giovedì 31 dicembre 2015

LO SCIENZIATO ZICHICHI smonta le eco-balle: clima e smog, cosa sta succedendo


"Proibiamo di immettere veleni nell'aria con leggi draconiane" ma ricordiamoci che "l'effetto serra è un altro paio di maniche, e noi umani c'entriamo poco. Sfido i climatologi a dimostrarmi che tra cento anni la Terrà sarà surriscaldata. La storia del climate change è un'opinione, un modello matematico che pretende di dimostrare l'indimostrabile". Antonio Zichichi, 85 anni, in una intervista a Il Mattino avverte: "Noi studiosi possiamo dire a stento che tempo farà tra quindici giorni, figuriamoci tra cento anni".E poi si chiede Zichichi: "In nome di quale ragione si pretende di descrivere i futuri scenari della Terra e le terapie per salvarla, se ancora i meccanismi che sorreggono il motore climatico sono inconoscibili? Divinazioni".

Lo scienziato spiega che "per dire che tempo farà tra molti anni, dovremmo potere descrivere l'evoluzione del tempo istante per istante sia nello spazio che nel tempo. Ma questa evoluzione si nutre anche di cambiamenti prodotti dall'evoluzione stessa. È un sistema a tre equazioni che non ha soluzione analitica". Quindi perché molti scienziati concordano sul riscaldamento globale? "Perché hanno costruito modelli matematici buoni alla bisogna. Ricorrono a troppi parametri liberi, arbitrari. Alterano i calcoli con delle supposizioni per fare in modo che i risultati diano loro ragione. Ma il metodo scientifico è un'altra cosa".

E "occorre distinguere nettamente tra cambio climatico e inquinamento. L'inquinamento esiste, è dannoso, e chiama in causa l'operato dell'uomo. Ma attribuire alla responsabilità umana il surriscaldamento globale è un'enormità senza alcun fondamento: puro inquinamento culturale. L'azione dell'uomo incide sul clima per non più del dieci per cento. Al novanta per cento, il cambiamento climatico è governato da fenomeni naturali dei quali a oggi gli scienziati, come dicevo, non conoscono e non possono conoscere le possibili evoluzioni future. Ma io sono ottimista".


Fonte : Quotidiano.it



mercoledì 30 dicembre 2015

Renzi chiede la prova verità Eccola: spara balle

Durante la conferenza stampa di fine anno cogliendo uno sbadiglio del cronista (Franco Bechis di Libero) che aveva di fronte, Matteo Renzi lo ha sfidato a verificare le cifre che stava snocciolando sulla spending review. Ha pure minacciato: "Ti cedo Yoram Gutgeld (il commissario di governo alla spending review) così ci passi insieme tutto il Capodanno e controllate i numeri". Purtroppo per il premier ancora una volta il fact checking gli ha dato torto. Quei numeri non hanno corrispondenza nelle leggi del suo governo. Ai ministeri sono stati tagliati fino al 2018 esattamente la metà di quei fondi: 6 miliardi di euro e non 12,3. Non solo: controllando le tabelle di copertura dei più importanti provvedimenti di finanza pubblica, viene fuori una verità diametralmente opposta a quella raccontata da Renzi. Invece della spending review c'è stata una spending "de più". Complessivamente con la mano destra ha tagliato 51 miliardi e 845 milioni di euro di spesa pubblica e con la mano sinistra l'ha aumentata di 164 miliardi e 535 milioni di euro. Risultato netto: una spesa aumentata fra il 2014 e il 2018 di 112,7 miliardi di euro. Sfida dunque persa dal presidente del Consiglio. Non ha vinto, ma può ritentare nella prossima fantasiosa conferenza stampa... Per ora buon anno a tutti dai gufi che stanno più a terra di un Renzi perennemente sulle nuvole...



Marò:Renzi e Vito due grandi paraculi



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ROMA – Renzi non ha fatto niente assolutamente niente per risolvere la vicenda marò,forse ignora la diplomazia,forse ignora che ci sono delle azioni da fare,forse ignora che fa parte dell’Europa,dell’Onu,della Nato .Si lo so che sono caricature di istituzioni in mano ai soliti noti,ma Renzino rappresenta un paese,può anche fare delle richieste e chiedere ai suoi padroni.
Invece Renzi si accoda agli interessi dei suoi padroni e ignora quelli del paese e non avendo fatto nessuno sforzo per risolvere questa situazione improvvisa la solita dichiarazione ipocrita e falsa a fine conferenza stampa per non avere problemi,ma sentiamo Renzino: «Io ho tentato un accordo politico con il premier Modi, che mi ha detto “come te questa vicenda me la sono trovata” sul tavolo». E quindi, alla fine, «l’unica strada praticabile è stata quella di sottoporre la questione a un tribunale internazionale», spiega  Renzi il quale aggiunge che in passato ci sono «state diverse occasioni per chiuderla rapidamente. Ma non lo si è fatto».
Ora però il caso di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone (il primo in Italia per convalescenza, il secondo ancora a Delhi) ha preso «una piega totalmente diversa dal passato», quella del tribunale internazionale, ha aggiunto il Presidente del Consiglio assicurando che «tutto ciò che si potrà fare per sostenere i due marò è stato fatto e sarà fatto».
Queste sono le parole di Renzi,da esse si denota che non ci saranno altre azioni,che non farà niente il governo italiano,anzi una cosa la farà,continuerà a fare affari con l’India.
Sulle dichiarazioni di Renzi ha avuto il coraggio di parlare l’on di forza Italia Vito che ha dichiarato:«Non si capisce in cosa si sia manifestata la vicinanza di Renzi a Latorre e Girone visto che non ha mai voluto incontrarli. E tra l’altro Latorre è in Italia per cure». «Renzi - dichiara - è colpevole di avere atteso oltre un anno e mezzo per avviare l’arbitrato internazionale».
L’eroico e coraggioso on Vito dimentica di essere più responsabile di Renzi su questa vicenda,quando doveva parlare non lo ha mai fatto,anzi ha legittimato scelte che non potevano essere fatte.
Prima di tutto non ha mai aperto bocca come parlamentare ,non ha mai denunciato in parlamento e fuori del parlamento l’inettitudine del governo Monti.
Non ha aperto bocca quando hanno deciso di rimandarli in India.
E’stato uno dei protagonisti della scampagnata in India,a parlamento indiano chiuso,concordata a suo tempo con l’ex ministro degli esteri Bonino che ha organizzato quella scampagnata per evitare che qualche cinque stelle volesse farsi la passeggiata in India come fece per la Shabalieva,pericolo scongiurato perché i marò non sono la shabalieva e quindi non meritavano l’attenzione dei grillini .
L’on Vito fece anche dichiarazioni ingannevoli sui rifinanziamenti delle missioni estere dei nostri militari.
Quello che non si capisce è l’attenzione che gli dedicano alcuni che si dichiarano sostenitori dei marò,legittimando Vito delegittimano Massimiliano e Salvatore.
Quali azioni ha fatto l’on Vito per i due Marò?
Non poteva ad esempio assolvere al suo ruolo di parlamentare e difendere dall’ingiustizia due cittadini italiani?
Perché non è andato a fare una denuncia in Procura su questa vicenda e perché non si è opposto alla scelta di farli ritornare in India?
No deve continuare a prendere in giro grazie a quei fessi che gli vanno dietro.

Alfredo d’Ecclesia


Chi è Laura Boldrini, la radical chic odiata sul web



Sarà colpa del sessismo, che non risparmia nessuno, neanche una donna charmant, dall’aria perbene, con un eccellente curriculum, dedicato a una persistente e coerente battaglia per i diritti civili. Oppure sarà per via della contrarietà dei suoi detrattori politici, che non hanno digerito che una signora della buona borghesia marchigiana – madre antiquario, padre avvocato, ottime entrature nei salotti radical chic – sia riuscita a salire sullo scranno della terza carica dello Stato, passando per il partito di Nichi Vendola. Oppure ancora per sue frequenti esternazioni a favore degli ultimi, piene di enfasi, ma la presidente della Camera, Laura Boldrini, è diventata una figura divisiva.
Al punto che, quando due giorni fa ha confidato di aver ricevuto diverse minacce di morte, di cui molte a sfondo sessuale, alla penna compassionevole de la Repubblica, Concita De Gregorio, e ha invocato provvedimenti per mettere mano all’anarchia del Web, le reazioni sono state contrastanti. Tante donne le hanno espresso solidarietà, ci mancherebbe altro, per le minacce ricevute, dai toni grevi e morbosi. Il “popolo del web”, però, è subito insorto contro la sua tentazione censoria della libertà virtuale, che può esprimere oltre alla democrazia digitale dell’informazione anche le peggiori pulsioni, ancestrali, per cercare di denigrare chiunque.
Persino il popolo digitale de la Repubblica, che l’ha trasformata sin dalla sua elezione alla presidenza della Camera in un’icona della vittoria della buona politica espressa dalla società civile contro la casta, si è diviso. E le riservato aspre critiche. «Laura Boldrini potrebbe candidarsi per lavorare in Corea del Nord, dove sicuramente questi problemi non esistono», ha commentato un lettore sul sito del quotidiano.
Eppure quando lei venne eletta, il 16 marzo, per via di uno stratagemma tattico di Pier Luigi Bersani, che sperava in questo modo di aprire un canale con il M5s, il suo discorso di insediamento dedicato agli ultimi, ai sofferenti, agli esodati, agli imprenditori rimasti senza imprese e soprattutto alle donne vittime dalla violenza maschile, venne accolto con una standing ovation. E gli applausi arrivarono, durante qualche passaggio del suo discorso, anche dai banchi del Pdl. A molti, almeno a quelli che hanno ceduto alla rabbia e al fastidio verso la casta, la sua elezione sembrò una brezza di aria fresca.

Del resto cosa si poteva rimproverare a una donna avvenente, che ha passato 20 anni nelle organizzazioni umanitarie internazionali, prima alla Fao e poi all’Unhcr, l’Alto commissariato per i rifugiati delle Nazioni Unite, ad occuparsi delle piaghe dell’umanità? Cosa si poteva rinfacciare a una donna elegante, anche se non griffata, sobria ma vivace, che, quando si insediò a Montecitorio e pronunciò la frase sulla lotta alla mafia, ci mise così tanta enfasi da rianimare le speranze di tutte le persone di buona fede? Si può pensare male di una donna, la terza dopo Irene Pivetti e Nilde Iotti a ricoprire la terza carica dello Stato, che parla in modo semplice, mai in politichese, apparentemente sempre col cuore in mano? Si può provare antipatia o reticenza verso una signora, 52 anni, con un viso bello ma non ritoccato, che restituisce un po’ di dignità a tutte quelle donne, per anni messe in imbarazzo da quella che è stata definita la “mignottocrazia” di Silvio Berlusconi? Impossibile.
Certo, il suo terzomondismo, che la spinse a 19 anni a lasciare le campagne marchigiane per cercare la vastità del mondo, in Venezuela, può non piacere a tutti. Soprattutto a chi non ha condiviso l’inquietudine della sua generazione, che indusse molti a cercare in America Latina, fra la miseria degli indios, o nella rivoluzione sandinista in Nicaragua, un senso alla propria esistenza. Pur sapendo di avere, una volta vissuta l’avventura, il biglietto di ritorno per tornare nei salotti radical chic. Anche se lei, che ha lavorato in una risaia in Venezuela, per poi risalire fino all’ombelico del mondo della Grande Mela, ha fatto tutto in modo ordinato. Sei mesi passati a viaggiare, sei mesi passati a studiare. E così dopo il liceo classico, si è laureata in Giurisprudenza all’università della Sapienza di Roma con una tesi sul diritto di cronaca.
Laura Boldrini OnuLaura Boldrini
Giornalista, ora vittima della cattiva informazione, ha passato molti anni nelle zone più buie del mondo, sui fronti di guerra. Nel 2009 ingaggiò un duello con l’allora ministro dell’Interno, Roberto Maroni, a Lampedusa, dove il sindaco le rese omaggio con l’onorificenza della cittadinanza onoraria, perché si oppose ai respingimenti degli immigrati clandestini nel Mediterraneo. Paladina degli uomini in fuga dalla miseria e dalle guerre, ci scrisse pure un libro nel 2010: “Tutti indietro” (Rizzoli). E al ministro della Difesa, Ignazio La Russa, che con la sua nota eleganza verbale la definì «disumana e criminale», lei rispose: «Agli attacchi personali non rispondo, si commentano da soli».
Anche se ora che è presidente della Camera, non risparmia critiche a chi la critica, anche sempre con una dose di bon ton. A cominciare da Beppe Grillo che, dopo la sua elezione alla presidenza della Camera, l’ha liquidata come un’ulteriore espressione della partitocrazia. «Boldrini e Grasso due foglie di fico», ha scritto Grillo sul suo blog. E lei si è precipitata a Che tempo che fa, nel salotto televisivo politically correct di Fabio Fazio per rispondere con tono piccato. «Sono affermazioni del tutto fuori luogo, non sono mai stata iscritta a un partito, la mia storia parla per me», ha replicato durante l’intervista (generosa) di Fabio Fazio. Anche se è a Grillo, che lei deve la sua salita nell’Olimpo di Montecitorio, visto che se non ci fosse stato il M5s , la “partitocrazia” non avrebbe mai scelto una figura della società civile per cercare di sedare la rabbia anti-casta.
Certo, a molti non piacciono i suoi cliché sui disagiati (cattolica, ha raccontato che da piccola suo padre le faceva recitare il rosario in latino), ma fino ad ora sembrava essere apprezzata, capace di suscitare empatia grazie alla sua sensibilità. E una forte personalità, che la contraddistingue. Almeno fino alla maldestra gaffe, che le ha alienato molte simpatie, quando, dimenticandosi del suo ruolo istituzionale, il 28 aprile ha twittato (e poi dichiarato pubblicamente) : «Chi ha sparato a Palazzo Chigi era disperato per perdita di lavoro. Urge dare risposte perché la crisi trasforma le vittime in carnefici». Una frase infelice, forse anche ingenua, che ha sollevato molta polvere. Soprattutto sui social network. Il direttore del telegiornale de La7, Enrico Mentana, in un tweet, due giorni dopo ha cinguettato: «Definire Preiti vittima che diventa carnefice, come fa Laura Boldrini dà alibi sociale all’orrore del cittadino che si fa giustizia da sé». È forse anche per questo motivo, che le vessazioni verbali di cui è stata vittima non hanno suscitato un vero moto di indignazione. Sconfortante per lei, che ha fatto dell’indignazione una molla per entrare in politica. «Mi sono candidata per indignazione», ha ribadito più volte.

Chi ha sparato a #PalazzoChigi era disperato per perdita di lavoro. Urge dare risposte perché la crisi trasforma vittime in carnefici

— laura boldrini (@lauraboldrini) 28 aprile 2013

Forse, chissà, anche per questa ragione, nessuno si è indignato perché stata pedinata dai paparazzi per fotografarla con il suo compagno, Vittorio Longhi, di 11 anni più giovane di lei, definito «Il suo toy boy», manco fosse Demi Moore. Proprio lei che venne indicata dal settimanale Famiglia Cristiana nel 2010 come l’italiana dell’anno per il suo impegno civile accanto a profughi e immigrati. Probabilmente, passare dalle colonne perbene e perbeniste del settimanale cattolico a quelle scandalistiche di Alfonso Signorini, le ha insegnato molto di più di una qualsiasi lectio magistralis di politologia nostrana.
Nel 2010, Laura Boldrini in un‘intervista disse che «il movimento degli esseri umani non può essere fermato, ma solo regolamentato. Come Internet, altrimenti ci opponiamo al futuro», dichiarò. E così oggi, sul suo profilo istituzionale di Facebook, c’è chi l’accusa di non poter censurare la rete e chi le esprime solidarietà, incoraggiandola ad andare avanti. C’è chi le dice «presidente tenga la prua in avanti, i cani abbaiano e la carovana passa» e chi invece su Twitter tratteggia così la sua cifra politica: «Il mondo della Boldrini è semplice: o avidi o disagiati. Lei vuole mediare senza spettinarsi». 
http://www.linkiesta.it/it/article/2013/05/04/chi-e-laura-boldrini-la-radical-chic-odiata-sul-web/13432/

mercoledì 23 dicembre 2015

RENZI VOLEVA “UN CONFRONTO” SULLA RUSSIA? E L’EUROPA DELLA MERKEL PROLUNGA LE SANZIONI A PUTIN FREGANDOSENE DELL’ITALIA E DEL SUO EXPORT



RENZI VOLEVA “UN CONFRONTO” SULLA RUSSIA? E L’EUROPA DELLA MERKEL PROLUNGA LE SANZIONI A PUTIN FREGANDOSENE DELL’ITALIA E DEL SUO EXPORT - L’EMBARGO AL CREMLINO CAUSA DANNI ALL’AGROALIMENTARE ITALIANO DANNI PER 20 MILIONI DI EURO AL MESE

Un'analisi diffusa dalla Coldiretti ricorda che le esportazioni del made in Italy verso la Russia sono crollate del 27,5% per effetto dell' embargo russo in risposta alle sanzioni Ue: “Nell' agroalimentare - denuncia Coldiretti - i danni diretti stimati sono di 20 milioni di euro al mese”… -



Fausto Biloslavo per “il Giornale”


RENZI E PUTIN A EXPO 2015RENZI E PUTIN A EXPO 2015
L'ennesima figuraccia dell' Italia adesso è ufficiale: l'Unione europea ha prolungato le sanzioni alla Russia, che scadevano in gennaio, di altri sei mesi. Il sbandierato appello del premier Matteo Renzi di aprire un dibattito sulla spinosa decisione è rimasto lettera morta. Nel Consiglio europeo dei capi di Stato e di governo del 17-18 dicembre gli altri, grandi, Paesi dell' Unione hanno snobbato la richiesta italiana. Una fonte governativa ammetteva tristemente: «Forse ne parleranno nelle varie ed eventuali». Non solo: il giorno prima del vertice il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, aveva sbugiardato l' Italia.

RENZI E PUTIN A EXPO 2015RENZI E PUTIN A EXPO 2015
In occasione dell' incontro con il presidente ucraino, Petro Poroshenko, il politico polacco ai vertici Ue aveva dichiarato che «le sanzioni economiche contro la Russia rimarranno collegate al completo rispetto degli accordi di Minsk» sul conflitto nel Donbass. In pratica anticipava il rinnovo automatico fino a luglio 2016, come è puntualmente avvenuto. Alla faccia del solito annuncio ad effetto di Renzi, che fra il 9 e 10 dicembre guadagnava i titoli dei giornali sull'«opposizione dell' Italia al rinnovo delle sanzioni». Si parlava addirittura di «blocco», anche se il governo italiano aveva solo chiesto un timido dibattito, che è finito direttamente nel cestino europeo.

RENZI E PUTIN A EXPO 2015RENZI E PUTIN A EXPO 2015
Il paradosso, fatto passare abilmente sotto silenzio, è che venerdì scorso gli ambasciatori del 28 paesi della Ue, compreso quello italiano, hanno dato via libera ad altri sei mesi di sanzioni alla Russia. Se l' Italietta di Renzi, al di là degli annunci che vanno a finire nel nulla, avesse voluto mostrare veramente gli attributi, poteva dire no e le sanzioni non passavano avendo bisogno dell' unanimità.

Ieri la figuraccia è stata certificata con una nota da Bruxelles che ribadisce: «Il Consiglio dell' Unione europea ha prolungato le sanzioni economiche contro la Russia fino al 31 luglio 2016». E precisa: «Visto che gli accordi di Minsk non saranno integralmente applicati entro il 31 dicembre 2015, la durata delle sanzioni è stata prolungata, mentre il Consiglio europeo continua a esaminare i progressi della loro realizzazione».

matteo renzi vladimir putin expoMATTEO RENZI VLADIMIR PUTIN EXPO
Ieri in aula la Lega Nord ha chiesto «la cancellazione delle sanzioni alla Russia, perché non si possono trattare gli alleati in maniera difforme sulla scorta di una farsa come gli accordi di Minsk». Deborah Bergamini, responsabile comunicazione di Forza Italia, ha lanciato l' affondo: «L' unica decisione di politica estera di un qualche significato presa dall'Europa è stata quel prodigio di autolesionismo delle sanzioni per colpire la Federazione Russa».

Non solo continuiamo a mollare cazzotti in faccia ai russi, che sono dalla nostra parte nella lotta al terrorismo, ma perseveriamo nel farci del male. Un' analisi diffusa dalla Coldiretti ricorda che le esportazioni del made in Italy verso la Russia sono crollate del 27,5% per effetto dell' embargo russo in risposta alle sanzioni Ue: «Nell' agroalimentare - denuncia Coldiretti - i danni diretti stimati sono di 20 milioni di euro al mese».
Merkel indica la via a Putin con dietro Renzi.MERKEL INDICA LA VIA A PUTIN CON DIETRO RENZI.

L' associazione degli imprenditori italiani a Mosca ha rivolto una appello al presidente Tusk e all' Alto rappresentante della politica estera europea, Federica Mogherini, per mettere «fine all' attuale regime delle sanzioni contro la Federazione russa». Secondo gli imprenditori il danno economico per l' Europa è di «100 miliardi di euro».

tsipras renzi merkelTSIPRAS RENZI MERKEL


giovedì 17 dicembre 2015

Facciamo chiarezza sul post che sostiene il compleanno di diverse divinità il giorno di Natale

Ho voluto riprendere un interessante smentita al post che puntualmente gira ogni S.Natale, dalla pagina web "Bufale un tanto al chilo" che ben spiega quanto sia fuori luogo mettere la figura di Gesù uomo a paragone di altri dei attribuendone il compleanno durante lo stesso giorno.

Arriva il santo Natale: c’è chi lo ama e chi lo odia, c’è chi lo sente come festività religiosa e a chi piace solo farsi l’albero e mangiare in famiglia, e non c’è nulla di male. Però in questo periodo tornano a circolare anche piccole perle che hanno il solo scopo di “denigrare” il festeggiato del Natale e i credenti.

la questione da affrontare è storica, non religiosa, e così sarà affrontata (giusto una parentesi in chiusura)
è chiaro che l’intento di questo tipo di immagine sia di ridicolizzare la data del 25 Dicembre. Mi spiego meglio: l’intento è di ridicolizzare il fatto che il “compleanno” di Gesù sia lo stesso di altre divinità, come a rubarne il ruolo e l’autorità. Questo vuol dire ignorare il perché della scelta del 25 Dicembre, ma ci arriviamo dopo.

La ricerca si è rivelata più difficile del previsto e se qualcuno avesse più informazioni ce lo segnali pure così da correggere eventuali errori.

Ma davvero queste 11 divinità condividono lo stesso compleanno?

Partiamo da più famoso concorrente, Buddha.

Siddhartha Gautama Buddha è nato in Nepal nel 563 a.C. – come correttamente indicato nella immagine, ma non c’è nessuna data certa della sua nascita. La data è più una convenzione che un dato certo. Nella maggior parte delle tradizioni buddiste non è considerato una divinità, ma è nella foto, quindi investighiamo au si lui. Esiste una festività ufficiale buddista che celebra la sua nascita. Il Vesak è la festa della nascita – o della nascita e illuminazione per altre tradizioni – del Buddha e si festeggia in genere nel mese di Maggio. Come per la Pasqua, essendo la data calcolata in funzione del calendario lunare la data varia ogni anno e varia anche da nazione a nazione: in Italia lo si festeggia l’ultima domenica di Maggio.

Buddha NO

Zarathustra fu un profeta persiano sul quale c’è un po’ di incertezza sul periodo nel quale è vissuto. Generalmente si accetta il periodo tra il 6° e il 5° secolo a.C. – quindi non 1000 anni come indicato, ma argomento inutile. Più utile è il fatto che Zarathustra, o Zoroastro per i greci, non era una divinità: la divinità della religione che professava era Ahura Mazda, quindi è impropriamente inserito in questa perla, ma accettiamolo lo stesso. Come per il Buddha non c’è una data precisa, ma la nascita del profeta Zoroastro viene festeggiata nella celebrazione del Kordad Sal, sei giorni dopo il Noruz, che è il capodanno dello zoroastrismo. Il Noruz cade durante l’equinozio di primavera, quindi con un rapido calcolo possiamo concludere che il compleanno di Zoroastro non è il 25 Dicembre, ma viene celebrato il 26 Marzo.
Zarathustra NO

Krishna è considerato in base alla tradizione o una espressione di Visnu o come il Dio supremo. Difficile una datazione della sua vita: nella immagine si parla del 900 a.C. Il culto di Krishna comincia a prendere piede nel 4° secolo a.C. e secondo una datazione astrologica risalirebbe a oltre 3’000 anni prima di Cristo. Comunque sia, la celebrazione della sua nascita, lo Janmashtami, cade solitamente tra Agosto e Settembre – quest’anno era il 5 di Settembre. Sempre secondo i vari calcoli astrologici dovrebbe essere nato il 18 Luglio, o il 23 Giugno. Diciamo che non c’è una grande certezza, se non che
Krishna NO

Non che i precedenti fossero semplici, ma Mithra è un po’ più complesso da analizzare in quanto nell’arco del tempo è stato associato o assimilato da molte tradizioni successive a quella originaria, anch’essa persiana o indo-iraniana. In sostanza si possono considerare due versioni di Mithra: quella greco-romana e quella persiana. Quella persiana è di gran lunga precedente al 6° secolo a.C. come indicato dalla immagine. Il Mithra occidentale si sovrappone al culto cristiano sia geograficamente, che storicamente che come punti in comune con il Cristo. Secondo alcuni furono i cristiani ad attingere al culto mitraico e altri il contrario. Per entrambe le religioni ci sono pochi ritrovamenti precedenti al 2° secolo d.C. quindi è difficile avere prove concrete su questo, ma non è il nostro scopo. Quello che sappiamo però sia del mitraismo occidentale che di quello orientale è l’importanza del periodo invernale con il solstizio d’inverno e il ruolo del Sole. Nella tradizione orientale non sembra esserci una vera e propria celebrazione della sua nascita, ma in occidente la sovrapposizione di Mithra e del Sol Invictus era quasi totale, e il 25 di Dicembre sembrerebbe la data nella quale venisse celebrata. Al quarto tentativo abbiamo trovato un’altra divinità nata il 25 Dicembre, anche se sembrerebbe che il culto mitraico non desse un peso particolarmente alto a questa festa in quanto suo compleanno. Qua però subentra la questione alla quale accennavo prima sulla celebrazione del Natale: la data scelta per la celebrazione del Natale cristiano fu stabilita dall’imperatore Costantino. Devoto al Sol Invictus e poi convertito al cristianesimo, decise che dovesse essere quella la data ufficiale della celebrazione della nascita di Gesù. La “questione 25 Dicembre” è molto complessa e dibattuta da secoli. Non esiste una data precisa indicata nei Vangeli né negli Atti degli Apostoli, che sono i testi più antichi, e la necessità di celebrarne la nascita è nata molto dopo. Nei primi secoli la nascita venne celebrata in tante date diverse. Concludendo
Mithra SI

Tammuz è una divinità che ha origini sumeriche, risalenti a oltre 2 millenni prima di Cristo. Nel culto di Tammuz sono molto importanti due avvenimenti, il suo matrimonio e la sua morte, che viene celebrata tra Marzo e Aprile. In occidente la figura di Tammuz è associata ad Adone, anche se anche su questo non c’è unità di opinioni. Metterli entrambi è un po’ giocare sporco potremmo dire. Ora vi cito la parte iniziale che si trova su Wikipedia su Adone

Adone (in greco antico Άδωνης o Άδωνις) è una figura di origine semitica, dove era oggetto di un importante culto nelle varie religioni legate ai riti misterici. È relativamente assimilato alla divinità egizia Osiride, al semitico Tammuz e Baal Hadad, all’etrusco Atunnis, all’anatolico Sandan (divinità) di Tarso e anche al frigio Attis, tutte divinità legate alla rinascita e alla vegetazione. Soprattutto nell’attuale Siria, era identificato come Adon, stesso termine di Adonai, il Signore ebraico (nome utilizzato al posto del Tetragramma YHWH impronunciabile dai devoti). Alcuni mitologisti hanno pensato che Balder è da leggere come una sua personificazione nella mitologia germanica, associato a sua volta al Baal fenicio.

Tutto molto semplice e lineare direi. Ho voluto riportare questo garbuglio per chiarire un punto: moltissime divinità sono le stesse ripetute e copiate da diverse civiltà. La corrispondenza si perfetta tra il pantheon romano e greco è la più conosciuta, ma ogni cultura ha copiato, o quantomeno attinto, le divinità precedenti, adattandole al luogo e al periodo storico o copiando elementi solitamente associati a quella divinità. Tammuz stesso passa da divinità pastorizia a divinità agricola passando dai sumeri agli assiri. Come per Tammuz, anche per Adone era la celebrazione della morte la festività principale, che cadeva nel periodo estivo, non la nascita. Nella immagine Adonis viene datato nel 200 a.C., ma la sua morte viene descritta già nel 6° secolo a.C. Finora non avevo trovato grosse difficoltà a reperire info sulla celebrazione della nascita delle divinità, ma cercando info su Tammuz si trovano quasi solo riferimenti su siti che mettono in relazione la sua nascita con il Natale. A quanto pare sia Adone che Tammuz nel tempo divengono divinità solari, che è un grande classico della storia, e questo discorso vale anche per Dionisio, ed inevitabilmente la celebrazione del compleanno diventa il solstizio d’inverno, se lo si vuole festeggiare secondo l’idea della rinascita.
Tammuz e Adone SI (con riserva)

Hermes non so come possano averlo datato anche lui nel 200 a.C., non ha senso. Ci sono riferimenti a lui risalenti a molto tempo prima. Divinità greca che aveva come ruolo principale quello di messaggero degli dei dell’olimpo. Il pantheon Greco sembra aver attinto molto a quello Egizio, quindi Ermes sembrerebbe derivare o quantomeno avere una stretta relazione con Toth. La sua festa principale non era la nascita, ma in suo onore si tenevano le Hermea, con sacrifici alla divinità e si celebrava con ginnastica in stile Olimpiadi. Hermes non è una divinità solare quindi non avrebbe alcun legame col solstizio d’inverno. Sulla sua nascita l’unica cosa natalizia sembra l’essere nato in una grotta, mentre sulla celebrazione della sua nascita nel solstizio d’inverno o nel 25 Dicembre non trovo traccia.
Hermes NO

Per Dioniso possiamo anche accettare una datazione attorno al 500 a.C. Viene considerato la divinità “straniera” per eccellenza della religione greca. Nonostante un po’ tutti noi lo identifichiamo con un ubriacone che ballava nudo grazie a Pollon, in origine era una divinità legata al ciclo della natura, come Adone poco sopra, e quindi due erano i periodi dell’anno che venivano celebrati in suo onore: uno in primavera e uno di stile molto più mondano, definito orgiastico, invernale. Essendo Dioniso una divinità legata al ciclo della natura, egli era legato anche al ciclo del Sole, pertanto attorno al solstizio la colorita celebrazione era sì in suo onore, ma non per una diretta celebrazione del compleanno. Come per Adone, l’associazione con il solstizio d’inverno è legato alla immagine della rinascita del Sole.
Dioniso NO (con riserva)

Eracle (Heracles) era un semidio e il maggiore eroe della letteratura greca, più conosciuto dall’uomo medio come Ercole o Hercules, famoso per la sua grande forza. Esistono 3 tradizioni sulle sue gesta: quella greca, quella romana e quella orientale di stampo egiziano/fenicio. Per quanto riguarda la celebrazione della sua nascita trovo riferimenti soltanto alla celebrazione della sua nascita il 4° giorno di ogni mese, non celebrazioni al solstizio d’inverno. Per il momento
Eracle NO

Horus è una divinità egizia che risale almeno al 3’000 a.C. come da immagine ed è una divinità solare e forse la più importante nell’antico Egitto. Il faraone era considerato la personificazione di Horus, suo pari e suo rappresentante in terra. Anche se esistono diverse versioni delle sue origini, tanto per cambiare, la versione più famosa lo pone come figlio di Iside e Osiride, che sconfisse poi lo zio Seth – la versione originale del Re Leone. Secondo la tradizione sarebbe nato al solstizio d’inverno. Abbiamo qui un altro vincitore nella competizione, quindi
Horus SI

ma c’è da fare un appunto a tutta la questione. Quando cade il solstizio d’inverno? Il solstizio d’inverno non cade il 25 Dicembre: generalmente è tra il 21 e il 22 di Dicembre. A Roma le Saturnie si celebravano tra il 17 e il 23 di Dicembre, a cavallo del solstizio. Il Sol Invictus si celebrava davvero il 25? Sembrerebbe di no, o almeno non sempre. Il cronografo del 354 è la prima testimonianza della celebrazione del Natale il 25 Dicembre (del 336). Potremmo dire che un tempo non sembrava così importante essere precisi con la celebrazione delle festività.

Come spesso capita trovo molto utile fare queste ricerche ed invito sempre chi ci legge di fare a sua volta le sue. Spesso la “questione 25 Dicembre” viene strumentalizzata per accusare i cristiani di aver “rubato” tradizioni precedenti. Come abbiamo visto, e come potete leggere per ogni divinità, quasi tutte le religioni e divinità hanno dei forti legami, sia come contenuti che come immagini utilizzate. Questo viene appunto utilizzato come argomento contro il cristianesimo. Il culto di Mithra è forse il più simile, ma si possono trovare elementi in comune con molte religioni – oltre al fatto più che ovvio che discenda dalla religione ebraica che a sua volta è stato contaminato da religione egizia e mesopotamica in maniera importante, e ha origine in un periodo successivo alla ellenizzazione di quelle aree.
La parentesi in chiusura (editato)

Qui entro nella sfera delle opinioni personali, ma dato che si parla del Natale rimango nell’argomento, senza lanciarmi in una esegesi biblica che non è luogo e se siete arrivati fino a qua rischio di causare dei suicidi. Quelli che sono gli elementi caratteristici del Natale – l’annunciazione, il concepimento verginale, la nascita in una grotta/mangiatoia, la stella cometa, i Re Magi, la persecuzione di Erode, la fuga in Egitto – sono contenuti nei Vangeli di Matteo e Luca. Molti tra questi eventi hanno un sapore di aggiunte atte a rendere più elevato il “peso specifico” della Natività. Sono credente, ma non sono un tipo da dogmi: se vogliamo proprio andare a cercare elementi criticabili sul Natale è su queste parti iniziali dei Vangeli che ci si dovrebbe concentrare più che sulla presunta appropriazione di una data già cara ad altri culti.

Comunque sia, passano i millenni, passano le civiltà, razze diverse in zone diverse del mondo, ma – senza contare le infinite connessione tra l’occidente e l’oriente in questi secoli dalle quali dovremmo cercare di imparare di più invece che guardare gli altri solo come stranieri pericolosi- ci troviamo comunque a festeggiare l’equinozio di primavera (Pasqua) e il solstizio d’inverno (Natale) da almeno 5’000 anni.

Continuiamo pure a crederci diversi ed originali.


questo è il post mirato a denigrare il Natale e i credenti ma tale post è una bufala


La data di nascita di Gesù



E’ ormai pensiero comune degli storici e degli studiosi che l’anno di nascita di Gesù Cristo non sia stato correttamente calcolato. Si parla di un errore fatto dal monaco Dionigi il piccolo che, tra V-VI sec., fu incaricato da Roma di proseguire la compilazione della tavola cronologica per il calcolo delle data della Pasqua, preparata al tempo del vescovo Cirillo. Il monaco prese come punto di partenza la data dell’incarnazione del Signore.

Lo sbaglio di Dionigi stette nel fatto che il monaco calcolò la nascita di Gesù dopo la morte di Erode, ovvero 4 o 6 anni dopo la data in cui sarebbe veramente avvenuta, che corrisponderebbe all'anno 748 dopo la fondazione di Roma. Ma Giuseppe Flavio testimonia che la morte di Erode I il Grande avvenne dopo 37 anni del suo regno e, considerando che salì al trono nel 40 a.C., l’anno della sua morte sarebbe da far coincidere con il 4 a.C.

Lo conferma un altro evento astronomico, che il cronista ricorda prima della morte del monarca, e cioè quello di un’eclissi lunare che sarebbe avvenuta tra l’11 e il 12 aprile del 4 a.C. Per cui, se la data di morte di Erode è da assegnare al 4 a.C., Gesù non può essere nato oltre questo anno.

Per quanto riguarda il mese e il giorno della nascita, invece, molti aspetti portano a una loro veridicità. L'analisi parte da due fonti: il Vangelo di Luca e il calendario solare rinvenuto a Qumran. Luca dice che l’Angelo Gabriele annunciò a Zaccaria che Elisabetta era incinta, mentre “esercitava sacerdotalmente nel turno del suo ordine” (Lc 1, 8). E' stato possibile calcolare le 24 classi in cui erano divise le famiglie sacerdotali e risalire all’ottava classe di Abia, alla quale apparteneva il sacerdote Zaccaria. Egli svolse servizio presso il tempio dall’8° al 14° giorno del terzo mese e dal 24° al 30° giorno dell’ottavo mese. Quest’ultima data corrisponde alla fine di settembre, nove mesi prima del 24 giugno, ossia della data di Nascita del Battista.
Così, anche l’annuncio alla Vergine Maria “nel sesto mese” (Lc 1, 28) dal concepimento di Elisabetta, corrisponderebbe al 25 marzo. Di conseguenza si può considerare storica anche la data di nascita di Gesù, il 25 dicembre.

Nonostante questo è pensiero comune che la tradizione della Chiesa abbia stabilito la data della solennità della nascita di Gesù in corrispondenza della festività pagana del Dies natalis solis invicti. Questa cadeva il 21 dicembre, giorno del solstizio d’inverno. Probabilmente le due festività furono fatte coincidere per sostituire il culto pagano e divulgare velocemente quello cristiano. Ma è anche evidente che una festa così centrale non poté essere stabilita solo per motivi di sincretismo ma che doveva avere alla base delle solide radici storiche. E’ anche vero che il passaggio dalla festività pagana a quella cristiana fu molto facile, perché la tradizione biblica parla del Messia come di un sole e di una luce: “verrà a visitarci dall’alto un sole che sorge” (Lc 1, 78).




I territori della Palestina, conquistati definitivamente da Pompeo nel 63 a.C. rientrano, all'epoca delle vicende della vita di Gesù Cristo, sotto il dominio romano. Tutti i territori conquistati dai romani erano divisi in varie tetrarchie. Tra queste, la città di Betlemme era sottomessa al potere del re Erode I il Grande, che nel 30 ca. fece costruire nei pressi della città un palazzo-fortezza chiamato Herodion.

L'evento della Nascita di Gesù segna quest'epoca. Nel 6 d.C. con la deposizione dell'etnarca Archelao, la Giudea venne incorporata nella provincia imperiale della Siria e amministrata dai procuratori residenti a Cesarea Marittima.

Fortunatamente Betlemme fu risparmiata dalla reazione di Tito contro i giudei avversi al potere di Roma, rivolte che portarono alla distruzione di Gerusalemme nel 70 d.C.
Betlemme divenne presto luogo di culto per i primi cristiani dove veneravano la grotta in cui era nato il Messia.
Dopo la prima rivolta contro Roma soppressa nel sangue si acuirono le tensioni, che divennero sempre più forti, sfociando nella seconda Guerra giudaica, repressa sotto il dominio dell'imperatore Adriano.
Quest'ultimo decise di far costruire a Betlemme un tempio pagano dedicato al dio Adone sopra la Grotta della Natività; il luogo venerato dai primi cristiani fu interrato e distrutto in ogni segno di venerazione, come già era avvenuto sopra il Santo Sepolcro di Gerusalemme.

La grotta doveva presentarsi allo stato naturale, come descriverà poi Girolamo nelle sue testimonianze. Restò sempre vivo il ricordo del luogo esatto della nascita di Gesù, come ci testimonia Origene nei suoi scritti. A causa delle forti repressioni molti cristiani lasciarono la cittadina in mano ai pagani che continuarono il loro culto.

Studio dei Francescani Missionari

11 cose che forse non si conoscono su L.W.Beethoven

Un interessante articolo di Focus sul grande genio L.W.Beethoven

Beethoven: 11 cose che non sono a tutti note

Tetro e sospettoso, suscettibile come un cobra misantropo, brutto e maleducato (sputacchiava ovunque). Eppure Ludwig van Beethoven è stato un compositore geniale che ha rivoluzionato la storia della musica.Mostro di talento... e non solo. Come scrisse Harold C. Schonberg, Beethoven riuscì a imporsi nonostante i difetti del carattere e i modi impossibili. Non era mai stato una bellezza: da giovane lo chiamavano Der Spagnol (lo spagnolo) per via della carnagione olivastra. Era basso - non arrivava al metro e sessantacinque - tarchiato e ampio di spalle; aveva una testa massiccia, una massa di capelli ribelli, denti sporgenti, naso piccolo e arrotondato, e usava sputare dappertutto. Goffo nei movimenti, rovesciava e rompeva continuamente gli oggetti che toccava. Maldestro, non imparò mai a danzare, e si tagliava sempre facendosi la barba. In questa immagine è ritratto a 13 anni.


Caratteraccio. Era tetro e sospettoso, suscettibile come un cobra misantropo, convinto che tutti volessero imbrogliarlo; non aveva buone maniere o modi accattivanti, dimenticava sempre tutto, aveva accessi di collera insensata, e con gli editori ebbe a volte rapporti di dubbia correttezza. Scapolo, viveva in una confusione indescrivibile, soprattutto perché non c'erano servitori o governanti disposti a tollerare i suoi nervi.


Ludwig van Beethoven probabilmente era nato il 16 dicembre e venne battezzato il giorno seguente (il 17) Ed è per questo che Google lo festeggia in quella data con un Doodle in quasi tutto il mondo.
Provinciale, poiché veniva da Bonn, era stato educato dal padre, un dissoluto musicista di corte. Bambino prodigio, fu sottoposto a una rigida disciplina che, come spesso succede ai bambini prodigio, condizionò tutta la sua vita.


La musica gli veniva dal cuore. Si è sempre speculato sulle numerose malattie di cui il compositore avrebbe sofferto fin da giovane, dall'asma alla sindrome del colon irritabile, da malattie renali alla cirrosi epatica. E gli storici si sono anche interrogati su come i disturbi fisici del musicista potrebbero averne influenzato l’arte. L'ipotesi di 3 ricercatori è che i ritmi di alcune delle sue composizioni più famose e visceralmente toccanti sarebbero influenzati dalle aritmie cardiaca di cui il compositore probabilmente soffriva. Ve lo raccontiamo per bene (e ve lo facciamo anche ascoltare) in questa notizia :Era davvero musica che veniva dal cuore quella di Beethoven: le composizioni del musicista sarebbero influenzate dall'andamento del suo cuore. I ritmi di alcune delle sue composizioni più famose e visceralmente toccanti sarebbero influenzati dalle aritmie cardiaca di cui il compositore probabilmente soffriva. È l’ipotesi di tre ricercatori, un musicologo, un cardiologo e uno storico della medicina della University of Michigan e della University of Washington.



Disturbi misteriosi. Si è sempre speculato sulle numerose malattie di cui il compositore avrebbe sofferto fin da giovane, dall'asma alla sindrome del colon irritabile, da malattie renali alla cirrosi epatica. E gli storici si sono anche interrogati su come i disturbi fisici del musicista potrebbero averne influenzato l’arte. Uno degli esempi più noti è la sordità, da cui Beethoven fu affetto fin da giovane e che avrebbe influenzato il suo stile via via che progrediva. Ma è stata avanzata anche la teoria che certi motivi ritmici nella sua musica siano una trasposizione di irregolarità del ritmo cardiaco di cui è verosimile soffrisse in associazione con gli altri suoi disturbi fisici.



L’esempio citato da alcuni studiosi è l’Opus 81a, la sonata per pianoforte n. 26, che contiene nel movimento di apertura delle pause importanti e un ritmo galoppante e sincopato che ricordano le extrasistoli, quando il cuore ha un battito "in anticipo", spesso seguito da una pausa.




Col fiato sospeso. Nel nuovo studio, apparso sulla rivista Perspectives in Biology and Medicine, gli autori rintracciano possibili segni di influenza di aritmie cardiache in altre composizioni. Innanzitutto, il Quartetto per archi n. 13 in Si bemolle maggiore, Opus 130. Il quinto movimento, la Cavatina , presenta a metà della partitura un cambiamento di ritmo. Beethoven ha annotato questa sezione con la parola tedesca “beklemmt”, che significa “con il cuore pesante”. L’annotazione potrebbe riferirsi all’emozione suscitata dalla musica, ma secondo gli autori il ritmo è evocativo proprio di una sensazione fisica, la mancanza di respiro dovuta alla malattia ischemica.

il cuore nelle orecchie. Anche in altre composizioni, i cambiamenti improvvisi di passo e di chiave coinciderebbero secondo gli autori con specifici disturbi del ritmo cardiaco, per esempio il terzo movimento dell’Opus 110, con una melodia che ricorda la mancanza di fiato legata a un’aritmia tachicardica. «Quando il cuore batte irregolarmente per una malattia, lo fa secondo schemi prevedibili. Ci sembra di sentire alcuni di questi stessi schemi nella musica di Beethoven» ha detto Joel Howell, medico, uno degli autori dello studio. Sempre secondo gli autori, la graduale diminuzione del senso dell’udito potrebbe aver lasciato il compositore ancora più cosciente del ritmo interno del suo cuore, da cui si sarebbe lasciato guidare. Come si dice sia accaduto a Gustav Mahler, un altro grande musicista la cui grave malattia cardiaca trasparirebbe nelle composizioni.

Era davvero sordo. Già intorno ai trent'anni, dichiarava di avere difficoltà a capire le parole di una persona che parlava a bassa voce.
Per ascoltare gli attori a teatro, inoltre, era costretto a mettersi vicino all'orchestra. La crescente sordità tuttavia lo gettò in uno stato di profonda prostrazione, che nel 1802 lo spinse persino a tentare il suicidio.
A causa dei problemi di udito Beethoven si isolò progressivamente dalle persone che lo circondavano, compromettendo molte relazioni sociali e affettive.
Nel 1819, otto anni prima della morte era completamente sordo. Nonostante ciò, Beethoven continuò a comporre: la celebre nona sinfonia con l'Inno alla gioia fu scritta nel 1824.

Morto per colpa del piombo. ANzi no. Per alcuni fu colpa di un unguento spalmato dopo un’operazione chirurgica. Per altri, di un calice da cui il compositore beveva. Quale sia stata la somministrazione, l’alta concentrazione di piombo trovata nell’organismo di Ludwig van Beethoven è stata spesso indicata come causa del suo decesso a 56 anni. Ad alimentare la teoria, il fatto che l’intossicazione da piombo causa irritabilità (il compositore era noto per il suo caratteraccio), blocco renale e del fegato, sintomi che il musicista accusò in fin di vita.
Tuttavia una ricerca della Mount Sinai school of medicine di New York ha smentito queste ipotesi. L’analisi dei livelli di piombo nelle ossa del compositore ha infatti rilevato una concentrazione troppo bassa per causare un avvelenamento.

Genio e regolatezza. Il giornalista americano Mason Mezzanotte Currey ha raccolto dettagli biografici di 168 artisti, mostrando che tutti, anche quelli considerati sregolati e istintivi, seguivano un preciso programma. Lo stile di vita di Ludwig van Beethoven, soprattutto negli ultimi anni, era molto regolare. Ma in altri periodi Beethoven componeva fino anche alle due del mattino. Ma sempre seguendo un rigido programma.

Genio grazie alla sifilide? Secondo la studiosa Deborah Hayden, la sifilide di cui furono probabilmente affetti molti personaggi della Storia (da Abraham Lincoln a Friedrich Nietzsche e Oscar Wilde) potrebbe spiegarne il genio o la follia. L’euforia sifilitica potrebbe avere amplificato il genio creativo di Ludwig van Beethoven (e di molti altri personaggi che come lui erano stati colpiti dal cosiddetto mal francese). La tesi, contenuta in un libro della Hayden, non è mai stata confermata da altri studi.

Il primo grande artista. La caratteristica che distingue Beethoven da tutti gli altri musicisti che lo precedettero - a parte il genio e la forza senza eguali - fu che egli si considerò un artista e difese i suoi diritti d'artista. Era un artista, un creatore, e perciò superiore ai re e ai nobili. Aveva una concezione decisamente rivoluzionaria della società e idee romantiche sulla musica. «Quel che ho nel cuore deve venire fuori e così lo scrivo» disse al discepolo Carl Czerny. Mozart non si sarebbe mai sognato di dire una cosa del genere, e neppure Haydn o Bach.

Non è un romantico. Beethoven è stato il più formidabile pensatore musicale. Molti hanno voluto vedere in lui il ponte tra il periodo classico e quello romantico, ma è soltanto una etichetta di comodo, e neppure troppo esatta. In realtà nella sua musica c'è ben poco di romantico. «Beethoven non parlò il linguaggio dei romantici» scrisse Harold C. Schonberg. «Aveva cominciato col comporre nella tradizione classica e poi era andato al di là del tempo e dello spazio, usando un linguaggio che lui stesso aveva forgiato. Un linguaggio compresso, enigmatico ed esplosivo, espresso in forme escogitate da lui».

Genio infelice. Alla morte di Ludwig van Beethoven, nel 1827, l’amico Anton Schindler trovò in un cassetto segreto del suo scrittoio un documento, noto come “Testamento di Heiligenstadt”, in cui il musicista confessava la disperazione per la sua sordità, e un’appassionata lettera indirizzata a una non meglio specificata unsterbliche geliebte (“immortale amata”).
Schindler sostenne che questa donna fosse Giulietta Guicciardi (1784-1856), allieva di Beethoven assieme alle sue cugine, le sorelle Josephine e Therese von Brunswick. La famosa sonata per pianoforte Al chiaro di luna (1801) è dedicata proprio alla Guicciardi. La lettera, però, fu probabilmente scritta nel 1812, quando Giulietta era già sposata da nove anni col conte Robert von Gallenberg.

Fonte Focus 









mercoledì 16 dicembre 2015

Biografia di Sitting Bull - Toro Seduto

“O Grande Spirito, permettimi d’imparare la lezione che hai celato in ogni foglia e in ogni sasso. Io voglio essere forte, non per primeggiare sul mio fratello, bensì per combattere il mio più grande nemico: me stesso. Fà che sia sempre pronto a venire a Te con mani nette e sguardo leale. Affinché, quando la vita declinerà al calar del tramonto, il mio spirito possa presentarsi a Te senza onta”.


Nella storia dell’umanità, forse gli indiani d’America sono il popolo che più di ogni altro è riuscito a vivere in armonia ed in perfetta simbiosi con la natura. Un popolo che si è battuto per la difesa della Terra. Caratteristica comune di tutte le tribù dei nativi americani era la concezione che la natura, sia animata che inanimata, fosse una manifestazione del Grande Spirito, chiamato anche Grande Mistero.

Si tratta dunque di una concezione panteista (tutto è Dio), ma allo stesso tempo animista, in quanto in ogni uomo, animale, pianta, luogo, oggetto, l’indiano d’America vedeva la manifestazione dello Spirito: egli sentiva profondamente la presenza dello Spirito in tutto il creato.
la caratteristica fondamentale del pensiero e del comportamento dei nativi americani: il rispetto assoluto per la natura ed il sentirsi parte integrante della natura.

<<Per voi uomini bianchi il Paradiso è in cielo; per noi il Paradiso è la Terra. Quando ci avete rubato la Terra ci avete rubato il Paradiso”.>>

“Nascere uomo su questa terra è un incarico sacro. Abbiamo una responsabilità sacra, dovuta a questo dono eccezionale che ci è stato fatto, qualcosa che è ben al di sopra del dono meraviglioso che è la vita delle piante, dei pesci, dei boschi, degli uccelli e di tutte le creature che vivono sulla terra. Noi siamo in grado di prenderci cura di loro”.


“Quando l’ultimo fuoco sarà spento, l’ultimo pesce pescato, l’ultimo fiore colto, solo allora vi accorgerete che non potrete mangiare denaro”.


L’enciclica verde di Papa Francesco, i nuovi comandamenti dell’ambientalismo, è stata presentata così
“Laudato si”, l’appello a “proteggere la casa comune”, controllando il surriscaldamento climatico e le “bombe” ambientali e, nello stesso tempo, la ricerca di nuovi modelli di crescita per i poveri del mondo “per uno sviluppo sostenibile e integrale”. Una “cittadinanza ecologica” per la cura del creato e uno sviluppo equo. Curiosità. Sembra di sentire parlare vecchi capi tribù come Geronimo o Toro Seduto. Perché l’unico popolo che si è battuto sino alla fine per difendere la Terra, sono stati loro: gli indiani americani.

Sitting Bull (in inglese), tradotto in italiano Toro Seduto (in lakota, lingua originale, il suo nome è Ta-Tanka I-Yotank o Tʿatʿaŋka Iyotake o Tȟatȟaŋka Iyotȟaŋka) nasce nel 1831 sul Gran River con il nome di Tasso Saltante: prenderà dal padre il nome di Toro Seduto in seguito.

Già a quattordici anni prende parte a una spedizione di guerra durante la quale ha modo di conoscere i guerrieri Crow: nel corso di un conflitto, si guadagna una penna di aquila bianca dopo aver raggiunto un guerriero in ritirata e averlo sconfitto (la penna è il simbolo della prima azione coraggiosa). È in quel momento che acquisisce il nome di Toro Seduto, mentre il padre diventa Toro Saltante.

Nel 1851, Toro Seduto si sposa con Capelli Lucenti (chiamata anche Porta Affascinante), che sei anni più tardi gli dà un figlio: la donna, però, muore durante il parto, e anche il bambino morirà poco dopo per colpa di un grave male. Dopo la morte del figlio, quindi, egli decide di adottare Un Toro, suo nipote, e come fratello un Assiniboine che diventa noto col nome di Toro Saltante. Toro Seduto, nel frattempo, diviene un uomo saggio Sioux, o sant'uomo: pur non essendo uomo di medicina, impara a conoscere tecniche di guarigione apportate usando erbe medicinali. Membro dell'Heyoka (società che include coloro che praticano la danza della pioggia) e della Buffalo Society (connessa con la caccia al bufalo), egli si fa apprezzare anche come guerriero.

Il 17 agosto del 1862, nel Minnesota meridionale esplode un conflitto tra coloni bianchi e cacciatori Sioux, che si conclude con la sconfitta di questi ultimi: alcuni di essi si rifugiano lungo il fiume Missouri, dove vengono raggiunti da alcuni guerrieri Hunkpapa. A dispetto dei rinforzi, le battaglie di Dead Buffalo Lake, che avviene il 26 luglio del 1863, e di Stony Lake, che va in scena due giorni più tardi (Toro Seduto partecipa a entrambe), si concludono con la sconfitta dei Sioux da parte del Colonnello Henry Sibley. L'esercito degli Stati Uniti prevale anche nella Battaglia di Whitestone Hill, del 3 settembre, catturando decine di Sioux e uccidendone almeno un centinaio.

L'anno successivo i Sioux, compresi Toro Seduto e suo nipote Toro Bianco, alla prima battaglia, occupano l'area ai piedi delle Montagne Killdeer, mentre le forze del Generale Alfred Sully vengono condotte fuori da Fort Sully. Il 28 luglio del 1864 è il giorno della Battaglia di Killdeer Mountain, che vede la sconfitta dei Sioux (Quattro Corna, zio di Toro Seduto, viene ferito). Toro Seduto convince i suoi compagni a tornare alle armi, e dopo nuove dichiarazioni di guerra gli statunitensi vengono attaccati fino alle Badlands. Al termine degli scontri si trasferisce nel Sud-Est con un gruppo di Hunkpapa: qui attacca, insieme con i suoi guerrieri, un treno carico di emigranti, ma deve subire l'assalto del Capitano James L. Fisk. Ferito a un fianco, abbandona momentaneamente la vita da guerriero, dedicandosi alla caccia al bufalo.

Dopo essersi ripreso cerca di respingere le infiltrazioni dei bianchi, con attacchi su Fort Buford, Fort Stevenson e Fort Berthold compiuti tra il 1865 e il 1868; quindi, accompagna Nuvola Rossa, che nel frattempo ha ordinato di assaltare la Contea di Powder River, nella regione settentrionale. Gli Yankton Sioux e i Piedi Neri, alleati degli Hunkpapa, firmano il Trattato di Fort Laramie, che però non viene accettato da Toro Seduto, il quale continua gli attacchi nell'area settentrionale fino al 1870. Poco dopo, assale anche la linea ferroviaria del Pacifico Settentrionale: il Panico del 1873 fa sì che la realizzazione della linea fallisca. Nel 1876 Toro Seduto e i Sioux dichiarano ancora guerra agli statunitensi. Oltre tremila uomini suoi, di Nuvola Rossa e di Cavallo Pazzo affrontano la fanteria di Custer, sconfiggendola (la famosa Battaglia di Little Bighorn). Toro Seduto non prende parte alla battaglia in prima persona, affidando il comando delle operazioni a Cavallo Pazzo, secondo un sogno che egli aveva fatto poco tempo prima.


Accusato di aver provocato il massacro dei soldati degli Stati Uniti, Toro Seduto decide di non arrendersi, e si trasferisce nel maggio del 1877 in Canada, nello Saskatchewan, insieme con la sua tribù, ai piedi della Wood Mountain: qui rimane in esilio per anni, rifiutando l'opportunità di ritornare dopo il perdono concessogli dal presidente americano. Solo i malanni e la fame lo convincono a tornare negli Stati Uniti con i suoi familiari, e ad arrendersi. È il 19 luglio del 1881: il giorno dopo viene arrestato insieme con suo figlio Piede di Corvo.

Il governo, comunque, concede l'amnistia, e Toro Seduto, incapace di condurre altre guerre, confida ai militari statunitensi di nutrire nei loro confronti profonda ammirazione; pochi giorni dopo, viene trasferito con altri Sioux e con il figlio nella Riserva Indiana di Standing Rock, a Fort Yates. Spostato a Fort Randall (si temeva che potesse essere liberato da alcune popolazioni alleate), torna da prigioniero a Standing Rock, prima che gli venga concesso di aggregarsi al Circo Barnum (in questo modo gli agenti governativi sperano di eliminare una minaccia); egli diventa un'attrazione del "Wild West Show" di Buffalo Bill, avendo l'occasione di viaggiare in America e in Europa, e guadagnando cinquanta dollari a settimana.

Narratore di storie in una lingua che non viene capita dagli spettatori, nei suoi discorsi incita il pubblico a indurre i giovani a favorire le relazioni tra nativi americani e bianchi. La sua permanenza nel circo Barnum dura quattro mesi: ormai diventato una celebrità, torna nella sua tribù non prima di aver regalato i soldi guadagnati a mendicanti e senzatetto.

Il suo ritorno a Standing Rock, però, viene seguito dal suo arresto, eseguito dalle autorità dell'Agenzia Indiana preoccupate che egli possa fuggire: negli scontri che seguono, Toro Seduto viene assassinato insieme con suo figlio Piede di Corvo. E' il 15 dicembre 1890: padre e figlio muoiono sotto i colpi di pistola sparati da alcuni membri del comando che li deve catturare. Il cadavere di Toro Seduto viene sepolto a Fort Yates: nel 1953, tuttavia, la sua salma sarà riesumata e spostata a Mobridge, località in cui il capo indiano ha passato gli anni della sua gioventù.


Fonte : Biografieonline e un adattamento personale  Marilina Lince

SUPER AGENTI SEGRETI



Costituiscono una delle più importanti risorse dello Stato di Israele. Se la
notte dormiamo sonni tranquilli, lo dobbiamo in larga misura a loro. Se vinceremo la prossima guerra, una considerevole parte del merito spetterà a queste donne. La nostra sicurezza riposa nelle loro mani, ma, nonostante l’importanza che rivestono per il Paese, non leggerete articoli di giornale su di loro, non le vedrete in televisione, non avrete modo di applaudirle. Il riconoscimento e la gloria non sono per loro. Non riuscirete a identificarle, perché operano sotto copertura. Sono le donne dell’ombra.
Le loro menti ideano operazioni audaci e ingegnose che fanno la differenza tra successo e fallimento. Arrivano ad acquisire la capacità di improvvisazione, una competenza eccezionale, un arsenale sofisticato, la padronanza delle lingue e l’intuizione psicologica. Devono entrare nella mente dell’altro.
Queste donne che lavorano nell’ombra sono agenti operativi di alto livello dell’agenzia di intelligence israeliana, il Mossad, un’organizzazione che non necessita di presentazioni grazie all'astuzia e al coraggio delle sue operazioni.
Esse vivono sotto la costante minaccia di perdere vita, famiglia e libertà. Spariscono dalle proprie abitazioni, riemergono sotto diverse identità, si nascondono, camminano fianco a fianco con il nemico. È difficile rendersi conto del prezzo che pagano. Una spia che viene catturata in un Paese nemico può andare incontro a interrogatori duri, torture e all’esecuzione.
Il Mossad ha un imponente numero di addetti assegnati al quartier generale, ma le forze sul campo sono esigue. In alcune cellule, le donne rappresentano il 50% degli elementi attivi e vi sono unità operative sotto la guida di una donna.
Anche nelle unità più prestigiose sono presenti agenti donne dotate di un’ottima dimestichezza con l’uso di armi sofisticate. Altre svolgono attività di pedinamento e localizzazione, sorveglianza e altre operazioni finalizzate a raccogliere informazioni segrete. I dati che è indispensabile ottenere sui Paesi ostili comprendono segnali che fanno presagire lo scoppio di una guerra, minacce di attacchi terroristici, informazioni sui piani dei servizi segreti del presidente siriano Assad e del presidente iraniano Ahmadinejad cercando di prevederne le intenzioni. Il fine è quello di scoprire le loro intenzioni tattiche (un attacco terroristico) e strategiche (armi nucleari). Il Mossad cerca in ogni modo di bloccare sul nascere qualsiasi azione malvagia pianificata: da un lato attacchi terroristici e accordi illegali, dall’altro mosse strategiche come i programmi di armamento nucleare dell'Iran e di altri e la fornitura di missili a lungo raggio a Hezbollah e a Paesi ostili.
L’obiettivo si sposta, e il Mossad lo segue. Sembrano tutte coincidenze, ma dietro le quinte si svolge un’intensa attività di raccolta di informazioni segrete, al termine della quale, naturalmente, scatta l’operazione destinata a sventare la minaccia.
Gli agenti donna conducono vite da camaleonti. Un giorno è possibile vederle passeggiare in abiti dal taglio impeccabile atteggiandosi a donne d’affari di alto profilo e il giorno successivo si trasformano in venditrici ambulanti vestite di stracci. Queste donne non hanno un ufficio: lavorano all’esterno. Sono delle senzatetto in tailleur. Sempre per la strada, cambiano continuamente identità, e tutto ciò in Paesi nemici.
Il loro lavoro è intensamente fisico e totalmente imprevedibile. Un agente operativo donna può trascorrere cinque giorni e cinque notti senza dormire pedinando qualcuno. Rimane incollata all’obiettivo per assicurarsi di non perderlo di vista. Sta bene attenta a essere sempre in guardia, non deve addormentarsi, né farsi catturare.
L’esercito israeliano è permeato da un ethos fondato sull’eroismo maschile. Nel Mossad, l’eroismo femminile non è meno potente, ma, poiché operano sotto copertura, a generazioni di donne guerriere è stata negata la giustizia storica. Non ci è stato dato modo di conoscere le donne forti del mondo della sicurezza, quelle che svolgono gli incarichi senza cercare alcun riconoscimento.
Ora, per la prima volta, dopo lunghe e complesse trattative, abbiamo ottenuto un permesso speciale per intervistare cinque donne agenti del Mossad di alto livello. Tutte le intervistate hanno la carica di “comandante”, che nelle Fdi (le Forze di difesa israeliane) equivale ai gradi di colonnello e generale di brigata. Per la prima volta nella storia di questa organizzazione, delle agenti donna in servizio attivo fanno sentire la loro voce.
Incontrarle è già una sorpresa. Sono diverse da tutto quanto ci si potrebbe immaginare. Tutte, va sottolineato, sono madri di famiglia, e al contempo comandano squadre di agenti in diverse aree: pedinamenti, sorveglianza, contatto con l’entità ostile, accesso al bersaglio.

MARY PACE




Euro e Nato sono strumenti di schiavitù. Così Washington controlla l’Ue

LA VICENDA DELLE SANZIONI CONTRO LA RUSSIA SEGUITE AL BRACCIO DI FERRO IN UCRAINA E SIRIA RIVELA CHE L’EUROPA, A PARTIRE DAI SUOI MAGGIORI PROTAGONISTI FINO AI PAESI PIÙ PICCOLI, SCONTA UN DEFICIT OPERATIVO E UN APERTO VASSALLAGGIO NEI CONFRONTI DEGLI STATI UNITI…

In questi giorni, tra fallimenti bancari, truffe ai risparmiatori e quant’altro, una notizia è passata quasi inosservata tra le pieghe dell’informazione: Matteo Renzi ha avuto il coraggio di porre in questione il rinnovo delle sanzioni automatiche europee alla Russia volute dagli Stati Uniti. Ma attenzione, il premier italiano non ha domandato l’abolizione delle sanzioni tout court, che scadono alla fine di gennaio, ma chiede che la questione dei rapporti UE con Mosca venga discussa al massimo livello, ritenendo che una decisione simile non possa essere presa alla chetichella e in maniera supina.
La Russia, d’altronde, si è già appellata da tempo al WTO, di cui è membro, perché le sanzioni imposte dagli USA e dalla UE ne violano le regole; il WTO è il sorvegliante, il poliziotto e il giudice del “libero” commercio globale che, come da vulgata, deve essere senza dazi né altri ostacoli di nessun genere. Per cui, nessuna sanzione commerciale dovrebbe essere imposta, a meno che non sia votata dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU, che però non c’è stata.
Difficile stabilire cosa abbia indotto Renzi a un gesto così insolito rispetto al suo modus governandi acquiescente e prono ai voleri di Washington; forse ha ceduto alle pressioni di vari settori economici italiani, a partire da quello agroalimentare, turistico e calzaturiero, che stanno subendo ingenti perdite economiche a causa delle contro-sanzioni decise dal Cremlino; o forse il premier alza di toni per contare di più in Europa, dove viene trattato alla stregua di un piccolo borioso senza alcun peso.
Sia come sia, la vicenda delle sanzioni contro la Russia seguite al braccio di ferro in Ucraina e Siria rivela che l’Europa, a partire dai suoi maggiori protagonisti fino ai Paesi più piccoli, sconta un deficit operativo e un aperto vassallaggio nei confronti degli Stati Uniti. Basti solo dire che su tutto il territorio italiano vi sono 113 installazioni militari USA/NATO e ben 90 testate nucleari presenti nelle basi di Aviano e Ghedi Torre. Bombe che, per dare un’idea, hanno ciascuna una potenza massima di 107 kiloton, dieci volte superiore all’atomica di Hiroshima. Nelle restanti basi americane in Europa vi sarebbero in totale 481 bombe nucleari, dislocate in Germania, Gran Bretagna, Belgio, Olanda e Turchia.
Tutto questo rappresenta un elemento di ricatto e sudditanza che impedisce ogni scelta autonoma in campo economico e geopolitico, il quale pesa indistintamente sui governi di ogni colore che si sono susseguiti al governo. Com’è risaputo, il nodo così stretto che lega gli Stati Uniti all’Europa inizia con la vittoria militare americana nella Seconda Guerra Mondiale. L’Europa occidentale, cioè quella parte di continente rimasta fuori dall’orbita sovietica, venne ricostruita attraverso i fondi provenienti dal Piano Marshall e le prime forme di mercato unico europeo, cioè la Comunità europea di difesa (CED) e la Comunità europea del carbone e dell’acciaio (CECA) che furono l’anticamera dell’attuale UE, si realizzarono in un sistema in cui l’economia europea era vincolata a quella americana. Gli Stati Uniti non hanno mai nascosto che la creazione di un’Europa unita e da loro controllata fosse la premessa della propria politica estera. Per costruirla hanno utilizzato e utilizzano la NATO. Dal primissimo dopoguerra a oggi ogni Paese europeo che voleva entrare a far parte del processo di integrazione europea è prima dovuto diventare membro dell’Alleanza Atlantica.
Lo vediamo anche in questi giorni con il Montenegro, che per farsi ammettere nella UE ha richiesto l’ingresso nella NATO. Nonostante le opposizioni di alcune componenti politiche e dei nazionalisti, tutti gli attuali Paesi della UE sono anche membri della NATO, tranne Irlanda e Svezia che però hanno dovuto siglare una partnership con essa. È una regola non scritta: se vuoi entrare in Europa devi prima entrare nell’Alleanza Atlantica.
Questo comporta ipso facto l’inserimento all’interno di un sistema economico-militare che vincola in modo ferreo i suoi partecipanti. Così dal luglio 1944, quando gli alleati decisero a Bretton Woods che il dollaro sarebbe diventata la moneta di scambio mondiale, si venne a formare un sistema internazionale gestito dagli americani.
Il principale strumento di Washington per definire l’agenda europea è stato l’American Committee for a United Europe (ACUE), creato nel 1948. Il presidente era il generale William J. Donovan, capo del servizio segreto americano, che all’epoca si chiamava Office of Strategic Studies (OSS), il precursore della CIA. Vicepresidente ne era Allen Dulles, che ricoprirà la carica di direttore della CIA negli anni Cinquanta. Il comitato includeva Walter Bedell Smith, primo direttore della CIA, e un elenco di figure e funzionari ex-OSS che entravano e uscivano dalla “ditta”. I leader del Movimento Europeo – Joseph. H. Retinger, Robert Schuman e l’ex primo ministro belga Paul-Henri Spaak – furono tutti trattati come dipendenti dai loro sponsor americani.
Il finanziamento dell’ACUE arrivava dalle fondazioni Ford e Rockefeller, nonché da gruppi d’affari con stretti legami con il governo degli Stati Uniti. Quando negli anni ’50 nacquero le prime forme di integrazione europea, esse erano e saranno in seguito sempre promosse dagli Stati Uniti e dovranno attenersi alle regole stabilite da Washington.
In tale ottica la moneta unica europea, l’Euro, è da considerarsi a tutti gli effetti come un prodotto “in linea” con la politica-economica americana. Non è difficile capire perché: una moneta unica al posto delle 32 che c’erano prima rende molto più semplici gli scambi commerciali tra Stati Uniti ed Europa e facilita la circolazione delle merci all’interno del mercato unico globale guidato dalle regole americane, che oggi non a caso viene ulteriormente potenziato con l’introduzione del Transatlantic Trade and Investment Partnership (TTIP).
Ciò che ha fornito una spinta decisiva alla creazione della moneta unica è stata la caduta della Germania Est nel 1989. La Germania diventava in breve una potenza di 80 milioni di abitanti con una forza economica di prim’ordine. Inglesi, francesi e americani erano terrorizzati dall’ipotesi di un ritorno sulla scena di un grande player globale come quello tedesco. Bisognava quindi predisporre al più presto uno strumento per controllare la Germania. L’Euro venne dunque concepito come un modo per “ingabbiarla” e per scongiurare un suo ritorno da protagonista sulla scena internazionale. A tale fine la Francia, senz’altro la più interessata a fronteggiare una simile eventualità, l’Inghilterra e gli Stati Uniti si coalizzarono per controllarne l’economia attraverso una moneta comune. In questo modo gli americani continuano a esercitare in Europa una notevole influenza grazie alla propria forza militare in sinergia con le politiche monetarie. E oggi cercano di rafforzare la presa sul vecchio continente accelerando la ratifica del TTIP.
Dunque l’Europa si trova in mezzo a una tenaglia che la ghermisce sul lato economico-monetario e su quello militare tramite la NATO. Il confronto e l’acuirsi del nervosismo con la Russia s’inserisce a questo livello, perché è del tutto chiaro che a ottenere benefici dalle tensioni tra europei e russi sono soprattutto gli americani. In altre parole, finché esisterà la NATO l’Europa dipenderà dagli Stati Uniti.
Questa strategia è stata enunciata in maniera esemplare da George Friedman, il fondatore del centro di analisi strategiche Stratfor, nel discorso che ha tenuto presso il Council on Foreign Relations il 4 febbraio 2015. “Per gli Stati Uniti – ha sottolineato Friedman – la paura primordiale è il capitale tedesco, la tecnologia tedesca, unita con le risorse naturali russe e la manodopera russa: è la sola combinazione che ha fatto paura agli USA per secoli […]. La nostra incognita è la Germania. Che cosa farà? Non lo sa nemmeno lei. Gigante economico e nano politico, come sempre nella storia. […]. Soltanto l’integrazione Germania-Russia può minacciarci, non lo permetteremo mai”.
Friedman, nato a Budapest nel 1946, è un uomo dello “Stato profondo” americano-militarista: docente all’US Army War College, studioso alla National Defense University e alla RAND, il megafono del sistema militare-industriale, esprime con inaudita franchezza la strategia che seguirà Washington per mantenere il predominio mondiale. E in questa strategia l’Europa costituisce una pedina e uno strumento di cui Friedman parla con infinito disprezzo.
L’arma usata ancora una volta è la destabilizzazione: in Ucraina e Siria, con l’intermezzo delle provocazioni messe in campo dalla Turchia, altro tassello NATO in Medio Oriente, sta avvenendo ciò che gli Stati Uniti hanno già realizzato in Afghanistan, Iugoslavia, Iraq e Libia. “Esportare la democrazia”: è questo il drappo rosso che viene di continuo agitato davanti all’homo videns occidentale; ma dietro il quale, come esplicita Friedman, l’obiettivo rimane sempre il medesimo: “Destabilizzare è il solo scopo delle nostre azioni estere. Quando abbiamo destabilizzato un Paese, dobbiamo dirci: ‘Missione compiuta’, e tornare a casa”.
Quanto tempo ci vorrà ancora affinché in Europa lo si riesca a capire e se ne traggano le dovute conseguenze?
http://www.complottisti.com/euro-e-nato-sono-strumenti-di-schiavitu-cosi-washington-controlla-lue/