venerdì 31 luglio 2015

Come entrare nei NOCS


Come entrare nei NOCS? Il Nucleo Operativo Centrale di Sicurezza è un gruppo speciale della Polizia di Stato addestrato per portare a termine operazioni ad alto rischio: ecco le info sulla selezione e il video “segreto”.



Il Nocs (Nucleo Operativo Centrale di Sicurezza) è un gruppo speciale della Polizia di Stato addestrato per portare a termine operazioni ad alto rischio, come la liberazione di ostaggi, le irruzioni in ogni ambiente per la cattura di criminali e terroristi, la protezione di alte personalità istituzionali italiane in particolari situazioni di pericolo e la tutela di personalità straniere in visita in Italia.


Gli operatori del reparto speciale, dunque, intervengono soltanto come unità di assalto, al termine dell’attività definita in gergo “info-operativa” svolta da altri uffici della Polizia.

Dotato di equipaggiamento speciale, il Nocs è articolato in team di pronto impiego in grado di intervenire, con il supporto di mezzi terrestri, aerei e navali, su tutto il territorio nazionale nell’arco delle 24 ore.



Come entrare nei NOCS: le selezioni


Gli operatori della Polizia di Stato che vogliono entrare a far parte del Reparto speciale devono avere, oltre al coraggio, la prontezza, il sangue freddo e una straordinaria preparazione atletica. Queste le doti indispensabili.

Pronti ad affrontare tempestivamente ogni situazione di emergenza, i “Nocs” devono dimostrare di possedere innanzitutto eccezionali requisiti dal punto di vista fisico. Prima di diventare “combat ready”, infatti, i candidati devono superare numerose prove tecniche. Qualche esempio? 5000 metri in 20 minuti e 100 metri in 14 secondi; 100 metri a nuoto; salto in alto di almeno 135 cm e salto in lungo di almeno 4 metri e mezzo; salita alla fune con la sola forza delle braccia e, naturalmente, una prova di tiro con la pistola a 15 e 25 metri.

Soltanto così è possibile resistere al duro addestramento giornaliero, impegnativo e diversificato, che consente di migliorare costantemente le tecniche di intervento.



Gli operatori del Nocs fanno della flessibilità la loro prima arma per superare le situazioni estreme. Abili tiratori scelti, conoscono perfettamente tutti i tipi di armi e di esplosivi, sono in grado di arrampicarsi sia sulla roccia che con le corde e sono pronti a lanciarsi in volo con il paracadute. Oltre ad essere esperti subacquei, vengono anche addestrati alla guida di diversi tipi di veicoli.


È la notte la migliore amica dei poliziotti del Nocs. Fedeli al loro motto “Silenziosi come la notte”, i “commandos” si avvicinano all’obiettivo al segnale di assalto “go, go go”.

Le squadre operative, dopo una lunga e paziente pianificazione della missione, possono entrare in azione con una fulminea discesa dal mezzo per l’assalto d’urgenza o tramite un avvicinamento silenzioso. Molto poco in questo tipo di operazioni può essere lasciato al caso. Senza dubbio esistono procedure operative standard per lo svolgimento delle attività, ma in genere vengono eseguite in caso di emergenza, quando non si ha il tempo per organizzare un piano di intervento complessivo. Altrimenti si elaborano ogni volta tutti i dettagli dell’intervento, perché nella lotta al terrorismo e alla criminalità organizzata la metodologia operativa di ogni missione non può essere replicata una seconda volta.

Per entrare a far parte di questo reparto della Polizia di Stato è necessario prima diventare un poliziotto attraverso un concorso pubblico. I vincitori del concorso vengono assegnati presso i vari istituti d’istruzione, dislocati in diverse regioni italiane, per la frequenza del corso di formazione. Al termine del corso di formazione si procede all’assegnazione presso i vari reparti e specialità, secondo le necessità delle sedi sul territorio. Dopo aver acquisito la necessaria esperienza ed aver ampliato il proprio bagaglio professionale è possibile entrare a far parte di questo reparto, superando delle selezioni e partecipando a numerosi corsi di addestramento e specializzazione.



Fonte Infiltrato.it

















giovedì 30 luglio 2015

Paolo Nespoli avrà compiuto 60 anni quando tornerà per la terza volta nello spazio.



L'annuncio della missione del 2017 sulla Stazione spaziale internazionale (Iss) avverrà alle 10.30 dalla sede dell'Agenzia spaziale italiana.


Il nome dell'ex paracadutista del "Col Moschini", già tra le stelle nel 2007 e nel 2011, circolava da tempo e questa mattina diventerà ufficiale. Anche perché, andando per esclusione, i candidati si riducevano sempre più: Samantha Cristoforetti è appena rientrata, Roberto Vittori è stato assegnato all'incarico di consigliere militare all'ambasciata italiana negli Stati Uniti. Luca Parmitano, in questi giorni sul fondo dell'oceano Atlantico impegnato nella missione Neemo che guarda a Marte, avrebbe potuto essere scelto perché nel 2017 saranno trascorsi almeno due dalla fine del suo primo viaggio in orbita, ma ha dalla sua l'età: 40 anni. Poco più della metà di John Glen, il leggendario protagonista dell'epopea Apollo che tornò poi in orbita a 77 anni. Nespoli sessantenne diventerà invece l'europeo con più primavere nello spazio.

Grande comunicatore, anche senza l'aiuto dei social che durante la sua ultima missione record non erano ancora così onnipresenti, il maggiore brianzolo è la suprema conferma dei risultati ottenuti con la forza di volontà. Scartato a un primo concorso per diventare astronauta nel 1991, c'è poi riuscito nel 1998. E poi c'è la sua storia "terrestre" che incrocia anche quelle degli generale Carlo Angioni e di Oriana Fallaci in Libano. Uomo di fiducia del responsabile del primo contingente militare all'estero nel 1972 in Libano, Nespoli conobbe l'inviata dell'Europeo in quel tribolato contesto conquistandone la fiducia e la stima. Al punto che molti tratti del protagonista di Insciallah possono essere ricondotti a Nespoli. E fu proprio la Fallaci che spinse quel sergente paracadutista di 25 anni a tentare di realizzare il suo sogno da bambino, diventare astronauta. Impresa delle imprese per uno come lui che di li in poi infilò una learea dopo l'altra per conseguire le competenze tecniche elevatissime per partecipare alle selezioni.

Prima missione con lo Shuttle nel 2007, secondo la la Sojuz nel 2011 quando restò in orbita 174 giorni realizzando un record che solo la Cristoforetti gli ha tolto le settimane scorse.




Fonte Il Messaggero


marilinalince.blogspot.com

martedì 28 luglio 2015

I nemici e traditori dell'Italia:Eugenio Scalfari



CESSIONI DI SOVRANITÀ URGONO, ECONOMICHE E POLITICHE.
(Eugenio Scalfari, Repubblica, 26/07/2015)

fonte Claudio Messora

domenica 26 luglio 2015

INIZIAMO A BOICOTTARE I PRODOTTI TEDESCHI COSI’ IMPARANO A RIDURRE IL LORO SURPLUS!


ue germania

Non è una sterile provocazione sulla scia delle poche simpatie che ultimamente i nostri amici tedeschi hanno collezionato dopo la gestione della crisi greca, ma una operazione tecnica per riequilibrare l’enorme surplus commerciale accumulato dalla stessa Germania negli ultimi anni. Spieghiamoci meglio: il Six Pack prevede che un paese membro non possa accumulare annualmente un surplus commerciale superiore al 6% del proprio PIL pena sanzioni e riequilibrio sotto tale soglia, mentre la Germania da ben 8 anni “sfora” questo parametro nell’indifferenza delle istituzioni europee e degli altri governi dell’eurozona.
E’ la più palese delle prove che l’attuale aggregazione monetaria europea sta favorendo la Germania rispetto a tutti gli altri paesi, mentre la stessa costruzione europea e dell’euro non erano state concepite per favorirla oltremodo con la ovvia conseguenza di creare nell’ambito dell’eurozona aree sempre più ricche a discapito di aree sempre più povere.
Se, come molti, pensate che questo squilibrio sia immaginario o, alla fine , venga a favorire tutti i paesi europei, vi forniamo alcuni dati aggiornati che vi permetteranno di creare un vostro giudizio autonomo sulla questione.
Vi presentiamo la bilancia commerciale tedesca :
surplus bilancia commerciale tedesca
Possiamo notare come il surplus, continuo e notevole, sia stato pari a 19,6 miliardi di euro a maggio.
Se compariamo questo valore con ba bilancia commerciale dell’intera aerea euro:
surplus bilancia commerciale area euro

Possiamo vedere che, per quanto notevole, il surplus commerciale dell’intera area euro è inferiore a quello della sola Germania,essendo pari a soli 16,7 miliardi di euro. Questo perché una notevole quantità del surplus tedesco si genera all’interno dell’area euro e della UE: infatti se passiamo ad analizzare i dati disaggregati dell’export tedesco vedremo che, prima di tutto, il surplus tende ad allargarsi, essendo passato da 17,6 miliardi di surplus nel 2014 a 19,6 di maggio 2015.
Per dare i valore assoluti dell Import/Export tedesco avremo:
EXPORT   TOTALE    95,9    IMPORT  TOTALE 76,3 (MILIARDI EURO)
Per fornire un metro di comparazione mondiale ulteriore avremo:
surplus bilancia comemrciale cinese
L’ultimo valore del surplus cinese è di 789 milioni di dollari USA, pari a circa 718 milioni di euro. Il dragone cinese genera un surplus di bilancia commerciale molto inferiore a quello tedesco. 
Ad aprile, prima del record di maggio, il surplus di bilancia commerciale tedesco era pari al 8,4% del PIL. La Cina ha un surplus di bilancia commerciale pari al 2,1 % del PIL. Ancor più grave la Germania è un avanzo commerciale nei confronti della UE nel suo complesso, per 5,4 miliardi, e la situazione di avanzo è presente nei confronti sia dei paesi di area euro, sia di quelli che non hanno adottato l’euro.
Quindi è evidente che la Germania genera un avanzo enorme, sproporzionato, e lo genera non solo verso l’esterno, ma anche drenando risorse all’interno della UE.
L’invito a boicottare i prodotti tedeschi pertanto non scaturisce da stupide ritorsioni nei confronti della Germania, ma semplicemente teso a correggere e riequilibrare un grossissimo problema che non si vuole affrontare nelle preposte sedi europee. Visto che i governi non alzano un dito e fanno orecchio da mercante sugli enormi surplus commerciali accumulati dalla Germania grazie al fatto che si avvalgono della stessa moneta di tutti gli altri ma notevolmente sottovalutata rispetto ai loro fondamentali macroeconomici, l’unico altro sistema per ridurlo è smettere di comprare i loro prodotti!
Riequilibrio che avverrebbe automaticamente e sistematicamente se ognuno avesse ancora la propria valuta, in quanto gli squilibri sarebbero compensati da aggiustamenti dei valori di cambio fra le proprie monete per effetto dei flussi generati dai saldi di export/import e dai trasferimenti monetari per investimenti.
Se tutte le volte che effettuiamo un acquisto di qualsiasi genere verificassimo preventivamente il paese di produzione, avremmo la possibilità di scartare quelli tedeschi a favore di quelli italiani o di altro paese comunitario, contribuendo “granello di sabbia su granello di sabbia” nel ridurre sensibilmente questo enorme surplus.
Non vi nascondiamo che l’altro logico sistema di riequilibro sarebbe quello che la Germania “ridistribuisse” all’interno dell’eurozona la parte eccedente di surplus commerciale generato grazie all’appartenenza all’euro, ma crediamo ragionevolmente che dopo 8 anni di “cuccagna” permessa per il totale lassismo reverenziale di tutti gli altri governi europei, sia una opzione difficile se non impossibile da percorrere.
Pertanto noi semplici cittadini abbiamo la possibilità concreta di poter correggere ciò che a Bruxelles non si vuole correggere, semplicemente effettuando quotidianamente delle scelte in funzione della provenienza del bene che stiamo acquistando.
Quando ci rechiamo al supermercato evitiamo di comprare formaggi o salumi tedeschi (fra l’altro ricordiamo che per le solite normative europee, gran parte dei prodotti caseari teutonici sono prodotti con latte in polvere) a favore di quelli nazionali sicuramente più genuini (almeno sono fatti con latte vaccino), oppure quando acquistiamo un prodotto tecnologico verifichiamo se è disponibile anche un altro proveniente da un altro paese. Ripetiamo non si tratta di “ritorsioni” nei confronti della Germania, ma semplicemente di una autodifesa, visto che sia la governance europea ne tantomeno il Governo italiano hanno dimostrato di saper correggere questo palese squilibrio che si è creato all’interno della stessa area valutaria euro.
Sarebbe la giusta lezione all’Europa per dimostrare che non si può andare contro gli interessi di molti paesi membri e a favore del più forte e che in futuro tutte le eventuali distorsioni che incautamente rimangono insolute vengono poi corrette dal buon senso dei cittadini. Tanto per ribadire che l’Europa deve essere al servizio di tutti i suoi cittadini e non per favorire i soliti noti!
Buona spesa, noi abbiamo già cominciato!
Antonio M. Rinaldi e Fabio Lugano
 http://scenarieconomici.it/iniziamo-a-boicottare-i-prodotti-tedeschi-cosi-imparano-a-ridurre-il-loro-surplus/
boicottaggio

giovedì 23 luglio 2015

Semplicemente Boldrini

Cari amici, la presidente della Camera Laura Boldrini è massimamente impegnata a favorire l’invasione di clandestini e la sottomissione degli italiani. Ora chiede che l’Italia accolga a braccia aperte anche gli eco-rifugiati, coloro che scappano dai cambiamenti climatici. 
In un suo intervento il 20 luglio nella "Scuola di scienza e tecnica della Legislazione" dell'Isle ha detto: "Non riesco nemmeno a chiamarli rifugiati perché tecnicamente la Convenzione di Ginevra non li considera tali. Anche il Papa li ha chiamati eco-rifugiati".
Il giorno in cui l’Italia si libererà della Boldrini, gli italiani festeggeranno la fine di un personaggio che indegnamente siede alla presidenza della Camera e che ha ostinatamente operato contro gli interessi degli italiani.

Boldrini-Grasso, risparmi bluff.


Boldrini-Grasso, risparmi bluff. Padoan in tilt per le toghe













A parole raccontano entrambi di avere ottenuto grandi risparmi per i conti dello Stato grazie alla loro spending review. In realtà Laura Boldrini e Piero Grasso non hanno restituito nemmeno un cent al ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan. Il clamoroso bluff emerge dal bilancio di assestamento 2015 appena presentato dal governo alle Camere. Gli stanziamenti per Camera e Senato sono restati immutati rispetto alle previsioni, e di risparmi nemmeno un cent. Al capitolo di spesa per gli organi costituzionali e a rilevanza costituzionale però il povero Padoan ha dovuto aggiungere oltre 6,5 milioni più di quanto previsto.Ad avere sfondato i conti del ministero dell’Economia secondo la spesa effettiva registrata nei primi 5 mesi dell’anno sono state soprattutto le toghe della giustizia amministrativa. Il buco causato nei conti pubblici è di rilevanza relativa in valore assoluto, ma è clamoroso in valore percentuale, perchè lo sfondamento vale un terzo della dotazione del capitolo per tutto l’anno.
Il dramma contabile si è consumato al capitolo 2170 del bilancio del ministero dell’Economia, quello relativo alle “spese per il funzionamento del consiglio di Stato e tribunali amministrativi regionali, che passa rispetto ai 17,7 milioni di euro stabiliti dalla legge di bilancio 2015 ai 24,7 milioni di euro ora corretti viste le mani bucate mostrate dai magistrati amministrativi nei primi mesi del 2015…
fonte http://www.liberoquotidiano.it/news/505/11812604/Boldrini-Grasso--risparmi-bluff-.html

mercoledì 22 luglio 2015

ROMOLO L'HA FONDATA IO L'HO SALVATA : ROMA Mary Pace

Quando si grida sempre "al lupo, al lupo", si determina, come logica conseguenza, che le pecore non siano mai attaccate. Quando invece è tutto tranquillo, quando nessuno si aspetta alcunché di tragico, si è in presenza del momento in cui il nemico sferrerà di certo il suo attacco.
Sulla rivista settimanale "Panorama", del 22 luglio 2015, è stato pubblicato un articolo alquanto sconcertante, dal titolo "Attacco al Vaticano. Un ex carabiniere (che è stato anche agente dei servizi segreti) racconta di un'atomica trafugata che minaccia San Pietro..."
Che dire, se non che l'Intelligence italiana non ha mai cambiato tattica. O meglio, non ne ha mai fatto uso. La tattica è una disciplina militare, la quale richiede uno studio approfondito, prima di essere applicata. I Servizi Informativi italiani hanno invece sempre dimostrato di non conoscerla. Laddove si fossero perfino decisi ad apprenderne i principi fondamentali, essi hanno comunque dato prova, ogni volta, di non averla utilizzata.
Di fondamentale rilevanza risulta il precetto secondo cui non si debbano divulgare i dettagli delle operazioni in corso o pregresse. Troppo spesso, infatti, sono diffuse notizie quali "abbiamo istituito un cordone di agenti in borghese lungo San Pietro, al fine di individuare la presenza di kamikaze", oppure "abbiamo posizionato sui tetti degli immobili circostanti, in punti strategici, molti tiratori scelti, pronti a colpire", ovvero "siamo in quel posto per proteggere quelle determinate persone".
Probabilmente, i diretti interessati, ovvero gli operatori dei Servizi che pubblicano le suddette informazioni, si sentiranno anche galvanizzati.
Ciò nonostante, nessuno di loro ha ben compreso un concetto fondamentale. Si deve stare zitti! Contestualmente, è poi necessario osservare e monitorare le mosse del nemico. Nel caso in cui non fossero state individuate attività di forze ostili, l'Intelligence dovrebbe raddoppiare la propria guardia. In tale circostanza, infatti, un attacco sarebbe imminente. Laddove si riscontrasse del movimento nemico, anzi, perfino in misura esagerata, si sarebbe in presenza di una falsa attività. Si tratterebbe di un tipico diversivo, ossia un'azione consistente nel convogliare l'attenzione delle Forze di Sicurezza in un luogo preciso, che sia lontano dalla zona in cui l'attentato sarà consumato.
In ogni caso, l'attentato terroristico non sarà eseguito mediante l'impiego di un ordigno atomico. Lo Stato Islamico, oppure qualche altra organizzazione criminale, si è prefissato di colpire, quale obiettivo, il Vaticano ed il Pontefice, in quanto simboli per eccellenza della Cristianità. Al Califfato non interessa affatto infierire sull'Italia, come conseguenza nociva che, appunto, si verificherebbe con la deflagrazione di un ordigno atomico. Le notizie in oggetto, diffuse da "Panorama", sono assolutamente assurde, rivelatrici di una indubbia megalomania.
L'Intelligence italiana non ha capito nulla. D'altronde, un tale evento non potrebbe essere paragonato, nemmeno lontanamente, all'operazione con cui, nel dicembre 2003, ho sventato un attentato terroristico, che si sarebbe dovuto realizzare mediante il lancio di una bomba radioattiva, con l'impiego di un aereo dai cieli della Santa Sede. Durante le varie fasi di quella mia attività, ho cercato di sapere, di immaginare, di intuire da quale parte potesse giungere il nemico. In quel caso fui comunque agevolata, poiché la mia fonte mi rivelò che il kamikaze sarebbe arrivato dall'aeroporto di Ciampino.
E' essenziale, quindi, quale primo obiettivo da perseguire, che i Servizi informativi italiani debbano tentare di scoprire da dove può sopraggiungere un attacco di forze ostili, il quale, giova ribadirlo, non sarà certamente di tipo atomico. Per esempio, l'azione nemica potrebbe essere condotta mediante un missile. Ma allora bisognerebbe interrogarsi sulle potenziali zone da dove detta arma possa essere lanciata. Inoltre sarebbe opportuno analizzare le possibili traiettorie che il missile andrebbe a seguire. Di conseguenza, si potrebbe approntare una efficace controffensiva, attraverso l'installazione di un sistema d'arma antimissile, che potrebbe intercettare ed abbattere il missile ostile. Questa è una tattica corretta, da adottare quale idonea contromisura. Peccato che l'Intelligence italiana non risulti in grado di ottemperare a tali disposizioni. I Servizi Informativi italiani si dimostrano assolutamente incompetenti.
Per coloro i quali vogliano condurre un attentato, con le modalità appena illustrate, la relativa concreta realizzazione sarebbe comunque complessa. Ogni Paese, infatti, si trova in stato di allerta, a causa della presenza di un alto rischio di attentati.
Il pericolo, serio e reale, sussiste solo quando nessuno si aspetta alcunché. Le operazioni, gli attacchi, si organizzano e si portano a termine quando invece tutti dormono.
Purtroppo, l'Intelligence del nostro Paese si è sempre limitata, come modus operandi, a fomentare la paura, ossia a spaventare la popolazione. Così facendo, tali Istituzioni sono convinte di intimorire anche il nemico. Tuttavia, esse incorrono in evidenti errori. Il nemico, infatti, è furbo e non si lascia raggirare da questi trucchi.
L'attentato dell'11 settembre 2001 è stato predisposto materialmente da uomini dell'Intelligence USA, pur essendo stato concepito dalla mente diabolica del Mossad. Ma nessuno avrebbe mai pensato, e nemmeno sospettato, che potesse accadere un fatto del genere.
I Servizi informativi non dovrebbero mai scoprirsi inutilmente. Ciò sarebbe assolutamente deleterio per se stessi. Viceversa, essi devono costantemente dare l'impressione che tutto sia tranquillo e, nel contempo, essere in realtà duramente impegnati nelle proprie attività.
Bisogna sempre sapere da quale fonte si possa essere colpiti, con quale mezzo, da quale parte. Solo conoscendo tali fattori sarà possibile prevenire tempestivamente un attacco. Mary Pace


Per l'acquisto dell'ultimo libro di Mary Pace, dal titolo "Incazzata nera", presso la casa editrice BookSprint Edizioni, procedere in uno dei seguenti modi:
-) telefonare al numero 0828.951799, da lunedì a sabato, dalle ore 9 alle ore 20.
-) telefonare al numero 329.9224923.
-) mediante carta di credito, direttamente sul sitohttp://www.booksprintedizioni.it/li…/racconto/incazzata-nera , previa registrazione.
-) compilando la sezione "contattaci" del sitohttp://www.booksprintedizioni.it/contattaci.asp
-) inviando una e-mail a ordini@booksprintedizioni.it oppure a commerciale@booksprintedizioni.it





martedì 21 luglio 2015

Violazione della privacy



Tutti abbiamo diritto alla nostra riservatezza personale, e dunque che la nostra vita privata si svolga senza interferenze e intromissioni da parte di "intrusi" di ogni tipo. Il diritto alla riservatezza è riconosciuto dall'ordinamento giuridico, maggiormente noto come diritto della privacy, e implica tutti gli aspetti inerenti alla protezione dei dati personali, intendendosi, per questi ultimi, tanto le immagini personali (e quindi foto ovunque riprodotte, anche, aspetto che molto interessa la nostra quotidianità, sui social network), quanto i dati personali (nome, cognome, ecc.), e ogni altra notizia che riguardi strettamente la nostra vita privata. Il riferimento normativo, al quale si accennava, presente nell'ordinamento, è il "Codice in materia di protezione dei dati personali", riportato dal Decreto Legislativo n.196 del 2003. Ciò che interessa in questa sede è che, a seconda del tipo di violazione della privacy subita, vale a dire l'illecita diffusione di dati, immagini, notizie personali, risulta possibile richiedere e ottenere un risarcimento per violazione della privacy.


Partiamo dai presupposti sui quali dovrà fondarsi la nostra richiesta. Le informazioni oggetto di protezione da parte del Codice citato, sono, nello specifico, i dati personali, i dati identificativi, i dati sensibili, e quelli giudiziari. I dati personali consistono in ogni informazione che sia relativa alla persona fisica, e, in origine, anche persona giuridica, ente, o associazione, che conduca, o sia in grado di condurre all'identità della persona; parliamo cioè di dati attraverso i quali la persona venga identificata, o sia quantomeno identificabile. Il dato personale è ora attinente alla sola persona fisica, essendo stato eliminato dal Legislatore il riferimento sopracitato alle persone giuridiche, tramite il Decreto Legge n.201/2011. Lo sono, ad esempio, oltre a nome e cognome, anche il codice fiscale e l'indirizzo. Per quanto riguarda i dati identificativi, questi non conducono, ma permettono anzi l'identificazione diretta della persona in questione. I dati giudiziari sono quelle informazioni a carattere personale volte a rivelare la pendenza in procedimenti penali e amministrativi, e l'esito degli stessi; inoltre, sono classificati tali anche i dati relativi alla qualifica di indagato del soggetto, e quelli riferentisi alla sua posizione debitoria. Sono analogamente oggetto di tutela i dati sensibili, esprimenti l'origine etnica, le idee politiche, l'appartenenza sindacale, le convinzioni personali in materia filosofica e religiosa, ma anche lo stato di salute, la vita sessuale, e ogni altra informazione concernente la sfera privata individuale.

La violazione si verifica solamente in seguito all'effettiva diffusione illecita dei dati di cui discusso. Il soggetto interessato può rivolgersi, per via amministrativa, al Garante per la Privacy, il quale è abilitato a disporre l'interruzione del trattamento illecito, ma non la corresponsione di risarcimenti, ai sensi dell'art.152 del D. Lgs 196/2003 (il Codice in materia di protezione dei dati personali). Al fine di ottenere il risarcimento, infatti, l'interessato dovrà esperire la via giudiziaria, ponendo in essere un ricorso volto al risarcimento dei danni. Bisogna prestare particolare attenzione su questi aspetti, poiché i due ricorsi, da impugnare rispettivamente per via amministrativa e giudiziaria, sono alternativi, potendosi scegliere l'uno o l'altro, e qualora sia stato fatto ricorso al Garante, non sarà possibile esperire l'autorità giudiziaria se non al termine del procedimento svoltosi dinanzi a quella amministrativa, e soltanto in caso di opposizione alla decisione del Garante. Scegliendo di ricorrere in Tribunale, optando così per il risarcimento, la sede del medesimo dovrà essere quella competente territorialmente, riguardo al luogo di residenza del titolare dei diritti lesi.

In base a quanto prescritto dall'art. 15 chi ritiene di essere stato leso a seguito dell'attività di trattamento dei dati personali che lo riguardano può ottenere, in sede giudiziaria, il risarcimento dei danni senza dover provare la "colpa" del titolare che ha trattato i suoi dati. Resta ovviamente a carico dell'interessato l'onere di provare eventuali danni derivanti dal trattamento dei dati.

Tanto in sede comunitaria quanto in quella nazionale, è stato ben chiaro che i rischi maggiori sono connessi all’uso “tecnologico” dei dati, ma, valutato che l’angolo visuale è, il valore della riservatezza e dei diritti della personalità, è prevalsa la posizione che la tutela della privacy debba estendersi a tutte le specie di dati personali.


Fonte Web





lunedì 20 luglio 2015

NON STRATTONARE MAI I BAMBINI



Strattonare i bambini: tirare i bambini per il braccio, alzarli dal letto dalle braccia, tutte queste azioni che sembrano innocenti possono causare disturbi

Tutti noi abbiamo almeno una volta nella vita portato a passeggio un bimbo piccolo.

Ma non tutti però sanno quanto un semplice gesto come quello di tenere per mano un bambino mentre si cammina deve essere fatto con molta cura.

Siamo consapevoli che tenere il bimbo troppo stretto o troppo distante implica qualche ‘controindicazione’, ma non sempre si sa invece come sia giusto tenerli.

Spesso inoltre facciamo più attenzione a come tenere un neonato piuttosto che un bimbo che ha già acquisito qualche nozione di autonomia, spesso pensando proprio che i bimbi più grandicelli sappiano mantenersi da soli.

Strattonare i Bambini: NON Fatelo Mai




Oltretutto spesso le persone che portano i bimbi in giro lo fanno in modo diverso dai genitori, e persino i genitori stessi, mamma e papà, hanno un approccio differente nei confronti del loro piccolo: qualcuno (in genere la mamma) è più sicuro e disinvolto, altri mettono più attenzione al modo di prenderli in braccio, di tenerli, di farli sentire comodi e confortati.

Purtroppo però il modo di tenere I bimbi per mano a volte non è perfettamente proprio, e a volte il bimbo stesso si ritrova disturbato da questa condizione.

E il modo di portare i bimbi oltretutto si diversifica da cultura a cultura.

Nel subcontinente africano ad esempio le persone portano i piccoli lateralmente, allargando le gambe per metterle attorno ai fianchi e tenendogli la schiena.

All’inizio magari il bambino è un po’ scomodo, ma poi si abitua alla posizione e ci resta.

In messico e in Guatemala invece i bimbi vengono avvolti in fazzoletti di stoffa e fatti letteralmente roteare per essere posizionati sulla schiena

Anche in Perù, Equador e Bolivia le ‘manta’, questi pareo servono allo stesso scopo, ovvero legare al corpo della mamma i bimbi, anche in età infantile avanzata, fino ai 2-3 anni.

I popoli indonesiani usano delle sorte di abiti e gonne per tenere i bimbi al loro corpo

A Bali invece è vietato ai bambini di toccare il suolo fino a una certa età, e questi vengono presi in braccio da persona a persona. Intorno ai 3 mesi di età poi una cerimonia consente ai piccoli di poter toccare la terra.

In India, il paese delle caste, questo sistema non consente un interscambio tra persone a meno che non siano della stessa casta, e i piccoli vengono avvolti nei sari delle donne (gli abiti tradizionali indiani)

Per tornare a parlare di bimbi più grandi, che sono già in grado di camminare, ecco qualche consiglio su come tenere e non strattonare i bambini.

Strattonare i bambini. Un’abitudine generalizzata

E’ facile intendere che le ossa dei bambini sono più fragili e delicate di quelle degli adulti.


Per questo bisognerebbe comprendere come tenere i bambini per mano.

In effetti una volta diventati più grandicelli, i bimbi perdono, agli occhi degli adulti, quest’aura di delicatezza e di fragilità.

In effetti non è proprio così.

Quando un adulto tiene per mano un bambino applica una forza alle giunzioni delle ossa di quest’ultimo.

Applichiamo ugualmente forza per dirigere il bimbo, mano con la mano, verso una direzione piuttosto che un’altra. La giunzione che più soffre in questo caso è il gomito.

Succede inoltre che il bimbo tenti di allontanarsi o di sfuggire alla presa dell’adulto, e soprattutto in questo caso la pressione esercitata è ancora maggiore.

Strattonare i bambini può provocare lussazioni

Nei casi più seri, quando ad esempio si strattona un bimbo, può accadere una pronazione dolorosa dell’avambraccio, ovvero di una parziale fuoriuscita della testa del radio (osso del braccio), che può essere manipolata dal pediatra o dall’ortopedico, ma che non è comunque infrequente in bambini, soprattutto dai 2 ai 6 anni, poiché in questa fascia di età il capitello e il collo del radio hanno le stesse dimensioni, e tendono a slittare fuori dal legamento anulare (fonte: Atlantemedicina )

Un’altra area nella quale noi adulti esercitiamo pressione è la mano dei piccoli, nel semplice atto di tenerla.

In effetti la mano di un bimbo di 3-4 anni è piccola e delicata, dal polso fino alle dita e spesso questo viene sottovalutato nella presa dell’adulto.

Molti si diranno, ma questo è un modo del quale non si può fare a meno, se si vuole tenere a sé il bambino ed evitare che scappi dalla nostra cura.

Quali potrebbero essere le alternative per portare senza Strattonare i bambini?

Beh, qui tata Lucia verrà contro a questa affermazione, ma l’alternativa a tenere per mano un bimbo potrebbe essere il passeggino o la carrozzina (che hanno senz’altro differenti effetti collaterali).

Ma in alcuni casi l’uso del passeggino è senz’altro più comodo, ed evita il rischio di lussazioni articolari.

In alcune culture si usano una sorta di bretelle, come un collare, ma quasi tutti, esperti psicomotricisti ed educatori sconsigliano questo metodo, perché anche le bretelle scompensano l’assetto del bimbo, che potrebbe avere ripercussioni nello schema motorio in seguito.

L’alternativa più possibile è infine l’attenzione massima quando si tiene per mano un bambino, che va controllato anche fisicamente, ma con la dovuta delicatezza che le piccole ossa di questo esserino necessitano.





Fonte Vita da mamma





domenica 19 luglio 2015

“Chi c’è dietro a Gianni Pittella?”

Risultati immagini per gianni pittella

Pedicini(M5S): “Chi c’è dietro a Gianni Pittella?”

Pedicini è Portavoce eurodeputato del M5s e Coordinatore della Commissione ambiente e sanità.
pedicini“In questi giorni in cui le vicende europee e la crisi greca sono al centro dell’attenzione planetaria e polarizzano l’interesse anche dei cittadini più distratti, è bene capire chi c’è dietro a tutto questo e chi muove i fili di scelte politiche che riguardano il futuro di tutti noi.
Fa accapponare la pelle leggere che, secondo alcuni commentatori, l’esponente italiano più potente a Bruxelles, che deciderebbe e agirebbe insieme a quattro autorevoli colleghi esteri, sia Gianni Pittella, presidente del gruppo S&d al Parlamento europeo. Pittella, che è un politico di lungo corso proveniente dalla piccola e povera Basilicata (la mia stessa regione), almeno una volta al mese si incontrerebbe, in via riservata, con il lussemburghese Juncker, presidente della Commissione europea, con il tedesco Schulz presidente del Parlamento europeo, con l’olandese Timmermans, primo vice presidente di Juncker, e con il tedesco Weber, presidente del Ppe al Parlamento europeo. Con loro tesserebbe le strategie che poi verrebbero adottate dalla Commissione e dal Parlamento europeo in accordo e in stretta sintonia con l’”azionista di maggioranza”, la signora Merkel. Ma chi è questo personaggio così potente che, dal 1999, spadroneggia nei palazzi della Ue?
Agli occhi degli sprovveduti potrebbe sembrare un politico come tanti che, per varie congiunture, è arrivato fin lì, quasi per caso. Non è così. Esaminando la storia di Pittella, appare subito chiaro che non copre quell’incarico per le sue doti di statista, per la sua carriera di politico illuminato o per meriti acquisiti grazie a risultati tangibili, ma per ragioni che sono tutte da chiarire. Agli atti il suo percorso è pressoché insignificante. Ci sono, però, centinaia di migliaia di preferenze che puntualmente incassa quando si candida e c’è la sorprendente deroga ottenuta da Renzi l’anno scorso quando si è ricandidato per la quarta volta a Bruxelles.
Vediamo i dettagli della sua performance: Gianni Pittella inizia la sua fulminante e, nello stesso tempo, vuota carriera nel 1979 come consigliere comunale a Lauria, un piccolo paese a cavallo tra Basilicata e Calabria. Lì viveva col padre, il potente e amato don Mimì, dal 1972 e fino al 1983 senatore del Psi. Nel 1980, Gianni, a soli 22 anni, diventa assessore regionale del Psi lucano. Nel 1996 viene eletto deputato laburista nell’Ulivo, sempre in Basilicata. Nel 1999 approda per la prima volta al Parlamento europeo.
Nel corso degli anni e fino ad oggi, unico caso in Italia, Pittella, come per incanto, evita qualsiasi ostacolo che si frappone tra lui e la sua ascesa. Nel 1983 glissa senza problemi la grave vicenda del padre senatore che era stato arrestato e poi condannato a 12 anni di carcere per associazione sovversiva e banda armata. Poi, supera brillantemente tutti i molteplici travagli della prima e della seconda Repubblica. Nell’ordine: evita lo scandalo Tangentopoli che aveva distrutto il Psi, di cui faceva parte, e Craxi; osserva la deriva graduale di tutti i suoi ex potentissimi amici socialisti dell’epoca; assiste alla caduta di Occhetto, D’Alema, Prodi, Veltroni, Di Pietro, Bossi, Berlusconi, Fini, Casini, Letta, Bersani, vedrà probabilmente il flop di Renzi.
Ma lui è lì, sempre lì e ancora lì, più potente che mai. Lui è al tavolo di chi decide le sorti dell’Europa e della Grecia, insieme alla Merkel e a Hollande, a Draghi e a Juncker. Più importante della Mogherini e probabilmente anche di Renzi. Come è possibile che sia accaduto tutto questo, qual è la vera forza di Pittella? E’ difficile dirlo, ma, probabilmente, hanno influito la lunga e articolata esperienza del padre. La storia è questa: Domenico Pittella (don Mimì) negli anni sessanta e settanta è un medico molto amato e rispettato di Lauria. Tant’è che nel 1972 si candida in Basilicata con il Psi e viene eletto senatore per ben tre volte, fino al 1983. Contemporaneamente apre e gestisce, sempre a Lauria, una clinica privata.
Nel 1981 don Mimì è coinvolto nell’inquietante vicenda giudiziaria che lo porta ad una condanna per associazione sovversiva e banda armata per aver curato, nella sua clinica, la terrorista Br latitante Natalia Ligas. Inoltre è accusato d’aver elaborato con le Br un piano per rapire Ferdinando Schettini, vicepresidente della giunta regionale della Basilicata. Inspiegabilmente le vicende vengono rese note solo nel 1983 (secondo molti per evitare che lo scandalo bloccasse l’ascesa di Craxi a Palazzo Chigi) e l’ex senatore viene quindi arrestato. Dopo tre anni in carcere e alcuni in libertà in attesa dei processi, nel 1993, a seguito della condanna definitiva a 12 anni di reclusione, fugge in Francia e, dopo sei anni di latitanza, nel 1999 si costituisce. Poi, a seguito di una grazia parziale concessa dal presidente della Repubblica Ciampi e dopo un periodo ai servizi sociali torna in libertà. Attualmente vive con la propria famiglia a Lauria e frequenta normalmente i figli politici Gianni e Marcello.
Negli anni novanta, però, l’ex senatore Domenico Pittella, tra un processo e l’altro, non stette con le mani in mano. Nel 1991 costituì a Roma la Lega Italiana assieme ad altri sodali, tra i quali spiccano la figura del capo della loggia massonica P2 Licio Gelli e dell’ex sindaco di Palermo condannato per mafia Vito Ciancimino. Successivamente si coalizzò con altri movimenti, tra cui il Fronte del Sud e la Lega Nazional Popolare di Stefano Delle Chiaie e fece una lista elettorale chiamata Lega delle Leghe, vicina ad ambienti di destra, con cui si presentò alle elezioni del 1992: si candidò di nuovo al Senato in Basilicata e ottenne il 12,6% dei voti.Insomma, nella storia della famiglia Pittella, c’è di tutto e di più e le riflessioni da fare sono tante.
I dati certi sono che Gianni è diventato eurodeputato nella Circoscrizione Sud, la prima volta nel 1999, poi nel 2004 con 131mila preferenze e, a seguire, nel 2009 con 136mila preferenze e nel 2014 con 222mila, come primo eletto del Pd. In più, non è finita, il fratello minore di Gianni, Marcello, dal 2013 è il governatore Pd della Basilicata e gestisce la grande partita del petrolio lucano. Quindi che dire. Possiamo solo chiudere con un’amara battuta: Famiglia Pittella, un “affare” tutto italiano, anzi europeo” – questo quanto riportato in una nota dell’europarlamentare 5 stelle, Piernicola Pedicini.
http://www.irpinia24.it/wp/blog/2015/07/12/pedicinim5s-chi-ce-dietro-a-gianni-pittella/
Risultati immagini per gianni pittella

venerdì 17 luglio 2015

Crocetta, il medico nelle intercettazioni: “Lucia Borsellino va fatta fuori come suo padre”. E il governatore si autosospende




Crocetta, il medico nelle intercettazioni: “Lucia Borsellino va fatta fuori come suo padre”. E il governatore si autosospende
Pesanti le parole riferite da Matteo Tutino al governatore della Sicilia, che non ha replicato in alcun modo. Pochi giorni fa le dimissioni della figlia del magistrato ucciso da assessore alla sanità. Il governatore prima si è difeso ("Non ho sentito quella frase"), ma poi si è autosospeso dalla carica di presidente della Regione e ha indicato come reggente Baldo Gucciardi. La procura però smentisce: "L'intercettazione non esiste agli atti di questo ufficio"

Prima si è autosospeso, annunciando implicitamente le dimissioni. Poi ha gridato al metodo Boffo. È stata una giornata fondamentale per gli equilibri politici siciliani. Ma è stata una giornata indimenticabile anche  – e forse soprattutto – per la storia personale di Rosario Crocetta. Questa mattina il governatore si è svegliato leggendo l’anticipazione del settimanale L’Espresso, in edicola domani. “Lucia Borsellino? “Va fatta fuori come suo padre”, è la frase che Matteo Tutino, ex primario di chirurgia plastica dell’ospedale Villa Sofia di Palermo, avrebbe rivolto al governatore in un’intercettazione pubblicata dal settimanale. Il riferimento è per Paolo Borsellino, padre di Lucia, il magistrato saltato in aria nell’inferno di via d’Amelio il 19 luglio del 1992. Secondo l’Espresso, il presidente siciliano non avrebbe replicato alla minaccia telefonica di Tutino, che è da anni il suo medico personale, indirizzata alla donna scelta nel 2012 dallo stesso Crocetta per guidare l’assessorato alla Sanità. Nessuna reazione davanti a quelle parole da parte del presidente che sostiene da anni di voler combattere la mafia in tutte le sue forme. Sull’isola, e non solo, è subito bufera: in poche ore sono decine le richieste di dimissioni piovute su Palazzo d’Orleans, soprattutto dai vertici del Pd, il partito del presidente siciliano.Il governatore ha subito replicato sostenendo di “non aver sentito la frase su Lucia“.  Poi si è autosospeso dalla carica di presidente della Regione, affidando la reggenza a Baldo Gucciardi, ex capogruppo del Pd all’Ars, nominato due giorni fa assessore alla Sanità proprio per sostituire la Borsellino. I colpi di scena però erano soltanto all’inizio.
La procura smentisce: “Intercettazione non risulta”. Espresso conferma.Dopo alcune ore dall’autosospensione del governatore, infatti, arriva la smentita da parte della procura di Palermo: “Agli atti di questo ufficio non risulta trascritta alcuna telefonata tra Tutino e Crocetta”, dice il procuratore capo Francesco Lo Voi. “I carabinieri del Nas – ha aggiunto Lo Voi - hanno escluso che conversazioni simili siano contenute tra quelle registrate nel corso delle operazioni di intercettazione nei confronti di Tutino”. La Procura ha specificato di avere fatto ricontrollare tutte le registrazioni relative all’inchiesta su Tutino sia dai Pm titolari dell’inchiesta che dai carabinieri del Nas. Nell’ufficio di Lo Voi sono state sentite le telefonate alla presenza del procuratore aggiuntoLeonardo Agueci, del pm Luca Battinieri e del capo del Nas di Palermo, il capitano Giovanni Trisirò. Nella tarda mattinata l’avvocato Vincenzo Lo Re aveva avuto un colloquio con il procuratore capo di Palermo. “E’ vero che la Procura smentisce? Oggi mi hanno ammazzato…”, commenta il governatore dopo aver appreso del comunicato stampa della procura.” “Metodo Boffo? – continua il governatore – Peggio, d’ora in poi si può parlare di ‘metodo Crocettà. Volevano farmi fuori. La verità è che oggi sono stato ucciso“. L’Espresso, in una nota, però “ribadisce quanto pubblicato. La conversazione intercettata tra il presidente della Regione siciliana Rosario Crocetta e il primario Matteo Tutino risale al 2013 e fa parte dei fascicoli segretati di uno dei tre filoni di indagine in corso sull’ospedale Villa Sofia di Palermo”.
Lucia Borsellino: “Provo vergogna per loro”
L’intercettazione che inguaia Crocetta arriva dopo settimane convulse: tre assessori dimessi in pochi giorni, una mozione di sfiducia annunciata e l’arresto di Tutino,con l’accusa di falso, abuso d’ufficio, truffa e peculato. Alla luce delle parole intercettate,sembrano acquisire un senso le dimissioni di Lucia Borsellino da assessore alla sanità, arrivate appena pochi giorni fa. “Prevalenti ragioni di ordine etico e morale e quindi personale, sempre più inconciliabili con la prosecuzione del mio mandato, mi spingono a questa decisione”, aveva detto la figlia di Paolo Borsellinofacendo un passo indietro, subito dopo l’arresto di Tutino, il 29 giugno scorso. Ed è indagando sul medico che la procura di Palermo registra quelle parole. “Non posso che sentirmi intimamente offesa e provare un senso di vergogna per loro“, è il commento di Lucia Borsellino. “Non rinnego nulla – ha continuato – ho fatto quello che potevo in un contesto, evidentemente, poco edificante”.
Il governatore: “Non ho sentito quella frase, una cosa terribile”
In un primo momento il governatore aveva sostenuto di non avere incredibilmente sentito la frase vergognosa pronunciata dal suo medico al telefono: “Non ho sentito la frase su Lucia, forse c’era zona d’ombra, non so spiegarlo; tant’è che io al telefono non replico. Ora mi sento male. Voglio essere sentito dai magistrati su questa storia della frase di Tutino. Quello che mi sta accadendo oggi e la cosa più terribile della mia vita. Dimettermi? Sono accusato di qualcosa? Ho fatto qualcosa? Il destino della Sicilia può essere legato a una frase, che non ho sentito, pronunciata dal mio medico? Non lo so”, aveva detto Crocetta, che poi ha deciso di autosospendersi.  “Il mio assistito, con il quale ho parlato, nega nel modo più assoluto di avere mai pronunciato quella frase su Lucia Borsellino”, è invece il commento l’avvocato Daniele Livreri, difensore di Matteo Tutino.
Faraone: “Dimissioni inevitabili”
Nel frattempo però il clima politico s’infiamma. “Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha telefonato a Lucia Borsellino per esprimerle “la sua solidarietà”. “Parole schifose che offendono la dignità di Lucia Borsellino, la memoria di Paolo, la Sicilia e l’Italia intera. Un abbraccio a tutta la famiglia Borsellino”, è stato il commento del presidente del Senato Pietro Grasso. “Inevitabili dimissioni Crocetta e nuove elezioni. Quelle parole su Lucia Borsellino una vergogna inaccettabile” scrive su twitter il sottosegretario all’Istruzione Davide Faraone. Appena due settimane fa Faraone era entrato in pesante polemica con lo stesso Crocetta. “Parla come Salvo Lima e Vito Ciancimino” aveva detto il governatore.

Richieste di dimissioni arrivano anche dal gruppo parlamentare regionale del Movimento 5 Stelle, da Sel, Da Forza Italia e dal Nuovo Centrodestra. Il premier Matteo Renzi, in mattinata, ha telefonato alla figlia del giudice assassinato. Lo stesso hanno fatto il ministro dell’Interno Angelino Alfano e quello della SaluteBeatrice Lorenzin  per esprimerle “sdegno, affettuosa vicinanza e solidarietà per quelle parole che pesano in modo gravissimo e incancellabile sulla coscienza di chi le ha pronunciate”. “Le notizie di stamane ci spingono a prendere atto che, a questo punto, andare avanti è praticamente impossibile. È il momento che, innanzitutto il presidente della Regione, valuti l’opportunità di chiudere la legislatura“, dice invece Antonello Cracolici, capogruppo del Pd all’Assemblea regionale siciliana.


Anche i vertici nazionali del Partito Democratico prendono posizione. “Un paladino dell’antimafia come Crocetta sa che i silenzi possono fare più male delle parole. A Lucia Borsellino tutta la mia solidarietà”, scrive su Twitter il vicesegretario Debora Serracchiani. Il parigrado Lorenzo Guerini parla di parole “gravi, inaccettabili e provocano ribrezzo. Chiediamo che Crocetta chiarisca, anche se il tutto appare purtroppo abbastanza chiaro”. L’hashtag #Crocettadimettitì, è stato lanciato su Twitter da Beppe Grillo, che invitato la Rete a fare pressing sul governatore per fare un passo indietro. 
http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/07/16/sicilia-crocetta-e-lintercettazione-la-borsellino-va-fatta-fuori-come-suo-padre/1878635/

Iraq :l'Isis fa esplodere un neonato durante un esercitazione a Dyala



Di Salvatore Santoru

Secondo quanto riportato da diversi media nazionali ed internazionali, nella provincia irachena di Dyala i miliziani dell'ISIS hanno fatto esplodere un neonato durante un'esercitazione militare.
Il padre del bambino era stato giustiziato in precedenza in quanto accusato di aver ucciso un membro dell'ISIS.

La notizia, come riferito da Maurizio Molinari in un articolo su "la Stampa" è stata data dal capo dei comitati per la sicurezza locali anti-Isis Sadiq el-Hussein.

PER APPROFONDIRE:http://www.lastampa.it/2015/07/14/esteri/lisis-fa-esplodere-un-neonato-durante-unesercitazione-in-iraq-1Xm96sOo7xMW06gZbfkscI/pagina.html

http://www.dailymail.co.uk/news/article-3159638/ISIS-blow-booby-trapped-BABY-teaching-militants-use-explosives-says-head-Iraqi-security-committee.html

http://www.today.it/mondo/isis-esplodere-neonato.html
http://informazioneconsapevole.blogspot.it/2015/07/iraqlisis-fa-esplodere-un-neonato.html

TEDESCHI BASTARDI DA SEMPRE


#NONSERVIAMOTEDESCHI 
#DEUTSCHESINDHIERNICHTWILLKOMMEN. 
PER GLI ESERCENTI, PRO GRECIA E PRO NOI!

FACCIO APPELLO AGLI ESERCENTI ITALIANI DI OGNI SORTA, QUELLI CHE SONO ABBASTANZA INTELLIGENTI DA CAPIRE CHE DOPO LA GRECIA, LA MACELLERIA ECONOMICA GUIDATA DALLA GERMANIA ARRIVERA’ QUI DA NOI. PENSATE AI VOSTRI FIGLI.
VI CHIEDO DI APPENDERE FUORI DAI VOSTRI LOCALI, HOTEL, TAXI ecc. LE DUE SEGUENTI SCRITTE IN ITALIANO E TEDESCO:

#NONSERVIAMOTEDESCHI
#DEUTSCHESINDHIERNICHTWILLKOMMEN

PER TUTTI I FREQUENTATORI DEL WEB, PER UNA VOLTA, USIAMOLO PER L’UMANITA’! RENDETE I DUE HASHTAG VIRALI! RIPETO:

#NONSERVIAMOTEDESCHI
#DEUTSCHESINDHIERNICHTWILLKOMMEN

PaoloBarnard.

BARNARD E’ RAZZISMO. COSA C’ENTRA IL POPOLO TEDESCO? (COMMENTANO I CERVELLI PUSTOLE)

Cosa c’entravano i tedeschi dal 1933 al 1945? Chiedetelo agli ebrei.
Cosa c’entravano i bianchi in generale in Sudafrica dal 1948 al 1994?
Cosa c’entravano i cileni borghesi coi campi di tortura di Pinochet?
Cosa c’entrano gli americani civili con 2 milioni di morti in Indocina 1960-1975, e il resto poi?
Cosa c’entravano gli italiani in tripudio alla dichiarazione di entrata in guerra di Mussolini il 10/6/1940?
COSA C’ENTRA MAI LA GGGE’NTE BENESTANTE CON GLI OLOCAUSTI DEI POVERI? EH? EH?
Chi erano quei pochi deficienti civili tedeschi, bianchi sudafricani, cileni, americani, italiani che invece dissero no, e furono macellati, torturati, picchiati, esiliati?
Cosa c’entrano i poveri tedeschi borghesi con l’Olocausto greco?
E’ sempre colpa di Rothschild eh? fottuti deficienti col cervello alle pustole che mai capite, mai capite mai mai un cazzo? “Ma Bannnnad, sei rasssssissssta!”.
Certo, ci saranno i 10 tedeschi 'bravi' che si sono presi le botte dalla polizia a Berlino per difendere la Grecia. E il razzista Barnard non li considera? Giusto. Ricordo che l'Occidente prima di imporre le sanzioni al Sudafrica dell'Apartheid prese nota su un taccuino dei 21 bianchi sudafricani buoni. A loro no sanzioni. E al concerto di Londra 'Free Nelson Mandela' ricordo che i Dire Straits lessero puntualmente quei 21 nomi... "Oh, ma loro non c'entrano però", disse Mark Knopfler al microfono....
"Capito Bannnnad rasssssissssta come si fa?”.

PaoloBarnard.

http://altrarealta.blogspot.it/