giovedì 31 marzo 2016

L'ISIS IN EUROPA: UN CAMPO DI ADDESTRAMENTO IN BOSNIA MA GLI IMMIGRAZIONISTI NON LO SANNO...


I terroristi dell'Isis non hanno bisogno di attraversare il Mediterraneo dalla Libia a bordo di barconi fatiscenti per raggiungere l'Europa, possono farlo tranquillamente in automobile partendo dalla Bosnia.
È proprio al centro del paese balcanico che, secondo un servizio del Mirror, i jihadisti avrebbero messo in piedi il loro primo campo di addestramento europeo.
A 100 KM DA SARAJEVO
... circondato dalla foresta, su una collina invisibile al Gps si trova il villaggio di Osve. Qui, secondo il Mirror, jihadisti dell'Isis avrebbero comprato diversi terreni contigui e aperto il loro campo di addestramento. Negli ultimi mesi, continua il giornale inglese, almeno 12 combattenti sono partiti per la Siria e l'Iraq da Osve. Cinque di questi sono morti in guerra.
HARUN MEHICEVICH SOSTENITORE DELL'ISIS
Tra i terroristi che hanno acquistato terreni nel villaggio, c'è Harun Mehicevic, sostenitore dell'Isis che attualmente vive a Melbourne, in Australia. L'uomo avrebbe comprato due ettari. Insieme a lui e ad altri, anche Jasin Rizvic e Osman Kekic, entrambi attualmente in Siria tra le fila dell'Isis, avrebbero acquistato proprietà a Osve.
OSVE: UN COVO DI TERRORISTI!
Un abitante del villaggio, che ha preferito restare anonimo, ha dichiarato ai giornalisti inglesi che hanno visitato Osve: «L'area potrebbe diventare un covo di terroristi. Sentiamo regolarmente colpi di arma da fuoco esplodere tra gli alberi in successione. Succede ogni settimana. Non so cosa stiano facendo, se fanno pratica di tiro o cosa, ma succede regolarmente. Sentir dire che membri dell'Isis stanno comprando terra qui è molto preoccupante».
E a giudicare dalle foto scattate dai giornalisti, il pericolo potrebbe essere reale (anche se in uno degli scatti che dovrebbe mostrare una bandiera dello Stato islamico su un trattore, in realtà, si vede una bandiera dell'Arabia Saudita).
Fonte: Tempi, 23/07/2015

Renzi:Ormai siamo alla farsa. di Stefano Davidson.


Ormai siamo alla farsa il PD renziano (come al solito ribaltando l'evidenza dei fatti e giocando con le parole grazie ai propri consenzienti giornalai) sostiene di aver vinto il ricorso al TAR quando nella sentenza è chiaro che il Tar «ha riconosciuto il ruolo di controllo attribuito dalla legge 267/2000 ai consiglieri comunali e condannato il comune di Firenze al pagamento delle spese legali al Comune». Da qui la legittimità della richiesta anche se oggi per mero temporeggiamento ( il Ministro della Giustizia potrebbe aver fatto sentire la sua voce in camera caritatis ai Giudici del TAR della Toscana.. o pare impossibile?), viene sostanzialmente chiesto di ripresentare il ricorso con le specifiche di ciascun atto richiesto. Ciò non toglie che il Comune non appena la richiesta sarà presentata dovrà evaderla. Tutte le altre nardellate sono fuffa.
PS: Solo a titolo informativo Il Giudice Armando Pozzi Presidente del TAR della Toscana è stato nominato nel febbraio 2015 quando certe polemiche già imperversavano. Certo il fatto che il Giudice Martino Colella, il magistrato che ha giudicato (e assolto, per “l’assenza dell’elemento psicologico sufficiente a incardinare la responsabilità amministrativa”) proprio il matteopoldo, nello stesso periodo venisse poi promosso a Capo della Corte dei Conti che archivia il procedimento per spese dello stesso Renzi in Provincia non fa pensare un granché bene... o no?
Stefano Davidson

La storia del crocifisso vichingo ritrovato in Danimarca

E' una scoperta che potrebbe riscrivere la storia del cristianesimo in Danimarca. Si tratta di un crocifisso ritrovato presso la città di Aunslev e risalente alla prima metà del 900, epoca nella quale il cristianesimo non era ancora diffuso in questo Paese. Maria Laura Serpico ha intervistato il presidente dell’Accademia Urbana delle Arti, Rodolfo Papa: 

R. – La cosa credo che sia interessante per un fatto: che, essendo un ciondolo, probabilmente appartenuto a una donna, un crocifisso veramente di pochissimi centimetri – 4 centimetri circa – questo, forse, ci apre a delle ipotesi di contatto con popolazioni circostanti. Del resto, sappiamo che i vichinghi si muovevano moltissimo, sia nei loro mari, ma poi anche conquistando pian piano le coste dell’Europa, giungendo fino nel Mediterraneo, più o meno un secolo dopo. Quindi, forse, nelle scorribande fatte magari in Inghilterra o forse in Irlanda o anche in territori più vicini, qualcuno è riuscito a entrare in contatto in maniera più profonda. Perché, è vero che erano più che altro rapporti fugaci: arrivavano, prendevano tutto il razziabile e poi si spostavano … Però, è anche evidente che è possibile che qualcuno abbia poi portato con sé qualcosa o qualche giovane cristiano è stato catturato, fatto schiavo, qualche monaco … adesso siamo proprio nella fantasia storica … Però, è chiaro che da lì possono essere nate delle cose.

D.– Quali sono le caratteristiche stilistiche del crocifisso?

R.– Il crocifisso ha caratteristiche stilistiche ben precise: è molto legato a una cultura celtica, quindi a un utilizzo di segni arcaici che non conservano segni che vengono dal cristianesimo maturo, europeo. Quindi è evidente che lì c’è un’elaborazione, una ri-elaborazione anche dal punto di vista antropologico-culturale molto interessante: questo credo che sia l’aspetto più interessante. Per esempio, a me dà l’impressione – guardando le immagini, le fotografie che sono state pubblicate all’inizio su Facebook e poi hanno invaso la rete – già di una elaborazione, di una inculturazione avviata, il che significa che se questo piccolo crocifisso è databile intorno all’anno Novecento, quindi spostandolo di 50, 65 anni prima, dalle Jelling Stones è chiaro che c’è una interpretazione del cristianesimo all’interno della cultura vichinga. E quindi è possibile anche che questo significhi che non è arrivato nel Novecento, ma che fosse già un frutto maturo di qualcosa. Quindi, potremmo addirittura spostare di 50 anni prima, o anche di 100 anni prima i contatti per un approccio di cristianizzazione. E questo potrebbe essere estremamente interessante, perché i segni che si vedono su questo piccolo gioiello sono proprio legati ad una tradizione celtica, con segni estremamente evidenti. Quindi, non c’è una “occidentalizzazione”: è proprio una “cristianizzazione”, un primo momento di “cristianizzazione” di una cultura, come quella vichinga, che è ben precisa.

D. – Quanto può essere precisa la datazione dei reperti?

R. – Bè, allora … qui, la prima regola è quella della comparazione: prima di ogni altra cosa è necessario comparare oggetti con altri oggetti. Ora, in questo caso noi ne abbiamo solo due; questo è già stato comparato con un oggetto più o meno dello stesso tipo di area svedese, e quindi in qualche modo è già stata fatta una relazione e quindi questo già dà una datazione. E poi, esiste tutta una serie di analisi che si possono fare, ma siccome la scoperta è di pochi giorni fa, immagini che da lì a breve interverranno anche l’utilizzo del carbonio 14, di varie altre parti; ma soprattutto l’utilizzo di un certo materiale dell’oreficeria che è legata a quel determinato periodo e quell’utilizzo, in modo particolare, di quegli elementi che qui sono evidentissimi, perché noi abbiamo semplicemente una filigrana, pallini, strisce e cerchietti che vengono composti in un certo modo. Quindi è evidente che l’esperto di questo tipo di monili sa più o meno ricostruire, datare esattamente ad un momento storico ben preciso. Sempre ed esclusivamente con la comparazione “stilistica”.


Fonte Radio Vaticana

Marilina Lince Grassi

PIANTE CHE FIORISCONO IN PRIMAVERA




Quali sono le piante che fioriscono in primavera e che annunciano l’inizio della bella stagione? Alcuni fiori ci guidano dalla fine dell’inverno verso l’inizio della primavera mentre altri arricchiscono di colore i giardini nel cuore della stagione.




Abbiamo selezionato alcune piante che fioriscono in primavera e che diventano il simbolo di questa stagione grazie al colore e al profumo dei loro fiori. Potrete scegliere tra queste piante per dare un tocco in più al vostro giardino di primavera.
1) Glicine

Il glicine è una splendida pianta rampicante di origine orientale, adatta ai pergolati. I suoi fiori, dal colore caratteristico, si presentano nel corso della stagione primaverile tra aprile e giungo, prima dello sviluppo delle foglie.


2) Camelia

La camelia fiorisce nel mese di marzo all’inizio della primavera. Dove il clima è mite l’inizio della fioritura può avvenire dal mese di febbraio e segna la fine dell’inverno. I fiori della camelia sono bianchi, rosa o rossi, possono essere senza profumo o molto profumati a seconda delle varietà.




3) Azalea

Sulle azalee nei mesi primaverili sbocciano grappoli di fiori dai colori vivaci, di tutte le sfumature del bianco, rosa, rosso, magenta, con alcune varietà a fiori bicolori. Le azalee si differenziano dai rododendri per le dimensioni più piccole.


4) Ciliegio

Il ciliegio è spesso coltivato come albero da fiore. La diffusione del ciliegio selvatico riguarda sia l’Europa che l’Asia. Ricordiamo ad esempio la straordinaria fioritura dei ciliegi in Giappone. I fiori di ciliegio hanno un colore variabile tra il bianco e il rosato.


5) Mandorlo

Il mandorlo (Prunus dulcis) è una pianta della famiglia delle Rosaceae; la mandorla è invece il seme di questa pianta. Il mandorlo ha fiori bianchi e rosati che sbocciano all’inizio della primavera o alla fine dell’inverno se il clima è mite.


6) Biancospino

Il biancospino è presente in natura sia come arbusto che come albero, raggiungere altezze comprese tra i 50 centimetri ed i 6 metri. Sboccia in primavera dando vita a fiori di colore bianco ed è dotato di spine. Da queste caratteristiche deriva il suo nome.


7) Magnolia

Nel mondo troviamo sia alberi che arbusti di magnolia. Le magnolie sono diffuse i parchi e giardini ma vengono anche coltivate in vaso sui terrazzi. Queste piante ci regalano delle abbondanti fioriture primaverili e estive.


8) Rosa

Le rose vengono coltivate nei giardini come piante ornamentali. La principalefioritura dei roseti avviene in primavera. Da sempre le rose vengono coltivate anche per le loro proprietà medicinali e aromatiche. Ad esempio l’olio di rosa ha proprietà antisettiche e antidolorifiche.



9) Primula

Il nome primula deriva dal latino ‘primus’ per indicare la precocità della fioritura che avviene subito dopo la scomparsa della neve, quando nei prati comincia a comparire l'erba. La primula fiorisce a partire dalla fine dell’inverno e annuncia l’arrivo della primavera.
10) Forsizia

La forsizia fiorisce tra la fine dell’inverno e l’inizio della primavera. I suoi fiori sono di un colore giallo brillante. La forsizia è originaria soprattutto dell’Asia orientale ma esiste una varietà di questa pianta, la Forsythia europaea, originaria dell’Europa sud orientale

Fonte Greenme

ESERCIZI PER ALLEVIARE IL MAL DI SCHIENA



La colonna vertebrale è il nostro "scettro", contiene la forza che ci tiene in piedi, nella colonna c'è un complesso sistema di nervi e i muscoli che la sostengono hanno bisogno di essere rafforzati, in modo da darle supporto.

Tutte le aree della colonna hanno uno specifico significato a livello psicosomatico e lamentare dolori cervicali o lombari, a meno che non si tratti di un trauma, può essere legato a un fattore emozionale.

In molti casi però noi "dimentichiamo" nostra schiena, il che è un vero peccato, nel senso proprio del termine. Stiamo seduti per ore senza ricordare che le quattro curve fisiologiche della schiena hanno bisogno in realtà di scaricare tutto l'attrito della lotta contro la gravità.

Vediamo insieme semplici esercizi per alleviare il dolore alla schiena e il senso di pesantezza che può derivare da troppa sedentarietà.

In caso di ernie discali è sempre bene consultarsi con il proprio osteopata, fisioterapista o chiropratico di fiducia.


3 esercizi semplici per alleviare il mal di schiena

Consigliamo di svolgere questi esercizi unitamente a una cura verso la propria schiena che contempli ad esempio il non sollevare pesi se non a gambe flesse in posizione di squat, il non caricarsi troppose si deve affrontare un lungo percorso e il coprire sempre le zone cervicali nelle stagioni più fredde.

Ovviamente, oltre agli esercizi e al movimento, un ruolo fondamentale lo gioca la nutrizione e soprattutto l'idratazione: cercate di non scegliere cibi altamente infiammatori ma alimenti diuretici e di bere molto, non solo per idratare i dischi vertebrali ma per la netta connessione che esiste tra mal di schiena e reni.


Marjariasana, la posizione del gatto

Iniziamo con un esercizio alquanto comune sia nella ginnastica occidentale classica sia nell'antichissimo yoga. Si tratta di quella posizione che prende il nome di marjariasana, anche dettaposizione del gatto.

Si tratta di stare in quadrupedia e attivare un movimento che spinge le lombari verso l'alto quando la testa scende e, viceversa, far salire la testa mentre si inarca la schiena e si lascia andare tutto l'addome.

I benefici di questo esercizio sono molteplici: non ha solo effetti positivi sui dischi intervertebrali - scioglie infatti tutta la schiena - ma anche sugli organi interni; se eseguito sul lungo periodo,regolarizza anche i dolori mestruali.

Le ginocchia, quanto ad apertura, devono più o meno corrispondere al bacino e le braccia devono stendersi contro il pavimento. Si dovrebbe cercare di sciogliere qualsiasi tensione al collo. È importante, durante l'esecuzione, richiamare e attivare anche i muscoli dell'addome.




Posizione di raccoglimento


Passiamo al secondo esercizio che si esegue cercando una posizione ranicchiata del corpo a partire da una sdraiata a pancia all'insù. Più o meno si tratta di raccogliersi e chiudersi portando le ginocchia al petto.

Ci vuole molto ascolto e esecuzone sapiente del movimento per non andare a infastidire le vertebre e non sarebbe male farlo con un tappetino morbido a terra. La posizione ranicchiata andrebbe mantenuta per 20 secondi. Sconsigliata per chi ha avuto problemi seri a livello del sacro.




Allungamento in avanti


Questo terzo esercizio è di puro allungamento e lo si può compiere dalla posizione seduta. Le gambe sono divaricate e in fase di espirazione si piega il busto in avanti e si lasciano andare le braccia.

Un buonissimo test per eseguire al meglio questo esercizio consiste nel notare se i muscoli facciali sono rilassati o meno; le guance dovrebbero essere pesanti. Si torna in posizione seduta inspirando. Questo esercizio permette davvero di rimuovere qualsiasi tensione a livello cervicale.




Fonte : Cure Naturali.it
Marilina Lince Grassi

Papa: Dio dà sempre a chi ha peccato la dignità di rialzarsi Il perdono di Dio è sempre “più grande” di “qualunque cosa possiamo rimproverarci”.

Buon giorno a tutti! Chiedo scusa se sono stata assente per un lungo periodo di tempo ma ho preparato 3 esami del mio corso presso la Facoltà Teologica dell'Italia Settentrionale, esami che hanno avuto un ottimo esito, e i cui voti  come ho sempre fatto, sono stati consegnati alla Brigata Folgore. Alla mia età ( 56 anni ), è un po' più faticoso approfondire in modo profondo delle materie così difficili , quindi subito dopo mi sento molto stanca anche perchè studio molto intensamente. Oltretutto questo periodo di inizio primavera non facilita gli allergici e ho dovuto prendere anche del cortisone per alcuni problemi che ho avuto. Ad ogni modo rieccomi qui a pubblicare qualcosa che ritengo utile come le notizie del Bollettino del Radio Giornale Vaticano. Questo è quanto ha detto Papa Francesco ieri :



Il perdono di Dio è sempre “più grande” di “qualunque cosa possiamo rimproverarci”. Lo ha affermato Papa Francesco all’udienza generale in Piazza San Pietro, davanti a oltre 30 mila persone, durante la quale ha terminato la serie di catechesi sulla misericordia nell’Antico Testamento. Dio elimina il peccato “alla radice, ha detto il Papa, che ha concluso: “Se tu vuoi essere perdonato, perdona” a tua volta. Il servizio di Alessandro De Carolis:

Tendere la mano al cielo, come fa un bambino finito a terra con sua mamma o suo papà, perché la “dignità del perdono di Dio” sta nel permettere alle donne e agli uomini di potersi rialzare sempre, ogni volta che hanno sbagliato e si pentono.

Più grande di ogni peccato
Papa Francesco conclude il ciclo di catechesi sulla misericordia nell’Antico Testamento con il distillato di tutta la sua riflessione, che è poi il cuore del Giubileo: Dio non si stanca mai di perdonare chi gli chiede perdono. Per spiegarlo usa i versi del Salmo 51, quello che dà voce al re Davide, oppresso dal doppio, grave peccato che ha commesso: l’adulterio con la moglie del suo generale, a sua volta fatto morire. Davide, ricorda Francesco, confessa la propria colpa, non si vergogna della sua miseria, confida nella misericordia divina:

“L’unica cosa di cui abbiamo davvero bisogno nella nostra vita è quella di essere perdonati, liberati dal male e dalle sue conseguenze di morte. Purtroppo, la vita ci fa sperimentare tante volte queste situazioni; e anzitutto in esse dobbiamo confidare nella misericordia. Dio è più grande del nostro peccato. Non dimentichiamo questo: (…) Dio è più grande di tutti i peccati che noi possiamo fare".

Non cancellato, distrutto
Il Papa scruta fin nelle pieghe della dinamica del perdono divino. Il Salmo, afferma, mostra che l’ammettere il proprio errore è già un modo di celebrare “la giustizia e la santità di Dio”. Il quale non si limita a elargire una sommaria benevolenza al peccatore, ma fa molto di più:

“Il peccato... lo distrugge e lo cancella. Ma lo cancella proprio dalla radice, non come fanno in tintoria quando portiamo un abito e cancellano la macchia. No! Dio cancella il nostro peccato proprio dalla radice, tutto!”.

La dignità di rialzarsi sempre
Con il perdono divino, prosegue Francesco, una persona volta letteralmente pagina. Si diventa, dice, “creature nuove, ricolmate dallo Spirito, piene di gioia”. Anzi, soggiunge, accogliendo la grazia divina “possiamo persino insegnare agli altri a non peccare più”:

“Quando un bambino cade, cosa fa? Alza la mano alla mamma, al papà perché lo alzi. Facciamo lo stesso. Se tu cadi per debolezza nel peccato, alza la tua mano: il Signore la prende e ti aiuterà ad alzarti. Questa è la dignità del perdono di Dio! La dignità che ci dà il perdono di Dio è quella di alzarci, metterci sempre in piedi, perché Lui ha creato l’uomo e la donna per essere in piedi”.

Perdona se vuoi essere perdonato
Infine, c’è la condivisione. Chi ha ricevuto il perdono di Dio, conclude con un imperativo Francesco, non può che comportarsi altrettanto con gli altri attorno a sé:

“Tutti coloro che il Signore ci ha posto accanto, i familiari, gli amici, i colleghi, i parrocchiani… tutti sono, come noi, bisognosi della misericordia di Dio. È bello essere perdonato, ma anche tu, se vuoi essere perdonato, perdona anche tu. Perdona!”.


mercoledì 30 marzo 2016

Marò,quattro anni di vigliaccheria dei governi italiani.


Prima di tutto bisogna trovare il fesso di turno o lo scemo del villaggio che deve fare la proposta in questo caso l’ingrato compito è toccato all’ambasciatore Francesco Azzarello il quale  nella due giorni fell’udienza dell’Aja ha presentato la richiesta di far rientrare in Italia Salvatore Girone
<<Non può restare in India fino alla fine del procedimento a suo carico, che potrebbe durare almeno tre o quattro anni» ha detto. Girone rischierebbe di dover rimanere «detenuto a Delhi senza alcun capo d’accusa per un totale di sette o otto anni». Si tratta ha detto l’ambasciatore, di «una grave violazione dei suoi diritti umani». «Girone sia autorizzato a tornare a casa fino alla decisione finale dell’arbitrato» ha chiesto Azzarello. L’India ha dichiarato subito: «La richiesta dell’Italia è inammissibile».
«Essere umano non può essere usato come garanzia» ha poi detto Azzarello«L’unica ragione per cui Girone non è autorizzato a lasciare l’India è perché rappresenta una garanzia che l’Italia lo farà tornare a Delhi per un eventuale futuro processo. Ma un essere umano non può essere usato come garanzia per la condotta di uno stato» ha precisato l’ambasciatore italiano all’Aja. Per poi ribadire: «Abbiamo già preso l’impegno di rispettare qualsiasi decisione di questo Tribunale».
Salvatore Girone, ha aggiunto Azzarello «è costretto a vivere a migliaia di chilometri dalla sua famiglia, con due figli ancora piccoli, privato della sua libertà e dei suoi diritti. Il danno ai suoi diritti riguarda l’Italia, che subisce un pregiudizio grave e irreversibile dal protrarsi della sua detenzione, e dell’esercizio della giurisdizione su un organo dello Stato italiano». «L’Italia nutre speranze basate su solide motivazioni giuridiche e umanitarie» ha sottolineato l’ambasciatore, per poi rivolgersi direttamente al fuciliere di marina «Vogliamo dire che continuiamo a lavorare con l’usuale e indispensabile discrezione, per lui e per il Fuciliere Latorre. A entrambi va il nostro pensiero affettuoso». Salvatore Girone si trova tuttora detenuto a Delhi, mentre l’altro marò, Massimiliano Latorre è rientrato in Italia con un permesso provvisorio per curarsi dopo l’ictus che l’aveva colpito. Resterà nel nostro Paese almeno fino al 30 di aprile.
E subito da Nuova Delhi hanno risposto : «La richiesta dell’Italia è inammissibile, c’è il rischio che Girone non ritorni in India nel caso venisse riconosciuta a Delhi la giurisdizione sul caso». «Sarebbero necessarie - si legge ancora - assicurazioni in tal senso che finora sono state insufficienti». L’India ci fa sapere che «Girone non è in prigione, vive nella residenza dell’ambasciatore italiano a New Delhi dove la sua famiglia può fargli visita, quindi sono condizioni ragionevoli» dato il crimine di cui è accusato.  L’urgenza della richiesta italiana  è incomprensibile per  gli indiani    sottolineando che «ciò che è veramente irreversibile è la morte dei due pescatori».
«La Corte speciale indiana non ha avviato il processo nei confronti dei due marò - ha spiegato  l’agente per il governo indiano Neeru Chadha  aa’Aja- non per negligenza o leggerezza da parte di Delhi bensì per le azioni di ostruzionismo dell’Italia» che ora, ha aggiunto «non può lamentarsi delle conseguenze della propria condotta». «La richiesta dell’Italia era già stata bocciata dal Tribunale del mare di Amburgo, e da allora nulla è cambiato» nelle condizioni di Salvatore Girone, ha aggiunto Neeru Chadha.
Questa è la situazione nuda e cruda e la colpa è dei governi italiani che non hanno mai fatto quello che dovevano fare  e che continuano a fare i rimbabiti e a pensare solo a pararsi il culo a vicenda  .Ogni governo ha pensato ad assolvere chi lo ha preceduto e a continuare la stessa politica fallimentare.
Hanno pure creato una fonte che doveva dividere in destra e sinistra e poi in innocentisti e colpevolisti.
Lo sappiamo che sono innocenti  ma se fossero stati colpevoli a loro non si applicavano le regole del diritto internazionale?
Tutti hanno la loro giurisdizione escluso gli italiani ,di chi è la colpa di questa assurda situazione?
E a quei miserabili che hanno pensato di soffocare ogni protesta e di creare un esercito di venduti governativi cosa direte e cosa farete? Un consiglio voglio darvelo…prendete quei fiocchettini gialli e infilateveli nel cu..
Alfredo d’Ecclesia





ECCO CHI HA SVENDUTO L’ITALIA A GERMANIA ED EUROCRATI

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Son vent’anni dalla nascita dell’Ulivo, e forse non è inutile fare il punto su quella che fu la sua politica economico-monetaria. Una politica che si inserisce nel grande percorso di trasformazione mondiale capitalistica ancora in corso, ma che iniziò ad apparire visibile esattamente alla metà degli anni Novanta del Novecento.
È ormai diffusa la quasi stucchevole affermazione per cui dalla crisi economica mondiale in corso stia emergendo una nuova formazione economico-sociale capitalista. In questo in verità non vi è nulla di nuovo, gli andamenti delle forze produttive sono sempre intimamente legati alle forme della produzione e quindi ai rapporti sociali e istituzionali. Anzi, molto spesso nella storia capitalistica questi ultimi hanno avuto un ruolo determinante nel pre-formare le stesse forze produttive, che ben poco hanno di meccanico e deterministico.
Ecco ora giungere, come aveva previsto Hansen nel 1939, la deflazione, che conduce alla stagnazione secolare: trappola di liquidità, sindrome giapponese; tutte malattie che nascono nell’Europa dell’euro ordoliberista. C’è di più, tuttavia. La finanza si incontra con nuove tecnologie che cent’anni fa non avevamo previsto. Schumpeter parlava di distruzione creatrice: nuove tecnologie, nuove imprese avrebbero distrutto le tecnologie e le imprese incapaci di adattarsi ai nuovi cambiamenti, e dalla crisi si sarebbe creato nuovo plusvalore generato dall’espropriazione del pluslavoro attraverso la riproduzione allargata del meccanismo del capitalismo. Si distruggeva ma si creava. E non solo variando i tassi di interesse, come aveva in mente Keynes, ma facendo circolare merce contro merce come aveva in mente Piero Sraffa, nel suo “Produzione di merci per mezzi di merci”, che rimane il più bel libro di economia del Novecento.
Ora le cose sembrano cambiare. Perché il nuovo ciclo Kondratieff che si avvicina come uno tsunami ha talune caratteristiche prima sconosciute. Pone all’odine del giorno la creazione diffusa di sistemi naturalmente complessi e stratificati quanto a tecnologie di intelligenze artificiali che producono a loro volta intelligenze. È come se si elevasse l’Itc all’ennesima potenza. Le stampanti 3D, con la meccanica per diffusione e non per estrusione che ne deriva grazie all’uso del laser, sono solo l’inizio. Il seguito saranno i robot isomorfi, omeostatici tanto con il corpo umano quanto con il mutare delle macchine e dell’ambiente in cui sono immersi.
Tutto questo è avvenuto in Europa grazie alla politica economico-monetaria dell’Ulivo, che ha disarmato le menti e nel mentre ha armato nuove classi economico-politiche cosmopolite (i Padoa Schioppa ne sono l’esempio più sconcertante), a cominciare dai Ciampi e dai Draghi e per finire con i Monti costruiti dai quotidiani e dai poteri situazionali di fatto filo-teutonici e anti Usa, che già Gramsci aveva ben descritto, seguendo Machiavelli e parlando del “cosmopolitismo”, ossia del servilismo internazionale degli intellettuali italiani. Immaginiamoci che cosa accade quando al posto di intellettuali ci troviamo dinanzi ragionieri del mondo affascinati dal mito umiliante che narra che gli italiani nulla san far da sé e hanno quindi bisogno per bene agire di choc esterni: l’ordoliberalismus teutonico appunto, mito che in qualsivoglia altra nazione farebbe sfidare a duello colui che accusa il suo interlocutore di sostenere tale tes
Si dovrà fare la storia dell’Ulivo che ne affronti la teoria economica prevalente. I testi di Lodovico Festa (anche l’ultimo apparso su “Studi cattolici” recentissimamente) offrono di già un’eccellente premessa. Ma certamente la politica monetaria di quegli anni va inserita nella specificità della vicenda monetaria italiana che è sempre stata — come sappiamo — determinata da un’oscillazione e da un intreccio continuo tra fiscal dominance eforeign dominance.
Sgombriamo subito il campo dal presupposto ipostatizzato mitologicamente che il problema centrale sia quello dell’indipendenza delle banche centrali. L’indipendenza delle banche centrali dal Tesoro (per dipendere da chi, se non dalle burocrazie o dalle euroburocrazie spartite in basi a criteri di potenza nazionale?) non incide sui temi della foreign dominance come nei consolidati manuali Cencelli politici, e nel caso dell’Ulivo: non è determinante.
Ciò che è e fu determinante a partire dai tempi dell’Ulivo (sino a oggi) è il fatto che l’indipendenza delle banche centrali europee dell’eurozona e quindi dell’Italia fu lo strumento più idoneo allorché si ritenne di potere e volere fare la volontà della nazione accettando, anzi, invocando, il dominio estero sulle nostre scelte di politica monetaria ed economica non in una condizione di condivisione ma, invece, di crescente sottrazione di sovranità.
La mia tesi è che l’Ulivo ha rappresentato l’acme della foreign dominance e l’ha reso pressoché irreversibile — almeno nel breve periodo — con l’entrata nell’euro e quindi con la definitiva perdita della sovranità monetaria. Ciò che è stata una delle fasi della foreign dominance, ossia l’egemonia tedesca sul sistema economico e su quello monetario in primis italiano grazie all’Europa a dominazione germanica, è ormai divenuta una delle caratteristiche della stessa nazione italiana.
Il nesso nazione-internazionalizzazione ha avuto una torsione e stabilizzazione definitiva, se l’Europa non muterà volto, ossia non si riscriverà il Trattato di Maastricht e non cadranno tutti i suoi presupposti. Essi hanno condannato alla decadenza l’Italia, come fu nella crisi del Seicento. I mezzi furono diversi, gli esiti saranno e già sono assai simili: de-industrializzazione, depauperamento del capitale umano con la sua emigrazione da un lato e la sua emasculazione emotiva dall’altro.
Come è noto, quando parliamo di fiscal dominance intendiamo il ruolo determinante del Tesoro nella creazione monetaria. Determinare la quantità di moneta e dei tassi d’interesse è un compito che rimane nelle mani della politica e delle istituzioni finanziarie: oppongono il principio di gerarchia a quello di mercato e allocano le risorse in questo con sistematica prevalenza. In questo senso il ruolo del mercato è subalterno e sottoposto al controllo politico anche in un contesto internazionale che può renderlo difficile Ma questa è stata fondamentalmente la condizione in cui l’Italia si è trovata a operare per la sua collocazione nella divisione internazionale del lavoro durante tutta la sua storia sino ai primi anni Novanta del Novecento. Proprio gli anni in cui inizia l’esperienza dell’Ulivo.
Naturalmente questa storia è stata contrassegnata da una diversità della foreign dominance anche in condizioni ben precedenti l’Ulivo e che ho richiamato precedentemente. Si possono scandire storicamente dei tempi ben precisi in cui tale foreign dominance assume colori diversi, dai tempi di Camillo Cavour, passando per il predominio inglese e francese e poi quello tedesco che fu decisivo per la creazione del sistema bancario italiano e per inverare poi durante il fascismo paradossalmente il predomino nordamericano, con un ruolo decisivo esercitato dalla banca Morgan e dal suo rappresentante in Italia.
Giulio Sapelli

Estulin: “Ecco chi tira i fili del terrore per sovvertire l’ordine mondiale”

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Daniel Estulin: “Il Bilderberg non è più così importante, la vera politica si svolge a un livello sovranazionale, al di sopra dei governi”. E fa i nomi di chi governa il mondo da dietro le quinte.
“Tutti gli eventi sono tra loro interconnessi. A leggere i giornali sembra che gli scontri in Ucraina siano un problema a sé, completamente slegati dagli scontri razziali di Ferguson o dalle persecuzioni razziali e religiose in Iraq e Siria”.
Prima di entrare nel merito delle tensioni tra la Russia e la Nato, Daniel Estulin(controverso autore del libro La vera storia del club Bilderberg) ci tiene a spiegare che “la Terra è un pianeta piccolo” e che, per andare fino in fondo, è fondamentale capire chi tira le fila. Perché “noi siamo solo burattini”.
Estulin nasce nel 1966 a Vilnius. Della sua vita non si sa molto. Ma, chiacchierando, è lui stesso a raccontare delle battaglie del padre per una Russia più libera, della fuga in Canada e della passione per la politica, senza divisione tra interni e esteri, perché “la vera politica si svolge a un livello sovranazionale, al di sopra dei governi, tra quelle persone che governano il mondo da dietro le quinte”. Li chiama “shadow master” (signori dell’oscurità, ndr) e cerca di smascherarli nei suoi libri, da L’istituto Tavistockin avanti.
Perché la Nato sta alzando i toni con la Russia?
“Per capirlo bisogna guardare a Detroit, uno scenario post-apocalittico degno di un film di Will Smith. Le persone che tirano le fila del mondo vogliono che le guerre, la crescita zero e la deindustrializzazione ogni città del mondo assomigli a Detroit.”
Progresso e sviluppo non dovrebbero essere direttamente proporzionali alla densità di popolazione?
“Grazie ai progressi tecnologici, le società si sviluppano, creano di ricchezza e costruiscono. Ma chi tira le fila del mondo sa che la terra è un pianeta molto piccolo con risorse naturali limitate e una popolazione in continua crescita. Ora siamo 7 miliardi e stiamo già esaurendo le risorse naturali. Ci sarà sempre abbastanza spazio sul pianeta, ma non abbastanza cibo e acqua per tutti. Perché i potenti sopravvivano, noi dobbiamo morire.”
Come intendono fare?
“Distruggendo le nazioni a vantaggio delle strutture sovranazionali controllate dal denaro che gestiscono. Le corporazioni governano il mondo per conto dei governi che esse controllano. Così è successo con l’Unione Europea.”
E Putin non rientra in questo disegno…
“Pensavano di poterlo controllare…”
Perché non ci riescono?
“La Russia è una superpotenza nucleare. È questo che la rende tremendamente pericolosa agli occhi di questa gente. La Cina, per esempio, ha una grande popolazione ma non è una potenza nucleare. E per questo non è un pericolo. Mentre l’economia cinese può essere distrutta nel giro di un minuto, le tecnologie russe non possono essere annientate.”
Dove vogliono arrivare col conflitto in Ucraina?
“Togliere il gas all’Europa per farla morire di freddo… Quando parlo di potere, non lo identifico con persone che siedono su un trono, ma con un concetto sovranazionale. L’idea è appunto distruggere ogni nazione.”
Alla fine non ci sarà più alcuna patria?
“L’alleanza è orientata verso una struttura mondiale che per essere controllata ha bisogno di nazioni deboli.”
È possibile fare qualche nome?
“Christine Lagarde, Mario Draghi, Mario Monti, Petro Oleksijovyč Porošenko… tutte queste persone sono sostituibili. Prendete Renzi: la sua politica conduce alla distruzione dell’Italia. Perché lo fa, dal momento che dovrebbe fare l’interesse del vostro Paese? Non è logico.”
Non è poi tanto diverso da Monti…
“I vari Renzi, Monti, Prodi sono traditori dell’Italia, non lavorano nell’interesse del Paese. Renzi non ha mandato politico, nessuna legittimazione, non è stato eletto.”
L’ultimo premier eletto democraticamente è stato Berlusconi.
“E questo è il motivo per cui c’è stato uno sforzo così ben orchestrato per distruggerlo.”
È il Bilderberg a tirare le fila?
“Il Bilderberg era molto influente negli anni Cinquanta, nel mondo postbellico. Ora è molto meno importante di quanto non si creda. Organizzazioni come il Bilderberg o la Trilaterale non sono il vertice di nulla. Sono la cinghia di trasmissione. I veri processi decisionali hanno luogo ancora più in alto. L’Aspen institute è molto più importate del Bilderberg.”
Nessuno ne parla.
“I giornali mainstream fanno parte di questo gioco. Pensare che media come il New York Times, il Washington Post o Le Monde siano indipendenti, è da idioti. I giornalisti lavorano per azionisti, che decidono la linea editoriale del giornale.”
Vale anche per l’Italia?
“Il Corriere della Sera, la Stampa e il Sole 24Ore siedono spesso alle riunioni del Bilderberg. Non c’è metodo più efficace che far passare le loro idee nella stampa mainstream.”
Anche l’estremismo e il terrorismo islamico rientrano in questo disegno?
“Certamante. Non è possibile credere che Obama lavori nell’interesse degli Stati Uniti. Come è impensabile credere che un’organizzazione come l’Isis sia passata, nel giro di poche settimane, dall’anonimato più assoluto a rappresentare la peggiore organizzazione terroristica del mondo.”
Come si “costruisce” un nemico?
“Con gruppi come Isis, Hamas, Hezbollah o Al Qaeda, succede quello che chiamiamo blow-back, cioè quello che succede quando soffi il fumo e ti torna in faccia. L’effetto è sempre lo stesso: si costruisce e si finazia un gruppo terroristico, in Ucraina come in Medioriente, e dopo un certo periodo di gestazione questo ti torna indietro e ti colpisce. In ogni operazione non c’è mai un solo obiettivo, ma sempre molti obiettivi. Un obiettivo lavora per te, un altro contro di te.”
Tutto già calcolato?
“Un qualsiasi attacco implica l’uso dell’esercito e, quindi, la necessità di investire soldi nell’industria bellica. La formula è la stessa, cambiano solo i giocatori. Oltre alla guerra ci sono modi diversi per ottenere lo stesso risultato: la fame, la siccità, droghe, la malattie. Li stanno usando tutti. Così da un lato distruggono il mondo economicamente, dall’altro usano i soldi per sviluppare tecnologie così potenti e futuristiche da creare un gap tra noi e loro sempre più marcato.”
Eppure faticano a contrastare l’ebola…
“Macché! È solo un esempio per vedere la reazione della popolazione mondiale. Viene presentata come un’epidemia ma ha ammazzato appena tremila persone negli ultimi dieci anni. Ogni anno raffreddore, tosse e influenza ne uccidono 30mila solo negli Stati Uniti. La prossima volta che ci sarà una vera epidemia, conosceranno già le reazioni umane.”
fonte http://www.stopeuro.org/estulin-tira-i-fili-terrore-per-sovvertire-lordine-mondiale/

L’INCREDIBILE STORIA DEL GLIFOSATO DI BRUXELLES E LO “SHEEP DIP”

20160
DI F.WILLIAM ENGDAHL
In una storia di corruzione a Bruxelles, quasi troppo grossolana per essere vera, la Commissione dell’Unione Europea è pronta ad approvare l’autorizzazione di utilizzare un elemento chimico provato cancerogeno, il glifosato, nonostante gli avvertimenti dell’organizzazione mondiale della sanità e da numerosi scienziati indipendenti che ne segnalano la tossicità per animali ed esseri umani. Soltanto sostenute proteste hanno costretto la UE a procrastinare a sorpresa la data prevista delle votazioni per la ri-approvazione.


Il Commissario UE alla Salute e alla sicurezza alimentare, Vytenis Andriukaitis ha procrastinato la conferma dell’autorizzazione del glifosato questo mese, non per una coraggiosa risposta morale contro il corrotto gruppo della commissione UE per la sicurezza alimentare (EFSA) ed a favore di rinnovare l’autorizzazione all’impiego per il diserbante più usato al mondo, il glifosato. Il commissario è comunque prontissimo a concedere l’autorizzazione, nonostante il fatto che il comitato scientifico dell’Organizzazione mondiale della sanità nel 2015 ha catalogato il glifosato come probabile cancerogeno per animali ed esseri umani. Il commissario ha procrastinato la votazione soltanto perché quattro tra gli stati membri UE, a sorpresa, si sono rifiutati di approvare il rinnovo. Adesso Andriukaitis e il cartello dei diserbanti OGM stanno confabulando per trovare un modo alternativo di fare approvare il rinnovo nel silenzio.
Il glifosato è un composto chimico altamente tossico che è l’ingrediente principale del diserbante Roundup della Monsanto, diserbante più usato al mondo. In diverse combinazioni il glifosato è comunque venduto da quasi ogni compagnia agrochimica al mondo tra cui BASF, Syngenta, Dow Chemical, DuPont e la Cinese  Zhejiang Wynca Chemical.
Inizialmente concepito in forma coadiuvata da altri componenti chimici ultra-tossici dal chimico della Monsanto John Franz negli anni ’70, diventò rapidamente il diserbante più usato negli USA e nei paesi UE. Oggi il glifosato è usato in combinazione con piante OGM concepite per essere resistenti al glifosato come le “Roundup ready” della Monsanto (soia o mais glifosato-resistenti). Tutte le piante OGM della Monsanto, da contratto, devono usare il diserbante a base di glifosato roundup. Il problema con il rinnovare l’autorizzazione alla commercializzazione e all’uso dei prodotti a base di glifosato è che nel 2015 l’agenzia internazionale della ricerca sul cancro (IARC) dell’organizzazione mondiale della sanità ha classificato il glifosato come “probabile cancerogeno per gli esseri umani” basandosi su studi epidemiologici, in vitro e test su animali.
La IARC ha condotto una estesa revisione indipendente di tutte le prove disponibili pubblicamente che legano il glifosato al rischio di cancro. La IARC è qualificata a condurre tale revisione, svolge la funzione da quarant’anni a questa parte per conto dell’organizzazione mondiale della sanità. Ha valutato centinaia di composti chimici e dè considerata come organismo autorevole in materia dai governi di tutto il mondo. Esperti non legati al mondo dell’industria ne confermano integrità e credibilità scientifica.
Sempre più prove dell’alta tossicità del glifosato in combinazione con altri composti chimici coadiuvanti vengono alla luce, l’attenzione delle organizzazioni ambientali e sanitarie rispetto al pericolo di un eventuale rinnovo per 15 anni dell’autorizzazione è molto intensa.
Se la UE rifiutasse la licenza al glifosato scaglierebbe un colpo mortale al diserbante più usato al mondo, come alla Monsanto e all’industria globale degli OGM. Non è solo profitto privato, è geopolitica. Secondo voi chi è che non risparmia colpi per ottenere il rinnovo a Bruxelles?

                                                               ECPA
Certamente pochi tra i lettori avranno sentito parlare della ECPA (European crop protection association, associazione per la protezione delle piantagioni). Il suo sito web dichiara che “rappresenta gli interessi dell’industria della protezione delle piantagioni a livello Europeo. Tra i nostri membri vi sono tutte le maggiori industrie e associazioni nazionali Europee. Miriamo a rappresentare tutti coloro che hanno un interesse nella protezione delle piantagioni per condividere conoscenze e impare uno dall’altro. Insieme possiamo risolvere i problemi nel competitivo quadro Europeo”. “Protezione delle piantagione” suona come qualcosa di buono. Non lo è.
Stringendo, la dichiarazione di scopi della ECPA è una menzogna. L’ECPA altro non è che la lobby che rappresenta Monsanto, Dow Chemicals, Dupont, Syngenta, Bayer Cropsciences, BASF Agro ed altri operatori del settore a Bruxelles. Quando fu annunciato che quattro nazioni: Francia, Svezia, Olanda e Italia, si opponevano al rinnovo della licenza al glifosato, Jean Charles Bocquet, direttore della ECPA ha dichiarato: “Ci turba che questi paesi siano stati influenzati da considerevoli pressioni politiche da parte del comitato per la sicurezza ambientale del parlamento Europeo, da organizzazioni non governative e dal principio di precauzione”.
Una tale dichiarazione da parte della lobby dell’agrobusiness, specialmente il fatto che “ECPA è turbata dal fatto che queste nazioni siano influenzate dal principio di precauzione” suona come spiazzante onestà sulla bocca di una delle più corrotte organizzazioni lobbystiche in Europa.
Il principio di precauzione afferma che in presenza di sospetto fondato di un rischio alla salute del pubblico o dell’ambiente e in assenza di consenso della comunità scientifica sul fatto che l’azione o provvedimento non siano nocivi, la prova della non nocività ricade su chi promuove il provvedimento, in tal caso la Monsanto e la lobby dell’agrobusiness. Questo principio è legge per l’UE. Il senso dell’ammissione dell’ECPA è che loro se ne fregano delle necessarie precauzioni per garantire la salute e la sicurezza della popolazione. L’agribusiness prima di tutto.
Nel Novembre 2015 la EFSA, autorità Europea per la sicurezza alimentare ha aperto l’iter alla conferma della licenza al glifosato, sostenendo che “è improbabile che il glifosato costituisca un fattore di rischio di cancro per gli esseri umani”. La EFSA concluse così contro il parere dell’organizzazione mondiale della sanità affidandosi su sei studi agro-chimici , tutti finanziati dalle lobby del settore, i cui dettagli scientifici non sono mai stati integralmente pubblicati e non sono mai apparsi in pubblicazioni scientifiche peer-reviewed indipendenti.
La “risoluzione” dell’EFSA di Novembre che il glifosato non sarebbe un probabile cancerogeno e che sia pertanto sicuro è stata basata su uno studio corrotto del governo Tedesco, il quale a sua volta era stato adattato da uno studio dell’industria agrochimica stessa, sotto la sigla “Glyphosate task force”. In breve uno studio della task force del glifosato della Monsanto e del resto dell’industria agrochimica, entità priva di ogni autorità scientifica è stato travestito da studio commissionato dal governo Tedesco per conferirgli una credibilità e poi passato ad una acritica EFSA a Bruxelles che ha acriticamente raccomandato alla UE di rinnovare la licenza al glifosato.
In Inglese il termine “sheep dip” e l’aggettivo “sheep dipped” (letteralmente inzuppare la pecora) hanno un duplice significato. Entrambi i significati sono appropriati in questo contesto. Lo sheep-dip di un militare o di un agente segreto significa l’occultare la sua vera identità e sostituirla con una nuova in maniera che non siano riconoscibili per ciò che sono realmente e che appaiono come normali civili nella società nemica. La commissione UE ha camuffato (ship dipped) la sua ragione per dichiarare il glifosato sicuro.
In senso letterale lo sheep dip è l’immersione di una pecora in un bagno liquido di composti chimici altamente tossici allo scopo di uccidere i parassiti che si annidano sul manto della pecora. L’originale soluzione chimica per lo sheep dip era basata su un composto organico al fosforo, lo stesso da cui in seguito si sono sviluppati i composti usati nella guerra chimica. I composti organici al fosforo sono altamente tossici per gli esseri umani, dal momento che vengono facilmente introdotti nell’organismo attraverso la pelle. La EFSA e l’UE stanno facendo lo sheep dipping a noi con la loro decisione.
La Commissione Europea e gli Stati membri si dividono la responsabilità di valutare la sicurezza dei diversi composti chimici in uso nell’intera UE. L’ufficio federale Tedesco per la protezione dei consumatori e la sicurezza alimentare (BVL) è stato incaricato di revisionare il glifosato nel 2012 per tutti gli Stati membri. La Germania depositò il suo rapporto a Gennaio 2014, presentando una ampia relazione dell’ufficio per la protezione dei consumatori e la sicurezza alimentare, preparata dal suo Istituto Federale per la valutazione dei rischi (BFR).
La EFSA si è affidata integralmente al rapporto Tedesco BFR per la sua decisione di Novembre 2015, nonostante il fatto che la BFR si sia rifiutata di rendere pubblici i due studi chiave sulla tossicità cronica che hanno giustificato la decisione presa, perché gli studi contengono “informazioni confidenziali dal punto di vista commerciale”. In aggiunta la relazione del BFR raccomandava non soltanto la conferma dell’approvazione dell’uso del glifosato in Europa, ma ha pure rivisto la dose giornaliera di tolleranza di un incredibile 66%, da 0,3 a 0,5 mg per kg di peso corporeo. Non c’è nessun principio di precauzione per questi signori.
Per aggiungere all’incredibile vortice di corruzione dell’intera Commissione UE e della EFSA in ciò che può essere definito soltanto una impresa criminale finalizzata alla riapprovazione del glifosato, il comitato studio sui pesticidi della BFR Tedesca è composto di impiegati dei giganti dell’agrobusiness che fanno enormi profitti sul glifosato, incluso uno della BASF e due della Bayer Crop sciences. Bayer e BASF sono entrambe membri della European Crop protection association, la ECPA di cui sopra. Fino a poco tempo fa BASF aveva persino una joint venture con Monsanto finalizzata alla diffusione delle coltivazioni OGM.
Forse ancora più sconvolgente per tutti coloro che ingenuamente si fidano dell’integrità scientifica della burocrazia Tedesca su questioni di salute e sicurezza è il fatto che la BFR non ha steso il rapporto in maniera originale. Al contrario ha usato il lavoro della Glyphosate task force (GTF). Leggiamo: “Un consorzio di aziende che condividono risorse e sforzi allo scopo di rinnovare la registrazione Europea del glifosato con una sottoscrizione congiunta”. I membri del GTF includono Monsanto, Dow Agro e Syngenta insieme a varie altre compagnie agrochimiche.
Monsanto e Syngenta hanno fatto lo ship-dipping alla loro relazione di sicurezza, pubblicata dalla loro task force, tramite l’organismo governativo Tedesco Bundesinstitut für Risikobewertung (BfR), orgamismo federale per la valutazione del rischio del Ministero Federale per agricoltura, alimentazione e protezione dei consumatori. Il Ministero Tedesco ha poi fornito il suo rapporto a Bruxelles ed alla EFSA che hanno assunto il rapporto BFR come proprio rapporto e il commissario Europeo Andriukaitis ha poi citato il rapporto EFSA-BFR-Glyphosate task force (Monsato&co) per giustificare il suo intento di rinnovare la licenza nonostante ogni evidenza del contrario. La precedente licenza del glifosato, concessa nel 2002 scade a Giugno.
IL COMMISSARIO EUROPEO SPUTA SULLA SCIENZA
La determinazione della EFSA e la sua accettazione acritica da parte del Commissario per la salute e la sicurezza alimentare Vytenis Andriukaitis è stata così sfacciata da provocare la lettera di protesta di 96 eminenti scienziati, tra i quali molti degli scienziati firmatari dello studio IARC dell’organizzazione mondiale della sanità. La lettera al commissario Andriukaitis dichiara che le basi della ricerca EFSA non sono credibili perché non supportate da prove e di conseguenza suggeriscono alla Commissione Europea di ignorare il rapporto EFSA . “Una tra varie inesattezze” sostengono, è che l’EFSA ha scelto di ignorare completamente sette studi su animali dall’esito positivo, che dimostravano aumento della generazione tumorale. Il commissario UE Andriukaitis nella sua risposta moralmente responsabile scrive: “non posso accogliere la vostra richiesta di ignorare le conclusioni della EFSA”.
Andriukaitis mente. Ha tranquillamente la facoltà di citare le prove dei 96 scienziati per ordinare una ricerca scientifica completamente indipendente allo scopo di valutare il glifosato. L’ennesimo burocrate UE senza volto che prende decisioni fondamentali sulla vita umana senza palesemente sentirsi minimamente responsabile in senso democratico. Ricorda moltissimo la burocrazia Sovietica senza volto dell’epoca Staliniana. Andriukaitis d’altronde è nato in Unione Sovietica in epoca Staliniana, quindi siamo certi sappia di cosa stiamo parlando. Negli anni ’40 tutta la sua famiglia fu deportata in un campo di lavoro forzato in Siberia dove Andriukaitis nacque nel 1951 e visse fino al settimo anno di età.
13.03.2016

Traduzione per www.comedochisciotte.org a cura di CONZI

lunedì 28 marzo 2016

USA causa prima dell'ISIS (sia da destra che da sinistra....)



Vi ricordate Beppe Braida e le sue notizie a Zelig sui contrattempi di Berlusconi, che esposti in un crescendo di esagerazioni dai vari TG finivano col TG5 che decretava immancabilmente: "Attentato! Trattasi di attentato!"?
Il mainstream sta facendo un percorso inverso e partendo da veri, orrendi attentati dove persone reali, come me e come voi, hanno perso tragicamente la vita, in un retro-crescendo di panzane finisce per sminuire, volutamente, l’origine e il significato degli attentati di Bruxelles.

Attentati di questo tipo sono la quintessenza del caos sistemico che stiamo vivendo da decenni e sta avvicinandosi al suo showdown. In essi si intrecciano motivazioni diverse, soggetti diversi, obiettivi diversi. Ma motivazioni, obiettivi e soggetti non hanno tutti la stessa forza.

Lascia esterrefatti che l’Italia delle stragi non arrivi a questa elementare considerazione. Prendiamo la bomba di piazza Fontana a Milano del 12 dicembre 1969.

Il mainstream di allora, senza ritegno, senza nemmeno un debole accenno di dignità e indipendenza, partì in quarta immediatamente dopo la strage indicando negli anarchici i colpevoli. Ovviamente non si inventò da solo la falsa pista, ma era il megafono di qualcun altro.

Grazie alle controinchieste della sinistra militante (quella che allora si chiamava “sinistra di classe”), in particolar modo il Movimento Studentesco milanese e gli avvocati, i magistrati e i giornalisti democratici che il Movimento “egemonizzava” in senso gramsciano, il castello ufficiale di accuse crollò miseramente ed emersero le responsabilità di alcuni ambienti fascisti e dei cosiddetti “servizi deviati”, quelli che anni dopo si scoprì essere “embedded” alla Gladio, cioè la Spectre internazionale organizzata dalla Nato e dalla CIA.

Non è complottismo, sono atti giudiziari depositati e migliaia di pagine di documentate inchieste parlamentari.
Ora, anche negli anni Settanta c’erano studi seri che cercavano di capire perché esistessero antropologicamente e socialmente, prima ancora che politicamente, i neofascisti. 

Con ciò si poteva sostenere che le due stragi di Milano (piazza Fontana e Questura), di Brescia, o dell’Italicum (quella di Bologna è ancora poco chiara) fossero spiegabili con le turbe sociali e ideali dei neofascisti? No. Respingere questa spiegazione vuol dire negare che quelle turbe non ci fossero? No. Vuol dire fare un passo più su e cercare di capire la strategia dei “servizi deviati” e dei loro manovratori. Manovratori che non erano fascisti. Stando all’ex presidente Francesco Cossiga che in un periodo fu il sovrintendente di Gladio, in quell’organizzazione segreta i fascisti non erano ammessi, e i suoi padri fondatori in Italia erano ex partigiani, azionisti, socialisti e lamalfiani (Aldo Cazzullo, Corriere della Sera, 8 luglio 2008).

Nessuno più nega che Arabia Saudita, Qatar e Turchia siano i principali sponsor e finanziatori dell’Isis. Il presidente Obama ha fatto dimettere il generale John Allen perché invece di combattere l’Isis lo aiutava. Il generale Petraeus, ex direttore della Cia, anch’egli rimosso da Obama, ha dichiarato spudoratamente al Senato che al-Qaida è un alleato naturale degli Usa. Dalla crisi in Afghanistan dell’epoca Brzezinski in poi gli Stati Uniti hanno rispolverato dalla soffitta della Storia il fondamentalismo islamico come problema internazionale. La Casa Saud, oltre che finanziatrice anche ispiratrice ideologica del peggior fondamentalismo islamico, vanta da sempre non solo un’alleanza strategica con Washington ma anche un’amicizia intima con pezzi grossi dell’establishment statunitense, a partire dalla famiglia Bush.

Sono dati di fatto. Di fronte ad essi è una questione di logica elementare fare il secondo passo in più e cercare di capire gli obiettivi dei padrini, ben più importanti delle motivazioni soggettive dei picciotti, importanti per altri versi, per altri ragionamenti (ad esempio quelli sull’integrazione) e in altri contesti, ma che non riescono a spiegare perché un candidato alle rivolte giovanili delle banlieue si ritrovi in Siria, Iraq e Libia con tra le mani un missile anticarro di ultima generazione, un carro armato, un visore notturno da combattimento o si ritrovi in Europa dotato di esplosivo ad alto potenziale, controllatissimo dai Servizi ma guarda caso, come al solito, non nel momento fatale.

Persino Lucia Annunziata sull’Huffington Post è costretta a scrivere apertis verbis: “Qualcuno paga l’Isis in Iraq e Siria così come qualcuno paga la sua rete terroristica in Europa”. Ma evita di dire chi.

Questo passaggio logico-metodologico è obbligatorio e a noi Italiani dovrebbe venire naturale, data la storia di stragi e di misteri che abbiamo sulle spalle. Ma i tempi dei movimenti della “sinistra di classe” sono finiti e assieme si è dissolto quell’ambiente democratico e indipendente di giornalismo e di inchiesta. Si va a spron battuto verso il cervello embedded. Erdoğan che distrugge la stampa non allineata e contemporaneamente le città curde, i Saud che hanno decretato che qualsiasi critica alla famiglia è considerata atto di terrorismo mentre sponsorizzano le maggiori organizzazioni terroristiche di sempre, non fanno altro che battere la traccia.

La civiltà occidentale sta perdendo, non perché vinta da nemici esterni, ma perché le sue élite le hanno stretto attorno una cintura esplosiva e la spingono al suicidio. Ciò che rimarrà della civiltà dell’Occidente forse sopravviverà in Oriente, in Russia, in India, in Cina. Un affascinante paradosso per i futuri storici e i futuri archeologi.

Purtroppo appena facciamo il famoso passo per vederci più chiaro ci imbattiamo nel caos sistemico che caratterizza anche i centri decisionali più importanti del pianeta. Per ora possiamo quindi farci solo due domande sensate.

a) Come mai mentre l’Europa sta discutendo se e come intervenire in Libia "contro l'Isis", il suo centro nevralgico viene provocato con un sanguinoso attentato? Per impaurirci? Per dirci di non provarci? O, al contrario, cosa che io ritengo più plausibile, per spingerci a lasciar perdere la prudenza e intervenire? Cui prodest? chiederanno in molti. Domanda obbligata, ma ad oggi troppe risposte sono possibili.

b) Come mai i fratelli Bakraoui, oggi indicati come i responsabili dell’attentato all’aeroporto di Bruxelles, erano noti ai servizi segreti ma sono lo stesso riusciti a entrare in zone sorvegliatissime senza nemmeno tentare di camuffarsi? Anzi, stando ad alcuni servizi giornalistici, che considerare scritti da imbecilli rende poco, l’evidenza che siano proprio loro gli attentatori è dovuta proprio al fatto che sarebbero andati a farsi esplodere vestiti di nero e con la barba islamica “come i combattenti Isis” (sic!). Insomma, per questi “giornalisti” velinari sostenuti da una quantità insufficiente di neuroni, mancava poco che gli attentatori non entrassero nell’aeroporto con tutta calma sventolando il drappo nero del Califfato.

Finisco con un accenno agli sciacalli. 

Salvini, evvabbè. Meloni, evvabbè. Le loro raffinate analisi non sono né più né meno che supporti collaterali alla versione ufficiale.

Poi abbiamo il simpaticissimo capo dell’Intelligence ucraina, Vasyl Hrytsak, che ha insinuato che la responsabile degli attentati in Belgio è … la Russia! Opinione  che nemmeno i nostri russofobi hanno osato riportare (ma nemmeno hanno riportato i pestaggi del Gay Pride in Ucraina ad opera di nazionalisti e polizia. Infatti la presenza di omofobia in Europa deve essere registrata esclusivamente in Russia, toh, toh e toh).

Infine c’è lo sciacallaggio dell’epoca dei social network, dove subito sono girate le immagini dell’attentato all’aeroporto di Bruxelles. Peccato che fossero quelle dell’attentato all’aeroporto di  Mosca del 2011. D’altra parte, certi media occidentali spacciano i successi russi contro l’Isis per successi americani.

Piotr

fonte http://paolodarpini.blogspot.it/