venerdì 24 febbraio 2017

EX-MASSONE : LE LEGGI CONTRO LA FAMIGLIA SONO PROMOSSE DALLE LOGGE MASSONICHE

Serge Abad-Gallard e’ un francese di origine spagnola che sa come funzione la massoneria. Da oltre vent’anni e’ stato membro di una loggia che ha lasciato dopo essersi convertito al cattolicesimo.

28.02.2016B
Nel suo libro ‘Perche’ ho smesso di essere massone’ spiega questo processo e come questa societa’ lavora. Il prezzo e’ stato costoso dal momento che poco dopo la sua pubblicazione e’ stato licenziato dal suo lavoro.
Il giornale Actuall ha parlato con Serge sull’influenza della massoneria nelle leggi sociali che vengono imposte in tutto il mondo, quale e’ il vero potere che detiene e chi e’ il loro nemico principale. Che relazione ha la massoneria con le leggi di ingegneria sociale, come l’aborto, l’eutanasia, il divorzio o il matrimonio gay?
Le leggi che sono state emanate dall’Assemblea nazionale sono state pensate e formalizzate nelle logge.
In particolare nella Gran Loggia di Francia, nel Grande Oriente e Diritto Umano di Francia.
Da questo posso testimoniare che ogni anno tutte le logge di Diritto Umano in cui sono stato massone per 23 anni, lavorano su un problema sociale comune e realizzano un documento di sintesi che le logge mandano ai loro dirigenti nazionali. E questo, dopo una revisione finale, la trasmettono al Presidente della Repubblica.
Nel libro ‘Perche’ ho smesso di essere un massone’ Serge Abad-Gallardo raccoglie l’esperienza personale di 23 anni nella massoneria
D : La massoneria ha tanta influenza?
R: C’e’ un gruppo importante di massoni in Parlamento. Si chiama ‘Fraternita’ Parlamentare’ e si compone di 400 massoni di tutte le appartenenze massoniche, tutti alti funzionari e parlamentari.
Sono quasi il 20% in Parlamento. E tutto questo senza considerare i muratori deputati che non appartengono a questo gruppo. Votano queste leggi sociali (aborto, matrimonio, gay, ecc.) In primo luogo come massoni, qualunque sia il suo partito politico. Tutte queste leggi sociali che sono contrarie al diritto naturale, sono gia’ state sviluppate e scritte nelle logge, prima di essere votate
D: Ma questa e’ una frode di cittadini…
R: Tutto questo potere massonico e’ antidemocratico. I massoni in Francia rappresentano lo 0,3% della popolazione francese, ma i massoni della Fraternita’ parlamentare sono il 20% dei deputati.
D: Perche’ la massoneria sostiene questo insieme di leggi contro la famiglia?
R : La massoneria e’ l’obbedienza piu’ anticattolica ed anticlericale. La massoneria e’ per loro una vera religione, come e’ scritto nel mio libro. Le sue fondamenta sono totalmente diverse ed opposte alla morale cattolica, che fa della famiglia la base della societa’. Promuove le leggi contro la famiglia cercando di distruggere la Chiesa Cattolica. _Questa e’ una ragione per cui affermo che non e’ possibile essere cattolici e massoni
D: Che interesse ci sono dietro queste manovre politiche per cambiare la societa’?
R: Ci sono vari interessi, in primo luogo la massoneria vuole imporre il loro modo di vedere e di essere. Parlano di tolleranza ma sono tolleranti solo con le idee che non sono in contrasto con l’ideologia massonica. Per esempio posso testimoniare che essere un massone non puoi dire in loggia  che l’aborto e’ un crimine In secondo luogo, la massoneria e’ convinta di avere le chiavi della felicita’ del genere umano e che solo loro possono ‘dare alla luce’ ai ‘poveri’. Infine ci sono probabilmente ragioni economiche. L’uomo che non famiglia diventa un essere che il potere economico globale puo’ essere utilizzato in ogni modo ed in ogni luogo. Cosi Jacques Attali (membro Bilderberg e massone) consigliere di diversi presidenti francesi, spiega nel suo libro ‘L’Homme Nomade’ che il fatto di non avere famiglia e’ lo sviluppo culturale e economico chiave, e quindi la felicita’
D: Come e’ entrato in massoneria?
R: Quando avevo 33 anni. Ne sono uscito quando ne avevo 56. In quel momento ho iniziato una carriera come ufficiale architetto e direttore di urbanistica di un comune di 50.000 abitanti. Un agente immobiliare che era mio amico ed era un ufficiale in massoneria mi ha proposto di entrare. Mi sono iscritto perche’ ero alla ricerca di risposte alle domande sulla vita, perche’ sono vivo ed il senso della vita.
D: Come funziona la massoneria?
R: La massoneria dice che funziona democraticamente. Ma e’ una bugia. I massoni che sono negli alti gradi controllano tutto e le elezioni interne sono programmate ed organizzate da loro. Poi quando e’ tutto pronto, allora si vota per scegliere il venerabile maestro e gli ufficiali. La massoneria non e’ un gruppo democratico, ma iniziatico. Dovete sapere che quando si entra in massoneria si viene osservati dai massoni ufficiali o dagli alti gradi, e poi vedere se e’ possibile ottenere il massimo grado.
D: Allora perche’ ha smesso di essere un massone?
R: Bene, perche’ sono arrivato alla fede ed alla Chiesa Cattolica. Il Signore mi ha dato la Grazia ed ho potuto comprendere la sua presenza ed il suo amore assoluto. Nel 2002 ho trovato un sacerdote francescano. Ho parlato con lui diverse volte e sentito la presenza di Gesu’ per me.
Anche se credevo in Dio in questo momento, non sono ritornato alla Chiesa.
Poi ho trovato un altro sacerdote di Antibes. Gli ho detto che ho sentito il bisogno di pregare e ricevere la comunione, ma avevo dimenticato tutte le mie preghiere. Mi sorrise e mi disse che Dio ama le preghiere con le nostre parole ed i nostri cuori. Cosi ho fatto.Molto piu’ tardi nel 2011 ho sentito alla radio della mia macchina del rosario, che non conoscevo ed era come una ‘spada d’amore’ che trafigge il cuore. Ho deciso di andare un paio di giorni a Lourdes, Un anno dopo, nel 2012, sono tornato a Lourdes e sono andato a pregare il rosario presso la Grotta della Vergine Maria. Quando ho finito la preghiera, improvvisamente sono caduto a terra e sentito che le mie gambe erano paralizzate, nonostante io sia sempre stato molto atletico.
La gente  mi ha preso dopo un po’ ed ho realizzato l’amore ed  la potenza di Dio. Poi ho fatto un ritiro di una settimana in un’abbazia. E poi la mia fede si e’ completamente sviluppata.Sono andato a messa tutti i giorni. Ho cominciato a pregare ogni mattino ed ogni sera. Poi ho capito che la massoneria e’ incompatibile con la fede. L’ho scoperto per me stesso.
D: Perche’ la loggia massonica odia il cattolicesimo?
R: Perche’ naturalmente, l’ideologia della massoneria e’ totalmente antagonista ed e’ in stretto contrasto con la Parola di Dio. Questo non significa che i cattolici non possono parlare con i massoni. Noi cattolici dobbiamo parlare a tutti gli uomini. E, naturalmente, con la massoneria
Ma dobbiamo dire loro cio’ che e’ veramente la Chiesa e la Parola di Dio, perche’ per secoli la massoneria non possa denigrare la Chiesa. La massoneria inganna le persone per farle entrare nelle loro logge. Il sogno della massoneria e’ rubare i cattolici alla Chiesa ed accoglierli nelle logge
D: Qual’e’ il vero potere della massoneria in politica e nell’economia mondiale?
R: Vi si nota che in tutto il mondo stanno attuando leggi simili come l’aborto, il divorzio, il matrimonio gay, l’eutanasia….Queste leggi sono di origine masonica. Si scelgono insegnanti, funzionari e politici, cioe’ le persone che possono influenzare la societa’ e questo avviene in tutto il mondo. Pertanto, ci avviciniamo ogni giorno, senza rendersene conto, all’ideologia massonica
D: Quanti massoni sono nel governo della Francia?
R: I massoni sono sempre stati piu’ numerosi nei governi di sinistra che in quelli di destra. Per esempio nel governo di Jean-Marc Ayrault (primo ministro di Francois Hollande prima di Manuel Valls) i massoni erano molti. Tre su quattro ministri erano massoni.
Questo non si vede dalla Terza Repubblica Francese. Nel governo di Manuel Valls sono molto meno. Perche’ vuol attirare il partito socialista ed il voto delle persone del centro-destra. Ma era un massone del Grande Oriente di Francia, per piu’ di 10 anni.
La sua loggia, situata da Evry si chiama ‘Ne’ Dio ne’ padrone’ e mira a sviluppare l’utopia massonica. Rimangono come ministri di Manuel Valls, Taubira, La Drian e Le Foll che sono massoni.
Inoltre Manuel Valls e’ uno stretto amico di Alain Bauer, che era Gran Maestrro Nazionale del Grande Oriente. Serve da collegamento per Valls con la massoneria francese e soprattutto con il Grande Oriente che e’ la piu’ potente loggia in Francia.
D: In Spagna c’e’ una grande influenza della massoneria in politica?
R: Certo. Dovete capire che la massoneria ha influenza in tutti i paesi.
Io non vivo in Spagna, ma nell’aprile del 2015 ho trascorso una settimana a Madrid per promuovere il mio libro ed ho capito questa influenza. Essa esiste, ma e’ meno che in Francia. Per esempio, leggendo sulla stampa spagnola che i membri del PSOE volevano imporre alle scuole private e cattoliche corsi di cittadinanza piuttosto che la religione. Come se un cattolico non potesse essere un cittadino! Questo per esempio e’ un’ideologia tipica della massoneria. Oltre la Gran Loggia donne della Spagna era manifesto quando Gallardo ha voluto approvare una legge sull’aborto piu’ restrittiva. Sostenuto in Francia dalla Gran Loggia femmina, Diritto Umano e il Grande Oriente hanno manifestato a Parigi e pubblicato articoli di giornali contro il governo Rajoy
https://newsinfoalternativa.wordpress.com/2016/03/01/ex-massone-le-leggi-contro-la-famiglia-sono-promosse-dalle-logge-massoniche/

QUESTA è la VERITÀ CIA, BILDERBERG, BR, BRITANNIA: ECCO A VOI LA VERA STORIA ITALIANA




Se NON sai queste cose, è INUTILE che apri la bocca! QUESTA è la VERITÀ
CIA, BILDERBERG, BR, BRITANNIA: ECCO A VOI LA VERA STORIA ITALIANA che loro vi tengono NASCOSTO, e dopo averlo letto… è un tuo DOVERE morale CONDIVIDERLO e FARLO sapere pure agli ALTRI.
Il primo colpo storico contro l’Italia lo mette a segno Carlo Azeglio Ciampi, futuro presidente della Repubblica, incalzato dall’allora ministro Beniamino Andreatta, maestro di Enrico Letta e “nonno” della Grande Privatizzazione che ha smantellato l’industria statale italiana, temutissima da Germania e Francia. E’ il 1981: Andreatta propone di sganciare la Banca d’Italia dal Tesoro, e Ciampi esegue. Obiettivo: impedire alla banca centrale di continuare a finanziare lo Stato, come fanno le altre banche centrali sovrane del mondo, a cominciare da quella inglese. Il secondo colpo, quello del ko, arriva otto anno dopo, quando crolla il Muro di Berlino. La Germania si gioca la riunificazione, a spese della sopravvivenza dell’Italia come potenza industriale: ricattati dai francesi, per riconquistare l’Est i tedeschi accettano di rinunciare al marco e aderire all’euro, a patto che il nuovo assetto europeo elimini dalla scena il loro concorrente più pericoloso: noi, l’Italia.
A Roma non mancano complici: pur di togliere il potere sovrano dalle mani della “casta” corrotta della Prima Repubblica, c’è chi è pronto a sacrificare l’Italia all’Europa “tedesca”, naturalmente all’insaputa degli italiani.
E’ la drammatica ricostruzione di Nino Galloni, già docente universitario, manager pubblico e alto dirigente di Stato. All’epoca, nel fatidico 1989, Galloni era consulente del governo su invito dell’eterno Giulio Andreotti, il primo statista europeo che ebbe la prontezza di affermare di temere la riunificazione tedesca. Non era “provincialismo storico”: Andreotti era al corrente del piano contro l’Italia e tentò di opporvisi, finche potè. Poi a Roma arrivò una telefonata del cancelliere Helmut Kohl, che si lamentò col ministro Guido Carli: qualcuno “remava contro” il piano franco-tedesco. Galloni si era appena scontrato con Mario Monti alla Bocconi e il suo gruppo aveva ricevuto pressioni da Bankitalia, dalla Fondazione Agnelli (facenti anche loro parte del gruppo Bilderberg) e da Confindustria. La telefonata di Kohl fu decisiva per indurre il governo a metterlo fuori gioco. «Ottenni dal ministro la verità», racconta l’ex super-consulente, ridottosi a comunicare con l’aiuto di pezzi di carta perché il ministro «temeva ci fossero dei microfoni». Sul “pizzino”, scrisse la domanda decisiva: “Ci sono state pressioni anche dalla Germania sul ministro Carli perché io smetta di fare quello che stiamo facendo?”. Eccome: «Lui mi fece di sì con la testa».
Questa, riassume Galloni, è l’origine della “inspiegabile” tragedia nazionale nella quale stiamo sprofondando. I super-poteri egemonici, prima atlantici e poi europei, hanno sempre temuto l’Italia. Lo dimostrano due episodi chiave. Il primo è l’omicidio di Enrico Mattei, stratega del boom industriale italiano grazie alla leva energetica propiziata dalla sua politica filo-araba, in competizione con le “Sette Sorelle”. E il secondo è l’eliminazione di Aldo Moro, l’uomo del compromesso storico col Pci di Berlinguer assassinato dalle “seconde Br”: non più l’organizzazione eversiva fondata da Renato Curcio ma le Br di Mario Moretti, «fortemente collegate con i servizi, con deviazioni dei servizi, con i servizi americani e israeliani». Il leader della Dc era nel mirino di killer molto più potenti dei neo-brigatisti: «Kissinger gliel’aveva giurata, aveva minacciato Moro di morte poco tempo prima» (Kissinger è anche l’assassino di Salvador Allende).
Tragico preambolo, la strana uccisione di Pier Paolo Pasolini, che nel romanzo “Petrolio” aveva denunciato i mandanti dell’omicidio Mattei, a lungo presentato come incidente aereo. Recenti inchieste collegano alla morte del fondatore dell’Eni quella del giornalista siciliano Mauro De Mauro. Probabilmente, De Mauro aveva scoperto una pista “francese”: agenti dell’ex Oas inquadrati dalla Cia nell’organizzazione terroristica “Stay Behind” (in Italia, “Gladio”) avrebbero sabotato l’aereo di Mattei con l’aiuto di manovalanza mafiosa. Poi, su tutto, a congelare la democrazia italiana avrebbe provveduto la strategia della tensione, quella delle stragi nelle piazze.
Alla fine degli anni ‘80, la vera partita dietro le quinte è la liquidazione definitiva dell’Italia come competitor strategico: Ciampi, Andreatta e De Mita, secondo Galloni, lavorano per cedere la sovranità nazionale pur di sottrarre potere alla classe politica più corrotta d’Europa. Col divorzio tra Bankitalia e Tesoro, per la prima volta il paese è in crisi finanziaria: prima, infatti, era la Banca d’Italia a fare da “prestatrice di ultima istanza” comprando titoli di Stato e, di fatto, emettendo moneta destinata all’investimento pubblico. Chiuso il rubinetto della lira, la situazione precipita: con l’impennarsi degli interessi (da pagare a quel punto ai nuovi “investitori” privati) il debito pubblico esploderà fino a superare il Pil. Non è un “problema”, ma esattamente l’obiettivo voluto: mettere in crisi lo Stato, disabilitando la sua funzione strategica di spesa pubblica a costo zero per i cittadini, a favore dell’industria e dell’occupazione. Degli investimenti pubblici da colpire, «la componente più importante era sicuramente quella riguardante le partecipazioni statali, l’energia e i trasporti, dove l’Italia stava primeggiando a livello mondiale».
Al piano anti-italiano partecipa anche la grande industria privata, a partire dalla Fiat, che di colpo smette di investire nella produzione e preferisce comprare titoli di Stato: da quando la Banca d’Italia non li acquista più, i tassi sono saliti e la finanza pubblica si trasforma in un ghiottissimo business privato. L’industria passa in secondo piano e – da lì in poi – dovrà costare il meno possibile. «In quegli anni la Confindustria era solo presa dall’idea di introdurre forme di flessibilizzazione sempre più forti, che poi avrebbero prodotto la precarizzazione» (il piano lo stà ultimando Renzi con il suo Job Acts). Aumentare i profitti: «Una visione poco profonda di quello che è lo sviluppo industriale». Risultato: «Perdita di valore delle imprese, perché le imprese acquistano valore se hanno prospettive di profitto». Dati che parlano da soli. E spiegano tutto: «Negli anni ’80 – racconta Galloni – feci una ricerca che dimostrava che i 50 gruppi più importanti pubblici e i 50 gruppi più importanti privati facevano la stessa politica, cioè investivano la metà dei loro profitti non in attività produttive ma nell’acquisto di titoli di Stato, per la semplice ragione che i titoli di Stato italiani rendevano tantissimo e quindi si guadagnava di più facendo investimenti finanziari invece che facendo investimenti produttivi. Questo è stato l’inizio della nostra deindustrializzazione».
Alla caduta del Muro, il potenziale italiano è già duramente compromesso dal sabotaggio della finanza pubblica, ma non tutto è perduto: il nostro paese – “promosso” nel club del G7 – era ancora in una posizione di dominio nel panorama manifatturiero internazionale. Eravamo ancora «qualcosa di grosso dal punto di vista industriale e manifatturiero», ricorda Galloni: «Bastavano alcuni interventi, bisognava riprendere degli investimenti pubblici». E invece, si corre nella direzione opposta: con le grandi privatizzazioni strategiche, negli anni ’90 «quasi scompare la nostra industria a partecipazione statale», il “motore” di sviluppo tanto temuto da tedeschi e francesi. Deindustrializzazione: «Significa che non si fanno più politiche industriali». Galloni cita Pierluigi Bersani: quando era ministro dell’industria «teorizzò che le strategie industriali non servivano». Si avvicinava la fine dell’Iri, gestita da Prodi in collaborazione col solito Andreatta e Giuliano Amato. Lo smembramento di un colosso mondiale: Finsider-Ilva, Finmeccanica, Fincantieri, Italstat, Stet e Telecom, Alfa Romeo, Alitalia, Sme (alimentare), nonché la BancaCommerciale Italiana, il Banco di Roma, il Credito Italiano.
Le banche, altro passaggio decisivo: con la fine del “Glass-Steagall Act” nasce la “banca universale”, cioè si consente alle banche di occuparsi di meno del credito all’economia reale, e le si autorizza a concentrarsi sulle attività finanziarie peculative. Denaro ricavato da denaro, con scommesse a rischio sulla perdita. E’ il preludio al disastro planetario di oggi. In confronto, dice Galloni, i debiti pubblici sono bruscolini: nel caso delle perdite delle banche stiamo parlando di tre-quattromila trilioni. Un trilione sono mille miliardi: «Grandezze stratosferiche», pari a 6 volte il Pil mondiale. «Sono cose spaventose». La frana è cominciata nel 2001, con il crollo della new-economy digitale e la fuga della finanza che l’aveva sostenuta, puntando sul boom dell’e-commerce. Per sostenere gli investitori, le banche allora si tuffano nel mercato-truffa dei derivati: raccolgono denaro per garantire i rendimenti, ma senza copertura per gli ultimi sottoscrittori della “catena di Sant’Antonio”, tenuti buoni con la storiella della “fiducia” nell’imminente “ripresa”, sempre data per certa, ogni tre mesi, da «centri studi, economisti, osservatori, studiosi e ricercatori, tutti sui loro libri paga».
Quindi, aggiunge Galloni, siamo andati avanti per anni con queste operazioni di derivazione e con l’emissione di altri titoli tossici. Finché nel 2007 si è scoperto che il sistema bancario era saltato: nessuna banca prestava liquidità all’altra, sapendo che l’altra faceva le stesse cose, cioè speculazioni in perdita. Per la prima volta, spiega Galloni, la massa dei valori persi dalle banche sui mercati finanziari superava la somma che l’economia reale – famiglie e imprese, più la stessa mafia – riusciva ad immettere nel sistema bancario. «Di qui la crisi di liquidità, che deriva da questo: le perdite superavano i depositi e i conti correnti». Come sappiamo, la falla è stata provvisoriamente tamponata dalla Fed, che dal 2008 al 2011 ha trasferito nelle banche – americane ed europee – qualcosa come 17.000 miliardi di dollari, cioè «più del Pil americano e più di tutto il debito pubblico americano».
Va nella stessa direzione – liquidità per le sole banche, non per gli Stati – il “quantitative easing” della Bce di Draghi, che ovviamente non risolve la crisi economica perché «chi è ai vertici delle banche, e lo abbiamo visto anche al Monte dei Paschi, guadagna sulle perdite». Il profitto non deriva dalle performance economiche, come sarebbe logico, ma dal numero delle operazioni finanziarie speculative: «Questa gente si porta a casa i 50, i 60 milioni di dollari e di euro, scompare nei paradisi fiscali e poi le banche possono andare a ramengo». Non falliscono solo perché poi le banche centrali, controllate dalle stesse banche-canaglia, le riforniscono di nuova liquidità. A monte: a soffrire è l’intero sistema-Italia, da quando – nel lontano 1981 – la finanzia pubblica è stata “disabilitata” col divorzio tra Tesoro e Bankitalia. Un percorso suicida, completato in modo disastroso dalla tragedia finale dell’ingresso nell’Eurozona, che toglie allo Stato la moneta ma anche il potere sovrano della spesa pubblica, attraverso dispositivi come il Fiscal Compact e il pareggio di bilancio.
Per l’Europa “lacrime e sangue”, il risanamento dei conti pubblici viene prima dello sviluppo. «Questa strada si sa che è impossibile, perché tu non puoi fare il pareggio di bilancio o perseguire obiettivi ancora più ambiziosi se non c’è la ripresa». E in piena recessione, ridurre la spesa pubblica significa solo arrivare alla depressione irreversibile. Vie d’uscita? Archiviare subito gli specialisti del disastro – da Angela Merkel a Mario Monti – ribaltando la politica europea: bisogna tornare alla sovranità monetaria, dice Galloni, e cancellare il debito pubblico come problema. Basta puntare sulla ricchezza nazionale, che vale 10 volte il Pil. Non è vero che non riusciremmo a ripagarlo, il debito. Il problema è che il debito, semplicemente, non va ripagato: «L’importante è ridurre i tassi di interesse», che devono essere «più bassi dei tassi di crescita». A quel punto, il debito non è più un problema: «Questo è il modo sano di affrontare il tema del debito pubblico». A meno che, ovviamente, non si proceda come in Grecia, dove «per 300 miseri miliardi di euro» se ne sono persi 3.000 nelle Borse europee, gettando sul lastrico il popolo greco.
Domanda: «Questa gente si rende conto che agisce non solo contro la Grecia ma anche contro gli altri popoli e paesi europei? Chi comanda effettivamente in questa Europa se ne rende conto?». Oppure, conclude Galloni, vogliono davvero «raggiungere una sorta di asservimento dei popoli, di perdita ulteriore di sovranità degli Stati» per obiettivi inconfessabili, come avvenuto in Italia: privatizzazioni a prezzi stracciati, depredazione del patrimonio nazionale, conquista di guadagni senza lavoro. Un piano criminale: il grande complotto dell’élite mondiale. «Bilderberg, Britannia, il Gruppo dei 30, dei 10, gli “Illuminati di Baviera”: sono tutte cose vere», ammette l’ex consulente di Andreotti. «Gente che si riunisce, come certi club massonici, e decide delle cose». Ma il problema vero è che «non trovano resistenza da parte degli Stati». L’obiettivo è sempre lo stesso: «Togliere di mezzo gli Stati nazionali allo scopo di poter aumentare il potere di tutto ciò che è sovranazionale, multinazionale e internazionale». Gli Stati sono stati indeboliti e poi addirittura infiltrati, con la penetrazione nei governi da parte dei super-lobbysti, dal Bilderberg agli “Illuminati”. «Negli Usa c’era la “Confraternita dei Teschi”, di cui facevano parte i Bush, padre e figlio, che sono diventati presidenti degli Stati Uniti: è chiaro che, dopo, questa gente risponde a questi gruppi che li hanno agevolati nella loro ascesa».
Non abbiamo amici. L’America avrebbe inutilmente cercato nell’Italia una sponda forte dopo la caduta del Muro, prima di dare via libera (con Clinton) allo strapotere di Wall Street. Dall’omicidio di Kennedy, secondo Galloni, gli Usa «sono sempre più risultati preda dei britannici», che hanno interesse «ad aumentare i conflitti, il disordine», mentre la componente “ambientalista”, più vicina alla Corona, punta «a una riduzione drastica della popolazione del pianeta» e quindi ostacola lo sviluppo, di cui l’Italia è stata una straordinaria protagonista. L’odiata Germania? Non diventerà mai leader, aggiunge Galloni, se non accetterà di importare più di quanto esporta. Unico futuro possibile: la Cina, ora che Pechino ha ribaltato il suo orizzonte, preferendo il mercato interno a quello dell’export. L’Italia potrebbe cedere ai cinesi interi settori della propria manifattura, puntando ad affermare il made in Italy d’eccellenza in quel mercato, 60 volte più grande. Armi strategiche potenziali: il settore della green economy e quello della trasformazione dei rifiuti, grazie a brevetti di peso mondiale come quelli detenuti da Ansaldo e Italgas.
Prima, però, bisogna mandare a casa i sicari dell’Italia – da Monti alla Merkel – e rivoluzionare l’Europa, tornando alla necessaria sovranità monetaria. Senza dimenticare che le controriforme suicide di stampo neoliberista che hanno azzoppato il paese sono state subite in silenzio anche dalle organizzazioni sindacali. Meno moneta circolante e salari più bassi per contenere l’inflazione? Falso: gli Usa hanno appena creato trilioni di dollari dal nulla, senza generare spinte inflattive. Eppure, anche i sindacati sono stati attratti «in un’area di consenso per quelle riforme sbagliate che si sono fatte a partire dal 1981». Passo fondamentale, da attuare subito: una riforma della finanza, pubblica e privata, che torni a sostenere l’economia. Stop al dominio antidemocratico di Bruxelles, funzionale solo alle multinazionali globalizzate. Attenzione: la scelta della Cina di puntare sul mercato interno può essere l’inizio della fine della globalizzazione, che è «il sistema che premia il produttore peggiore, quello che paga di meno il lavoro, quello che fa lavorare i bambini, quello che non rispetta l’ambiente né la salute». E naturalmente, prima di tutto serve il ritorno in campo, immediato, della vittima numero uno: lo Stato democratico sovrano. Imperativo categorico: sovranità finanziaria per sostenere la spesa pubblica, senza la quale il paese muore. «A me interessa che ci siano spese in disavanzo – insiste Galloni – perché se c’è crisi, se c’è disoccupazione, puntare al pareggio di bilancio è un crimine».
http://www.stopeuro.org/la-vera-storia-italiana/

PADOAN SI INCHINA ALLA TROIKA E CONDANNA A MORTE IL PAESE





Il messaggio da Bruxelles è chiaro e per niente accomodante: dal Rapporto sul debito l’Italia risulta inadempiente ed è quindi passibile di essere multata con sanzioni fino a 8,5 miliardi di euro. Tuttavia, il commissario Ue agli Affari economici, Pierre Moscovici, si è mostrato “clemente” ed è stato concesso all’Italia un tempo massimo di due mesi – da qui a fine aprile- per mettere in atto unamanovra correttiva pari a 3,4 miliardi di euro.

Il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ostenta ottimismo, dichiarando che il debito italiano è stabile e sostenibile, e che verranno attuate in tempi rapidi la misure richieste, presumibilmente attraverso aumenti delle accise su benzina e sigarette e inasprimento della lotta all’evasione, in particolare sull’Iva.
La premura del titolare di via XX Settembre è di rassicurare gli eurocrati sull’attuazione del programma di privatizzazione di asset strategici italiani, evidentemente molto cari a Bruxelles. Al termine della riunione dell’Eurogruppo a Bruxelles ha infatti dichiarato di riporre piena fiducia nelle privatizzazioni, sia come strumento per ridurre il debito pubblico che come modello per migliorare le performance aziendali, citando come esempio di aumentata efficienza il caso Poste. In una lettera del primo febbraio indirizzata a Moscovici e al vice presidente della Commissione europea Dombrovsky aveva rimarcato come lo scorso anno si sia proceduto alla privatizzazione di ENAV (Ente Nazionale di assistenza al volo) nonostante la Brexit, ma – a causa della sopraggiunta volatilità dei mercati – ulteriori privatizzazioni sono state posticipate.
Prepariamoci dunque ad altre (s)vendite di aziende pubbliche: alla Troika non bastano gli aumenti delle imposte e i tagli selvaggi alla spesa sociale (cioè ancor maggiore austerità), ma punta diretta ai nostri (ex) gioielli nazionali.
Questa, purtroppo, non è l’Europa dei popoli e delle Nazioni nata a Roma nel 1957. Questa è l’Europa della finanza nata dopo la caduta del muro di Berlino che è diventata, per dirla alla Keynes, l’“incubo di un contabile”. Nonostante le calamità naturali a causa delle quali l’Italia è finita in ginocchio nel 2016 (terremoti e nevicate che hanno distrutto intere parti del Paese con centinaia di morti), i tiranni di Bruxelles ci chiedono ancor più lacrime e sangue, cioè una manovra correttiva da 3,4 miliardi. Una follia degna di tiranni e dittatori della peggiore specie. L’inasprimento fiscale e i maggiori tagli alle voci di spesa pubblica più sensibili porteranno il Paese a soffrire ancor di più di quanto non stia già soffrendo ormai da parecchi anni: ma a Bruxelles non interessa! Ai dittatori importa solo la sostenibilità della nostra finanza pubblica per gli scopi di sostenibilità dell’euro e dell’intero recinto schiavistico chiamato Eurozona. Punto. Il popolo, per Bruxelles e Francoforte, non conta assolutamente nulla! Il Paese è in ginocchio: disoccupazione intorno al 12% (quella giovanile al 40%), centinaia di migliaia di piccole-medio imprese chiuse, famiglie allostremo e disperazione dilagante. Ma a quei criminali della sovrastruttura europea interessa soltanto far quadrare i conti.
E i nostri politici, invece di comprendere questo, parlano di Stati Uniti d’Europa (che sarebbero la morte della democrazia, della libertà e dei principi inderogabili scolpiti nelle Costituzioni degli Stati membri) e di sostenibilità del debito pubblico. Delle due l’una: o sono totalmente ignoranti o si sono vigliaccamente venduti al capitale internazionale! Tertium non datur! A parere di chi scrive l’unica via di salvezza è l’uscita dell’Italia dall’euro e il non rispetto di nessuno dei parametri forcaioli impostici dai Trattati europei. Altre misure sarebbero devastanti per la nostra economia reale e spingerebbero il Paese definitivamente nel burrone.
Dott.ssa Ilaria BIFARINI, economista
Avv. Giuseppe PALMA, giurista
Articolo pubblicato su “Il Giornale d’Italia” il 24 febbraio 2017 (a pagina 4):http://edicoladigitale.ilgiornaleditalia.org/giornaleditalia/books/giornaleditalia/2017/20170224giornaleditalia/index.html#/5/
http://www.stopeuro.org/

lunedì 20 febbraio 2017

LA SANZIONI HANNO COSTRETTO LA RUSSIA A PRODURSI ALCUNI BENI CHE PRIMA IMPORTAVA TRAENDONE UN BENEFICIO ECONOMICO



“Sarebbero quasi 4 miliardi di dollari i ricavi dalla produzione interna russa derivanti dalla politica di sostituzione delle importazioni. Si tratta di formaggi e salumi nazionali e di altri prodotti che prima venivano importati dall’estero e che ora sono stati sostituiti dalla produzione russa”. È quanto ha dichiarato il vice ministro dell’Agricoltura Evgenij Gromyko all’inaugurazione della mostra “Prodexpo”.
L’embargo alimentare è entrato in vigore in Russia dall’agosto 2014 e riguarda una serie di Paesi che hanno introdotto le sanzioni nei confronti della Federazione. Sotto la scure dei divieti sono finiti carne e derivati, latte e prodotti caseari, pesce e prodotti ittici e frutta e ortaggi.
In precedenza il ministro dell’Agricoltura, Aleksandr Tkachev, aveva dichiarato che a causa dell’embargo la Russia aveva diminuito il volume di import dell’agroalimentare da 60 a 20 miliardi (a partire dal 2014). A suo avviso, i prodotti russi costituivano l’80–90% dell’assortimento presente nei negozi.

Il mercato delle carni
Secondo i dati dell’Associazione nazionale carni, lo scorso anno la produzione di carne di pollame, suina e di manzo avrebbe avuto un incremento del 5,1% rispetto al 2015.
“Nel 2017 il trend di riduzione delle importazioni di carne continuerà, ma non sarà più critico e influirà in certa misura anche sui prezzi. Sull’import di pollame inciderà solo per il 4,2%”, sostiene Diana Nizovtseva, esperto capo dell’associazione.
Tuttavia, nel complesso il limite di crescita nel mercato delle carni si è esaurito. L’indicatore del consumo di carni ha raggiunto in Russia la discreta cifra di 73 kg pro capite, superato solo dall’indicatore del 2013 secondo cui i russi avevano consumato 75 kg di carni pro capite all’anno.
Il freno principale a un ulteriore incremento del consumo di carne è determinato quest’anno dal basso livello dei redditi della popolazione. Le condizioni del mercato interno difficilmente garantiranno dei livelli elevati di consumo delle carni. La via d’uscita è una sola: cercare mercati per l’export.

Quattro miliardi di dollari: è questa, secondo il Ministero dell’Agricoltura, l’entità dei ricavi derivanti dalla politica di sostituzione delle importazioni. Si tratta perlopiù di formaggi e salumi che prima venivano importati dall\'estero e che ora vengono prodotti in loco.

Gamberi in ascesa
Il settore ittico registra un forte calo nelle importazioni di pesce dovuto all’aumento della produzione russa. La flessione registrata lo scorso anno è quasi del 9%, pari a 511,6 migliaia di tonnellate. La Russia acquista all’estero quantità assai meno ingenti di aringhe, salmone e persino di acciughe affumicate sott’olio. Inoltre, i pescatori russi sono riusciti a incrementare le esportazioni, anche grazie all’aumento delle forniture di prodotti ittici lavorati e conservati.
Come spiega German Zverev, presidente dell’Associazione nazionale delle aziende ittiche, le controsanzioni hanno reso più attrattivi gamberi, aringhe e salmoni russi.
Il problema anche quest’anno sarà costituito dalla diminuzione del potere di acquisto della popolazione.
La concorrenza nel settore caseario
La produzione di latticini registra una lieve crescita pari a 17,8 milioni di tonnellate. Tuttavia, la carenza di formaggi ha portato i prezzi del latte crudo a livelli record. I produttori caseari russi devono affrontare la concorrenza dei prodotti più a buon mercato della vicina Bielorussia.
La Russia continua a restare uno dei maggiori importatori di prodotti caseari, ma lo spostamento della domanda verso prodotti più a buon mercato provoca nel complesso un calo della produzione (principalmente di formaggi, burro e ricotta). In compenso aumenta la produzione del latte comune.
Gli esperti non prevedono alcun miglioramento della situazione per il 2017.

Frutta e verdura
Ma il mercato degli ortaggi e della frutta è ancora ben lungi dall’essere saturo e per il 2017 sono attese novità positive. La maggiore speranza per una crescita della produzione risiede in primo luogo nell’incremento delle superfici destinate a serre e giardini intensivi.
Solo nel 2016 si prevedeva di adattare 185 ettari a serre e nei prossimi cinque anni si programma di creare altre 400 serre su una superficie complessiva di 2mila ettari.
Secondo le valutazioni degli esperti, per soddisfare la domanda russa di ortaggi prodotti in serre e chiuse e aperte, la produzione dovrebbe raggiungere annualmente 1,8 milioni tonnellate (attualmente è di 800 mila tonnellate). Per conseguire tale obiettivo occorreranno altri 3-4 anni.
Riguardo alla frutta, gli investitori hanno cominciato a investire nella creazione di frutteti, e principalmente di meleti. È chiaro che rispetto alla frutta esotica alla Russia non conviene ingaggiare una battaglia per contrastare le importazioni. Secondo gli esperti, la produzione di mele sarebbe più redditizia di quella di cereali e non richiederebbe investimenti così ingenti. Ora il rischio maggiore risiede in un annullamento degli effetti delle controsanzioni.


Fonte :

http://www.consolatorusan.it/pag.php?n=751

http://nomassoneriamacerata.blogspot.it/

GOLDMAN SACHS, SOROS, TRUMP E L’ILLUSIONE DELLA SCELTA

Goldman Sachs, Soros, Trump e l’illusione della scelta


GEORGE SOROS – LA “SOROS FUND MANAGEMENT” 

HA FATTO GRANDI CAMBIAMENTI AL PROPRIO PORTAFOGLIO

 NEL QUARTO TRIMESTRE DEL 2016, INVESTENDO UNA

 QUOTA DI 14,9 MILIONI DI EURO NELLAGOLDMAN SACHS

La “Soros Fund Management” che, come suggerisce il nome, gestisce il patrimonio personale del
 controverso miliardario George Soros, secondo quanto riportato dalla CNCB, ha acquisito partecipazioni
per 14,9 milioni di Euro in Goldman Sachs e per 3,9 milioni di Euro in Bank of America.
Goldman Sachs e altre società finanziarie, godranno di grandi quantità di investimenti dopo la vittoria
di Donald Trump alle elezioni presidenziali; le promesse del neo Presidente di tagli fiscali e
deregolamentazione, hanno reso il settore finanziario una scommessa sicura per gli investitori,
entusiasti all’idea di veder naufragare il “Dodd-Frank Act”, voluto dall’Amministrazione Obama
all’indomani della crisi finanziaria del 2008, passata alla storia con il nome di“crisi dei mutui subprime”.
Esiste una locuzione colloquiale, in inglese che indica una scelta apparentemente libera che in realtà
è obbligatoria: la scelta di Hobson.
Thomas Hobson era il gestore di una stalla che affittava cavalli ai viaggiatori; quando alcuni clienti
iniziarono a richiedere continuamente dei particolari cavalli, Hobson, per evitare che alcuni animali venissero
 sfruttati troppo, decise di introdurre un sistema di rotazione, posizionando i cavalli più riposati vicino
all’ingresso e rifiutandosi di farli uscire se non nel giusto ordine. Egli insisteva perché i clienti prendessero
il cavallo più vicino alla porta della stalla o non ne prendessero nessuno.Goldman SachsAnche Henry Ford vendette la “Ford Modello T” usando la famosa scelta di Hobson: la vettura era
disponibile in una modesta gamma di colori ma la produzione rapida richiedeva una vernice
che asciugasse velocemente e l’unica disponibile, all’epoca, era quella di colore nero.
Probabilmente ci sarà capitato molte volte di trovarci di fronte ad una finta scelta senza che ne rendessimo
conto; l’élite al potere utilizza costantemente e su scala globale, la scelta di Hobson, convincendoci di aver
preso una decisione ma scegliendo sempre e comunque al posto nostro.
Dopo una campagna all’insegna della critica all’establishment e ai poteri forti, l’uomo del popolo
Donald Trump, per una delle caselle più delicate del suo esecutivo, quella di Segretario del Tesoro,
ha scelto l’ex banchiere di Goldman Sachs Steven Mnuchin che, dalla crisi
 dei mutui subprimeguadagnò qualcosa come 2 miliardi di Dollari; lo stesso Mnuchin più volte
socio d’affari di George Soros; lo stesso George Soros che ha speso centinaia di milioni per finanziare
 azioni di protesta contro Donald Trump, salvo arricchirsi dalle scelte di quest’ultimo.

ARABIA SAUDITA – PRINCIPE EREDITARIO RICEVE UNA TARGA DALLA CIA PER IL LAVORO DI INTELLIGENCE SVOLTO IN MATERIA DI ANTITERRORISMO

Arabia Saudita


Il sito Moon of Alabama ci informa di come il principe ereditario saudita Mohammed bin Nayef bin Abdulaziz al-Saud, Vice Primo Ministro e Ministro degli Interni, abbia ricevuto una targa dalla CIA per il suo distinto il lavoro diintelligence antiterrorismo e per il suo contributo per garantire la pace e la sicurezza internazionale.
La targa, che prende il nome di “George Tenet”, è stata consegnata dal Direttore della CIA Michael Pompeo.
Nonostante le smentite di rito da parte dell’Arabia Saudita, i rapporti con lo Stato Islamico e con il terrorismointernazionale sembrano tutt’altro che limpidi; il dossier consegnato da Vladimir Putin al summit di Antalya, durante il G20 del 2015, redatto da “Brookings Institution”, è solo uno dei tanti documenti che dimostrano la complicità tra l’Arabia Saudita e l’ISIS.Secondo Fuad Hussein, capo di gabinetto del leader del Kurdistan iracheno Massoud Barzani, “molti Stati arabi del Golfo, in passato, hanno finanziato gruppi sunniti in Siria ed Iraq che sono confluiti in Isis o in Al Nusr,a consentendogli di acquistare armi e pagare stipendi”.
David Phillips, ex alto funzionario del Dipartimento di Stato Usa ora alla “Columbia University” di New York, assicura, sempre secondo il Brooking Institute che “sono molti i ricchi arabi che giocano sporco, i loro Governi affermano di combattere Isis mentre loro lo finanziano”.
Secondo il blog Money Jihad le più importanti fonti di finanziamento dell’Isis sono “le sadaqa [donazioni volontarie]dai donatori arabi del Golfo, la vendita di petrolio e il controllo di infrastrutture chiave”. In particolare, le sadaqa sono arrivate, nel passato, da donatori privati sauditi, del Qatar, del Kuwait, degli Emirati Arabi e anche dall’Indonesia, specifica il blog.
Alla luce di tutto ciò, una targa all’Arabia Saudita per gli sforzi in ambito di antiterrorismo e per il suo contributo per garantire la pace e la sicurezza internazionale, ci sembra più che meritata.
CIA premia Principe saudita per sforzi contro terrorismo