sabato 9 luglio 2016

Mogherini e Merkel: far coincidere la UE con la NATO. Così dura di più.


di Maurizio Blondet
“Con il suo ruolo in Ucraina, la Russia ha infranto il principio dell’inviolabilità dei confini”, ha martellato Angela Merkel   davanti al Bundestag, per spiegare come si prepara a  partecipare al vertice NATO di Varsavia: “Le azioni della Russia nella crisi ucraina hanno  profondamente turbato i nostri vicini orientali. Questi paesi hanno bisogno di una chiara assicurazione da parte dell’Alleanza”.  Quindi,   più  truppe ai confini,  anzi dispiegate permanentemente in Polonia e Baltici; perché  “non è sufficiente poter inviare velocemente le  truppe in caso di emergenza, ma bisogna già essere presenti lì. La Germania contribuirà in maniera sostanziale a queste misure”, ha detto.
Non basta. La cancelliera ha evocato l’articolo 5 dell’Alleanza,  che obbliga ai membri all’intervento armato se uno dei paesi alleati viene attaccato”.  Un  richiamo  sinistro, perché benché l’Ucraina non sia (ancora) un paese NATO,    viene già trattato dagli Usa come tale; e solo il 6 luglio il viceministro russo degli esteri. Grigori Kasarin,   ha segnalato all’ambasciatore tedesco Rüdiger von Fritsch e a quello francese Jean-Maurice Ripert “movimenti di truppe molto importanti”  (confermate dagli  osservatori OSCE)   da parte dei battaglioni di Kiev per cui, ha detto Kasarin, “siamo davanti  ai segni di un’operazione  militare in preparazione dalle forze armate ucraine”. Putin ha telefonato direttamente ad Obama offrendo collaborazione per  soluzione pacifica dei conflitti, dall’Ucraina alla ‘lotta all’IS”;  Obama lo ha gelato: “Prima di riaprire il dialogo devi rispettare  fino in fondo gli accordi di Minsk sull’Ucraina”, al che Putin non ha potuto che replicare che si aspetta che gli accordi di Minsk siano rispettati  a fondo da Kiev.  Ed ha annullato tutti i suoi spostamenti, in attesa del vertice NATO a Varsavia.
La  tensione è massima, e la responsabilità della Merkel   è evidente nelle sue parole  ostilissime e gratuitamente dure.  Un comportamento enigmatico fino alla follia. Ha rinnegato  il suo stesso ministro degli esteri, Frank-Walter Steinmeier,  che solo pochi giorni prima aveva criticato le manovre NATO a ridosso dei confini russi come “guerrafondaie” e provocatrici: si sperava che questa  fosse una posizione concordata con la Merkel, dunque la posizione del governo germanico: macché,  la Cancelliera sta seguendo la rotta dettata da Washington.   Ha annunciato il piano di riarmo tedesco richiesto dagli americani; nella sua replica al Bundestag, Sarah  Wagenknecht, la brillante leader del partito della Sinistra,  ha parlato appunto di follia;  “non vogliamo che i fantasmi del passato tornino a determinare il nostro futuro”.  E ha aggiunto: “Lei ha evocato l’articolo 5. Non ha fatto parola dell’articolo 1, che obbliga i membri della NATO ad astenersi da qualsiasi minaccia o all’uso della forza. Un principio che la NATO, e soprattutto gli Usa, calpestano ogni giorno con le loro guerre illegittime e i loro droni assassini.

Mogherini orwelliana

Uno dei motivi di questa follia,  pare essere la necessità – dopo il  Brexit – di una “fuga in avanti” delle oligarchie europeiste  ed americaniste, per tenere insieme l’Unione   che sta per sgretolarsi,  di fatto facendola coincidere, e confondere,  con la NATO, chiudendola nella gabbia di ferro militare.  Non è una ipotesi: è quel che si evince dal testo che Federica Mogherini   si appresta a leggere al  vertice dell’Alleanza a Varsavia.
La UE adotterà “un partenariato globale con la  NATO”, annuncia il Deutsche  Wirtschaft Nachrichten, che riporta il testo. Non  basta: “Ue e NATO vogliono creare regole per un ‘ordine mondiale’ .  Ovviamente,   la neolingua  adottata dalla Mogherini parla di “sicurezza”, “pace”, ed anche di “resistenza a Sud e a Est”.  A Sud, intende il “terrorismo islamico”  del Nordafrica e Medio Oriente (si ricordi che nella NATo è di fatto entrata Israele…).  MA ad Est, e la Russia da combattere, perché lì “è stato violato l’ordine di sicurezza europeo”. .
La  Mogherini la confessa apertamente all’esordio: “Attualmente  [noi oligarchi, ndr.] stiamo vivendo una crisi esistenziale, all’interno e all’esterno dell’Unione europea. La nostra Unione è minacciata. Il nostro progetto europeo che ci ha portato una pace senza precedenti, la prosperità e la democrazia viene messa in discussione. […]  In un mondo sempre più complesso, dobbiamo stare insieme.  Solo il peso di una vera Unione, siamo in grado di offrire la nostra sicurezza dei cittadini, la prosperità e la democrazia [sic].
In un crescendo orwelliano, la Mogherini annuncia che la UE “aumenterà la prosperità delle sue popolazioni”;  ma  che “la prosperità della UE richiede un sistema economico internazionale equo e aperto,   globale : il nuovo ordine mondiale”.
“L’UE sosterrà la resistenza delle sue democrazie” [sic] ,  con costante adesione “ai nostri valori”.  “ L’UE si adopererà per un ordine mondiale”.  “Per  proteggere le nostre democrazie faremo l’interdipendenza”, aperti ad “altre collaborazioni”.  Sicché “ L’UE aumenterà il suo contributo alla sicurezza collettiva in Europa e in stretta collaborazione con i suoi partner – della NATO.  Ciò va inteso come un passo verso il “Governo globale per il 21 ° secolo: L’UE è impegnata ad un ordine globale basato sul diritto internazionale, che garantisce i diritti umani, lo sviluppo sostenibile e l’accesso permanente ai beni comuni globali”.
Sosterrà, la UE, la “resistenza  delle democrazie” soprattutto “nel nostro settore orientale”. Ossia proteggendo militarmente Polonia, Baltici e il regime di Kiev   dalla Russia.  “in particolare, è urgente aumentare gli investimenti in materia di sicurezza e di difesa [..] stabilire una solida industria europea della difesa, che è responsabile per l’azione o decisione in Europa è di fondamentale importanza”. Le politiche estere dei vari membri devono essere “più strettamente coordinate; la nostra azione diplomatica deve essere completamente integrata nel trattato di Lisbona”, specie per “la sicurezza comune e la politica di difesa. […] Questa strategia è guidata dalla visione e l’ambizione di un’Unione più forte”.
Questa è la Mogherini in elmetto, secondo gli ordini ricevuti. Se non si crede, si legga qui:  
Che il discorso della nostra rappresentante (della Erasmus generation) sia dettato dalle erinni del Dipartimento di Stato, è reso evidente da  un fatto: nessuna autocritica, nessuna ammissione di aver provocato il disastro in Siria, Irak, Libia, Yemen,  da  cui viene il “terrorismo islamico” (finanziato dai sauditi e gestito da Cia e servizi anglo-francesi) contro cui la Mogherini ci chiama alle armi; nessun richiamo a Kiev perché rispetti gli accordi di Minsk. Usa ed UE non hanno sbagliato nulla, non sono aggressivi; le minacce “ad Est” vengono esclusivamente da Mosca,  dal suo “espansionismo”,   dal suo riarmo….
nato-russia
Spese militari NATO e della Russia

Una guerra in Europa, perché no?

Sarà tutto così, il tono  che ci giungerà dal vertice NATO.  Il presidente ucraino Poroshenko sarà ricevuto in pompa magna  e riceverà rassicurazioni militari onde la sua “democrazia” di Kiev possa “resistere”.  “La NATO  cerca un Patto di Varsavia” (che non c’è più), come ha scritto ironicamente il giornalista Valentini sul Corriere. Di fatto, Kiev sta  provocando   un intervento, certo su incoraggiamento esterno, per “riprendersi i territori del Donbas”, violando sempre più  apertamente gli accordi di Minsk; a ma a voi verrà detto che è stato Putin a violarli.
L’irresponsabilità americana e dei suoi zombi europei  conta  che a tenere la testa a posto saranno i generali russi, e Putin che conosce la schiacciante superiorità militare (almeno come volumi e costi) della NATO.  D’altra parte,  il rischio  di una guerra sul territorio europeo non  appare una  tragedia, vista da Washington. La sua esperienza storica glielo dice.  Il giornalista  John Walsh  ha spiegato perché, mostrando le semplici cifre delle vittime della seconda guerra mondiale.
Unione Sovietica vi ha perso 27 milioni di abitanti, ossia il 14% della popolazione. La Germania, 7  milioni (8,5%).  La Polonia, 7 milioni (il 17% della popolazione). La Yugoslavia, 1,5 milioni (il 9%).
E gli Stati Uniti? La guerra l’hanno fatta lontano da casa-   nella seconda guerra mondiale,  in Europa, hanno perso 419 mila uomini   Lo 0,32 per cento della loro popolazione.  La guerra  per loro,  è un buon affare, un modo di  rimettere in moto l’economia  e tenere assieme “alleati” che stanno allontanandosi.
Walsh   ricorda  quel che disse nel 1941  il futuro presidente Usa  Harry Truman, allora senatore, della guerra   scoppiata in Europa: “Se vediamo che la Germania sta vincendo,  dovremmo aiutare la Russia; e se è la Russia che sta vincendo, dobbiamo aiutare la Germania, e  in modo che ne ammazzi il più possibile”.
Merkel e Mogherini sono d’accordo.
Maurizio Blondet
fonte http://www.maurizioblondet.it/mogherini-merkel-la-ue-coincide-la-nato/

giovedì 7 luglio 2016

Ferdinando Imposimato : DICIAMO NO ALLA RIFORMA LIBERTICIDA DEL SENATO





DICIAMO NO ALLA RIFORMA LIBERTICIDA DEL SENATO.







Il potere del premier dopo la doppia riforma Italicum e Senato sarà quello di un dittatore bianco, che non avrà usato violenza fisica, ma violenza alla Costitutuzione che prescrive voto libero , eguale e personale (art 48).Il premier rassicura i cittadini che riforma costituzionale non rafforza il premier , che lo scioglimento della Camera rimane al Capo dello Stato, aumenta il potere di opposizione e cittadini. Il premier non potrà nominare e revocare i ministri. Non c'è- dice- un uomo solo al comando.




Ma così non è; la riforma conferisce poteri enormi al premier . Un singolo partito vincente, con una “maggiore minoranza”del 25%, avrà 340 seggi su 630 , cioè la maggioranza assoluta, alla Camera dei deputati, la sola che potrà legiferare sui diritti sociali fondamentali: lavoro dignitoso, istruzione, giustizia, salute, ambiente, pensioni, reddito sociale, informazione, sicurezza.




Ma sarà possibile al premier imbottire l'assemblea di vassalli ? Si, specie se egli è anche segretario del partito, come lo è .




Ci sono 100 collegi plurinominali con liste bloccate . In ciascun collegio i partiti presentano una lista di pochi nomi: collegi piccoli, liste corte che servono a fare conoscere i candidati e favorire la scelta da parte degli elettori. Ma servono anche a determinare gli esiti elettorali: il premier. Dai collegi dovranno uscire i 340 nomi, garantiti dall'abnorme premio di maggioranza, al partito vincente. Ricordiamo che i capilista sono votati con la lista.




Per concludere diciamo che il premier vedrà eletti i primi cento parlamentari portaborse , tutte persone di sua fiducia e di sua scelta, che saranno elette di sicuro.




Essendo pochi i candidati della lista della Camera, una accurata formazione della lista consentirà al premier di mettere in ciascun collegio un paio di candidati a lui fedeli , forti e capaci di attrarre le preferenze. La lista sarà completata da candidati riempitivi che non risulteranno vincenti; il commerciante , l'imprenditore , il mediatore. I candidati forti potranno essere inseriti in dieci collegi contemporaneamente. Sicchè voto Tizio e mi ritrovo Caio




Il leader del partito di maggioranza che è anche segretario del partito , potrà decidere non solo i capilista, ma anche i secondi e terzi candidati . In tal modo il premier potrà assicurarsi la fedeltà di almeno il 90% dei candidati. Il leader, invocando la disciplina di gruppo,vincerà ogni dissenso .In questo modo il leader potrà scegliere il Presidente dell'assemblea, i presidenti di commissione, e dirigere la conferenza dei capi gruppo e l'ufficio di presidenza della Camera dei deputati.




Non solo, il premier può decidere , dominando la Camera dei Deputati, la elezione degli organi di garanzia a partire dai membri laici del CSM e dei giudici della Corte Costituzionale, oltre che del Presidente della Repubblica. Tutto questo con una minoranza che diventa maggioranza illegittima.




Ed è vero che il Capo dello Stato nomina il premier , ma il capo dello Stato è di fatto vincolato a scegliere la persona, voluta dal premier e sostenuta dai 340 deputati asserviti . Nessun altro otterrebbe la fiducia. Ed è vero che il primo ministro non può sciogliere anticipatamente la camera, ma può sabotare il suo funzionamento costringendo il Capo dello Stato a sciogliere la Camera per via di una crisi di Governo che non si risolva con una maggioranza alternativa a quella controllata dal premier.




Appare evidente che il premier verrà ad avere un potere personale abnorme, che verrà rafforzato dalla riforma del Senato




La riforma del Senato. Una volta sottomessa la camera con l'Italicum, bisognava neutralizzare il Senato ultilizzando la minoranza divenuta maggioranza illegittima grazie al porecellum.La Costituzione repubblicana del 1948 fu approvata dal 95% del Parlamento, Democrazia Cristiana ,Partito Comunista Italiano, Partito Repubblicano Italiano, Giustizia Libertà, Partito Liberale Italiano e Partito Monarchico .




In questo modo, il partito di maggioranza relativa, col solo il 25-30% dei voti al primo turno, o anche meno, si garantisce il 55% dei seggi al secondo turno.




Poteva il Parlamento residuato dalla sentenza della Consulta, varare una legge elettorale e una riforma costituzionale? La risposta è che il Parlamento, secondo la Consulta, poteva approvare una nuova legge elettorale ,ma senza gli stessi difetti della Calderoli. Non poteva fare una riforma costituzionale di tale portata , che sconvolge l'aequilibrio dei poteri.




La Consulta, con sentenza n 1 del 2014, ha riconosciuto <<il principio di continuità dello stato >> Ma ha anche affermato che grazie alla legge Calderoli, <<alla totalità dei parlamentari eletti, senza alcuna eccezione, manca il sostegno della indicazione personale dei cittadini, che ferisce la logica della rappresentanza consegnata nella Costituzione agli'art 1 e 48. Le condizioni stabilite dalle norme censurate sono viceversa tali da alterare per l'intero complesso dei parlamentari il rapporto di rappresentanza tra elettori ed eletti. Anzi, impedendo che esso si costituisca correttamente e direttamente , coartano la libertà di scelta degli elettori nella elezione dei propri rappresentanti in Parlamento, che costituisce una delle principali espressioni della sovranità popolare, e pertanto contraddicono il principio democratico, incidendo sulla stessa libertà del voto (art 48 Cost)>>(sentenza 16 1978).




La Consulta osserva <<La normativa che resta in vigore per effetto della dichiarata illegittimità costituzionale delle disposizioni oggetto delle questioni sollevate dalla Corte di Cassazione è complessivamente idonea a garantire il rinnovo, in ogni momento, dell'organo costituzionale elettivo>>, il Parlamento, così come richiesto dalla costante giurisprudenza di questa Corte. Le leggi elettorali sono infatti “costituzionalmente necessarie”, in quanto << indispensabili per assicurare il funzionamento e la continuità degli organi costituzionali>>. La riforma del Senato non era costituzionalmente necessaria, anzi è una grave forzatura In queste condizioni di perdurante illegittimità della maggioranza , non sarebbe stata possibile, perché in contrasto con la regolare formazione del Parlamento una riforma costituzionale fondamentale, come quella varata , che non è frutto della volontà della maggioranza dei cittadini espressa attraverso il voto libero e personale .




Una volta concentrato il potere legislativo nella Camera dei deputati, controllata dal premier, si è proceduto illegittimamente alla neutralizzazione del Senato , sottraendogli il potere di legiferare nelle materie dei diritti fondamentali- lavoro, scuola, salute, giustizia, ambiente, mentre gli è stato lasciato nelle materie di riforma costituzionale e di legislazione elettorale e in materia di politiche europee, ineleggibilità e incompatibilità.




Emerge evidente che la riforma del Senato con la riduzione dei parlamentari non mira al risparmio delle risorse pubbliche, come sostengono i riformatori, ma sia funzionale, assieme all'Italicum, all'accentramento di enormi poteri in testa al Premeir e al controllo del Consiglio Superiore della Magistratura , della Consulta e delle varie magistrature. E si è lasciata in vita composizione di 100 senatori per assicurare loro la immunità.




Analogie con passate riforme liberticide denunziate da Piero Calamandrei.Violando clamorosamente l'art 48 della Costituzione, la maggioranza illegittima, attraverso l' Italicum, che riproduce gli stessi vizi del Porcellum, per dirla con Calamandrei , dimostra di volere,<<continuare per omnia saecula a rimanere maggioranza>> ( Calamandrei incoscienza costituzionale il Ponte vol II p 109) anche quando non lo è più. Calamandrei aggiunge , evocando la riforma elettorale fascista : << Il programma fu enunciato 30 anni fa ( 1932 era fascista), si riassunse fin da allora in un motto: “durare”. E' stato detto che la schiettezza di una democrazia è data dalla lealtà con cui il partito che è al potere è disposto a lasciarlo: la lealtà del gioco democratico è soprattutto “saper perdere”. Ma la democrazia diventa una vuota parola quando il partito che si è servito dei metodi democratici per salire al potere è disposto a violarli pur di rimanervi>>. Il che può farsi senza bisogno di mettere fuori leggi gli oppositori , con qualche ben studiata revisione costituzionale od anche semplicemente con qualche trucco elettorale che permetta al partito al potere di rimanerci anche quando nel Paese sia diventato minoiranza>>. Come è adesso il PD




Calamandrei conclude citando don Sturzo << le leggi costituzionali son leggi di per sé perpetue . I cambiamenti, anche costituzionali, devono avvenire per esigenze obiettive maturate dopo la formazione e la esperienza della legge stessa >>. Fa pena sentire autorevoli parlamentari della maggioranza parlare con si scarso senso di responsabilità della opportunità di rivedere la Costituzione per comodità del loro partito>>




Ma qui la cosa è molto più grave : il partito democratico ( PD) si è servito di una legge approvata dal centro destra che era maggioranza illegittima secondo la Consulta; legge sostituita da italicum con gli stessi vizi di quella illegittima , approvata con voto di fiducia per consentire gli stessi abusi della precedente. Legge che fa comodo al partito democratico e al suo leader. Ma oggi potrebbe fare comodo a chi ha la maggioranza nel Paese, il M5S, che invece si batte per bocciare la riforma, dicendo No alla Costituzione. E' l'eterogenesi dei fini.






Marilina Lince Grassi













Fonte : Ferdinando Imposimato prof. Facebook


FINALMENTE UN GENERALE A DIFESA DELLA SOVRANITA’ NAZIONALE



Pubblichiamo un estratto dell’articolo apparso il 1 luglio 2016 su CONGEDATIFOLGORE”, di cui riportiamo il link per lettura integrale,http://www.congedatifolgore.com/it/il-discorso-del-generale-bertolini-il-giorno-del-commiato-dal-coi-e-dal-servizio/ perché poche volte si sono sentite parole di un militare a difesa della Sovranità nazionale. Era ora!
Mai vista una standing ovation a una cerimonia militare. L’ha meritata un comandante fuori dal comune come il generale Marco Bertolini che è andato in congedo lasciando la guida del Coi, il Comando operativo di vertice interforze che coordina tutte le missioni, all’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, 59 anni, fino a pochi giorni fa comandante delle forze speciali.
Il discorso odierno del Generale Bertolini lo rappresenta perfettamente: chiarezza espositiva, ricchezza di contenuti, realismo, passione e analisi “spietata”. Parole da leader. Leggetelo.
“Concludo in questi giorni 8 anni e mezzo di comando interforze, iniziati quando nel 2004 mi venne concesso il privilegio di essere il primo Comandante del COFS, uno strumento che ci rende oggi titolari di nuove capacità che sono sotto gli occhi di tutti coloro che vogliano guardare.
Penso alle mille pianificazioni sull’Afghanistan, una terra nella quale l’Italia non è un dettaglio grazie al prolungato impiego delle nostre unità al fianco del Governo afghano, impegnato in una dura guerra contro un nemico non ancora sconfitto ed anzi oggi presente, sotto altre forme, fino in Nord Africa e nel Vicino Oriente, dove continuiamo a svolgere (in Libano, Irak e Kuwait) attività fondamentali per i nostri interessi e la nostra dignità nazionale.
Penso alle missioni negli angoli più delicati del nostro spicchio di mondo, come nella RCA, nel Mali, a Gibuti e nell’indimenticabile e sfortunatissima Somalia, un Paese che continua a guardare con grande fiducia all’Italia. Evidentemente l’Italia che era laggiù fino alla prima metà del secolo scorso ha lasciato un ricordo tutt’altro che negativo.
Consapevole dei miei personali limiti, vi confesso di essere spesso rimasto ammirato dalla vostra tempra di ottimi incassatori e da quello che sapete fare. Siete veramente bravi!
Sarà, infatti, un futuro nel quale la storia sarà tornata in movimento e che non ci vedrà semplicemente minacciati da qualche organizzazione malavitosa, una di quelle che piacciono così tanto al nostro pubblico, evidentemente convinto da qualche bugiardo che non ci vuole bene, in Italia e all’estero, che si tratta di una nostra caratteristica sociale, genetica, da sbandierare con masochistica fierezza, come i moncherini del mendicante, e da fronteggiare semplicemente con qualche altro tomo di buone leggi e con una adeguata disponibilità di tutori delle stesse; e da celebrare con una bella fiction e con qualche succoso approfondimento da talk show.
Al contrario, si affaccia un’epoca nella quale dovremo tornare a guardare il mondo che rotola fuori dai confini di casa nostra con meno spocchia e maggiore rispetto, chiedendoci seriamente quale ruolo possiamo e dobbiamo avere là fuori.
Chissà che questo tuffo nella vera realtà non contribuisca a dare vigore alla nostra autostima, restituendo onore a quella forma di libertà, la sovranità nazionale, che è la ragione vera del nostro giuramento e della quale i Soldati sono da sempre i sommi sacerdoti. Chi li ignora, li disprezza o li combatte non lo fa a caso: sa benissimo a cosa fanno scudo!
Per questo, voglio esprimere tutta la mia sincera ammirazione ai giovani che hanno scelto la nostra impegnativa strada, perché so che a loro toccheranno prove che a quelli della mia generazione sono state risparmiate; …e questo, inoltre, senza poter neppure lucrare quell’affetto che una fetta della nostra società molto ben rappresentata ai piani alti parrebbe riservare solo agli illuminati sbriciolatori di Madonnine, agli indignados anti-tutto, ai non-violenti pestatori di poliziotti e ai mai sazi inventori di nuovi incredibili diritti.
Ma oggi concludo anche il mio servizio attivo, e quindi spero che mi perdonerete se azzardo un brevissimo bilancio personale.
L’Italia alla quale volevo dedicare i miei entusiasmi, all’ingresso in Accademia 44 anni fa, era ormai diventata moderna, democratica, non violenta, moderata e solidale (ora è anche vegana).
Innamorata del presente, in trepida attesa del futuro e dimentica del passato, a farsi difendere non ci pensava proprio, visto che le avevano detto che era iniziata un’epoca di peace and love forever grazie a qualche tratto di autorevole penna che relegava le Forze Armate al ruolo di fastidiosa ed inutile necessità, resa obbligatoria solo dalla logica delle alleanze.
Ciononostante, non mi fu troppo difficile conferire un senso profondo alla mia vita di giovane soldato di mestiere investendomi almeno dell’ingenuo compito di affermare e difendere un’orgogliosa diversità rispetto al resto del mondo. Era una diversità di lingua, la più bella, di arte, la più luminosa, di religione, la più vera, di storia, la più nobile, e di famiglia, la più sana, solida e prolifica.
Temo che da allora sia cambiato qualcosa.
Grazie al mio “lavoro”, infatti, non ho mai avuto difficoltà ad individuare robuste tracce di quella che doveva essere la vecchia educazione, anche la vecchia grandezza, nel comportamento sobrio, umano, disciplinato e coraggioso dei nostri soldati, benché spesso occultato dietro un velo di troppi appellativi ed acronimi stranieri, di troppe gestualità e sonorità rock, pop, rap, di troppi berrettini e civetterie da contractor. Insomma, resto convinto che sotto una fastidiosa patina di provinciale esterofilia continuino in essi a pulsare i soldati italiani di sempre, espressione virile di un paese che può, solo grazie a loro, considerarsi Patria.
.L’hanno riempita, fin dal mio lontano tenentato al Col Moschin, iniziandomi alla ricerca ostinata – spesso coronata da successo – di modi sempre più innovativi ed entusiasmanti per rompermi l’osso del collo, in buona compagnia ovviamente.
L’hanno riempita facendomi essere della Folgore, una magnifica realtà costantemente impegnata per l’Italia e impregnata di Italia che, proprio per questo, può da sempre vantare il sordo rancore di chi, nel nostro paese, non potrà mai smettere di odiare quello che essa rappresenta. E’ anche storia di questi giorni.
L’hanno riempita, infine, lasciandomi coltivare un ostinato orgoglio di soldato italiano, italiano tutt’altro che pentito, quando correttezza politica non avrebbe potuto tollerare altro che l’invidiuzza rassegnata di un moderno ed evoluto marmittoncello da discoteca, entusiasta della sua ovvia e globalizzata subordinazione ai nazionalismi altrui.

Riflettiamo, quando siamo tentati di vituperarla a causa della sua spesso disarmante rappresentazione odierna




fonti 1) : http://scenarieconomici.it/finalmente-un-generale-con-le-palle-a-difesa-della-sovranita-nazionale/
Fonte 2) Alfredo d'Ecclesia

Marilina Lince Grassi




FINALMENTE UN GENERALE CON LE PALLE A DIFESA DELLA SOVRANITA’ NAZIONALE


Pubblichiamo un estratto dell’articolo apparso il 1 luglio 2016 su CONGEDATIFOLGORE”, di cui riportiamo il link per lettura integrale,http://www.congedatifolgore.com/it/il-discorso-del-generale-bertolini-il-giorno-del-commiato-dal-coi-e-dal-servizio/    perché poche volte si sono sentite parole di un militare a difesa della Sovranità nazionale. Era ora!
Mai vista una standing ovation a una cerimonia militare. L’ha meritata un comandante fuori dal comune come il generale Marco Bertolini che è andato in congedo lasciando la guida del Coi, il Comando operativo di vertice interforze che coordina tutte le missioni, all’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, 59 anni, fino a pochi giorni fa comandante delle forze speciali.
Il discorso odierno del Generale Bertolini lo rappresenta perfettamente: chiarezza espositiva, ricchezza di contenuti, realismo, passione e analisi “spietata”. Parole da leader. Leggetelo.
“Concludo in questi giorni 8 anni e mezzo di comando interforze, iniziati quando nel 2004 mi venne concesso il privilegio di essere il primo Comandante del COFS, uno strumento che ci rende oggi titolari di nuove capacità che sono sotto gli occhi di tutti coloro che vogliano guardare.
Penso alle mille pianificazioni sull’Afghanistan, una terra nella quale l’Italia non è un dettaglio grazie al prolungato impiego delle nostre unità al fianco del Governo afghano, impegnato in una dura guerra contro un nemico non ancora sconfitto ed anzi oggi presente, sotto altre forme, fino in Nord Africa e nel Vicino Oriente, dove continuiamo a svolgere (in Libano, Irak e Kuwait) attività fondamentali per i nostri interessi e la nostra dignità nazionale.
Penso alle missioni negli angoli più delicati del nostro spicchio di mondo, come nella RCA, nel Mali, a Gibuti e nell’indimenticabile e sfortunatissima Somalia, un Paese che continua a guardare con grande fiducia all’Italia. Evidentemente l’Italia che era laggiù fino alla prima metà del secolo scorso ha lasciato un ricordo tutt’altro che negativo.
Consapevole dei miei personali limiti, vi confesso di essere spesso rimasto ammirato dalla vostra tempra di ottimi incassatori e da quello che sapete fare. Siete veramente bravi!
Sarà, infatti, un futuro nel quale la storia sarà tornata in movimento e che non ci vedrà semplicemente minacciati da qualche organizzazione malavitosa, una di quelle che piacciono così tanto al nostro pubblico, evidentemente convinto da qualche bugiardo che non ci vuole bene, in Italia e all’estero, che si tratta di una nostra caratteristica sociale, genetica, da sbandierare con masochistica fierezza, come i moncherini del mendicante, e da fronteggiare semplicemente con qualche altro tomo di buone leggi e con una adeguata disponibilità di tutori delle stesse; e da celebrare con una bella fiction e con qualche succoso approfondimento da talk show.
Al contrario, si affaccia un’epoca nella quale dovremo tornare a guardare il mondo che rotola fuori dai confini di casa nostra con meno spocchia e maggiore rispetto, chiedendoci seriamente quale ruolo possiamo e dobbiamo avere là fuori.
Chissà che questo tuffo nella vera realtà non contribuisca a dare vigore alla nostra autostima, restituendo onore a quella forma di libertà, la sovranità nazionale, che è la ragione vera del nostro giuramento e della quale i Soldati sono da sempre i sommi sacerdoti. Chi li ignora, li disprezza o li combatte non lo fa a caso: sa benissimo a cosa fanno scudo!
Per questo, voglio esprimere tutta la mia sincera ammirazione ai giovani che hanno scelto la nostra impegnativa strada, perché so che a loro toccheranno prove che a quelli della mia generazione sono state risparmiate; …e questo, inoltre, senza poter neppure lucrare quell’affetto che una fetta della nostra società molto ben rappresentata ai piani alti parrebbe riservare solo agli illuminati sbriciolatori di Madonnine, agli indignados anti-tutto, ai non-violenti pestatori di poliziotti e ai mai sazi inventori di nuovi incredibili diritti.
Ma oggi concludo anche il mio servizio attivo, e quindi spero che mi perdonerete se azzardo un brevissimo bilancio personale.
L’Italia alla quale volevo dedicare i miei entusiasmi, all’ingresso in Accademia 44 anni fa, era ormai diventata moderna, democratica, non violenta, moderata e solidale (ora è anche vegana).
Innamorata del presente, in trepida attesa del futuro e dimentica del passato, a farsi difendere non ci pensava proprio, visto che le avevano detto che era iniziata un’epoca di peace and love forever grazie a qualche tratto di autorevole penna che relegava le Forze Armate al ruolo di fastidiosa ed inutile necessità, resa obbligatoria solo dalla logica delle alleanze.
Ciononostante, non mi fu troppo difficile conferire un senso profondo alla mia vita di giovane soldato di mestiere investendomi almeno dell’ingenuo compito di affermare e difendere un’orgogliosa diversità rispetto al resto del mondo. Era una diversità di lingua, la più bella, di arte, la più luminosa, di religione, la più vera, di storia, la più nobile, e di famiglia, la più sana, solida e prolifica.
Temo che da allora sia cambiato qualcosa.
Grazie al mio “lavoro”, infatti, non ho mai avuto difficoltà ad individuare robuste tracce di quella che doveva essere la vecchia educazione, anche la vecchia grandezza, nel comportamento sobrio, umano, disciplinato e coraggioso dei nostri soldati, benché spesso occultato dietro un velo di troppi appellativi ed acronimi stranieri, di troppe gestualità e sonorità rock, pop, rap, di troppi berrettini e civetterie da contractor. Insomma, resto convinto che sotto una fastidiosa patina di provinciale esterofilia continuino in essi a pulsare i soldati italiani di sempre, espressione virile di un paese che può, solo grazie a loro, considerarsi Patria.
.L’hanno riempita, fin dal mio lontano tenentato al Col Moschin, iniziandomi alla ricerca ostinata – spesso coronata da successo – di modi sempre più innovativi ed entusiasmanti per rompermi l’osso del collo, in buona compagnia ovviamente.
L’hanno riempita facendomi essere della Folgore, una magnifica realtà costantemente impegnata per l’Italia e impregnata di Italia che, proprio per questo, può da sempre vantare il sordo rancore di chi, nel nostro paese, non potrà mai smettere di odiare quello che essa rappresenta. E’ anche storia di questi giorni.
L’hanno riempita, infine, lasciandomi coltivare un ostinato orgoglio di soldato italiano, italiano tutt’altro che pentito, quando correttezza politica non avrebbe potuto tollerare altro che l’invidiuzza rassegnata di un moderno ed evoluto marmittoncello da discoteca, entusiasta della sua ovvia e globalizzata subordinazione ai nazionalismi altrui.
Riflettiamo, quando siamo tentati di vituperarla a causa della sua spesso disarmante rappresentazione odierna.”
fonte http://scenarieconomici.it/finalmente-un-generale-con-le-palle-a-difesa-della-sovranita-nazionale/

domenica 3 luglio 2016

QUELLO STRANO SILENZIO DEI FILO-FILO. Di Roberto Tollini


QUELLO STRANO SILENZIO DEI FILO-FILO
ORMAI ANCHE LE PIETRE SANNO LA VERITA'... MA TACCIONO... ZETA ZETA INVECE PARLA... LO HA SEMPRE SCRITTO... HA SEMPRE DETTO CHI C'ERA DIETRO IL WAHABBISMO... CHI C'E' DIETRO L'ISIS, I SALAFITI E LE ALTRE SIGLE CHE POI SONO LA STESSA COSA...
SINO A QUANDO LA VERITA' ERA BEN NASCOSTA SU CERTE PAGINE DI FACEBOOK ERA UN'OSSESSIONE... OGNI GIORNO I SOLITI A SCRIVERE CONTRO L'ISIS IN PARTICOLARE E CONTRO L'ISLAM IN GENERALE...
POI SI SEPPE LA VERITA'... E NON SOLO ATTRAVERSO GLI SCRITTI DEL MITE... HILLARY CLINTON, CHE E' UNA LOGORROICA, PARLO' "E' UNA NOSTRA CREATURA CHE CI E' SFUGGITA DI MANO"... POI SI SEPPE CHE NON ERA AFFATTO SFUGGITA DI MANO... 350 ESPERTI SOLDATI MASTICA-MASTICA STAVANO ADDESTRANDO IN QUEI GIORNI MIGLIAIA DI "GUERRIGLIERI" IN FUNZIONE ANTI-ASSAD, IL LEGITTIMO PRESIDENTE DELLA SIRIA... COLUI CHE L'ASSE USA-INGHILTERRA-FRANCIA-ISRAELE--ARABIA SAUDITA-TURCHIA VOGLIONO DEFENESTRARE... ANCORA OGGI...
CI FU ANCHE LA DICHIARAZIONE IMBARAZZANTE PER LA FRANCIA DI UN LORO GENERALE... CI FURONO LE FOTO DEL SENATORE MC CAIN E DI BERNARD HENRY-LEVY CON I FONDAMENTALISTI RIBELLI...
E ALLORA I SOLITI FILO-FILO CESSARONO DI SCRIVERE I LORO BEI POEMI SULL'ISIS, CONTINUANDO, BENINTESO, A SCRIVERE CONTRO TUTTO L'ISLAM... CI MANCHEREBBE... IN ITALIA, CON L'IMMIGRAZIONE CLANDESTINA, ARRIVA TANTA FECCIA... MA NON E' SOLO ISLAMICA...ANCHE QUESTO TACCIONO I FILO-FILO...
NON POTEVA ESSERE DIVERSAMENTE I FILO-FILO ESSENDO FILO AMERICANI E FILO-ISRAELIANI SONO STRUMENTALI AD UNA CERTA LOGICA DA GUERRA DI RELIGIONE... GUERRA NON FATTA PER DIFENDERE LA RELIGIONE CRISTIANA, BENSI' PRECISI INTERESSI ECONOMICI LEGATI ANCHE AL PETROLIO, MA CHE USA IL CRISTIANESIMO COME UTILE MEZZO PER VEICOLARE UN CERTO ODIO NEI CONFRONTI DI TUTTO L'ISLAM, SENZA DISTINZIONI FRA L'ISLAM MODERATO E QUELLO FONDAMENTALISTA... SINO A SCRIVERE CHE NON ESISTE DIFFERENZA FRA I DUE... PER POI FARE UNA PARZIALE MARCIA INDIETRO, COME NEL CASO DI MAGDI ALLAM, QUANDO L'ISLAM MODERATO BASTONO' I BARBUTI URLANTI... IL CASO GIORDANO E EGIZIANO PARLA... ANZI URLA... MENTRE L'OCCIDENTE STA A GUARDARE... ED AD ADDESTRARE RIBELLI...
QUINDI SCOPERTO, MA LORO LO SAPEVANO BENE ( LA SOLITA MALAFEDE) CHE DIETRO I FAMOSI BARBUTI URLANTI CI SONO I LORO AMICHETTI HANNO CESSATO DI PRENDERSELA APERTAMENTE ED OSSESSIVAMENTE CON I BARBUTI, SALVO QUALCHE FLEBILE PROTESTA, SEMPRE BEN NASCONDENTE LE MALEFATTE DEI LORO IDOLI, COME NEL CASO DELL'UCCISIONE DEI CRISTIANI (NATURALMENTE OMETTONO CHE MIGLIAIA DI MUSULMANI "FINTI" , PER LORO, MODERATI HANNO SEGUITO LA LORO SORTE E SONO STATI SGOZZATI...) O LE DISTRUZIONI DEI MONUMENTI PATRIMONIO DELL'UMANITA'...
TUTTO CIO' E' SCONCERTANTE... L' ESSERE COSI' ASSERVITI AD ALTRI... CHI E' FILO-FILO NON E' MAI UN UOMO LIBERO... E' PORTATO A METTERE IN EVIDENZA CERTE COSE E NASCONDERNE ALTRE... PER IL BENE DEI LORO AMICHETTI... A VOLTE, IN PARTICOLARE PER QUEI SOGGETTI IN BUONAFEDE, SI TRATTA DI UN DISTURBO DELLA PERSONALITA'... UN ONDEGGIAMENTO INTERIORE... UNA MANCANZA DI UN FERMO TIMONE DELLA PROPRIA VITA... UNA MANCANZA DI LIBERTA' INTELLETTUALE E PSICOLOGICA... SI SPOSTA IL PROPRIO CENTRO INTERIORE VERSO L'ESTERNO, VERSO L'ALTRO... ED E' PROPRIO TRISTE VEDERE CERTI BATTIBECCHI CHE SOMIGLIANO, ALLA LONTANA, A QUELLI DEL DOPO PARTITA DELLA SQUADRA DEL CUORE...
VIVA GLI STATI UNITI... VIVA ISRAELE... VIVA ASSAD... VIVA PUTIN... VIVA LA ZI ELISABETHA... SEMPRE ALTRI... SEMPRE STRANIERI...
A QUESTI ZETA ZETA RISPONDE "VIVA ME STESSO" E ,QUANDO NON E' IRATO CON I CIALTRONI CHE RAPPRESENTANO L'ITALIA E LA STANNO AFFOSSANDO, "VIVA L'ITALIA"...
VIVA L'ITALIA E BASTA.
COSI' PARLO' ZETA ZETA
PS
RIPETERE AIUTA... I CORTI DI MEMORIA...
Roberto Tollini

sabato 2 luglio 2016

L'ARABIA SAUDITA UCCIDE ANCORA. Di Roberto Tollini



L'ARABIA SAUDITA UCCIDE ANCORA
IN BANGLADESH... 20 MORTI FRA I QUALI 10 ITALIANI ...
UN MONDO IN FIAMME... VOLUTAMENTE IN FIAMME... ORMAI E' DA MOLTO TEMPO CHE ANCHE IL BANGLADESH E' NEL MIRINO DEGLI ESTREMISTI ISLAMICI... NESSUNO E' PIU' AL SICURO, NON SOLO I CRISTIANI, GLI INDUISTI E I BUDDHISTI, ANCHE GLI ALTRI MUSULMANI, QUELLI CHE NON ACCETTANO IL VERBO INTRANSIGENTE CHE VIENE DALL'ARABIA SAUDITA... L'ISIS E' UNA CREATURA NATA DALLA COPULA SATANICA DELLA PURITANA FONDAMENTALISTA AMERICA E DEL PURITANO FONDAMENTALISTA ARABO SAUDITA...
SONO LORO CHE, ACCOPPIANDOSI, HANNO PARTORITO IL MOSTRO... PER CONVENIENZA GEO-POLITICA-ECONOMICA DELL'AMERICA E PER MOTIVI, PER I SAUDITI, ANCHE DI DIFFUSIONE DEL LORO VERBO... AD OGNI COSTO...
L'ISIS E GLI ALTRI RIBELLI "MODERATI" SONO SOLO UN UTILE MEZZO... SE NON FOSSERO STATI, A SUO TEMPO, FORAGGIATI A SUON DI DOLLARI ED ARMI, SAREBBERO RIMASTI SOLO UN GRUPPUSCOLO... PERICOLOSO... CONTROLLABILE... IL TERRORISMO HA BISOGNO DI DENARO PER SOPRAVVIVERE... DENARO CHE VIENE DAI RICCHI FORZIERI DEL RE SAUD... QUELLO CHE SI E' COMPRATO IL 20% DEL DEBITO STATUNITENSE... L'ALLEATO FIDATO MILITARE... I WAHHABITI SAUDITI HANNO PERMESSO AGLI AMERICANI DI AVERE UNA LORO BASE NEL TERRITORIO SAUDITA CHE LORO CHIAMANO "SACRO"... ALLA SACRALITA' C'E' SEMPRE UN LIMITE... GLI AFFARI... COL POTENTE PARTNER ECONOMICO...
TUTTI IPOCRITAMENTE PIANGERANNO I MORTI DELL'ATTENTATO... SCRIVERANNO PAROLE INDIGNATE... MA SOLO CONTRO L'ISIS... NON CONTRO I MANDANTI DIRETTI ED INDIRETTI... ED ANDRANNO, I GOVERNANTI, A FARE UN ALTRO PIENO DI ROLEX IN QUELLA TERRA CHE CIRCA 14 SECOLI FA IL PROFETA DELL'ISLAM PREVIDE SAREBBE DIVENTATA IN FUTURO LA TERRA DI SATANA...
L'ISLAM WAHABBITA E SALAFITA E' IL FIGLIO DI SATANA CHE UCCIDE CHI NON SI CONVERTE AL LORO CREDO ABERRANTE... TUTTI SONO IN PERICOLO CRISTIANI, BUDDHISTI, EBREI, INDUISTI E ANCHE GLI ALTRI MUSULMANI... LE CIFRE PARLANO CHIARO SONO LORO, L'ALTRO ISLAM, AD AVER PAGATO SINO AD ORA IL PREZZO PIU' ALTO DI QUESTA FOLLIA CHE HA UN NOME: ISIS... ED UN COGNOME: USA-ARABIA SAUDITA...
RICORDATEVI CHE DIETRO L'ISIS CI SONO LORO, QUELLI CHE FANNO FINTA DI COMBATTERLO...A PAROLE...
RICORDATEVI LE PAROLE DI HILLARY CLINTON, LA CANDIDATA A PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI CHE SE VERRA' ELETTA TRASFORMERA' IL MONDO IN UN CAMPO DI BATTAGLIA... DISSE CHE L'ISIS ERA UNA LORO CREATURA... PAROLA DAL CUOR SFUGGITA... INUTILI SONO STATE LE RETTIFICHE... MA CI SONO STATE?...
UN CONSIGLIO, CHI PUO' RESTI A CASA... MA ANCHE QUELLA STA COMINCIANDO A BRUCIARE... TUTTO PREVISTO... TUTTO VOLUTO... I MERCATI LO IMPONGONO... DESTABILIZZA ED INVESTI SULLA DESTABILIZZAZIONE... COME SI FA? CHIEDETELO AL SIGNOR SOROS O AL SIGNOR BERNARD HENRY- LEVY... DIETRO TUTTE LE PORCATE DEGLI ULTIMI ANNI CI SONO SEMPRE LORO... MA ANCHE LORO SONO UNO STRUMENTO... DEL DIAVOLO...
IL MONACO ZETA ZETA DIRA' UNA PREGHIERA PER I VENTI ASSASSINATI DAL CAPITALISMO- METODISTA-USA- SAUDO-WAHHABITA-SALAFITA...
SAMMA ARAHANG...
COSI PARLO' ZETA ZETA
Roberto Tollini

BENIGNI SENZA VERGOGNA: LECCA IL SEDERE A RENZI E DIFFAMA GRILLO E SALVINI. MENO MALE CHE IN TV TI RACCONTAVA CHE LA “COSTITUZIONE NON SI TOCCA”


BENIGNI SENZA VERGOGNA: LECCA IL SEDERE A RENZI E DIFFAMA GRILLO E SALVINI. MENO MALE CHE IN TV TI RACCONTAVA CHE LA “COSTITUZIONE NON SI TOCCA”
1. ANCHE BENIGNI SI ACCODA TRA I LUSTRASCARPE DI RENZI: DOPO AVER DICHIARATO DI VOTARE “NO” PERCHÉ ABBIAMO “LA COSTITUZIONE PIÙ BELLA DEL MONDO”, OGGI 2 GIUGNO, A POCHE ORE DALLA REPLICA SU RAIUNO DEL SUO SPETTACOLO, RINCULA: “HO DATO UNA RISPOSTA FRETTOLOSA, COL CUORE MI VIENE DA SCEGLIERE IL “NO”. MA CON LA MENTE SCELGO IL “SÌ””
2. UN COLPO AL CERCHIO E UNO ALLA BOTTE: “RENZI MI RICORDA PIÙ UN GIOCATORE DI POKER, QUELLI CHE SI PUNTANO L’INTERA POSTA SPINGENDO LE FICHES CON LE MANI: ALL IN’’
3. E FA A PEZZI IL M5S: “ESALTAZIONE DELL’IGNORANZA… SI PUNTA SUL CAOS RIFIUTANDO L’INTERO SISTEMA E FINGENDO CHE TUTTI SIANO UGUALI… GRILLO? COME SI FA A DIRE CANDIDO CHIUNQUE MA NON UN POLITICO? LO DIRESTI DI UN CHIRURGO PRIMA DI UN’OPERAZIONE?”
Ezio Mauro per Repubblica
Roberto Benigni, lei sa cosa avevano votato suo padre e sua madre al referendum che chiedeva ai cittadini di scegliere tra repubblica e monarchia, il 2 giugno di settant’anni fa?
“Due contadini socialisti come loro cosa potevano votare? Repubblica, naturalmente. Ne abbiamo parlato molte volte, in casa. La sera prima, mio padre disse a mia madre: ma tu, vuoi votare per il re, che sarà uno e uno solo, o per la Repubblica che ci farà diventare tutti re? Non ebbero dubbi, e non si sono mai pentiti”.
Si ricorda che qualche anno fa, a proposito di pentimento, si tentò di abolire tranquillamente la festa della Repubblica?
“Certo, fu quel galantuomo repubblicano – è il caso di dirlo – di Carlo Azeglio Ciampi a reintrodurre la festa. Abolirla? Una cosa da matti, come segare la base del monumento allo Stato. Anzi, come se la Chiesa, per non intasare le festività di fine anno, cancellasse il Natale”.
Se è per questo, la destra qualche anno fa tentò anche di abolire il 25 aprile, lo sa?
“Non ci volevo credere. È la data fondamentale della democrazia ritrovata, da quel giorno è nata la libertà di tutti, per tutti, da qualunque parte venissero. Sarebbe stato come cancellare la storia, è impossibile. Eppure ci hanno provato. Già questo ci dice che anni abbiamo vissuto. E ci dovrebbe risvegliare un po’ di passione in più per questa nostra Repubblica”.
Ce n’è troppo poca?
“Ha mai sentito l’orgoglio dei francesi quando parlano della “Republique”? Noi usiamo più facilmente la parola Stato, senza orgoglio, a voce quasi bassa. Capisco molte ragioni. Ma dico: bisognerebbe distinguere la politica corrente dalle istituzioni, le istituzioni dalla macchina amministrativa, e infine la politica buona da quella cattiva. Tutto quel che festeggiamo oggi, e il 25 aprile, ce lo siamo riconquistati, grazie agli Alleati certo, ma anche a quella ribellione di una parte del Paese al fascismo. Per questo lo Stato è “nostro”, anche se lo sentiamo spesso lontano”.
Non abbiamo memoria?
“Non abbiamo coscienza di noi stessi, della parte migliore di noi. Per la Repubblica, ad esempio, dobbiamo ringraziare le donne che quel 2 giugno ’46 sono state decisive per fermare la monarchia, molto alta nel voto nonostante il comportamento del Re col fascismo e con le leggi razziali. È impressionante pensare che fino a quel giorno le donne in Italia non avevano mai votato, provi a raccontarlo a due ragazzi di oggi. E come sempre quando scendono in campo, le donne hanno contribuito a cambiare: questa volta il Paese. Guardi che non era semplice, tra il popolo c’era il timore dell’anarchia istituzionale. Sa come si diceva nelle campagne quando si parlava di una grande confusione? Qui viene fuori una repubblica. Eppure la saggezza popolare seppe scegliere, e incominciò un’altra storia”.
Repubblica, Resistenza, Costituzione, Democrazia: sono questi i quattro elementi della nuova storia?
“Legati insieme. La Resistenza ha consentito di poter scrivere una Costituzione. E la Costituzione, all’articolo 1, sancisce in forma solenne che l’Italia è una Repubblica. E aggiunge quell’aggettivo: democratica. E quella formula fantastica, di cui oggi nella crisi comprendiamo tutto il significato: “fondata sul lavoro”. Poi nella Carta c’è come una sceneggiatura, un racconto che corre articolo per articolo fino all’ultimo, il 139, dove torna la Repubblica, per stabilire che la forma repubblicana non può essere oggetto di revisione. Sembra quasi che i Padri costituenti se lo fossero dimenticati, quell’articolo, in realtà la Costituzione a ragion veduta si apre e si chiude parlando di Repubblica. Quell’articolo finale mi è sempre sembrato una specie di avvertimento per i posteri: oh, non vorrete mica scherzare… In ogni caso, guardate, noi mettiamo la Repubblica al riparo per il futuro, fidarsi è bene, ma non si sa mai”.
Lei questa sera porterà in replica “La più bella del mondo” al grande pubblico di Rai 1, dopo che nel 2012 la buona vecchia Costituzione fece 13 milioni di ascolti, contro gli 11 milioni dei “Dieci Comandamenti” due anni dopo. Dunque Calamandrei batte Mosè?
“Calamandrei, i suoi colleghi e i suoi avversari. Perché dietro la Carta, se si tende l’orecchio, si sente il frastuono della democrazia, che è lotta e scontro di interessi legittimi, di valori e soprattutto di idee. Però sa cosa c’era allora, e si capisce benissimo oggi leggendo quegli articoli? Un orizzonte comune, un impegno comune per il bene comune. E infatti quegli uomini e quelle donne sono riusciti a creare lo Stato repubblicano, la sua Costituzione e la democrazia senza violenza. Un momento di grazia”.
Che la politica non sa più ricreare?
“Ma guardi che la grazia va al di là della politica. Fu una rivoluzione di costume, culturale. Venivamo da vent’anni di fascismo, dalla guerra, con lo straniero in casa, il disprezzo della legge, un massacro morale, l’idea di Stato confiscata dalla dittatura. Ed è venuta fuori una costituzione solidale, altruista, con un forte senso di moralità civile. Sa come diceva Peguy, la rivoluzione o sarà morale o non sarà. Ecco, la ribellione al fascismo ha toccato solo una parte del Paese, ma ha innescato una rivoluzione morale, nel senso civico e repubblicano. È il caso anche per noi, pensando ai costituenti, di usare la formula di Churchill: mai tanti dovettero così tanto a così pochi”.
E allora che bisogno c’è oggi di cambiarla, questa Costituzione?
“Infatti farebbero bene ad attuarla, prima di pensare a cambiarla. La Carta è nata come una promessa alle generazioni future. Noi siamo qui riuniti – disse Calamandrei in quei giorni – per debellare il dolore e per ridurre la maggior quantità possibile di infelicità. Ci rendiamo conto? In questo senso la Costituzione, come la democrazia, è un paradosso, perché chiede a tutti le virtù di pochi”.
Ma la Carta non deve disegnare il paradiso, quella è una geografia che spetta alle religioni, non le pare?
“Nemmeno un paradiso terrestre, siamo d’accordo. Ma i Costituenti si sono preoccupati di disegnare la porta, perché sapevano benissimo che un paradiso da cui non si può uscire diventa facilmente un inferno. Dunque hanno previsto i meccanismi di revisione del loro testo. Io sono affezionato particolarmente alla prima parte, quella dei diritti e dei doveri, che per fortuna nessuno vuole toccare. Ma sulla parte dell’ordinamento dello Stato intervenire si può, anche tenendo conto della fase storica in cui la Costituzione è nata, dopo un periodo di umiliazione del Paese e delle sue istituzioni”.
Si riferisce alla storica paura del tiranno di cui parla Zagrebelsky, o alle accuse di riforma autoritaria per le norme sul Senato?
“Lei sa che io non sono né un costituzionalista né uno storico, parlo da cittadino. Ma dopo settant’anni di democrazia, se qualcuno volesse provare a farsi dittatore nell’Italia di oggi sa cosa verrebbe fuori? Un tiranno da operetta”.
C’è però l’eterno accomodamento democristiano. Giolitti diceva che la politica da noi quando trova un Paese gobbo invece di correggerlo gli confeziona un abito da gobbo: è il rischio della riforma del Senato, cercare l’autorità con l’accentramento del potere invece che con la politica e il consenso?
“Dopo Giolitti, e con sua buona pace, abbiamo avuto anche sarti perfetti. Guardi come hanno tagliato la Costituzione: altro che accomodamenti, piuttosto pedagogia democratica. Io credo che la cornice di valori della Carta non sia affatto in pericolo. Certo, bisogna tenere gli occhi aperti”.
Carta perfetta: ma perché la nostra democrazia non funziona?
“Potremmo dire perché da noi è nata prima la cultura poi lo Stato. Ma guardi che anche oggi, con tutti i guai che abbiamo, noi veniamo scelti come modello addirittura dagli Stati Uniti, che sono la più grande democrazia del mondo”.
E per che cosa?
“Ci copiano, e anche spudoratamente. Non vede che sta correndo per la Casa Bianca un imprenditore miliardario, che non si è mai occupato di politica, che è sceso in campo per tutelare i suoi interessi, che ha dei guai giudiziari per evasione fiscale, che fa una gaffe dietro l’altra, che si circonda di belle donne e che ha problemi con i capelli? Copiato da noi, tutto. Poi ci sono giornalisti che si domandano come si può eleggere uno così. Ma noi lo abbiamo già fatto, ci siamo arrivati vent’anni prima. Gliel’ho detto, ci lamentiamo sempre eppure siamo un modello da esportazione, anzi siamo dei pionieri”.
Non trova scorretto, da cultore appassionato della Carta, che Renzi trasformi un referendum costituzionale in un plebiscito personale? Non le ricorda Fanfani nel referendum sul divorzio?
“Mi ricorda più un giocatore di poker, quelli che si puntano l’intera posta spingendo le fiches con le mani: all in. Ma guardi bene e ascolti meglio, perché può esserci il trucco all’italiana”.
Quale trucco?
“Renzi non dice mai se perdo vado via, me ne vado. Dice: se perdo vado a casa”.
E allora?
“Stia attento: dov’è casa sua? Lui abita da due anni a Palazzo Chigi. Capito?”.
Ma lei cosa voterà al referendum? Mi è sembrato indeciso, prima ha detto sì, poi no. Dunque?
“Ho dato una risposta frettolosa, dicendo che se c’è da difendere la Costituzione, col cuore mi viene da scegliere il “no”. Ma con la mente scelgo il “sì”. E anche se capisco profondamente e rispetto le ragioni di coloro che scelgono il “no”, voterò “sì””.
Perché?
“Sono trent’anni che sento parlare della necessità di superare il bicameralismo perfetto: niente. Di creare un Senato delle Regioni: niente. Di avere un solo voto di fiducia al governo: niente. Pasticciata? Vero. Scritta male rispetto alla lingua meravigliosa della Costituzione? Sottoscrivo. Ma questa riforma ottiene gli obiettivi di cui parliamo da decenni. Sono meglio del nulla. E io tra i due scenari del giorno dopo, preferisco quello in cui ha vinto il “sì”, con l’altro scenario si avrebbe la prova definitiva che il Paese non è riformabile”.
Ma di Renzi lei si fida?
“Renzi è una persona che stimo. Quando recitavo Dante a Firenze veniva ogni sera, e ogni volta si sedeva più a destra. Prima due file più in là, come per provare, poi quattro, poi sei. Andava sempre a destra, io lo facevo notare al pubblico con una gag infantile, che creava un sacco di risate, segno di popolarità e di simpatia. Anche perché in Toscana le case del popolo sono piene di matteorenzi che dicono che fanno tutto loro. Il personaggio è conosciuto”.
E Verdini, conosce anche quel tipo?
“Toscano più di Renzi, toscanissimo. Me lo vedo su una piazza, nel mercato, che ti vuol vendere qualcosa e ti convince, poi torni a casa e non sai che fartene. Farebbe bene la Volpe in Pinocchio. Ma anche l’Omino di burro che raccoglie i ragazzi somarelli e li porta via nel Paese dei Balocchi promettendogli la settimana dei tre giovedì. Ma forse hanno fatto le unioni civili apposta per regolarizzare il suo rapporto con Renzi”.
E Grillo?
“Abbia pazienza, sono un comico, non posso criticare un mio collega. In realtà riconosco la passione di molti grillini. Ma vede, amando la politica, detesto l’antipolitica. Come si fa a dire candido chiunque ma non un politico? Lo diresti di un chirurgo prima di un’operazione? E poi, questa esaltazione dell’ignoranza, questo rifiuto della politica è un rifiuto di occuparti della tua vita, di quella dei tuoi figli e degli altri. Si punta sul caos rifiutando l’intero sistema e fingendo che tutti siano uguali. Non lo sono mai: anche tra due terribili ce n’è sempre uno meno peggio, esiste sempre la possibilità di distinguere”.
Salvini le fa rimpiangere Bossi?
“Quei politici che sfruttano la paura degli stranieri e puntano a conquistare gli altri passando dal loro lato più debole non sono soltanto xenofobi, sono soprattutto volgari e vecchi, ci tengono inchiodati al passato. Chi ripete che destra e sinistra sono superate, dovrebbe guardare in faccia questa destra e capire che c’è bisogno se mai di più sinistra, una sinistra ragionevole, di governo, solidale ed europea. E invece vogliono portarci fuori dalla Ue. Provi a domandare ad un ragazzo di quindici-diciotto anni se vuole i muri con l’Europa. Provi. I nostri figli sono italiani così come sono europei, per loro è un dato naturale. Ecco perché la destra xenofoba è fuori dalla storia”.
E perché allora sconfigge le socialdemocrazie in Occidente, attacca con successo il pensiero liberale nell’Europa di mezzo?
“Perché i principii da soli non bastano, ci vogliono gli uomini che sappiano riproporci un sogno. Il corpaccione della vecchia Europa ha corso così tanto per ricostruirsi dopo la guerra, che adesso dovrebbe fermarsi un po’, perché finalmente lo raggiunga l’anima. Senz’anima l’Europa è moneta e burocrazia: troppo poco”.
Benigni, andrà a votare domenica alle comunali o pensa che Roma sia ormai ingovernabile?
“Penso che Roma sia magnifica, e che si possa raddrizzare. Dovendo scegliere una persona per bene, dopo gli scandali, penso che Giachetti sarebbe un buon sindaco. Quanto a votare, ci vado sempre. Ognuno di noi ha più potere di quel che pensa, e io non lo butto via”.
Non ha paura di passare per renziano, col suo sì al referendum?
“E cosa dovrei fare? Non votare come penso per il conformismo dell’anticonformismo? Non voglio rimanere neutrale, lavarmene le mani dicendo che faccio l’artista, voglio essere libero. E la libertà non serve a nulla se non ti assumi la responsabilità di scegliere ciò che credi più giusto”.
Prenderebbe Renzi in braccio, come Berlinguer?
“Io ho qualche anno in più, lui qualche chilo di troppo. Diciamo che entrambi non abbiamo il fisico per farlo”.
fonte http://videoinrete24.com/2016/06/02/benigni-senza-vergogna-lecca-sedere-renzi-diffama-grillo-salvini-meno-male-tv-ti-raccontava-la-costituzione-non-si-tocca/

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