mercoledì 7 marzo 2018

#vaderetropopolo...di Stefano Davidson

Certo che quelli del PD non smettono mai di stupirmi. Ora l'alternativa a Renzi, visto che chi più si lamenta sono le poche anime di sx, e che l'assenza di una qualche parvenza di sinistra nel Paese non sarebbe assolutamente un buon segnale, è un tale (comunque un figlio di e nipote di, non proprio uno che arriva dal nulla. Nonno Luigi che girava film per il PCI ora girerà nella tomba senza pellicola), un "pariolino" (quartiere a Roma pieno di centri sociali) il quale, laureatosi in giurisprudenza, lavora prima per società finanziarie (ovviamente un lavoro puramente di sinistra) poi dal 1998 alla Ferrari (la macchina degli operai), sotto la presidenza di Luca Cordero di Montezemolo (un riferimento per i veri comunisti di una volta), dove assume i ruoli di responsabile gestione relazioni con i clienti e con le istituzioni finanziarie (molto di sinistra).
Indi il comunistone duro e puro va a lavorare per un vero uomo di sinistra ovvero da Murdock a Sky, dove è responsabile marketing (ma probabilmente più di markétting).
Confindustria (una famosa congregazione d'idealisti di sinistra) lo fa poi assistente del presidente e poi direttore dell'area strategica e affari internazionali durante la presidenza di... Luca Cordero di Montezemolo (vedi sopra), dal 2004 al 2008.
Indi è direttore generale di Interporto Campano di Gianni Punzo socio di... Luca Cordero di Montezemolo in Ntv e suo amico intimo (fu tra i pochi ammessi nell'estate del 2006 alla festa dei 60 anni in Villa Caprile a Capri la magione che cinque anni dopo è costata a Montezemolo una condanna a un anno per abusi edilizi).
Adieu ma gauche...

Stefano Davidson

NIENTE BARCONI SOTTO ELEZIONI. STRANO, VERO?

NIENTE BARCONI SOTTO ELEZIONI. STRANO, VERO?

NIENTE BARCONI SOTTO ELEZIONI. STRANO, VERO?

Generale Vincenzo Santo*

Sono preoccupato. Sono giorni che non si sente parlare di gente che sbarca sulle nostre coste o di poveri
 disgraziati che vengono portati nei nostri porti. Non ci sono più immigrati. Forse perché tutti quelli che
 partono dal Nord Africa sono affogati e nessuna questa volta se n’è accorto? Non lo credo. Forse perché fa
 troppo freddo? Non credo neanche in questo: è un business, non può fermarsi per così poco. E poi sono
tante le navi al largo che aspettano con una coperta e un tè caldo.
Forse perché siamo a ridosso delle elezioni ed è meglio che la gente non perda l’attenzione sulle belle cose che escono dalla bocca dei nostri politicanti? Be’, su questo mi viene qualche dubbio. Non sarà mai che qualcuno
 da qui riesca a dirigere quel traffico e dopo il 4 marzo farà riprendere quei viaggi della speranza? Mai dire mai.

Così comincia il commento del generale di corpo d’armata (A riposo) Vincenzo Santo . Leggete il resto sul sito
 Report Difesa (che si è riservato la riproduzione), avvertendovi che il generale evoca il Piano Kalergi.

Certo, dice il generale, “L’ Italia non fa più figli e invecchia. Ma invece di pensare a politiche serie per la famiglia
 e per la terza età spendiamo cinque miliardi di euro all’ anno per ospitare i clandestini. «L’ Italia non ha una strategia» dice il generale «si parla di integrazione come scorciatoia alternativa all’ assimilazione e c’ è il forte sospetto che anche da noi qualcuno auspichi la realizzazione del famigerato piano Kalergi, quella lucida follia
 che vuole un futuro a sangue misto, una razza euroasiatica-negroide per sostituire la molteplicità dei popoli».

Nel luglio scorso, il generale Santo aveva lanciato:
“Possiamo fermare le ONG”
“Basta usare l’esercito per quello per cui è stato creato: difendere i confini. Ma è proprio vero che l’immigrazione
 è “un fenomeno epocale che non si puo fermare”? Non lo è. Se lo si volesse, in pochi giorni l’esercito italiano potrebbe fermare i flussi migratori.
Lo pensa il generale di Corpo d’Armata Vincenzo Santo, ex numero due della Nato in Afghanistan, già capo di
Stato Maggiore della missione Isaf (International Security Assistance Force) ed ora collaboratore di uno dei più importanti siti di informazione sulla Difesa”.
Ne aveva scritto la Tg5Stelle. Oggi qual è la posizione dei 5 Stelle?

http://tg5stelle.it/news/bomba-clamorosa-il-generale-vincenzo-santo-ne-e-certo-possiamo-fermare-le-ong-guardate-come-se-siete-d-accordo-diffondete-ovunque?uid=37942


Maurizio Blondet 4 marzo 2018




http://altrarealta.blogspot.it/

Ed ora gli agricoltori alzano la testa: “Ora il nuovo governo disdica il dannoso trattato Ceta”

Ceta

Gli agricoltori: “Ora il nuovo governo disdica il dannoso trattato Ceta”
“Il primo effetto delle elezioni italiane sull’Unione Europea sarà la mancata ratifica del Ceta, l’accordo di libero scambio tra Europa e Canada, contro il quale nel nuovo Parlamento appena uscito dalle urne c’è una ampia maggioranza assoluta trasversale”. E’ quanto afferma la Coldiretti che è stata protagonista della mobilitazione NO CETA sul territorio nazionale insieme a una inedita alleanza tra diverse organizzazioni. “L’accordo – spiega la Coldiretti – è entrato in vigore in via provvisoria il 21 settembre in attesa di essere ratificato da tutti i Parlamenti degli Stati membri dell’Ue ma è destinato ora a trovare lo stop di quello italiano. Una opposizione giusta – sottolinea l’organizzazione – contro un accordo sbagliato e pericoloso per l’Italia contro il quale con la mobilitazione della Coldiretti hanno già espresso contrarietà 14 regioni, 18 province 2400 comuni e 90 Consorzi di tutela delle produzioni a denominazioni di origine”. Per la prima volta nella storia “l’Unione Europea legittima in un trattato internazionale la pirateria alimentare a danno dei prodotti made in Italy più prestigiosi, – rimarca Coldiretti – accordando esplicitamente il via libera alle imitazioni che sfruttano i nomi delle tipicità nazionali, dall’Asiago alla Fontina dal Gorgonzola ai Prosciutti di Parma e San Daniele, ma sarà anche liberamente prodotto e commercializzato dal Canada il Parmigiano Reggiano con la traduzione di Parmesan”. La svendita dei marchi storici del Made in Italy agroalimentare non è solo un danno sul mercato canadese ma – sottolinea la Coldiretti – si è dimostrata essere soprattutto un pericoloso precedente nei negoziati con altri Paesi, dal Giappone ai Mercorsur che sono autorizzati cosi a chiedere le stesse concessioni. Secondo la Coldiretti su un totale di 292 denominazioni italiane riconosciute, ben 250 non godono di alcuna tutela nel trattato. Il Ceta – denuncia la Coldiretti – uccide il grano duro italiano con il crollo dei prezzi favorito dall’azzeramento strutturale dei dazi per l’importazione dal Canada dove peraltro viene fatto un uso intensivo di glifosato nella fase di pre-raccolta, vietato in Italia. E pesa anche l’impatto di circa 50.000 tonnellate di carne di manzo e 75.000 tonnellate di carni suine a dazio zero da un Paese dove si utilizzano ormoni della crescita vietati in Italia.

fonte: http://www.secoloditalia.it/2018/03/gli-agricoltori-ora-governo-disdica-dannoso-trattato-ceta/
http://zapping2017.myblog.it/2018/03/06/ed-ora-gli-agricoltori-alzano-la-testa-ora-il-nuovo-governo-disdica-il-dannoso-trattato-ceta/

Foa: il 55% degli italiani ha rottamato i media pro-inciucio


Tanti sconfitti, da Renzi a Berlusconi, e due vincitori – Di Maio e Salvini – condannati però a non poter governare insieme: alleanza che «nuocerebbe a entrambi e verrebbe osteggiata dal Quirinale e da Bruxelles, ovvero dalle istituzioni a cui guarda il leader del Movimento 5 Stelle», scrive Marcello Foa, secondo cui è «molto più verosimile» un maxi-ammucchiata “obbligatoria”, data la legge elettorale, che metta insieme i 5 Stelle ed Emma Bonino, quel che resta di “Liberi e Uguali” e anche «un Pd guidato da un nuovo segretario», dopo la rottamazione definitiva di Renzi, “asfaltato” dagli italiani il 4 marzo. Ma in attesa che Mattarella provi a mettere insieme un puzzle di governo, da un Parlamento in cui non emerge nessun vincitore assoluto (nessuna forza o coalizione con i numeri per governare da sola), Foa legge nel voto una data storica, per tre ragioni: il trionfo dell’ondata “populista” data per morta, la sconfitta bruciante dei media mainstream che volevano l’inciucio Renzi-Berlusconi e l’incoronazione di Salvini come leader autorevole del nuovo centrodestra post-berlusconiano. Un dato su tutti? Il “no” dell’elettorato al sistema uscente: 5 Stelle, Lega e Fratelli d’Italia rappresentano il 55% dei votanti, la maggioranza assoluta.
«L’establishment si era illuso che con la vittoria di Macron, la cosiddetta onda “populista”, alzatasi in occasione della Brexit e della vittoria di Trump avesse esaurito la sua forza propulsiva», scrive Foa sul “Giornale”. «Il simultaneo successo del RenziMovimento 5 Stelle e della Lega dimostra che non è così, per una ragione molto semplice: quando il malcontento sociale è profondo e duraturo, non basta un po’ di cosmesi per controllare l’elettorato». Risultato politico e aritmetico: «La maggioranza degli italiani ha votato contro le forze che hanno governato fino ad oggi l’Italia», vale a dire «contro i Monti, i Letta, i Renzi, i Gentiloni, ma anche contro Berlusconi», che (a quasi 82 anni) si era illuso di poter sedurre ancora l’elettorato, come ai tempi in cui la grande crisi non aveva ancora esasperato gli italiani. «Non è un voto di protesta», sottolinea Foa: «E’ sulla carta, una maggioranza schiacciante». E gli unici a non “vederla” sono stati proprio i professionisti dell’informazione, «che hanno abdicato ancora una volta al proprio ruolo di cani da guardia della democrazia, prestandosi invece a manovre strumentali a sostegno dell’establishment».
Durante tutta la campagna elettorale, scrive Foa, le grandi testate «si sono prodigate da un lato ad alimentare lo spettro di un inesistente rigurgito fascista, dall’altro a screditare il Movimento 5 Stelle, soffiando sul fuoco dello scandalo dei rimborsi», badando anche «a oscurare l’incredibile seguito popolare di Matteo Salvini, che per due mesi ha riempito le piazze senza che i medialo dicessero». Media che invece «si sono scoperti improvvisamente e incredibilmente filoberlusconiani, perché il Cavaliere era indispensabile per realizzare il progetto di una “Grosse Koalition” tra Pd e Forza Italia». Il disegno era: fuoco sui 5 Stelle, oscurare Salvini, esaltare Berlusconi. «Poi, quando il declino di Renzi è parso evidente, hanno giocato la carta Bonino, sostenuta da ingenti quanto oscuri finanziamenti, peraltro tardivamente». Tutto inutile: «I media mainstream sono i grandi sconfitti, al pari di Forza Italia e del Pd». Motivo del loro fallimento: «Non c’è propaganda che tenga, quando il malessere è davvero profondo».
fonte http://www.libreidee.org/2018/03/foa-il-55-degli-italiani-ha-rottamato-i-media-pro-inciucio/

Cercasi boia per la Terza Repubblica, ancora senza padrone

La Terza Repubblica nasce senza padrone. E ora attende di conoscere il nome del boia incaricato di “terminare” quel che resta della sovranità italiana. E’ l’analisi del day-after, che Dante Barontini offre ai lettori di “Contropiano”: un paese a pezzi, leghista al Nord dove c’è ancora qualcosa da difendere («imprese che fanno profitti e altre che rischiano di chiudere, occupazione precaria e sottopagata») e grillino al Sud, dove si è già perso quasi tutto e la paura di non poter risalire è concreta: «I tagli alla spesa pubblica hanno segato, indirettamente, anche le gambe alle clientele». L’Italia del “rancore”, scrive Barontini, stavolta ha spazzato quel poco che restava della vecchia classe politica della Seconda Repubblica: «Ha seppellito i Bersani e i D’Alema insieme all’alter ego di un quarto di secolo, Silvio Berlusconi», insieme all’ex finto-rottamatore Renzi. Nemmeno le promesse più pirotecniche hanno fermato lo tsunami, provocato da sommovimenti tellurici profondi: «Il malessere che non si traduce in progetto di cambiamento si accontenta della prima risposta che trova, per quanto scadente possa essere». Quello che resta è la mancanza di un baricentro credibile: «Impossibile fare un governo qualsiasi senza cancellare anche quel poco di tangibile detto in una campagna elettorale priva di idee su come risollevare un paese che va impoverendosi ogni giorno di più (nonostante un momento di pausa nella crisi, impropriamente chiamato “crescita”)».
No ad alleanze contro natura? «I grillini normalizzati da Luigi Di Maio hanno giurato che faranno un governo con chi ci sta sui programmi», il Pd e Berlusconi «hanno fatto la stessa campagna elettorale, giurando che non avrebbero fatto governi con “i Emma Boninopopulisti”», ma ora è chiaro che «nessuno di loro potrà rispettare questi “impegni”, se vuole avvicinarsi alle residue leve di governo», scrive Barontini. «Non potrà andare avanti neanche quella che era sembrata la “soluzione indolore”: tenere in piedi l’esecutivo Gentiloni con una maggioranza “renzusconiana”, rattoppata alla bell’e meglio con transfughi da varie liste». Lo scenario sembra paradossale: quel che “c’è da fare” «è scritto nelle direttive di Bruxelles, nei giornali mainstream, nei commenti degli opinionisti più informati», eppure «nessuno dei candidati a “fare quel che c’è da fare” se n’è fin qui occupato minimamente». “Contropiano” ricorda che l’agenda-Italia è inquietante: «Ci attende una manovra correttiva di molti miliardi già a maggio. Saranno dolori veri, dopo le piccole dosi di morfina rilasciate con la legge di stabilità del governo Gentiloni. Soprattutto ci attende l’attuazione vera del Fiscal Compact, che costringerà qualsiasi governo dei prossimi venti anni ad accantonare un avanzo primario minimo del 5% annuo per ridurre il debito pubblico. Roba da 50 miliardi l’anno in uscita, prima ancora di decidere cosa si può fare e cosa no».
Da dove succhiare tanto sangue? Dalle pensioni, «che questa volta verrebbero “riformate” riducendo gli assegni erogati mensilmente, in stile Grecia», scrive Barontini. «Manca però l’esecutore, il boia sociale che impugnerà la mannaia in nome e per conto dei “mercati internazionali” e della Troika», avverte “Contropiano”. «Nessuno vuole apparire tale prima di avere quella mannaia in mano: è la parte giocata da Emma Bonino, con risultati minimi rispetto ai costi della sua onerosa campagna elettorale». L’analista parla di «una distanza abissale e drammatica tra una popolazione disorientata in cerca di un possibile “difensore” e un ristretto ceto di aspiranti boia che, ovviamente, non intendono presentarsi come tali prima di cominciare ad “operare” (in attesa che i maghi della “comunicazione” costruiscano una “narrazione” accettabile)». Non è una dinamica nata oggi, ma ora appare nitidamente: «Le rapide ascese e gli altrettanto rapidi capitomboli dei nuovi “leader” sono una logica conseguenza della tenaglia costruita da promesse irrealizzabili dentro i vincoli europei», precisa Barontini. «Chiunque andrà a Palazzo Chigi sa benissimo di poter restare lì giusto il tempo di realizzare qualche altra “riforma” imposta dalla Ue, e poi sparire. Come Renzi».
fonte http://www.libreidee.org/2018/03/cercasi-boia-per-la-terza-repubblica-ancora-senza-padrone/

LA COMMISSIONE EUROPEA – NEL SILENZIO DEI MEZZI D’INFORMAZIONE ITALIANI – ORDINA ALL’ITALIA: TAGLIA STIPENDI E LICENZIA.

LA COMMISSIONE EUROPEA – NEL SILENZIO DEI MEZZI D’INFORMAZIONE ITALIANI – ORDINA ALL’ITALIA: TAGLIA STIPENDI E LICENZIA.


BRUXELLES – La Commissione ritiene che 14 Stati membri presentino squilibri: Belgio, Bulgaria, Germania, Irlanda, Spagna, Francia, Croazia, Italia, Ungheria, Paesi Bassi, Slovenia, Finlandia, Svezia e Regno Unito. Nel caso di Croazia, Italia e Slovenia, tali squilibri sono considerati eccessivi.
Notate, con estrema attenzione, che dalla lista dei Paesi manca  la Spagna che quindi per la Commissione Europea non ha squilibri eccessivi, mentre è presente l’Italia. In pratica per la Commissione Europea, “squilibri” significano “produttività e competitività nel settore privato” che gli addetti ai lavori chiamano CLUP (Costo del Lavoro per Unita’ di Prodotto).
Infatti, la Grecia e la Spagna hanno ridotto il CLUP aumentando a dismisura i disoccupati e riducendo i salari e quindi hanno “fatto i compiti a casa“ ma non l’Italia. Lo squilibrio, per la Commissione Europea, non e’ nell’aver aumentato il debito pubblico a dismisura o nell’avere la disoccupazione maggiore a livello mondiale (26% nei 2 paesi citati), ma sta, appunto, nel ridurre il CLUP.
Altro passaggio dedicato all’Italia, da leggere parola per parola:
“L’Italia deve contrastare un debito pubblico molto elevato e una competitività esterna debole. Entrambi gli aspetti sono ascrivibili in ultima analisi al protrarsi di una crescita deludente della produttività e richiedono un intervento urgente e risoluto per ridurre il rischio di effetti negativi per l’economia italiana e per la zona euro”.
Ci dicono che abbiamo alto debito e bassa competitività e che ambedue le cose sono legate a bassa produttività, quindi ancora una volta per la Commissione Europea va ridotto il costo dle lavoro tagliando gli stipendi come hanno fatto in Grecia e in Spagna grazie a governi criminali imposti dalla Commissione Europea
Ricapitolando: il Compito a casa è chiarissimo: L’ITALIA DEVE RIDURRE IL COSTO DEL LAVORO ED IL DEBITO PUBBLICO.
Come aumentare la PRODUTTIVITA’ nel settore privato?
Come sapete l’Italia ha perso il 23% sulla Germania in CLUP. Per ridurre il CLUP, non si puo’ far affidamento su una politica di intervento sul Cambio (siamo nell’Euro), ne’ su una crescita dei consumi interna (sanno anche i sassi che sono asfittici, e fare nuova spesa contrasterebbe col richiamo all’alto debito), ne’ sulla benevolenza di un aumento impetuoso dell’export (la Germania se ne guarda bene dal fare una politica espansiva), ne’ su una crescita della produttivita’ per investimenti (che sarebbe tra l’altro folle, in presenza di un tasso di utilizzazione degli impianti straordinariamente basso).
Pertanto, l’unico modo per aumentare la produttivita’ realistico sta nel RIDURRE IL COSTO DEL LAVORO.
Grecia e Spagna l’hanno fatto, triplicando i disoccupati (mandi a casa 1 occupato su 5, e voila’…. aumenta la produttivita’ e si riduce il CLUP). Altro modo e’ ridurre i Salari (cosa avvenuta, specialmente in Grecia). Altro modo e’ ridurre il Cuneo Fiscale finanziandolo con tagli di spesa pubblica, ma un taglio del cuneo di 10 miliardi integralmente a vantaggio delle aziende (ad esempio con il taglio dell’IRAP) ridurrebbe il CLUP appena dell’1,5%, cifra lontana anni luce dal 23% perso con la Germania.
Traduciamo. L’Italia deve ridurre la forza lavoro e la disoccupazione, attraverso una Riforma del Mercato del Lavoro che agevoli il licenziamento. Cio’ ridurrebbe la Forza Lavoro, ma anche i salari. Il tutto da fare in simultanea con una riduzione del Cuneo Fiscale a vantaggio delle Imprese. Il Film s’e’ gia’ visto in Grecia ed in Spagna, coi noti risultati (esplosione Debito Pubblico, esplosione Disoccupazione).
Per cui Renzi, se svolgera’ bene il compitino datogli, nella Job Act ci proporra’ esattamente questo.
Passiamo alla seconda parte del Compitino: va ridotto o contenuto il Debito Pubblico, come fare?
In presenza delle misure di cui sopra (che tra l’altro hanno un costo e riducono gli introiti per lo stato), il Denominatore del Debito Pubblico, il PIL, non sara’ particolarmente arzillo, ed il Numeratore, il Debito Assoluto, non potra’ che aumentare per inerzia.
Dunque, nel mondo reale, fintato che la riforma sul Lavoro non da’ frutti (e qui si parla di 3-5 anni) come fare a contenere o ridurre il Debito in rapporto al PIL?
L’unico modo possibile per ridurre o contenere l’aumento del Debito e’ attraverso misure straordinarie, quali una patrimoniale, oppure privatizzazioni massive.
Per cui Renzi, se svolgera’ bene il compitino datogli, ci proporra’ esattamente ANCHE questo.
Preparatevi. Il FILM l’abbiamo gia’ visto in Grecia. A meno di un improbabile boom economico mondiale, o break up dell’Euro, il destino e’ quello sopra descritto.
Fonte: Scenari Economici – che ringraziamo.
via Il Nord
http://www.stopeuro.news/la-commissione-europea-nel-silenzio-dei-mezzi-dinformazione-italiani-ordina-allitalia-taglia-stipendi-e-licenzia/

venerdì 2 marzo 2018

Più tasse, più iva e tutti più schiavi: questo l’infame programma elettorale di Emma Bonino, burattino dei poteri forti





FISCO, BONINO, MEGLIO POCA IMU PER TUTTI CHE TASSE SU LAVORO
Reintrodurre l’Imu per tutti? “Meglio pagare poco sulla casa che molto sul lavoro. Capisco che piace promettere bonus a destra e a manca ma non mi pare una mossa di serietà”. Lo dice Emma Bonino di +Europa a 24Mattino su Radio 24. Perché vuole eliminare le detrazioni sui mutui prima casa, che valgono 1500 euro l’anno per famiglia, chiedono Telese e Giannino? “Togliere le detrazioni semplifica le cose per i contribuenti ed è la premessa per abbattere l’Irpef nella seconda parte della legislatura.”
“Non vogliamo aumentare le tasse ma vogliamo cancellare l’Iva agevolata al 10%”, quella su alcuni farmaci, prodotti alimentari e sulla cultura (libri ecc). “Siamo come una famiglia indebitata che deve pensare in primo luogo a ripagare i debiti”.
Nella nostra proposta il taglio di Irpef e Ires vale circa 50 miliardi, la reintroduzione dell’Imu prima casa 4,5 miliardi. Il resto della copertura avverrebbe con l’abolizione dell’aliquota Iva intermedia del 10% e il taglio di diverse agevolazioni fiscali. La crociata contro le tasse sulla prima casa è demagogia pura”.
BONINO A 24MATTINO SU RADIO 24: I FONDI DELLA CAMPAGNA ELETTORALE? DOPO IL VOTO PRESENTEREMO RENDICONTO COME DICE LA LEGGE 
«Non si preoccupino, calmi tutti. Per legge noi dobbiamo come tutti produrre entrate ed uscite dopo le elezioni. Quindi calmi tutti, ci sarà tutto, calmi», così Emma Bonino intervistata da Luca Telese e Oscar Giannino, conduttori di 24Mattino su Radio 24, risponde alle domande sul finanziamento della sua campagna elettorale.
Evocando i manifesti molto presenti in questi ultimi giorni nelle principali stazioni ferroviarie, Telese le aveva infatti detto: «Lei lo sa però che molti obiettano “Ma i radicali non erano sempre poveri in canna e invece sono dovunque, una megacampagna, le chiedono sempre sui social». «Le dicono», continua Telese, «che è finanziata da Soros, dalle multinazionali».
«Ci sarà il rendiconto», insiste però Bonino, che non anticipa dettagli e nomi ma assicura: «Io non ho mica capito, fate i conti di quanto spendono gli altri e così magari… in ogni caso calmi, abbiamo sempre rispettato le leggi».
ELEZIONI: BONINO, VOGLIO RIPORTARE AL VOTO GLI ASTENUTI
“Ho detto sin dall’inizio che il mio obiettivo non era fare la guerra alla coalizione, ma di tentare di portare a votare la marea di astenuti che ancora esiste. Che ci sia riuscita o no non lo so, ma spero fino all’ultimo che la gente si renda conto, anche i meno entusiasti, che la posta in gioco il 4 marzo è troppo importante”. Lo dice Emma Bonino di +Europa a 24Mattino su Radio 24.
ELEZIONI:BONINO,PER ITALIA BENE GUIDA RASSICURANTE GENTILONI
“Penso che in questa congiuntura in parte positiva ed in parte fragile del nostro Paese una guida più inclusiva e rassicurante che si porta dietro il Paese, faccia bene a tutti. Da questo punto di vista, il carattere e le modalità di Gentiloni siano più opportune”. Lo dice Emma Bonino di +Europa a 24Mattino su Radio 24.
fonte http://www.mag24.es/2018/02/28/piu-tasse-piu-iva-e-tutti-piu-schiavi-questo-linfame-programma-elettorale-di-emma-bonino-burattino-dei-poteri-forti/

Rotterdam - Disinformazione democratica

    Rotterdam - Disinformazione democratica Nei giorni scorsi tutte le televisioni (ad iniziare dal TG di SKY) e i giornali (e non soltanto...