lunedì 21 maggio 2018

John F. Kennedy. Discorso Il presidente e la stampa. La Dichiarazione di una Guerra Segreta:- Speech The President and the Press. The Declaration of a Secret War



John F. Kennedy Discorsi
Il presidente e la stampa: Rivolto prima alla American
Newspaper Publishers Association, 27 Apr 1961


Questo è il discorso completo che secondo me erroneamente viene chiamato "Discorso sulle Società Segrete", la descrizione che si può leggere nei documenti allegati è :
"Nel suo discorso il presidente Kennedy rivolge il suo malcontento per la copertura delle notizie della stampa prima, durante e dopo l'incidente della Baia dei Porci, suggerendo che vi è la necessità di "una gran lunga maggiore informazione pubblica" e"un molto più grande segreto d'ufficio".
Quello che si evince dalla lettura del discorso è che si preoccupa del fatto che il nemico visibile, il comunismo, possa apprendere informazioni riservate dai giornali ma si concentra sul fatto che nello stesso tempo la popolazione debba essere informata, informata di :
"una cospirazione monolitica e spietata che si basa principalmente su mezzi segreti per espandere la sua sfera di influenza"una Guerra Segreta non dichiarata e che  "le  dimensioni della sua minaccia incomberanno all'orizzonte per molti anni". Questo pare essere l'argomento principale semi mascherato del discorso : "E questo è il nostro obbligo di informare e allertare il popolo americano".
Quindi se si volesse rinominare il titolo del discorso quanto mai attuale a cinquant'anni dal suo pronunciamento anche tenendo presente i fatti e le realtà attuali incontrovertibili che sono giornalmente sotto gli occhi di tutti e conseguentemente ne paghiamo le conseguenze, il titolo dovrebbe essere"Discorso sulla Guerra Segreta", una Guerra Segreta all'Umanità e per questo insieme ad altre questioni : 
  • L'opposizione alla Federal Reserve con la stampa delle United States Notes.
  • L'opposizione alla Bomba Atomica Israeliana.
  • La persecuzione che ovviamente avallava di suo fratello Bob Kennedy alla mafia.
  • Il ritiro delle truppe USA dal Vietnam con conseguente uscita dalla futura guerra.
  • Le riforme applicate per aumentare la spesa pubblica, soprattutto per ciò che riguardava le esplorazioni spaziali, programmi sociali, e tentativi di integrazione razziale.
  • L'avvicinamento con Nikita Krusciov e la svolta per la pace con i nemici comunisti.
  • L'iniziò un segreto dialogo con Fidel Castro, allo scopo di normalizzare le relazioni tra Stati Uniti e Cuba. 
  • il New York Times riportò che Kennedy disse a uno dei più alti funzionari della sua amministrazione di voler «ridurre la CIA in mille pezzi e gettarli al vento».
gli sono costate la vita, stando alle conoscenze attuali ben si può capire che la matrice degli interessi lesi dal Presidente che a questo punto ha dato la vita per tutti noi era sempre la stessa, resta quindi del tutto inutile chiedersi ancora chi abbia ucciso i due fratelli Kennedy, a questo punto mi pare di scoprire l'acqua calda.
Ben mi guardo di avallare l'operato del Presidente Obama ma in occasione del cinquantenario dell'assassinio del Presidente nella serata della consegna delle medaglie presidenziali della libertà, la più importante onorificenza conferita negli Usa a civili, istituita dal presidente Harry Truman nel 1945 e reintrodotta da Kennedy nel 1963, pochi mesi prima che venisse assassinato, ha detto :
"Questa è l'eredità di un uomo che avrebbe potuto ritirarsi in una vita di lusso e agio, ma che ha scelto di vivere la vita sul campo", "Navigando a volte contro il vento, a volte con il vento",
queste parole spiegano e riepilogano tutto, mi pare, ricco, bello e famoso poteva tranquillamente farsi i fatti suoi navigando con il vento come ha certamente dovuto fare per arrivare dove è arrivato ed invece navigando contro il vento ci ha lasciato la pelle.
Queste dinamiche valgono per tutti, ovviamente a livelli diversi, rimane una questione di dignità e di coscienza, chi ne è fornito e chi no, è una bella differenza.
Per chiudere questa analisi aggiungerei che l'argomento del discorso sembra abbinarsi inesorabilmente a quello che scrisse cinque anni prima ma molto più occultato perchè parlava del solo comunismo, il nuovo volto del comunismoEdgar Hoover, il Capo dell' FBI :
"L'individuo è handicappato dal trovarsi faccia a faccia con una cospirazione così mostruosa che non può credere che esista. La mente americana semplicemente non è venuta ad una realizzazione del male che è stato introdotto in mezzo a noi. E respinge anche l'ipotesi che creature umane potrebbero sposare una filosofia che in definitiva deve distruggere tutto ciò che è buono e decente". "The Elks Magazine (agosto 1956)".
Il "numero 1" dei "complottisti" dell'epoca moderna pare essere il Presidente John F. Kennedy e non a caso il termine "Teoria del Complotto"fu introdotta dalla CIA verso chi metteva in dubbio la vergognosa versione ufficiale dell'assassinio di Dallas, dove fu scelta una data fortemente simbolica, il 22 novembre, 22 e 11. Il numero 11, con i suoi multipli, è spesso la firma degli Oscurati, come per l'11 settembre 2001 o l'altro giorno 13/11/2015 per "la Guerra" a Parigi.

Per ascoltare il discorso qui
 vedi i documenti correlati qui




Presidente John F. Kennedy
Waldorf-Astoria Hotel, New York 
27 apr 1961

Signor Presidente, signore e signori:

Apprezzo molto il vostro invito generoso per essere qui stasera.

Voi portate pesanti responsabilità in questi giorni e un articolo che ho letto qualche tempo fa mi ha ricordato come particolarmente pesantemente gli oneri degli attuali eventi del giorno gravano sulla vostra professione.

Si può ricordare che nel 1851 il New York Herald Tribune con il patrocinio e la pubblicazione di Horace Greeley, impiegavano come corrispondente da Londra un giornalista oscuro con il nome di Karl Marx.

Ci viene detto che il corrispondente estero Marx, completamente senza denaro, e con una famiglia malata e denutrita, faceva costantemente appello a Greeley ed al caporedattore Charles Dana per un aumento del generoso stipendio di $ 5 per puntata, uno stipendio che lui ed Engels ingratamente etichettavano come una "pidocchiosa truffa piccolo-borghese".

Ma quando sono stati rifiutati tutti i suoi appelli finanziari, Marx si guardò intorno per altri mezzi di sostentamento e fama, alla fine chiuse il suo rapporto con il Tribune e dedicò il suo talento a tempo pieno alla causa che ha lasciato in eredità al mondo i semi del leninismo, lo stalinismo, la rivoluzione e la guerra fredda.

Se solo questo giornale capitalistico di New York lo avesse trattato con più gentilezza; se solo Marx fosse rimasto un corrispondente estero, la storia avrebbe potuto essere diversa. E spero che tutti gli editori terranno questa lezione in mente la prossima volta che riceveranno un povero appello per un piccolo aumento del conto spese di un giornale da un uomo oscuro.

Ho scelto come titolo del mio intervento questa sera "Il Presidente e la stampa". Alcuni potrebbero suggerire che questo sarebbe stato più naturale formularlo "Il presidente Contro la Stampa". Ma quelli non sono i miei sentimenti stasera.

E' vero, tuttavia, che quando un noto diplomatico di un altro paese ha chiesto di recente che il nostro Dipartimento di Stato ripudiasse certi attacchi dei giornali alla sua collega non era necessario per noi rispondere che questa Amministrazione non era responsabile per la stampa, perchè la stampa aveva già messo in chiaro che non era responsabile di questa Amministrazione.

Tuttavia, il mio scopo qui stasera non è di esprimere il solito assalto alla cosiddetta stampa del partito. Al contrario, negli ultimi mesi ho raramente sentito alcuna lamentela circa pregiudizio politico sulla stampa, tranne da alcuni repubblicani. Né è il mio scopo stasera è per discutere o difendere la trasmissione televisiva di conferenze stampa presidenziali. Penso che sia estremamente utile avere 20.000.000 americani seduti regolarmente in queste conferenze per osservare, se così si può dire, le incisive, intelligenti qualità cortesi visualizzate dai vostri corrispondenti di Washington.

Né, infine, sono queste osservazioni lo scopo di esaminare il corretto grado di privacy che la stampa dovrebbe consentire a qualsiasi presidente e alla sua famiglia.

Se negli ultimi mesi i vostri giornalisti e fotografi della Casa Bianca sono stati ad assistere alle funzioni religiose con regolarità, sicuramente non ha fatto loro alcun male.

D'altra parte, mi rendo conto che le agenzie di stampa ed i fotografi di servizio possano lamentarsi che non godono degli stessi privilegi ai verdi campi da golf locali come facevano una volta.

E 'vero che il mio predecessore non ha obiettato come faccio le immagini dell'abilità del golf in azione. Ma né d'altra parte ha mai "testa" un uomo dei servizi segreti.

Il mio argomento stasera è una più sobria preoccupazione per i giornalisti e gli editori.

Io voglio parlare di nostre responsabilità comuni di fronte a un comune pericolo. Gli eventi delle ultime settimane possono aver contribuito ad illuminare quella sfida per alcuni; ma le dimensioni della sua minaccia incomberanno all'orizzonte per molti anni. Qualunque sia le nostre speranze possono essere per il futuro - per ridurre questa minaccia o per vivere con essa - non può sfuggire né la gravità o la totalità della sfida per la nostra sopravvivenza e per la nostra sicurezza - una sfida che si pone di fronte in modi inconsueti in ogni sfera dell'attività umana.

Questa sfida mortale impone alla nostra società due requisiti che riguardano direttamente sia alla stampa che il Presidente - due requisiti che possono sembrare quasi in tono contraddittorio, ma che devono essere riconciliati ed evasi se vogliamo far fronte a questa pericolo nazionale. Mi riferisco, in primo luogo, alla necessità di una ben maggiore informazione pubblica; e dall'altra, alla necessità di un gran lungo maggior segreto d'ufficio.

I

La stessa parola "segreto" è ripugnante in una società libera ed aperta; e noi siamo come popolo intrinsecamente e storicamente opposti alle società segrete, ai giuramenti segreti ed alle procedure segrete. Abbiamo deciso molto tempo fa che i pericoli di un eccessivo e ingiustificato occultamento di fatti pertinenti ha di gran lunga superato i pericoli che vengono citati per giustificarlo. Ancora oggi, c'è poco valore nel contrastare la minaccia di una società chiusa imitando le sue restrizioni arbitrarie. Ancora oggi, c'è poco valore per assicurare la sopravvivenza della nostra nazione se le nostre tradizioni non sopravvivono con essa. E c'è un molto grave pericolo da una annunciata necessità di una maggiore sicurezza che sarà presa da coloro che sono ansiosi di espandere il suo significato ai limiti della censura ufficiale e di occultamento. Che io non intendo consentire nella misura in cui è in mio potere. E nessun ufficiale della mia Amministrazione, sia il suo rango alto o basso, civile o militare, dovrebbe interpretare le mie parole qui stasera come una scusa per censurare le notizie, per soffocare il dissenso, per coprire i nostri errori o trattenere alla stampa i fatti che il pubblico merita di sapere.

Ma chiedo ad ogni editore, ogni redattore, e ad ogni giornalista della nazione di riesaminare i propri standard, e di riconoscere la natura del pericolo del nostro paese. In tempo di guerra, il governo e la stampa si sono abitualmente uniti in uno sforzo in gran parte basato sulla auto-disciplina, per impedire la divulgazione non autorizzata al nemico. In tempo di "pericolo chiaro e presente", la giurisprudenza ritiene che anche i diritti privilegiati del primo emendamento devono cedere il bisogno del pubblico alla sicurezza nazionale.

Oggi nessuna guerra è stata dichiarata - e comunque una feroce lotta può essere, non potrà mai essere dichiarata in maniera tradizionale. Il nostro modo di vita è sotto attacco. Quelli che sono il nostro nemico avanzano in tutto il mondo. La sopravvivenza dei nostri amici è in pericolo. Eppure nessuna guerra è stata dichiarata, senza che i confini siano stati attraversati dalla marcia dei soldati, non sono stati sparati missili.

Se la stampa è in attesa prima di una dichiarazione di guerra che impone l'auto-disciplina delle condizioni di combattimento, allora posso solo dire che nessuna guerra non ha mai posto una minaccia per la nostra sicurezza. Se si aspetta la constatazione di un "pericolo chiaro e presente", allora posso solo dire che il pericolo non è mai stato più chiaro e la sua presenza non è mai stata più imminente.

Esso richiede un cambiamento di prospettiva, un cambiamento di tattica, un cambiamento delle missioni - dal governo, dal popolo, per ogni uomo d'affari o leader di lavoro, e da tutti i giornali. Noi siamo opposti in tutto il mondo da una cospirazione monolitica e spietata che si basa principalmente su mezzi segreti per espandere la sua sfera di influenza - in infiltrazione invece di invasione, sulla sovversione invece delle elezioni, su intimidazioni invece della libera scelta, sulla guerriglia di notte invece che di eserciti di giorno. Si tratta di un sistema che ha arruolato vaste risorse umane e materiali nella costruzione di una stretta maglia, una macchina altamente efficiente che combina operazioni militari, diplomatiche, di intelligence, economiche, scientifiche e politiche.

Le sue preparazioni sono nascoste, non pubblicate. I suoi errori sono sepolti, non in evidenza. I suoi dissidenti sono messi a tacere, non lodati. Nessuna spesa è messa in discussione, nessuna voce viene stampata, non un segreto viene rivelato. Conduce la Guerra Fredda, in breve, con una disciplina da tempo di guerra che nessuna democrazia potrebbe mai potuto sperare o desiderato eguagliare.

Tuttavia, ogni democrazia riconosce le limitazioni necessarie di sicurezza nazionale - e la domanda rimane se tali restrizioni devono essere più strettamente rispettate se vogliamo contrastare questo tipo di attacco, così come l'invasione a titolo definitivo.

I fatti della questione sono che i nemici di questa nazione hanno apertamente vantato di acquisire tramite il nostro giornali informazioni che altrimenti avrebbero dovuto assumere agenti per acquisire mediante furto, corruzione o spionaggio; che i dettagli di preparazioni segrete di questa nazione per contrastare operazioni segrete del nemico sono stati disponibili ad ogni lettore del giornale, amici e nemici; che le dimensioni, la forza, la posizione e la natura delle nostre forze e di armi, ed i nostri piani e la strategia per il loro uso, sono stati tutti individuati nella stampa e altri mezzi di informazione in misura sufficiente a soddisfare qualsiasi potenza straniera; e che, almeno in un caso, la pubblicazione di dati riguardanti un meccanismo segreto con cui i satelliti sono stati seguiti ha richiesto la sua alterazione a scapito di tempo e denaro.

I giornali che hanno stampato queste storie erano leali, patriottici, responsabili e ben intenzionati. Se fossimo stati impegnati in una guerra aperta, certamente non avrebbero pubblicato tali articoli. Ma in assenza di una guerra aperta, hanno rispettato solo i parametri del giornalismo e non i parametri della sicurezza nazionale. E la mia domanda è se stasera parametri aggiuntivi non devono essere adottati.

E' una domanda a cui solo voi potete rispondere. Nessun funzionario pubblico dovrebbe rispondere per voi. Nessun piano governativo dovrebbe imporre le restrizioni contro la vostra volontà. Ma io mancherei al mio dovere alla nazione, nel considerare tutte le responsabilità che noi oggi portiamo e tutti i mezzi a disposizione per soddisfare queste responsabilità, se non raccomandassi questo problema alla vostra attenzione, e invitarvi ad una sua premurosa considerazione.

In molte occasioni precedenti, ho già detto - i vostri giornali e ho sempre detto - che questi sono tempi che fanno appello al senso di ogni cittadino di sacrificio e autodisciplina. Chiamano ogni cittadino a soppesare i suoi diritti e le sue comodità di fronte ai suoi obblighi nei confronti del bene comune. Non posso ora credere che quei cittadini che lavorano nel business dei giornali si considerassero esenti da tale appello.

Non ho alcuna intenzione di stabilire un nuovo Ufficio di Informazioni di Guerra per governare il flusso di notizie. Non sto suggerendo eventuali nuove forme di censura o eventuali nuovi tipi di classificazioni di sicurezza. Non ho una risposta facile al dilemma che ho posto, ed eviterei di cercare di imporlo se ne avessi una. Ma io chiedo all'industria ed ai membri della professione giornalistica di questo paese di riesaminare le proprie responsabilità, di prendere in considerazione il grado e la natura del pericolo attuale, e di ascoltare il dovere di autocontrollo che questo pericolo impone a tutti noi .

Ogni giornale ora si chiede, per quanto riguarda ogni storia: "E' una notizia?" Tutto quello che suggerisco è che si aggiunga la domanda: "E' nell'interesse della sicurezza nazionale" E spero che tutti i gruppi in America - sindacati, imprenditori e funzionari pubblici ad ogni livello - farsi la stessa domanda sui loro sforzi, e sottoporre le loro azioni alle stesse prove impegnative.

E se la stampa d'America considerasse e raccomandasse l'assunzione volontaria di specifici nuovi passi o macchinari, vi posso assicurare che noi coopereremo con tutto il cuore, con tali raccomandazioni.

Forse non ci saranno raccomandazioni. Forse non c'è una risposta al dilemma affrontato da una società libera e aperta in una guerra fredda e segreta. In tempo di pace, qualsiasi discussione di questo argomento, e qualsiasi azione che ne risulti, sono dolorose e senza precedenti. Ma questo è un momento di pace e pericolo che non conosce precedenti nella storia.

II

E' la natura senza precedenti di questa sfida che dà anche origine ad un vostro secondo obbligo - un obbligo che condivido. E questo è il nostro obbligo di informare e allertare il popolo americano - per accertarsi di possedere tutto quello di cui hanno bisogno, e capire  pure loro - i pericoli, le prospettive, gli scopi del nostro programma e le scelte che abbiamo di fronte..

Nessun presidente dovrebbe temere il controllo pubblico del suo programma. Poiché dal controllo viene la comprensione; e da quella comprensione proviene il sostegno o l'opposizione. Ed entrambi sono necessari. Non sto chiedendo i vostri giornali per sostenere l'Amministrazione, ma io chiedo il vostro aiuto nel tremendo compito di informare e allertare il popolo americano. Io ho piena fiducia nella risposta e la dedizione dei nostri cittadini ogni volta che sono pienamente informati.

Io non solo non riuscivo a soffocare la polemica tra i vostri lettori. Me ne rallegro. Questa Amministrazione intende essere sincera sui propri errori; come un uomo saggio una volta disse: "Un errore non diventa un errore fino a quando si rifiuta di correggerlo". Abbiamo intenzione di accettare la piena responsabilità dei nostri errori; e ci aspettiamo che ce li indichiate quando non ce ne rendiamo con.

Senza discussione, senza critiche e senza amministrazione nessun paese può avere successo - e nessuna repubblica può sopravvivere. Ecco perché il legislatore ateniese Solone decretò un crimine per qualsiasi cittadino che si tirasse indietro dal dibattito. Ed è per questo la nostra stampa è protetta dal Primo Emendamento - l'unica attività in America specificamente protetta dalla costituzione - non principalmente per divertire e intrattenere, non per enfatizzare il banale ed il sentimentale, non semplicemente per "dare al pubblico ciò che che vuole "- ma per informare, suscitare, per riflettere, per affermare i nostri pericoli e le nostre opportunità, per indicare le nostre crisi e le nostre scelte, a condurre, plasmare, educare e talvolta anche la rabbia dell'opinione pubblica.

Ciò significa una maggiore copertura e analisi delle notizie internazionali - perché più è lontano e straniero ma è a portata di mano e locale. Significa una maggiore attenzione a una migliore comprensione delle notizie, come pure il miglioramento della trasmissione. E significa, infine, che il governo a tutti i livelli, deve rispettare l'obbligo di fornire informazioni il più possibile al di fuori dei limiti stretti della sicurezza nazionale - e abbiamo intenzione di farlo.

III

E 'stato all'inizio del secolo XVII che Francis Bacon rimarcato che tre invenzioni recenti stavano già trasformando il mondo: la bussola, la polvere da sparo e la stampa. Ora i legami tra le nazioni prima forgiati dalla bussola ci hanno reso tutti i cittadini del mondo, le speranze e le minacce di uno diventano le speranze e le minacce di tutti noi. Negli sforzi del mondo per vivere insieme, l'evoluzione della polvere da sparo al suo limite ultimo ha messo in guardia l'umanità delle terribili conseguenze di un fallimento.

E così è per la stampa - al registratore delle azioni dell'uomo, il custode della sua coscienza, il corriere della sua notizia - in cui cerchiamo forza e assistenza, sicuri che con il vostro aiuto l'uomo sarà ciò per cui era nato per essere libero e indipendente.

Fonte : JOHN F. KENNEDY PRESIDENTIAL LIBRARY AND MUSEUM
Traduzione ArturoNavone per Un Mondo Impossibile …

fonte http://unmondoimpossibile.blogspot.it/2015/11/john-f-kennedy-discorso-il-presidente-e.html

La Francia di Emmanuel Macron minaccia Salvini e Di Maio: “Con voi l’euro è a rischio



La Francia di Emmanuel Macron minaccia Salvini e Di Maio: “Con voi l’euro è a rischio

Contro l’ipotetico governo Lega-M5s, dalla Francia, arriva il secondo durissimo attacco in pochi giorni. Dopo le parole di Emmanuel Macron, che ha bollato i partiti come “forze paradossali”, ecco il siluro di Bruno Le Maire, ministro dell’Economia, che in televisione è passato di fatto alle minacce. “Se il nuovo governo si assumesse il rischio di non rispettare i propri impegni sul debito, sul deficit, ma anche sul riordino delle banche, è tutta la stabilità finanziaria della zona euro che verrebbe minacciata”. Luigi Di Maio e Matteo Salvini, dunque, indicati come un rischio per la tenuta dell’euro.

http://www.tg-news24.com/2018/05/20/la-francia-di-emmanuel-macron-minaccia-salvini-e-di-maio-con-voi-leuro-e-a-rischio/

IL VILLONE CON PISCINA? ECCO COME GIACCHETTI TRUFFA LO STATO: E UNO COSI’ VOLEVA FARE IL SINDACO DI ROMA?



Dopo i manifesti abusivi anche la casa abusiva. O almeno quasi. Perché Roberto Giachetti, che si candidò a diventare sindaco di Roma col Pd, nonostante si sia riempito la bocca di parole come trasparenza e legalità è il primo a infrangere le regole e a vivere alle spalle dello Stato.
Vi ricordate al confronto tv di Sky quando aveva detto di possedere due casaletti a Subiaco? Ma sì, poca roba, che saranno mai due casaletti a Subiaco. Se poi somigliano a una villa con piscina e due fabbricati per un’estensione di oltre 650 metri quadrati, aò, pazienza.
Però qui gatta ci cova, signori miei. A parte la storiella del vincolo di area boscata, che Giachetti ha spiegato a stento, ci sono un altro paio di cosette che il vicepresidente della Camera dovrebbe spiegare ai romani.
1. Perché il suo villone Giachetti invece di accatastarlo come villa (categoria A8 al catasto fabbricati) lo accatasta in un caso come “casa popolare” (A4, Imu esente), in un altro come “abitazione residenziale” (A2) e in altro ancora come “magazzino” (sono tre edifici in tutto). Peraltro un “magazzino”, sia chiaro, di 300 mq di locali adibiti ad impianti per la villa e dunque trattasi di locali a servizio dell’unita abitative, altro che magazzino.
2. Perché il parco che circonda la sua “reggia” è accatastato come terreno agricolo? Giachetti fa mica il coltivatore?
3. Perché la piscina non risulta accatastata? Forse perché se l’accatastasse determinerebbe il cambio di classamento in A8 in automatico non potendo un’abitazione popolare avere la piscina?
4. Perché uno dei due casaletti presenta 5 camere, 5 bagni e 5 ingressi indipendenti. Curioso, no? Nemmeno fosse un B&B…
Ah, infine, un’ultima cosa. Proprio una cosetta, eh, perché a noi risulta che con tutto questo accrocco di furbate Giachetti oggi paga solo 1/3 dell’Imu che dovrebbe pagare, ovvero circa 1300 euro l’anno invece di 4500.
Avete capito l’uomo che ha una storia? l’uomo delle liste all’antimafia? l’uomo in motorino (ma che sembra un’astronave)? Fa tanto la predica, si erge a cattedra morale del bene comune e poi la fa sotto il naso ai cittadini.
Per non ricordare che da quando fa politica il piddino de noantri si è messo in tasca più di 3 milioni di euro di fondi pubblici, votando sì alla Fornero, votando sì all’abolizione dell’articolo 18, mandando in strada migliaia di famiglie e pensionati. Vabbè, ma che volemo fa, magari pure lui c’ha la sindrome del marchese del Grillo: “Io so io e voi non siete un…”.
 Occhio però, caro Giachetti, che la vita è una ruota…

fonte http://www.tg-news24.com/2018/05/21/il-villone-con-piscina-ecco-come-giacchetti-truffa-lo-stato-e-uno-cosi-voleva-fare-il-sindaco-di-roma-2/

Dmitry Orlov: Tanta rivoluzione colorata per nulla


Tanta rivoluzione colorata per nulla
Il nostro concetto di successo cambia con l’età. Quando siamo giovani ma non abbastanza maturi, siamo in grado di impegnarci in ogni genere di ridicola impresa. Poi, quando non siamo più giovani, un viaggio riuscito fino alla dependance è abbastanza per festeggiare. Lo stesso vale per gli imperi che invecchiano. Quando sono giovani, riducono in rovina grandi paesi importanti, ma poi li aiutano a ricostruirli. Poi si limitano a ridurli in rovina. Ancora più tardi, tentano di spazzare via paesi piccoli e deboli, e falliscono anche in questo. Alla fine fallimenti simili diventano troppo piccoli per essere notati. Avete notato cosa è appena successo in Armenia? Esattamente.

Nel caso non lo sapeste, gli armeni sono una delle nazioni più antiche della Terra. L’Armenia ebbe inizio come Regno di Urartu intorno al 9000 a.C., e persiste fino ad oggi, anche se la maggior parte degli armeni ora costituisce una nazione in diaspora, come gli ebrei. Fino agli anni ‘90 l’Armenia faceva parte dell’Unione Sovietica e beneficiava enormemente da questa inclusione, ma dopo la sua dissoluzione, ha languito. Praticamente tutte le industrie che i sovietici avevano costruito in Armenia cessarono di funzionare, e gli specialisti che vi lavoravano migrarono verso pascoli più verdi. L’Armenia si deindustrializzò e divenne in gran parte agricola, la sua economia si concentrò su materie prime come albicocche, vino e brandy, oltre a un po’ di turismo.
Le difficoltà dell’Armenia hanno a che fare con alcuni problemi causati dalla sua posizione. L’Armenia è senza sbocco sul mare, senza accesso alle principali rotte commerciali. Confina con paesi che vanno dall’inutile all’ostile: la Georgia è più o meno ostile e anche economicamente inutile; la Turchia è utile ma ostile; così come l’Azerbaigian (abitato dai turchi azeri); l’Iran è inutile (e anche il nord di questo paese è abitato da turchi azeri). Aggiungete una regione contesa tra Armenia e Azerbaigian (il Nagorno Karabakh), abitata da armeni ma rivendicata dall’Azerbaigian, che richiede la presenza di forze di pace russe per il mantenimento dello status quo, e otterrete una ricetta per il limbo economico e politico.
Le cose sembravano un po’ tristi in Armenia, ma poi si è unita all’Unione Economica Eurasiatica, che è una zona di libero scambio che include la Russia e altre ex repubbliche sovietiche. Fornisce un’area molto ampia per la libera circolazione di capitali, beni e lavoro, e ci sono piani per fornire garanzie di sicurezza. Grazie in gran parte alla sua appartenenza all’EAEU, l’anno scorso l’economia armena è cresciuta di uno strabiliante 7,5% e le persone a Washington, DC e Langley, in Virginia, si sono messe a sedere e hanno preso nota. L’establishment americano considera le storie di successo centrate sulla Russia come le più preoccupanti. Era giunto il momento di mettere l’Armenia alle corde.
Utile a questo sforzo è stato il fatto che Erevan, la capitale dell’Armenia, ospita il secondo più grande complesso di ambasciate statunitensi del mondo, dotato alla perfezione di cambiatori di regime addestrati. Aggiungete a ciò la presenza di ONG occidentali, generosamente finanziate da George Soros e altri, che aiutino nello sforzo. Tutti si sono spinti in direzione, per dirla senza mezzi termini, dello smantellamento dell’Armenia e sulla sua trasformazione in un altro territorio denaturato, gestito alla perfezione da burocrati e banchieri internazionali. In particolare, hanno spinto verso una riforma costituzionale che l’ha trasformata da repubblica presidenziale a parlamentare (una mossa stupida per un paese che si trova in uno stato permanente di quasi guerra a causa di vicini ostili e territori contesi).
Aggiungete a questo il fatto che l’Armenia è un po’ ingenua. Il fatto che il paese d’origine finisca col riempirsi quasi completamente di imbecilli è la rovina delle nazioni in diaspora. Prendete una popolazione di ratti. (Si badi bene, non sto confrontando gli armeni con i topi, sto confrontando l’Armenia con un esperimento di laboratorio). Lasciate che tutti i topi abbastanza intelligenti da uscire con successo da un labirinto – o, nel caso dell’Armenia, di imparare una lingua straniera, prendere un passaporto e un visto, e trovare un lavoro in un paese straniero – scappino, e poche generazioni dopo molti dei topi che non sono fuggiti saranno stupidi come la merda.
E così la Mafia delle Rivoluzioni Colorate si è messa al lavoro. Dopo alcuni giorni di proteste di piazza che hanno paralizzato la capitale, il Parlamento è rimasto sufficientemente intimidito da eleggere come primo ministro Nikol Pashinyan, un politico la cui fazione parlamentare aveva meno del 10% dei consensi. Lo sforzo è stato favorito dal fatto che l’ex Primo Pinistro era piuttosto inefficiente e non sembrava comunque gradire il suo lavoro. Si pensava che il nuovo Primo Ministro sarebbe stato un riformatore filo-occidentale.
In precedenza pensavo che la Mafia delle Rivoluzioni Colorate fosse praticamente morta. In effetti, tutte le principali nazioni hanno sviluppato l’immunità ad essa. La sua ultima vittima è stata l’Ucraina, che sta ancora attraversando le varie fasi del collasso. La Russia è ora chiaramente immune. Il campione dell’Occidente Aleksej Navalny, che era stato indottrinato in tecnologia politica della rivoluzione colorata a Yale, e che era destinato a rovesciare Putin con l’aiuto di una grande folla di adolescenti idioti al suo seguito, è ora un pifferaio magico usato dal Cremlino per liberare le città dagli adolescenti idioti. L’Ungheria ha appena bandito Soros insieme a tutti coloro che navigano sulla sua scia. Ma i rivoluzionari colorati si stanno rifiutando di tornarsene a casa strisciando. Dopotutto, hanno ancora soldi da spendere destabilizzando regimi che diventano troppo accondiscendenti con Mosca, o si rifiutano di giocare a pallone con Washington. E così, hanno deciso di scegliere un obiettivo piccolo e morbido: l’Armenia.
Ma anche in Armenia le cose non sono andate come previsto. I pianificatori della rivoluzione colorata hanno trascurato di prendere in considerazione alcuni parametri dell’equazione politica armena. Innanzitutto, l’Armenia riceve molto denaro dagli armeni che vivono e lavorano in Russia. Secondo, circa la metà della popolazione armena è, per dirla in un modo politicamente scorretto ma accurato, russa: parla russo, è culturalmente in sintonia con la Russia, ed è ancora un’altra nazione che fa parte della grande famiglia di oltre 100 nazioni distinte che si definiscono russe. Terzo, Nikol Pashinyan è un tipo volubile. Ha iniziato come nazionalista, poi è diventato filo-occidentale, e domani diventerà quello che ci vuole in base a da che parte soffia il vento. Ha carisma, ma è fondamentalmente un peso leggero: uno che ha abbandonato l’università senza esperienze di governo o nel mondo degli affari, ma ha istinti opportunistici da vendere.
La natura malleabile di Pashinyan è diventata evidente mentre faceva pressioni sulla sua candidatura davanti al Parlamento armeno. In un primo momento, non aveva affatto una piattaforma e aveva appena espresso vaghi sentimenti filo-occidentali. Rendendosi conto che questo non avrebbe funzionato, ha cambiato marcia ed è diventato decisamente filo-russo. Per essere sicuri, dopo aver assunto il premierato, il suo primo incontro come capo di stato è stato con Vladimir Putin, e le dichiarazioni pubbliche hanno riguardato i legami che uniscono la grande nazione russa e la meno grande nazione armena. Poi è andato al summit dell’EAEU a Sochi, sembrando un po’ alle prime armi accanto a tutti gli statisti stagionati riuniti lì, ma ha ottenuto rassicuranti pacche sulle spalle dai vari personaggi eurasiatici. Il messaggio di base sembrava essere, non rovinare tutto e riuscirai a mantenere una crescita del PIL del 7,5% annuo e sembrerai un eroe.
Quindi, che cosa hanno ottenuto Washington, Langley, Soros e il resto della Mafia delle Rivoluzioni Colorate con tutto questo sforzo e le decine, forse centinaia di milioni di dollari che hanno speso cercando di rimodellare l’Armenia in una nazione occidentale vassalla o, in mancanza di ciò, di trasformarla in uno stato fallito? Sono abbastanza sicuro che nemmeno loro conoscono la risposta a questa domanda. I brillanti geopolitici occidentali hanno guardato una mappa e, vedendo un piccolo, debole, vulnerabile paese posizionato strategicamente tra la Russia e l’Iran, hanno pensato: “Dovremmo andare a farci un po’ di casino”. E così hanno fatto. Ma guardando i risultati, avrebbero potuto benissimo restare a casa, fare un viaggio riuscito fino alla dependance, e celebrare la vittoria.
*****
Articolo di Dmitrij Orlov pubblicato su Club Orlov il 15 maggio 2018.
Traduzione in italiano a cura di Raffaele Ucci per SakerItalia.

domenica 20 maggio 2018

#essereminzolinienonpotercifarnulla...di Stefano Davidson



"Credo che al mondo ci siamo malattie mentali incurabili. Una è l'anti-berlusconismo, cioè il giudicare il mondo a seconda se è vicino a lontano dal Cavaliere"
Oddio per la verità detta vicinanza abitualmente invece che malattia mentale è spesso prodromo di malattia giuridica che può causare associazione a delinquere anche grave, associazione mafiosa, può favorire la corruzione (di politici o minorenni l'è li stess), provoca collusione ed evasione.
Stefano Davidson


Prestigioso riconoscimento San Nicola di Myra ad Ambrogio Giordano



Il 6 dicembre, come da tradizione, si è festeggiato San Nicola (o Nicolò, nome di battesimo Nikolaos) uno dei Santi più amati dalla cristianità, venerato sia dagli ortodossi, cui il santo apparteneva essendo stato vescovo della città di Myra (attuale Demre) che dipendeva gerarchicamente dal Patriarcato Greco Ortodosso di Costantinopoli, che dai cattolici e dai protestanti, nel cui ambito è nato il mito di Babbo Natale (Santa Claus). Nei paesi ortodossi, ma anche in diverse zone dell'Europa settentrionale, incluse alcune zone dell'Italia come l'Alto Adige, San Nicola è il Santo che porta i doni ai bambini buoni. San Nicola è ricordato anche come il difensore dei deboli e di coloro che subiscono ingiustizie e come il protettore delle fanciulle che si avviano al matrimonio, e ciò perché spesso donava delle doti alle delle ragazze povere per permettergli di avviarsi dignitosamente al matrimonio. E' veneratissimo, soprattutto a Venezia come protettore dei marinai. L'Eparchia di Bari e di tutte le Puglie, egregiamente guidata dal vescovo Cosma, ha istituito, in onore di San Nicola un ordine al merito, dato con estrema parsimonia (fino ad ora sono state insignite soltanto due persone). Dopo la Divina Liturgia tenuta a Lucera (FG) il 2 dicembre scorso il vescovo Cosma ha insignito della prestigiosa onorificenza l'ing. Ambrogio Giordano, sociologo, criminologo, ambientalista, Dirigente Tecnico dell'AMIU Puglia S.p.A., Presidente dell'Associazione sociale e culturale “Rinascita e Rose” nonché punto di riferimento della comunità ortodossa dauna.


Concludiamo con una bella preghiera ortodossa a San Nicola di Myra:

O beato vescovo Nicola,
tu che con le tue opere ti sei mostrato al tuo gregge come regola di fede (kanòna pìsteos)
e modello di mitezza e temperanza,
tu che con la tua umiltà hai raggiunto una gloria sublime
e col tuo amore per la povertà le ricchezze celesti,

intercedi presso Cristo Dio per farci ottenere la salvezza dell’anima.

fonte https://lavoceortodossa.blogspot.it/2017/12/san-nicola-di-myra-il6-dicembre-come-da.html?m=1

Un popolo e' libero quando e' proprietario della moneta



La nostra schiavitu' e tenuta perennemente in vita dai Banchieri che sono proprietari della Moneta.

La proprietà della moneta deve essere dei popoli ! e non dei banchieri privati !

La politica, gli inciuci, la borsa, lo spreadbond, bot ... e stronzate varie ...

Sono tutte creazioni dei banchieri per rendere complicato il sistema economico, facendo confondere i popoli e distogliere l'attenzione sull'unico punto importante !


Se i popoli saranno proprietari della moneta, l'umanità avrà vinto la sua guerra.

Ci sono personaggi molto famosi che non volevano che la proprieta' della moneta' finisse nelle mani dei Banchieri privati e si e' visto che fine hanno fatto ...





Il popolo deve lottare solo per questo per uscire da questo sistema schiavitu' che ci sta' distruggendo tutti riducendoci alla fame o sara' sempre peggio se non faremo presto.

Tutte il resto delle chiacchiere della politica sono solo noia ...

Il primo partito o movimento che sosterra' questo, qualsiasi sia il suo colore bisognera' votarlo.



Si tratta di un gioco a due, c’e’ un vincitore e uno sconfitto,

popolazione mondiale vs banchieri

Vince il gioco chi detiene la proprieta’ della moneta …



La questione della proprietà della moneta al momento della sua emissione
La Banca Centrale emette denaro per un valore, supponiamo, di mille miliardi diEuro
1 - Quel valore, quei mille miliardi, di chi sono?
A chi appartiene la moneta, il valore del denaro, nel momento in cui viene emessa dalla Banca Centrale?

3 - Alla Banca Centrale stessa, che quindi ha diritto di farsela pagare dallo Stato? O allo Stato, al popolo, che quindi non dovrebbe pagare né il denaro né gli interessi alla Banca Centrale quando ha bisogno di denaro? 
Si tratta di una questione fondamentale, perché dalla risposta che essa riceve, dipende essenzialmente l’indebitamento dello Stato.

Il fatto che l’esercizio del potere monetario attraverso la Banca Centrale è uno strumento di potere dei banchieri sullo Stato, trova conferma in come le istituzioni statali sono impegnate a equivocare e a mentire in tutte le sedi, anche parlamentari, per coprire il fatto che la Banca d’Italia cede a caro prezzo denaro che a essa niente costa e a cui non è essa a dare il valore, ossia il potere di acquisto. 

Il potere di acquisto, come abbiamo visto, glielo conferisce il mercato, la gente, attraverso la domanda di denaro. 
La Banca Centrale non ha “prodotto” il valore del denaro, eppure si comporta come se fosse proprietaria del medesimo denaro, in quanto lo cede allo Stato (e alle banche commerciali) in cambio di titoli di Stato e contro interessate.

Questo fatto è paradossale. 

È come se il tipografo, incaricato dagli amministratori della società calcistica organizzatrice di una partita di stampare 30.000 biglietti di ingresso per le partite del campionato, col prezzo di € 20 stampato su ogni biglietto, chiedesse come compenso per il suo lavoro di stampa € 600.000, in base al fatto che i biglietti che ha prodotto “valgono” € 20 cadauno. 

È vero che essi “valgono” € 20 caduno, ma che essi abbiano un valore non dipende dal tipografo, bensì dall’associazione sportiva che ha formato la squadra, procurato il campo da gioco e organizzato la partita, sostenendo i relativi costi e producendo la domanda di quei biglietti, senza la quali questi niente varrebbero. 

Gli amministratori della società sportiva lo sanno bene, ma il tipografo in parte li ricatta e in parte li lusinga perché promette loro che, se gli pagheranno l’ingiusto compenso richiesto, egli darà loro un lauto regalo e i fondi per farsi rieleggere alle prossime elezioni del consiglio di amministrazione. Altrimenti, finanzierà altri candidati e una campagna di stampa contro i consiglieri onesti.





Il potere bancario si comporta come quel tipografo, e i governanti si comportano come i consiglieri ricattati e lusingati dell’associazione sportiva, riconoscendo allaBanca Centrale la proprietà o titolarità del valore del denaro che emette, stampato o scritturale che sia, e in cambio di esso indebitano ingiustamente e illogicamente proprio il popolo, che è il soggetto checol suo lavoro e con la sua domanda, ossia col mercato, conferisce valore al denaro

Per questa ragione, oltre che in base al principio costituzionale della sovranità popolare, al momento in cui viene emesso, il denaro, il suo valore, dovrebbe logicamente essere ed essere trattato come proprietà del popolo e, per esso, dello Stato. 
Assolutamente lo Stato non dovrebbe indebitare se stesso e il popolo verso una Banca Centrale, pubblica o privata che sia, per ottenere denaro.

Al contrario, ciò è proprio quanto succede incessantemente. 

Ma vi è di peggio: 
la Banca Centrale, cioè i suoi azionisti, oltre ad appropriarsi, a danno dello Stato, del valore del denaro che essa emette, nei suoi propri conti segna questo valore non all’attivo ma al passivo, simulando un debito ed evitando, così, di pagare le tasse su quello che è un puro incremento di capitale e che, come tale, dovrebbe essere interamente tassato.

L’ovvio ragionamento che abbiamo testé svolto è stato già sottoposto al Parlamento, attraverso interrogazioni parlamentari, nel 1994 e nel 1995.


Entrambe le risposte elusero il problema, affermando che la Banca Centrale (allora, cioè, la Banca d’Italia) non sarebbe proprietaria dei valori monetari, ossia del valore del denaro emesso, perché il denaro emesso costituirebbe sempre un passivo, undebito; e che, perciò, giustamente la Banca d’Italia lo iscriveva come posta passiva nel proprio bilancio.

Come i membri competenti dei due governi interessati non potevano ignorare, queste risposte sono del tutto contrarie alla verità. Innanzitutto, la risposta fornita è contraddetta dal comportamento dei governi medesimi – di tutti i governi. 

Infatti, se i governi fossero coerenti con l’affermazione che il denaro, il valore monetario, non appartiene alla Banca emittente, perché lo Stato continua a dare qualcosa (i titoli del debito pubblico) in cambio di Lire o Euro ? 
E se il denaro emesso costituisse una passività, un debito, perché mai lo Stato dovrebbe comperarlo pagandolo con titoli del debito pubblico, che costituiscono un credito per chi li riceve? 

Si è mai visto che qualcuno paghi un altro per farsi cedere un debito? 

Ma le risposte del governo sono anche false giuridicamente, perché il denaro non è affatto un debito per la Banca che lo emette






IL DENARO NON E' AFFATTO UN DEBITO 

PER LA BANCA CHE LO EMETTE 


Se fosse un debito, dovrebbe poter essere incassato dal portatore presso la Banca medesima, mediante conversione in oro, e il portatore della banconota aveva il diritto di farsela cambiare in oro dalla Banca Centrale che l'aveva emessa, come avveniva una volta, fino al 1929 circa, quando il denaro era convertibile in oro. 


Anche in tempi successivi al 1929, molte banconote portavano la scritta “Pagabile a vista al portatore”. 

Ma pagabile in che cosa, dato che esse non erano convertibili in oro? 

In realtà, quei biglietti non erano pagabili in alcun modo e quella scritta era unamenzogna per ingannare il pubblico e fargli credere che i biglietti di banca fossero convertibili in qualcosa avente valore proprio o che la banca si fosse indebitata per emetterli, il che è falso (mentre era vero in un ormai lontano passato)

Del resto, è naturale che nessun governo potrebbe permettersi di dare risposte veridiche a simili questioni, perché ammetterebbe che la sua vera funzione è defraudare i cittadini e gli elettori per arricchire un’élite finanziaria che detiene il vero potere.

Ma quanto sopra costituisce solo la punta dell’iceberg. 

Perché il grosso, circa l’85%, del denaro esistente e circolante al mondo, non è denaro vero, emesso da Banche Centrali, ma denaro creditizio, ossia aperture di credito e disponibilità di spesa create dal nulla dalle banche commerciali, le quali, attraverso questa creazione continua di nuovo denaro creditizio, si impossessano di quote crescenti del potere d’acquisto complessivo della popolazione mondiale. 

Di ciò si parlerà più diffusamente in seguito in tema di signoraggio secondario ocreditizio.




Caro Cittadino europeo, sapevi che...?



- Il debito pubblico è fasullo e le tasse che paghi a causa di esso sono illegali e incostituzionali.
-  Banca d’Italia S. p. A, autorizzata a creare in modo autonomo denaro dal nulla senza garanzie auree o di altro tipo, è dal 1948 di proprietà privata.
-  I suoi azionisti (detti ‘partecipanti’) sono le altre banche e assicurazioni private. Il debito pubblico dello Stato, quindi dei cittadini, nasce nei loro confronti.
-  La Banca d’Italia (analogamente alla Banca Centrale Europea) usa un artificio contabile più o meno espressamente legalizzato per camuffare i propri utili, non pagare le tasse su essi dovuti e per non darli allo Stato, come dovrebbe per statuto.
-  La Banca d’Italia dovrebbe, per statuto, vigilare sulla correttezza delle altre banche; ma essa stessa è di proprietà di banche private, le quali nominano il suo governatore e i suoi direttori; quindi questi dovrebbero sorvegliare chi li nomina – cosa del tutto improbabile.
 Le tasse vanno in gran parte a pagare il debito pubblico e gli interessi su di esso, quindi finiscono in tasca ai proprietari privati della Banca d’Italia e della Banca Centrale Europea, e non per spese di interesse collettivo.
-  Per arricchirli, il debito pubblico viene continuamente fatto crescere – e ciò non solo in Italia e non solo di recente.
 L’organizzazione a monte di questo sistema di potere bancario è internazionale: in quasi tutti gli altri Paesi, infatti, la situazione è simile a quella italiana.
-  Tale sistema, di cui i mass media si guardano bene dal parlare(come pure i sindacalisti, i parlamentari, i ministri, i presidenti) ha prodotto nel tempo, e ancor oggi sempre più produce, un enorme e sistematico trasferimento di beni e di ricchezze dalle tasche dei cittadini a quelle dei banchieri, ma anche un trasferimento del potere politico dalle istituzioni democratiche alle mani dei banchieri sovranazionali.
-  Il vero potere politico ed economico, a livello mondiale e nazionale, sta in questi meccanismi, ignoti a tutti o quasi; essendo sconosciuti, essi sono ancor più efficaci..
-  Il Trattato di Maastricht, l’Euro, la Banca Centrale Europea, sono strumenti di completamento di questo trasferimento.
-  La corrente mancanza di denaro, la crisi economica, i fallimenti e le privatizzazioni sono p.i.l.otati da loro attraverso governi a sovranità limitata, e vanno a loro vantaggio.
-  La soluzione efficace è ben nota ed è stata ripetutamente proposta: restituire al popolo, quindi allo Stato, la funzione sovrana dell’emissione del denaro, in modo che non si debba più indebitare.
 Il risultato sarebbe: tasse quasi eliminate, denaro a costo zero per lo stato e la Pubblica Amministrazione, economia fiorente; potere politico democratico anziché in mano alle banche.
 Ovviamente, gli unici danneggiati da questa riforma sarebbero i banchieri.
-  E’ anche stata proposta una soluzione parziale: la moneta complementare, sull’esempio di migliaia di realtà nel mondo.
 Sono state proposte e talora attuate, nella storia, anche soluzioni globali, e hanno funzionato: l’emissione di denaro da parte dello Stato, direttamente e sovranamente, senza l’inutile intermediario di una banca centrale di emissione.






Tratto dal libro Euroschiavi e i segreti del signoraggio


di Marco Della Luna e Antonio Miclavez


Mondo Sporco 
fonte o Euroschiavi e i segreti del signoraggiodi Marco Della Luna e Antonio MiclavezMondo Sporco