lunedì 6 marzo 2017

Tangenti CONSIP e fuga di notizie: “silurati” i carabinieri del NOE, ma il Ministro Lotti rimane al suo posto


2 . COSA ASPETTA IL MINISTRO E BRACCIO ESECUTIVO DI RENZI, LUCA LOTTI, A DIMETTERSI?
3. E SE BABBO RENZI DICE DI NON AVER MAI INCONTRATO ROMEO, IN UNA INTERCETTAZIONE DEL NOE, L’IMPRENDITORE NAPOLETANO DICE: “RENZI L’ULTIMA VOLTA CHE L’HO INCONTRATO…”. SCENARIO CONFERMATO ANCHE DA ALFREDO MAZZEI: “ROMEO MI RACCONTÒ CHE RUSSO AVEVA ORGANIZZATO UN PRANZO O UNA CENA IN UN RISTORANTE DI ROMA A CUI, OLTRE CHE ALLO STESSO RUSSO, VI ERA IL TIZIANO RENZI. ROMEO MI DISSE CHE ERA RIMASTO COLPITO…” (Dagospia)
Fiorenza Sarzanini e Giovanni Bianconi per il “Corriere della Sera”
I buoni uffici del «faccendiere» Carlo Russo dovevano servire, nelle intenzioni di Alfredo Romeo, per arrivare a Tiziano Renzi e oltre. Fino al cuore del potere politico dal quale cercava appoggi: l’allora sottosegretario alla presidenza del Consiglio Luca Lotti. Pure attraverso di lui – stando alle intercettazioni delle sue «fluviali conversazioni» – l’imprenditore partenopeo intendeva condizionare l’ amministratore delegato di Consip Luigi Marroni; perché lo stesso Russo gli aveva fatto intendere che le possibilità di ottenere l’ appalto pubblico tanto agognato passava da lì.
LA STRATEGIA – Il 7 settembre scorso, nell’ufficio romano di Romeo, i due parlano della necessità di organizzare un incontro con Marroni. «Dobbiamo blindarlo per bene… – dice Russo – Non è stato abbastanza bravo da controllare… però vedrà che insomma… sistemiamo». Quindi tornano a parlare della necessità di incontrare Marroni. «Lo vediamo insieme», propone Russo, che aggiunge: «Il triangolo è quello, insomma».
Secondo i carabinieri del Noe che hanno ascoltato il dialogo e riferito ai magistrati, «il triangolo a cui fa riferimento il Russo fa capo a Tiziano Renzi, Luigi Marroni e al sottosegretario Luca Lotti, storico braccio destro di Matteo Renzi». Romeo domanda: «Il triangolo è quello quindi che ci ha creato problemi a noi?», ma Russo lo rassicura: «Assolutamente no….».
Dai discorsi registrati risulta che più volte Romeo ha sollecitato un incontro con Lotti, ma non c’è riscontro che sia avvenuto. A parte l’invito prospettato a Russo nel suo ristorante napoletano, illustrando all’ex deputato Italo Bocchino la strategia per la gestione del rapporto con Tiziano Renzi e Russo, l’imprenditore dice: «A tutela di tutti e due … soprattutto sua… facciamo in questo modo… affronta una volta al mese… un caffè, faccio la mia parte poi lei mi aiuti e non si preoccupi…. due sono le cose dobbiamo fare: di relazioni …un caffè con lui e uno con Lotti a casa sua… (frase bisbigliata), tra …. il primo mese, e poi andiamo avanti».
VANNONI AMMONITO – Nell’indagine della Procura di Roma, comunque, Lotti non ha al momento alcun ruolo nel presunto traffico di influenze illecite contestato a Renzi sr e Carlo Russo in favore di Romeo. L’ex sottosegretario oggi ministro dello Sport è invece indagato per la fuga di notizie che mise in allarme in vertici della Consip, e che secondo i carabinieri arrivò fino a Matteo Renzi, poiché se ne parlava «nelle stanze della presidenza del Consiglio dei ministri frequentate da Lotti, quasi alla stregua di chiacchiere da bar».
Luigi Marroni, interrogato dai pm napoletani prima che l’inchiesta venisse trasferita nella Capitale, ha riferito che l’allora consigliere economico di Palazzo Chigi Filippo Vannoni lo avvertì che aveva il telefono sotto controllo. Sentito a sua volta dagli inquirenti, Vannoni con un po’ di fatica ha fatto il nome di Lotti. Prima ha detto di avere ricordi vaghi, e di rammentare solo che Lotti lo aveva informato «che c’era un’ indagine dell’autorità giudiziaria su Consip».
Ammonito due volte sull’obbligo di dire la verità per non rischiare l’accusa di false dichiarazioni al pm, ha ammesso: «Effettivamente fu Luca Lotti a dirmi che c’era una indagine su Consip, dicendomi di stare attento; ricordo che il presidente Renzi mi diceva solo di “stare attento” a Consip».
Questa ricostruzione è già stata smentita da Lotti, che appena saputo dell’ indagine a suo carico s’ è precipitato dai pm di Roma (ai quali i napoletani avevano appena trasmesso il fascicolo) per smentire tutto e sostenere che lo stesso Vannoni lo avvertì, subito dopo la sua testimonianza, di aver fatto il suo nome: «Ha ammesso di aver mentito e quando ho chiesto il perché si è scusato in modo imbarazzato, ottenendo una mia reazione stizzita».
GLI SMS A TIZIANO – L’indagine sulla fuga di notizie prosegue, in parallelo a quella sul traffico di influenze dove hanno rilievo i rapporti tra gli altri due vertici del triangolo citato da Russo: Marroni e Tiziano Renzi. Testimoniati, fra l’altro, dal messaggio telefonico che l’amministratore di Consip inviò al padre dell’ex premier il 30 luglio scorso, quando si seppe della suo proscioglimento dall’accusa di bancarotta: «Caro Tiziano sono proprio contento per te (e per tutti) d’ Elba (presumibilmente voleva scrivere “della”, ndr ) conclusione!! Un abbraccio Luigi». E Tiziano Renzi rispose: «Grazie davvero».
Per il proscioglimento dell’amico esulta via Facebook anche Russo, che il 3 agosto ne parla con Romeo: «Ha visto ora abbiamo avuto anche la bella notizia del…. son cadute tutte le accuse». L’imprenditore si congratula e domanda se «possiamo fare qualcosa di utile…», offrendogli ospitalità in un albergo di Ischia di alcuni parenti: «Se deve fare le vacanze che ne so…»; e di fronte alle titubanze di Russo spiega che non sarebbe lui a comparire come titolare dell’ hotel: «I miei cugini sono una cosa…diversa da me».
http://www.osservatorepolitico.com/2017/03/06/tangenti-consip-e-fuga-di-notizie-silurati-i-carabinieri-del-noe-ma-il-ministro-lotti-rimane-al-suo-posto/

Mps prestava i soldi a questi ricchi, loro non li ridavano: ecco chi sono, nomi famosissimi

Fra i debitori che non hanno onorato i debiti verso il Montepaschi c’è anche Giuseppe Garibaldi. Incidenti che capitano alla banca più antica del mondo. Evidentemente anche in tempi non sospetti, a Siena sentivano il fascino della camicia rossa. Ma soprattutto rivelavano una certa reverenza nei confronti dei poteri forti. Preferibilmente in odore di massoneria.
Nell’archivio della banca c’è questa lettera dell’Eroe dei Due Mondi: «Signor Esattore mi trovo nell’impossibilità di pagare le tasse. Lo farò appena possibile». Correva l’anno 1863 e non sapremo mai il destino di quel debito.
C’è anche da dire che a Siena avevano una certa dimestichezza con i protagonisti del Risorgimento. Fra il 1928 e il 1932, infatti, la banca era entrata in possesso della tenuta di Fontanafredda che Vittorio Emanuele II aveva regalato alla Bella Rosina. Gli eredi se l’erano fatta espropriare per un debito non pagato. Un npl (non performing loans) in versione reale.
Giuseppe Garibaldi e i nipoti della moglie del Re che non poteva diventare Regina. A Siena sono sempre stati molto trasversali nella scelta dei loro clienti. E anche le sofferenze rifiutano il monocolore. Così fra i clienti che non hanno rimborsato figurano la Sorgenia della famiglia De Benedetti e Don Verzè che, grazie anche all’amicizia con Silvio Berlusconi aveva fondato l’ospedale San Raffaele portandolo anche al dissesto con un buco di duecento milioni. Dagli archivi risultava anche, almeno fino all’anno scorso, una fidejussione di 8,3 milioni che il Cavaliere aveva rilasciato a favore di Antonella Costanza, la prima moglie del fratello Paolo. La signora aveva acquistato, per nove milioni, una villa da sogno in Costa Azzurra e poi aveva dimenticato di pagarla. A Siena, però, conoscevano bene la famiglia Berlusconi e si fidavano. Erano stati i primi a credere nella capacità imprenditoriali di Silvio e non se n’erano certo pentiti.
Non altrettanto bene però, sono andate le cose con il gruppo che fa capo a Carlo De Benedetti, l’eterno rivale del Cavaliere. Sorgenia, il gruppo elettrico guidato da Rodolfo, primogenito dell’Ingegnere, ha lasciato un buco da 600 milioni. Le banche hanno trasformato i debiti in azioni. Ora sperano di trovare un compratore. Il cuore di Sorgenia è rappresentato da Tirrenia Power le cui centrali sono localizzate in gran parte fra la Liguria e l’Italia centrale. Naturale che Mps fosse in prima linea nel sostenere l’investimento e oggi a dover contabilizzare le perdite.
Ma i problemi di Mps non si fermano alla Toscana e zone circostanti. La forte presenza in Lombardia attraverso la Banca Agricola Mantovana ovviamente l’ha portata in stretti rapporti d’affari con il gruppo Marcegaglia che ha sede da quelle parti. Fra l’altro Steno, fondatore dell’azienda siderurgica, era stato uno dei soci della Bam che aveva favorito l’ingresso di Siena. Tutto bene fino a quando al timone è rimasto il vecchio. Poi è toccato ai figli Antonio ed Emma. Complice la crisi economica, hanno accumulato un’esposizione di 1,6 miliardi che le banche hanno dovuto ristrutturare aggiungendo altri 500 milioni.
Ma a parte questi nomi eccellenti chi sono gli altri debitori che hanno mandato in crisi la banca più antica del mondo? La ricerca non è facile. Il gruppo dei piccoli azionisti del Monte guidato da Maria Alberta Cambi (Associazione del Buongoverno) ha cercato l’identità delle insolvenze. I dirigenti della banca si sono rifiutati di rispondere schermandosi con le regole della privacy. Qualcosa, però, hanno detto. Non i nomi ma almeno la composizione.
Viene fuori che il 70% delle insolvenze è concentrato tra i clienti che hanno ottenuto finanziamenti per più di 500mila euro. In totale si tratta di 9.300 posizioni e il tasso di insolvenza cresce all’aumentare del finanziamento. La percentuale maggiore dei cattivi pagatori (32,4%) si trova fra quanti hanno ottenuto più di tre milioni di euro. Ovviamente un tasso di mortalità così elevato sulle posizioni più importanti apre molti interrogativi sulla gestione. Anche perché la gran parte dei problemi nasce dopo l’acquisizione di Antonveneta. Prestiti concessi nel 2008 che finiscono a sofferenza nel 2014. Certo sono gli anni della grande crisi. Ma non solo. La scansione dei tempi dice anche un’altra cosa: Mussari e Vigni hanno concesso i crediti. Profumo e Viola hanno dovuto prendere atto che erano diventati fuffa.di Nino Sunseri
fonte https://www.speed24news.com/2017/03/06/mps-prestava-i-soldi-a-questi-ricchi-loro-non-li-ridavano-ecco-chi-sono-nomi-famosissimi-2/

domenica 5 marzo 2017

C'è la conferma: è un omicidio di stato. Berta Caceres uccisa da 007 a guida Usa

C'è la conferma: è un omicidio di stato. Berta Caceres uccisa da 007 a guida Usa

Tegucigalpa. Il «Guardian» rivela i risultati dell'inchiesta sull'omicidio 

dell'ambientalista

di Geraldina Colotti* - Il Manifesto

Un omicidio di Stato. L’ambientalista honduregna Berta Caceres, uccisa un anno fa, è stata oggetto di «un’operazione pianificata dagli 007 delle Forze speciali addestrate dagli Usa». Un articolo del Guardian riporta gli elementi dell’inchiesta in corso sull’assassinio dell’indigena lenka, da cui «emerge 
il coinvolgimento di elementi dell’intelligence militare». L’autorevole quotidiano britannico afferma che,
 tra le 8 persone arrestate e sotto accusa per il crimine, almeno tre «hanno fatto parte delle unità d’elite».

NEL 2015, Caceres aveva ricevuto il prestigioso Premio Goldman per l’ambiente, per le sue battaglie in difesa dei territori indigeni contro le multinazionali. Come leader dell’organizzazione indigena e contadina Copinh, Berta aveva partecipato all’Incontro mondiale di papa Bergoglio con i movimenti popolari e il pontefice l’aveva ricevuta in Vaticano. Quando è stata uccisa avrebbe dovuto essere sotto protezione
 dello Stato per le ripetute minacce ricevute, che aveva denunciato anche al manifesto. Il 2 marzo 
dell’anno scorso, invece, almeno 4 uomini entrarono in casa sua e l’ammazzarono, ferendo anche
 l’attivista messicano Gustavo Castro, che si trovava con lei. Castro fu anche trattenuto dalla polizia,
 che cercò di accreditare la tesi dell’omicidio passionale.

SOSTIENE invece la fonte del Guardian: «È inconcepibile che qualcuno con un simile alto profilo, 
la cui campagna si era trasformata in un problema di Stato, possa essere assassinato senza autorizzazione almeno implicita degli alti comandi militari». E rileva come, la notte dell’omicidio, il posto di blocco 
all’entrata della città, di solito presidiato da soldati e polizia, era stato lasciato incustodito. Lo Stato honduregno ha cercato di occultare la natura del crimine: le connivenze politiche tra i vertici delle grandi imprese che operano senza controllo in Honduras, l’establishment, e i militari, che invece emergono dall’inchiesta.


A SEGUITO delle pressioni internazionali, sono stati arrestati cinque civili. Fra questi, Sergio Rodriguez, gerente dell’impresa idroelettrica Agua Zarca, che gode di grandi finanziamenti internazionali, e contro la quale si batteva Berta. Un progetto della Desa, la società denunciata da Berta, la cui direzione evidenzia l’intreccio di interessi che la sostiene. Roberto Castillo, ex ufficiale dell’intelligence militare ne è il presidente, mentre il suo segretario, Roberto Pacheco Reyes è un ex ministro della Giustizia. Tra il 2013 e il 2015, la Desa ha assunto come responsabile per la sicurezza l’ex tenente Douglas Bustillo, un altro sospetto dell’omicidio Caceres, che ha lasciato l’esercito nel 2008. Insieme a Mariano Diaz – decorato dell
e forze speciali, capo dell’intelligence militare dell’esercito nel 2015 – Bustillo è stato addestrato 
negli Usa, nella tristemente nota Scuola delle Americhe, fucina di torturatori.

SECONDO i dati del Guardian, prima di essere arrestato, Diaz – pur coinvolto nel traffico di 
droga – stava per essere promosso a tenente colonnello. Un terzo implicato, Henry Hernandez,
 ha un passato da franco tiratore nelle Forze speciali, dove aveva operato al comando di Diaz.
 Secondo i giudici, dopo aver lasciato l’esercito, nel 2013, sarebbe diventato un informatore
 dei servizi. Hernandez, che è stato arrestato in Messico, è stato l’unico dei sospettati ad 
aver ammesso la partecipazione al crimine, pur sostenendo di essere stato costretto. 
Le intercettazioni proverebbero peraltro la partecipazione di esperti Usa fin dall’inizio dell’indagine. 
Già l’anno scorso, un ex soldato aveva rivelato al Guardian che Berta si trovava nella lista
 delle persone da assassinare.

DOPO IL GOLPE contro Manuel Zelaya, nel 2009, si sono intensificate le concessioni 
alle grandi imprese multinazionali, che rubano terre e risorse ai popoli indigeni. Un golpe 
sostenuto dagli Usa, come ha confessato l’ex candidata democratica statunitense Hillary Clinton 
nelle sue memorie. La «colpa» di Zelaya – ora nuovamente candidato alla presidenza – era stata 
quella di voler portare il paese nell’Alleanza bolivariana di Cuba e Venezuela. L’Honduras, 
bastione di Washington per tutto il secolo scorso, da cui è partita la guerra dei Contras 
al Nicaragua sandinista, e a tutt’oggi sede della più importante base militare Usa 
dell’America latina, non doveva sfuggire.

LA RESISTENZA di Berta e del popolo Lenka intralciava interessi troppo grandi. 
Dopo di lei – ha denunciato anche l’ultimo Rapporto di Amnesty International -, 
sono stati uccisi altri sette attivisti per i diritti umani. Gli omicidi sono preceduti 
da una campagna diffamatoria, persecutoria e da minacce pubbliche. 
La settimana scorsa, il Congresso ha approvato una legge che definisce «terrorista» 
anche chi partecipa a una manifestazione, passibile di condanna fino a 50 anni di carcere. 
«L’Osa – ha detto Zelaya – attacca il Venezuela, ma non si preoccupa dei diritti umani in
 Honduras. Il popolo continuerà a resistere. E noi dobbiamo essere disposti a morire».
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews-c_la_conferma__un_omicidio_di_stato_berta_caceres_uccisa_da_007_a_guida_usa/82_19172/

Butagog e Magog. di Stefano Davidson

L'immagine può contenere: 1 persona, gatto
Butagog e Magog.
Leggo oggi questo delirio per la prima volta http://butacmag.it/editoriali/le-bufale-di-regime/
rispondo qui perché non ho nessuna voglia di loggarmi a un sito che lo prevede per commentare quanto scrive su di me (sono abituato anche qui su FB a lasciare spazio... non faccio muri :D ) quindi indirettamente a procurargli un vantaggio.
Allora:
a parte il fatto che l'autoexcusatio del sig nonmifirmo "butmag" mi paia già di per sé di molto indicativa, aggiungo che non comprendere che quanto scritto si riferisce al mare magnum di disinformazione sul web e dei cosiddetti siti antibufala, molti dei quali "probabilmente" (sic) finanziati direttamente dal Ministero dell'Interno con quattrini pubblici, e che appunto quanto riportato sia un bel problema per tutti, dimensiona il cerebro dello scrivente.
Lo scrivere poi un intero articolo per riportarne un altro che, tra l'altro non ti cita direttamente, quale offesa al proprio onesto lavoro di antibufalaro mi pare quantomeno di matrice egotistica pari a quella ormai riconosciuta ai Leopoldi,
Aggiungo che non sono "amichetto di" ma giornalista regolarmente iscritto all'Ordine che anni fa ho io stesso denunciato ( qui articolo in meritohttps://alfredodecclesia.blogspot.it/2013/03/riprendiamoci-linformazione-tutta.html?m=0 )
C'è gente ben piccola in giro...

Stefano Davidson

giovedì 2 marzo 2017

L'OCCULTAMENTO IN BILANCIO DEI RICAVI DELLE BANCHE PRIVATE DERIVANTI DA EMISSIONE DI NUOVO MONETA COSTA AD OGNI SINGOLO CITTADINO CIRCA 9.000 EURO




Le fonti ufficiali citate nei precedenti post dimostrano che lo Stato (compresi fisco e “giustizia”) rinuncia a creare denaro in proprio per le spese socialmente necessarie, ma permette ai banchieri di creare, per prestarlo o investirlo direttamente, denaro scritturale dal nulla, senza una legge che li autorizzi, senza imporre loro di dichiarare questa creazione come ricavo, senza tassarla, cioè li lascia evadere circa 540 miliardi l’anno, più dell’attuale gettito fiscale, preferendo spremere i cittadini e lasciarli senza servizi, senza pensione, senza lavoro e senza infrastrutture.
540 miliardi (incide circa 9.000 euro su ogni cittadino italiano ndr), perché i banchieri ogni anno mediamente creano dal nulla circa 1.000 miliardi di euro, cioè si prendono un potere d’acquisto pari al 61% del pil – senza contare i circa 180 miliardi prodotti pure dal nulla dalla Banca d’Italia, che è di proprietà privata e in cui i privati scelgono il management e decidono la politica. Con quelli, arrivano al 72%.
Inoltre, benché le banche creino il denaro dal nulla, lo Stato, complice di banchieri truffatori, finge che molte banche siano rimaste senza soldi per avere il pretesto di aggiungere tasse ai cittadini, con cui copre le bancarotte fatte dai managers scelti dai principali partiti di potere.
Onesti ministri, soprattutto nel 1992 e in anni seguenti, hanno stipulato – e segretato – contratti-scommessa con grandi banche speculatrici, scommettendo decine di miliardi sulla previsione che i tassi sarebbero saliti, mentre i medesimi banchieri (tra i quali era stato cooptato qualche ministro) poco dopo hanno avviato un trend discendente dei tassi, così che stanno guadagnando decine di miliardi a spese dei contribuenti italiani.
Ancora una pennellata: lo Stato (come sopra) permette di fatto, quasi sempre, ai banchieri di esigere e incassare tassi sopra la soglia di usura, di spacciare ai risparmiatori prodotti-bidone, di nascondere nei bilanci le perdite sui crediti, di negare prestiti alle imprese sane e produttive per erogarli ad amici maxi-bidonisti che non li rimborseranno; poi sempre lo Stato tiene nascosti i loro nomi.
L’apparato istituzionale Stato-UE è il principale strumento del crimine, e il settore bancario è la centrale dell’eversione anticostituzionale. Hanno affossato il lavoro, quale fondamento della Repubblica e diritto del cittadino. Hanno saccheggiato il risparmio ed eroso i redditi. Hanno condannato milioni e milioni di lavoratori a pensione sotto i 600 euro al mese. E su tutto hanno mentito e ingannato senza limiti la popolazione, e lo fanno ora sempre di più. Lo Stato italiano non ha alcuna legittimazione ad esercitare un potere sulla gente. Non ha diritto di giudicare né di pretendere tasse.
Hanno modificato l’art. 117 della Costotuzione per rendere l’Italia supina e senza filtri rispetto alla legislazione europea diretta da Berlino, mentre i tedeschi si sono dotati di filtri per far prevalere il loro interesse nazionale.
Hanno ammazzato l’economia italiana con tasse poste per assicurare a banchieri tedeschi e francesi profitti di rapina su prestiti fraudolenti a Grecia e altri paesi.
Tutto questo è stato costruito, nei decenni, dalla sedicente sinistra (i progressisti), dal centro (i “moderati”), dagli europeisti – ovviamente, dalla dirigenza politica, non dalla base sciocca e ingenua che la vota in buona fede.
28.02.17  Marco Della Luna
Fonte :
http://marcodellaluna.info/sito/2017/02/28/stato-illegale-e-antisociale/
http://nomassoneriamacerata.blogspot.it/2017/03/loccultamento-in-bilancio-dei-ricavi.html

Magaldi: dal Pd solo macerie, dov’è il Piano-B per l’Italia?

Quella italiana è la situazione più magmatica ma anche più feconda di tutta Europa. E la partita fondamentale per il futuro della democrazia nel mondo si gioca in Europa, più ancora che negli Stati Uniti, perché gli Usa, grazie all’uragano Trump, troveranno nuove condizioni di riflessione, sui valori progressisti e sui valori conservatori. Quindi, grazie alla “cura Trump”, una cura da cavallo, vedo che lì il processo virtuoso si è già avviato. Naturalmente in molti fanno fatica a capirlo, ma capiranno col tempo. In altri paesi ci sono troppi incancrenimenti, con brontosauri di epoche ormai da superare, finti socialdemocratici che finiscono con l’allearsi con partiti più o meno popolari. In Italia invece la situazione è più fluida: grazie anche al Movimento 5 Stelle, che ha rotto la finta alternanza tra centrodestra e centrosinistra, si sono aperti nuovi giochi, che adesso vengono moltiplicati da questa crisi interna al Pd, animata da vecchie cariatidi che vanno a costituire gruppi sedicenti democratici e sedicenti progressisti.
Come un sergente di caserma, Bersani imponeva ai parlamentari del Pd di votare come un sol uomo il Fiscal Compact e il pareggio di bilancio in Costituzione, le misure suicide e nefaste del governo Monti. Che si presenti oggi come una prospettiva Bersani e Speranzaprogressista e pretenda di criticare Renzi sul versante dell’attenzione ai problemi sociali fa ridere i polli. Dietro Bersani, poi, ci sono giovanotti che si sono trovati a fare i capigruppo alla Camera di un grande partito come il Pd, e parlo di Roberto Speranza. Come si fa a pensare che le speranze di nuovo progressismo in Italia siano affidate a personaggi modestissimi, che hanno ancora molta gavetta da fare? Magari avrà dei talenti nascosti, di cui non ci siamo accorti, ma non ricordo, da Speranza (e nemmeno da Bersani) uno straccio di idea complessiva di sviluppo democratico del paese, in senso alternativo e progressista. L’unica alternativa mi sembra quella al potere, di Renzi. Non lo è D’Alema, vecchio arnese, brontosauro come pochi, che ha avuto la chance di governare l’Italia da Palazzo Chigi e dirigere quello che è stato il Pds-Ds. Questo personaggio, che ha fatto molti denari e che vive nel lusso, oggi diventa uno dei capifila di queste istanze socialisteggianti? Fa ridere i polli, insieme a Bersani e a Speranza.
Quella del Pd è una vicenda di lotte di potere, e i cittadini la vedono come tale, nessuno si inganna. Al di là della retorica di facciata, anche all’interno del Pd tutti capiscono che è una lotta per il potere. Costoro non hanno alcuna idea diversa da quelle di Renzi, e l’hanno dimostrato nel fiancheggiamento del governo Monti, ma si sentono emarginati e marginalizzati. Vale per tutti l’esempio di Emiliano, che ha deciso di rimanere ma era tra i grandi sostenitori di Renzi. Ma Renzi non l’ha considerato troppo, nel governo della Regione Puglia, e così Emiliano l’ha fatto capire – anche pateticamente: sembrava un’amante che si sente trascurata e rimprovera il partner. Questa crisi nel Pd è un dibattito di potere – non sulle idee, non sui progetti per il paese. L’ha fatto anche Fassina, prima ancora, andando a fondare Sinistra Italiana: quando ha fatto il viceministro era del tutto accondiscendente alla linea allora di Saccomanni, salvo qualche distinguo per avere un po’ di platea, e ricordo –D'Alema ed Emilianonell’imminenza delle elezioni 2013 – le dichiarazioni rese da Fassina e Bersani, a grandi quotidiani internazionali, per rassicurare tutti sul fatto che il governo Bersani, con Fassina candidato al dicastero dell’economia, sarebbe stato nella continuità col governo Monti.
Quindi, tutti quanti – dai nuovi sgangherati gruppi parlamentari sedicenti democratico-progressisti a Sinistra Italiana – non rappresentano il futuroprogressista e democratico (keynesiano, rooseveltiano) per l’Italia. L’Italia ha bisogno di una prospettiva ampia, che riguardi tanto l’economia che la vita delle istituzioni, ma anche le prospettive estere e un orizzonte di leadership nel Mediterraneo. Per far questo c’è bisogno di un nuovo soggetto politico, partitico, che si chiami “partito” e non “movimento”, come i partitini che pensano di accattivarsi gli elettori del Movimento 5 Stelle. C’è bisogno di un ritorno ai partiti solidi: non si tratta di tornare all’antico, alla Prima Repubblica, ma di recuperare il meglio dell’esperienza del passato. I partiti devono avere correnti e pluralismo: limpida dialettica interna, anziché la “notte dei lunghi coltelli” che si sta consumando nel Pd. Ho molto ottimismo, perché molte cose di muovono e, in Italia, questo magma sarà fecondissimo.
(Gioele Magaldi, dichiarazioni rilasciate a David Gramiccioli durante la diretta a “Colors Radio” il 27 febbraio 2017, nella quale Magaldi, fondatore del Movimento Roosevelt, ha annunciato l’imminente lancio di un nuovo partito, “democratico e progressista”).
http://www.libreidee.org/2017/03/magaldi-dal-pd-solo-macerie-dove-il-piano-b-per-litalia/

Crolla la grande truffa della sinistra, che ha tradito il popolo

La sinistra non è solo allo sbando – è al completo collasso perché la classe operaia si è accorta del tradimento della sinistra e del suo abbandono della classe operaia per costruire ricchezza personale e potere. La fonte dell’angoscia rabbiosa che scuote il campo progressista del Partito Democratico non è il presidente Trump – è il completo collasso della sinistra a livello globale. Per capire questo crollo, dobbiamo rivolgerci (ancora una volta) alla comprensione profonda che Marx aveva dello Stato e del capitalismo. Non stiamo parlando del marxismo culturale che gli americani conoscono a livello superficiale, ma del nocciolo della sua analisi economica che, come notava Sartre, viene insegnata al solo fine di screditarla. Il marxismo culturale attinge anch’esso da Engels e Marx. Nell’uso moderno, il marxismo culturale indica l’aperto scardinamento dei valori tradizionali – la famiglia, la comunità, la fede religiosa, i diritti di proprietà e un governo centrale limitato – in favore di un cosmopolitismo senza radici e uno Stato centrale espansivo e onnipotente che sostituisce la comunità, la fede e i diritti di proprietà con meccanismi di controllo statalista che impongono la dipendenza dallo Stato stesso, e una mentalità secondo la quale l’individuo è colpevole di pensiero anti-statalista fino a prova contraria, determinata dalle regole dello Stato stesso.
La critica di Marx al capitalismo è di natura economica: il capitale e il lavoro sono in eterno conflitto. Nell’analisi di Marx il capitale ha la meglio fino a che le contraddizioni interne del capitalismo non erodono dall’interno le sue capacità di controllo. Charles Hugh-SmithIl capitale non domina solo il lavoro; domina anche lo Stato. Perciò la versione “statale” del capitalismo che domina a livello globale non è una coincidenza o un’anomalia – è l’unico esito possibile di un sistema nel quale il capitale è la forza dominante. Per contrastare il dominio del capitale sono sorti i movimenti politici socialdemocratici, per strappare alcune misure dalle mani del capitale e volgerle in favore dellavoro. I movimenti socialdemocratici sono stati ampiamente aiutati dal “quasi crollo” della prima versione del capitalismo statale [cartel capitalism] durante la Grande Depressione, quando la cancellazione del debito deteriorato avrebbe comportato la distruzione dell’intero sistema bancario e azzoppato la funzione principale del capitalismo, quella di far crescere il capitale stesso tramite un’espansione del debito.
I padroni del capitale, decimati, capirono di avere un’unica scelta: resistere fino ad essere rovesciati dall’anarchismo o dal comunismo, oppure cedere un po’ della loro ricchezza e del loro potere ai partiti socialdemocratici in cambio di stabilità sociale, politica ed economica. In termini generali si direbbe che la sinistra favorisce il lavoro (i cui diritti sono protetti dallo Stato) mentre la destra favorisce il capitale (i cui diritti sono ugualmente protetti dallo Stato). Ma nel corso degli ultimi 25 anni di neoliberalismo globalizzato, i movimenti socialdemocratici hanno abbandonato il lavoro per abbracciare la ricchezza e il potereche gli venivano offerti dal capitale. L’essenza della globalizzazione è questa: il lavoro viene mercificato mentre ilMarxcapitale mobile è libero di girare in qualsiasi angolo del mondo per cercare il costo dellavoro minore possibile. Al contrario del capitale, il lavoro è molto meno mobile, non è in grado di spostarsi fluidamente e senza frizioni come fa il capitale, alla ricerca di opportunità e di scarsità da sfruttare a proprio vantaggio.
Il neoliberalismo – l’apertura dei mercati e delle frontiere – permette al capitale di schiacciare il lavoro senza alcuno sforzo. I socialdemocratici, nel momento in cui abbracciano l’idea dei “confini aperti”, istituzionalizzano l’apertura all’immigrazione; questa disintegra il valore della forza lavoro dato dalla sua scarsità sul mercato interno, e permette di abbassarne il prezzo grazie al lavoro degli immigrati, a tutto vantaggio del desiderio del capitale di abbattere i costi. La globalizzazione, la finanza neoliberale e le politiche di immigrazione determinano il crollo della sinistra e la vittoria del capitale. Ora è il capitale a dominare totalmente lo Stato e le sue strutture clientelari – i partiti politici, le lobby, i contributi alle campagne elettorali, le fondazioni di beneficienza che operano a pagamento, e tutte le altre strutture del capitalismo di Stato. Per nascondere il crollo della difesa economica del Il Quarto Statolavoro da parte della sinistra, i sostenitori della sinistra e la macchina delle pubbliche relazioni hanno sostituito i movimenti per la giustizia sociale alle lotte per acquisire sicurezza economica e capitale.
Questo è riuscito alla perfezione, e decine di milioni di autoproclamati “progressisti” si sono bevuti la Grande Truffa della sinistra, secondo la quale le campagne di “giustizia sociale” in nome di gruppi sociali emarginati sarebbero la vera caratteristica distintiva dei movimenti progressisti e socialdemocratici. Questo giochetto da prestigiatore, questo abbraccio delle campagne per la “giustizia sociale” economicamente neutre, ha mascherato il fatto che i partiti socialdemocratici avevano intanto gettato il lavoro nel tritacarne della globalizzazione, dell’apertura all’immigrazione e della libera circolazione del capitale, che intanto era tutto contento dell’abbandono del lavoro da parte della sinistra. Nel frattempo i furboni della sinistra si sono ingozzati delle concessioni elargite dal capitale in cambio del loro tradimento. Vengono in mente i “guadagni” di Bill e Hillary Clinton per 200 milioni di dollari, e innumerevoli altri esempi di arricchimenti personali da parte di autoproclamati “difensori” del lavoro. La sinistra non è solo allo sbando – è al crollo totale – ora che la classe lavoratrice si è svegliata e si è resa conto del tradimento e dell’abbandono da parte di chi si è occupato solo del proprio interesse personale. Chiunque lo neghi non si è ancora reso conto della Grande Truffa della Sinistra.
(Charles Hugh-Smith, “Crolla la grande truffa della sinistra”, dal blog “Of Two Minds” del 23 gennaio 2017, ripreso da “Voci dall’Estero”).
http://www.libreidee.org/2017/03/crolla-la-grande-truffa-della-sinistra-che-ha-tradito-il-popolo/

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