giovedì 30 giugno 2016

ECCO CHI HA SPARATO A MORO!



  
di Gianni Lannes

L’assassino di Aldo Moro ha un nome e un cognome ben noti alle autorità italiane (governo Andreotti, ministro dell’interno Cossiga) già nel 1978. Altro che brigate rosse, sia pure telecomandate dall’estero e dintorni.




La specialità criminale dell'impunito Giustino De Vuono? I colpi a raggera attorno al cuore della vittima, gli stessi inferti allo statista italiano, come ha confermato l'autopsia.





Nel maggio di 38 anni fa, un rapporto informativo riservato sarebbe stato trasmesso dagli investigatori alla procura generale di Roma. Si tratta proprio del calabrese De Vuono. A far pensare a De Vuono sarebbero state alcune modalità dell’esecuzione di Moro. E’ lui, un killer della ‘ndrangheta ma non solo, l’esecutore materiale dell’omicidio, riconosciuto anche in via Fani, e avvistato 55 giorni dopo in via Caetani. Attualmente, l'ex legionario se la gode forse in Sudafrica?




Eppure, quel rapporto su De Vuono non è agli atti dell’inchiesta Moro. Ora, incrociando le risultanze delle varie perizie, si evince che la reale dinamica dell’assassinio fu decisamente diversa da quella inventata dalle br. Moro, infatti, fu ucciso mentre era seduto nella Renault 4, alle spalle del guidatore. De Vuono occupava il sedile anteriore destro e gli sparò a bruciapelo con una Skorpion calibro 7,65 Browning, all’incirca alle ore 04.30 del 9 maggio 1978. Dopo i primi 4 colpi Moro era ancora vivo. Pertanto fu tirato fuori dall’abitacolo, avvolto in una coperta e buttato nel bagagliaio dove gli furono sparati contro altri 8 colpi (in totale 12).





Insomma, è tutt’un’altra storia, ben diversa di quella propinata all’opinione pubblica, imbottita come al solito di menzogne e depistaggi. I servizi segreti italiani (Sismi e Sisde) lasciarono che Moro venisse sequestrato. In altri termini, il rapimento di Aldo Moro fu lasciato accadere. Inoltre, il governo italiano era ben al corrente deiluoghi di prigionia del presidente democristiano. E in ben due occasioni, come si intuisce dai documenti scampati alla distruzione del Viminale, con le operazioni “topazio” e “smeraldo”, un reparto speciale di incursori della Marina Militare, era pronto (il 21 marzo e il 21 aprile) a liberare il prigioniero sul litorale di Roma, ma al Comsubin giunse all'ultimo istante il contrordine. Moro vivo avrebbe comportato la fine politica quantomeno di Andreotti e Cossiga.



In ogni caso, l'unica persona che si impegnò concretamente per liberare Moro fu Paolo VI, con la mediazione di don Antonello Mennini, ma ad un soffio dal rilascio, Moro fu ucciso a tradimento in via Caetani, nel centro di Roma, a circa 50 metri dal luogo dirinvenimento del suo cadavere.










Il movente? Moro portando al governo i comunisti di Berlinguer avrebbe fatto saltare gli equilibri imperialisti di Yalta, dunque era scomodo a Washington come a Mosca; inoltre avrebbe impedito l’installazione degli euromissili nucleari, e avrebbe reso l’Italia indipendente dagli Usa, dopo aver aperto la via del petrolio, già solcata da Enrico Mattei.  

Oggi come allora l'Italia non è un paese sovrano: non aveva e non ha la forza politica, economica e morale, nonché la dignità nazionale per tirare fuori la verità, costantemente sepolta dai segreti e dalle ignobili ragion di Stato, che celano anche i veri moventi della strage di Ustica (trasferimento di tecnologia nucleare all'Irak inviso ad Israele) e della strage di Bologna (protettorato italiano su Malta con vendetta e ritorsione libica, per impedire un posizionamento della Sovmedron nell'isola).

riferimenti:


http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2016/06/ecco-chi-ha-sparato-moro.html#more

L'Unione Europea é STATA FONDATA DAI NAZISTI



Walter Hallstein, primo presidente dell'Unione Europea, fu il giurista nazista che definì le leggi per sottomettere le nazioni europee conquistate da Hitler. 

Lo stesso Walter Hallstein fu poi tra i padri fondatori della Unione Europea, ne fu il primo presidente e fu presidente della commissione europea per nove anni, dal 1958 al 1967. 


Walter Hallstein per nove anni, dal 1958 al 1967 fu l’architetto in capo della costruzione dell’Unione Europea, comandando un’armata di migliaia di burocrati al di fuori di ogni controllo democratico. 

L'Unione Europea di Bruxelles non è una democrazia ma una dittatura perché il popolo non può eleggere la Commissione Europea che non può nemmeno essere destituita. 

APPROFONDISCI QUI guardando la slide:
http://www.slideshare.net/daniele…/walter-hallstein-26789394

Link Sito UE: http://europa.eu/…/founding-fat…/pdf/walter_hallstein_it.pdf
NOI - il cambiamento

http://altrarealta.blogspot.it/

martedì 28 giugno 2016

Tagliamo corto...a tutti i Magistrati,Avvocati,ed esperti di diritto


Tagliamo corto.. a tutti i magistrati, avvocati ed esperti di diritto: Chi firma TRATTATI non in linea con la nostra Costituzione o opera senza il rispetto della Costituzione deve andare in GALERA TUTTI i TRATTATI firmati nel non rispetto della Costituzione dei Paesi coinvolti nella firma, devono essere annullati... La Nazione ha autonomia propria e nessun "personaggio" può operare al di fuori delle norme che tengono in piedi una Nazione. LA Costituzione di una Nazione è nota a tutti, quindi nessuno può recriminare, tanto meno la controparte. Ogni decisione presa per la Nazione che non vada a beneficio dei suoi cittadini ma a loro danno può rientrare nella formula del DEBITO DETESTABILE IL POPOLO SOVRANO


lunedì 27 giugno 2016

MONTI DEVE ANDARE "IN PRIGIONE"


MONTI DEVE ANDARE "IN PRIGIONE" - Daniel Estulin



Questo criminale è stato nominato senatore a vita prima di avere il mandato di killer del popolo italiano.

sabato 25 giugno 2016

In tempo di Brexit ricordiamoci il nostro vero nemico: il neoliberismo.


In questi giorni più che mai è importate ricordarsi perché siamo in questa situazione e quale sia realmente il nostro nemico. Se non stiamo attenti, potremmo rischiare di confondere il nemico con gli strumenti con cui esso ci sta attaccando.
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In sostanza non dobbiamo limitarci a vincere una battaglia, ma dobbiamo puntare a vincere la guerra. Ebbene questo nemico da abbattere trascende i trattati europei, trascende l’euro, trascende la brexit e prende un nome ben preciso: neoliberismo.
I nostri Padri Costituenti lo conoscevano bene e per questo decisero di bandirlo dal nostro ordinamento e ne auspicavano la fine anche a livello internazionale. Nei verbali della Costituente si legge specificatamente che le politiche neoliberiste, ovvero quelle che non prevedono alcun intervento dello Stato nel settore economico, e che non pongono alcun limite a proprietà ed iniziativa economica privata nella folle illusione che i mercati trovino da soli il loro equilibrio, avevano solo portato disastri. Avevano causato la terribile crisi del 1929, avevano determinato, come reazione alla sofferenza dei popoli, l’avvento di fascismo e nazismo e dunque erano diventate addirittura la causa diretta della seconda guerra mondiale. I nostri Costituenti scrissero questo già nel 1947!
Anche allora, come oggi, quando si affronta questo tema, c’è chi storce il naso e parla, assai stupidamente, di comunismo. Il controllo dello Stato nell’economia, ad esclusivi fini di rispettare il superiore interesse pubblico, non è comunismo, ma semplice buon senso. In sostanza ai nostri Padri era chiarissimo un concetto oggi andato dimenticato, ovvero che se è vero che l’egoismo umano è un potente motore di sviluppo, è altrettanto vero che se esso non è controllato, coordinato e disciplinato, da un Parlamento democratico che risponde all’interesse pubblico, finisce con il travolgere la democrazia stessa.
Il neoliberismo, nei fatti, non è neppure un sistema davvero liberale, ma è il suo contrario. Senza l’intervento dello Stato un “competitor” finisce inevitabilmente per diventare così forte da schiacciare tutti gli altri, il neoliberismo concentra la ricchezza nelle mani di pochissimi, come abbiamo visto accadere in tutti gli Stati che adottano tale modello. Con il neoliberismo accade esattamente ciò che avviene nel gioco del Monopoli, i giocatori non finiscono mai alla pari, falliscono tutti tranne il vincitore che si prende ogni bene.
In Europa il neoliberismo ha raggiunto la sua massima aggressività dotandosi di un ordinamento che ne tutela completamente gli interessi e che mira, per obiettivo palese e di fatto dichiarato, a cancellare gli Stati nazionali, le cui Costituzioni democratiche (con gli annessi diritti), sono un freno alla completa libertà d’azione delle oligarchie finanziarie.
L’UE è uno strumento neoliberista diretto a rendere intoccabile il dogma dell’assenza dello Stato dall’economia e diretto a consegnare il potere nelle mani di pochissimi. L’euro è invece il modo con cui si obbligano gli Stati ad auto smantellarsi. La combinazione di una banca centrale che non può prestare moneta agli Stati e di vincoli al deficit che obbligano gli stessi a tassare più di quanto spendono, rende matematicamente impossibile la loro esistenza. Lo Stato può solo tagliare all’infinito la spesa fino a sparire. La casta, la cricca, la corruzione, l’evasione e anche gli sprechi (sarebbe poi interessante dare una definizione di spreco in chiave macroeconomica) non c’entrano assolutamente nulla con le ragioni della crisi, ma servono a distrarre popolazioni, prive di sufficiente cultura, dal crimine neoliberista. Inoltre, se si invitano i popoli ad odiare lo Stato, si ottiene lo spettacolare risultato che le vittime di questo sistema criminale finiscono per chiedere esattamente ciò che le oligarchie bramano, ovvero chiedono sempre meno Stato.
Ovvio e scontato che UE ed euro, così come concepiti, debbano dunque sparire quali strumenti della dittatura neoliberista. Ma è altrettanto ovvio che se ci limitiamo a questo nulla cambierà, il potere finanziario continuerà ad imporre con arroganza le proprie volontà ai popoli. Il Regno Unito ha aperto la sua strada all’uscita dell’UE, ma resterà comunque schiavo del sistema neoliberista su cui si fonda.
Sconfiggere questo nemico è, in realtà, molto più semplice di ciò che ci raccontano. Se lo Stato torna a fare lo Stato il suo potere d’imperio è tale da schiacciare qualsiasi parassita che pretenda di dominarci attraverso il denaro. Per arrivare a questo non occorre inverarsi nulla, basta semplicemente ricordarsi il modello economico previsto nella Costituzione del 1948, la cui piena applicazione non agirebbe solo sugli strumenti di aggressione del neoliberismo, ma lo spazzerebbe via definitivamente, impedendone anche ogni colpo di coda.
Se si ammette l’iniziativa privata, perché l’egoismo è un potente motore di sviluppo, come prevede l’art. 41 Cost., ma la si subordina sempre al limite invalicabile dell’interesse pubblico, che si esplica in un Parlamento sovrano, il potere economico sarà sempre disciplinato, coordinato e controllato come volevano i nostri Padri Fondatori. Se si da una funzione sociale alla proprietà, per renderla accessibile a tutti, la si limita qualora necessario, si impediscono che i capitali ed i beni possono accentrarsi al punto da creare forze economiche in grado di influenzare il normale processo democratico. E qui parliamo chiaramente dell’art. 42 Cost.
Se si prevede la possibilità di nazionalizzare i servizi pubblici essenziali, le fonti di energia o i monopoli, come dispone l’art. 43 Cost., si rende lo Stato sempre in grado di fermare ogni potere economico che vada contro i nostri interessi generali. Se si impone, infine, ai sensi dell’art. 47 Cost., alla Repubblica di tutelare il risparmio in tutte le sue forme, di tutelare un risparmio diffuso, si impone di attuare politiche espansive di deficit, almeno nel lungo periodo, che consentono una crescita diffusa. Solo così è possibile arrivare alla piena occupazione. Tale deficit non ipoteca il futuro come l’idioma imbecille dei sostenitori neoliberisti propaganda, perché può essere finanziato con moneta sovrana, attraverso la disciplina, il controllo ed il coordinamento del credito. Non si vede peraltro, citando Keynes, come la costruzione di meraviglie oggi, il garantire i diritti, possa ipotecare il nostro futuro, salvo che non si abbia la mente obnubilata da false ed inapplicabili analogie.
Se torniamo al rispetto della legalità non  c’è nessun segno meno in borsa che ci può spaventare, la borsa stessa potrà esistere solo laddove essa non svolga la propria attività in contrasto con l’interesse pubblico. I parassiti della finanza non concorrono ad alcun progresso materiale o spirituale della società, svolgono un’attività amorale ed illecita. Solo la nostra ignoranza gli consente di esistere e di sottometterci.
Non lasciamo che il brexit diventi l’ennesima occasione mancata di liberarci da questo mostro, che ha già versato sangue a sufficienza.
Avv. Marco Mori – blog scenarieconomici – Alternativa per l’Italia – autore di “Il tramonto della democrazia, analisi giuridica della genesi di una dittatura europea” disponibile su ibs e amazon.

Brexit: Avaaz al servizio di Soros contro i popoli europei.






Brexit :Questa volta le truppe di Soros se lo beccano in quel posto.
Che sia stata una campagna elettorale politica globale lo abbiamo visto nei vari giornali e tg.Il referendum britannico era un pretesto per fare un infinito lavaggio del cervello  per noi cittadini europei e del mondo.
Non fatevi venire strane idee anche voi,ed ecco stupidaggini infinite su quello che rischia il lavoratore non inglese che lavora a Londra,su questa santa idea di Europa che ha portato pace e progresso in Europa e nel mondo.
Il criminale umanitario George Soros non dorme mai e le sue truppe sono sempre in azione.
Da uno dei suoi fedeli scudieri dell’organizzazione criminale Avaaz abbiamo saputo quello che hanno fatto in Gran Bretagna e in Europa e quello che faranno per il futuro
Le forze oscure per questi criminali sono il nazionalismo e il razzismo,questi criminali usano questi slogan per legittimare le loro azioni dettate invece dall’amore,dalla fratellanza. Stanno cancellando la vita ovunque e non dimentichiamo che la vita si basa sulla biodiversità,stanno distruggendo saperi e culture millenarie,stanno schedando ogni forma di vita per cancellarla o per metterla al loro servizio.
Hanno fatto sparire l’agricoltura dall’Africa per dividersi tra MULTINAZIONALI il territorio ed organizzare un esodo di massa per togliersi dalle palle tutto ciò che non è funzionale a loro.
L’Europa costruita da loro è un atto criminale,pur di costruire questo atto criminale si sono aggrappati a tutto,e hanno messo come loro rappresentanti la peggiore feccia che uno possa immaginare.
Ora per loro stessa ammissione,in questa lettera rivolta agli avaaziani  vengono fuori le azioni fatte.
Hanno pagato giornali in Gran Bretagna e in Europa
<< Nelle scorse Settimane, La nostra comunità ha avuto un ruolo bellissimo e potente - in centinaia di migliaia ABBIAMO DECISO di affrontare la paura e le divisioni con Azioni e Messaggi di solidarietà e integrazione - Grazie a migliaia di Donazioni ABBIAMO Comprato intere pagine di Giornali e con bellissime Azioni ABBIAMO riempito le prime pagine, Scendendo in strada in Tutta Europa, e chiedendo Che Fosse Rimosso Il Direttore del Giornale Che Piu di Tutti diffondeva Paura in modo ingiustificato, e Infine Facendo migliaia di chiamate di Cittadini Britannici affinchè votassero per rimanere. >>
E indicano anche il lavoro futuro da fare
<< Ci Sono Nuove e Difficili Battaglie all'orizzonte - Trump NEGLI STATI UNITI, Marine Le Pen in Francia e forse addirittura Farage nel REGNO UNITO. >>
Trump perché loro appoggiano la criminale Hillary Clinton .La Le Pen perché è quella più determinata in Europa per far tornare gli stati sovrani e Farage perché rappresenta un pericolo per tutti ,in quanto sostenitore delle sovranità e potrebbe diventare un modello da imitare per molti partiti in Europa.
Da questa Europa  e dall’euro bisogna uscirsene di corsa,è un discorso di sopravvivenza quando tutti i paesi saranno sovrani e liberi dalle elite che governano il mondo e rappresentati da una classe politica che intende la politica come servizio alla comunità e ai cittadini si potrà parlare ds’Europa ,accordi commerciali,culturali ,convenienze comuni,ma non altro la Grecia è stata una lezione per tutti.
Alfredo d’Ecclesia




Cari avaaziani,

Oggi è un giorno davvero triste per la Gran Bretagna, per l'Europa e in MOLTI Sensi per tutto il pianeta.

Ma in qualche modo potrebbe essere esattamente quello di cui avevamo bisogno.

Perché tutto Il progresso A livello mondiale degli ultimi decenni, nell'integrazione, nella tolleranza e nell'interconnessione tra i popoli non è qualcosa che si può dare per scontato, MA DEVE Essere sostenuto continuamente e attentamente da OGNI generazione. Le istituzioni che creiamo per governare le nostre comunità, le dobbiamo sentire, con il cuore, con la mente, altrimenti muoiono se diventano semplicemente degli ammassi di burocrazia. Ora Più che mai ABBIAMO bisogno di radicare un'etica, uno Spirito, Una cultura sul Valore della interconnessione Umana SE VOGLIAMO affrontare le Forze Oscure più  pericolose che  vengono dal nostro passato  il nazionalismo e il razzismo.

Quasi tutti quelli che hanno fatto campagna per convincere i britannici a rimanere nell'UE, lo Hanno Fatto paradossalmente anche loro alimentando paure e interessi personali - come se l'unico argomento fosse quanti soldi si sarebbero persi o guadagnati con questa scelta. Questa comunità invece, Avaaz, ha cercato di portare i valori della Fratellanza, della tolleranza, dell'amore tra i popoli, nei vari discorsi pubblici. Purtroppo questa volta, non è stato SUFFICIENTE per vincere. Una impressionante macchina mediatica creata per alimentare odio  divisioni e diversificazioni politiche senza scrupoli hanno contribuito a convincere il 51,9% dei britannici che la colpa di quello che non funzionava era dell'Unione Europea.

Ma non POSSIAMO lasciarci prendere Dallo sconforto: C'è un Processo Molto Più Grande Che Vede Movimenti razzisti e xenofobi in Crescita - in Europa, ma anche  NEGLI STATI UNITI  colomba Donald Trump Minaccia davvero di distruggere decenni di Progressi Su Tutti i Fronti,  Partendo dalla lotta contro il razzismo e l'emarginazione. Il voto di ieri in Gran Bretagna DEVE essere una scossa per far nascere un grande movimento, una scintilla che riaccenda la passione di ogni cittadino per difendere e lottare per un mondo di tolleranza, di pace e Fratellanza. Quello Stesso mondo per cui I nostri genitori e nonni Hanno lottato e Lavorato duramente DOPO Gli orrori di due guerre Mondiali.

La fascia dei più giovani ha votato nella stragrande maggioranza per restare in Europa, e anche  NEGLI STATI UNITI Sono proprio i giovani quelli che si stanno opponendo con più forza . Questo significa che il futuro Può essere dalla nostra parte, ma ora dobbiamo lottare per poter lasciare un mondo tollerante e giusto alle prossime generazioni. Ci sarà bisogno di tutto Il Nostro coraggio e Tutta La nostra forza. Clicca qui e condividi ora, con migliaia di altri cittadini un Messaggio di ISPIRAZIONE, solidarietà e speranza per questa impresa Che ABBIAMO Davanti:

https://secure.avaaz.org/it/love_will_win/?bTmsUcb&v=78411&cl=10285715165&_checksum=28fd4f32b06e9726aeee3654920684d3baa926f9ab1e7be2b8cf1a8ee703905a

Nelle scorse Settimane, La nostra comunità ha avuto un ruolo bellissimo e potente - in centinaia di migliaia ABBIAMO DECISO di affrontare la paura e le divisioni con Azioni e Messaggi di solidarietà e integrazione - Grazie a migliaia di Donazioni ABBIAMO Comprato intere pagine di Giornali e con bellissime Azioni ABBIAMO riempito le prime pagine, Scendendo in strada in Tutta Europa, e chiedendo Che Fosse Rimosso Il Direttore del Giornale Che Piu di Tutti diffondeva Paura in modo ingiustificato, e Infine Facendo migliaia di chiamate di Cittadini Britannici affinchè votassero per rimanere.



Molti elettori britannici - specialmente quelli più anziani, e quelli nelle aree rurali dell'Inghilterra -sono convinti  che l'Europa e l'Immigrazione stanno minacciando le loro comunità, le loro libertà e il loro benessere. Alcuni  semplicemente volevano un qualsiasi cambiamento allo status quo. Molto di tutto questo aveva a che fare con una parte dei mezzi britannici pronti a tutto per propagandare  l'Uscita dall'Unione Europea. Ma dobbiamo riuscire a fare meglio sull'Immigrazione in modo che le scelte politiche siano capite a fondo nei cuori e nelle teste. Finchè non sarà Così, i movimenti che alimentano paure e divisioni continueranno a sfruttare questa nostra debolezza.

Ci Sono Nuove e Difficili Battaglie all'orizzonte - Trump NEGLI STATI UNITI, Marine Le Pen in Francia e forse addirittura Farage nel REGNO UNITO.

Ma  questo movimento sta crescendo e diventa  ogni giorno più forte. Affronteremo ciascuna di queste crociate che cercano di dividerci con amore e Determinazione. Dovremo crescere ancora e diventare Più saggi per affrontare questo  cocktail virale di paura, nazionalismo e razzismo.

E proprio in questi momenti bui che nascono nuove possibilita. La Parlamentare Jo Cox, assassinata la scorsa settimana, aveva detto "siamo molto più uniti e ABBIAMO molte più cose in comune di quelle che ci dividono." Ora dobbiamo essere capaci di ascoltare e non permettere che l'odio che l'ha uccisa ci schiacci. Onoriamola impegnandoci ora a Lavorare assieme per aortare avanti le sue battaglie d'amore.

Clicca per condividere Il suo messaggio di Unità e Determinazione con Tutti Noi. Ricarichiamoci con la solidarietà e l'amore in vista dellebBattaglie che ABBIAMO di fronte a noi: La Speranza non PUÒ essere fermata.

https://secure.avaaz.org/it/love_will_win/?bTmsUcb&v=78411&cl=10285715165&_checksum=28fd4f32b06e9726aeee3654920684d3baa926f9ab1e7be2b8cf1a8ee703905a

Con speranza e gratitudine,

Ricken, Alice, Emma, ​​Christoph, Luis, Iain, Mia, Melanie, Fatima, Ben, Allison, Rewan, Adam, Dan e tutto il team di Avaaz di.

L’Italia sa addirittura in anticipo della partenza dei barconi ma nessuno ferma i trafficanti.


ilfattoquotidiano.it – Migranti, “le barche partono stanotte”. Segnalazioni e inchieste, ma nessuno ferma i trafficanti. L’Italia sa addirittura in anticipo della partenza dei barconi dall’Egitto, come dimostra un documento che ilfattoquotidiano.it ha potuto consultare.
Ma mentre le traversate e i naufragi aumentano, la lotta ai trafficanti diventa sempre più difficile. Perché il business sulle coste del Nordafrica è florido e il Cairo non interviene e non collabora con i nostri magistrati. Idem la Turchia, nonostante i fondi ricevuti dall’Ue. E con la fine di Mare nostrum si perdono informazioni preziose. Parlano gli investigatori in prima linea nel contrasto ai signori delle stragi  –  di  
“Le due barche dovrebbero partire stanotte, domani o dopodomani”. C’è anche l’indicazione del porto, Rasheed, vicino ad Alessandria d’Egitto, noto snodo del traffico di migranti. C’è persino il nome del capitano che si appresta a tentare la traversata, nonché l’indicazione di un negozio dove sono raccolti i “passeggeri”.
Tradotto: spesso le autorità italiane sanno dei barconi in arrivo ancora prima che salpino verso le nostre coste, magari per colare a picco trascinandosi dietro il loro carico umano, come è accaduto più volte la scorsa settimana. Con un bilancio di 880 morti, secondo l’Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr).
La segnalazione riservata, che ilfattoquotidiano.it ha potuto consultare, è una delle tante. Risale al 16 maggio ed è stata raccolta e diramata dalla centrale operativa della Guardia costiera – Maritime Rescue Coordination Centre Rome, che fa capo al ministero delle Infrastrutture – a diversi comandi e centri investigativi coinvolti nel contrasto al traffico.
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L’Italia ha molte informazioni sui movimenti via terra, sui porti di partenza in Egitto e in Libia, sulle grandi organizzazioni criminali che lucrano sulla pelle di chi cerca fortuna in Europa. Ma non riesce a fare molto di più che soccorrere i migranti in mare e arrestare un po’ di scafisti, l’ultimo anello della catena criminale.
Anzi, come dimostrano le carte delle inchieste, i trafficanti rassicurano i loro “clienti” spiegando loro che dal mare sarà lanciato un Sos e l’ultima parte del viaggio sarà a carico dalla Marina militare italiana.
Complici la chiusura delle frontiere in Europa e l’arrivo della bella stagione – è la facile previsione degli investigatori impegnati sul campo – le traversate continueranno ad aumentare. In inverno non si sono certo interrotte, ma in queste settimane si sono registrati flussi  tra 1.300 e 2000 arrivi al giorno, calcola un investigatore.
Le armi per affrontare la (perenne) emergenza, però, sono sempre più spuntate.
“In primavera abbiamo registrato diversi sbarchi provenienti dalla Turchia, ma Istanbul non collabora”, spiega il sostituto procuratore Rocco Liguori della Direzione distrettuale antimafia di Catania, da anni impegnato nelle indagini sul traffico. Nell’indifferenza generale, il 17 maggio ha chiesto pene pesanti per i due scafisti di un naufragio da 800 morti, avvenuto il 17 aprile 2015 e considerato la strage più grave del Mediterraneo sul fronte dell’immigrazione.
Quanto all’Egitto, il caso Regeni fa scuola: a parole pronto a collaborare, nei fatti un muro impenetrabile.
Quando le indagini riescono a individuare i boss del traffico internazionale, “le nostre rogatorie restano senza risposta”, afferma Liguori. Eppure da lì “partono mercantili con centinaia di persone a bordo e il pilota automatico bloccato sulla rotta verso l’Italia”. Una vera e propria industria locale su vasta scala, con tanto di cantieri navali e compravendite di vecchie barche da pesca da riconvertire al trasporto di esseri umani.
Un settore economico florido che evidentemente le autorità del Paese “amico” non hanno grande interesse a contrastare (nella mappa sotto, i nodi del traffico di migranti censiti da Europol). Anzi, fra gli investigatori è diffusa la convinzione che molte ruote vengano unte in loco perché gli occhi di chi dovrebbe vigilare restino chiusi. Con la Libia, poi, i canali di collaborazione ufficiali sono addirittura impossibili, dato il caos politico e militare.
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Per di più, continua il magistrato, con la fine dell’operazione Mare nostrum “non riusciamo più a essere incisivi nella lotta alle organizzazioni internazionali, e da parecchio tempo non riusciamo ad avviare un’indagine su vasta scala”.
Come quelle che negli anni passati hanno portato a individuare grandi boss come Fuad Abu Hamada, siriano che opera ad Alessandria d’Egitto, Hanafi Ahmed Mohamed Farrag, egiziano della zona di Kafr el Sheik, Ermias Ghermay, etiope a capo di una multinazionale del traffico di migranti, Jamal Saoudi, libico basato a Zuwara…
Tutti accusati di aver fatto arrivare illegalmente in Italia migliaia di persone. E di aver lasciato, nelle traversate finite male, centinaia di cadaveri in fondo al mare. Tutti ricercati dalla giustizia italiana, ma di fatto protetti dalle autorità dei loro Paesi. “Le attuali missioni internazionali FrontexMare sicuroEunavfor-Med si occupano solo di soccorso in mare ma non di indagare sulla filiera del traffico.
E visto che partecipano anche navi di altri Paesi europei, i nostri investigatori potrebbero incontrare problemi di giurisdizione. Con Mare nostrum, invece, avevano sommergibili, droni, velivoli d’alta quota che registravano immagini e video fino alle coste egiziane”.
Non è un particolare da poco: il 90% dei migranti che arrivano illegalmente in Europa si appoggia a uno di questi network criminali, si legge in un rapporto di Europolpubblicato il 17 maggio, garantendo un fatturato di 5-6 miliardi di dollari nel 2015. “In Turchia, Libia ed Egitto l’attività si sta sempre più concentrando nelle mani dei gruppi criminali più grandi”. Inoltre 22o trafficanti identificati nello stesso anno sono risultati coinvolti in altre attività criminali, dalla droga ai documenti falsi allo sfruttamento del lavoro.
E anche se finora non ci sono prove evidenti, “i terroristi potrebbero usare le risorse dei trafficanti di migranti per raggiungere i loro obiettivi”.
L’agenzia di polizia europea stima che in Libia ci siano “attualmente 400mila migranti”, a cui se ne aggiungono altrettanti “potenzialmente in arrivo nel Paese dal Medio oriente e dalla regione del Sahel“. Fanno un totale di “800mila persone che cercheranno di raggiungere l’Unione europea”.
Si scrive Unione europea, si legge per lo più Italia e Grecia. “Sono chiuse le frontiere nei Balcani, è chiusa l’Austria, ma i siriani che alla luce del patto siglato con l’Unione europea stanno ora in Turchia vogliono lasciare il Paese”, osserva il sostituto commissario Carlo Parini, capo del Gruppo interforze di contrasto all’immigrazione clandestina (Gicic) della Procura di Siracusa, coordinato dal sostituto procuratore Antonio Nicastro.
“Da aprile abbiamo registrati diversi sbarchi in Puglia, Calabria e Sicilia orientale, tutti provenienti dalle coste turche“, racconta. I siriani, in media più ricchi dei migranti africani, arrivano in aereo fino al Cairo e poi si imbarcano dalla zona di Alessandria d’Egitto, da Rasheed (il porto indicato nell’informativa che ilfattoquotidiano.it ha potuto leggere), da Abukir…”.
Diminuscono, secondo Parini, gli arrivi dalla Tunisia, “forse perché sono stati rafforzati i controlli al confine con la Libia”. Dall’ex regno di Gheddafi i viaggi continuano, in particolare con gli ormai famosi gommoni usa e getta incollati alla buona con materiale scadente importato dalla Cina (sempre a proposito dell’indotto del traffico di migranti), “con meno imbarchi a Zuwara e più nella vicina Sabrata“, da dove sono partiti i migranti naufragati – secondo le testimonianze degli scampati  il 26 maggio, una tragedia in cui hanno perso la vita tra circa 500 persone. Spostamenti dovuti probabilmente a mutati equilibri militari nella zona.
Chiuse le frontiere nei Balcani, chiusa l’Austria, ma i siriani ora in Turchia vogliono andarsene. E si apre una nuova rotta verso l’Italia
In dieci anni di attività, con pochi mezzi e scarsa attenzione dal Viminale, il Gcic ha accumulato un grande patrimonio di conoscenze su rotte, porti di partenza, scafisti, trafficanti. Con le vedette della Guardia costiera, la squadra di Parini era spesso la prima a montare sulle navi abbordate in mezzo al mare, a interrogare i migranti e a individuare gli scafisti, grazie ad alcuni ausiliari di origine maghrebina.
Una collezione di informazioni che permetteva poi di risalire a chi tirava le fila del traffico. Anche se poi restava lo scoglio della Procura generale del Cairo dove le richieste di rogatoria si sono infrante. Ma – conferma il sostituto commissario – ora andare avanti si fa difficile.
Nelle nuove missioni è protagonista la Marina militare, “che non ha poteri di polizia giudiziaria e non raccoglie le prove che ci interessano, per esempio immagini ravvicinate di scafi e persone, o ispezioni accurate a bordo”. Inoltre, mentre negli anni passati gran parte dei migranti soccorsi venivano sbarcati nei vicini porti di Catania,Augusta e Pozzallo, “le nuove disposizioni coinvolgono scali come Trapani, Palermo, Cagliari”.
Fuori dalla portata del Gicic (che per inciso, non è dotato neppure di un’auto di servizio). In più, per ordine del ministero dell’Interno, le persone sbarcate “vengono spostate nel giro di un’ora verso i centri di accoglienza, cosa che rende difficile la raccolta delle testimonianze, fondamentali per approfondire le indagini. Di alcuni sbarchi non riusciamo a sapere quasi nulla”.
Dietro i migranti ci sono i flussi economici. E l’Isis può approfittarne”, spiega l’analista di Europol
Il contrasto al traffico di migranti in cerca dell’Europa è rimasto finora sostanzialmente sulle spalle degli italiani, ma dal marzo 2015 Europol è impegnata nell’operazione Jot Mare, focalizzata sulla raccolta, l’analisi e lo scambio delle informazioni sul traffico internazionale di migranti: l’identità degli scafisti, i lidi di imbarco e sbarco, i mezzi di trasporto, i telefonini, l’attività sui social network dei soggetti individuati (in diverse indagini la vanità su Facebook ha permesso di identificare i trafficanti e di approfondire la loro rete di relazioni).
Nella banca dati dell’agenzia di polizia europea finiscono anche dati provenienti da Paesi di partenza dei migranti, se questi hanno rapporti di collaborazione con singole polizie europee. “Non siamo invasi dai siriani”, afferma un analista di Europol che preferisce restare anonimo, “l’incremento dei flussi riguarda l’Egitto e dunque i cosiddetti migranti economici”. Lo stesso vale per la Libia, dove esistono “cittadelle, non solo sulla costa, dove i migranti vengono ammassati in attesa della partenza”.
Un grande business in cui sono in tanti – forse troppi – a guadagnarci. “Dietro i flussi di migranti ci sono flussi economici”, conclude l’analista di Europol. “E anche l’Isis può approfittarne”.
fonte ilfattoquotidiano.it
http://www.nuovaresistenza.org/2016/06/01/migranti-le-barche-partono-stanotte-segnalazioni-e-inchieste-ma-nessuno-ferma-i-trafficanti-il-fatto-quotidiano/