giovedì 29 agosto 2013

Italia ma cosa ti succede...

E' con sgomento che leggo news un po da tutte le parti: telegiornali, quotidiani, settimanali, ecc. che riportano varie notizie descritte però a seconda del colore politico d'appartenenza, ma la notizia, di per se è sempre la stessa, e mi spiego: nel caso dei nostri due fucilieri di marina Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, la sinistra (quindi anche il governo) li condanna a priori ad un processo "equo e rapido" in terra straniera quando la destra ha dimostrato, fatti alla mano, la loro assoluta innocenza. Ma in questo caso non solo la destra, ma alcuni giornalisti che lo hanno dimostrato anche in tv e su varie testate giornalistiche oltre a migliaia di cittadini che hanno cercato in rete sono arrivati alla stessa conclusione, e cosa succede? 
- che il Ministro della Difesa sembra faccia il figo in ogni occasione ripetendo il ritornello del processo  "equo e rapido" 
- che la nanafintobionda del MAE, coniatrice di tal sibillina frase senza senso, la ripeta all'infinito 
- che i Comandi delle FFAA con assordante silenzio, si piegano al volere dei tecnicopoliticini 
- che il reditaliabisbisnonnogiorgino sia stufo di sentirne parlare 
- che i nuovi arrivati nei due emicicli di comando si stiano facendo comandare, dopo un boom di patriottismo mai sentito prima, volatilizzato come il fumo di una sigaretta 
-  che quella saponetta di demisturicchio, memoria storica di 18 mesi di tragedia nazionale, ha compiutamente fatto ciò che gli è stato ordinato: nulla
- che si sono succeduti ben due governi, fotocopia l'uno dell'altro, per valorizzare le proprie poltrone a danno del popolo, e sempre in maniera "equa e rapida"...

E gli Italiani cosa fanno nel frattempo? Meno di nulla, pensano al proprio orticello fatto di lavoro (per chi è fortunato), casa, Iphone, Ipod, status simbol del demenziale...per essere connessi con il mondo? ma che ca@@o vi frega di sapere il tempo alle Tuamotu? e che ci devi andare oggi? no, viviamo nel tempo dei condizionamenti mediatici, del mio, dell'io, e ci facciamo fare non il lavaggio ma lo shampoo al cervello, esattamente ciò che voglio "Loro", i tecnicopoliticini sia nostri che mondiali. 

Possibile che in Italia il problema vitale è che il nanodiarcore è il demonio e va esorcizzato? ha sbagliato, deve pagare !!! e mi chiedo se il nanodiarcore (personalmente non mi piace) ha fatto le leggi su misura (dicono) come mai non è con gli amici di merenda del bilderberg (è inutile sconfessare cosa sono e cosa fanno, oramai lo sanno anche le pietre...) ? non lo hanno mai voluto? e perchè? e come mai in questa confraternita ci sono, tra gli altri, la regina d'olanda (proprietaria di fatto della shell) ed i vertici di tutte le majors del mondo, ma non il nanodiarcore che per cacciarlo gli hanno fatto crollare le azione delle sue aziende? detto fatto ed in pochi giorni un professore della bocconi viene nominato senatore e poi (non votato dal popolo) capo del governo? e guarda un po che anche lui fa parte della combriccola bilderberghiana insieme ad altri suoi amici che si porta al governo...cade questo tecnogoverno e reditaliabisbisnonnogiorgino elimina bersani (più o meno eletto dal popolo) per metterci il barzelLetta di turno e i suoi compari (sempre non eletti dal popolo) tutti con il tesserino di tribuna centrale dello stadio bilderberg...

Italia non farti prendere per i fondelli, il futuro ora lo vedi plumbeo ma puoi fare di meglio...molto meglio...inizia a restituirci i nostri marò, non hanno fatto nulla per meritarsi tutto questo, e poi alle prossime votazioni, pensa con il cervello e con il cuore...non per moda...


mercoledì 28 agosto 2013

Ramstein

quella strage 25 anni fa

ERA IL 28 AGOSTO 1988, COSI' CAMBIO’ LA STORIA DELLE ACROBAZIE AEREE 



Ramstein, quella strage 25 anni fa
L'incidente a Ramstei
Un attimo, uno schianto, un bagliore, tre frecce impazzite che precipitano e sul campo rimangono settanta morti e 346 feriti: è il drammatico bilancio dell'incidente aereo di Ramstein, in Germania, accaduto il 28 agosto 1988, venticinque anni fa, nel quale fu coinvolta la Pattuglia acrobatica nazionale (Pan). E' stato il più pesante e tragico incidente della storia in una esibizione acrobatica aerea. Era una domenica soleggiata di fine estate. Nella base statunitense di Ramstein, al confine con la Francia, era in corso un'esibizione aerea. Le Frecce tricolori erano le più attese. Il programma procedeva senza intoppi. Poi il dramma.
Nell'espletamento dei 'cardioide', una delle figure più rappresentative delle Frecce, il 'solista', (Pony 10, in gergo tecnico), il tenente colonnello Ivo Nutarelli, arriva troppo presto all'intersezione con i colleghi ed è collisione. Il suo Aermacchi MB-339 colpisce in pieno il capoformazione (Pony 1), il tenente colonnello Mario Naldini, che a sua volta 'tocca' 'Pony 2', il capitano Giorgio Alessio. I tre aerei diventano altrettante palle di fuoco, delle frecce impazzite e incontrollabili. Pony 1 si schianta su una corsia stradale al fianco della pista. Naldini non fa in tempo ad azionare il sedile eiettabile.

Anche il capitano Alessio finisce la sua tragica corsa sulla pista e nell'impatto il suo aereo esplode. La traiettoria più tragica è però quella di Pony 10. Dopo l'impatto, l'Aermacchi di Nutarelli piomba sulla folla che ancora non si era resa conto di quello che stava accadendo. Sul terreno rimangono 67 morti e centinaia di feriti. Una strage. Il tutto in sette, lunghissimi, secondi. Sulla strage di Ramstein (la base aerea americana da allora non ha più ospitato manifestazioni aeree) si sono susseguite le ipotesi più fantasiose. Molti parlano e parlarono di complotto, di sabotaggio. Proprio Nutarelli e Naldini, infatti, come appurò la commissione per la strage di Ustica, si erano alzati in volo la sera del 27 giugno 1980 dall'aeroporto di Grosseto e intercettarono il DC9 dell'Itavia.
Il sabotaggio di Ramstein, secondo queste ipotesi, sarebbe stato architettato per togliere di mezzo eventuali testimoni. Difficile, ovviamente, assecondare questa tesi a causa anche della sproporzione tra fini e mezzi e cioè che si dovesse cagionare una catastrofe - con modalità peraltro incerte nel conseguimento dell'obiettivo - per eliminare due testimoni. Ramstein fu piuttosto un tragico errore. Nutarelli, forse il solista più preparato che mai le Frecce abbiano avuto, arrivò in anticipo all'intersezione con i colleghi. Forse, come sostennero altre tesi, perché accecato dal sole. Se ne accorse tanto che, per rallentare la corsa, estrasse i carrelli, ma non poté evitare l'impatto del suo Aermacchi.
Oltre ai tre piloti delle Frecce, sul colpo morirono 51 spettatori e altri 16 nelle settimane successive. Negli ospedali della zona vennero soccorse, per ustioni di vario grado, centinaia di persone: uomini, donne, bambini, giovani ed anziani. Da allora il volo acrobatico non è stato più lo stesso. Vennero adottare severissime misure di sicurezza. Oggi le 'figure' non possono più essere fatte sopra il pubblico che deve stare a svariate centinaia di metri dall'esibizione.
Sono cambiati anche i parametri delle Frecce e delle altre Pattuglie acrobatiche che hanno più 'aria' per le singole figure. In Friuli, dove il volo acrobatico è nato e dove le Frecce sono di casa, il dramma di Ramstein fu come un colpo al cuore. Difficile da smaltire. Ai funerali dei tre piloti tutta la città di Udine si fermò. Furono migliaia i presenti al tempio ossario di Piazzale XXVI luglio. Nessuno, però, pensò mai di 'chiudere' l'esperienza, di fermare a terra le Frecce che tuttora sono amate, rispettate e apprezzate per il loro lavoro 'di pubblicizzazione' dell'eccellenza italiana nel mondo.

Gli infiniti misteri sulla vicenda dei due marò

Molti i dubbi che in questi 550 giorni sono emersi sulla vicenda dei due marò. Hanno sparato, non hanno sparato. Il S Antony era il peschereccio che aveva minacciato la Lexie e su cui Massimiliano e Salvatore hanno fatto fuoco di dissuasione. I fatti sono accaduti in acque nternazionali. Che ruolo ha avuto la petroliera greca Olimpich Flair. Perché l'Armatore ha dato l'ordine di rientrare in acque territoriali indiane ed attraccare sul porto di Koci. Con chi si é consultato. Chi ha avvertito l'Addetto Militare che da Delhi ha raggiunto Koci in tempo utile per essere in banchina al momento dell'attacco della Lexie. Perchè l'Italia non ha attivato l'arbitrato internazionale per ottenere un giudizio super partes sull'accaduto.

Tante domande, poche le risposte molte delle quali incomplete specialmente se riferite ad aspetti del ruolo istituzionale dell'Italia. Nel frattempo  i due "Leoni del S.Marco" sono ancora in ostaggio dell'India ed il loro futuro é poco  comprensibile.

Fra le tante incertezze solo un aspetto è stato formalmente chiarito dall'allora Ministro della Difesa, quando il 15 ottobre 2012 ha sottoscritto una risposta scritta ad un'interrogazione parlamentare, informando che l'Armatore della nave aveva chiesto il "nulla contro" alla struttura militare di Comando e Controllo del personale militare impegnato in operazioni Fuori Area, perchè la petroliera Lexie rientrasse in acque territoriali indiane ed attraccasse a Koci. Autorizzazione concessa dal Centro Operativo Interforze che secondo procedura si dovrebbe essere consultato   con il Comando della Squadra Navale della Marina Militare (CINCINAV), organo di Comando, Coordinamento e Controllo delle unitá e del personale della Marina Militare che opera oltre i confini nazionali.

Una notizia passata in sottordine,  sicuramente non amplificata dagli Organi di Stampa nazionale quasi fosse un dettaglio di poco conto mentre, invece, la decisione rappresentava forse il nucleo principale, l'elemento fondamentale  intorno al quale l'intera vicenda ruota da più di 500 giorni. Se la Lexie, infatti, non fosse rientrata in acque internazionali l'Italia avrebbe potuto pretendere in qualsiasi contesto internazionale l'applicazione nei  confronti di Latorre e Girone il  diritto di immunitá funzionale, chiudendo definitivamente l'intera faccenda.

Qualcosa di poco chiaro e mai chiarito é invece avvenuto e si aggiunge al mistero di chi abbia avvertito dei fatti  l'Addetto per la Difesa a Delhi, anche esso un Ufficiale di Marina e di chi abbia dato lui disposizioni su come muoversi su quello che stava diventando un terreno minato. Gli Esteri piuttosto che la Difesa ?  La Presidenza del Consglio attraverso i rappresentanti dell'Intelligence italiana in India?  Piuttosto l'Ambasciatore italiano del momento,  in vero molto assente nell'immediatezza dei fatti.

Non un dettaglio di poco conto, ma un altro elemento essenziale dal quale si potrebbe comprendere la "disinvoltura" con la quale l'Ufficiale ha accettato le richieste indiane di far consegnare Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, decisione sicuramente non autonoma né improvvisata,  conoscendo l'inerzia che caratterizza determinate funzioni all'estero.

Vicende iniziali ma fondamentali che peraltro hanno visto un totale distacco dei vertici delle Forze Armate quasi che i due Marò fossero operatori di sicurezza civili. Un distacco forse anche determinato dalla convinzione che qualcosa di immediato si sarebbe ottenuto essendo Ministro della Difesa, per la prima volta in Italia,  un collega, un Ammiraglio in quiescenza.

Un silenzio assordante rotto solo dallo sdegno manifestato da centinaia di migliaia di cittadini italiani, in uniforme, ex militari, civili, donne ed uomini a cui stava a cuore la sorte di due italiani e quella dell'immagine internazionale delle proprio Paese. Gente inascoltata, addirittura bistrattata e giudicata invece dalle Istituzioni ai massimi livelli come elemento disturbatore.

L'11 marzo un momento  di riscossa nazionale, il Sottosegretario agli Esteri dott. Staffan de Mistura annuncia al mondo che i due marò non rientrano in India al termine del loro permesso elettorale e l'Italia ricorrerá ad un arbitrato internazionale. Un'illusoria speranza come tante altre, destinata ad annullarsi dopo una decina di giorni.

Quello che é accaduto successivamente é noto a tutti.  Vergogna sulla vergogna con un ex Comandante che dopo aver accettato che i propri uomini fossero riconsegnati al nemico non abbandona una nave ormai alla deriva e nello stesso tempo non sente il dovere di chiarire i tanti misteri  ancora oscuri. Una scelta sicuramente non fatta per coprire chicchessia, non lo voglio pensare, forse solo per non urtare la suscettibilitá e gli ordini di lobby intoccabili.

Improvvisamente, però il 24 marzo 2013, dopo che i due Marò sono stati fatti rientrare improvvisamente in India una voce si alza. L'ex diplomatico indiano Labil Sibal esclama "si tratta di una triste testimonianza dell'inettitudine della diplomazia italiana" in quel momento gestita dal Senatore Monti dopo le dimissioni del Ministro Terzi. Anche il Capo delle Forze Armate, l'Ammiraglio Binelli,  finalmente mortificato dal battibecco fra Roma e Delhi grida, "basta con questa farsa, Latorre e Girone devono essere riconsegnati alla giurisdizione italiana ......". Un altro tassello che si aggiunge al mosaico dei misteri in quanto solo dopo più di un anno da quel fatidico 15 febbraio del 2012, si sente una voce di Comandante che avrebbe  dunito urlare prima, almeno nelle orecchie del suo ex collega Di Paola.

A seguire, il Capo di Stato Maggiore della Marina Militare, Ammiraglio Giuseppe De Giorgi, ricorda " Latorre e Girone hanno avuto il coraggio dell'obbedienza, nel momento più difficile, guardando all'interesse dell'Italia, coerentemente con i loro valori di lealtá, onore ed amore di Patria che devono sempre inspirare le nostre azioni e le nostre scelte. Noi marinai continueremo a fare il nostro dovere con orgoglio e disciplina sul l'esempio di Latorre e Girone, fiduciosi della vittoria delle nostre ragioni. Sosteniamo incondizionatamente i fucilieri e le loro famiglie".

Nessuno, però,  chiarisce chi abbia accettato Sulla linea di Comando militare la proposta dell'Armatore di fare rientrare la nave su Koci. Fra le tante parole finora dette, un'ammissione di responsabilitá In tal senso renderebbe onore e merito all'amore di Patria che ha inspirato le scelte di Latorre é Girone.

Roma 28 agosto 2013 - ore 16,30



Chi la fa ....l' aspetti !


28 Agosto 2013, giorno 556

Non è bello ridere sulle disgrazie altrui, ma certe volte sembra che la giustizia divina intervenga a tal proposito..

Nuova Delhi: l'India  Martedì ha emesso una forte nota di protesta con l'Iran per aver bloccato una nave indiana dall'inizio di questo mese, il ministro degli esteri Sujatha Singh ha convocato l'ambasciatore iraniano Gholamreza Ansari. L' India sperava fino ad ora che la nave sarebbe stata rilasciata senza dover rendere pubblica la propria disapprovazione, ma gli iraniani non hanno ceduto.

Come prima riportato da TOI, l'iraniano Corpo delle Guardie rivoluzionarie (IRGC) ha preso la custodia della nave il 13 agosto in acque internazionali e con la forza ha portato nel porto di Bandar Abbas . La pazienza Indiana sta rapidamente esaurendo siccome la nave è in custodia iraniana da 15 giorni senza alcuna giustificazione 
I due paesi sono stati sul punto di una situazione di stallo diplomatico.
La MT Desh Shanti, nel suo cammino verso l'India portando 140.000 tonnellate di greggio iracheno, è stata bloccata in acque internazionali. Secondo la costituzione indiana, l'Iran continua a detenere con la forza la petroliera senza fornire alcuna prova per dimostrare che la stessa abbia  scaricato zavorra oleosa nelle acque iraniane.

"il Ministro degli esteri ha trasmesso una forte preoccupazione del governo per la perdurante detenzione della nostra nave dal porto di Bandar Abbas e del governo di aspettativa dell'India che la nave sarebbe stato rilasciato al più presto e che i membri dell'equipaggio sarebbe stato trattato con la dovuta considerazione e cortesia in linea con norme internazionali ", ha detto il portavoce del ministero degli esteri Syed Akbaruddin in una reazione ufficiale.

Ha aggiunto che i due Paesi stanno ancora cercando di risolvere il problema in via amichevole. Il ministero degli Esteri ha rivelato che Singh aveva incontrato Ansari sulla questione anche il 16 agosto - tre giorni dopo che la petroliera è stato arrestato.

L'India ha anche trasmesso all'Iran che il modo in cui la nave è stata abbordata da IRGC in acque internazionali e costretto in acque iraniane era "inaccettabile".

Funzionari indiani sostengono che Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS) avrebbe dovuto garantire un passaggio sicuro per la nave. L'Iran ha firmato, ma ancora ratificare UNCLOS. Tuttavia, l'Iran ha ratificato la Convenzione di Ginevra del 1958 sul mare territoriale e la zona contigua. Entrambe le convenzioni sono citati da funzionari indiani come impedire all'Iran di bloccare il passaggio di tutte le navi, senza alcuna giustificazione.

La nave è di proprietà della Shipping Corporation of India (SCI), la quale dice che ha già fornito prove sufficienti per le autorità iraniane a dimostrare che la sua nave cisterna non era responsabile di lasciare qualsiasi macchia d'olio nelle acque iraniane. Essa si dice certa che la nave non stesse nemmeno portando petrolio quando si suppone che si sia scaricata zavorra oleosa il 30 luglio.

L'Iran ha rifiutato di ascoltare qualsiasi ragione e continua a insistere sul fatto che ha bisogno di essere risarcito per l'inquinamento. Le fonti hanno detto che inizialmente ha chiesto per un impegno contro l'inquinamento del capitano della nave, ma in seguito ha cercato un milione dollari come risarcimento. L'ambasciata iraniana qui anche rilasciato una dichiarazione dicendo che la questione era "puramente tecnica" e non politica.


NEW DELHI: India on Tuesday registered a strong protest with Iran for having detained an Indian ship earlier this month as foreign secretary Sujatha Singh summoned Iranian ambassador Gholamreza Ansari. India was hoping until now that the ship would be released without having to make its displeasure public but the Iranians have not relented.

As first reported by TOI, the Iranian Revolutionary Guard Corps (IRGC) took custody of the vessel on August 13 in international waters and forcibly took it to Bandar Abbas port. India's patience is fast running out since the vessel has been in Iranian custody for 15 days without any justification or provocation.

The two countries have been on the verge of a diplomatic standoff since MT Desh Shanti, on its way to India carrying 140,000 tonnes of Iraqi crude, was detained in international waters. According to the Indian establishment, Iran continues to forcibly detain the oil tanker without providing any evidence to prove that it discharged oily ballast into Iranian waters.

" Foreign secretary has conveyed government's strong concern at the continued detention of our ship in Port Bandar Abbas and government of India's expectation that the ship would be released at an early date and that crew members would be treated with all due consideration and courtesy in keeping with international norms," said foreign ministry spokesperson Syed Akbaruddin in an official reaction.

He added that the two countries are still trying to resolve the issue amicably. The foreign ministry revealed that Singh had met Ansari over the issue also on August 16 — three days after the tanker was detained.

India has also conveyed to Iran that the manner in which the ship was boarded by IRGC in international waters and forced into Iranian waters was "unacceptable".

Indian officials maintain that United Nations Convention on the Law of the Sea (UNCLOS) should have guaranteed safe passage for the ship. Iran has signed, but yet to ratify UNCLOS. However, Iran has ratified the 1958 Geneva Convention on the Territorial Sea and Contiguous Zone. Both the conventions are cited by Indian officials as preventing Iran from blocking passage of all vessels without any justification.

The ship is owned by the Shipping Corporation of India (SCI), which says it has already provided enough evidence to Iranian authorities to prove that its tanker was not responsible for leaving any oil stain in Iranian waters. It says the ship wasn't even carrying any oil when it is supposed to have discharged oily ballast on July 30.


Iran has refused to listen to both SCI and MEA and continues to insist that it needs to be compensated for the pollution. Sources said that initially it asked for an anti pollution undertaking from the captain of the ship but later sought $ 1 million as compensation. The Iranian Embassy here also issued a statement saying that the issue was "purely technical" and not political.
FONTE : http://timesofindia.indiatimes.com/india/India-lodges-protest-with-Iran-for-tanker-detention/



e ora come evolvera' la situazione ? saranno usati di nuovo due pesi e due misure come nel caso dei caschi blu  indiani accusati di stupro durante una missione ONU in Africa e giudicati in india, e no miei cari, l' Iran non è e sopratutto non ha un governo che si pieghi alle richieste indiane.......chi vivra' vedra'

Cari amici indiani, è una questione di Karma....chi la fa...l' aspetti !

martedì 27 agosto 2013

Onore a chi ci Onora: ci pensa Hollywood

                             
                                Da Hollywood un film sugli incursori della X° MAS

La notizia è che il film è prodotto da una casa cinematografica di Los Angeles e sarà girato in Italia, Gran Bretagna e Malta. Sarà la "MaXaM" a produrre una serie in quattro puntate intitolata " Sea Devils" (Diavoli del mare) dedicata alle incursioni dei "siluri umani" della X° MAS italiana durante la II° Guerra Mondiale. In particolare la serie si focalizzerà sull'impresa di Alessandria, quando gli eroi della Regia Marina il 18/12/1941 riuscirono nel tentativo di minare le corazzate britanniche Valiant e Queen Elizabeth, oltre ad una nave cisterna, ed a infliggere alle due navi gravi danni. 
L'impresa condotta con incredibile coraggio e sprezzo del pericolo, fu talmente eclatante che dopo l'armistizio furono gli stessi britannici a voler decorare i protagonisti dell'azione, anche perché, catturati avvertirono i comandanti delle navi minate affinché potessero evacuarle, così il sabotaggio giunse a compimento senza perdite di vite umane. 
Lo slogan della serie recita: " Nel 1945 il governo britannicoli citò come "straordinario esempio di coraggio e rispetto". Erano senza paura. Erano compassionevoli. Erano Il Nemico. Erano i Diavoli del Mare". 
Intanto in Italia tutto tace, come sempre...

Tratto dal n° 93/94 del luglio/agosto 2013 di STORIA IN RETE in edicola in questi giorni.

In foto Luigi Durand de la Penne (1914-1992), autore ed ideatore dell'impresa.

Ora la domanda è: per ridare prestigio ai nostri soldati, chiediamo ad Hollywood? E nel caso dei nostri due marò, chi vorrà interpretare la parte di monti, napolitano, letta, bonino, mauro ecc. ecc.? Ci sarà qualcuno che avrà questo barbaro coraggio? Ho i miei dubbi, anche se di invertebrati umani il mondo è pieno....


lunedì 26 agosto 2013

L'idea della Kyenge ora è legge

"Accesso all'impiego pubblico per chi ha il permesso di soggiorno"

Nel silenzio dell'estate è passata la modifica alla legge per l'accedere all'impiego pubblico. Ora rifugiati, immigrati senza cittadinanza potranno lavorare in scuole e ospedali



Immigrati docenti nelle scuole, infermieri negli ospedali e magari anche impiegati comunali. Nel silenzio generele dell'estate agostana è stata modificata la legge per l'accesso agli impieghi pubblici. Con due semplici modifiche a partire dal prossimo 4 settembre, chiunque sia in possesso di un permesso CE per soggiorno di lungo periodo o sia riconosciuto come rifugiato politico potrà avere accesso ai concorsi per essere assunto nella pubblica amministrazione.
Ecco cosa prevede la legge -  Lo prevede la legge numero 97 del 6 agosto, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale il 20 agosto che recepisce la legge europea 2013. Potranno quindi essere assunti pure stranieri che non hanno la cittadinanza italiana. Leggendo il testo della legge non ci sono dubbi a riguardo. Ecco cosa prevede la legge su "Modifiche alla disciplina in materia di accesso ai posti di lavoro presso le pubbliche amministrazioni": "All'articolo 38, comma 1, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, sono apportate le seguenti modificazioni: a) al comma 1, dopo le parole: 'Unione europea' sono inserite le seguenti: 'e i loro familiari non aventi la cittadinanza di uno Stato membro che siano titolari del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente'; b) dopo il comma 3 sono aggiunti i seguenti: '3-bis. Le disposizioni di cui ai commi 1, 2 e 3 si applicano ai cittadini di Paesi terzi che siano titolari del permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo o che siano titolari dello status di rifugiato ovvero dello status di protezione sussidiaria". Traduzione: chiunque abbia un permesso di soggiorno e non ha la cittadinanza può accedere all'impiego piubblico. Insomma ora gli immigrati faranno lavori che "gli italiani vogliono fare".
L'idea della Kynege è legge - A lanciare la proposta era stata, manco a dirlo, il ministro dell'Integrazione Cecile Kyenge che era in pressing da tempo perchè l'Italia approvasse la legge europea 2013: "Serve una legge organica sul diritto di asilo. Questa è una delle proposte che intendo portare avanti che sarà la garanzia di accesso per i migranti ai posti nella pubblica amministrazione, su esempio di ciò che furono in le americane “affermative action”, politiche già applicate in Gran Bretagna. L’Emilia Romagna già applica in parte queste possibilità, ma anche molte grandi aziende estere hanno compreso che i migranti possono essere un volano per l’economia nonché referenti privilegiati per dialogare e creare partnership commerciali con i paesi di origine anche nel settore privato", aveva scritto sul suo sito qualche mese fa. Ora le parole della Kyenge sono legge. Le affermative action a cui si riferisce il ministro sono delle misure di tutela per le minoranze. Quote di impiego bloccate per chi appartiene ad una minoranza. In un momento di crisi come quello che l'Italia sta attraversando in questo momento, e con una disoccupazione galoppante pensare a dare un posto fisso agli immigrati lasciando indietro gli italiani potrebbe scatenare una bufera senza precedenti.
Che dire, piano piano si sta avverando quanto postato in precedenza "Chi c'è dietro la Kyenge"  ovvero DIS-INTEGRAZIONE DEGLI ITALIANI

E vogliono entrare in Europa

Gli esuli umiliati a Pola

VOLEVANO RICORDARE LA STRAGE DI VERGAROLLA, MA ALCUNI TITINI E LA POLIZIA HANNO FATTO SPARIRE LO STRISCIONE. UN RAPPRESENTANTE DELL'AMBASCIATA ITALIANA IN CROAZIA NON È INTERVENUTO



Un gruppetto di esuli umiliati e costretti, in modi spicci, a togliere di mezzo uno striscione che chiede “Giustizia per i ventimila italiani infoibati e uccisi in Istria, Fiume e Dalmazia” fra il 1943 e dopo la fine della seconda guerra mondiale.
Nostalgici di Tito che gridano “viva il comunismo” e “morte ai fascisti” contro i “provocatori” con lo striscione durante la manifestazione che ricorda una terribile strage di italiani sulle spiagge di Pola. Gli organizzatori della locale Comunità italiana e gli esuli del Libero comune di Pola in esilio inviperiti dal fuori programma con lo striscione. L’incaricato d’affari dell’ambasciata italiana a Zagabria, Marco Salaris, che non batte ciglio e si guarda bene dall’intervenire.
Il tutto ripreso in un video inviato a il Giornale, che dimostra come sia ancora lunga e delicata la strada della riconciliazione con i nostri vicini appena entrati in Europa. Il 18 agosto è stato commemorato a Pola l’eccidio di Vergarolla. Lo stesso giorno del 1946 alcune mine marine in disuso saltarono in aria sulla spiaggia istriana gremita da famiglie di italiani. Fra 80 e 100 le vittime, ma solo 64 vennero identificate. Dietro la strage c’erano gli agenti dell’Ozna, la polizia segreta di Tito, che voleva dare un sanguinoso segnale all’unica città istriana, a maggioranza italiana, ancora sotto controllo inglese. L’eccidio di Vergarolla, gli infoibamenti e le violenze dei titini provocarono l’esodo di oltre 200mila italiani dall’Istria, Fiume e Dalmazia.
Da qualche anno il ricordo viene celebrato assieme dalla principale associazione degli esuli polesani e dai rimasti della minoranza italiana in segno di riconciliazione. Alla manifestazione  era presente anche l’Assessore alle Finanze della Regione Friuli Venezia Giulia, Francesco Peroni.
Un gruppetto di sette esuli “ribelli” guidati da Romano Cramer si è presentato con un paio di bandiere italiane e lo striscione bianco a caratteri neri per chiedere giustizia per gli infoibati, una verità storica senza ombra di dubbio. “La nostra era una manifestazione pacifica - spiega Cramer - A Trieste sono sfilati i sostenitori di Tito  con bustine  e stelle rosse anche sulle bandiere italiane a festeggiare l’occupazione della città (40 giorni di terrore nel maggio-giugno 1945 nda) senza che nessuno poliziotto intervenisse per fermarli. Noi, invece, siamo stati u Gli esuli del Libero comune di Pola la pensano diversamente. Secondo un loro rappresentante “il momento ed il luogo erano sbagliati. E’ l’unica occasione in cui noi ed i croati ricordiamo delle vittime italiane del periodo titino. E stavamo arrivando anche  a far mettere sul monumento i nomi di tutti i morti identificati. Dopo questa sceneggiata siamo punto e a capo”.
Le immagini del video parlano chiaro. Contro lo striscione della discordia, che chiede solo “giustizia per gli infoibati” intervengono subito i rappresentanti della Comunità italiana di Pola. Secondo gli esuli “ribelli”  sostenendo che avrebbe compromesso la strada della “rappacificazione e riconciliazione fra i popoli”.
Delle guardie private in maglietta blu, assoldate dagli organizzatori della manifestazione, sono riprese mentre si fanno avanti per bloccare il fuori programma, ma sembrano titubanti. Ad un certo punto una voce fuori campo, in italiano, di qualche nostalgico di Tito del posto tuona: “Viva il comunismo”. I passanti e qualche turista si stupiscono, ma capiscono ben poco. Il clima si surriscalda e parte il vecchio slogan “morte ai fascisti” rivolto agli esuli con lo striscione. Alla manifestazione ufficiale davanti al cippo che ricorda la strage, pur con una formula poco chiara, fanno suonare il silenzio e gli animi sembrano calmarsi.
Le note dell’omaggio ai caduti non si sono ancora spente, quando si fa avanti un deciso poliziotto croato in borghese, che controllava la manifestazione. Un tipo corpulento, con la maglietta a righe, che viene spalleggiato dalle guardie private e con modi bruschi fa arretrare gli esuli “ribelli” ed arrotolare a forza lo striscione.
Non proprio un encomiabile biglietto da visita per la Croazia in Europa. Salaris, l’incaricato d’affari dell’ambasciata presente ufficialmente alla celebrazione non muove un dito. Gli esuli ribelli  sospettano addirittura che abbia avallato l’intervento della forza pubblica. Sul sito della nostra rappresentanza diplomatica a Zagabria non si fa alcun cenno all’ “incidente”, ma si sottolinea “la ritrovata fratellanza tra popoli europei, suggellata quest’anno dall’ingresso della Croazia nell’Unione Europea”

Rotterdam - Disinformazione democratica

    Rotterdam - Disinformazione democratica Nei giorni scorsi tutte le televisioni (ad iniziare dal TG di SKY) e i giornali (e non soltanto...