Il nostro Presidente del Consiglio giustamente gioisce per la vittoria raggiunta in ambito europeo sul pareggio di bilancio. Una vittoria che credo comunque vada assegnata a tutti gli italiani che come loro tradizione non si sono tirati indietro ed hanno affrontato a testa alta i sacrifici. Ma non si vive di solo pane e ci si dimentica dei due nostri concittadini Massimiliano Latorre e Salvatore Girone in ostaggio dell'India. Spero di sbagliarmi ma ho la vaga "sensazione" che la vergogna di aver lasciato indebitamente due militari italiani in ostaggio ad uno Stato Terzo si stia concludendo in una maniera tragica per i due concittadini e vergognosa per il nostro Paese.
Uno dei "grandi negoziatori italiani" che sta gestendo la vicenda probabilmente proprio domani potrebbe portare a casa un accordo che secondo la sua valutazione di "dignità nazionale" è una vittoria. Una condanna e la restituzione dei "rei" oppure comunque un processo magari con un'assoluzione contro ogni affermazione della nostra sovranità nazionale e creando un precedente assolutamente pericoloso per tutti i Peacekeeper italiani in giro per il mondo. Cerchiamo di tenere alta l'attenzione di tutti e vorrei che le migliaia di inscritti ai vari gruppi si facciano sentire magari con un solo "mi piace" lanciato dal cellulare. NON DOBBIAMO NE' POSSIAMO DIMENTICARE I NOSTRI FRATELLI IN ARMI !
3 luglio 2013 - ore 16.00
mercoledì 3 luglio 2013
martedì 2 luglio 2013
Due militari italiani in ostaggio dell’India
Per
ricordare i fatti ripropongo qualcosa pubblicato a gennaio del 2013, a circa un
anno dagli eventi per sottolineare che nulla è cambiato da allora anzi è
peggiorato
31 gennaio 2012 :
Fra due settimane sarà trascorso un anno
dal momento in cui i nostri Marò sono stati catturati con l’inganno dall’India
e costretti a subire uno stato di detenzione seppure in libertà vigilata. 365
lunghi giorni ed ancora non si intravede la soluzione del problema. Di nuovo
una cortina impenetrabile è calata sulla vicenda garantita dal silenzio tombale
dei mezzi di informazione e delle Istituzioni.Una precedente ricostruzione del Ministro Terzi titolata “Marò in India, ricostruzione del Ministro Terzi”, ripresa e pubblicata domenica 27 gennaio su “Altrainformazione” http://alfredodecclesia.blogspot.it/2013/01/maro-in-indiaricostruzione-del-ministro.html?spref=fb) dopo 12 mesi ripropone una serie di quesiti su aspetti ancora non del tutto chiari, che invece meriterebbero un maggiore approfondimento per capire esattamente cosa sia successo il 15 febbraio 2012.
Ci dice il Ministro che “…., le autorità indiane hanno chiesto via radio al comandante della Enrica Lexie di dirigersi verso il porto di Kochi (India, Stato del Kerala), precisando che avevano arrestato alcuni sospetti pirati e necessitavano di una collaborazione per identificare gli autori dell'attacco.” Comunicazione del Centro di coordinamento per la sicurezza in mare di Bombay che è risultata immediatamente falsa ed ingannevole e come tale considerata reato penale dal Diritto Internazionale marittimo. Un’occasione forse da non perdere per sottoporre i fatti alla valutazione delle strutture giuridiche internazionali, ma l’Italia ha preferito scegliere l’approccio del low profile.
Possiamo ancora leggere, “…..decideva di dirigere in porto, informando di questa sua decisione il Centro operativo interforze della Difesa,….”. Anche il Ministro De Paola ha ammesso, con la risposta scritta 4-070507 ad un’interrogazione presentata alla Camera che “……l’autorizzazione a procedere verso le acque territoriali indiane è stata data dalla compagnia armatrice, una volta contattata dal comandante della nave. Ciò, tuttavia, per la presenza di NPM a bordo, è avvenuto a seguito di preventiva informazione della catena di comando militare nazionale…..”. E’ quindi lecito riproporre l’interrogativo per chiarire se il Centro Operativo Interforze della Difesa abbia informato immediatamente l’Unità di crisi del Ministero degli Esteri su quanto stesse accadendo nell’Oceano indiano con il coinvolgimento di una nave battente Bandiera italiana, di cittadini italiani imbarcati come equipaggio e come Nuclei Militari di Protezione antipirateria. Una domanda rimasta tale da 365 giorni e rimane ancora oscuro un aspetto importante della vicenda, quello di un possibile carente coordinamento fra i due Dicasteri.
Una sola certezza: all’arrivo della nave a Koci erano ad attenderla in banchina il Console italiano a Mumbai e l’Addetto Militare accreditato in India.
Un altro aspetto rilevante lo troviamo nell’affermazione
del Ministro “Aggiungo che la missione militare dell'Unione europea
«Atalanta», di cui facciamo parte, contempla la possibilità di inviare nuclei militari
armati posti sotto il comando e il controllo della missione europea e con
chiare regole di ingaggio. La presenza di questi nuclei a bordo è conforme
anche alla risoluzione dell'ONU….”. Probabilmente l’ONU e l’Unione Europea
dovevano, quindi, farsi
carico “motu proprio” della vicenda e promuovere ogni iniziativa per una rapida
ed efficacie soluzione del problema nel pieno rispetto del Diritto
Internazionale e della “immunità sovrana” dei due militari di uno Stato Membro
dell’Unione.
Nella relazione non emerge, invece, lo scarso interesse
internazionale ed in particolare della UE, piuttosto viene sottolineata
l’attenzione alla vicenda della baronessa Catherine Asthon responsabile della
politica estera dell’Unione. La stessa che il 2 ottobre 2012 attraverso il suo
portavoce ha dichiarato in una lettera “Non
sarebbe corretto per l’UE intervenire in una questione che è posta dinanzi alle
competenti istanze giudiziarie di uno Stato Straniero”.
L'Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e
la politica di sicurezza tanto
attento alla vicenda dei due Marò da confondere i due militari italiani con “contractors” di ditte private
di sicurezza.
Terzi ci dice “ La consegna e la discesa a terra dei Marò sono avvenute nonostante un'opposizione fermamente opposta dalle nostre autorità diplomatiche e militari presenti sulla Lexie, mi riferisco al console generale Cutillo e all'intero team formato dall'ambasciatore a New Delhi, dall'addetto per la difesa e dagli esperti legali….” . Se opposizione c’è stata non credo, però, che possa essere definita ferma, se non altro perché non risulta che i funzionari, nel rispetto della Costituzione italiana, si siano opposti energicamente all’arresto di due cittadini italiani da parte di uno Stato che per il reato loro addebitato prevede la pena di morte, nonostante che fossero anche nella condizione di avvalersi dell’immunità diplomatica. Un’opposizione che difficilmente la Polizia del Kerala avrebbe prevaricato senza il “placet” del Governo Centrale di Nuova Delhi, garante delle prerogative delle delegazioni diplomatiche, giusto quanto previsto dalle Convenzioni dell’Aia.
Quegli stessi rappresentanti diplomatici che, sembra
di ricordare, all’atto del primo interrogatorio di Massimiliano Latorre e
Salvatore Girone hanno
assicurato loro la traduzione simultanea di un Vescovo cristiano locale,
emotivamente coinvolto nei fatti, senza
invece assegnare un interprete giurato ed accreditato presso l’Ambasciata
italiana.
Se fermezza, quindi, vi è stata non ha avuto poi
grande successo ed è stata anche accompagnata da leggerezze procedurali che
hanno consentito ad uno Stato non appartenente all’Alleanza Atlantica di sequestrare, peraltro senza
contraddittorio, l’armamento, il munizionamento e l’equipaggiamento di due militari di
una Nazione della NATO.
Anche
quanto relazionato sugli atti peritali compiuti lascia perplessi. Si parla di “È così che abbiamo ottenuto - e non senza molte
discussioni e difficoltà - la partecipazione di due eccezionali esperti in
questa materia, appartenenti all'Arma dei Carabinieri, quali osservatori
qualificati delle operazioni concernenti questa perizia.”. Osservatori non
significa periti di parte che abbiano partecipato alle indagini tecnico –
scientifiche, ma persone che hanno solo potuto “guardare” le sommarie fasi iniziali senza poi
essere coinvolti in quelli che potremmo definire “atti irripetibili”, come le
analisi di reperti ed altro di
importante che la storia processuale moderna ci indica come fondamentali.
Non si
mette in dubbio
che l’Italia abbia tentato di coinvolgere Paesi alleati ed Organizzazioni
internazionale come ci dice il Ministro. “Abbiamo avviato un'azione di
sensibilizzazione a tutto campo e a tutti i livelli attraverso importanti Paesi
amici e organizzazioni internazionali per trovare una soluzione concreta che
consenta di riportare a casa i nostri uomini. Abbiamo interessato l'Unione
europea e i Paesi membri più influenti del Consiglio di sicurezza dell'ONU,
anche il Segretario generale delle Nazioni Unite, i Paesi a noi più vicini e
più amici in Asia e nel Mediterraneo.” . Si constata però che i risultati
ottenuti sono stati irrilevanti.
Leggendo, poi, che “…..abbiamo ottenuto anche
un sostegno pubblico alla posizione italiana, espresso dalla stampa,….”, sembrerebbe
che tutti i media nazionali ed internazionali abbiano parlato a fondo e con
cadenza ciclica della
vicenda dei due marò, esprimendo posizioni ben precise contro la disattenzione
indiana nell’applicazione del Diritto internazionale. Non risulta, però, che ciò sia avvenuto. Piuttosto
molte le critiche della stampa internazionale per l’iniziativa della Ferrari
in occasione del
Gran Premio di Nuova Delhi e molta attenzione nel riportare e commentare la una
“frettolosa” dichiarazione alla stampa indiana del Sottosegretario agli Esteri
De Mistura del 18 maggio 2012, “La morte dei due pescatori è stato un incidente fortuito, un omicidio
colposo. I nostri marò non hanno mai voluto che ciò accadesse, ma purtroppo è
successo».
Una ricostruzione quella del Sig. Ministro accurata, ma che invece di chiarire induce interrogativi di non poco conto in particolare su come sia stata fino ad ora regolato e gestito il concorso militare per azioni contro pirateria. Perplessità peraltro espresse in questi giorni anche dai vertici della Marina Militare ( Adnkronos 25 gennaio 2013, Caso maro': Marina, vicenda pone ipoteca su tutela nostri militari in missione) e condivise da moltissimi italiani che da un anno si stanno impegnando come società civile a favore dei nostri due Marò.
Forse dopo un anno sarebbe auspicabile poter
leggere qualcosa che evidenzi la volontà di considerare quanto accaduto una
“Lesson Learned” da cui trarre spunti per il futuro e non proporre invece gli
eventi in una cornice di
perfezionismo esasperato che per taluni aspetti potrebbe anche offendere
l’intelligenza degli italiani.
31 gennaio 2012 – ore 10.00
I due Marò, chi dovrebbe fare ed informare è forse troppo assente
DAL BLOG DI FERNANDO TERMENTINI
(http://fernandotermentini.blogspot.it/)
una lettera aperta inviata in aprile all'ex Vice Ministro degli Esteri Dott. Staffan De Mistura che non ricordo abbia mai avuto riscontro .
(http://fernandotermentini.blogspot.it/)
una lettera aperta inviata in aprile all'ex Vice Ministro degli Esteri Dott. Staffan De Mistura che non ricordo abbia mai avuto riscontro .
Egregio Sig. Vice Ministro,
sono un cittadino italiano che chiede, con atto formale di posta elettronica certificata, di poter aver garantito il diritto di conoscere esattamente quali siano le iniziative in corso che l’Italia sta portando avanti per tutelare due cittadini italiani sospettati dall’India di aver commesso un reato grave. Fatti presumibilmente accaduti secondo le affermazioni indiane durante l’esercizio delle loro funzioni di militari ai quali Nuova Delhi ha anche negato ”l’immunità funzionale”.
A tale riguardo, quindi, chiedo cortesemente a Lei che per quanto noto ha ricevuto la delega dal Premier di trattare e gestire direttamente il problema, il motivo per cui l’Italia non ha ancora attivato un atto formale presso le Nazioni Unite chiedendo l’applicazione urgente della procedura dell’arbitrato internazionale. Arbitrato che come a Lei noto può essere chiesto anche unilateralmente e che a mio modesto avviso dovrebbe essere avviato con la massima urgenza per dimostrare a Delhi che l’Italia non rinuncia a quanto garantito dal Diritto Internazionale.
Un ottimismo esasperato, infatti, sulla possibile e rapida soluzione del caso sembra ancora una volta non essere giustificato. E’ di nuovo iniziato il “balletto” dei rinvii delle udienze e le dichiarazioni contrastanti fra i Ministri indiani sulla efficacia legale e sostanziale degli impegni presi dal Ministro degli Esteri indiano che secondo quanto da Lei affermato ha escluso qualsiasi rischio della applicazione della pena capitale da parte del Tribunale speciale.
Signor Vice Ministro auspicherei, quindi, che nel quadro di un rapporto di massima trasparenza con gli italiani fosse reso pubblico questo documento almeno per quella parte dei contenuti che non siano nè confidenziali né tantomeno riservati. Tutte le centinaia di migliaia di italiani che stanno seguendo la vicenda dei due nostri connazionali da quattordici mesi, forse avrebbero il diritto di poter essere informati non solo da dichiarazioni ma dalla lettura diretta di un documento di fondamentale importanza e che dovrebbe garantire punti fondamentali del rispetto della nostra Costituzione in materia di estradizione. Un riscontro certo e garantito solo dalla lettura della “nota verbale” congiunta che dovrebbe essere stata sottoscritta da Lei e dal suo pari rango “de facto” indiano, sull’accordo della non punibilità dei due militari con la pena di morte.
Nel ringraziarLa per l’attenzione, rimango in attesa di conoscere i tempi entro i quali l’Italia prevede di chiedere formalmente all’ONU di attivare la procedura dell’arbitrato internazionale non rinunciando in tal modo ai propri diritti e di fornirmi cortesemente ogni altro elemento di risposta anche se negativo che confermi i rapporti di trasparenza fra i cittadini e le Istituzioni, giustappunto quanto garantito dalla normativa italiana (legge 241/90) ed imprescindibile punto fermo delle democrazie evolute .
Cordialmente
Gen.Brig. (ris) dott. Fernando Termentini
(mail@fernandotermentini.it), amministratore del gruppo di FB “Riportiamo a casa i due militari prigionieri” ( https://www.facebook.com/groups/337996802910475/)
I marò sono innocenti: ecco perché
Il ministro degli Esteri Emma Bonino, pochi giorni fa, ha parlato di una soluzione “rapida e giusta” alla vicenda che si protrae da un anno e mezzo.
Noi siamo in grado di dire che, al contrario, speriamo in un non luogo a procedere o in un’assoluzione piena per non aver commesso il fatto, sia pure davanti a una corte indiana, che in base al diritto internazionale non può essere il giudice naturale per un fatto avvenuto al di fuori delle acque territoriali indiane.
Lo diciamo in base a un paziente e caparbio lavoro di ricerca di documenti e di incrocio degli stessi, che ci consente di sostenere la piena innocenza dei nostri marò. Non è compito di chi ha a cuore la loro sorte, né compito di chi si occupa della difesa di un incriminato ricercare il vero colpevole, onere che spetta all’accusa. Basterebbe evidenziare i clamorosi e ripetuti errori dell’impianto accusatorio indiano, ma abbiamo voluto anche ipotizzare una plausibile dinamica dell’incidente del 15 febbraio 2012 che ha visto la morte di due innocenti pescatori indiani.
I fatti
Tra le 16 e le 16.30 – ora indiana – la Enrica Lexie è avvicinata da un’imbarcazione sospetta. Non ricevendo risposta a segnalazioni luminose e acustiche, il team dei fucilieri di marina a bordo spara dei colpi in acqua, mentre l’equipaggio viene fatto riparare nei locali blindati della cosiddetta “cittadella”. L’imbarcazione sospetta cambia rotta e si allontana. Nella circostanza il comandante Vitelli lancia l’allarme SSAS Alert, che avvisa in tempo reale, tra gli altri, anche la Guardia Costiera indiana.
Alle 19.16 il comandante Vitelli invia una mail riferendo l’accaduto allo MSCHOA del Corno d’Africa e all’UKMTO (UK Maritime Trade Operations). La Guardia Costiera indiana riceve copia della mail. Alle 23.20 il peschereccio St Anthony rientra nel porto di Neendankara. A bordo di sono due pescatori uccisi da colpi d’arma da fuoco. Il capitano e armatore Freddy Bosco dichiara alle televisioni che l’incidente di cui sono state vittime è avvenuto intorno alle 21.30. E conferma di aver allertato immediatamente, via radiotelefono la Guardia Costiera indiana.
Alle 21.36 la Guardia Costiera indiana si è messa per la prima volta in contatto con la Enrica Lexie, invitandola a rientrare a Kochi . Con tutta evidenza ha avuto notizia da pochi minuti dei due morti, e ha collegato il fatto con la notizia dell’incidente della Lexie.
Alle 22.20 la nave greca Olympic Flair comunica all’IMO (Organizzazione Marittima Internazionale) di aver subito un attacco da due imbarcazioni pirata, che desistono davanti all’allerta dell’equipaggio. Che non ha subito danni, specifica il messaggio. La Guardia Costiera indiana a questo punto ha sul tavolo tre fatti: un incidente avvenuto alle 16.30 – la Lexie – due pescatori uccisi alle 21.30, un altro incidente avvenuto prima delle 22.20. Ma ha anche a disposizione la Lexie che sta rientrando a Kochi, mentre la nave greca è ben lontana. E si getta sulla prima pista, nonostante una differenza di cinque ore tra i due primi incidenti, e la sovrapposizione degli ultimi due (Attacco alle 21.30 secondo Bosco, allarme Olympic Flair 50 minuti dopo).
Se si sia trattato di errore in buona fede, di accanimento su un teorema investigativo, di presunti colpevoli offerti sul piatto d’argento, di speculazione politica alla vigilia di una campagna elettorale, non sta a noi dirlo qui. Quello che è certo è che l’inchiesta indiana ha peccato da subito di un’omissione di indagini. Ed è altrettanto certo che poi gli orari sono stati piegati a confermare il teorema. Non conosciamo gli atti delle prime indagini, né l’andamento delle indagini in corso da parte della NIA. Ma è probabile che entrambe contengano una ricostruzione dei fatti simile a quella apparsa sulla rivista ufficiale della Guardia Costiera indiana. Che sposta nel tempo (alle 18.25) l’attenzione sulla Lexie (che in realtà come abbiamo visto comunica l’avvenuto alle 19.16). Che dichiara l’avvistamento della Lexie da parte di un aereo della Guardia Costiera alle 19.50, e l’intercettazione del mercantile italiano da parte di una motovedetta alle 20.45. In realtà – lo confermano i documenti in nostro possesso – tale mobilitazione avviene solo dopo le 21.36, dopo aver avuto notizia della morte dei due pescatori. Una tale manipolazione dei dati getta una luce obliqua su molti altri punti dell’inchiesta, dalla perizie balistiche all’analisi dei tracciati radar.
Un’ipotesi che possiamo avanzare è che intorno alle 21.30, in condizioni di oscurità, il mercantile greco venga attaccato da un’imbarcazione pirata. Nei pressi, sfortunatamente, c’è il St Anthony. I greci scambiano le due imbarcazione come parti di un unico attacco pirata. Il St Anthony viene preso nel mezzo (ciò che spiegherebbe la singolar inclinazione dei colpi finiti sul peschereccio, conficcatisi con traiettoria non inclinata, come i colpi che si sparano da una grande petroliera verso un barchino, ma quasi orizzontali). Chi potrebbe aver sparato dall’Olympic Flair ? A fatica i greci hanno ammesso che a bordo c’era un team di una security ellenica, la Diaplous. Secondo fonti greche, un team senza armi. Improbabile, e se fossero stati armati, avrebbero avuto armi con calibro Nato.
Ma è un’inchiesta che non tocca a noi. Quel che ci interessa è quel buco di cinque ore tra i due incidenti.La stessa distanza che passa tra la colpa e l’innocenza.
Toni Capuozzo
FONTE: www.tgcom24.mediaset.it
VIDEO: www.video.mediaset.it
Capuozzo smonta tutte le accuse ai nostri marò arrestati in India
La speranza di salvezza per i due marò,Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, è racchiusa in cinque ore. A sostenerlo è il giornalista Toni Capuozzo, che in una trasmissione andata in onda su Tgcom 24 - e in replica ieri sera al Tg5 - ha spiegato le ragioni per cui i due fucilieri del San Marco non sarebbero responsabili della morte dei due pescatori del St. Anthony, come da accusa delle autorità indiane. «Naturalmente - ci ha chiarito Capuozzo - non pronuncio per forza la parola “innocenti”, ma dico che le verifiche incrociate che ho fatto assieme a Stefano Tronconi (che nel tempo libero si diletta a studiare la vicenda marò) e all’ingegner Luigi Di Stefano, che fu perito di parte civile per l’Italia nella vicenda della strage di Ustica, hanno molti punti in comune che danno da pensare». Il giornalista spiega di aver sempre seguito la storia dei due militari. «Un po’ per ragioni personali - spiega - perché Massimiliano Latorre era il mio capo scorta a Kabul, e francamente ho sempre faticato a ritenerlo uno sparatore folle. E poi perché, come tutti gli italiani, mi sono voluto interessare alla questione».
Messaggi incrociati - «La mia ricostruzione è nata quasi per caso - ci racconta Capuozzo -. Avevo ricevuto una minaccia di querela dallo studio legale dell’armatore della Enrica Lexie [la nave su cui erano imbarcati i marò e che, dopo lo scontro a fuoco che coinvolse un peschereccio, attraccò nel porto indiano di Kochi, permettendo così l’arresto dei militari, ndr] perché, in un mio servizio, avevo definito il comandante Umberto Vitelli “lo Schettino di turno”. L’armatore a quel punto mi inviò copia del messaggio che Vitelli gli mandò subito dopo i fatti, e anche quello arrivato alla guardia costiera a Mumbai. Tronconi, nel frattempo, aveva ricevuto da un cittadino indiano (seguiva alcuni forum sull’argomento) la copia del messaggio con cui una nave greca, la Olympic Flair, denunciava l’attacco da parte di due barchini di pirati. Erano le 22.20 e la comunicazione fu ricevuta dall’Organizzazione marittima internazionale».
Orari incompatibili - Ma c’è di più. Sul suo sito, Luigi Di Stefano aveva pubblicato un video che riportava le prime dichiarazioni diFreddy Bosco, armatore e comandante del peschereccio su cui viaggiavano i due pescatori uccisi. «Bosco - racconta il giornalista - diceva che alle 21.30 aveva sentito un rumore molto forte, e che subito dopo aveva notato un membro del suo equipaggio con sangue che usciva da naso e orecchie. Ma i conti non tornano, perché secondo le ricostruzioni della guardia costiera indiana l’incidente con la Lexie sarebbe avvenuto alle 16. E poi fu alle 20.36 che il centro di controllo indiano chiese alla nave italiana di tornare indietro, e 11 minuti dopo fu Vitelli ad annunciare l’imminente rientro in porto a Kochi. Poco prima, via satellitare, aveva avvertito gli indiani di un possibile attacco di pirateria. La Lexie, a quel punto, tornò in porto e l’India ebbe i suoi colpevoli su un piatto d’argento». E dunque che cosa sarebbe successo, in realtà? «Io credo - prosegue Toni Capuozzo -, ma naturalmente la mia è un’ipotesi, che l’imbarcazione dei pescatori si sia trovata in mezzo al fuoco incrociato tra la nave greca e i pirati che la stavano attaccando. Lo dimostrerebbe il fatto che il peschereccio non ha fori da una sola parte. Poi però i greci sono andati via subito. Il collega Gian Micalessin ha lavorato molto al caso, e ha scoperto che sulla nave greca ci sarebbero stati dei contractor (ha rintracciato anche l’agenzia), ma che pare fossero disarmati. L’ipotesi, però, è plausibile».
Verifiche incrociate - Com’è possibile, allora, che in tutti questi mesi nessun avvocato di parte o dello Stato, nessun militare, insomma nessuna delle decine di persone che si stanno occupando del caso marò a stretto contatto con l’India, abbia tirato fuori questa versione? «Noi abbiamo fatto semplici verifiche incrociate, non avendo accesso a documenti segreti - ragiona Capuozzo - e penso che chi si occupa della vicenda in via ufficiale stia pensando più al diritto internazionale. Poi è finito tutto a tarallucci e vino. Certo, non posso dirlo con certezza che sia andata così, e sono disponibile a rispondere a eventuali obiezioni e contestazioni. Ma ritengo anche che la nostra teoria abbia punti forti. Non sta al giornalismo individuare i colpevoli, questo è certo, ma qualche risposta sarebbe giusto averla».
Gli altri quattro - Intanto si apprende che i quattro marò che erano sulla Lexie con Girone e Latorre, con ogni probabilità, non saranno ascoltati in India. Si sta lavorando per riuscire a portare un giudice indiano in Italia o a farli parlare in videoconferenza. Il rischio, infatti, è quello che il nostro Paese possa ritrovarsi con sei fucilieri in stato di fermo, anziché due. Oltretutto, finché la trattativa su questo punto non sarà conclusa, sarà difficile che si possa dare il via al processo. I due marinai, quindi, saranno costretti ad attendere ancora. Venerdì ci sarà un vertice ministeriale per fare il punto sulla situazione. Chissà che in quell’occasione non si riesca ad analizzare anche la versione di Capuozzo. Resta fermo un punto: la priorità è quella di far tornare Massimiliano e Salvatore in Italia. Il prima possibile.
di Chiara Giannini
Lettera aperta al Presidente Letta e ai Ministri Bonino e Mauro. di Stefano Tronconi
Presidente Letta, Ministri Bonino e Mauro,
- so che non è stato il vostro governo a mandare fin dall’inizio il messaggio agli indiani che gli affari erano più importanti della dignità di due eccellenti ed innocenti soldati italiani aprendo di fatto la strada a tutti gli abusi dei passati 16 mesi;
- so che non è stato il vostro governo a fornire alle autorità del Kerala tutti gli strumenti possibili/immaginabili per incastrare i due soldati innocenti: dalla consegna di armi e proiettili senza alcuna garanzia di supervisione, al pagamento dei compensi alle famiglie dei pescatori uccisi che, indipendentemente dal bel gesto, è stato letto come ammissione di colpa, alle dichiarazioni alle TV indiane senza alcuna prova (De Mistura) che i pescatori erano rimasti uccisi a causa di proiettili vaganti sparati da Girone e Latorre non intenzionalmente;
- so che non è stato il vostro governo a consentire che si mettesse in moto un processo mediatico senza prove e senza controllo che ha fatto passare Girone e Latorre come colpevoli prima agli occhi degli Indiani, poi di tutto il mondo, compresi molti – troppi – in Italia;
- so che non è stato il vostro governo a puntare sulla questione (sacrosanta) della giurisdizione che, in realtà, per ragioni ancora tutte da capire, l’Italia non ha in realtà mai saputo/voluto giocare lasciando che ogni decisione a proposito venisse presa dall’India.
Ora però, dopo che Toni Capuozzo con l'unico supporto di alcuni semplici e volenterosi cittadini (diteci però dove sono stati tutti i politici, i militari, i giornalisti, i diplomatici, gli avvocati che queste cose avrebbero dovuto portarle immediatamente alla luce!) vi ha portato tutti gli elementi che ricostruiscono uno scenario credibile di quanto accaduto quel fatidico 15 Febbraio 2012, le vostre dichiarazioni delle ultime settimane secondo cui l’Italia e l’India avrebbero trovato una strada per uscire consensualmente da questa farsa risultano quanto meno imbarazzanti.
Se questa via d’uscita sarà che le indagini attualmente in corso della NIA e vicine alla conclusione sarà la richiesta di proscioglimento di Girone e Latorre per non aver commesso il fatto, potremmo anche accettare di mettere una pietra sopra agli abusi ed alle menzogne degli ultimi 16 mesi. Faremmo finta di credere che il problema indiano sia stato tutto in Kerala e che il governo centrale e la Suprema Corte (anche se in tempi biblici), abbiano ristabilito la verità. Sarà poi un problema interno indiano capire come risolvere la questione di uno stato dell’unione (il Kerala) in mano ad una banda di criminali.
Ma se la via d’uscita consistesse nell’accettare una condanna degli innocenti Girone e Latorre (benchè minima e da scontare in Italia come avete lasciato intender tra le righe), sarebbe l’ultima e più clamorosa umiliazione che infliggereste al popolo italiano dopo le tante già subite in questa vicenda. Sarebbe il segnale che nessun cittadino, nessuna impresa italiana all'estero, potrà sentirsi più tutelata dal governo del proprio paese.. Quest’ultima via d’uscita non sarebbe in nessun modo accettabile. Anche quella che voi avete chiamato più volte ‘la grande democrazia indiana’ deve capire che c’è un limite invalicabile agli abusi che anche un paese economicamente emergente può infliggere ad altri stati sovrani.
Un cittadino italiano.
- so che non è stato il vostro governo a mandare fin dall’inizio il messaggio agli indiani che gli affari erano più importanti della dignità di due eccellenti ed innocenti soldati italiani aprendo di fatto la strada a tutti gli abusi dei passati 16 mesi;
- so che non è stato il vostro governo a fornire alle autorità del Kerala tutti gli strumenti possibili/immaginabili per incastrare i due soldati innocenti: dalla consegna di armi e proiettili senza alcuna garanzia di supervisione, al pagamento dei compensi alle famiglie dei pescatori uccisi che, indipendentemente dal bel gesto, è stato letto come ammissione di colpa, alle dichiarazioni alle TV indiane senza alcuna prova (De Mistura) che i pescatori erano rimasti uccisi a causa di proiettili vaganti sparati da Girone e Latorre non intenzionalmente;
- so che non è stato il vostro governo a consentire che si mettesse in moto un processo mediatico senza prove e senza controllo che ha fatto passare Girone e Latorre come colpevoli prima agli occhi degli Indiani, poi di tutto il mondo, compresi molti – troppi – in Italia;
- so che non è stato il vostro governo a puntare sulla questione (sacrosanta) della giurisdizione che, in realtà, per ragioni ancora tutte da capire, l’Italia non ha in realtà mai saputo/voluto giocare lasciando che ogni decisione a proposito venisse presa dall’India.
Ora però, dopo che Toni Capuozzo con l'unico supporto di alcuni semplici e volenterosi cittadini (diteci però dove sono stati tutti i politici, i militari, i giornalisti, i diplomatici, gli avvocati che queste cose avrebbero dovuto portarle immediatamente alla luce!) vi ha portato tutti gli elementi che ricostruiscono uno scenario credibile di quanto accaduto quel fatidico 15 Febbraio 2012, le vostre dichiarazioni delle ultime settimane secondo cui l’Italia e l’India avrebbero trovato una strada per uscire consensualmente da questa farsa risultano quanto meno imbarazzanti.
Se questa via d’uscita sarà che le indagini attualmente in corso della NIA e vicine alla conclusione sarà la richiesta di proscioglimento di Girone e Latorre per non aver commesso il fatto, potremmo anche accettare di mettere una pietra sopra agli abusi ed alle menzogne degli ultimi 16 mesi. Faremmo finta di credere che il problema indiano sia stato tutto in Kerala e che il governo centrale e la Suprema Corte (anche se in tempi biblici), abbiano ristabilito la verità. Sarà poi un problema interno indiano capire come risolvere la questione di uno stato dell’unione (il Kerala) in mano ad una banda di criminali.
Ma se la via d’uscita consistesse nell’accettare una condanna degli innocenti Girone e Latorre (benchè minima e da scontare in Italia come avete lasciato intender tra le righe), sarebbe l’ultima e più clamorosa umiliazione che infliggereste al popolo italiano dopo le tante già subite in questa vicenda. Sarebbe il segnale che nessun cittadino, nessuna impresa italiana all'estero, potrà sentirsi più tutelata dal governo del proprio paese.. Quest’ultima via d’uscita non sarebbe in nessun modo accettabile. Anche quella che voi avete chiamato più volte ‘la grande democrazia indiana’ deve capire che c’è un limite invalicabile agli abusi che anche un paese economicamente emergente può infliggere ad altri stati sovrani.
Un cittadino italiano.
caso marò:Tutto si va configurando come un "Gigantesco Imbroglio"...di Luigi Di Stefano.
di Luigi Di Stefano
Egregi,
Ho recuperato gli originali della mail spedita dalla Guardia Costiera indiana alla Lexie con la richiesta di rientrare in porto, e la mail con cui appena 11 minuti dopo il Com. Vitelli avverte l'armatore che ha già virato e sta dirigendo a Kochi. (recupero del tutto legale e verificabile, è roba "agli atti")
Ricorderete che sul bollettino di Giungno 2012 della Guardia Costiera indiana si dava una descrizione drammatica degli eventi, con la Lexie "in fuga", l'analisi dei dati AIS a Mumbai, la partenza delle navi militari coi poliziotti a bordo, il ricognitore della Guardia Costiera che la intercetta, gli intima di rientrare e infine i due cacciatorpediniere Samar e Lakshimibai che alle 20:45 locali la accostano e la guidano in cattività.
Ebbene, è tutta una pagliacciata, nessuna "fuga" e nessuna "caccia", si sono inventati tutto.
La mail arriva alla Lexie alle 21:36 IST, quasi un'ora dopo il preteso incontro coi cacciatorpediniere, e dopo appena 11 minuti Vitelli comunica che ha già virato per andare a Kochi, segno di buona fede e coscienza tranquilla.
Trovate tutto qui, nell'ultima parte.
http://www.seeninside.net/ piracy/sintesi.pdf
Anche la storia delle "quattro navi sospette" fra cui la Lexie e l'astuta trovata per attirarla in porto è una pagliacciata: le altre tre navi non c'erano affatto, come risulta proprio dai dati AIS .
E quindi dal punto di vista processuale abbiamo certificato:
- la completa inattendibilità della Guardia Costiera indiana, che ha costruito falsi scenari smentiti dalle sue stesse mail inviate alla Lexie.
Qualche settimana fa avevo potuto smantellare l'attendibilità della Stazione di Polizia Marittima di Neendakara, dove allo sbarco del peschereccio il comandante Freddy Bosco dichiara davanti a una selva di microfoni e un poliziotto che gli hanno sparato alle 21.30, non alle 16.00 come dichiarerà nelle settimane successive.
Per cui dal punto di vista processuale possimo certificare anche:
- la completa inattendibilità della Stazione di Polizia Marittima di Neendakara, che a fronte di una dichiarazione sulle 21:30 poi 18 giorni dopo relaziona alla magistratura che il fatto è avvenuto alle 16.00 per farlo ricombinare con l'incidente alla Lexie.
Questa relazione è stata presa per buona dalla Corte Suprema indiana, che la cita come "prova" della colpevolezza degli italiani. La Corte Suprema indotta in errore da un falso clamoroso!
Tutto si va configurando come un "Gigantesco Imbroglio"
- le quattro navi sospette, inventate
- la fuga e la caccia, inventate
- l'orario, cambiato per farlo coincidere con l'incidente alla Lexie
- la perizia balistica, taroccata
- le false prove a carico fabbricate coi fucili sbagliati, di altri due
- il peschereccio lasciato affondare
E conto di mettere qualche altra ciliegina sulla torta, ci stiano sereni.
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