lunedì 26 settembre 2016

Gli alberi parlano... ora abbiamo le prove scientifiche



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Gli scienziati iniziano ad avere sempre più conferme del fatto che gli alberi sono capaci di comunicare fra loro e soprattutto di imparare. Già da molto sappiamo che gli alberi sono in grado di sentire dolore quando ad esempio si intacca la loro radice. È anche noto che si organizzano in comunità e si prendono cura dei loro vicini, ad esempio mandando nutrimento in aiuto ad alberi malati o bisognosi.

Molti sono gli studi condotti su foreste e alberi ma naturalmente, come per le ricerche sugli animali, per l’uomo non è facile capire come funzioni un sistema diametralmente opposto al suo. Chiunque passi abbastanza tempo in mezzo ai boschi però avrà di certo notato certi piccoli comportamenti degli alberi che sembrano insoliti. Come ad esempio il fatto che sulla carcassa di una vecchia pianta a volte possono nascere germogli della stessa specie.

La vita segreta degli alberi

Anche in Italia, all’università di Torino, dei ricercatori lavorano tutti i giorni su questi argomenti. Il professore Massimo Maffei ha svolto una ricerca che dimostra come gli alberi possono distinguere le radici di alberi della loro specie da quelle di altri tipi di piante. Inoltre possono anche districare le loro radici e farle crescere altrove se non vogliono venire in contato con uno specifico esemplare. Alcuni intrecciano le loro radici in modo così fitto da morire insieme nel caso uno dei due si ammali.

Sembra quindi che gli alberi, nonostante quello che potremmo pensare vivano in comunità organizzatissime, come ad esempio quelle dei formicai. Hanno anche una sorta di comportamento di auto-aiuto. Sono in grado di individuare se una pianta è bisognosa di nutrimento o ammalata e con le loro radici decidono di raggiungerla per evitare che muoia da sola.

Come parlano gli alberi

Un’altra interessante ricerca invece è stata condotta a Vancouver. All’università British Columbia la dottoressa Suzanne Simard da anni studia il comportamento delle piante nei boschi del Canada. Ha scoperto che gli alberi possono inviare tra di loro dei segnali di allarme. Questo attraverso impulsi elettrici e segnali chimici inviati nel sottosuolo, dove sono presenti network di funghi che abitano tra le radici.

Questo sistema viene chiamato “Wood Wide Web” e si basa interamente sui filamenti dei funghi che si trovano nel terreno. Le loro particelle hanno una densità elevatissima nella terra e gli permettono di arrivare molto lontano, funzionando quasi come i cavi a fibra ottica che noi usiamo per internet. Attraverso questa rete gli alberi riescono a mandare segnali anche grazie all’aiuto degli insetti.


Fonte: Pixabay
A.K. Informa - N. 39
http://bioregionalismo-treia.blogspot.it/2016/09/gli-alberi-parlano-ora-abbiamo-le-prove.html

Italiani, lasciate ogni speranza voi che qui restate! Non solo l'integrazione pure la convivenza è impossibile....

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Alcuni buonisti  insistono nel dire che l'integrazione, con le migliaia e migliaia di immigrati che attraccano sulle nostre coste, sarà possibile. Portano l'esempio delle popolazioni barbariche che giunsero in occidente verso la fine dell'Impero Romano e furono integrate, dopo un certo periodo di tempo, sia nella cristianità che nella cultura latina. Non sarà così invece per le invasioni odierne di africani e mediorientali intenzionati a tenersi la loro cultura anzi a far cambiare religione usi e costumi agli europei. 

Lo dimostra il fatto che i musulmani immigrati, anche dopo due o  tre generazioni, continuano a mantenere le loro tradizioni, continuano a costruire moschee ed a chiedere cambiamenti istituzionali per l'affermazione della loro fede. Iniziando dall'istruzione scolastica, con la richiesta di rimozione dei crocifissi e con  la pretesa di introdurre nei programmi educativi l'apprendimento dell'arabo e dei principi basilari dell'islam. 

La trasformazione culturale passa anche attraverso il sistema alimentare (halal) che prevede la macellazione per sgozzamento lento di armenti senza stordimento, ed a tal proposito vedasi le recenti carneficine pubbliche (eufemisticamente chiamate "festa del sacrificio") compiute con le benedizioni dei nostri politicanti ed addirittura con la loro partecipazione (vedi il recente  caso di Orlando a Palermo). 

Ma la dimostrazione evidente che un'integrazione fra le culture europee (sopratutto quelle laiche)  ed islamiche è impossibile sta nella storia. Durante la conquista dei Balcani da parte dei muslim gran parte delle popolazioni dell'est Europa (albanesi, croati, macedoni, ceceni, etc.) fu convertita all'islam ed ancora mantiene quella fede con le conseguenze che tutti conosciamo. 

Qualcuno, fra i buonisti,  insiste nel dire “se non è possibile l'integrazione almeno sarà possibile una convivenza...”, ma l'esempio della possibile convivenza la vediamo, ad esempio, in Siria dove sotto il governo laico di Assad i cristiani e le altre minoranze  hanno facoltà di esistere mentre nelle zone conquistate dai “credenti” di fede sunnita la situazione è ben diversa... chi non si converte a Maometto è passato a fil di spada o deve nascondersi. 

Poi c'è il fattore demografico. 

Gli italiani spaventati dalla crisi economica e pervertiti dal consumismo e dalla devianze sessuali non fanno più figli mentre i musulmani, indipendentemente dalle condizioni economiche in cui si trovano, e forse avvantaggiati dall'assistenza che ricevono in Italia, continuano a figliare. Una popolazione europea sempre più anziana, viziata ed imbelle, facilmente soccombe ad una popolazione giovane decisa a tutto. 

Aggiungo che la stragrande maggioranza dei nuovi immigrati è composta da maschi forzuti e capaci di azioni decise. Mi viene in mente anche un altro fatto significativo che è andato evidenziandosi sempre più in questi ultimi anni. 

Qui in Italia, nord o sud che sia, le persone tendono alla solitudine e per avere compagnia si “accoppiano” con cani e gatti. Molti -soprattutto le donne- tengono in casa diversi animali e spesso trattasi di cagnoni belli grossi che fungono anche da “difesa personale”. I musulmani al contrario odiano i cani, che sono considerati persino più impuri dei maiali, ma sono abituati a fare comunella fra correligionari. Non vedo mai, passeggiando per strada od ai giardini pubblici, un musulmano da solo,  girano accompagnati ed in gruppi numerosi. Sapete cosa significa ciò? Il proverbio dice che l'unione fa la forza. Quindi traetene le dovute conclusioni e consideratene le conseguenze.


Paolo D'Arpini - Portavoce European Consumers Tuscia

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fonte http://paolodarpini.blogspot.it/2016/09/italiani-lasciate-ogni-speranza-voi-che.html