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giovedì 1 gennaio 2015

FORSE E' SOLO UNA QUESTIONE DI LINGUAGGIO PER CHI NON HA ANCORA CAPITO IL CASO



QUESTO ARTICOLO E' SCRITTO PER CHI,  A DISTANZA DI 3 ANNI, NON HA ANCORA  CAPITO  COSA E' SUCCESSO, E CHE PER TOGLIERSI IL PENSIERO DI RAGIONARCI SOPRA, DECIDE DI GIUDICARE COLPEVOLI I NOSTRI MILITARI. L'HO SCRITTO CON UN LINGUAGGIO SEMPLICE CHE E' IN LINEA GENERALE QUELLO CHE PREFERISCO, PERCHE' POSSA ESSERE ACCESSIBILE A TUTTI SENZA DOVER RICORRERE ( ME LO AUGURO! ) ALL'AUSILIO DI NOTI ATTORI CHE COSTEREBBERO TANTISSIMO( scusate l'ironia )





L’INCIDENTE E’ AVVENUTO IN ACQUE INTERNAZIONALI, LA GIURISDIZIONE DUNQUE SPETTA ALLO STATO DI BANDIERA DELLA NAVE, CIOE' ALL’ITALIA, SULLA CUI NAVE A BORDO C’ERA UN NUCLEO MILITARE DI PROTEZIONE, QUALE ORGANO DELLO STATO RICONOSCIUTO LEGALMENTE E DUNQUE SOGGETTO AD IMMUNITA’ GIURISDIZIONALE ASSOLUTA RISPETTO A QUELLE STRANIERE.

NON ESISTE UN ANELLO DI CONGIUNZIONE TRA IL COMANDANTE DELLA NAVE MERCANTILE E I MILITARI . L'INCRESCIOSO INCIDENTE E LE ACCUSE RIVOLTE AI NOSTRI MILITARI, PRESENTANO PERO' DELLE PALESI INCONGRUENZE TALI DA FAR PENSARE CHE SI TRATTI DI DUE EPISODI SEPARATI, POICHE’:

1 ) GLI ORARI DEI RAPPORTI NON COINCIDONO ANZI, HANNO UNA DIFFERENZA DI 4 ORE .

2) LE POSIZIONI HANNO UNA DIFFERENZA DI PIU’ DI 10 KM (5 MIGLIA NAUTICHE).

3) I DUE COMANDANTI : QUELLO DELLA LEXIE E QUELLO DEL NUCLEO MILITARE, ASSERISCONO CHE IL PESCHERECCIO DEI PESCATORI MORTI ERA DIVERSO SIA PER LA FORMA CHE PER IL COLORE DA QUELLO VERSO IL QUALE E’ STATA TENTATA L'AZIONE DISSUASIVA E CHE DALL’OSSERVAZIONE DEI 2 MILITARI, A BORDO C’ERANO PERSONE ARMATE VISTE IN MANIERA CHIARISSIMA.

4) LA CAMERA DI COMMERCIO INTERNAZIONALE ( INTERNATIONALE MARITTIME BUREAU ) REGISTRA CHE ALLA STESSA DATA CI FU UNA SEGNALAZIONE DI UN ATTACCO DI PIRATERIA, RIPORTATO DA UNA PETROLIERA ALLE ORE 21.50 ORA LOCALE AL LARGO DI KOCHI DA PARTE DI DUE IMBARCAZIONI LE QUALI AVEVANO A BORDO 20 PERSONE ARMATE CONTRO LE QUALI LA POLIZIA MARITTIMA INDIANA LOCALE POTREBBE AVER AVUTO UNO SCONTRO A FUOCO CRUENTO CHE POTREBBE ESSERE STATO LA CAUSA DELLA MORTE DEI DUE SFORTUNATI PESCATORI TROVATISI NEL MEZZO. METRE LA SEGNALAZIONE DEL TENTATIVO DI ABBORDAGGIO EFFETTUATO DALLA PETROLIERA ITALIANA, E’ COLLOCATO ALLE ORE 16 DELL’ORA LOCALE INDIANA, MA MOLTO PIU’ A SUD DEL PUNTO ROSSO DELLA MAPPA.

4) IL DUBBIO CHE INSORGE E’ CHE L'EPISODIO SEGNALATO DAI NOSTRI , SIA DIVERSO DALLO SCONTRO A FUOCO AVVENUTO NELL’AZIONE PIRATESCA E DELLA RELATIVA REAZIONE, AVVENUTO PROBABILMENTE ALLE ORE 21.5O IN UN’ALTRA POSIZIONE PIU’ A NORD. ORARIO CHE COINCIDE ANCHE CON L’ORARIO RIPORTATO DAI MEDIA INDIANI SUI 2 PESCATORI MORTI, QUINDI CON UNA TOTALE DIFFERENZA DI TEMPO CON L’AVVENIMENTO RIPORTATO DAI NOSTRI MILITARI DEL BATTAGLIONE S.MARCO.

MA COSA E’ SUCCESSO?

E' SUCCESSO CHE IL 15 FEBBRAIO 2012 LA PETROLIERA ITALIANA ENRICA LEXIE STAVA VIAGGIANDO AL LARGO DELLA COSTA DI KERALA ( India Sud Occidentale ), IN ROTTA VERSO L'EGITTO, CON A BORDO 34 PERSONE TRA CUI 6 MARO' DEL 2° REGGIMENTO S.MARCO CON IL COMPITO DI PROTEGGERE L'IMBARCAZIONE DAGLI ASSALTI DEI PIRATI , COSA CHE FREQUENTEMENTE ACCADE CONCRETAMENTE LUNGO QUELLA ROTTA, VERSO LE ACQUE DELLA SOMALIA.

1) Verso le ore 16.30 , l ’ufficiale di guardia in plancia,informa la Sicurezza,della presenza di un'imbarcazione oggettivamente presente sul “radar” ma priva del numero Identificativo, che viaggiava a prora dritta dell’unità navale Enrica Lexie, con una rotta a puntare verso la loro direzione;

2) Monitorata costantemente sia con il “radar” sia “otticamente”, questa risultava essere un’imbarcazione di piccole dimensioni.

3) A quel punto alla distanza di circa 800 yarde venne effettuata la procedura con : ripetuti flash ,i 3 colpi di sirena regolamentari e il mostrare le armi da parte dei nostri militari, ma senza ottenere alcun risultato,fu chiamata l’attivazione di sicurezza, mentre il dispositivo prendeva posizione, e uno dei due operatori già in posizione mostrava appunto l’arma AR 70/90 portandola ben in vista verso l’alto. Ma la cosa non servì a far cambiare rotta all’imbarcazione.

4) A distanza di circa 500 yarde fu effettuata la prima raffica di avvertimento in acqua, anche questa risultata inutile nel tentativo dissuadere tale imbarcazione ad allontanarsi , infatti persistette sulla sua rotta a puntare.

5) Successivamente vi fu una seconda raffica di avvertimento in acqua a circa 300 yarde dopo che un operatore aveva dato l’allarme della presenza di persone con armi a tracolla a bordo, avvistati con l’ausilio del binocolo;

6) Ma l’imbarcazione continuava ad avvicinarsi, e i due uomini hanno continuato ad effettuare il fuoco di sbarramento in acqua fin quando l’imbarcazione, a meno di 100 Yarde, finalmente cambiava la direzione defilando sotto il lato dritto della Lexie, scarrocciando da poppa.

7) L’imbarcazione, una volta defilata non aveva una rotta definita, in quanto più volte , riprese la navigazione verso l' unità, mentre tutto il team della Sicurezza continuava a palesare le armi e flash , fino a quando l’imbarcazione a velocità spedita, si diresse in direzione di “mare aperto” allontanandosi definitivamente.

8) Alle ore 17. 00 ltaliane fu ritenuto opportuno cessare lo stato di allarme antipirateria ,data la notevole distanza dalla minaccia. Si conoscono i dati di moto della petroliera, la direzione ( verso l'Egitto), conosciamo l'ora in cui vira e in cui arriva e che al momento dell'avvistamento dell'imbarcazione pirata , venne data tutta la potenza ai motori. Manca solo il dato del tempo della virata, ma il termine è delle 23.00

9) Poco più lontano, c'era il peschereccio indiano St.Antony che trasportava a sua volta 11 persone intorno alle 16.30 ore locali indiane.

Alle ore 22.20 una nave greca, la Olympic Flair segnala di aver subito un Approach pirate attack” da due imbarcazioni.


Così la sera del 15 febbraio 2012,la guardia costiera indiana si ritrovò con un incidente subìto dalla nostra nave LEXIE alle16,30,e la denuncia tramite radiotelefono inoltrata da un peschereccio poco dopo le 21,30, ma dichiarò che il St. Antony rientrò alle 18.20 locali, avendo ricevuto l'allarme dei pescatori rientrati in tutta fretta, coi corpi dei due poveri defunti Ma in quel luogo, il 15 febbraio del 2015, il sole tramontò intorno alle 18.35 e il crepuscolo circa sino alle 19.47.

Si evince quindi che il peschereccio rientrò già a notte inoltrata, dopo le 19.47, cosa che si vede benissimo nelle fotografie e nel filmati su you tube riguardanti l'approdo e il recupero delle vittime. I dati sicuri che abbiamo in possesso, sono : 1) l'orario dato alla stampa dalla Guardia Costiera Indiana, e confermato dal video di you tube, cioè le 22.25 dell' approdo al porto;

2) L'ora della sparatoria cioè le 16.15, per cui il tempo tra la partenza e l'arrivo è di 6 ore e 10 minuti.

3) Le distanze dante dal comandante della St. Antony in due versioni diverse,che ci fanno porre la domanda se sia possibile che il peschereccio colpito e con due deceduti a bordo, possa essere rientrato così lentamente da metterci h. 6.10min. Poichè nessuna delle 2 versioni fornite, giustifica la possibilità che a colpire i pescatori possano essere stati i nostri due militari.

Quindi due fatti avvenuti in orari e luoghi diversi diventano non si capisce come , uno solo perché la Lexie, viene collegata alla morte dei due pescatori nonostante le dichiarazioni del comandante del peschereccio St. Anthony e delle comunicazioni via radiotelefono. Ma la guardia costiera indiana non tiene conto della segnalazione della petroliera greca , anche se gli orari indicati proprio da essa :la Olympic Flair e dal peschereccio via radiotelefono coincidono.

In comune la nave greca e quella italiana hanno il colore nero e rosso della chiglia come venne descritto dai superstiti del St. Anthony.

La Lexie è l’unica che inverte la rotta per rientrare in porto, mentre la nave greca invece prende il largo.

A distanza di un anno dall’accaduto, si è potè accertare la presenza di contractors a bordo dell’Olympic Flair della società greca Diaplous, dotati di armi e proiettili di calibro Nato (lo stesso rinvenuto nei cadaveri dei pescatori).

Ma un'altra domanda ancora sorge spontanea :

PUO’ UNO STATO SOVRANO DELEGARE LA GIURISDIZIONE DEI PROPRI MILITARI ( ART.97 CONVENZIONE SULL’ALTO MARE DELL’ONU) AD UN ALTRO STATO?

Questa è la prima parte della spiegazione, poi c'è quella delle perizie balistiche ecc. ecc..

Marilina Fenice Grassi



sabato 27 dicembre 2014

Vicenda Marò : La parola resta ai giudici

Per gentilissima e particolare concessione di Ansa New Delhi

(ANSA) - ROMA, 26 DIC - La vicenda maro' resta in primo piano.
E si 'pesa' ogni parola che rimbalza tra Roma e Delhi dopo che
il premier Matteo Renzi ha fatto sapere che c'e' un'ipotesi di
dialogo con il governo indiano per una soluzione "diplomatica
condivisa". Si cerca cosi' di leggere tra le righe di quelle
frasi, arrivate oggi dal portavoce del governo indiano che ha
ammesso, indirettamente, l'esistenza di un dialogo tra i due
governi, lasciando aperto lo spiraglio di un nuovo atteggiamento
nei confronti della vicenda. Ma non senza ribadire che il "tema
resta all'esame della giustizia". Parole che - dopo tre anni di
impasse, senza riuscire a sbloccare la questione con Salvatore
Girone ancora in india e Massimiliano Latorre chiamato a
rientrare dopo il permesso-convalescenza che scade a meta'
gennaio - possono essere lette, ancora una volta, in modo
ambivalente. Ma che, si commenta in ambienti indiani che seguono
il dossier, confermerebbero se non una vera e propria apertura,
un nuovo atteggiamento piu' disponibile da parte di Delhi. Almeno
di quella del governo Modi.
La vicenda dei maro' "non e' solo una discussione fra due
esecutivi, ma e' un tema all'esame della magistratura indiana"
che "deve esprimersi prima che si possa andare avanti", ha
ribadito il portavoce del governo indiano tenendo a ricordare
che "la giustizia indiana e' libera, trasparente e imparziale".
Ma confermando cosi' che c'e' una ipotesi per una soluzione (si
era ventilato di una proposta che passasse per scuse e
risarcimento alle famiglie dei pescatori uccisi e promessa di un
processo in Italia ai due maro') e spiegando che da parte del
governo indiano - si commenta - c'e' un atteggiamento forse piu'
morbido del passato: "possiamo avere un punto di vista e
considerare varie opzioni" ha detto. Come dimostrato anche dal
fatto che Delhi, nei giorni scorsi, non era contraria ad una
proroga del permesso-convalescenza a Latorre. Ma - ha aggiunto
Syed Akbaruddin - la Corte Suprema ha assunto una posizione
diversa" che va rispettata.
Parole che lasciano aperte diverse interpretazioni. Ma anche
quella, piu' favorevole a Roma, di un cambio di rotta da parte
indiana che avrebbe sottoposto - secondo voci circolate la
scorsa settimana - la proposta italiana ad un team di esperti
legali che ne starebbero valutando la compatibilita' con il
sistema giudiziario del paese. 
Un primo segnale che confermi o smentisca le interpretazioni
piu' ottimistiche potrebbe arrivare gia' nei prossimi giorni
quando - si ventila - i legali dovrebbero ripresentare la
richiesta di proroga del permesso a Latorre, viste le sue
condizioni di salute e l'intervento di cui necessita. La
risposta sara' indicativa.
Intanto sulla vicenda e' intervenuta Emma Bonino, ex ministro
degli Esteri, che, dalle colonne della Stampa nei giorni scorsi,
ha rilanciato la strada dell'arbitrato internazionale, "non da
leggere come atto di aggressione". E la vicenda dei due
fucilieri di Marina e' stata anche al centro delle parole del
cardinal Angelo Bagnasco: "le situazioni sono complicate e
complesse ma tre anni sono molti. Si presume che non ci sia
molta disponibilita' da parte di chi dovrebbe dimostrarla. E non
parlo del nostro governo", ha stigmatizzato l'alto prelato.
Girone, che sta trascorrendo le feste natalizie in India,
raggiunto dalla sua famiglia, ha intanto inviato un lungo
messaggio di auguri al suo collega Latorre, ai tanti colleghi e
a tutti quelli che stanno dimostrando sostegno e solidarieta'. E,
dall'Italia, l'altro maro' nell'inviargli gli auguri ha auspicato

di poterlo riabbracciare presto in Italia.(ANSA).

Caso Marò, interviene anche il Vaticano


La permanenza da quasi tre anni in India dei due marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone è dovuta “ad una mancanza di disponibilità da parte di chi dovrebbe dimostrarla”.
Le pesanti parole giungono, nel giorno di Natale, da uno dei più alti esponenti vaticani, il cardinale Angelo Bagnasco.
Nelle sue parole sulla vicenda dei due fucilieri trattenuti in India  non c’è un preciso riferimentro alai responsabili dell’inattività, ma è evidente un pesante atto di accusa nei confronti delle autorità indiane e, più in generale, della comunità internazionale.
“E’ un fatto che non comprendo – ha detto infatti Bagnasco, aggiungendo che – le situazioni sono complicate e complesse ma tre anni sono molti. Si presume che non ci sia molta disponibilità da parte di chi dovrebbe dimostrarla. E non parlo del nostro governo”.
Nel frattempo da New Delhi sono arrivati gli auguri di Salvatore Girone e, dalla Puglia, quelli di Massimiliano Latorre: “Buon Natale ai cari colleghi che sono impegnati nelle missioni ed a quanti di essi invece hanno la fortuna di essere riuniti con le loro famiglie”, ha scritto in un messaggio – pubblicato dall’Ansa – il marò rimasto in India. “Un sentito buon Natale – ha scritto il militare – alla gente bisognosa che in questa difficile epoca affronta con difficoltà la quotidianità della vita. I miei auguri di buon Natale vanno poi a tutti i bambini che non possono ricevere calore e affetto dai loro cari lontani”. Il fuciliere ha poi rivolto un augurio a tutti “coloro che per scelta, professione o missione aiutano il prossimo in difficoltà. E a tutti coloro che ormai da lungo tempo ci trasmettono vicinanza, solidarietà e affetto”. Girone poi ha concluso il messaggio con un messaggio al suo compagno di prigione in India: “un buon Natale particolarmente affettuoso al mio collega e amico Massimiliano Latorre, ed agli amici e familiari che da ormai quasi tre anni sono lontani”.
Il collega ha ricambiato in un messaggio attraverso i microfoni del Tg1, da cui, oltre a ringraziare “gli italiani per il calore con cui ci hanno sempre sostenuto durante i tre anni di questa annosa vicenda”, ha espresso l’auspicio di “poter riabbracciare Girone al più presto in patria”.

Sul fronte processuale, il 13 gennaio scadrà il permesso di convalescenza di Latorre e il militare dovrà tornare all’ambasciata italiana in India.

di A.Yari Siporso Retenews


venerdì 26 dicembre 2014

Anche gli ebrei in piazza per i marò e per noi una lezione di orgoglio!

#Bringbackourmarò è la campagna lanciata dalla comunità ebraica romana per riportare a casa i marò italiani, per tre anni imprigionati in India pur senza aver subito alcun processo. Riccardo Pacifici, presidente della comunità romana, promette un’iniziativa al giorno. Il caso dei marò sta assumendo le dimensioni di una vera umiliazione nazionale. Ben tre governi, Monti, Letta e Renzi non sono riusciti a tirarli fuori, nonostante la legge ci dia ragione. Prima di tutto perché i due militari italiani, Latorre e Girone, sono sospettati di un crimine su cui non esistono prove certe. E che, anche nel caso fosse stato commesso, è comunque avvenuto in acque internazionali, dunque non competerebbe neppure alla magistratura indiana.
A muoversi è la comunità ebraica, non tanto la società civile italiana. Solo le giunte di centrodestra stanno esponendo il poster con i volti dei due marò, per chiederne la liberazione. Le giunte di sinistra non ci pensano neppure. Da parte dell’ex ministro degli Esteri Emma Bonino, erano giunte solo parole, incredibili per la loro mancanza di garantismo: “Potrebbero anche essere colpevoli”. Quando tutti sanno che, in un sistema giuridico liberale, si è innocenti fino a prova contraria. La sinistra più chic schifa il populismo di chi rivuole indietro “i nostri ragazzi”. Non è infrequente che l’immagine dei marò subisca lo sfottò di attori, comici, vignettisti. Allo sfottò della sinistra chic, segue la violenza belluina della sinistra dei centri sociali. Quella che, il 25 aprile scorso, a Milano, inneggiava alla morte dei marò. Scene che dimostrano come, in Italia, vi sia ancora una strisciante guerra civile fredda.
Non deve stupire che a muoversi con decisione sia, appunto, la comunità ebraica. Nella cultura ebraica nessuno deve essere lasciato indietro. La storia di Israele è costellata di “soldati Ryan”, il cui recupero, anche in circostanze impossibili, costa la vita di altri valorosi soldati. Il fratello maggiore di Netanyahu, Yonatan, ha perso la vita il 4 luglio 1976 per liberare gli ostaggi israeliani su un aereo dirottato a Entebbe, a migliaia di chilometri da casa sua. Quando il caporale Gilad Shalit venne fatto prigioniero da Hamas nel 2006, gli ebrei di Israele sono stati pronti ad accettare il rilascio di 1000 terroristi in cambio della sua liberazione, dopo cinque anni di trattative e tentativi di liberazione. Sono disposti a scambiare prigionieri, pur di riavere almeno il corpo dei loro soldati caduti, come nel caso di Eldad Regev e Ehud Goldwasser, assassinati da Hezbollah il 12 giugno 2006. Nessuno, in Israele pensa di prendere in giro “i nostri ragazzi”, né tantomeno ne chiede l’assassinio. E almeno le istituzioni italiane hanno mostrato piena solidarietà, sia quando si trattava di trattare per la liberazione dei loro ragazzi, sia per piangerne la morte, come è capitato nel giugno scorso con il rapimento e l’omicidio di Eyal Yifrach, Ghilad Shaer e Naftali Frenkel.
Ma perché è particolarmente importante constatare che la comunità ebraica italiana sia praticamente l’unica a mobilitarsi per i nostri ragazzi? Perché, ancora oggi, a quasi settant’anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, il 51% degli italiani è ancora convinto che gli ebrei italiani siano più fedeli a Israele che non all’Italia. Lo rivela l’ultimo monitoraggio della Anti Defamation League: alla domanda “gli ebrei sono più fedeli a Israele che a questo paese”, il 51% degli italiani, al 58% maschi, al 52% fra i 18 e i 34 anni di età (giovani adulti), ritiene che “sì, è probabilmente vero” che gli ebrei sono un corpo estraneo.

Gli ebrei difendono i nostri ragazzi, ma noi non siamo mai riusciti a difendere i loro, sul suolo italiano. Li abbiamo lasciati massacrare nella strage di Fiumicino del 1973, nella strage della sinagoga di Roma del 1982, nella seconda strage di Fiumicino del 1985, tutti episodi che l’opinione pubblica italiana ricorda a stento. Perché le considera vittime ebraiche, di un conflitto che non ci riguarda, quasi appartenessero a un altro paese, non al nostro.
E questo in Italia, che è uno dei paesi meno antisemiti d’Europa, ormai. In Francia va peggio, perché si moltiplicano aggressioni fisiche e intimidazioni contro la comunità ebraica più numerosa d’Europa. In Svezia va ancora peggio. Nel paese nordeuropeo, l’unico ad aver riconosciuto l’indipendenza della Palestina, un deputato di destra, Björn Söder, ieri è arrivato a dire che gli ebrei, per essere dei veri svedesi, devono rinunciare alla loro identità religiosa. In Italia nessuno lo dice, ma il 51% degli italiani lo pensa.

di Stefano Magni  su l'intrapprendente  Giornale D'opinione dal Nord


martedì 16 dicembre 2014

RIFLESSIONE PERSONALE SULLA VICENDA MARÓ


Marcio non è  chi canta, ma è chi, colpendoli, vuole colpire i corpi militari dello Stato più fedeli alla nazione, quelli più esposti nei teatri internazionali, con un disegno ben preciso, perché Folgore e Battaglione San Marco costituiscono il simbolo vivente di un’Italia migliore,  che ancora crede nel servizio con onore, disciplina, abnegazione e fedeltà nelle istituzioni.
Gli artefici di questo disegno, che siedono nelle Istituzioni stesse, talvolta nei suoi scranni più alti, nelle Università e nelle Redazioni dei Giornali, sono nemici di questa Italia migliore e da nemici della Patria meritano di essere trattati.

L’etica rappresenta certamente un valore fondante per l’uomo in quanto essere
sociale, e più ancora per chi sceglie di porre se stesso al servizio di una comunità come ad esempio lo stato democratico che individua come scopo prioritario della sua azione il bene comune e la convivenza dei suoi membri.
Lo è ancor di più per il militare, al quale lo stato democratico affida l’uso legittimo della forza per la difesa propria e della vita dei cittadini. Nello Stato assoluto ove le Forze Armate erano un’organizzazione asservita alla politica del sovrano nel quadro di una concezione patrimoniale comprensiva della cura/tutela dei sudditi. Invece nello Stato democratico i militari operano al servizio della Comunità di cui essi stessi sono parte costitutiva. Ma come una società non può sussistere senza un'autorità che la governi, così senza una società civile ,una tale autorità non può sussistere . Si impone quindi un'altra questione e cioè vedere come l'autorità civile si determina in concreto con le scelte verso il soggetto e la forma d’autorità che sceglie di esercitare. Non si deve mai dimenticare, che il fondamento dell'ordine sociale sta nel rispetto "assoluto" della persona umana, che ha come prerogativa essenziale la libertà, come presupposto inderogabile per la tutela dei diritti fondamentali e dei doveri dell'individuo. L'ordine nelle relazioni sociali nasce dal rispetto della persona umana. E tutte le persone hanno diritti e doveri fondamentali che sono assolutamente uguali e, quindi, ugualmente rispettabili . È necessario però procedere con molta cautela, per non invadere i diritti dei cittadini e non fare il male col pretesto del pubblico bene.
Ma con tutto il rispetto dovuto all'autorità, con tutta la tutela dell'ordine da parte dello Stato, i cittadini devono potersi muovere come loro piace salvi i diritti altrui e le esigenze del convivere sociale. Fondamentale limite ai poteri dello Stato viene dalla dignità dell'uomo, dignità che è Somma. L'uomo non deve mai essere considerato come un mezzo, ma al contrario come fine.
E per essere fedele alla sua missione, lo Stato si deve sempre preoccupare di promuovere i valori che siano autenticamente umani. E' in funzione dell'uomo che lo Stato dovrà concepire la politica. Fra i valori umani, ai quali lo Stato deve interessarsi, uno dei più essenziali è la libertà degli individui. Il pubblico ufficio non è un piedistallo per dominare od arricchire. E per il cittadino, non è lecito ubbidire a leggi immorali ed alla loro esecuzione, per questo si può opporre resistenza passiva e si può anche respingere con la forza una violenza aperta, purché vi sia fondata speranza di riuscita ed il bene comune non ne abbia maggiore danno. Per alcuni teologi è anche lecita in casi estremi, esauriti tutti gli altri mezzi, la deposizione dei governanti ed il cambio di governo. (Cfr.M.DE LA TAILLE, Insurrection).

I diritti sono una conquista, ottenuta nel corso della storia attraverso le costituzioni. Il significato generale che assumono i doveri nel vigente ordinamento è sintetizzato nell'articolo 2 cost., il quale dopo aver proclamato il riconoscimento e la garanzia dei diritti inviolabili che consistono nel diritto alla vita, alla "sanità, alla libertà", all'istruzione e al lavoro, richiede anche : l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale. E si definiscono inviolabili poichè preesistono alla costituzione della Repubblica
Il diritto di professare la propria fede ha valenza anche giuridica e assicura ai cittadini, di poter esercitare il proprio culto.
La libertà religiosa, secondo una celebre definizione di Francesco Ruffini, è la «facoltà spettante all’individuo di credere quello che più gli piace, o di non credere, se più gli piace, a nulla». per l’autore, si tratta di un principio non «filosofico», e neppure «teologico», ma «essenzialmente giuridico» e l’aspetto limitativo della libertà religiosa e da considerarsi repressivo .

Il Concilio Vaticano dichiara che la persona umana ha il diritto alla libertà religiosa. Il contenuto di una tale libertà è che gli esseri umani devono essere immuni dalla coercizione da parte dei singoli individui, di gruppi sociali e di qualsivoglia potere umano, così che in materia religiosa nessuno sia forzato ad agire contro la sua coscienza né sia impedito, entro debiti limiti, di agire in conformità ad essa: privatamente o pubblicamente, in forma individuale o associata. Inoltre dichiara che il diritto alla libertà religiosa si fonda realmente sulla stessa dignità della persona umana quale l'hanno fatta conoscere la parola di Dio e la stessa ragione. Questo diritto della persona umana alla libertà religiosa deve essere riconosciuto e sancito come diritto civile nell'ordinamento giuridico della società. »In un regime di separazione fra Stato e Chiesa, dovrebbe essere lo Stato a riconoscere alla chiesa una indipendenza nei limiti previsti dalla legge, cioè è lo Stato che dovrebbe assicurare, senza aver bisogno di contrattarla, una non-ingerenza negli affari ecclesiastici. 

Dunque, il fatto che ai nostri Marò sia stato vietato di rientrare in Italia per professare il loro credo, è un’ingerenza grave e contraria a tutto quanto scritto finora. Ciò non significa che un cittadino credente non si possa opporre alle leggi o ai governi dello Stato; significa che può farlo in quanto "cittadino" non in quanto "credente", cioè può farlo per rivendicare una libertà civile che gli viene negata !!
Matteo 5:6 "Beati quelli che sono affamati e assetati di giustizia, perché saranno saziati".
L’ingiustizia di non poter professare il proprio culto è un turbamento doloroso fatto di timori e che porta ad allontanarsi dalla fiducia che invece è necessaria per continuare a credere nei propri valori, e provoca battaglie interiori dell’anima per l’apprensione e per la sofferenza. 
Il diritto alla salute poi rimane uno dei beni più importanti, verso il quale abbiamo una precisa responsabilità. La salute va quindi custodita e curata come equilibrio psicofisico e spirituale dell'essere umano. La dignità ontologica della persona, trascende gli stessi comportamenti eventualmente sbagliati di  un individuo. Dunque curare la malattia e fare il possibile per prevenirla sono compiti della società e del singolo, proprio per il rispetto alla dignità della persona.
Se la Corte Suprema indiana invece esercita una pressione coercitiva impedendo ai nostri due Marò il diritto a professare la loro religione e al loro diritto alla salute, lo Stato Italiano deve assolutamente rivendicare tale diritto "inalienabile "!!

Marilina Fenice Grassi

Rotterdam - Disinformazione democratica

    Rotterdam - Disinformazione democratica Nei giorni scorsi tutte le televisioni (ad iniziare dal TG di SKY) e i giornali (e non soltanto...