrato storici anglofoni...) sia nel rifiuto di quella pace "senza vincitori né vinti" auspicata nel 1916-17 da personaggi posti su fronti diversissimi- se non opposti -come il Papa Benedetto XV e Rudolf Steiner, il Fondatore dell'Antroposofia.
Viceversa i "massoni buoni "(??) schierarono gli USA e partorirono due anni dopo Versailles una delle "incubatrici" del virus hitlerita.....
Particolarmente disturbante suona anche la valutazione positiva di Franz Von Papen, uno degli artefici della trama "concordataria" fra cattolici e hitleriti, fondamentali per portare Hitler e gli eredi dell'ariosofia al governo nel 1933. Anche lui "buono"?
Magaldi73) Si parla di Opus Dei e non si nomina mai o quasi la Societas Jesu,..eppure i connubi fra quest' ultimo autentico superpotere e i Muratori sono noti da almeno un secolo.
Fra l'altro sono stati ricordati anni fa in un testo, scritto da F: Pinotti che su questo intervistò il Gran Maestro Emerito Di Bernardo.....e soprattutto ora con "Bergoglio al soglio" la SJ è in auge anche sul proscenio....aspettiamo i prossimi volumi..
4) Ambiguità ambiguità ....il dialogo "finale" ne è pieno.
Rivelazioni interessantissime certamente ed il "grido d'aiuto" uniamoci contro la superloggia "nera" dei Bush....ma quel "FK" (Brzezinski?) che parla come un'evoliano da quattro soldi (e dice pure di esserlo ....) ..Se fosse vero, sarebbe uno specchio veramente impietoso del degrado della Muratoria anche da un punto di vista culturale.. Un pezzo da novanta che declama banalità neognostiche come un'attivista di Ordine Nuovo di Roma-Prati o di Mestre!
5) Si può anche notare la supponenza muratoria nel giudicare i "profani" (per i quali i "progressisti" tuttavia "stravedono"...ipocrisia?? vedremo...) al massimo buoni per servire "lorisgnori", o l'atroce nonchalance con la quale i vari FK ( bel coraggio FR ad usare il nome dell'"Iniziatore degli Iniziati"..) ammettono i propri crimini contro l'umanità .
Ed in realtà, sempre se fosse vero "colloquio", FK meriterebbe una decina di Norimberga.. Tuttavia chi ha la salda consapevolezza della Giustizia Divina non vorrebbe essere nei suoi panni "evoliani" di sprezzante dominatore (nella maya caro FK, nella maya..) nel momento in cui Mika-El ne peserà karma passato e futuro....
Conclusione.
Certamente la ricetta antiliberista, visti i disastri continui provocati dall'applicazione di essa, grazie all'impegno "neoligarchico" in quel senso, va affossata. E il progetto del Grande Oriente Democratico in questo senso potrebbe servire da risveglio e da inversione di tendenza.
.Però....le ambiguità del lavoro esaminato sono così pesanti da suggerire sana diffidenza e prudente attesa....Ambizioni tante..ambiguità di più .. comunque un progetto da tenere d'occhio,anche per gli sviluppi futuri.
http://coscienzeinrete.net/politica/item/2280-i-%E2%80%9Cmassoni%E2%80%9D-di-gioele-magaldi,-grandi-le-ambizioni,-piu%E2%80%99grandi-le-ambiguit%C3%A0

lunedì 27 aprile 2015

L'OCCHIO APERTO SULL'UNIVERSO

Hubble compie 25 anni: per festeggiare l'anniversario, il capostipite dei telescopi spaziali ha fotografato un ammasso di giovanissime stelle che somiglia a uno spettacolo pirotecnico.

Realizzato da Nasa e Agenzia Spaziale Europea (Esa), il telescopio è stato lanciato il 24 aprile 1990 e portato in orbita dallo shuttle Discovery.

Da allora Hubble ha superato tutte le aspettative e da un quarto di secolo fornisce scoperte e immagini mozzafiato: ha rivelato l'esistenza di un'invisibile energia oscura, fotografato mondi alieni, 'supernovae' e buchi neri, rivoluzionando le conoscenze dell'Universo.

Il telescopio ha completato più di 130.000 orbite intorno alla Terra, immortalato più di un milione di oggetti, da nubi di polveri a galassie lontane. Più di 12.800 ricerche sono state condotte usando i dati di Hubble che sono stati citati più di 550.000 volte, rendendo il telescopio uno degli strumenti scientifici più produttivi mai costruiti.

I segreti del successo di Hubble, secondo gli esperti, sono la sua longevità, i dati accessibili a tutti, l'attenzione ai bisogni della comunità. Caratteristiche che hanno trasformato quello che sembrava inizialmente essere un gigantesco fallimento in un trionfo scientifico. A poche settimane dal lancio, infatti, le prime foto hanno mostrato che lo specchio primario aveva dei difetti, che sono stati corretti poi dagli astronauti direttamente in orbita.

L'immagine che Hubble ha scattato in occasione delle sue 25 candeline ritrae un gigantesco ammasso di 3.000 stelle scintillanti chiamato Westerlund 2, che ha il diametro di circa 13 anni luce. Le stelle hanno due milioni di anni e sono tra le più calde, brillanti e massicce della nostra galassia. L'ammasso si trova nella incubatrice di stelle Gum 29, a circa 20.000 anni luce di distanza dalla Terra, nella costellazione della Carena




I NUMERI DI DIO . INTERVISTA AD ENRICO BOMBIERI

Ho trovato un bell'articolo che ho deciso di condividere nelle sue parti essenziali. Si tratta di un'intervista ad Enrico Bombieri l'unico  matematico italiano, ad aver vinto la medaglia Fields, nel  1974. Durante questa intervista gli viene chiesto anzitutto da dove nasce la sua passione per la matematica.
E lui risponde così : “Non so, fino alla terza elementare avevo difficoltà con i numeri. La mia bravissima insegnante della seconda elementare scrisse in un rapporto trimestrale a mia mamma: ‘Ottimo in condotta, ma scarso in aritmetica’. La scoperta, a casa, di un volumetto dell’ingegnere Italo Ghersi, intitolato ‘Matematica dilettevole e curiosa’, del 1913, oggi giunto alla quinta edizione, contribuì a svegliare il mio interesse alla matematica. Per me fu la scoperta di un mondo interamente nuovo, bellissimo, ben più ampio del noioso far di conto”. Che cos’è la matematica? Un’ invenzione umana, una scoperta, o entrambe? Pitagora, Platone, san Bonaventura (per il quale “il numero è il modello principale nella mente del Creatore e il principale vestigio che, nelle cose, conduce alla Sapienza”) hanno ancora qualcosa da dire, a riguardo. “Per me la matematica è un modello della verità – spiega Bombieri – sia pure un modello assai ristretto da chiare regole di consistenza, che ci dice che una Verità assoluta (con la V maiuscola) deve esistere anche se non possiamo comprenderla. La matematica moderna, assai più evoluta oggi rispetto a quella di san Bonaventura, dopo i lavori di Tarski sulla natura della verità matematica e della sua consistenza logica, ci dice anche che la verità matematica non è assoluta e la nozione di verità si applica solamente ad una parte del mondo logico-matematico. Tuttavia, la matematica non è un’ opinione e la ricerca della verità matematica non è soltanto un inutile gioco logico. Le idee di Platone, con varie modifiche, e la logica matematica hanno oggi un ruolo importante nella filosofia moderna”.

Alfred Russell Wallace, co-scopritore con Charles Darwin della selezione naturale, sosteneva che la matematica, insieme alla musica e il senso morale, è una facoltà tipicamente e solamente umana, non spiegabile alla luce di un’ipotesi utilitaristica. “Al giorno d’oggi, la selezione naturale è ampiamente confermata da serissimi dati scientifici. Semplici modelli matematici astratti di selezione naturale, basati su: fabbisogno di energia per sopravvivere, uso di risorse disponibili, necessità della riproduzione della specie (che però avviene ogni volta con piccole differenze e raramente con grandi differenze), indicano che la selezione naturale ha un’enorme importanza e determina l’evoluzione della specie, sia in senso positivo che negativo. Questo non significa che l’evoluzione naturale spieghi tutto, il sostenerlo è quello che io chiamo ‘il calza-scarpe mentale’, cioè forzare tutto quanto nella ben ristretta teoria personale di uno scienziato o di un filosofo. Oggi, ritengo che Wallace rivedrebbe le sue vedute sulla musica e sul senso morale. La musica dei delfini e delle balene apparentemente non sembra essere solo un linguaggio per indicare ad esempio la posizione relativa del gruppo, la presenza di cibo, o di pericolo; a volte potrebbe essere l’equivalente di un canto che esprime uno stato d’animo come soddisfazione, amore. E il senso morale? La mia cagnetta Zeta, una volta che mia moglie ed io eravamo andati al cinema avendo lasciato una bistecca sul tavolo di cucina per scongelarla e cucinarla al nostro ritorno, riuscì destramente ad agguantarla e se la mangiò tutta quanta. Al ritorno a casa, Zeta era sparita! Si era nascosta sotto il letto, non per la paura di punizioni, che non aveva mai avuto in vita sua, ma per la vergogna. Uscì dal suo nascondiglio con la coda fra le gambe e a testa bassa, certamente chiedendo scusa! Più complicato è il sacrificio che un individuo fa per motivi morali, chiaramente al di sopra di una funzione utilitaristica. E la matematica? O le arti in genere? Van Gogh faceva la sua arte perché sentiva di doverla fare a quel modo, anche se non riuscì mai a vendere un quadro. Questo tipo di comportamento è eccezionale, ma ne esistono altri esempi. Un buon matematico, anche se non è al livello di Van Gogh, fa la matematica perché vuole sapere come è fatto il mondo matematico e non per ottenere gloria e fama”.




Non pochi grandi matematici si sono cimentati in opere molto ardue: Cartesio, Leibnitz, Godel hanno scritto “dimostrazioni”, a loro dire, dell’esistenza di Dio, mentre altri, come Ruffini, hanno provato a dare dimostrazioni logiche dell’esistenza dell’anima immateriale. In generale, se pensiamo ad altri matematici molto religiosi, come Pascal, Eulero o Cauchy, pare che i matematici abbiano una particolare propensione per la metafisica. “Cercare di giustificare l’esistenza di Dio con la matematica mi rammenta la storia che si racconta di sant’Agostino – dice Bombieri – ancor che passeggiando in riva al mare meditando sul mistero della Trinità vide un fanciullo con un piccolo cucchiaio con il quale raccoglieva l’acqua del mare e la versava con cura nel suo secchiello. Sant’Agostino chiese: ‘Bimbo, cosa stai facendo?’ e il fanciullo rispose: ‘Sto contando quanta acqua c’è nel mare’. ‘Ma questo e impossibile!’, replicò sant’Agostino. E il fanciullo: ‘Comprendere il mistero della Trinità è più difficile’. La matematica, che è la scienza della verità logica, certamente ci aiuta a comprendere le cose ed è naturale per un matematico che crede in Dio, qualunque sia la sua denominazione, di riconciliare il concetto dell’esistenza di Dio con la sia pure limitata verità che proviene dalla matematica. Per me, è sufficiente il Metastasio, quando dice: ‘Ovunque il guardo giro, immenso Dio ti vedo’. Guardare l’universo, nel nostro piccolo, nel grande al limite dell’incomprensibile, e anche nell’astratto della matematica, mi basta per giustificare Dio”.

Secondo Gauss, il principe dei matematici, “il mondo sarebbe un non-senso, l’intera creazione una assurdità, senza immortalità dell’anima e senza Dio. “Il Dio che viene dal pensiero di Gauss, così come il riferimento ‘il cielo stellato sopra di me’ di Kant, che pur non essendo un riferimento a Dio rappresenta un pensiero di umiltà, presi da soli e non in un contesto più grande, ci danno solo un Dio astratto. Il problema dell’origine dell’universo, che chiaramente è di natura dinamica e non statica, appare in ogni cultura fin dalle origini dell’umanità. Il Big Bang dell’astrofisica moderna non solo ci fa pensare alla creazione biblica, ci dice anche che il tempo è stato creato insieme all’universo, un concetto che risale alla metafisica di sant’Agostino. La matematica è essenziale per dare consistenza a tutto questo, ma da sola non basta per dire che questa visione dell’origine dell’universo stellato di Kant sia esatta al 100 per cento. Il Dio dell’amore non c’è”.

Bombieri è stato discepolo, tra gli altri, del grande matematico italiano Ennio De Giorgi il quale sosteneva: “All’inizio e alla fine abbiamo il mistero. Potremmo dire che abbiamo il disegno di Dio. A questo mistero la matematica si avvicina, senza penetrarlo”. Un altro matematico italiano, Antonio Ambrosetti, ricorda che il De Giorgi amava molto leggere le Sacre Scritture ed era pieno di carità per gli umili e i sofferenti. Un interessamento concreto, non teorico, che si esplicava in aiuti, anche economici: “Alcuni poveri che De Giorgi cercava di aiutare con assiduità, avevano imparato i suoi orari e si facevano trovare quando arrivava in piazza dei Cavalieri ai piedi della scalinata che porta all’ ingresso della Scuola Normale. Lui aveva sempre qualcosa da dare loro, senza farlo mai pesare, senza avere mai un gesto di insofferenza o, ancora meno, di fastidio. E io rimanevo colpito da questi slanci di generosità e mi sembrava che davvero la bontà di Dio si manifestasse in lui in modo sublime”. E’ dunque vero quello che diceva Pascal, secondo cui Dio non è solo l’autore delle verità geometriche, ma anche un Dio di amore e di consolazione, “un Dio che fa internamente sentire a ognuno la propria miseria e la Sua misericordia infinita, che si unisce con l’intimo della loro anima, che la inonda di umiltà, di gioia, di confidenza, di amore”? A questa domanda Bombieri risponde che “Pascal e De Giorgi avevano compreso che Dio non è solo un Dio platonico, astratto, geometrico, aritmetico, o semplicemente creatore di un universo lasciato a se stesso. Essi avevano la visione di un Dio che è più difficile da comprendere, un Dio che è fatto non solo di potenza ma anche di amore infinito. Solamente così diventa possibile, con umiltà, accettare il concetto cristiano della Redenzione”. Bombieri ama molto Dante e ne cita spesso i versi. “Dante è un grandissimo poeta – spiega – la sua poesia viene da un’eccezionale comprensione del linguaggio e della musicalità della parola, con una spontaneità quasi unica. Lo spiega Dante stesso, nella ‘Vita Nova’: ‘Allora dico che la mia lingua parlò quasi come per se stessa mossa, e disse: ‘Donne, che avete intelletto d’amore’’. Questa lingua da se stessa mossa la ritroviamo nella Commedia, quando la fiamma di Ulisse, “come fosse la lingua che parlasse”, racconta a Dante il suo ultimo viaggio. La profondità del pensiero di Dante si rivela quando Ulisse dice: “Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e conoscenza’. Dante è un profondo conoscitore dell’animo umano e ci presenta come il mondo della natura, il mondo delle forze che guidano la vita umana, e il mondo trascendente che appartiene a Dio, sono intrecciati tra loro”.



Cosa risponde, un matematico, alla domanda sul senso del dolore e del male? “Suppongo che la matematica possa servire a misurare l’intensità del dolore fisico o le conseguenze negative del male, e anche quelle positive del bene. Dottori ed economisti adesso usano modelli matematici per quantificare gli effetti positivi o negativi di farmaci o di misure economiche. Tuttavia questa è una risposta di tipo utilitario che considera il dolore, il male, e anche il bene, solo come una reazione del corpo fisico, o come una cosa misurabile. Da un punto di vista filosofico il male e il dolore sono un negativo del bene, ma resta difficile per me considerare una scala assoluta matematica che pone un ordinamento a tutto questo. Il detto: ‘Mors tua, vita mea’ è valido oggi come era valido al tempo dei romani. L’ordinamento è relativo. Possiamo trovare il bene anche nella povertà, così come una persona con gravissimi handicap, che dal punto di vista economico potrebbe sembrare solo un peso per la società, può avere invece un effetto benefico per tutti attraverso il lavoro dei medici e assistenti sociali, anche favorendo nuove scoperte e il ritrovamento di nuovi metodi di trattare i pazienti. E’ la ricchezza un male? Dipende dall’uso che se ne fa; l’accumulare la ricchezza al solo scopo di accumulare ricchezza è, a mio parere, un male. Male e bene sono pieni di contraddizioni e Dante riesce a risolvere queste contraddizioni portandole ad un livello metafisico e religioso. Anche in matematica troviamo paradossi che a prima vista sono impossibili, ma che con un’analisi matematica, a livello più elevato di una primitiva intuizione, si risolvono in modo positivo, aumentando la nostra conoscenza del mondo matematico. Esiste il male nella matematica? Se la matematica è la scienza della verità, che è il bene, il male si può paragonare all’introdurre la falsità dentro la matematica. Di per sé, la matematica è un bene. Tuttavia, esiste la possibilità di un uso pericoloso della matematica. Al giorno d’oggi, esso consiste nel controllo dell’informazione a livello individuale al punto che tutto quello che facciamo viene schedato, catalogato, e vagliato per farne buono o cattivo uso. Ma questo è un altro discorso che ha più a che fare con la politica che con la matematica”.

Il 19 ottobre 2006 Benedetto XVI disse: “Riflettiamo ora su cos’è la matematica: di per sé è un sistema astratto, un’invenzione dello spirito umano, che come tale nella sua purezza non esiste. E’ sempre realizzato approssimativamente, ma – come tale – è un sistema intellettuale, è una grande, geniale invenzione dello spirito umano. La cosa sorprendente è che questa invenzione della nostra mente umana è veramente la chiave per comprendere la natura, che la natura è realmente strutturata in modo matematico e che la nostra matematica, inventata dal nostro spirito, è realmente lo strumento per poter lavorare con la natura, per metterla al nostro servizio, per strumentalizzarla attraverso la tecnica. Mi sembra una cosa quasi incredibile che una invenzione dell’intelletto umano e la struttura dell’universo coincidano: la matematica inventata da noi ci dà realmente accesso alla natura dell’universo e lo rende utilizzabile per noi. Quindi la struttura intellettuale del soggetto umano e la struttura oggettiva della realtà coincidono: la ragione soggettiva e la ragione oggettivata nella natura sono identiche. Penso che questa coincidenza tra quanto noi abbiamo pensato e il come si realizza e si comporta la natura, siano un enigma e una sfida grandi, perché vediamo che, alla fine, è ‘una’ la ragione che le collega ambedue: la nostra ragione non potrebbe scoprire quest’altra, se non vi fosse un’identica ragione a monte di ambedue. In questo senso mi sembra proprio che la matematica – nella quale come tale Dio non può apparire – ci mostri la struttura intelligente dell’universo…”. Così lo commenta Bombieri: “La dichiarazione del Papa Benedetto XVI, che sembra ampliare il punto di vista di san Bonaventura, indica che la matematica è una cosa astratta, una geniale invenzione dello spirito umano, il cui scopo è limitato ad essere uno strumento per lavorare con la natura, metterla al nostro servizio, per strumentalizzarla attraverso la tecnica. Questo punto di vista, cioè la motivazione utilitaristica della matematica, mi rammenta Lancelot Hogben quando scriveva sulla matematica, rivolto al grande pubblico. Il mio punto di vista è diverso e, come ho detto in precedenza, considero la matematica come la scienza della verità logica in cui gli oggetti matematici, solo in apparenza creati dal matematico, in realtà sono ordinati tra loro attraverso il grado di complicazione con cui possono apparire, formando grandi costruzioni. L’ordinamento è fatto dall’uomo, ma gli oggetti matematici esistono di per sé, precisamente per la loro consistenza logica. Di conseguenza, il matematico ha sempre due facce distinte, quella di costruttore e quella di esploratore. Il matematico costruttore è il matematico di Benedetto XVI, ma per me il vero matematico è il matematico esploratore. La consistenza matematica del nostro universo è certamente una ragione per vedere il Dio creatore dell'universo, come ben espresso dal papa Benedetto XVI nel suo discorso. Tuttavia, c’è qualcosa di più. La matematica astratta, in quanto coerente scienza della verità logica, ci rinforza nella certezza della verità assoluta che è Dio. Dio è Creatore, Amore infinito, e Verità infinita”.







Spero che questo articolo sia piaciuto anche a voi, marilinalincegrassi

Tratto da : Il Foglio

domenica 26 aprile 2015

L'ORTO DEI T'URAT: DAL SALENTO - UGENTO - UN'ARMA CONTRO LA DESERTIFICAZIONE

L'ORTO DEI T'URAT: DAL SALENTO - UGENTO - UN'ARMA CONTRO LA DESERTIFICAZIONE

In fondo dal’Italia si combatte la desertificazione, in Salento si svolge l’avanguardia della lotta alla desertificazione nostrana ossia: l'Orto dei T'urat, a Ugento. Lecce.
La tecnica è antichissima, e risale a circa 9/8000 anni fa verso la fine dell’ultima glaciazione del Wurm. I primi popoli che adottarono questa forma di ingegneria idraulica furono gli antichi abitanti della regione del Negev una delle prime regioni del medio oriente a cui capitò di subire il processo di desertificazione. Si sperimentarono vari tipi di sbarramenti e/o drenaggi per captare e conservare anche la singola goccia di acqua. E’ da questo tipo di sapere arcaico studiato in modo approfondito dalle ricerche di Pietro Laureano, che abbiamo potuto di sviluppare l’idea dei t'urat.
E’ utile una premessa, le pietre usate per la realizzazione non sono state dissotterrate dal terreno, ma sono stati utilizzati cumuli di massi molto grandi, già sbancati e accatastati in alcuni campi fin dall’epoca della costruzione dell’acquedotto pugliese, realizzato durante il ventennio fascista.
Per questo si può affermare che la realizzazione è stata a basso impatto ambientale ed a km zero.
Per quanto concerne il tempo di realizzazione, è stato impiegato quasi un anno. Ogni pietra è stata presa per mano ed opportunamente adagiata con un proprio incastro, sia per la facciata e sia la parte interna che non si vede. Il realizzato ha un valore pari a 50.000,00 euro , considerato trasporti, riduzione in pietre più piccole, mano d’opera e spese varie. Naturalmente tutto autofinanziato.
Un T'urat è una enorme siringa che inietta acqua al suolo. E’ comunemente definito condensatore o captatore di aria umida, il suo posizionamento è ricavato dallo studio della direzione dei venti umidi in quel determinato territorio.
I T'urat , sono posizionati esattamente a 230° a Sud-Ovest e cioè di fronte al Libeccio, Il vento che nel Salento sud-occidentale è il più umido in assoluto, poiché partendo dalla Libia (da cui prende il nome) attraversa circa 550 miglia di mediterraneo e giunge in quel lembo di territorio praticamente carico di acqua, e andando a sbattere contro le pietre calcaree delle mezzelune e nei suoi interstizi, attraverso la fase di condensazione si producono pellicole di acqua dello spessore di 6/10 di millimetro che comunemente chiamiamo rugiada e che, attraverso l’escursione termica giorno/notte, percola nel terreno mantenendolo costantemente umido. E’ necessario aggiungere che questo tipo di irradiazione della rugiada nel terreno avviene poiché una grande massa di pietre assolutamente a secco (senza aggiunta di leganti di nessun tipo) captano costantemente gocce di aria umida spinte dal libeccio ed anche dallo scirocco che giunge dal canale d’Otranto. I T'urat funzionano Come le reti dei pescatore in mare aperto, nel momento in cui i pesci vanno a sbattere contro la rete, vi incappano sia che giungano da un verso che dall’altro.
I T'urat hanno una facciata concava e verticale rivolta verso Libeccio e una facciata convessa detta schiena d’asino rivolta a scirocco e levante.
Le principali sorgenti di umidità per la formazione di rugiada sul suolo o sulla superficie dei t'urat sono in particolare:
– umidità relativa;
– velocità del vento;
– ruvidezza della superficie;
– raffreddamento superficie.
La quantità massima è in autunno/inverno con notti limpide per via della abbondante umidità nell’aria.
Da prove di laboratorio si è visto che la quantità di acqua condensata è determinata a seconda del livello e del periodo di tempo a cui la temperatura della superficie solida scende sotto il punto di rugiada, dalla umidità contenuta nell’aria e dalla ventilazione.
Campioni di pietre esposte in campo aperto confermano quanto detto ma con alcune anomalie dovute alla porosità. Il materiale con cui sono costruiti i T'urat è pietra di calcare (Pietra d’Alessano - Paese in Provincia di Lecce) a bassa porosità (< 1 %) e quindi con scarso potere assorbente di acqua vista la funzione a cui sono preposte. La "Pietra d’Alessano" confrontata ad altre tipologie di pietra, conferma la scarsa attitudine ad assorbire acqua. Questo tipo di calcare inoltre presenta un bilancio energetico negativo durante il raffreddamento notturno ragion per cui quando le condizioni ambientali sono favorevoli (cielo limpido, elevata umidità nell’aria) sulla loro superficie si deposita per condensazione uno strato di acqua che nel momento in cui la temperatura delle pietre scende sotto il punto di rugiada diventa goccia si stacca dal supporto calcareo e cade al suolo. Una volta catturata l’acqua come viene utilizzata per l’agricoltura. I semi vengono messi dentro la struttura di pietra. L’acqua di condensazione fornita al suolo dai t'urat risulta utile sotto diversi aspetti:
a) innalza il livello della falda freatica sotterranea e quindi i capillari radicali sono meno soggetti a condizioni di stress idrico e di conseguenza si assicurano condizioni vegetative ottimali per le piante. Si evita il ricorso a prelievi idrici dal sottosuolo tramite l’ausilio di pozzi artesiani, essendo questa la pratica più ricorrente nella zona per ovviare al problema idrico. Tutto ciò ha un duplice effetto positivo dovuto al fatto che non si riportano in superficie i sali disciolti nella falda marina che si infiltra dalla costa (siamo a soli 3 km dal mare) e di conseguenza non si avvia la salinizzazione del suolo che è il preludio al fenomeno della desertificazione. Inoltre , non alterando i volumi idrici del sottosuolo, si evita il fenomeno della subsidenza, ossia dell’abbassamento del livello della crosta terrestre per i vuoti che si creano con l’emungimento freatico.
b) l’acqua di condensazione che si deposita lentamente nel terreno durante la notte o all’alba non provoca nessun effetto battente di gravità sulla struttura del terreno, tipico invece dell’azione delle piogge violente o dell’irrigazione per aspersione; da ciò ne consegue una limitata erosione del suolo e quindi si evita anche, secondo questo altro aspetto, l’innesco del fenomeno della desertificazione. In più le perdite di acqua per evaporazione sono molto contenute visto che l’acqua di condensazione percola nel suolo durante la notte. Il progetto prevede una ricostituzione floristica della vegetazione sia spontanea che a vocazione agricola ad alto contenuto di biodiversità. La disposizione in sito delle piante prevede una razionale collocazione a ridosso delle strutture a secco in funzione delle esigenze climatiche delle specie piantumate, ad esempio le piante più sensibili alle basse temperature e a rischio di gelate invernali e primaverili verranno esposte verso il mezzogiorno riparate dalle mezzelune a secco.
Inoltre le piante a maggiore esigenza idrica saranno trapiantate ad una distanza minore dai condensatori di umidità dove il contenuto di acqua del suolo è maggiore.
Le specie interessate all’operazione di piantumazione tra i muri a secco:
– Olivo varietà Cellina di Nardò e Ogliarola leccese, Fico, Gelso nero, Mandorlo, Albicocco, Melograno, Pistacchio, Fico d’India, Nespolo del Giappone, Agrumi, Pero, Cappero, Carciofo, Timo, Salvia.
Al termine dell’operazione di piantumazione intorno ad ogni pianta messa a dimora si prevede la disposizione a raggiera di un cumulo di pietre atte ad assicurare un’umidità al suolo per condensazione e nel contempo a ridurre l’evaporazione di acqua per meglio favorire l’attecchimento radicale della pianta.
Le piante spontanee ed arbusti utilizzate nella zona prevista a vegetazione naturale:
– Leccio, Quercia coccifera, Quercia da sughero, Quercia vallonea, Cipresso comune, Carrubo, Acacia floribunda, Pino d’Aleppo, Eucalipto, Mirto, Alloro, Corbezzolo, Oleandro, Rosa selvatica, Rosa di macchia, Lentisco, Fico d’India, Rosmarino, Lavanda, Ginepro ecc.
I T'urat sono dodici per ora, altri possono esserne realizzati, il funzionamento equivale ai normali muretti a secco o ai giardini chiusi tipici del Salento, di Pantelleria o alle terrazze drenate della Liguria. C’è da dire che più la massa calcarea è grande, maggiore è la condensa che viene rilasciata al suolo. Ma soprattutto l’idea nasce in un territorio preciso quale il Salento per ordini di motivi legati alla assoluta assenza di fiumi o corsi d’acqua superficiali, un territorio a rischio desertificazione e con il maggiore tasso di emungimento di acqua per l’agricoltura selvaggia con colture scollegate dal territorio.
Non si conoscono altre esperienze simili legate alla progettualità del territorio basate sul recupero delle acque attraverso i venti. Esiste una bella realtà sull’isola di Pantelleria dove secoli or sono fu creato il giardino Pantesco realizzato con muri a secco circolari con all’interno un agrumeto che si nutriva della sola umidità delle pietre e delle piogge. E poi in Israele dove vi sono realtà simili. Progetti del genere nascono ed hanno senso di esistere in regioni e territori come la Puglia, parte della Sicilia e generalmente nei territori aridi ad elevato rischio di desertificazione, salinizzazione ed erosione del suolo.
L’Orto dei T'urat è stato definito un progetto pilota per il semplice motivo che un territorio come il Salento non può permettersi tanto dispendio d’acqua, quindi la scommessa sta nell’irrigare l’orto con la sola acqua che viene dalla pioggia dai venti e dalle nebbie.
Nei decenni a venire saremo tutti costretti a fare i conti con la scarsità di acqua in maniera esponenzialmente vertiginosa. Produrre acqua dai venti è una maniera utile per ricordarsi del luogo in cui si vive, dando dignità alla storia di questa terra e non forzare il braccio di ferro ed assoggettarla ai propri desideri.
I venti, però, non contengono tutti la stessa quantità di acqua. Tutto cambia a seconda che una città regione o paese sia sulla costa o nell’entroterra oppure che un vento soffi dal mare o attraversi decine di chilometri di terraferma. A Gallipoli che si trova sul litorale jonico. Il risultato è che il libeccio che spira da sud-ovest giungendo a Gallipoli arriva carico di umidità quasi bagnato, mentre, giunge a Lecce con una percentuale di umidità leggermente minore. Ad Otranto, lo scirocco che spira da sud-est è più carico di umidità rispetto a quando giunge a Gallipoli.

Bibliografia:
Pietro Laureano, La piramide rovesciata
Jared Diamond, Collasso

fonte Giuliana Labello

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martedì 21 aprile 2015

Come evitare la prossima strage di migranti nel Mediterraneo secondo Limes



Sulla scala delle innumerevoli crisi con cui l’Europa si trova ad avere a che fare, quella dell’immigrazione attraverso il Mediterraneo è ormai tra le più gravi per le sue proporzioni in termini di persone e di valori morali coinvolti.

Se vogliamo comprenderne le dimensioni reali, non possiamo trascurare alcuni dati. Il primo è certamente quello della consistenza inedita dei flussi migratori: tanto grandi che non solo l’Italia, ma l’intera Europa non ne ha mai visti di simili nella sua storia recente. Per quanto i singoli Stati possano credere bene di intervenire promulgando leggi aspre e repressive, o pensare di impiegare armi e soldati per blindare il confine marittimo, il numero di persone disposte a rischiare di morire per arrivare nel nostro continente non diminuirà. Lo si comprende osservando una mappa del mondo: attorno all’Europa si sono moltiplicati gli scenari di crisi, le guerre, le guerre civili, le carestie – un cambiamento spesso dovuto proprio alla goffa diplomazia o agli errori di calcolo strategico dei singoli Stati europei. Mali e Algeria, Sahel, Libia, Darfur e Corno d’Africa; Siria, Iraq e Afghanistan: lasciarsi alle spalle questi inferni vale qualsiasi pena e qualsiasi spesa.



Il crollo di molti Stati e apparati amministrativi conseguente a queste crisi agevola i trafficanti di esseri umani: il tragitto attraverso il Sahara o per le rotte del Medio Oriente e l’imbarco dalle coste mediterranee avvengono in assenza quasi totale di controlli; inoltre, i vari gruppi che si disputano la signoria sui territori di passaggio utilizzano i migranti come succosa e facile fonte di reddito.



Ad esempio, a occuparsi della sorveglianza sui 600 km di coste della Tripolitania libica – una zona caduta sotto il controllo delle forze ribelli al governo appoggiato dagli occidentali, che ha sede nell’altra parte del paese – ci sono solo due navi-vedette di stanza nel porto di Misurata, per metà devastato dalla guerra. Altre quattro navi sono in mano all’Italia che doveva riequipaggiarle, grazie a un accordo con il governo libico, ma non le ha ancora restituite perchè non c’è alcuna certezza del vero uso che ne verrà fatto.



Proprio il crollo della Libia subito dopo il rovesciamento del dittatore Mu’ammar Gheddafi fa sì che il paese sia diventato lo sbocco ideale per traffici illeciti di ogni tipo, e che i flussi migratori vi si concentrino, privilegiando la rotta su Lampedusa piuttosto che quelle dal Marocco o dall’Algeria al sud della Spagna, o dalla Turchia alle isole greche.



Il record di sbarchi registrati in Italia lo scorso anno (150 mila rifugiati e migranti tratti in salvo secondo l’Unhcr) si prepara a essere battuto nel 2015: l’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati certifica già più di 30 mila arrivi in Italia e Grecia a metà aprile – cifra destinata a crescere con lo stabilizzarsi delle condizioni metereologiche: fonti libiche raccolte da Le Monde parlano di 300-700 uomini in partenza quotidianamente nelle giornate di bel tempo.



Gli Stati dell’Unione Europea hanno finora affrontato la questione come un fenomeno stagionale. L’operazione Mare Nostrum costava a Roma 9 milioni al mese, e secondo Human Rights Watch ha soccorso un totale di 100 mila persone. Tuttavia, data l’indisponibilità italiana a contrastare in solitudine un fenomeno che riguarda tutto il continente e la convinzione che una missione meno “generosa” scoraggiasse i migranti, i membri dell’Ue si sono accordati su un suo surrogato.



Sotto il nome di Triton, al costo di 3-5 milioni al mese spalmati sui 28 Stati contribuenti, l’operazione europea in vigore da novembre si limita al pattugliamento, e non alla ricerca e al salvataggio come in precedenza. La sua inefficacia, riconosciuta in febbraio anche dal commissario del Consiglio d’Europa per i Diritti umani Nils Miuznieks, è tristemente provata dal numero di morti registrati negli ultimi mesi, di cui la strage di domenica è solo l’episodio più evidente.



Cosa fare dunque? Considerando che la nostra frontiera è il mare e che non possiamo costruirci sopra un muro come hanno fatto gli Stati Uniti con il loro confine messicano, il modo in cui gli europei si misurano con questo epocale fenomeno dovrebbe cambiare attraverso una nuova assunzione di responsabilità, una revisione degli strumenti di intervento e un piano strategico di medio e lungo periodo. Il regolamento europeo di Dublino, finora in vigore, obbliga a che i migranti chiedano asilo nel paese di approdo: in questo modo l’onere di provvedere alle necessità delle persone soccorse ricade sempre sugli stessi paesi rivieraschi del Mediterraneo, nella proporzione del 70% sul totale dei rifugiati dell’Ue. La destinazione dei migranti è invece nella maggior parte dei casi Germania, Gran Bretagna, Svezia o Norvegia: Stati da cui è giusto pretendere un maggiore coinvolgimento.



Inoltre, l’Ue deve rivedere il suo atteggiamento nei confronti del Nord Africa. La stabilizzazione di tutta l’area deve diventare una priorità sulla quale avere il coraggio di investire risorse, così come una cooperazione allo sviluppo politico-civile che vada oltre il mero riconoscimento delle elezioni (che di per sé non certificano l’esistenza di uno Stato democratico) allargandosi al sostegno dei soggetti che con la loro attività rendono il pluralismo e la partecipazione una prassi diffusa. Risulterebbe difficile, altrimenti, ottenere una collaborazione allo stesso tempo efficace e umanitaria da Stati come l’Egitto, attraversati da moltissimi flussi di passaggio, o la Libia, molo di partenza per eccellenza.



Una collaborazione reciproca che è necessario mettere in pratica con pragmatismo e preparazione: l’impossibilità politica dell’accoglienza in ogni caso e per tutti e l’illogicità dell’opzione repressiva di chiusura dimostrano il fallimento degli approcci ideologici o estemporanei finora adottati.



Senza la collaborazione della Libia, attualmente uno Stato-fantasma, si va poco lontani. La cooperazione con i paesi a lei vicini è necessaria per sorvegliare le rotte percorse dai migranti fino al mare e per smantellare le reti di traffico di esseri umani che le utilizzano; la distruzione dei mezzi di trasporto usati dai criminali, proprio come avviene con l’operazione antipirateria Atalanta al largo della Somalia, potrebbe essere un buon inizio.



La chiusura delle frontiere in Europa provoca un aumento della clandestinità: sarebbe dunque meglio estendere la possibilità di chiedere asilo anche nei paesi nordafricani, e direttamente dai paesi nordafricani per tutti i paesi europei – magari armonizzando le politiche attualmente sbilanciate dei singoli Stati Ue in materia di status di rifugiato e asilo politico. Il peso delle richieste di asilo su Grecia, Malta e Italia dovrebbe essere sostenuto economicamente e amministrativamente da tutte le capitali europee.



Infine, le regole di ingaggio di Triton dovrebbero almeno essere riportate a quelle di Mare Nostrum, in attesa di costruire una maggiore integrazione con le forze di salvataggio e sorveglianza nordafricane – perchè non siano semplice assistenza in mare ma permettano anche un migliore contrasto al traffico di esseri umani. A tal fine l’Europa dovrebbe dotarsi di quella politica comune sull’immigrazione che finora gli Stati, gelosi delle loro prerogative nazionali, hanno rifiutato di concedere a Bruxelles. In mancanza di questa, l’Ue potrà solo continuare a stilare liste di buoni propositi.



Sulla sponda nord del Mediterraneo l’immigrazione continua ad essere usata con successo dai partiti populisti ed eurofobici proprio come prova dell’inefficacia e dell’inutilità dell’Unione Europea. Sulla sponda sud, non solo il crimine organizzato la utilizza come fonte di profitto e serbatoio di reclutamento, ma anche il terrorismo comincia a vedere il potenziale destabilizzante del fenomeno.





Non è la prima volta che l’esitazione e il cinismo degli europei aggravano problemi comuni a tutti i paesi del continente, sui quali si preferiva distogliere lo sguardo; in questo caso, non è difficile prevedere un’evoluzione ancora peggiore della già tragica situazione attuale, in assenza di adeguate soluzioni.

Fonte : Limes Rivista Italiana di Geopolitica, di Riccardo Pennisi


lunedì 20 aprile 2015

UNA VITA PER LA SINDONE


Pierluigi Baima Bollone  medico e pubblicista è professore ordinario di Medicina legale nell’Università di Torino.  Fondatore e direttore del dipartimento «Diagnosi e prevenzione» dell’ospedale Gradenigo.
 Autore di moltissime pubblicazioni scientifiche e di un  «Manuale di Medicina legale» adottato in numerose sedi universitarie. Noto saggista a livello internazionale, ha scritto opere  ampiamente tradotte all’estero, occupandosi  particolarmente della vita di Gesù e soprattutto della Sindone.
È il presidente Onorario del «Centro Internazionale di Sindonologia» di Torino, unica istituzione ufficiale per lo Studio della Sindone. ( M.F.G )

Ha dedicato una  intera vita  alla  Sindone. Da quando, fin da bambino, i suoi genitori gli parlavano del Sacro Lino e lui  affascinato li ascoltava, non potendo certo immaginare che, dopo che nel 1969 una commissione di esperti nominata dall’arcivescovo di Torino aveva ipotizzato la presenza di tracce di siero, sarebbe stato il primo patologo al mondo in grado di analizzarle.

Professor Pierluigi Baima Bollone, come è avvenuta la scoperta di microtracce di materia nel tessuto?
«Analizzando nel ’78 dodici fili sottratti al lenzuolo, e una microcrosta di pochi millesimi di millimetri, prelevata con una équipe di scienziati svizzeri. Ma l’idea era stata mia. Così ho scoperto che si trattava di sangue umano, con tanto di gruppo sanguigno. E poi, con l’aiuto di alcuni specialisti di dna, anche alcune delle sue caratteristiche».
Come mai avevano incaricato lei?

«Negli Anni 70 ero un giovane e pimpante medico legale che si interessava di microtracce: don Coero-Borga mi aveva chiesto se ero in grado di stabilire se le macchie sulla Sindone fossero davvero di sangue. Una sfida che ho colto al volo. Ho portato quei dodici fili nel mio laboratorio di corso Galileo Galilei 22 e li ho analizzati sia con il microscopio ottico, sia con quello elettronico a scansione. E poi la meravigliosa scoperta».

Che sensazioni ha provato quando si è trovato per la prima volta a tu per tu con il Lenzuolo?

«È stato un momento che non potrò mai dimenticare. Ero con altri patologi nella biblioteca di Palazzo Reale che aveva le finestre oscurate da sacchi neri messi da noi. Il Lenzuolo era appoggiato su un lungo tavolo illuminato da una luce radente inclinata di 45 gradi per prelevare i frammenti di stoffa, noi stavamo seduti a turno su un trespolo. Quando è toccato a me, ho avuto l’impressione che l’immagine prendesse corpo. Era come se la vedessi in tre dimensioni, e ho pensato che i miei occhi mi stessero facendo un brutto scherzo».
A quando risalgono i suoi ultimi rapporti con il Sacro Lino?

«Non sono mai terminati. Disponendo ancora di alcuni preparati di allora, con l’aiuto di Grazia Mattutino, una delle più importanti criminologhe, i miei studi vanno avanti. E qualche tempo fa abbiamo individuato le particole d’oro e d’argento riferibili al reliquario che conteneva la Sindone durante l’incendio di Chambéry del 1532».

Con che spirito vive l’Ostensione che inizia oggi?

«Con grande partecipazione emotiva, anche se in questi giorni mi sono trovato in diverse occasioni al suo cospetto in occasione della preparazione dell’evento. Verrò a osservarla quasi tutti i giorni, perché il suo effetto ai miei occhi di pellegrino, più che di scienziato, continua a essere decisamente traumatizzante».

Quanto la sua vita è cambiata dopo quegli studi?

«La Sindone è stata molto più di un semplice oggetto di studio. Oltre a contribuire alla mia formazione umana, ha condizionato favorevolmente tutta la mia successiva attività professionale».


Lei si è definito cattolico apostolico romano: un credo che ha condizionato l’interpretazione data alle sue origini?

«L’educazione che ho ricevuto e il mio senso della spiritualità non hanno niente a che vedere con le convinzioni che ho sulla Sindone. Sono certo, per ragioni razionali e scientifiche, che quello di cui stiamo parlando sia il Lenzuolo con cui è stato avvolto Gesù Cristo duemila anni fa. Lo direi anche se fossi ateo. E tra i ricercatori che credono nella sua genuinità ci sono numerosi ebrei, protestanti e agnostici».

Cosa si sentirebbe di dire a chi ritiene sia un falso?


«Di rimanere nelle sue convinzioni, ma che si sta sbagliando, enunciandogli dettagliatamente tutte le ragioni che fanno propendere per la sua assoluta veridicità. Anche perché il calcolo delle probabilità parla di una possibilità su 225 miliardi che la Sindone sia falsa».





domenica 19 aprile 2015

DON'T WORRY BE HAPPY



Il segreto della gioia è più facile da trovare di quanto non si possa pensare. Per essere felici basta volerlo. Anche solo provare ad esserlo aiuta il benessere. Lo sostengono due ricerche pubblicate sul Journal of Positive Psychology. I ricercatori Yuna L. Ferguson dello Knox College e Kennon M. Sheldon dell’Università del Missouri hanno scoperto, nel corso di due esperimenti, che basta il pensiero per vivere meglio.


Nel primo esperimento, gli studiosi hanno fatto ascoltare a 167 studenti del college“Rodeo” di Copland, generalmente considerata musica “allegra”. Gli studenti sono stati divisi in due gruppi. Al primo è stato chiesto di fare uno sforzo consapevole di sentirsi felici, mentre al secondo è stato “chiesto di evitare ogni sforzo cosciente di alterare il proprio umore, di rilassarsi e anzi di osservare passivamente le proprie reazioni”.


I ricercatori hanno scoperto che i partecipanti a cui era stato chiesto di provare a sentirsi felici – e che avevano ascoltato una musica gioiosa – avevano i livelli di umore più alti. “Ciò dimostra che - si legge nella ricerca - associare le proprie intenzioni a un metodo appropriato è importante nel migliorare l’umore”.


L’altro esperimento è stato condotto su un periodo di tempo più lungo, e ha coinvolto 68 studenti a cui sono stati fatti ascoltare diversi generi di musica “positiva” nel corso di due settimane. I ricercatori li hanno divisi in due gruppi: a uno è stato chiesto di concentrarsi sul sentirsi felici, all’altro è stato detto di non fare alcuno sforzo di esserlo. Ancora una volta, il gruppo a cui è stato chiesto di concentrarsi ha ottenuto una spinta decisamente superiore al benessere rispetto a quello a cui non era stato chiesto.


Cercare di essere felici, conclude la ricerca, potrebbe rappresentare un metodo efficace per ottenere vantaggi per la propria salute, soprattutto quelli che derivano da un senso di benessere e da un atteggiamento positivo. La felicità viene spesso legata a condizioni psicofisiche ottimali, a un livello superiore di soddisfazione nel rapporto con il partner, a una minore vulnerabilità alle malattie, nonché a una vita più lunga. Stati di rabbia prolungata, al contrario – insieme ad altre emozioni negative –, sono in grado di incidere significativamente sulla nostra salute, fisica e mentale.


Tanto che una ricerca dell’Università di Granada del 2012 ha scoperto che un atteggiamento pessimista o fatalista verso il passato, presente e futuro viene associato a una più bassa qualità della vita, e a una percezione più negativa della propria salute. Tuttavia i ricercatori hanno anche notato che le buone intenzioni di per sé non bastavano ad accrescere la felicità, ma che dovevano essere sostenute da attività che la favorissero. Quindi il senso è: sommare il desiderio della felicità ad attività positive come l’esercizio, il sonno e l’interazione sociale serve ad elevare il tuo umore, e a migliorare la tua prospettiva di vita.


“Chiaramente non possiamo alterare il patrimonio genetico o le circostanze specifiche delle nostre vite”, scrivono gli autori, “ma potremmo essere in grado di modificare intenzionalmente il nostro comportamento in modo tale da migliorare il nostro benessere”.
















fonte : http://www.huffingtonpost.it/2013/09/24/segreto-felicita_n_3980400.html

sabato 18 aprile 2015

NO ALLA VIOLENZA SULLE DONNE!

Una donna su tre nella sua vita subisce violenza. Sessuale, domestica, psicologica, stalking. Sono dati esagerati? No, sono i dati di un’indagine Europea del 2014 che ha mostrato come a livello di Stati Membri 1 donna su 3 ha subito qualche violenza sessuale e/o fisica almeno una volta nella vita a partire dall’età di 15 anni.
Sono numeri che fanno riflettere? Sì e anche tanto. Spesso le donne hanno paura, continuano a subire in silenzio per la presenza di un legame emotivo con il partner, per il timore delle conseguenze o di essere stigmatizzata dagli altri, o ancora che la sua denuncia non venga presa sul serio e che nessuno possa aiutarla.
Ma tutto questo è sbagliato. E' il concetto che sta alla base di questo pensiero ad esserlo, innanzitutto. La violenza può avere effetti devastanti sulla vittima, le conseguenze sono non soltanto di tipo psicologico ma anche di tipo fisico legate alla salute oppure di tipo economico per le ripercussioni sulla attività lavorativa. Le conseguenze negative della violenza coinvolgono tutti i membri di una famiglia, soprattutto i figli anche se sono testimoni .

Per difendersi le donne devono condividere il problema con chi sta loro accanto: amici, parenti, colleghi. E rivolgersi alla polizia, alle associazioni contro la violenza, a un avvocato. Ci rivolgiamo a Voi, sappiate che non siete Sole. Noi ci siamo, siamo pronti ad accogliere ogni vostra richiesta di aiuto. NON SIETE SOLE!


marilinalincegrassi

domenica 12 aprile 2015

‪#‎Renzi‬ fa lo gnorri, presto dovrà giustificare spese pazze ai giudici!!

‪#‎Renzi‬ fa lo gnorri, presto dovrà giustificare spese pazze ai giudici!!
L’accoppiata Taormina-Maiorano sempre più determinati nel tirare allo scoperto Il premier, che dal canto suo sembra non fare nemmeno una piega, ma questa sua tattica dell’indifferenza però, adottata soprattutto nei confronti del suo più grande accusatore Alessandro Maiorano, prima o poi dovrà essere abbandonata dal premier visto che presto si troverà costretto a rispondere a domande precise davanti ai giudici. Li, come disse l’avvocato Taormina:” ne vedremo e sentiremo delle belle..”
“Qualche spesetta di Renzi quando era presidente della provincia di Firenze. Somma complessiva circa 31milioni di euro cioè’ 64 miliardi della vecchie lire. Spese extra istituzionali :somma complessiva 13 milioni di euro per:ristoranti,caffè ,case vinicole,pizzerie,pasticcerie,scampi,aragoste,sushi;viaggi in California,Massachiussets;finanziamenti anche per noti bisognosi come Maison Emilio Pucci,la galleria Tornabuoni e la Santa Maddalena fondation,Pimpa e la cagnolina a pois. Fondazione Strozzi per un complessivo di 2,5 milioni di euro per finalità da approfondire. Genio Fiorentino per un complessivo di 7,5 milioni spesi in Catering,Premio Vallombrosa,Semper,1.700.000 mila euro elargiti a pioggia a circa 70 beneficiari per causali da approfondire,1.850.000 euro al Comune di Firenze tramite Genio Fiorentibi,di nuovo per motivi da approfondire; il resti per esigenze di comunicazione spesso a vantaggio della Florence Multimedia,peraltro istituita per la comunicazione,finanziandosi con la comunicazione della comunicazione. Florence Multimedia per complessivi 9.000.000 di euro. Organismo che soppianto’ il pubblico ufficio per le relazioni pubbliche. Tutte spese per comunicazione difficilmente comprensibili e sulle quali si è’ abbattuta la censura del Ministero Economia e Finanze che ha riconosciuto la illegittimità ,chiedendo anche le deliberazioni degli organi competenti della Provincia,mai spedite e ciononostante senza alcuna conseguenza ne’ penale ne di altro genere. Abitazione di Via Alfani con affitto pagato da Carrai al proprietario Alessandro Dini. Carrai assegnatario senza bando della fornitura di audio guida per i musei di Firenze;amministratore delegato Firenze Parcheggi ;Presidente Aeroporti Firenze;Amministratore delegato Florence Multimedia. Denaro percepito da Renzi e mandatogli da Lusi per 122.000 euro,il condannato in primo grado per la appropriazione indebita di oltre 20 milioni di euro dalle casse della Margherita. I dati precedenti sono copia di pubbliche deliberazioni o di documenti non coperti da alcun segreto. Auguri di buon lavoro alla Procura di Firenze.”
Tribunale di Firenze 25/06/2015 ore 11,30.