giovedì 30 marzo 2017

LE VISIONI DELLA BOLDRINI






Sentite la presidentessa che come sempre ha le visioni...! cercategli un bravo psichiatra .. questa è pazza, è senza cervello è l'anti italiana convinta , ci stà rubando anche la dignità

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domenica 26 marzo 2017

#EU60 EUROPA A DUE VELOCITA’: LA “SOLUZIONE FINALE” PER SMANTELLARE DEFINITIVAMENTE LA COSTITUZIONE


Oggi nella Capitale, in occasione delle celebrazioni del sessantesimo anniversario dei Trattati di Roma, si parlerà soprattutto di “Europa a due velocità”. Cosa significa? In pratica si tratta di due velocità totalmente diverse da quanto proposto dal premio Nobel Stiglitz la scorsa estate nel suo ultimo libro, vale a dire la possibilità di dar vita a due diverse aree valutarie. Stiglitz proponeva infatti un euro per i Paesi del nord ed un euro per quelli del sud, dove questi ultimi avrebbero dovuto avere la possibilità di far fluttuare il cambio (entro una certa misura) rispetto alla moneta del nord. Lo stesso premio Nobel consigliava altresì che la BCE arrivasse a garantire gran parte dei debiti pubblici di tutti gli Stati dell’Eurozona. Ma non solo. Stiglitz ci diceva anche che l’Italia non avrebbe dovuto far parte della stessa area valutaria della Germania, essendo noi ed i tedeschi i maggiori Paesi esportatori (e quindi i principali competitor nell’export  in una comparazione continentale infra-Stati). E ciò alla luce del fatto che l’Italia soffre in modo ineguagliabile ben vent’anni di cambi fissi, che invece hanno avvantaggiato a dismisura la Germania (vedesi i dati sul surplus commerciale tedesco).
Se la proposta di Stiglitz poteva sommariamente apparire interessante (anche se resto fermamente convinto che l’unica via di salvezza per il nostro Paese sia l’uscita dall’euro), l’Europa a due velocità che hanno in mente di realizzare i tiranni di Bruxelles e i vili collaborazionisti nazionali è un qualcosa di totalmente diverso: il Consiglio europeo di qualche giorno fa ha pensato infatti ad un’Europa a due vagoni: quello di testa con all’interno gli Stati disposti a cedere in misura pressoché totale la loro sovranità in favore della sovrastruttura europea (quindi ulteriori ed illegittime cessioni di sovranità in materia militare, fiscale, diintelligence e quant’altro), mentre quello di coda composto da quegli Stati non disposti a cedere alcune fette residue della propria sovranità.
Per quanto riguarda invece l’euro, che è l’elemento di maggiore distruzione sociale ed economica dell’intero Vecchio Continente, pare che resti irrevocabile! Cioè nessuna doppia area valutaria come proposto da Stiglitz, nessuna BCE prestatrice di ultima istanza e nessuna fluttuazione del cambio!
Quindi non sarà – sostanzialmente – un’Europa a due velocità. Sarà un modo più efficace, veloce e definitivo per costringere i Paesi dell’eurozona (e sottolineo eurozona) ad ulteriori e criminali cessioni di sovranità necessarie al capitale internazionale per portare a compimento la “soluzione finale” di distruggere definitivamente i diritti fondamentali e le Costituzioni nazionali, senza alcun intralcio da parte  di quei Paesi dove la democrazia è ancora in grado di bloccare o rallentare il processo di maggiore distruzione dei diritti sociali!
Ovvio che questa Europa a due velocità sarà solo uno strumento criminale per salvare – e per tutelare in modo irrevocabile – il capitale internazionale, portando gli Stati dell’eurozona a cedere definitivamente quel che resta della loro sovranità in modo tale da blindare – irreversibilmente – la moneta unica.
Ora festeggiate pure! Cosa, non lo sapete neppure voi, ma festeggiate ugualmente!
Prosit…
Avv. Giuseppe PALMA
fonte http://lacostituzioneblog.com/2017/03/25/eu60-europa-a-due-velocita-la-soluzione-finale-per-smantellare-definitivamente-la-costituzione-di-giuseppe-palma/

http://www.stopeuro.org/eu60-europa-a-due-velocita-la-soluzione-finale-per-smantellare-definitivamente-la-costituzione/

Becchi: la prova che la Germania ha creato l’euro per metterla in quel posto a noi


 



Paolo Becchi esibisce le prove in diretta tv del fatto che la Germania sapeva che grazie all’Euro “lo avrebbe messo in culo agli italiani”.

Potremmo svalutare la nostra moneta, e dunque tornare ad essere competitivi, ma ecco pronta la replica: svalutando crescerà l’ inflazione. Vale forse la pena soffermarsi su questo punto.

La svalutazione è un deprezzamento del tasso di cambio nominale verso un’ altra valuta; l’inflazione è l’aumento annuale di un determinato paniere di beni scelto dall’Istat come riferimento. È una fake (non più tanto) news sostenere che il deprezzamento dell’uno (il cambio) porti all’incremento dell’altra (l’inflazione). Non c’ è nessuna evidenza empirica che dimostri che una svalutazione del cambio comporti necessariamente un aumento dell’ inflazione.

A questo proposito basta citare la svalutazione della Lira verso il Marco del 1992, quando era legata ancora allo Sme, l’accordo di cambi fissi dell’epoca. Prima del 1992 il cambio fisso era di 750 lire per Marco. Dal 1992 al 1995 la Lira svaluta del 50% verso il Marco, ma l’inflazione addirittura scende dal 5,2% del 1992 al 4,1% del 1994, per poi ritornare al 5,2% del 1995. Come si vede la svalutazione di per sé non ha prodotto l’incremento dei prezzi e lo stesso può dirsi anche per la svalutazione giapponese del 2012 o quelle di Gran Bretagna e Svezia del 2008.

Su quella svalutazione della Lira rispetto al Marco è davvero illuminante un discorso tenuto al parlamento tedesco nel 1998 da Ingrid Matthäus-Maier, ai tempi responsabile della politica fiscale della SPD: «Dobbiamo spiegare ai cittadini l’Euro in maniera più comprensibile. Mi ricordo di un caso nel mio collegio elettorale nel 1994. Pochi giorni dopo la svalutazione della Lira stavo visitando l’ acciaieria Klöckner-Mannstaedt. Il morale era terra. Dobbiamo licenziare lavoratori, mi dicevano. La lira è andata giù. Cinque giorni dopo gli italiani avevano cancellato tutti gli ordini a quest’acciaieria tedesca. A causa della svalutazione della lira avrebbero dovuto pagare le fatture in marchi, ma per farlo servivano molte più lire di quante non sarebbero state necessarie prima. In seguito hanno deciso di spostare tutti gli ordini verso altri paesi. Questi esempi concreti ci mostrano che le turbolenze valutarie sono pericolose anche per il nostro Paese. Per questa ragione l’Euro è una buona cosa, soprattutto per noi».

http://www.byoblu.com/post/video-dal-web/becchi-la-prova-la-germania-creato-leuro-metterla-quel-posto

http://altrarealta.blogspot.it/

IL PAPA DEI BABBEI



Ciao Dio, lo sai non ti chiedo quasi mai nulla, ma oggi potresti fare una cosa per me?
A Milano arriva un tizio ( a nostre spese ) che dice di essere tu in terra. 
In pratica non dice mai nulla di illuminante, solo raffiche di stronzate per babbei addestrati.
Ecco, potresti far piovere su Milano e dintorni?
Non tanto per bagnare il tizio che viene vestito la mattina, lui ha la tettoia ( a nostre spese ) ma per i babbei. 
Grazie, a buon rendere.

giovedì 23 marzo 2017

Terrorismo made in USA - i crimini degli americani



Dal programma REPORT di Milena Gabanelli un documentario sul terrorismo messo in pratica e finanziato dagli Stati Uniti d'America in mezzo mondo dalla fine della seconda guerra mondiale fino ad oggi. Il servizio di Paolo Barnard è documentato da ciò che fu trovato negli archivi desecretati della CIA, del Dipartimento di Stato e dai servizi Inglesi. Il business della guerra e i regimi sanguinari del terzo mondo. Ciò che durante la guerra fredda non ci hanno mai detto.

RIPARTIAMO DALLA TERRA!



fonte http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/

JEROEN DIJSSELBLOEM E' UN SERVO DEI ROTHSCHILD



Jeroen Dijsselbloem si e' fatto notare nei giorni scorsi per aver criticato il Sud Europa ('sprecano soldi in alcool e donne') .
Jeroen ha fatto parte del Bilderberg dei Rothschild del 2015 (1), del Forum Ambrosetti (2)
considerato una specie di Bilderberg italiano e frequentato da Kissinger e Lagarde (3)
e del World Economic Forum (4) una lobby che lavora per un Governo Mondiale

Fonti:

(1) https://www.infowars.com/bilderberg-2015-full-attendee-list-agenda/

(2) http://www.italiaoggi.it/giornali/dettaglio_giornali.asp?preview=false&accessMode=FA&id=2114082&codiciTestate=1

(3) http://nomassoneriamacerata.blogspot.it/2016/04/il-forum-ambrosetti-il-bilderberg.html


http://nomassoneriamacerata.blogspot.it/
(4) https://www.weforum.org/people/jeroen-dijsselbloem/

George Soros, l'uomo che paga ​l'invasione dell'Europa



Gli amici degli scafisti: il magnate investirà 500 milioni nelle ong per creare una flotta di navi per salvare i migranti

Solo pochi giorni fa la Commissione Ue annunciava la necessità di espellere un milione di migranti illegali.
Solo ieri in Sicilia ne sono sbarcati 1.500 recuperati grazie al solerte impegno delle navi soccorso gestite da organizzazioni umanitarie (Moas, Jugend Rettet, Stichting Bootvluchting, Médecins sans frontières, Save the children, Proactiva Open Arms, Sea-Watch.org, Sea-Eye, Life boat) che annoverano tra i propri finanziatori la Open Society e altri gruppi legati al milionario «filantropo» George Soros. Bruxelles, a questo punto, farebbe bene a spiegare che per fermare il traffico di uomini bisogna combattere non solo le organizzazioni criminali, ma anche la carità pelosa, e politicamente motivata, di Soros e della sua galassia buonista.
Una galassia a cui l'ottuagenario filantropo ha promesso il 20 settembre scorso investimenti da 500 milioni di dollari per favorire «l'arrivo dei migranti». Investimenti destinati a contrastare le politiche europee sull'immigrazione e a mettere a rischio la sovranità dell'Italia e di altre nazioni.
Il primo a capirlo è il capo di Frontex, Fabrice Leggeri intervenuto di recente per criticare la tendenza a soccorrere i migranti «sempre più vicino alle coste libiche» spiegando come questo incoraggi i trafficanti a stiparli «su barche inadatte al mare con rifornimenti di acqua e carburante sempre più scarsi rispetto al passato». Le parole di Leggeri rappresentano un'esplicita denuncia delle attività di soccorso marittimo finanziate da Soros. Dietro le operazioni di navi di grossa stazza come il Topaz Responder da 51 metri del Moas, il Bourbon Argos di Msf, o l'MS di Sea Eye ci sono infatti quasi sempre i finanziamenti del filantropo. Finanziamenti che garantiscono il trasferimento nei nostri porti di migliaia di migranti illegali.
L'aspetto più inquietante di questa vicenda è però come questa flotta di navi fantasma, battenti bandiera panamense, (Golfo azzurro, della Boat Refugee Foundation olandese e Dignity 1, di Msf) del Belize (il Phoenix, di Moas) o delle isole Marshall (il Topaz 1, di Moas) punti a realizzare politiche dissonanti rispetto a quelle europee e italiane. Per capirlo basta spulciare i siti delle organizzazioni che gestiscono la flotta buonista. La tedesca Sea Watch armatrice di due navi soccorso battezzate con il proprio nome spiega di battersi per il «diritto alla libertà di movimento» e di non accettare «arbitrarie distinzioni tra profughi e migranti». Come dire che il rispetto di confini e sovranità nazionale non ha alcun senso.
Come non lo ha distinguere tra chi fugge da guerre e dittature e chi invece cerca solo migliori condizioni di vita. Sea Eye, un'altra organizzazione tedesca conduttrice di una nave da 26 metri e di un barchino da soccorso spiega invece di volere contrastare tutti i futuri piani europei per il trasferimento dei migranti in campi di accoglienza situati in Libia e Tunisia. Un articolo pubblicato sul sito dell'organizzazione maltese Moas da un giornalista ospitato sulla nave Topaz Responder descrive invece un'operazione con tutti i crismi dell'illegalità. L'articolo racconta il soccorso di 650 migranti recuperati «nella notte tra il 21 e 22 novembre a venti chilometri dalle coste libiche» e poi portati in Italia. Un'esplicita ammissione di come la «flotta umanitaria» operi ampiamente dentro il limite di dodici miglia (22,2 chilometri) delle acque territoriali. Un limite entro il quale sarebbe obbligatorio riportare i naufraghi a terra anziché traghettarli fino alle ospitali coste italiane.
fonte http://www.ilgiornale.it/news/cronache/george-soros-e-i-migranti-1371709.html
George Soros durante una conferenza in Malesia. Foto da Wikipedia.

domenica 19 marzo 2017

GIU' LE MANI DALLA CHIESA !



Giù le mani dalla Chiesa Cattolica ! pare proprio ufficiale la notizia di un complotto made in Usa per "neutralizzare" papa Benedetto XVI ordito da George Soros Barack Obama e Hillary Clinton le menti del colpo di stato in Vaticano di Cinzia Palmacci  



GIU' LE MANI DALLA CHIESA CATTOLICA!

di

Cinzia Palmacci



Ebbene, pare proprio ufficiale la notizia di un complotto made in USA per "neutralizzare" papa Benedetto XVI, ordito da George Soros, Barack Obama e Hillary Clinton, le "menti" del colpo di stato in Vaticano per rovesciare il conservatore Ratzinger e sostituirlo con il radicale di sinistra Papa Francesco, secondo un gruppo di leader cattolici citando prove di varie fonti, tra cui le e-mail di WikiLeaks.Il gruppo di leader cattolici cita nuove prove scoperte nelle e-mail diffuse da WikiLeaks per rivendicare che il conservatore Papa Benedetto non ha in realtà dato le dimissioni di propria iniziativa, ma è stato spinto fuori Vaticano da un colpo di stato dice il gruppo di ricercatori che si chiama "Catholic Spring". Soros, Obama e Clinton macchine usate della diplomazia degli Stati Uniti complice il potere finanziario per costringere, con tangenti e ricatti il "cambio di regime" nella Chiesa Cattolica Romana, al fine di sostituire il conservatore Benedetto con l'attuale Papa Francesco, portavoce improbabile della sinistra internazionale. Sinistra internazionale che in Italia già pregustava la vittoria della Clinton alle presidenziali americane. Infatti, le lotte  intestine del PD sono da ricondursi non solo al risultato referendario dello scorso dicembre, ma soprattutto alla mancata vittoria della Clinton che ha evidentemente  scombussolato i piani dei supporters italiani. Il 20 gennaio 2017 un gruppo di leader cattolici ha inviato una lettera al Presidente Trump chiedendogli di avviare un'indagine ufficiale sulle attività di George Soros, Barack Obama, Hillary Clinton (e altri), coinvolti nel complotto per il "cambio di regimein Vaticano. Questo il testo della lettera nei punti salienti: "In particolare, abbiamo ragione di credere che un 'cambio di regime' in Vaticano è stato progettato dall'amministrazione Obama ", dicono i firmatari, nella loro lettera del 20/01 al Presidente Trump. "Ci siamo allarmati allo scoprire ," dicono nelle note della lettera,"che, nel corso del terzo anno del primo mandato dell'amministrazione Obama, suo predecessore e avversario, il segretario di Stato Hillary Clinton, insieme ad altri funzionari del governo con lei consociati, ha proposto una "rivoluzione" cattolica per effetto della quale si sarebbe realizzata la scomparsa definitiva di ciò che che restava della Chiesa cattolica in America". La lettera contiene link a documenti e notizie che sottolineano le loro richieste. E prima dirige l'attenzione al famigerato trio Soros-Clinton-Podesta delle e-mail divulgate lo scorso anno da Wikileaks, in cui Podestà e altri progressisti discutono il cambio di regime per rimuovere quello che hanno descritto come "dittatura del medioevo" nella Chiesa cattolica. Per quanto riguarda il podestà e-mail in questione, The New American ha riferito lo scorso ottobre:"Podesta, in un lungo periodo da consulente / confidente e attivista al top della Clinton raccoglie fondi per la sinistra dal finanziatore George Soros, rivela una E-mail del 2011 che lui e altri attivisti stavano lavorando per effettuare una rivoluzione la Primavera cattolica all'interno della Chiesa cattolica, un evidente riferimento alle disastroso colpo di stato della "primavera araba" organizzata lo stesso anno dal team di Obama-Clinton-Soros che ha destabilizzato il Medio Oriente e ha portato i regimi islamici radicali e gruppi terroristici al potere nella regione. Le e-mail di Podesta sono una risposta radicale per un altro finanziamento di Soros al radicale Sandy Newman, fondatore del "progressista" Voices for Progress. Newman aveva scritto a Podesta alla ricerca di consigli sul modo migliore per "piantare i semi della rivoluzione" nella Chiesa cattolica, che ha descritto come una " dittattura del medioevo". La lettera continua: "Considerando tutto questo, e desiderando il meglio per il nostro paese così come per i cattolici di tutto il mondo, riteniamo che sia responsabilità di cattolici statunitensi fedeli e informati presentarle una petizione perché autorizzi un'inchiesta sulle seguenti domande: A che scopo la National Security Agency ha monitorato il conclave che ha eletto Papa Francesco? Quali altre operazioni segrete sono state attuate da agenti del governo USA sulle dimissioni di Papa Benedetto e sul conclave che ha eletto Papa Francesco? Agenti governativi hanno avuto contatti con la "Mafia del cardinale Danneels"? Le transazioni monetarie internazionali con il Vaticano sono state sospese durante gli ultimi giorni prima delle dimissioni di Papa Benedetto. Le agenzie di governo degli Stati Uniti sono state coinvolte in questo? Perché le transazioni monetarie internazionali sono riprese il 12 febbraio 2013, il giorno dopo che Benedetto XVI ha annunciato le sue dimissioni? E' pura coincidenza? Quali iniziative, se del caso, sono stati effettivamente prese da John Podesta, Hillary Clinton, e altri legati alla gestione Obama coinvolti nel dibattito che intendeva fomentare una "Primavera cattolica"? Qual era lo scopo e la natura della riunione segreta tra il vice presidente Joseph Biden e Papa Benedetto XVI in Vaticano il o intorno al 3 giugno 2011? Quali ruoli sono interpretati da George Soros e altri finanziatori internazionali attualmente residenti nel territorio degli Stati Uniti? Noi crediamo che l'esistenza stessa di queste domande fornisca elementi sufficienti a giustificare questa richiesta di un'indagine. La capacità di George Soros di cooptare figure politiche per assistere ai suoi piani radicali per gli Stati nazionali è ben noto; ma la sua capacità di imporre un "cambio di regime" nella Chiesa cattolica, un'istituzione che in precedenza si presentava impenetrabile dall'esterno, solleva gravi interrogativi circa il suo potenziale per il caos globale. E tutto questo non fa che giustificare i dubbi e i timori di Putin circa la figura di George Soros come persona non gradita in Russia.

Le mani di Soros sulla Chiesa

Un tentativo di far sbocciare una nuova primavera nella Chiesa americana per convertirla all’agenda progressista. E’ quanto trapela da Wikileaks, con ben due blocchi di documenti a supporto. Scambi di mail che coinvolgono i vertici di think tank democratici e i principali responsabili della campagna elettorale di Hillary Clinton. Un caso che ha fatto infuriare alcuni vescovi Usa che hanno chiesto alla Clinton di dissociarsi, ma lei preferisce giocare la carta delle responsabilità russe nell'elezione di Trump come pretesto, senza entrare nel merito dei documenti. Negli USA il finanziere George Soros ha dato consistenti contributi ad organizzazioni cattoliche per «spostare le priorità della Chiesa cattolica americana» dai temi vita e famiglia a quelli della giustizia sociale: occasione particolare, la visita di Papa Francesco negli Usa nel settembre 2015. La notizia è circolata soprattutto negli Stati Uniti, focus dell’azione di Soros, ma merita di essere ripresa e conosciuta ovunque perché le sue implicazioni riguardano la Chiesa universale. Partiamo dai fatti contenuti nei documenti pubblicati da DC Leaks: nell’aprile 2015 la Open Society ha versato 650mila dollari nelle casse di due organizzazioni legate ad ambienti cattolici progressisti, PICO (People improving communities through organising), e Faith in Public Life (Fpl), con lo scopo di«influenzare singoli vescovi in modo da avere voci pubbliche a sostegno di messaggi di giustizia economica e razziale allo scopo di iniziare a creare una massa critica di vescovi allineati con il Papa». Le due organizzazioni destinatarie dei versamenti sono state scelte, spiegano i documenti, perché impegnate in progetti a lungo termine che hanno lo scopo di cambiare «le priorità della Chiesa cattolica statunitense». I buoni rapporti di Soros con il cardinale honduregno Oscar Rodriguez Maradiaga, tra i principali consiglieri di papa Francesco, fanno da ponte di collegamento per «impegnare»Bergoglio sui temi di giustizia sociale. C’è poi un Rapporto del 2016, un bilancio dell'anno precedente, in cui la fondazione di Soros si ritiene soddisfatta per il numero di vescovi che, durante le presidenziali, hanno apertamente criticato i candidati che puntavano sulle paure della popolazione, con evidente riferimento a Donald Trump ed altri candidati repubblicani. Lo scopo del coinvolgimento del  cardinale Oscar Rodriguez Maradiaga, uno degli uomini più vicini al papa, è quello di  influenzare e favorire la creazione di un fronte di vescovi che si dissocino dalla battaglia culturale dell’episcopato statunitense e siano più in sintonia con Bergoglio sui temi della giustizia economica e l’uguaglianza. Anzi, si legge in un documento, influenzare lo stesso papa, coinvolgendolo attraverso il cardinal Maradiaga. Il primo e più importante progetto di Soros è il grande investimento che organizzazioni filantropiche tradizionalmente anti-cattoliche stanno facendo per sovvertire l’insegnamento della Chiesa. In questo Soros si colloca nel solco di una tradizione ultradecennale che vede protagoniste le principali fondazioni americane, dai Rockefeller ai Ford, dai Kellog a Turner ecc... È un progetto di “protestantizzazione”. Il motivo? La Chiesa cattolica che, in sede di organizzazioni internazionali ha come obiettivo fondamentale di difendere la dignità dell’uomo, è l’ultimo baluardo che si oppone all’instaurazione di un nuovo ordine mondiale che vuole ridurre l’uomo a semplice strumento nelle mani del potere. Parte fondamentale di questo progetto è la diffusione universale del controllo delle nascite, dell’aborto come diritto umano, della distruzione della famiglia e della promozione dell’ideologia di genere. Proprio negli anni ’90 del secolo scorso, in un ciclo di conferenze internazionali dell’ONU (dal vertice di Rio de Janeiro sull’ambiente nel 1992 fino al summit di Roma sull’alimentazione nel 1996) si scatenò una battaglia diplomatica senza precedenti tra Stati Uniti e Unione Europea da una parte e Santa Sede dall’altra proprio su questi temi. Sebbene possiamo oggi notare come quell’agenda abbia fatto passi da gigante a livello mondiale, la strenua resistenza della Chiesa, che aveva trascinato con sé molti Paesi in via di sviluppo (vittime di questo neo-colonialismo) ha ritardato e sta ostacolando quel progetto. Molto lo si deve a Giovanni Paolo II, il quale ha sempre avuto chiaro che la famiglia e la vita sono oggi il principale terreno su cui si gioca la battaglia per la dignità dell’uomo. Vale la pena ricordare per inciso che proprio per questo motivo e per questa battaglia, il Papa istituì allora il Pontificio Consiglio per la Famiglia e anche l’Istituto per gli studi su Matrimonio e Famiglia presso la Pontificia Università Lateranense (l’Istituto Giovanni Paolo II che nei giorni scorsi ha visto un cambiamento significativo alla sua guida). Si può capire quindi come si siano intensificati gli sforzi internazionali per indebolire la Chiesa su questo fronte. Quanto al cardinale Maradiaga e altri esponenti dell’episcopato sono coscienti o partecipi di questo disegno decisamente anti-cattolico? Non lo sappiamo e non ci azzardiamo a processarne le intenzioni. Possiamo solo notare come certi esponenti ecclesiali di primo piano vengano individuati come omogenei ai progetti di chi vuole distruggere la Chiesa, a prescindere poi dal successo o meno che abbiano certi tentativi di approccio.

La Chiesa "minata" dalle basi

Corre l’obbligo di aggiungere un dato inquietante ai documenti rivelati. Si può infatti facilmente capire che di tale progetto di cambiamento nella dottrina della Chiesa faccia parte anche un'opera di infiltrazione di specifici personaggi nei centri decisionali della Chiesa. E non si può non andare immediatamente al caso di Jeffrey Sachs, l’economista dell’ONU e direttore dell’Earth Institute che ha avuto un ruolo importante nell’enciclica “Laudato Sii”, tanto da essere chiamato dal Vaticano sia per le presentazioni dell’enciclica sull’ambiente sia per i convegni internazionali sullo sviluppo sostenibile. La sua inspiegabile onnipresenza è stata contestata  dalle principali organizzazioni pro-life e pro-family internazionali perché Sachs è ben noto come grande sostenitore delle politiche di controllo delle nascite. Ma è stato difeso a spada tratta dal presidente della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, il vescovo argentino Marcelo Sanchez Sorondo, che ne ha anche sponsorizzato la nomina da parte di papa Francesco nella Pontificia Accademia da lui presieduta. Ebbene, ciò che forse non è stato detto, è che Sachs è anche conosciuto per essere un uomo di Soros (peraltro entrambi sono ebrei originari dell’Est Europa), da diversi decenni impegnato nella concezione e diffusione di teorie economiche a sostegno dell’Open Society perseguita da Soros. Alla luce dei documenti che attestano le strategie di Soros nei confronti della Chiesa Cattolica, la presenza di Sachs nei piani alti del Vaticano risulta meno inspiegabile, sebbene ancora più inquietante. A questo punto sarebbe opportuno che tutti gli alti prelati coinvolti in questo diabolico progetto ai danni della Chiesa Cattolica, dessero delle spiegazioni. Se non vogliono farlo a favore dei cattolici, lo facessero almeno per rispetto dell'abito che indossano. Se degnamente o indegnamente il giudizio spetta solo al Tribunale Supremo.


Cinzia Palmacci
fonte http://www.ilcorrieredelleregioni.it/index.php?option=com_content&view=article&id=11078%3Agiu-le-mani-dalla-chiesa-cattolica&catid=131%3Amistero-a-trascendenza&Itemid=162




mercoledì 15 marzo 2017

Frase shock di Giovannini (Ex ministro del Lavoro): "Il nostro obiettivo era portare le famiglie alla soglia della povertà"

Frase shock di Giovannini (Ex ministro del Lavoro): Il nostro obiettivo era portare le famiglie alla soglia della povertà

Obiettivo raggiunto!



A volte capita che dicano la verità. E quei momenti, che siano lapsus o confessioni poco importa, 
sono davvero importanti.
L’ex ministro del Lavoro del governo Enrico Letta, Enrico Giovannini, commentando su Sky
 il cosiddetto reddito di inclusione, si lascia andare a queste parole: "il nostro obiettivo era portare
 le famiglie alla soglia della povertà".
Obiettivo raggiunto Giovannini! Obiettivo raggiunto!


fonte http://www.lantidiplomatico.it/dettnews-frase_shock_di_giovannini_ex_ministro_del_lavoro_il_nostro_obiettivo_era_portare_le_famiglie_alla_soglia_della_povert/82_19290/

A Matté, ma der deb... pardòn...



L'immagine può contenere: 2 persone, persone che sorridono, vestito elegante
Di Stefano Davidson
A Matté, ma der deb... pardòn...
A Matté e a Pà, ma der debbito pubbblico, der fatto che grazie a voi e ar vostro instancabile lavoro de mmerda c'avemo su' a' testa, er quale, a 'a faccia de' e' vostre fregnacce l'avete portado 'ntorno ar 133% dar 129% der dumilatredici (che vor dì 'a bellezza de' dumiladucento miijardi de euri!!!!) ipotecando già buona parte der futuro der Paese, nun se ne parla mai?
A còsi!!!
Perché nun ce dite che 'r dumiladiciassette vedrà er Tesoro impegnato co' e emissioni de titoli de Stato per ducentosessanta miijardi de euri e che dovrà far fronte a titoli in scadenza (senza contà BOT e bond forestieri) per artri ducentoquattordice miijardi de euri, ortre a pagà i' interessi sur debbito pubbblico per ben quarantasette (italiano morto che parla) miijardi de euri, (dice: "er più arto in Europa! Artro che Messi e er Barcellona!), in quello che sarà er calendario dei rimborsi più pesante dar dumiladieci?
A zozzi!
PS: ma 'r Lombroso c' avrebbe detto de du facce così?
Stefano Davidson

martedì 14 marzo 2017

DOPO SEI MESI NON SONO STATE SPOSTATE NEANCHE LE MACERIE, COME SI PUO' PARLARE DI RICOSTRUZIONE? VERGOGNATEVI!



di Roberto Scorcella
Ammettetelo, ci volete prendere per stanchezza... Non tornavo a Visso da mesi, tanti mesi. Da quando il terremoto ha devastato il paese, rendendolo una sorta di città fantasma, come tutto l'entroterra maceratese. E mai avrei pensato che tutto fosse rimasto come allora. In cinque mesi non è cambiato assolutamente nulla, a parte il ponte realizzato dai vigili del fuoco per l'accesso alla zona rossa e inaugurato stamattina. 
Non solo ancora non c'è neanche una parvenza di ricostruzione, ma addirittura le macerie sono tutte esattamente nello stesso posto in cui si trovavano cinque mesi fa, dopo essere crollate dagli edifici. Nella zona rossa di Visso (ma come a Visso in tutti gli altri Comuni devastati dal sisma), il tempo si è fermato ad ottobre. Da allora non è successo più niente. Niente. Quando sono entrato stamattina in centro, attraversando quel breve tunnel costruito dagli encomiabili e infaticabili vigili del fuoco, non ho saputo trattenere un moto di rabbia, una profonda incazzatura che mi ha portato a filmare tutto e a trasmetterlo in diretta. Qui non solo non si parla di ricostruzione, ma non si è stati capaci neanche di togliere le macerie, di dare almeno una parvenza di voler far tornare questi posti meravigliosi com'erano un tempo. 
Scrive un amico su Facebook: "Ottobre 2001 / maggio 2002, 7 mesi per portar via le macerie delle torri gemelle, circa 5 milioni di tonnellate dal centro di New York. Qui da noi ancora devono portare via tutto. Con queste premesse mettiamoci l'anima in pace, non ce la faremo mai". Parole sante. 
All'indomani del sisma, scrissi che niente sarebbe stato più come prima. Ma intendevo che le nostre vite sarebbero state segnate indelebilmente dal terremoto. Ora invece quelle parole assumono un valore diverso, purtroppo quasi di profezia: niente sarà più come prima, perchè queste meravigliose perle incastonate nei Sibillini rischiano di restare solo un ricordo da tramandare nei libri di storia. Avete presente Pompei? Ecco, un qualcosa del genere. Di questo passo, fra cinquant'anni arriveranno (allora sì) frotte di turisti a farsi la foto ricordo sulle macerie di Visso, Ussita, Castelsantangelo, Pieve Torina e via dicendo. "Qui un tempo c'erano dei bellissimi paesi che nell'ottobre del 2016 vennero distrutti da un forte terremoto. La gente fu costretta ad andarsene e non tornò più": voi che comandate, voi che prendete le decisioni, voi che scegliete il nostro futuro, sì dico a voi. Noi non vogliamo fare questa fine. La gente vuole tornare nelle proprie case, vuole tornare alla propria vita, alle proprie abitudini, alla propria quotidianità. 
In cinque mesi (quasi sette, se partiamo dal sisma di agosto), non si sta neanche ipotizzando una bozza di ricostruzione, mentre si spendono vagonate di soldi per tenere le persone negli alberghi e in autonoma sistemazione Vagonate: oltre trenta milioni di euro da quando è iniziata l'emergenza. Vogliamo dire che con trenta milioni non si poteva almeno iniziare la ricostruzione leggera e riportare a casa migliaia e migliaia di sfollati? Invece no. Qui non arrivano neanche le casette di legno. Pare che si speri (pare e speri... verbi da cui già traspare la certezza in cui ci si sta muovendo, ndr) di averle prima del prossimo inverno. No vabbè, dai, state scherzando, no? Ma sì, perchè poi vediamo che a Norcia le casette (per quanto assegnate col tribale metodo dell'estrazione a sorte) sono arrivate. L'ex premier a Porta a Porta afferma "È fondamentale far ripartire il turismo perché Norcia se non riparte il turismo è morta. Io vorrei che si facesse tutti quanti insieme, senza far polemica su questi argomenti". Ma certo. Per par condicio bisogna aggiungere che ha anche detto "Io vorrei fare un appello: quest’anno andiamo in vacanza nelle Marche, in Umbria, in Abruzzo, andiamo in quei territori che sono stati colpiti dal terremoto". E qui, francamente, come marchigiano terremotato, mi sento decisamente preso per il culo. Signor Renzi, dove dovrebbero andare a fare turismo le persone a Visso, a Ussita, a Camerino, a Pieve Torina, a Muccia? Dove? In quali strutture ricettive, visto che sono tutte crollate o, quando è andata bene, inagibili? 
La sensazione che noi marchigiani (del sud della regione, per essere precisi) siamo visti come cittadini di serie B, arriva anche dalla bozza di ordinanza che il commissario Errani ha presentato ai sindaci terremotati, con tariffe per la ricostruzione che non consentiranno neanche di coprire i costi di riparazione delle abitazioni. Pare che ci sia stato un intervento dei parlamentari marchigiani per far rientrare la vergognosa bozza preparata. Ma resta il fatto che qualcuno l'aveva pensata così. Magari immaginando che nelle Marche avessimo ancora l'anello al naso. No. Fatevene una ragione. "Qui non tornerà più nessuno. Ti fanno andare via anche la voglia di ricostruire" mi diceva stamattina un sindaco, mentre raggiungevamo la zona rossa di Visso. E un altro sindaco terremotato, di un piccolo Comune, faceva presente all'assessore Sciapichetti "ho fatto anticipazioni di cassa per 480mila euro. Se non arrivano i soldi, non riusciremo più neanche a pagare i dipendenti". Capite in quale situazione ci stiamo muovendo? Capite che con le vagonate di soldi che si spendono ogni mese per l'emergenza (non per la ricostruzione!) non si andrà molto lontano, perchè si tratta di cifre talmente ingenti che difficilmente potranno essere coperte ancora per molto tempo dallo Stato? E i sindaci, poveri cristi, devono metterci la faccia tutti i giorni di fronte ai loro cittadini. A cui non sanno e non possono dare risposte. 
A questo punto, non ci si può più nascondere. È ora di giocare a carte scoperte. Dietro questa lentezza disarmante, capace di portare la gente allo sfinimento fisico e morale, c'è una volontà politica di portare via la gente da un entroterra che non rappresenta un bacino elettorale particolarmente allettante? Si è deciso che la gente dovrà spostarsi tutta verso la costa? In tanti questa decisione, sotto certi aspetti inevitabile, l'hanno già presa. Soprattutto le famiglie più giovani. E ogni giorno che passa, quest'idea sale nella testa di un numero sempre maggiore di persone. Se, perchè a questo punto il dubitativo è d'obbligo, dovesse iniziare la famigerata ricostruzione, quanti anni durerà? Cinque? Sei? Dieci? Venti? E a quel punto saranno ricostruiti dei bei paeselli nuovi di zecca, fatti di tutte seconde e terze case di chi in quei posti andrà a passarci qualche giorno di ferie. Mentre la popolazione indigena non esisterà più. Vogliamo questo? I marchigiani, testardi e incazzosi, vogliono lasciarsi fare questo o hanno intenzione di reagire in qualche modo? Purtroppo vediamo rassegnazione, scoramento, anche qualche figlio di buona donna che cerca di approfittare della situazione. Sì, per carità, ci staranno anche questi. Ma la stragrande maggioranza vorrebbe solo tornare a casa. Una semplice, banale, ovvia richiesta che, di fronte a una gestione dell'emergenza come quella che stiamo vivendo, si sta trasformando in una montagna insormontabile. È necessario reagire. Adesso o mai più. 
https://www.youtube.com/watch?v=6WGCavNjpnI
Fonte :
https://picchionews.it/cronaca/dopo-sei-mesi-non-sono-state-spostate-neanche-le-macerie-come-si-puo-parlare-di-ricostruzione-vergognatevi
http://nomassoneriamacerata.blogspot.it/

LETTERA APERTA AI GRECI: VI STANNO MASSACRANDO DAVANTI AGLI OCCHI DEL MONDO



di Peter Koenig – Global Research, 11 marzo 2017
Cari e stimati cittadini greci,
Vi stanno massacrando davanti agli occhi del mondo e nessuno profferisce parola, tanto meno l’élite greca o il vostro stesso governo. Pochi, ma un po’ troppo pochi, decidono di permettere il massacro, perché non li riguarda. Sono accecati dal falso luccichio dell’euro e dell’appartenenza alla “classe elitaria” degli europei nobili (sic!).
A quanto pare vivono abbastanza bene, inclusi i socialisti al caviale di Syriza. Hanno permesso il dissanguamento, letteralmente il dissanguamento morale, sociale e psicologico della loro nazione. Le cure sanitarie non sono più disponibili, o sono privatizzate e costano troppo. Le pensioni sono state ridotte per cinque volte consecutive. Sono ridotte a un misero kit di sopravvivenza. Ad oggi sono state ridotte, in certi casi, fino a oltre il 50 percento. Folle di persone sopravvivono solo grazie alle distribuzioni pubbliche di generi alimentari. La gran parte dei servizi sociali, tra cui una parte importante dell’istruzione, è stata privatizzata e svenduta. Scomparsa in un baleno. Scomparsa per ordine della Germania – e della sacra Troika – la banda criminale composta da Fondo monetario internazionale (FMI), Banca centrale europea (BCE) e Commissione europea. L’ultima dei tre è una mera accozzaglia di burattini corrotti e mai eletti che decidono il destino di 800 milioni di europei – e VOI, il popolo greco, accettate le bastonate che vi infliggono.
Nel settembre 2016 la Commissione europea, organo mai eletto, ha inviato alla Grecia una proposta di legge redatta a Bruxelles  di oltre 2000 pagine, scritta in inglese, che il Parlamento greco avrebbe dovuto ratificare entro pochi giorni – altrimenti.. – ecco, nessuno si è chiesto: “Altrimenti cosa?”
A Bruxelles non si sono nemmeno degnati di tradurre in greco quell’illeggibile mucchio di carte pieno di tecnicismi legali, né hanno concesso al Parlamento il tempo sufficiente per leggerlo, per digerirlo e discutere la nuova legislazione fiscale. La maggior parte dei parlamentari non ha proprio potuto leggerlo, a causa della lingua o per la mancanza di tempo. Il Parlamento, però, lo ha ratificato lo stesso.
Ai sensi di questa nuova legge, la Grecia sta trasferendo tutti i beni pubblici (infrastrutture pubbliche, aeroporti, porti, e perfino spiagge pubbliche e risorse naturali), incondizionatamente e per 99 anni, al Meccanismo Europeo di Stabilità (MES) che sarà poi libero di venderli (privatizzarli) a prezzi di svendita a chiunque possa essere interessato – con lo scopo dichiarato di ripagare il debito greco. Il fondo è stato originariamente stimato – ma certamente sottostimato – a circa 50 miliardi di euro. Nel frattempo il valore degli asset greci è stato ulteriormente svalutato dalla Troika a una cifra tra 5 e 15 miliardi di euro, a fronte di un debito greco di oltre 350 miliardi di euro. Questo MES è un apparato sovranazionale antidemocratico, che non deve rendere conto a nessuno.
Con questa nuova legge il Parlamento Greco – il VOSTRO parlamento, cari cittadini greci! – si è auto-annullato. Non ha più la possibilità di legiferare il materia di bilancio o di fisco. Viene deciso tutto a Bruxelles con la connivenza del FMI e della BCE. L’ultima volta che si è vista una situazione simile era il 1933, quando il “Reichstag” (Parlamento) tedesco trasferì tutti i propri poteri legislativi al cancelliere Adolf Hitler.
Questo, Cari Cittadini Greci, è puro fascismo economico, attuato proprio davanti ai vostri occhi, davanti agli occhi del mondo, ma nessuno vuole rendersene conto. Il peggior cieco è chi non vuol vedere.
Questo sequestro dei vostri beni è stato confermato quando l’ultima speranza di almeno una riduzione del debito è stata cancellata, alla fine di febbraio di quest’anno. Perfino il FMI ha raccomandato, e tuttora privatamente raccomanda, di attuare una riduzione del debito. Ma la Germania ha annunciato senza pietà il saccheggio finale della Grecia, richiedendo la cessione  al MES – gestito in gran parte dalla stessa Germania – dell’oro, dei servizi pubblici e dei beni immobiliari. L’ammontare del prossimo “salvataggio”, se la Grecia dovesse inginocchiarsi e cedere tutto, potrebbe essere di 86 miliardi di euro. Si tratterebbe di NUOVO DEBITO. In cambio di cosa? Di altri interessi, di un più elevato servizio del debito — e di prospettive ancora peggiori di prima sulla possibilità di poter mai uscire, e ripeto mai uscire, da questo processo euro-americano e fascista di uccisione di un paese.
La cancelliera Angela Merkel pare abbia detto: “La posizione di Berlino sul programma di salvataggio della Grecia è rimasta invariata“, dopo avere incontrato Christine Lagarde, capo del FMI, pochi giorni fa (http://russia-insider.com/en/greece-surrender-gold-public-utilities-and-real-estate-exchange-pieces-paper-printed-brussels)
Ecco alcuni dati sul debito della Grecia, aggiornati al 9 marzo 2017:
Popolazione: 10,8 milioni.
Debito: 352 miliardi di euro (617 euro di interessi al secondo, 32.580 euro di debito a cittadino).
Interessi all’anno: 19,5 miliardi di euro.
Totale dei fondi di salvataggio stanziati per la Grecia dal 2010 alla fine del 2016: oltre 250 miliardi di euro – non un centesimo dei quali è andato a vantaggio dei cittadini greci, ma esclusivamente per il servizio del debito dovuto alla Troika e per saldare le banche private tedesche e francesi.
Debito rispetto al PIL: 181 percento (il PIL vale 195 miliardi di euro). Nel 2008 il rapporto era del 109 percento (meno dell’attuale rapporto debito/PIL degli USA, che si colloca al 109,63 percento).
Il PIL della Grecia conta meno del 2 percento del PIL europeo.
Il PIL greco è crollato di oltre il 25 percento dal 2008.
La disoccupazione è elevatissima – in media oltre il 26 percento – e vicina al 50 percento per i giovani (tra i 18 e i 35 anni).
Il debito greco nel 2008 sarebbe stato del tutto gestibile internamente, senza interferenze esterne o cosiddetti “salvataggi” – che non sono per nulla salvataggi, ma solo accumulazioni forzate di debito.
Il debito greco non è MAI stato una minaccia per l’Unione europea, come la propaganda dei bankster della FED, della BCE e di Wall Street vorrebbe farvi credere. La crisi greca e poi la “crisi europea” è stata interamente costruita da quei bankster a proprio beneficio, e a danno della Grecia e dell’Europa. Non aveva nulla a che fare con il debito greco o con il debito europeo. Ma nessuno ha fatto domande su questo. I maggiori economisti e politici europei e internazionali, che pure sapevano, non hanno osato parlare. La voce di quelli che si sono permessi di dire la verità è stata soffocata. Sono stati i soliti media prostituiti [“presstitute“, NdT] a mentire ai cittadini europei e greci.
Mettiamo in prospettiva il debito greco
Nel settembre 2011, senza preavviso, la Banca Nazionale Svizzera (SNB) ha svalutato il franco svizzero di circa il 12 percento rispetto all’euro per proteggere la propria economia. È stata una mossa quantomeno sleale, perché nessun paese legato all’eurozona ha la libertà di rivalutare o svalutare la propria moneta secondo le necessità della propria economia. Sebbene la Svizzera non sia direttamente un membro della UE, è comunque legata alla UE da oltre 120 contratti bilaterali, che la rendono praticamente equivalente a un paese membro.
Durante i 3 anni e 3 mesi di tasso di cambio fissato a 1,20 franchi svizzeri per euro, la SNB ha ammassato un valore di oltre 500 miliardi di franchi in valuta estera, per lo più in euro. Si tratta di circa il 150 percento dell’attuale debito pubblico greco.
La Svizzera, un paese di 8 milioni di abitanti potrebbe, in teoria, intervenire per rilevare l’intero debito greco, diciamo senza interessi, per solidarietà, con un prestito a 50 anni (secondo i termini della Banca Mondiale), anche per compensare un po’ l’atteggiamento eticamente discutibile che la SNB ha avuto rispetto ai paesi membri della UE. La Svizzera non ne soffrirebbe. Al contrario, una tale mossa servirebbe a contrastare il rischio di inflazione della valuta svizzera, rischio dovuto all’enorme ammasso di franchi svizzeri che si sono dovuti “stampare” per mantenere per anni un tasso di cambio artificialmente fissato rispetto all’euro. La Svizzera sarebbe pronta a impegnarsi in una tale azione di solidarietà? Probabilmente no.
Cittadini greci! – Svegliatevi
Prendete in mano la situazione! Non credete ai vostri politici e ai vostri media! Uscite da questa organizzazione criminale chiamata Unione europea, da questo sistema monetario occidentale fraudolento, che vi sta strangolando a morte. Riprendetevi la vostra sovranità e la vostra moneta. Fate default sul debito pubblico – tutto l’Occidente non potrà fare nulla per impedirvelo. Se gestite il vostro paese con le vostre banche pubbliche, con la vostra moneta, gradualmente ma certamente potrete ricostruire la vostra economia distrutta. La restituzione del debito può essere negoziata. Ci sono casi simili in tutto il mondo. L’Argentina è uno dei più recenti. Perfino la Germania ha rinegoziato il proprio debito estero nel 1952 (vedete gli Accordi di Londra sul Debito Estero Tedesco).
La Germania, il paese leader del massacro economico condotto contro la Grecia, deve ancora restituire alla Grecia enormi riparazioni belliche per la Seconda Guerra Mondiale. L’8 febbraio 2015 il primo ministro Tsipras chiese alla Germania la restituzione totale del debito di guerra, che equivaleva a 279 miliardi di euro in valore attuale. In aprile dello stesso anno la Germania rispose che la questione delle riparazioni di guerra era stata risolta nel 1990 – cosa che, ovviamente, non è vera. Non si può escludere che molta della pressione che la Germania pone oggi sulla Grecia sia orientata a sviare l’attenzione del mondo dal debito delle riparazioni di guerra che la Germania dovrebbe restituire alla Grecia.
Cittadini greci, state bene attenti a ciò che sta succedendo. NON ACCETTATE ciò che il vostro governo, Bruxelles e la Troika stanno facendo a voi e al vostro paese. Al contrario, esigete il pagamento totale delle riparazioni di guerra che la Germania vi deve, esigete la GREXIT, esigetela come l’unica conseguenza pienamente legittima dello schiacchiante NO che avete espresso nel referendum del luglio 2015 contro le misure di austerità imposte dalla Troika in cambio del pacchetto di “salvataggio”.
Se lo fate, ben presto vedrete la luce in fondo al tunnel — una luce che è stata spenta per troppo tempo a causa della Germania e dei gangster della Troika e del vostro stesso governo.
Minacce di espulsione dall’eurozona
Il ministro delle finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, sta ancora cercando di bluffare e di impressionare il mondo minacciando la Grecia di espulsione dall’euro. Qualunque governo minimamente sano trasformerebbe quella minaccia in una iniziativa propria e abbandonerebbe quel mostro putrefatto che si chiama Unione europea, assieme alla sua falsa e fraudolenta moneta comune, chiamata euro. Ma il problema è questo: la Grecia è governata dalla follia.
Perciò il governo greco risponde alla follia (della Troika) con folle subordinazione, cioè con mite sottomissione – a danno di milioni di compatrioti greci già deprivati di tutto e ridotti alla schiavitù.
Tra questi tuttora influenti greci c’è l’ex ministro delle finanze greco, Yanis Varoufakis, il leggendario, affascinante e “radicale” ministro in motocicletta. Sebbene si sia dimesso in un apparente atto di protesta verso la sottomissione di Syriza alle richieste della Troika dopo il NO al referendum, Varoufakis oggi non è altro che un conformista che sta chiedendo qualche “riforma” puramente formale a Bruxelles, che non vuole a nessun costo la Grexit, e meno che mai il crollo della UE – crollo che, comunque, è per fortuna vicino. Come Ministro delle finanze greco Varoufakis non ha nemmeno mai posto l’opzione Grexit come “Piano B”.
Non c’è nessuno che urli, strilli, si rivolti, scenda in piazza, blocchi le strade, i ponti e le ferrovie per giorni o settimane, che interrompa la svendita di ciò che resta dei vostri beni pubblici agli stranieri. Nessuno. Non voglio con questo dare la colpa ai greci, che devono quotidianamente lottare per la loro mera sopravvivenza, che devono trovare un modo di dare da mangiare ai propri figli e alle famiglie. La mia accusa va al clan di Syriza, a Tsipras, a tutti quei greci elitisti, ai media (sono davvero stati tutti comprati, come in Germania, dalla CIA?), e ai parlamentari, che guardano con soggezione e stanno al loro posto. Nessuna azione. Guardano la Grecia – il VOSTRO paese, cittadini greci! – mentre viene dissanguato.
State attenti perché in tutto questo non c’entrano il debito e il salvataggio. Se vi dicono che la colpa della “crisi del debito” europea è della Grecia, e che si sta preparando una nuova crisi che dipenderà da come la Grecia deciderà di conformarsi alle regole del prossimo salvataggio, questa è solo un’oltraggiosa menzogna. Questa crisi è stata prodotta dagli stessi europei, dalla loro élite, dalla Goldman Sachs guidata dalla FED, che gestisce la BCE tramite Mario Draghi, un ex funzionario di Goldman Sachs – che di fatto gestisce l’economia europea.
Perché vogliono schiacciare la Grecia sotto il tacco? Loro, la feccia di Bruxelles e di Washington (come il presidente Tram chiamava l’establishment dello Stato Profondo di Washington), vogliono una Grecia sottomessa. Perché la Grecia ha una posizione geografica altamente strategica, all’incrocio tra est e ovest. La Grecia è un paese NATO. Forse il secondo più importante paese NATO (dopo la Turchia) per la sua posizione strategica. Non vogliono che la Grecia sia governata da un partito “di sinistra”. Syriza, ovviamente, è tutto meno che di sinistra. È neoliberista esattamente come loro. I padroni dell’universo vogliono il “cambio di regime” – il buon vecchio cambio di regime che minaccia tutti quelli che non si piegano alle regole dell’Occidente. Proprio ora il governo Syriza si sta facendo in quattro per compiacere i padroni del denaro e per consentire l’umiliazione e la rovina dei propri concittadini.
Se la Grecia dovesse tenere nuove elezioni e far vincere un partito di destra, tipo la Nuova Democrazia o perfino i fascisti di Alba Dorata, o una coalizione dei due – il problema del debito potrebbe sparire in una notte. Ciò che Washington vuole, e con essa Bruxelles (suo burattino), è una Grecia sottomessa che non metta mai in discussione il ruolo della NATO, che non discuta la UE, che non discuta le catene dell’euro, che non discuta l’accesso statunitense al Mar Mediterraneo – alle ricchezze subacquee di idrocarburi e minerali. Lo stesso vale, ovviamente, anche per l’Italia, la Spagna e il Portogallo – altri paesi con le rive sul Mediterraneo. I loro governi sono già stati cambiati tramite interferenze esterne (USA/UE) per imporre compiacenti marionette della destra neoliberale.
L’inazione dell’élite e del governo greco non è scusabile. È quantomeno la forma peggiore di Sindrome di Stoccolma: restare sottomessi al proprio carnefice finché morte non ci separi. E la morte, in termini di distruzione totale, saccheggio e definitiva schiavitù, è vicina.
Voi, cittadini greci, volete continuare su questo sentiero di schiavitù imposta da un impero predatorio, che alla fine vi controllerà in ogni mossa che farete?
O volete invece riprendervi la vostra sovranità, la vostra moneta – distaccarvi dai dictat di Bruxelles – e ricominciare di nuovo – come il nobile e saggio popolo greco che portò la democrazia nel mondo 2500 anni fa? – Sono certo che la Grecia ha ancora la capacità e la saggezza di ricostruire la democrazia. Ricordate che, sebbene non possiamo modificare la nostra posizione geografica, il futuro è indubbiamente ad EST.
Che la Grecia viva ancora!
Lunga vita al Popolo Greco!
fonte http://vocidallestero.it/2017/03/14/lettera-aperta-ai-greci-vi-stanno-massacrando-davanti-agli-occhi-del-mondo/