sabato 30 aprile 2016

Giubileo militari. Fisichella e Marcianò: eserciti servano la pace. Un pensiero per i nostri Marò



"La sua porta è sempre aperta": è il filo conduttore del Giubileo della Famiglia militare e di polizia in programma a Roma da oggi al primo maggio, nel quadro degli eventi per l'Anno della Misericordia. Oggi convegno all'Augustinianum, domani partecipazione all'udienza giubilare con il Papa, domenica mattina alle 10.00 la Messa in San Pietro presieduta dal cardinale segretario di Stato Pietro Parolin a chiusura del Giubileo. Alle 12 i pellegrini parteciperanno al Regina caeli di Francesco. Alessandro Guarasci ha sentito il presidente del Pontificio Consiglio per la promozione della Nuova Evangelizzazione, mons. Rino Fisichella: 

R. - Nella Misericordiae Vultus il Papa ha un’espressione che a mio avviso si applica felicemente a quello che viene celebrato oggi. Dice che dobbiamo essere capaci di raggiungere le periferie di questo mondo e noi vediamo che gran parte delle azioni degli eserciti prima ancora che essere uno strumento di guerra e di difesa, sono uno strumento di pace. Raccolgono le forze per poter essere presenti a ricostruire, portano da mangiare dove manca, e a quelle popolazioni in stato di guerra e di violenza restituiscono la serenità e una forma di sicurezza. Quindi mi sembra che celebrare con un Giubileo della Misericordia significhi essere capaci di riconoscere anche il grande impegno per la pace.

D. - Un compito valido soprattutto ora che in Medio Oriente e in Nord Africa c’è fortissima instabilità, anche guerre …

R. - Noi viviamo una guerra mondiale anche se frammentata e davanti a questa esperienza il richiamo alla Misericordia si fa più forte. Ma il richiamo alla Misericordia – come lo vediamo quotidianamente – è anche un appello che viene fatto a tutti gli uomini di buona volontà. Si esprime con la vicinanza, con la partecipazione, diventa consolazione e strumento di pace; diventa guardare con occhi carichi di pietà anche tutte quelle situazioni che richiedono, appunto, una profonda umanità.

Ma qual è oggi il ruolo dei militari, che spesso sono testimioni del male presente nel mondo? Luca Collodi lo ha chiesto amons. Santo Marcianò, arcivescovo Ordinario militare per l'Italia: 

R. – Sono a contatto con il male, con quel male che vorrebbe distruggere il bene e che di fatto a volte ci riesce, soprattutto quando sopprime la vita dell’uomo. Ed è la testimonianza del male che spinge personalmente i militari, e anche i cappellani militari che operano con loro, ad adoperarsi per il bene. Da qui, come militari ma direi, prima ancora, in quanto persone, persone che hanno creduto e che credono nel bene, il coraggio di dare tutto, anche la vita, per i fratelli.

D. – Mons. Marcianò, l’essere prete è compatibile con la condizione di militare?

R. – L’essere prete non è compatibile con la professione del militare. Ma la militarità per il prete, e in questo caso per i cappellani militari perché sono solo loro ad avere questo status, è necessaria per poter svolgere il proprio ministero. Se così non fosse, i cappellani militari avrebbero grosse difficoltà nello svolgimento del loro servizio ministeriale. Aggiungo che mi piace vedere un segno di condivisione con questi fratelli e sorelle: essere uno di loro. La militarità resta il mezzo attraverso il quale il cappellano militare opera. Anch’io avevo dei dubbi, non riuscivo a capire… Non è un caso che in quasi tutti gli Ordinariati del mondo la militarità resti un mezzo assolutamente necessario per poter – ripeto – con grande libertà e autonomia, svolgere il ministero sacerdotale.

D. – Il Concilio Vaticano II vi ha definito “ministri della sicurezza e della libertà dei popoli”…

R. – Mi convinco sempre di più che il Concilio ci ha visto bene e chiaro, in prospettiva. È un termine che può sembrare esagerato, grosso, però è vero: descrive il servizio, il ministero del militare, che ha come fine quello di difendere la libertà e di mettere nelle condizioni i popoli e la gente di poter vivere liberamente, di godere e comprendere il senso della vita. Da qui la dignità dell’uomo: non c’è dignità se c’è oppressione; non c’è dignità se c’è guerra; e non c’è dignità se c’è un persecutore che fa di tutto per togliertela questa libertà, imponendoti legge!

D. – Mons. Marcianò qual è il senso di questo Giubileo delle Forze armate e della Polizia?

R. – Il Giubileo diventa l’incontro con la misericordia di Dio. Il Giubileo dei Militari mi piace vederlo come la conferma di ciò che il militare è. Più volte mi è capitato di definire il militare come un “Buon Samaritano”, è la misericordia che praticano i militari. Li vedo quasi come coloro che si sostituiscono a volte alla responsabilità di quanti hanno in mano le redini dell’umanità e fanno poco, forse nulla, per dare e ridare dignità alla gente.

D. – I militari sono le prime persone che il migrante incontra al momento dell’arrivo…

R. – Io dico che se non ci fossero i militari, tante sarebbero le morti. I militari sono coloro che soccorrono, salvano vite umane e rischiano la vita per salvare quella dei fratelli e delle sorelle che giungono sulle nostre coste. Mi piace associare ai militari anche l’opera dei cappellani militari, che non si limitano ad assistere. Io cerco di garantire la presenza del cappellano su ogni nave: quella del cappellano è un’opera che diventa anche qui coinvolgente, nel senso che il cappellano si confonde con i militari, si sporca le mani come fanno i militari. Si veda l’operazione “Mare Nostrum” prima e adesso l’altra che vede il coinvolgimento dell’Europa: questa è fondamentale ed è a cura esclusiva dei nostri fratelli e delle nostre sorelle militari. Credo che tutti siano d’accordo nel riconoscere a questi nostri fratelli il grande coraggio, la grande abnegazione e il grande senso di solidarietà nel fare di tutto perché questa gente viva.

D. – Un pensiero ai due marò che ancora attendono chiarezza per il loro futuro…

R. – La ringrazio per questa domanda perché la misericordia è prima di tutto verità. E io credo che bisogna fare di tutto perché Salvatore Girone torni in Italia e perché i due nostri fratelli attendano in Italia quanto credo, ormai, sia così chiaramente verificato e condiviso da tutti. Me lo auguro e mi auguro che quest’Anno della Misericordia sia decisivo anche per questa pace interiore che Salvatore Girone e Massimiliano Latorre attendono di avere. Perché - è vero - Massimiliano è in Italia, ma sta male. Salvatore è in India ma non possiamo dire che stia bene. Speriamo quindi che raggiungano finalmente questa pace del cuore per poi aspettare un verdetto che li veda liberi da colpe, che sicuramente non hanno.

Fonte Radio Vaticana - Marilina Lince Grassi




venerdì 29 aprile 2016

Vaticano. Rapporto Aif: prosegue impegno per la trasparenza finanziaria



In Vaticano aumenta l’attività di intelligence dell’Aif, l'Autorità di Informazione Finanziaria. E’ quanto emerge dal rapporto 2015 presentato oggi nella Sala Stampa della Santa Sede. In particolar modo nel 2015 sono state ricevute 544 segnalazioni di attività sospette, il triplo rispetto al 2014. Alessandro Guarasci: 

L’obiettivo dell’AIF è proseguire nel segno della trasparenza finanziaria in Vaticano. “La piena attuazione e applicazione” dei regolamenti interni “ha mostrato l’effettività del quadro regolamentare della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano”, ha affermato René Brülhart, presidente dell’Aif.

Dunque, le 544 segnalazioni del 2015 segnano un forte aumento rispetto agli anni precedenti, e in particolar modo rispetto al 2014. Nei tre anni passati, sono state trattate 893 segnalazioni di attività sospette. Ma questo, fa notare l’Aif, non per un più elevato tasso di criminalità, ma per una serie di fattori tra cui il “rafforzamento dei sistemi di segnalazione", dice il direttore Tommaso Di Ruzza:

"Il 2015 ha segnato una chiave di volta nell’attività dell’Autorità di Informazione Finanziaria e, con questa, un po’ nell’attività della Santa Sede, intesa come giurisdizione, che si è dotata negli ultimi anni di un quadro regolamentare e di un sistema di prevenzione e contrasto degli illeciti finanziari. Quindi è importante collocare anche l’attività svolta dall’Aif nel quadro della giurisdizione intesa nel suo insieme".

Aumentano anche le informazioni scambiate con le autorità della Santa Sede e vaticane: 108 casi rispetto ai 41 del 2014, così come i rapporti all’Ufficio del Promotore di Giustizia: 17 rispetto ai 7 nel 2014. Rafforzata anche la collaborazione a livello internazionale: 380 casi nel 2015, il triplo rispetto ai 113 del 2014:

"L’Aif nel 2015 ha avuto un ruolo attivo e propulsivo e non solo collaborativo. Quindi sono stati maggiori casi in cui è stata l’Aif a richiedere la collaborazione e spontaneamente fornire delle informazioni, rispetto a quello di ricevere richieste da parte delle controparti estere".

Attenzione poi al terrorismo, vista anche la congiuntura internazionale sono stati rafforzati i rapporti con gli uffici finanziari degli Stati esposti al rischio di attacchi. Sui rapporti con Bankitalia, c’è “dialogo nella fiducia reciproca e nel rispetto delle rispettive competenze" ha detto Di Ruzza, che si è detto “fiducioso” sulla possibilità di arrivare a un’intesa.

In notevole aumento poi i controlli sulle transazioni. Nel 2015 sono state sospese operazioni per oltre 8 milioni di euro e un milione e 700 mila dollari Usa. Dal 2012, poi, il numero di dichiarazioni transfrontaliere di denaro contante in uscita al di sopra di 10.000 euro si è ridotto costantemente: da 1.782 alle 1.196 del 2015. Anche le dichiarazioni transfrontaliere di denaro contante in entrata sono diminuite da 598 del 2012 a 367 nel 2015. “Ciò è dovuto – fanno notare dall’Aif - ad un crescente monitoraggio da parte delle autorità competenti e all’introduzione di procedure rafforzate per gli enti vigilati”. Ed ancora, lo Ior: nell’ottobre 2015 si è conclusa la revisione dei rapporti, che ha portato all’estinzione di 4.800 casi.

Fonte Radio Vaticana - Marilina Lince Grassi



Siria, Zenari: si viola diritto umanitario in totale impunità



Oltre 200 morti: è il bilancio dei civili uccisi in una settimana di bombardamenti su Aleppo, mentre è di stamattina la notizia che, dopo l’ospedale distrutto due giorni fa, oggi sarebbe stata colpita un’altra struttura sanitaria in un quartiere controllato dai ribelli. Per il momento, si registrano solo feriti. Altre vittime, almeno otto, sono state provocate da un attacco che fonti giornalistiche governative attribuirebbero ai ribelli. Russia e Stati Uniti avrebbero intanto raggiunto un accordo per un "regime del silenzio", dal prossimo 30 aprile: un cessate-il-fuoco di 72 ore per alcuni quartieri di Damasco, Latakia e sembra anche per Aleppo, città dove, denuncia l’Onu, la situazione umanitaria è catastrofica. Francesca Sabatinelli ha intervistato mons. Mario Zenari, nunzio apostolico in Siria: 

R. – Direi che durante questi cinque anni, purtroppo, la comunità internazionale non è riuscita a fermare questa violenza. All’inizio di questa guerra abbiamo assistito a tante discordanze in seno, per esempio, al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Occorre osservare che si è cercato anche di avere una certa qual unanimità, soprattutto per la questione degli aiuti umanitari, però non è ancora sufficiente. Ci si trova di fronte a questa catastrofe umanitaria e, veramente, la comunità internazionale, a cominciare dalle Nazioni Unite, dal Consiglio di sicurezza, dai vari organismi, credo dovrà moltiplicare gli impegni e gli interventi. Però, la distribuzione degli aiuti umanitari non può essere proseguita se non c’è la cessazione della violenza. Anche in questo caso, si era cominciato con un certo qual ottimismo il 27 febbraio scorso, c’era stata qualche aria di speranza anche ad Aleppo: i bambini avevano incominciato ad apparire in strada, non cadevano bombe... Però poi, con quello che è successo in queste ultime settimane, soprattutto ad Aleppo, è difficile dire che la tregua sia ancora efficiente e tenga. Varie violazioni della tregua si sono avute qua e là in tutta la Siria, ma quello che sta accadendo in questi ultimi giorni ad Aleppo è veramente impressionante, impressionante! Sono in contatto con i vescovi di Aleppo, con alcuni sacerdoti e tutti mi dicono che sono le giornate più tristi che abbia visto Aleppo, le più dolorose da quando è iniziata questa guerra da cinque anni a questa parte. Quello che si è visto in questi giorni, i bombardamenti con missili, morti, feriti, ospedali pieni, sangue dappertutto… Veramente, è impressionante.

D. – Nelle ultime ore, abbiamo avuto sotto gli occhi il raid contro questo ospedale. Il segretario generale dell’Onu ha detto che ad Aleppo, in generale, c’è una violazione ingiustificabile dei diritti umani…

R. – C’è da osservare che purtroppo non è il solo ospedale che è stato colpito: ce ne sono decine di ospedali distrutti o semi-distrutti nel corso di questi cinque anni e, oltre agli ospedali, vorrei ricordare anche le scuole. Si assiste a una ignoranza completa del diritto umanitario internazionale e nella più completa impunità, purtroppo. Questa guerra è andata al di là di ogni norma, di ogni convenzione umanitaria. Vorrei ricordare a tutti questi ospedali, queste scuole, le tante infrastrutture distrutte e questa impunità, che fa sì che questi crimini continuino. Io vorrei essere la voce di tutti questi pianti, di tutte queste grida che si sentono e si vedono, e soprattutto vorrei trasmettere la voce di questi bambini innocenti, che sono i più colpiti da queste atrocità e che gridano ogni giorno perché hanno perduto i genitori, perché hanno perduto i fratellini… Ecco, direi che queste grida dei bambini innocenti, questa sofferenza, devono essere ascoltati da tutti!

Fonte Radio Vaticana - Marilina Lince Grassi


Giubileo dei militari.Fisichella e Marcianò: gli eserciti servano la pace



"La sua porta è sempre aperta": è il filo conduttore del Giubileo della Famiglia militare e di polizia in programma a Roma da oggi al primo maggio, nel quadro degli eventi per l'Anno della Misericordia. Oggi convegno all'Augustinianum, domani partecipazione all'udienza giubilare con il Papa, domenica mattina alle 10.00 la Messa in San Pietro presieduta dal cardinale segretario di Stato Pietro Parolin a chiusura del Giubileo. Alle 12 i pellegrini parteciperanno al Regina caeli di Francesco. Alessandro Guarasci ha sentito il presidente del Pontificio Consiglio per la promozione della Nuova Evangelizzazione, mons. Rino Fisichella: 

R. - Nella Misericordiae Vultus il Papa ha un’espressione che a mio avviso si applica felicemente a quello che viene celebrato oggi. Dice che dobbiamo essere capaci di raggiungere le periferie di questo mondo e noi vediamo che gran parte delle azioni degli eserciti prima ancora che essere uno strumento di guerra e di difesa, sono uno strumento di pace. Raccolgono le forze per poter essere presenti a ricostruire, portano da mangiare dove manca, e a quelle popolazioni in stato di guerra e di violenza restituiscono la serenità e una forma di sicurezza. Quindi mi sembra che celebrare con un Giubileo della Misericordia significhi essere capaci di riconoscere anche il grande impegno per la pace.

D. - Un compito valido soprattutto ora che in Medio Oriente e in Nord Africa c’è fortissima instabilità, anche guerre …

R. - Noi viviamo una guerra mondiale anche se frammentata e davanti a questa esperienza il richiamo alla Misericordia si fa più forte. Ma il richiamo alla Misericordia – come lo vediamo quotidianamente – è anche un appello che viene fatto a tutti gli uomini di buona volontà. Si esprime con la vicinanza, con la partecipazione, diventa consolazione e strumento di pace; diventa guardare con occhi carichi di pietà anche tutte quelle situazioni che richiedono, appunto, una profonda umanità.

Ma qual è oggi il ruolo dei militari, che spesso sono testimioni del male presente nel mondo? Luca Collodi lo ha chiesto amons. Santo Marcianò, arcivescovo Ordinario militare per l'Italia: 

R. – Sono a contatto con il male, con quel male che vorrebbe distruggere il bene e che di fatto a volte ci riesce, soprattutto quando sopprime la vita dell’uomo. Ed è la testimonianza del male che spinge personalmente i militari, e anche i cappellani militari che operano con loro, ad adoperarsi per il bene. Da qui, come militari ma direi, prima ancora, in quanto persone, persone che hanno creduto e che credono nel bene, il coraggio di dare tutto, anche la vita, per i fratelli.

D. – Mons. Marcianò, l’essere prete è compatibile con la condizione di militare?

R. – L’essere prete non è compatibile con la professione del militare. Ma la militarità per il prete, e in questo caso per i cappellani militari perché sono solo loro ad avere questo status, è necessaria per poter svolgere il proprio ministero. Se così non fosse, i cappellani militari avrebbero grosse difficoltà nello svolgimento del loro servizio ministeriale. Aggiungo che mi piace vedere un segno di condivisione con questi fratelli e sorelle: essere uno di loro. La militarità resta il mezzo attraverso il quale il cappellano militare opera. Anch’io avevo dei dubbi, non riuscivo a capire… Non è un caso che in quasi tutti gli Ordinariati del mondo la militarità resti un mezzo assolutamente necessario per poter – ripeto – con grande libertà e autonomia, svolgere il ministero sacerdotale.

D. – Il Concilio Vaticano II vi ha definito “ministri della sicurezza e della libertà dei popoli”…

R. – Mi convinco sempre di più che il Concilio ci ha visto bene e chiaro, in prospettiva. È un termine che può sembrare esagerato, grosso, però è vero: descrive il servizio, il ministero del militare, che ha come fine quello di difendere la libertà e di mettere nelle condizioni i popoli e la gente di poter vivere liberamente, di godere e comprendere il senso della vita. Da qui la dignità dell’uomo: non c’è dignità se c’è oppressione; non c’è dignità se c’è guerra; e non c’è dignità se c’è un persecutore che fa di tutto per togliertela questa libertà, imponendoti legge!

D. – Mons. Marcianò qual è il senso di questo Giubileo delle Forze armate e della Polizia?

R. – Il Giubileo diventa l’incontro con la misericordia di Dio. Il Giubileo dei Militari mi piace vederlo come la conferma di ciò che il militare è. Più volte mi è capitato di definire il militare come un “Buon Samaritano”, è la misericordia che praticano i militari. Li vedo quasi come coloro che si sostituiscono a volte alla responsabilità di quanti hanno in mano le redini dell’umanità e fanno poco, forse nulla, per dare e ridare dignità alla gente.

D. – I militari sono le prime persone che il migrante incontra al momento dell’arrivo…

R. – Io dico che se non ci fossero i militari, tante sarebbero le morti. I militari sono coloro che soccorrono, salvano vite umane e rischiano la vita per salvare quella dei fratelli e delle sorelle che giungono sulle nostre coste. Mi piace associare ai militari anche l’opera dei cappellani militari, che non si limitano ad assistere. Io cerco di garantire la presenza del cappellano su ogni nave: quella del cappellano è un’opera che diventa anche qui coinvolgente, nel senso che il cappellano si confonde con i militari, si sporca le mani come fanno i militari. Si veda l’operazione “Mare Nostrum” prima e adesso l’altra che vede il coinvolgimento dell’Europa: questa è fondamentale ed è a cura esclusiva dei nostri fratelli e delle nostre sorelle militari. Credo che tutti siano d’accordo nel riconoscere a questi nostri fratelli il grande coraggio, la grande abnegazione e il grande senso di solidarietà nel fare di tutto perché questa gente viva.

D. – Un pensiero ai due marò che ancora attendono chiarezza per il loro futuro…

R. – La ringrazio per questa domanda perché la misericordia è prima di tutto verità. E io credo che bisogna fare di tutto perché Salvatore Girone torni in Italia e perché i due nostri fratelli attendano in Italia quanto credo, ormai, sia così chiaramente verificato e condiviso da tutti. Me lo auguro e mi auguro che quest’Anno della Misericordia sia decisivo anche per questa pace interiore che Salvatore Girone e Massimiliano Latorre attendono di avere. Perché - è vero - Massimiliano è in Italia, ma sta male. Salvatore è in India ma non possiamo dire che stia bene. Speriamo quindi che raggiungano finalmente questa pace del cuore per poi aspettare un verdetto che li veda liberi da colpe, che sicuramente non hanno.

Fonte Radio Vaticana - Marilina Lince Grassi


La Costituente rifiutò di inserire la Sovranità Monetaria

Assemblea Costiuente sovranita monetaria



di Sara Lapico
(26/04/2016)
Precognizioni auritiane in Assemblea costituente.
Il tradimento della Sovranità Monetaria avvenne con i "padri costituenti" che la rifiutarono. Ecco il documento.

Il 24 Ottobre del 1947 si discuteva in assemblea costituente un tema di vitale importanza per il paese, ossia
“ L' autorizzazione del Parlamento a battere moneta”.
La discussione introdotta dall’ onorevole Romano ci offre interessanti spunti di riflessione, che cercheremo di sintetizzare.
Nella seduta  de quo l’On. Romano, forte delle pregresse esperienze, afferma come “a parità di circolazione e di volume di merci le variazioni dei prezzi sono proporzionate a quelle della quantità di moneta”.
Si evidenzia quindi come la quantità di moneta debba rispecchiare, in qualche modo la merce messa in circolazione.
*Perché riteniamo tale punto importante?.
Perché cio’ era quanto sostenuto anche dal Prof Giacinto Auriti  il quale ,evidenziando il carattere duplice di misura e potere d’ acquisto della moneta, raccomandava che quantita’ di massa monetaria e beni circolanti fossero legati da una precisa funzione.
Egli individuava che quando l’ approssimarsi del prezzo di vendita coincide con i costi di produzione a quel punto bisogna cessare di immettere moneta nel sistema e cessare la produzione.
Proseguendo nella lettura del testo dell'emendamento costituzionale in esame, leggiamo : “nell'emissione della moneta IL LEGISLATORE deve preoccuparsi di costringere il Governo ad una condotta seria”.
*Ancora una volta il Prof. Giacinto Auriti aveva ragione.
Nei numerosi scritti del giurista abruzzese, infatti è messo in luce come la questione monetaria sia, in primis, un problema di tipo giuridico.
E’ la legge che deve regolare la nascita della moneta, e indicarne con precisione chi sia il proprietario di quel determinato bene economico immateriale nonché il controllo della politica monetaria che va affidato al parlamento che è espressione del popolo e ,pertanto, potenzialmente non rieleggibile in caso di scelte politiche improvvide per il popolo stesso . I politici rappresentano il popolo tramite elezioni mentre i banchieri centrali non vengono eletti dal popolo e restano al loro posto anche nel caso di disastrose scelte di politica monetaria.
Continuando nella disamina incontriamo un altro interessante punto esposto dall'allora onorevole Romano: “La carta moneta è un credito, fonte di questo credito è la fiducia. Le industrie, l'agricoltura ed il commercio ruotano intorno a questa fiducia.”.
La parola chiave è appunto fiducia che è la fonte del valore monetario.
Quando Auriti parlava di emissione a credito non si riferiva ad una emissione “ a prestito “. Il termine “credito” stava ad indicare quello stato d'animo, la condizione psicologica per la quale l'individuo dà credibilità ; e la fiducia si ottiene con la credibilità. Per questo motivo riteniamo che l'on. Romano intendeva che la moneta della nazione aveva valore “credibile” ,e non “creditizio”, finchè si aveva fiducia nell'espressione politica del suo popolo: il Parlamento che doveva controllare il Governo nella politica monetaria, dalla sua emissione alla sua gestione.
Possiamo dire che l'onorevole Romano aveva intuito il valore convenzionale elaborato giuridicamente dal genio di Giacinto Auriti 40 anni dopo ? Possiamo solo dire che si era avvicinato moltissimo perchè non abbiamo a disposizione elementi e prove che dimostrino che il Romano abbia approfondito la tematica. Ma la sua intuizione, il suo emendamento, fu pericolosa per i banchieri perchè proprio nello stesso periodo, come ci ricorda Auriti nei suoi testi, l'allora governatore della Banca d'Italia, Luigi Einaudi, ebbe a dichiarare che “ abbiamo sostituito la qualità dell'oro con la saggezza dei governatori delle banche centrali” . Nel 1948 lo stesso Einaudi fu eletto presidente della Repubblica, forse premiato come fu premiato 50 anni dopo Carlo Azeglio Ciampi.
Evidenziamo ancora un altro passaggio nell'emendamento del Romano :
Quando un Governo intende preparare una guerra fa prima girare il torchio e con la carta-moneta mette in moto gli alti forni. Allo stesso espediente ricorre quando vuole attuare un protezionismo industriale.”
Da questo punto emerge come ,per far vivere l’ economia e gli scambi , occorra dapprima immettere il mezzo monetario. Successivamente la fiducia dei cittadini, supportata dall'induzione giuridica che è la legge che tutela il bene moneta come oggetto di diritto, restituirà vivacità al paese.
Quanto affermato è di estrema importanza.
Infatti ne consegue incontrovertibilmente che le crisi che oggi viviamo sono create artificialmente dal sistema bancario. Oggi come all'epoca.
Per Auriti, come per il Romano, era doveroso il controllo politico della moneta visto che il governo è tenuto a controllare tutto, spesso anche creando disagi con l'estrema burocrazia. Lo stesso Romano , riferendosi all'esempio del torchio per finanziare guerre ed economia, dichiarava in assemblea costituente che
Il Parlamento, rimasto estraneo a questi atti, che incidono nella vita del Paese, viene a trovarsi in un secondo tempo di fronte al fatto compiuto. Penso quindi che sia doveroso controllare l'emissione della carta moneta, giacché la fiducia nella moneta è in rapporto alla condotta più o meno seria del Governo. Controllare questa condotta è dovere dei Parlamenti.Oggi prevale la tendenza a tutto controllare, anche quando il controllo costituisce un intralcio. Invece per l'emissione della moneta ci si rimette alla prudenza dell'istituto di emissione. Se la moneta rappresenta in qualche modo la fiducia che si può riporre in un popolo, questo ha il diritto ed il dovere di vigilare e controllare a mezzo dei suoi rappresentanti la nascita della moneta, strumento onnipotente ed onnipresente della vita economica del Paese
*Come diceva Auriti: lil valore della moneta non nasce senza la fiducia nell'accettazione da parte del popolo
E’ la collettivita’ dei cittadini che determina la genesi della moneta come bene economico sociale a contenuto patrimoniale e di valore indotto, pertanto solo essa ne deve essere riconosciuta proprietaria mediante l’ emissione a credito.
Il sistema fornisce soltanto un mero supporto, di valore pressoché nullo (moneta cartacea o bit sul computer).
Ed eccoci al punto nodale della questione, ossia la riserva.
Appurato che la fonte del valore monetario è la fiducia, ed essendo fatto notorio che quando ci si fida di qualcuno,ad esempio di un amico, non si chiedono garanzie in cambio, ne consegue un altro importante corollario, ossia, l’ inutilità della riserva.
Il denaro per nascere e per circolare non necessita di alcuna riserva in quanto nasce come bene oggetto di diritto e tutelato dal diritto stesso
*La riserva non serve, altra celebre frase del Prof Giacinto Auriti.
Questa frase di Auriti trova conferma nel regio decreto del 21 luglio 1935, n. 1293, e regio decreto-legge 5 settembre 1935, n. 1647, che vengono citati nell'emendamento costituente dell'on. Romano, quando, con tali provvedimenti, si dispose la sospensione dell’ obbligo di riserva”.
Il voler imporre una riserva al momento dell’ emissione, è solo un arbitrario atto di imperio posto in essere dal potere a danno del popolo, affinché questi non comprenda la vera natura del valore monetario, e non si renda conto dell’ enorme spoliazione subita. Auriti diceva che “ il bottino degli usurai sono le riserve” perchè esse si costituiscono con l'attività indebitante del sistema bancario Non è un caso che il sistema bancario si sia fatto legiferare che le riserve non sono tassabili.
Questa assurda situazione ha concrete ripercussioni sulla vita di noi tutti: aziende che chiudono, persone senza impiego, tagli indiscriminati sul sociale che colpiscono le fasce piu’ deboli della popolazione.
L'onorevole Romano l'aveva capito benissimo con l'esperienza vissuta con le due guerre mondiali e le due crisi monetarie che le precedettero.
Inutile dire che l'emendamento dell'onorevole Romano non fu accolto dall'Assemblea Costituente
Oggi, con l'avvento dell'Unione Europea che modificherà le costituzioni degli Stati nazionali, sentiamo ancora parlare di “difesa” o “ attuazione “ della Costituzione Italiana. Noi parliamo di “integrazione”, “completamento” della Costituzione perchè così com'è formulata non riconosce al popolo la sovranità, non attua quella “democrazia integrale” auspicata da Auriti in quanto è carente della sovranità monetaria.
Non possiamo piu’ tollerare una cosi’ colossale ingiustizia, è ora che il parlamento prenda posizione chiara e netta sul punto. E' ora che chi sta operando per la difesa della Costituzione ,studiando anche gli atti dei lavori costituenti, prenda in considerazione quanto intuì l'onorevole Romano nel 1947 e che fu enunciato in maniera scientifica nel campo del Diritto dal prof. Giacinto Auriti altrimenti sarebbe una “minestra riscaldata” , come soleva dire l'insigne giurista di Guardiagrele
http://www.giacintoauriti.eu/notizie/131-la-costituente-rifiuto-di-inserire-la-sovranita-monetaria.html

mercoledì 27 aprile 2016

Dopo 40 anni di servizio, due settimane fa il Gen. Campbell si è ritirato

Con una suggestiva cerimonia densa di pathos , dopo 40 anni di servizio il Generale John F. Campbell ,Vice Capo di Stato Maggiore dell'Esercito americano, due settimane fa ha ricevuto la Bandiera americana e un saluto dal Capo di Stato Maggiore il Gen. Mark A.Milley.
Nel corso della cerimonia per il suo ritiro il giorno 8 Aprile 2016 , circondato da alti funzionari militari , dalla famiglia , dagli amici e da rappresentanti del governo , è stato onorato per i suoi 40 anni di servizio nell'Esercito degli Stati Uniti.

Prima di ritirarsi, Campbell ha supervisionato le forze in Afghanistan. In più di 37 anni di servizio, ha ricevuto molte onorificenze e medaglie per la sua leadership e per servizio, tra cui: tre medaglie di servizio distinzione, tre Legioni di merito e tre medaglie di bronzo stellate.
Il Gen. Campbell durante il suo intervento, ha parlato pochissimo delle sue realizzazioni, invece, ha ringraziato i colleghi per la loro partecipazione e ha parlato di sue amicizie di lunga durata dicendo che quelle relazioni hanno avuto un profondo impatto sulla sua vita. Campbell ha detto che le amicizie che aveva acquisito mentre era a West Point e anche quelle durante tutta la sua carriera militare lo hanno modellato come il capo che è diventato :"Di tutte le cose che mi ricorderò, mi ricorderò le relazioni che ho instaurato", ha detto Campbell.
Ha ricordato inoltre i membri di servizio caduti durante il servizio in Iraq e in Afghanistan, sostenendo che la Nazione non dimentica l'impegno e il sacrificio di coloro che sono morti compiendo il proprio dovere. E ha anche ricordato tutti coloro che sono stati al suo fianco in situazioni di pericolo in Iraq e Afganistan.


Dove Campbell è stato parco di parole circa le sue realizzazioni personali, il generale Mark A. Milley, Capo di stato maggiore dell'esercito invece, ha parlato entusiasticamente dei suoi contributi militari riassumendo il suo stile militare come "tranquillo" e "disinteressato".
Già Il padre di Campbell servì nell' Air Force per 22 anni ed è stato il suo modello di servizio per altruismo e per l' impegno verso il Paese . Elementi questi che hanno gettato le sue basi , instillando in lui i valori fondamentali del dovere, dell'onore e dell' amore verso il Paese, motivandolo per una vita di impegno e di servizio verso la Nazione", ha detto. Ha detto Milley.


il Gen. Milley ha assicurato che l'influenza di Campbell all'interno dell 'esercito non sarà mai dimenticata e che il suo stile di leadership sarà l'esempio per molti soldati nel futuro.


Il Gen.Milley ha anche detto che la famiglia ha giocato un ruolo fondamentale nel successo di Gen John F. Campbell . Così ha ringraziato pubblicamente la moglie Ann , suo figlio, John Jr. e sua figlia, Jennifer, per il loro amore e il sacrificio che ha contribuito a rendere la sua carriera un po' più facile.


Decisamente commossa anche la sottoscritta che ricorda un'articolo che mi concesse di tradurre e che supervisionò per poi consentirmi di riportarlo sui miei blog, Marilina Lince Grassi






martedì 26 aprile 2016

Medicina rigenerativa: specialisti in Vaticano dal 28 aprile e altre importanti notizie notizie



“Il progresso della medicina rigenerativa e il suo impatto culturale": è questo il tema della terza Conferenza internazionale in programma in Vaticano dal 28 al 30 aprile prossimi. L’approccio sarà interdisciplinare: l’obiettivo è far dialogare senza pregiudizi sulla ricerca cellullare, medicina, tecnologia, fede e cultura per rispondere al meglio alle esigenze di cura e di speranza dei malati. Il focus principale sarà la cura delle malattie rare. L’organizzazione è affidata al Pontificio Consiglio della Cultura e a diversi partner, tra cui la Fondazione "Stem for life". Venerdì prossimo, il programma prevede l’incontro del Papa con i partecipanti. Il servizio di Gabriella Ceraso:

La soglia, l'ambito, entro il quale si muove il convegno in Vaticano è il dialogo portato avanti tra scienza e fede e ormai giunto a due consapevolezze, ha sottolineato il cardinale Gianfranco Ravasi presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, e cioè che la conoscenza umana non si esaurisce nella mera conoscenza scientifica e che per spiegare la creatura umana occorre anche il contributo di psicologia, filosofia e spiritualità:

“Questo incontro diventa veramente un invito a ricordare che la medicina non è solo - nonostante il titolo - una questione cellulare, biologica: è una questione culturale, antropologica”.

L’assetto sarà dunque dialogico, la tematica scientifica: al centro le malattie rare, ben 6.000 nel mondo, e le condizioni debilitanti dei pazienti che ne soffrono, circa 300 milioni, con le loro famiglie. "Un’emergenza globale" che non ha la giusta attenzione, dice don Tomasz Trafny, direttore del Dipartimento scienza e fede del Pontificio Consiglio per la Cultura. Noi, ha sottolineato, "vogliamo mostrare i progressi della ricerca e dare un messaggio di speranza proprio in quell’ambito di ricerca eticamente accettabile e consono ai nostri valori":

"Noi ci impegniamo per presentare ciò che è accessibile: un orizzonte di ricerca che riguardi le malattie oncologiche, diabete, alcune terapie cellulari, per far vedere che la scienza veramente progredisce in maniera significativa. Moltissimi relatori vogliono dialogare tra di loro, per trovare le migliori soluzioni possibili, ma tutto ciò nella cornice della ricerca adeguata agli standard della nostra etica, della nostra sensibilità e alti valori. C’è un numero enorme di ricerche, di protocolli di ricerca - decine di migliaia - che non suscitano alcun problema etico o morale e che possono essere applicate nelle strutture ospedaliere o nei percorsi di cura, senza alcun problema".

Ma "nel convegno", ha aggiunto don Tomasz Trafny, "vogliamo anche sfidare visioni scientifiche che non corrispondono al perimetro del nostro codice etico, senza polemiche o posizioni apodittiche":

"Ci si aspetta molto di più dalla ricerca fatta sulle cellule staminali adulte, perché ci sono moltissimi trial clinici e moltissime applicazioni che sono state sviluppate rispetto a quelle embrionali. Quindi, il nostro obiettivo non è polemizzare, ma è il dialogo e un messaggio di speranza per individuare i punti forti”.

Dunque, "empatia" prima parola chiave del Convegno, secondo gli organizzatori, insieme con il potenziamento della ricerca e con la garanzia dell'accessibilità alle cure, per non lasciare nessuno senza speranza. A questo proposito, sono enormi negli ultimi anni i progressi registrati nella cura cellulare dei tumori e delle malattie rare, ha spiegato la dottoressa Robin Smith, presidente della Fondazione "The Stem for Life":

"It’s to foster dialogue between science and faith…
Siamo qui per promuovere il dialogo tra scienza e fede e aiutare la gente a comprendere i progressi della medicina che fa uso di cellule del proprio corpo… Immaginatevi se, invece di trattare i sintomi, fossimo capaci di aiutare il corpo a combattere queste malattie e curarle…Ci sono oltre 30 mila test clinici in corso, trattati con la terapia delle cellule. Stiamo imparando a raccogliere tutte le informazioni sui genomi, tutti i dati personali, i monitoraggi della salute delle persone fatto lungo gli anni… Ecco, quando avremo raccolto tutte le informazioni, potremo determinare quali sotto-ceppi di malattie ci sono e quale sia il modo migliore di trattarli. Adesso c’è grande interesse per l’immuno-oncologia: cioè, rigenerare il sistema immunitario, mettendolo in condizione di aggredire le cellule che potrebbero essere cancerogene, un settore questo di grande interesse".

Il programma dei tre giorni di lavoro prevede come tematiche generali: la speranza dei nostri figli, le scoperte cellulari e tecnologiche nella cura del cancro, le frontiere cellulari tra ricerca, regolamenti e finanziamenti.






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Padre Lombardi: il mio ricordo di Papa Wemba, voce dell’Africa




Un grande musicista che ha messo i suoi talenti al servizio della sua Africa. Il mondo della musica e non solo piange la scomparsa prematura di Papa Wemba, icona musicale africana, definito il “re della rumba congolese”. L’artista è morto domenica scorsa all’età di 66 anni, proprio mentre si esibiva in un evento culturale in Costa d’Avorio. Cristiano impegnato, Papa Wemba trasformò in musica il messaggio che Benedetto XVI voleva offrire all’Africa con il Sinodo continentale. Ecco il ricordo che ne dà il direttore della Sala Stampa Vaticana, padre Federico Lombardi, al microfono di padre Jean Pierre Bodjoko:

R. – Ho un ricordo molto bello, molto piacevole, amichevole e direi anche di gratitudine vera per lui perché ha collaborato con noi durante belle iniziative che abbiamo fatto insieme ai programmi per l’Africa della Radio Vaticana nel contesto dell’ultimo Sinodo continentale dei vescovi per l’Africa. Era un Sinodo, come forse si ricorderà, dedicato al tema “Giustizia, pace e riconciliazione”. Noi siamo convinti che per far passare un messaggio per il popolo africano non basta un lungo documento, molto bello, articolato e dei grandi discorsi; ci vuole una canzone, ci vogliono delle canzoni che facciano passare un messaggio che poi rimane spontaneamente nella memoria e nel cuore, che si ricanta dentro di sé per la strada. Abbiamo cercato degli artisti africani che avessero la sensibilità di tradurre in canzoni questo messaggio della pace, della riconciliazione e della giustizia anche in modo semplicissimo. Papa Wemba ha risposto con molta disponibilità, quindi è venuto per un concerto che abbiamo preparato qui all’Auditorium della Conciliazione – era pieno di gente, c’erano quasi tutti i vescovi partecipanti al Sinodo africano, una serata bellissima – e molto probabilmente era l’artista africano principale che ha preso parte a questo concerto cantando, mettendo a disposizione generosamente la sua presenza e la sua arte molto spontanea.

D.- Dopo il concerto, anche un cd…

R.- Continuando sulla stessa linea, abbiamo preparato un cd che si chiama “Africa Tenda Amani” che in swahili vuol dire “Pace e riconciliazione”. Questo cd contiene canzoni fatte da Papa Wemba e da altri artisti africani sempre sui temi del sinodo e l’abbiamo mandato a tutte le diocesi africane proprio come strumento per far passare nella vita, attraverso il canto, il messaggio della pace e della riconciliazione. Infine, ha preso parte ad un concerto che abbiamo organizzato a Cotonou la sera in cui arrivava Benedetto XVI in Benin per promulgare, per pubblicare e diffondere il documento “Africae Munus”, quello che portava il messaggio del sinodo in Africa. Quindi tre grandi e belle iniziative, tutte con un certo filone: portare attraverso la canzone il messaggio della pace, della riconciliazione per il popolo africano. Un artista molto noto, molto amato dalla gente; era certamente un testimonial particolarmente efficace per questa iniziativa. Poi abbiamo avuto anche naturalmente la possibilità di fargli incontrare, insieme a sua moglie, il Santo Padre in occasione di un udienza. Mi ricordo la sua gioia per questo incontro che fu sostanzialmente il grande “compenso” che noi demmo per la sua partecipazione, generosa e disponibile, alla nostra iniziativa. Lo ricordo come una persona molto amabile, affabile, semplice, cordiale che sembrava veramente contenta di mettere a disposizione la sua arte di un grande ideale al servizio della Chiesa.

D. - Di Papa Wemba ricorderemo sempre che ha fatto questo servizio come cristiano. La sua voce, soprattutto per gli africani, era importante per dare modo di ascoltare in mondo più semplice i temi della giustizia, della riconciliazione a coloro che non sanno leggere …

R. - Certamente. Credo che questa valga un po’ in tutte le culture. Le forme per far passare efficacemente un messaggio sono molte e la musica, come vediamo ad esempio per i giovani, è particolarmente importante. Ma nella cultura africana una musica che diventa ritmo, che si fonde veramente con la vita, è estremamente importante; credo sia più efficace per far passare in profondità un messaggio di una parola scritta e concettualmente articolata, anche se l’una e l’altra sono necessarie.







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Oxfam: sostenere le donne per ridurre la fame nel mondo




Sono quasi 800 milioni le persone affamate nel mondo. Vere e proprie emergenze si registrano oggi in Malawi ed Etiopia. Oxfam-Italia lancia una campagna (24 aprile-9 maggio) sul motto "Sfido la fame" incentrata sul rapporto “Donne, cibo e cambiamento climatico”. Se le donne avessero gli stessi diritti degli uomini - sostiene - si potrebbero ridurre di 150 milioni i denutriti nel mondo. Roberta Gisotti ha intervistato Roberto Barbieri, direttore generale di Oxfam-Italia:

D. – Dott. Barbieri, le donne possono, dunque, giocare un ruolo chiave per contrastare la fame?

R. – Sì, possono giocare un ruolo chiave per contrastare la fame, perché sono prima di tutto le principali attrici dell’agricoltura. Gran parte delle donne, infatti, lavorano nel campo agricolo e sono anche, però, tra gli agricoltori più vulnerabili. Sono quelle, quindi, che più di altri soffrono gli effetti della povertà e del cambiamento climatico. Questo perché avviene? Perché le donne non hanno accesso spesso ai normali fattori della produzione: non hanno accesso al credito; non hanno, in alcuni Paesi, diritto alla titolarità della terra, come invece avviene per gli uomini. Secondo la nostra stima, se le donne avessero questa pari opportunità, sarebbero in realtà il migliore investimento per le comunità. La fame, infatti, si potrebbe ridurre di circa il 19 per cento. 150 milioni di persone, quindi, potrebbero uscire dalla fame, grazie all’incremento di produttività delle donne. E sappiamo anche che un dollaro dato in mano ad una donna ha un effetto molto più rilevante per l’istruzione dei figli, per la salute dei figli rispetto alla stessa quantità di risorse guadagnate da un uomo.

D. – Una campagna volta a raccogliere fondi per quali Paesi? Tra quelli in maggiore emergenza sappiamo è il Malawi, dove è stato dichiarato lo stato di calamità nazionale per la siccità, e poi diversi altri in Africa…

R. – Sì, una campagna di raccolta fondi - con sms, lo ricordo, al 45509 – per sostenere programmi concreti per le donne in Africa, soprattutto in Sudan, in Etiopia, in Tanzania, ma anche in Marocco e in Tunisia, che diano strumenti concreti, come sementi, formazione, accesso al credito e anche – quello che è più importante – un sostegno alle organizzazioni contadine, perché cambino le regole del gioco per le donne, perché le donne possano avere strutturalmente accesso a quei fattori della produzione che spesso a loro sono negati.

D. – In realtà, sono decenni che le Nazioni Unite sollecitano la promozione del ruolo della donna nella società, nei Paesi in via di sviluppo. Ecco, nella vostra esperienza, quali resistenze maggiori ci sono: politiche, culturali?

R. – Entrambe. Sono politiche e culturali. Molto spesso la donna ha nella società un ruolo chiave, ma non riconosciuto da un punto di vista culturale. Si trova, appunto, in situazioni di svantaggio. Su questo bisogna lavorare molto, perché l’accesso sia non solo nel miglioramento delle condizioni di vita, non solo a livello economico, ma anche nelle strutture familiari. Devono, quindi, cambiare spesso i rapporti di potere all’interno delle famiglie, perché il cambiamento sia sostenibile. Questo è il lavoro che serve nel lungo periodo.

D. – Da parte delle Nazioni Unite, forse, ci vorrebbe più polso nel vincolare gli aiuti alla promozione della donna, quando ci si riferisce a strutture governative, statali…

R. – Sì, serve anche soprattutto maggiore investimento proprio nei progetti dell’agricoltura di piccola scala. Questo è un elemento importante. Molto spesso si parla di cooperazione allo sviluppo e di aiuti in senso astratto, ma è importantissimo che questi investimenti di cooperazione internazionale siano nell’agricoltura di piccola scala, perché è proprio lì che la donna beneficerebbe maggiormente dei programmi e degli investimenti. Poi ci sono tutti gli sforzi per far sì che le regole del gioco, le politiche di genere, migliorino nei diversi Paesi. Questo è un dato fondamentale su cui, sono d’accordo, serve maggiore coraggio da parte di tutti.


Fonte Radio Vaticana - Marilina Lince Grassi

lunedì 25 aprile 2016

GOVERNO E OPPOSIZIONI SI STANNO DIVORANDO L’ITALIA

italia_a_pezziL’onorevole Maurizio Bianconi, ex del PDL, è intervenuto al programma “La Zanzara” (19/4/2016) su Radio24 descrivendo con esattezza quello che sta accadendo in Italia in questa fase politica. Per noi non c’è nulla di nuovo, lo scriviamo da tempo. Tuttavia, l’analisi del parlamentare merita di essere rilanciata per denunciare, una volta di più, il pantano in cui è finito il nostro paese, dove non esiste più un’opposizione, il governo è in mano a dilettanti e piazzisti che lo gestiscono per conto di poteri sovranazionali ed il resto della società produttiva ed economica nazionale viene divorato da consorterie e mafie (di Stato e non).
Ecco le parole di Bianconi: “Col cazzo [che Berlusconi sta all’opposizione]. Le riforme costituzionali e la Legge Italicum sono passate grazie ai voti determinanti di Berlusconi e di Forza Italia. Io sono stato l’unico alla Camera che si è opposto e per questo sono stato fatto fuori dalla I Commissione. Renzi ha dato a Berlusconi la fusione Mondadori-RCS senza colpo ferire, ha fatto amministratore delegato di Telecom, un certo dott. Cattaneo, unico berlusconiano nell’areopago dei dirigenti di aziende italiane, l’ha fatto amministratore Telecom in modo che il rapporto Vivandi-Mediaset potesse avere luogo col cambio delle azioni e con la consegna delle torri [tlc] a Berlusconi, il Presidente della Rai è di gradimento di Berlusconi, come noto, la Gasparri è rimasta con il duopolio, come voleva Berlusconi, come noto, non è stato messo un tetto alla pubblicità, come noto. Mediolanum è quanto mai in sella senza bisogno di ulteriori specificazioni, il Foglio è passato, senza colpo ferire, da Berlusconi a Renzi, la D’Urso fa le interviste genuflesse a Renzi. In cambio Belusconi cosa garantisce? Garantisce di fare il cane dell’ortolano, cioè di stare lì a rompere i coglioni a chi volesse mai fare un partito di centro-destra diverso dai lepenisti, ci sta lui che fa la guardia, il cane dell’ortolano abbaia, non mangia e non fa mangiare…lui fa questa funzione qui…Berlusconi è il primo renziano d’Italia…tanto è vero che il suo figliolo ha detto che mai bene così come con Renzi e Confalonieri tifa per Sala a Milano, come nessuno, ogni tanto Parisi è vicino a vincere [nei sondaggi] e allora dice che fa una moschea o, come oggi, dice che è di sinistra, caso mai dovesse vincere. A Roma [Berlusconi] tiene in piedi Bertolaso, così è sicuro che non vince. Gioca a perdere. E’ dei loro, non c’è dubbio. In vent’anni di governo B. non ha mai ottenuto quello che ha ottenuto con il governo Renzi…C’è il partito Mediaset che è il partito renziano e, oggi come oggi, il partito Mediaset ha il sopravvento su tutti gli altri [le correnti interne a FI]. Berlusconi forse ci si è piegato, forse ci si è adattato, forse l’ha ideato. O per amore, o per convenienza, o per forza, lui ci sta. E poi cosa fa? Dopo aver fatto tutti questi cavoli qua è ritornato all’opposizione ma, furbo com’è, ha lasciato le sue brigate nere, i suoi servizi in avance, con Verdini, a fare il lavoro sporco…Verdini garantisce al Governo i voti che Berlusconi non garantisce più perché c’è Verdini che glieli garantisce. Tutte le volte però che c’è stato un problemino o un rischio FI o ha abbandonato l’aula o ha garantito il numero legale o ha dato i voti a sostegno…Questa legislatura deve durare il più possibile per tutti, anche per Renzi, neanche i 5 Stelle che dicono di volere votare subito vogliono votare subito. I 5 Stelle vogliono ancora tenere Berlusconi e Renzi a friggere [per poi andare all’incasso]”.
Qualche mese fa avevo scritto su ConflittieStrategie: “Se l’Italia è giunta ad un tale livello di devastazione istituzionale le responsabilità sono anche di Berlusconi che, per salvarsi il sedere, ha ceduto ai ricatti della magistratura e a quelli ancor più nefasti di Giorgio Napolitano, abbandonando il suo posto nel momento di massima criticità per lo Stato, facendo largo al pessimo Mario Monti, l’uomo scelto dai poteri forti per ridimensionare le aspirazioni nazionali.
In quella occasione, B. non fece assolutamente nulla per far naufragare l’ennesimo golpe di Palazzo elaborato all’estero, dalla finanza europea e dai centri strategici statunitensi contro il Belpaese, non abbastanza allineato agli equilibri atlantici nello spazio mediterraneo e sui dossier energetici più strategici.
B. si fidò delle parole di Obama, il quale gli promise una “caduta in piedi”, in cambio di una sua uscita di scena mentre si concretava l’ennesima cessione di sovranità italiana, nello scenario libico ed in quello economico europeo.
Da allora il Belpaese non si è più ripreso e adesso continua a navigare in acque tempestose, tra crisi finanziarie ed instabilità politiche. Di questo pantano B. è stato artefice e complice, anche per vie traverse, perché nessuno ci toglie dalla testa che tanto la fuoriuscita di Alfano da FI per puntellare e sostenere il Governo di sinistra che le manovre di Verdini per lo stesso motivo siano state assecondate dal Tycoon di Arcore, il quale adesso finge di soffrire per tali pugnalate alla schiena dei suoi ex pupilli”.
Così, invece, aveva anticipato La Grassa: “ancora una volta vengono pienamente confermate le interpretazioni da noi date più volte del comportamento del “nano d’Arcore”. C’è solo il “piccolo” particolare che non si vuole mai dire la verità sino in fondo. Il ruolo ignobile giocato da questo personaggio inizia da lontano, come minimo dal ben noto (ai nostri lettori, non in generale!) “pizzino” verbale scambiato tra lui e Obama a Deauville nel maggio 2011 ad un incontro del G8. Da lì sono seguiti il “sofferto” (detto per ridere) impegno italiano a favore dell’aggressione franco-inglese a Gheddafi, poi tutta la pantomima giocata con Napolitano in merito alla sua sostituzione (del tutto accettata, anche se fingendo di protestare) con Monti, cui è poi seguita la sostanziale accettazione della rielezione del presdelarep (facendo strame della tanto decantata Costituzione), della nomina di Letta e poi di Renzi quali premier. Infine si è arrivati al patto del Nazareno con quest’ultimo, e poi all’altra commedia del “tradimento” di Verdini per garantire il “garzone toscano” al Senato; e via dicendo. Tutto da noi detto e ripetuto mille volte. E abbiamo irriso altrettante volte Salvini e Meloni, che continuano a trantranare con questo squallido personaggio tutto italiano, dimostrandosi del tutto incapaci di rivelare quello che non possono non sapere circa i suoi sporchi giochi. Sembrano paralizzati di fronte alla necessità impellente di rompere decisamente con costui malgrado la perdita di una certa quota di voti; tanto le elezioni le perderanno egualmente (perfino a Roma dove il Pd ha fatto di tutto per distruggersi). Fuori dai piedi tutta questa genia di freaks”.
Abbiamo visto giusto prima di tanti altri. Si stanno divorando la nazione, tra esecutivo ed opposizione, e non si vede ancora soluzione. Siamo fuori dai principali affari internazionali e alla mercè di crescenti ingerenze straniere che manovrano i nostri (non) rappresentanti. Occorre svegliarsi prima che sia troppo tardi, qui finisce davvero a “schifìo”, dell’Italia questi ladroni e imbroglioni non ci lasceranno nemmeno le ossa.
fonte http://www.conflittiestrategie.it/governo-e-opposizioni-si-stanno-divorando-litalia

Bergoglio: il "custode del cancello" di Pietro: il gatekeeping nella sua forma più evoluta.

San Pietro, "Custode del cancello" del paradiso, il "portinaio " che lascia entrare i beati, se meritevoli.
Un figura simbolica potente, simili a Anubis e Caronte.



Nella mitologia cristiana Pietro , il primo pontefice della storia è il "guardiano del cancello" del paradiso:
«A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli» (Mt 16,19).
Il Papa, in qualità di  diretto "successore di Pietro" ne è l'erede.

Lui è il legittimo "Custode del cancello", il Gatekeeper per eccellenza.

Il “Gatekeeping” (la custodia del cancello) è la possibilità di esercitare un controllo attraverso criteri che favoriscono alcune notizie su altre: raccontare una balla o una versione edulcorata della realtà, per non far capire la vera realtà. 
I più grandi custodi del cancello sono in Vaticano SpA, dove numerosi professionisti hanno messo in atto una forma di controllo sull'informazione: diffondono e programmano con ogni mezzo di comunicazione di massa.
Decidono quali notizie dare e quali no ai media e ovviamente si astengono dal raccontare le verità. 
I guardiani del potere utilizzano tecniche per impedire una vera presa di coscienza dei cittadini sulla realtà che riguarda la Chiesa. 
Ci mostrano un Bergoglio dolce, spettacolare ed emozionante.
La stessa designazione di Bergolio è molto simbolica, dopo Papa Ratzinger, grandissimo teologo, ma pessimo comunicatore, anche un blocco di basalto sarebbe sembrato un miglioramento, ma arriva un Papa "nuovo", che parla in modo umile e semplice, e promette di "migliorare" la chiesa.
Un impatto mediatico e psicologico immenso.
Persino la differenza negli abiti e nel modo di vestire, è così immensa da sembrare studiata a tavolino, Ratzinger legato ai dettami e colorato, in modo così plateale da sembrare ridicolo, mentre Bergolio con semplici abiti bianchi o tonalità pastello.

Un'ottima struttura per distrarre e per non informare. 
Siamo pieni di gatekeepers: politici, giornalisti e intellettuali che lodano Papa Bergoglio ogni giorno. Voi a casa che fate? Vi basate su ciò che questi ultimi dicono e affermano, in fondo sento sempre dire: “se lo dicono loro, vuol dire che è vero”. 
Infatti noto che alcune delle esternazioni di Papa Bergoglio colgono nel segno.



Ispira ottimismo, fa tanta politica, dice la sua contro i potenti e contro il sistema capitalista, ma un nome che è un nome lo ha mai fatto? 
Come può Papa Bergoglio scagliarsi contro il sistema capitalista, sistema a cui appartiene anche la Chiesa cattolica? 
Grazie ai media lo vediamo a Cuba, lo vediamo negli USA al Congresso a parlare riguardo all'embargo cubano. 
Uno dei temi su cui maggiormente si batte sono le ingiustizie sociali e la guerra.
Fa politica più di ogni altro Papa, e la sua giornaliera propaganda ha un ruolo fondamentale: da vero gatekeeper emoziona, si muove con una grazia che emana positività, ci fa credere che riporterà ordine ovunque. 
Ottimo statista.


"ci uniamo ferventi al coro di alcuni dei primi e più grandi sostenitori di Bergoglio , Il Grande Oriente D'Italia e la Gran Loggia Massonica d'Argentina".


Pensiamo a quando parla di "culto del denaro" oppure quando esorta i giovani a "lottare per il lavoro". Non appare nessuna ideologia chiara: si limita a suggerire la via di Cristo. 
La stessa via sottile e impalpabile attraverso cui permette ai preti pedofili di pentirsi, questi ultimi dopo essersi illuminati nella via di Cristo, possono alla fine rientrare nei ranghi, magari ad una certa età, quando la fine è vicina! 
Tecnica pluri-premiata che permette alle donne che hanno abortito di ritornare alla chiesa cattolica, purché si pentano. 
In fatto di “dietrologia” hanno ripulito anche gli omosessuali: anche loro possono partecipare alle gioie del cattolicesimo, basta che non facciano più i birichini.
La collaudata lavanderia vaticana ormai può fare qualsiasi cosa: il pentimento ripulirà tutto, meglio del Vanish!
Il messaggio è chiaro: pentiti sinceramente e prometti di non farlo più...
Il messaggio funziona ancora meglio perché Bergoglio a questo ci crede davvero, si ammanta di falsa povertà, e poi gira con l'aereo privato e la scorta. 
Il nuovo gatekeeper di Pietro è un massone gesuita, un falso innovatore. 
Esso detiene il potere e dopo la formidabile operazione di marketing, ha incantato tutti: ha fatto credere che ora la Chiesa è pulita e diversa.
In fondo i soldi delle offerte non finiscono tutti in opere di bene e questo è sotto gli occhi di tutti. 
Lo stesso IOR, anche se ha introdotto la riforma sulle operazione di trasparenza legata alle leggi bancarie internazionali, è ben lontano dal raggiungere tali intenti.
La guerra interna tra fazioni di potere non è stata risolta da Bergoglio e Vatileaks ne è la conferma. 
La cronica mancanza di trasparenza, i documenti ultre-riservati, l'impossibilità di sapere come vengono spesi i soldi, il segreto su gran parte degli atti giudiziario-amministrativi, insomma tutte cose che fanno presagire che Bergoglio non voglia rivoluzionare la Chiesa e nemmeno cambiarla alla radice. 
Ha messo in atto una ottima operazione di lifting: col sinodo sulla famiglia si sono sentite tante dichiarazioni e visti tanti documenti ma non è variato nulla.
Vediamo, cosa ha fatto in questi ultimi mesi:

- Ha disertato gli appartamenti privati a lui riservati, circondandosi di fedelissimi in un altro appartamento li vicino.
- Si reca a mangiare alla mensa vaticana, insieme agli altri: ottima idea, i decotti e le tisane possono essere micidiali in Vaticano.
- Ha spostato alcune persone molto compromesse con mafie e riciclaggio, e dichiara di voler fare pulizia.

Tanti buoni propositi, ma ha dato qualche soldo ai poveri? 
Lo sapete che grazie ai tanti possedimenti, la Chiesa è il più grande proprietario di immobili italiani? Carino perché loro, l'IMU non la pagano. 
Non si è neppure degnato di dirci quali e quanti sono i possedimenti esentasse della Chiesa cattolica!
Ha detto solo che atei, divorziati, omosessuali, abortisti, poveri e musulmani possono essere  compresi e accettati dalla Chiesa: basta che non rompano i coglioni!

Grazie Bergoglio, grazie al cazzo.

Ringrazio Alessia per l'editing, la versione originale era un pochino troppo "cruda" e avrebbe potuto urtare le delicate sensibilità di qualcuno.

Ah, si , Buona Pasqua...

Nuke

fonte http://liberticida.blogspot.it/2016/03/bergoglio-il-custode-del-cancello-di.html