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venerdì 10 aprile 2015

Se reato di tortura deve esserci che lo sia per tutti coloro che lo commettono indistintamente

Pubblico volentieri questo articolo perchè penso che se si vuole cercare di migliorare la situazione nel nostro Paese, dobbiamo essere giusti ed equilibrati nella visuale del contesto in cui avvengono i fatti, e dico che non è giusto criminalizzare le Forze dell'Ordine mescolando i fatti fra loro in modo da fare schiuma e non permettere così di vedere la realtà nella sua totalità. 
Indubbiamente l'irruzione alla Diaz e quanto accadde a Bolzaneto restano pagine molto nere nella nostra Storia, ma non per questo si deve vanificare tutto il lavoro delle FFOO che spesso con addosso la loro Divisa ricevono i peggiori insulti e sono colpiti da sassi, vernice, uova e quant'altro  durante le manifestazioni e i vari servizi d'ordine. ( Marilina Fenice Grassi )





(di Alessandro Sallusti) - La Corte di Strasburgo per i diritti dell'uomo ha sentenziato che la polizia italiana ha compiuto atti di tortura contro i manifestanti del G8 di Genova che la sera del 21 luglio 2001 si rifugiarono dentro le mura della scuola Diaz.


È vero che lo Stato deve comportarsi sempre e comunque a norma di legge, ma è anche vero che in quelle ore a Genova era in corso una vera e propria guerra contro lo Stato e contro la comunità internazionale che l'Italia stava ospitando. Cinquemila criminali provenienti da mezzo mondo si erano mescolati a una folla di manifestanti complice e avevano messo a ferro fuoco la città, attentato alla vita di poliziotti, carabinieri e civili, devastato attività commerciali.

La reazione delle forze dell'ordine, una volta ripreso il controllo del campo di battaglia, fu sicuramente dura e molti uomini in divisa l'hanno già pagata personalmente, a differenza del livello politico che ovviamente si dileguò, a partire dall'allora vicepremier Gianfranco Fini presente sul posto per coordinare gli interventi. Ma scambiare i carnefici (i manifestanti) per vittime e le vittime (i poliziotti) per assassini e torturatori è davvero troppo.

Io lo dico chiaro: non mi vergogno della polizia e dei carabinieri che operarono a Genova per difendere lo Stato di diritto dalla furia di criminali comuni, loro sì, torturatori impuniti delle nostre città e delle nostre libertà. Prima di bollare come indegne le forze dell'ordine italiane, la Corte di Strasburgo dovrebbe dichiarare fuorilegge le bande paraterroristiche di black bloc, e i loro cugini no global (pacifisti a senso unico), viste in azione a Genova, Roma, in Val Susa e più di recente sulle linee dell'alta velocità ferroviaria.


E prima che il Parlamento italiano introduca - come sta per fare - il reato di «tortura» per limitare la possibilità di contrasto delle forze dell'ordine, è bene riflettere. Credo che nessuno di noi si senta minacciato da uomini in divisa. Semmai lo Stato ci tortura lasciando mano libera ai magistrati (vedi la carcerazione preventiva per estorcere confessioni), abbandonandoci in balia della sua burocrazia, aizzando contro di noi il mostro fiscale ingiusto e ricattatore. Tutte caste intoccabili a prescindere dai reati che commettono. Reati che sono molto più pericolosi e frequenti di quelli delle forze dell'ordine. I cittadini inermi siamo noi tutti, non chi va in piazza con passamontagna, spranghe e molotov e poi fa il santarellino in Europa.






sabato 4 aprile 2015

LA CHIESA DELLA SPERANZA



Monsignor Georges Abou Khazen parla di chiese gremite e presenza "commovente" dei fedeli,



“Sono giorni difficili, soprattutto dopo la caduta di Idlib” nelle mani dei movimenti islamisti; la città “non è lontana da Aleppo e la gente teme che succeda la stessa cosa qui. Nonostante i timori e le paure, i cristiani partecipano ai riti della Settimana Santa e le chiese sono sempre gremite”. È quanto afferma all'agenzia AsiaNews il vicario apostolico di Aleppo dei latini, mons. Georges Abou Khazen, il quale racconta che “in occasione della Domenica delle Palme era bella e commovente la presenza e il numero dei fedeli”. A dispetto dei colpi di mortaio “che cadono dappertutto”, aggiunge il prelato, “la gente non ha avuto paura e ha assistito alla Messa e alla processione con i propri bambini. Per i più piccoli è stata una festa speciale, erano loro a portare le candele ornate nella processione… la fede è stata davvero più forte della paura”.

Per i cristiani la fede è più forte della paura

Il vicario apostolico di Aleppo conferma la situazione di timore e difficoltà non solo dei cristiani, ma di tutta la popolazione locale preoccupata dal possibile arrivo delle milizie jihadiste. Nei giorni scorsi i fondamentalisti hanno conquistato la città di Idlib, nel nord-ovest del Paese, sequestrando un sacerdote greco-ortodosso. Ma nonostante questa realtà di guerra, persecuzioni e violenze, la comunità cristiana di Aleppo sta vivendo la Settimana Santa con partecipazione, raccoglimento ed entusiasmo perché - ripete il vicario apostolico - la fede è più forte della paura. “La loro testimonianza - spiega mons. mons. Georges Abou Khazen - è stata per noi pastori fonte di incoraggiamento, grazie alla loro fede e alla loro preghiera il Signore risorto ci libererà”.

L'aiuto della Caritas senza distinzione di credo

Dalla comunità musulmana, racconta ancora il vicario apostolico, “abbiamo ricevuto forti testimonianze di affetto, una bella prova di convivenza”. Del resto, spiega, la Chiesa “sta giocando un grande ruolo nell’assistenza ai profughi, cristiani e musulmani, e di questo loro ci sono grati”. “Aiutiamo i ragazzi, senza distinzioni di fede religiosa, attraverso Caritas Siria - continua il prelato - non solo con il cibo, ma anche donando loro scarpe, pantaloni, magliette. È bello vedere la gioia di questa gente, dei giovani e dei loro genitori, che capiscono che guardiamo loro con affetto, cercando il bene della persona. Anch’essi sono parte di questa famiglia e di questa festa”.

I cristiani vivono questa Via Crucis alla luce della Resurrezione

A livello di pastorale “abbiamo promosso funzioni religiose, prediche e incontri in varie chiese, insistendo sulla penitenza e la conversione, legati alla situazione generale” afferma mons. Georges. Le vicende accadute a Idlib “fanno paura”, ma “nonostante questo noi viviamo con coraggio la nostra Via Crucis, lo facciamo alla luce della resurrezione e questo ci dà una grande speranza”. Egli ha inviato una lettera pastorale in cui ha sottolineato che “Cristo risorto non si è vendicato, ma ha mandato i suoi a predicare la Buona Novella insegnando amore e perdono. Questo - conclude - è il mio messaggio per la Pasqua e i fedeli hanno colto l’invito. Si sono formati gruppi di incontro, per meditare la lettera. Speriamo che il Signore ci usi come segno e testimonianza di pace”. (D.S.)...



(Radio Vaticana)

( Foto Nino Fezza)

mercoledì 18 febbraio 2015

Cosa significa rispettare?



Il rispetto è un grande valore! Uno di quei valori che non dobbiamo perdere, ma anzi dobbiamo approfondire per vivere meglio.
Vivere meglio? Come? Con chi?
Il rispetto come tutti i termini ha un'origine, deriva da un termine antico, etimologico, che ne delinea solitamente le caratteristiche.
Rispettare, riprende il verbo "guardare". Dunque inizialmente possiamo dire che rispettare significa sapersi guardare intorno. Un gran bel concetto di partenza, perché ci fa capire che non siamo soli al mondo.
Diceva Cicerone "non siamo nati soltanto per noi". Il valore del rispetto ci impone di guardarci attorno, di ri-guardare, come se ci dovessimo sforzare per vedere che attorno a noi c'è qualcosa : l'altro!
Accorgersi di non essere soli, non è soltanto una forma di rispetto verso gli altri, ma lo è anche nei confronti di se stessi. Il rispetto diventa anche il saper guardare i dettagli.
Purtroppo il grande errore di oggi è pensare che rispettare significhi accettare tutto, ma rispettare significa agire sapendo che non si è da soli. Il rispetto non è un valore che si può imporre, ma non è neanche qualcosa di incondizionato. Non dobbiamo per forza accettare tutto in nome del rispetto. Dobbiamo rispettare seguendo la nostra qualità più elevata che è la ragione. E l'obiettivo della nostra ragione è la Verità! Allora il rispetto segue la verità.
Da questo nasce la differenza tra rispetto e tolleranza...Ma qual'è questa differenza? Oggi si parla troppo di tolleranza, dimenticando che si "tollera" ciò che di per sé è negativo e che davvero non va proprio bene. Quindi, ogni volta che si sventola la bandiera della tolleranza, si evidenzia che c'è qualcosa di sbagliato in sè o di negativo. Per esempio nessuno  "tollera" una buona torta o un ottima pizza o una serata con gli amici! Tollerare significa più che altro sopportare e non accettare, qualcosa di inevitabile ma che non dipende da noi.  Tollerare non significa accettare.

Il rispetto invece come abbiamo detto segue la Verità , quindi il bene. Rispettare l'altro significa dunque trattare l'altro come un amico, non come un subalterno a cui benevolmente ogni tanto ci degniamo di dare attenzione . Ma rispetto fa anche rima con libertà, nel senso che non possiamo imporre agli altri di essere qualcosa di differente da ciò che loro vogliono essere, quindi non sforzarli a cambiare per compiacerci . Rispettare vuol dire imparare a conoscere gli altri, accantonare i pregiudizi che possiamo avere e saper osservare con attenzione: manchiamo di rispetto ogni volta che smettiamo di scoprire chi abbiamo di fronte, ogni volta che diamo gli altri per scontati, che ci convinciamo di averli capiti e smettiamo di imparare chi sono. Ma di fatto, noi "non siamo"o in un modo o in un altro, bensì "diventiamo" noi stessi giorno dopo giorno, senza mai fermarci.

Col termine rispetto, la lingua italiana significa un sentimento di riguardo e considerazione nei confronti di una persona ritenuta degna, e per essere degni di rispetto, basta essere persone normali e per bene, non c’è bisogno di eccellere in qualche campo, basta semplicemente non essere maleducati e opprimenti, ma applicarsi con serietà al proprio lavoro, superando i propri limiti per andare "oltre", a favore proprio e di ci sta intorno senza ostentazione,rendersi conto realmente e senza auto esaltazione della validità del proprio operato all’interno del contesto delle relazioni in cui ci si trova a vivere e ad operare,migliorando se stessi costantemente e con perseveranza.

Si deve aggiungere, però, che il rispetto dovrebbe essere biunivoco. Le persone si dovrebbero rispettare vicendevolmente. Infatti, sul vocabolario etimologico della lingua italiana,”rispetto” deriva dal latino "respectus" e il cui significato è : rispetto, considerazione . "Aver considerazione di se stessi prima, e degli altri subito dopo"; Il che rientra in un "egoismo positivo", perché molte volte noi impariamo ad osservare delle regole che determinamo il rapporto con gli altri ma, altrettanto spesso, ci dimentichiamo di noi che invece si chiama dignità, termine che connota nobiltà d’animo, e che induce a rifuggire da ogni bassezza.

Nel rapporto con gli altri, il rispetto si dimostra, quando la persona raggiunge uno stadio maturo che la fa uscire dall' egocentrismo facendole capire che, avendo bisogno di chi ci sta intorno, non si può calpestare il prossimo o usarlo senza riguardi!

È importante ricordare che ciascun individuo vale quanto te e che si dovrebbe trattare ogni persona con lo stesso rispetto con cui si vorrebbe essere trattati cosa che spesso è chiamata regola d’oro della vita. Ciò significa che non faresti qualcosa a qualcuno che non vorresti fosse fatto a te.

È bene ricordare, inoltre, che solo perché credi in qualcosa non significa che tutti gli altri siano obbligati a credere nella tua stessa cosa. Ad esempio se si è vegani va benissimo, ma bisogna comportarsi come se questo non rendesse migliori degli altri che per contro potrebbero non avere accesso al genere di alimenti del veganismo oppure che hanno problemi legati all’alimentazione, perché questo sarebbe incredibilmente maleducato e irriverente. E' importantissimo riservare a se stessi la stessa forma di rispetto e cortesia che si deve riservare ad un’altra persona, e se qualcuno ci manca di rispetto mettendo in discussione il nostro valore come persona, si ha il diritto di criticarlo.

Per cui se qualcuno dice qualcosa di cattivo o in tono arrogante o supponente, bisogna farsi sentire spiegando cosa si è trovato di irrispettoso e perché. Bisogna essere consapevoli delle proprie parole. Perchè non è assolutamente vero che le parole non fanno male. Le parole anzi sono armi potentissime e che possono essere fortemente irrispettose se utilizzate in modo inappropriato.

Bisogna pensare attentamente a quello che si sta per dire e anche a chi, per non rischiare di ferire l'altro.

E' molto importante coltivare le buone maniere se si vuole avere rispetto e in cambio continuare ad essere rispettati. Nessuno deve essere uno zerbino di altri. Quando qualcuno maltratta o è arrogante, non sta rispettando. E subire gli umori alternanti delle persone non è d'obbligo a nessuno!!

(Ho scritto questo articolo per tutte quelle persone che hanno sottovalutato il  rispetto che ho portato loro senza capirne il significato profondo che ad esso attribuisco).


Marilina Fenice Grassi







giovedì 1 gennaio 2015

FORSE E' SOLO UNA QUESTIONE DI LINGUAGGIO PER CHI NON HA ANCORA CAPITO IL CASO



QUESTO ARTICOLO E' SCRITTO PER CHI,  A DISTANZA DI 3 ANNI, NON HA ANCORA  CAPITO  COSA E' SUCCESSO, E CHE PER TOGLIERSI IL PENSIERO DI RAGIONARCI SOPRA, DECIDE DI GIUDICARE COLPEVOLI I NOSTRI MILITARI. L'HO SCRITTO CON UN LINGUAGGIO SEMPLICE CHE E' IN LINEA GENERALE QUELLO CHE PREFERISCO, PERCHE' POSSA ESSERE ACCESSIBILE A TUTTI SENZA DOVER RICORRERE ( ME LO AUGURO! ) ALL'AUSILIO DI NOTI ATTORI CHE COSTEREBBERO TANTISSIMO( scusate l'ironia )





L’INCIDENTE E’ AVVENUTO IN ACQUE INTERNAZIONALI, LA GIURISDIZIONE DUNQUE SPETTA ALLO STATO DI BANDIERA DELLA NAVE, CIOE' ALL’ITALIA, SULLA CUI NAVE A BORDO C’ERA UN NUCLEO MILITARE DI PROTEZIONE, QUALE ORGANO DELLO STATO RICONOSCIUTO LEGALMENTE E DUNQUE SOGGETTO AD IMMUNITA’ GIURISDIZIONALE ASSOLUTA RISPETTO A QUELLE STRANIERE.

NON ESISTE UN ANELLO DI CONGIUNZIONE TRA IL COMANDANTE DELLA NAVE MERCANTILE E I MILITARI . L'INCRESCIOSO INCIDENTE E LE ACCUSE RIVOLTE AI NOSTRI MILITARI, PRESENTANO PERO' DELLE PALESI INCONGRUENZE TALI DA FAR PENSARE CHE SI TRATTI DI DUE EPISODI SEPARATI, POICHE’:

1 ) GLI ORARI DEI RAPPORTI NON COINCIDONO ANZI, HANNO UNA DIFFERENZA DI 4 ORE .

2) LE POSIZIONI HANNO UNA DIFFERENZA DI PIU’ DI 10 KM (5 MIGLIA NAUTICHE).

3) I DUE COMANDANTI : QUELLO DELLA LEXIE E QUELLO DEL NUCLEO MILITARE, ASSERISCONO CHE IL PESCHERECCIO DEI PESCATORI MORTI ERA DIVERSO SIA PER LA FORMA CHE PER IL COLORE DA QUELLO VERSO IL QUALE E’ STATA TENTATA L'AZIONE DISSUASIVA E CHE DALL’OSSERVAZIONE DEI 2 MILITARI, A BORDO C’ERANO PERSONE ARMATE VISTE IN MANIERA CHIARISSIMA.

4) LA CAMERA DI COMMERCIO INTERNAZIONALE ( INTERNATIONALE MARITTIME BUREAU ) REGISTRA CHE ALLA STESSA DATA CI FU UNA SEGNALAZIONE DI UN ATTACCO DI PIRATERIA, RIPORTATO DA UNA PETROLIERA ALLE ORE 21.50 ORA LOCALE AL LARGO DI KOCHI DA PARTE DI DUE IMBARCAZIONI LE QUALI AVEVANO A BORDO 20 PERSONE ARMATE CONTRO LE QUALI LA POLIZIA MARITTIMA INDIANA LOCALE POTREBBE AVER AVUTO UNO SCONTRO A FUOCO CRUENTO CHE POTREBBE ESSERE STATO LA CAUSA DELLA MORTE DEI DUE SFORTUNATI PESCATORI TROVATISI NEL MEZZO. METRE LA SEGNALAZIONE DEL TENTATIVO DI ABBORDAGGIO EFFETTUATO DALLA PETROLIERA ITALIANA, E’ COLLOCATO ALLE ORE 16 DELL’ORA LOCALE INDIANA, MA MOLTO PIU’ A SUD DEL PUNTO ROSSO DELLA MAPPA.

4) IL DUBBIO CHE INSORGE E’ CHE L'EPISODIO SEGNALATO DAI NOSTRI , SIA DIVERSO DALLO SCONTRO A FUOCO AVVENUTO NELL’AZIONE PIRATESCA E DELLA RELATIVA REAZIONE, AVVENUTO PROBABILMENTE ALLE ORE 21.5O IN UN’ALTRA POSIZIONE PIU’ A NORD. ORARIO CHE COINCIDE ANCHE CON L’ORARIO RIPORTATO DAI MEDIA INDIANI SUI 2 PESCATORI MORTI, QUINDI CON UNA TOTALE DIFFERENZA DI TEMPO CON L’AVVENIMENTO RIPORTATO DAI NOSTRI MILITARI DEL BATTAGLIONE S.MARCO.

MA COSA E’ SUCCESSO?

E' SUCCESSO CHE IL 15 FEBBRAIO 2012 LA PETROLIERA ITALIANA ENRICA LEXIE STAVA VIAGGIANDO AL LARGO DELLA COSTA DI KERALA ( India Sud Occidentale ), IN ROTTA VERSO L'EGITTO, CON A BORDO 34 PERSONE TRA CUI 6 MARO' DEL 2° REGGIMENTO S.MARCO CON IL COMPITO DI PROTEGGERE L'IMBARCAZIONE DAGLI ASSALTI DEI PIRATI , COSA CHE FREQUENTEMENTE ACCADE CONCRETAMENTE LUNGO QUELLA ROTTA, VERSO LE ACQUE DELLA SOMALIA.

1) Verso le ore 16.30 , l ’ufficiale di guardia in plancia,informa la Sicurezza,della presenza di un'imbarcazione oggettivamente presente sul “radar” ma priva del numero Identificativo, che viaggiava a prora dritta dell’unità navale Enrica Lexie, con una rotta a puntare verso la loro direzione;

2) Monitorata costantemente sia con il “radar” sia “otticamente”, questa risultava essere un’imbarcazione di piccole dimensioni.

3) A quel punto alla distanza di circa 800 yarde venne effettuata la procedura con : ripetuti flash ,i 3 colpi di sirena regolamentari e il mostrare le armi da parte dei nostri militari, ma senza ottenere alcun risultato,fu chiamata l’attivazione di sicurezza, mentre il dispositivo prendeva posizione, e uno dei due operatori già in posizione mostrava appunto l’arma AR 70/90 portandola ben in vista verso l’alto. Ma la cosa non servì a far cambiare rotta all’imbarcazione.

4) A distanza di circa 500 yarde fu effettuata la prima raffica di avvertimento in acqua, anche questa risultata inutile nel tentativo dissuadere tale imbarcazione ad allontanarsi , infatti persistette sulla sua rotta a puntare.

5) Successivamente vi fu una seconda raffica di avvertimento in acqua a circa 300 yarde dopo che un operatore aveva dato l’allarme della presenza di persone con armi a tracolla a bordo, avvistati con l’ausilio del binocolo;

6) Ma l’imbarcazione continuava ad avvicinarsi, e i due uomini hanno continuato ad effettuare il fuoco di sbarramento in acqua fin quando l’imbarcazione, a meno di 100 Yarde, finalmente cambiava la direzione defilando sotto il lato dritto della Lexie, scarrocciando da poppa.

7) L’imbarcazione, una volta defilata non aveva una rotta definita, in quanto più volte , riprese la navigazione verso l' unità, mentre tutto il team della Sicurezza continuava a palesare le armi e flash , fino a quando l’imbarcazione a velocità spedita, si diresse in direzione di “mare aperto” allontanandosi definitivamente.

8) Alle ore 17. 00 ltaliane fu ritenuto opportuno cessare lo stato di allarme antipirateria ,data la notevole distanza dalla minaccia. Si conoscono i dati di moto della petroliera, la direzione ( verso l'Egitto), conosciamo l'ora in cui vira e in cui arriva e che al momento dell'avvistamento dell'imbarcazione pirata , venne data tutta la potenza ai motori. Manca solo il dato del tempo della virata, ma il termine è delle 23.00

9) Poco più lontano, c'era il peschereccio indiano St.Antony che trasportava a sua volta 11 persone intorno alle 16.30 ore locali indiane.

Alle ore 22.20 una nave greca, la Olympic Flair segnala di aver subito un Approach pirate attack” da due imbarcazioni.


Così la sera del 15 febbraio 2012,la guardia costiera indiana si ritrovò con un incidente subìto dalla nostra nave LEXIE alle16,30,e la denuncia tramite radiotelefono inoltrata da un peschereccio poco dopo le 21,30, ma dichiarò che il St. Antony rientrò alle 18.20 locali, avendo ricevuto l'allarme dei pescatori rientrati in tutta fretta, coi corpi dei due poveri defunti Ma in quel luogo, il 15 febbraio del 2015, il sole tramontò intorno alle 18.35 e il crepuscolo circa sino alle 19.47.

Si evince quindi che il peschereccio rientrò già a notte inoltrata, dopo le 19.47, cosa che si vede benissimo nelle fotografie e nel filmati su you tube riguardanti l'approdo e il recupero delle vittime. I dati sicuri che abbiamo in possesso, sono : 1) l'orario dato alla stampa dalla Guardia Costiera Indiana, e confermato dal video di you tube, cioè le 22.25 dell' approdo al porto;

2) L'ora della sparatoria cioè le 16.15, per cui il tempo tra la partenza e l'arrivo è di 6 ore e 10 minuti.

3) Le distanze dante dal comandante della St. Antony in due versioni diverse,che ci fanno porre la domanda se sia possibile che il peschereccio colpito e con due deceduti a bordo, possa essere rientrato così lentamente da metterci h. 6.10min. Poichè nessuna delle 2 versioni fornite, giustifica la possibilità che a colpire i pescatori possano essere stati i nostri due militari.

Quindi due fatti avvenuti in orari e luoghi diversi diventano non si capisce come , uno solo perché la Lexie, viene collegata alla morte dei due pescatori nonostante le dichiarazioni del comandante del peschereccio St. Anthony e delle comunicazioni via radiotelefono. Ma la guardia costiera indiana non tiene conto della segnalazione della petroliera greca , anche se gli orari indicati proprio da essa :la Olympic Flair e dal peschereccio via radiotelefono coincidono.

In comune la nave greca e quella italiana hanno il colore nero e rosso della chiglia come venne descritto dai superstiti del St. Anthony.

La Lexie è l’unica che inverte la rotta per rientrare in porto, mentre la nave greca invece prende il largo.

A distanza di un anno dall’accaduto, si è potè accertare la presenza di contractors a bordo dell’Olympic Flair della società greca Diaplous, dotati di armi e proiettili di calibro Nato (lo stesso rinvenuto nei cadaveri dei pescatori).

Ma un'altra domanda ancora sorge spontanea :

PUO’ UNO STATO SOVRANO DELEGARE LA GIURISDIZIONE DEI PROPRI MILITARI ( ART.97 CONVENZIONE SULL’ALTO MARE DELL’ONU) AD UN ALTRO STATO?

Questa è la prima parte della spiegazione, poi c'è quella delle perizie balistiche ecc. ecc..

Marilina Fenice Grassi



giovedì 18 dicembre 2014

QUANDO DIO E' MERCIFICATO



IL DIO MERCIFICATO!! ASSURDO!! DIO CHE HA SACRIFICATO SUO FIGLIO SULLA CROCE PER NOI, GRATIS CIOE' PER GRAZIA ,  PER ASCOLTARE LA SUA PAROLA UNA PERSONA GUADAGNA 4 MILIONI DI EURO MENTRE GLI ITALIANI NON ARRIVANO ALLA FINE DEL MESE, INDIGNATEVI ANCHE VOI!!

Per ascoltare un "Bignami"dei 10 Comandamenti dove al 2° Comandamento“Non nominare il nome di Dio invano”, ha fatto l’occhiolino ad una  corrente anticlericale, affermando a sproposito che tutte le più grandi guerre e le stragi si sono fatte in nome di Dio scordandosi che la maggior parte dei conflitti nascono per denaro e geopolitica, e che le più grandi stragi sono state consumate, e ancora si consumano, nelle dittature comuniste , quindi atee (o nazifasciste e spesso neopagane). Non scordiamoci che con Mao Zedong con i  78 milioni di morti,   si sono lanciate due bombe atomiche, non nel nome di Dio, e che Hitler usò il suo “Gott mit uns” (in italiano Dio con noi), solo perché ereditato dall’esercito prussiano, mentre il dio di Hitler era  panteista e neopagano: “questo non mi fermerà dallo sradicare completamente, dalle radici fino ai rami, il cristianesimo in Germania. 


Nel terzo comandamento, cioè ricordarsi di santificare il Sabato, Benigni mette sullo stesso piano l’uomo e gli animali, affermando che “gli animali sono il nostro prossimo”. La bellezza di quel comandamento è certo proprio nel mostrare l’uomo come custode del creato,  ma non come un parassita, non si deve quindi scadere nel considerarci un tutt’uno con il resto. Il creato a noi è dato in " comodato d'uso " e che dobbiamo conservare secondo la legge del buon padre di famiglia

Noi cattolici dovremmo ricordarci che la Fede è prima di tutto un dono  e, in quanto tale, ci viene dato gratis cioè per Grazia e soprattutto senza merito. Questo dono ci dovrebbe rendere più generosi nei confronti di chi  non l’ha ancora ricevuto o l’ha rifiutato.

Sul Comandamento “Non Uccidere se il comico ammette giustamente che è legittima l’autodifesa, come lo sono le guerre di liberazione. Allora perché se la prende  con le crociate?Conosce il motivo per cui sonos tate indette? Perchè allora non parlare dell’aborto che  è la maggior causa di morte nel mondo, che ogni anno uccide quasi 50 milioni di bambini nel grembo della madre. 
Parlando  poi di crimini contro l’umanità : siamo di fronte al più imponente, silenzioso genocidio della storia dell’umanità, tuttora in corso, dove circa un miliardo di esseri umani sono stati sterminati negli ultimi quarant’anni! 
Un' altra stupidaggine è quando afferma di conoscere a menadito “la pagina” di una frase Biblica…Ma ormai tutti sanno che la Bibbia è scritta in versetti e in tale modo è considerata e  non in base ad un determinato numero di pagine.

La bellissima frase del Talmud poi , che recita :“A una donna che si ama si perdonano persino le corna. A una donna che non si ama più non si perdona nemmeno una minestra salata. State molto attenti a non far piangere una donna: poi Dio conta le sue lacrime! E' bene ricordare che la donna è uscita dalla costola dell’uomo, non dai suoi piedi perché debba essere pestata, né dalla testa per essere superiore, ma dal fianco per essere uguale, un po’ più in basso del braccio per essere protetta e dal lato del cuore per essere amata”. Questo passaggio è ripreso anche da San Tommaso d’Aquino, che lo ha fissato come pilastro della fede cattolica. La donna per il cristianesimo infatti è qualcosa di più nobile di quanto non fosse nell’ebraismo, grazie a Maria, colei che riscattò Eva, e che venne secondo la tradizione cattolica , incoronata come Regina dei Cieli. 

Sarà anche stata una buona esibizione  di un  uomo di spettacolo,ma che con la cifra che ha ricevuto come compenso, ci mancherebbe che l'avesse anche fatto male. Ma non è sicuramente stato un ragionamento basato su conoscenza e verità in grado di risvegliare coscienze sopite. Perché prendiamo per buone solo le cose dette in televisione? Ci sono ottimi teologi biblisti ed esegeti anche nei Monasteri , basterebbe frequentarli ... gratis!

Marilina Fenice Grassi

Rotterdam - Disinformazione democratica

    Rotterdam - Disinformazione democratica Nei giorni scorsi tutte le televisioni (ad iniziare dal TG di SKY) e i giornali (e non soltanto...