venerdì 14 dicembre 2018

La moltiplicazione degli Tsipras

La moltiplicazione degli Tsipras

Gli italiani non vogliono mai farsi mancare nulla: anche di Tsipras ne hanno voluti due!
Questa è la breve considerazione che mi ha fatto un amico stamattina. Dunque, si era partiti da un deficit battagliero al 3%, poi portato al 2.4%. Ieri si è scesi al 2%. Ma non al 2% preciso, no: sperando che gli italiani non capiscano – visto che molti concittadini hanno fatto giusto le scuole di base, se le hanno fatte – la furbizia italiana lombardo-campana ha escogitato addirittura il 2.04%, ben sapendo che lo zero in mezzo magari non si vede o non si capisce. Tradotto, magari la gente magari non se ne accorge.
La stessa furbizia – faccio notare – che ci ha cacciati, assieme all’ignavia ed all’innata attitudine a vendersi al miglior offerente, nella palude di tasse, rigore e bassa crescita attuale. Da cui non se ne esce.
Alla fine devo riconoscere che i francesi, i tedeschi, gli inglesi, gli americani, presto o tardi pensano al bene della loro gente. E dunque inevitabilmente sottraggono ricchezza agli stranieri per mantenere il proprio tenore di vita in patria, quello che precisamente succede nell’EU da tanti anni ormai. Da qui le famose colonie (anche se va detto che gli americani non sono colonialisti nel senso classico del termine, visto che sono e saranno ricchissimi, …) .
I governanti italiani invece no: se possano puntano alla ricchezza del “prossimo italiano”, al concittadino, “mai fosse che si fa arrabbiare lo straniero di turno e ci salta la consulenza famigliare….“. O qualcosa del genere.
Alla fine pensateci bene, sebbene con i dovuti distinguo non ci vado troppo lontano. Diciamo che oggi – non ancora almeno – i gialloverdi se certamente non sono arrivati al parossismo interessato dei predecessori di sinistra potrebbero arrivarci a tempo debito (follow the money: guardare please lavori, consulenze a figlie nipoti e lavori ottenuti a fine carriera da parte di politici “passati” famiglia inclusa, soprattutto se ex). Appunto, ovunque -ed in Italia soprattutto – alla fine tutti tengono famiglia….. (qualche dotto saggiamente lo chiamava “familismo amorale”).
Tristissimo per me fare queste considerazioni oggi, credetemi.
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Ma cosa è cambiato negli scorsi giorni tra il governo gialloverde e l’EU? Come è possibile una cotanta, tragica, subitanea resa? Diciamo che tra Giggino – col padre che puntualmente è stato scoperto fare sospetti piccoli abusi edilizi – e magari anche il compagno di avventura del nord che a forza di selfie e di feste – come il Corriere ci illustra, feste romane – speriamo non abbia fatto qualche click di troppo (personalmente mi sono preoccupato quando ho visto i selfie della “ex” Isoardi con il capitano, a letto): Andreotti docet, vere o false che siano – nessuno lo hai mai capito con il Giulio – una volta che certe cose diventano al 70% di pubblico dominio, zac, sei fregato.
Volendo trovare una soluzione seria – e non è il caso italiano – ad un problema certamente grave, in questi casi l’unica carta da giocare, parlo per neutralizzare un sistema marcio, è il metodo russo: sostituire nottetempo il potere rappresentativo dandolo in mano ad un perfetto sconosciuto, ma che sia illibato. La stessa cosa che fece la Russia post Yeltsin, ben sapendo che tutto l’entourage politico Yeltsiniano era corrotto. Il KGB, ossia il sistema, tirò fuori una sua persona, anonima, dell’apparato, perfetto sconosciuto, preparatissimo, senza scheletri, per il bene del Paese. I risultati sono davanti agli occhi di tutti.
L’Italia invece ricicla continuamente gli stessi, che man mano accumulano scheletri. E poi si arriva a giornate disonorevoli come quella di ieri, in cui le speranze si dissolvono….
(Non che non me lo aspettassi, lo si intuiva da giorni…)
Ora un po’ di dovuto pragmatismo: era chiaro a tutti che NON si sarebbe potuto resistere alle pressioni esterne dell’EU asimmetrica ed ingiusta, quella che permette alla Francia di sforare impunemente ed invece all’Italia no (ricordando però che i francesi si sono sporcati le mani andando a protestare per i loro diritti; gli italiani invece hanno preferito vedere gli scontri in TV). A maggior ragione se le “armate” degli interessi stranieri erano infarcite di insider italiani: diciamolo, la magistratura è in costante attacco, non esistendo più la ragion di Stato (guarda caso le sue pensioni d’oro non sono state toccate dai gialloverdi), i media di proprietà dei miliardari anche, l’opposizione sembra difendere interessi non italiani… Ecco che alla fine la soluzione resta sempre la stessa, la resa. Ossia, far pagare il conto a quelli che hanno poco ma non nulla……
Pensateci un attimo per favore, state coi piedi per terra. Vi cito un esempio illuminante: dato che si è sull’orlo del baratro, si era detto di tagliare le pensioni altissime, superiori a 4000-4500 euro mensili, iniziando da quelle che non hanno contributi sufficienti a copertura. Il risultato è invece che, sì, ci sarà un taglio per le pensioni di 90’000 euro lordi, chissenefrega se coperte da contributi versati o meno, pari a qualche decina di euro mensili, forse si arriva in certi casi al centinaio…. (ieri Repubblica spiegava bene la situazione). Domandatevi chi prende le pensioni statali più alte in Italia? Notai? Generali in pensione? Professori? No, la magistratura! Appunto….
"Ecco dunque le cifre fascia per fascia di quanto si perde. Per chi ha un reddito annuale che oscilla tra i 90mila e i 130mila euro lordi arriva una sforbiciata del 10 per cento. Ad esempio per chi percepisce 91mila euro l'anno al mese perderà circa 8 euro al mese per un totale di circa 100 euro all'anno. "
E nel mentre si obbliga di fatto il popolino a cambiare la “vecchia” (10 anni o anche meno) auto Euro4 diesel per una nuova, pagando il 23% di IVA (per su un’auto nuova da 12’000 euro, bisogna pagare circa 2500 euro di tasse, ben più del costo del taglio delle pensioni altissime citate sopra….).
In tutto questo gioco di ricatti e contro-ricatti quello che almeno si sarebbe chiesto è la decenza: evitare il 2.04%, facendo il giochetto dei numeri. E soprattutto dire agli italiani che si è stati messi contro voglia con le spalle al muro, “siamo stati costretti dall’EU” [è vero!], “è l’EUropa che ci costringe”. Mentre alla Francia si permette tutto o quasi….
Evidentemente se non l’hanno fatto è perchè non possono (…).
Paese finito, non vi resta che emigrare. L’unica residuale speranza sta in un macro-evento, che solo gli USA di Trump possono determinare, ma a loro vantaggio (sempre ricordare che il Donald non ha parenti italiani, please)
Auguri di buon Natale, io per un pezzo in Italia ho finito di scrivere.
Mitt Dolcino
https://scenarieconomici.it/la-moltiplicazione-degli-tsipras/?fbclid=IwAR1wZ1huPhhZO6sMXRcoXMwQq652cJJi59WoX2YY-rJAAHWJFFn9BQ0IzDc

giovedì 13 dicembre 2018

Moscovici, idolo UE amato dagli italiani dei poteri marci, ancora contro l’Italia

moscovici

Oramai Pierre Moscovici, umiliato e annichilito nella sua patria dove il meno che potrebbe accadergli è di non essere considerato da nessuno, gioca a fare il provocatore professionale.
Oggi ha rilasciato contemporaneamente due dichiarazioni.
Con la prima affermava che la riduzione del deficit italiano “non è ancora sufficiente”.
Con la seconda invece dava per scontato che le misure di Emmanuel Macron per placare i Gilet Gialli, che potrebbero portare il disavanzo al 3,4% nel 2019 e forse anche di più, possano ottenere il beneplacito della Commissione UE. Si è limitato ad aggiungere una postilla che significa nulla sul piano pratico: ‘Ciò che è desiderabile è che questo superamento sia il più limitato possibile’.
La sfrontatezza, l’inconsistenza e l’arroganza di questo inetto d’oltralpe è oltremodo provocatoria e mira a gettare discredito sul Governo Conte.
Sa che non può negare all’Italia di Conte ciò che ha già accordato alla Francia di Macron. Ciononostante, sapendo che ormai Macron e lui sono politicamente dei rifiuti da buttar via per i francesi, si ostina nell’azione mediatica contro l’Italia.
Ha l’obbiettivo di insinuare il dubbio tra gli italiani che sostengono il Governo Conte e che hanno dato il voto a 5 Stelle e Lega, che vengano mantenute le promesse che sono state fatte loro al momento delle elezioni del 4 marzo scorso. A noi italiani che sosteniamo il Governo Conte interessa solamente che le due misure più importanti – Reddito di Cittadinanza e abolizione della Fornero con quota 100 – vengano realizzate con le modalità e con i tempi indicati e confermati ad ogni occasione.
Al riguardo il Governo è assolutamente compatto.
Gli ormai ‘giornalini’, amici di Macron e di Moscovici e nemici dell’Italia, puntano e fanno di tutto per far apparire il contrario con azioni di vera e propria falsificazione delle notizie, mediante il riporto delle stesse in maniera parziale o distorta o con commenti e i cosiddetti ‘retroscena’ inventati di sana pianta: come si può smentire una fonte se questa non viene rivelata? Ma la realtà vera è altra cosa da come viene rappresentata da costoro.
Intanto Conte ieri sera subito dopo la riunione con Moscovici ha fatto presente l’essenziale per noi cittadini: “non tradire la fiducia degli italiani”, e rispettare “gli impegni presi con le misure che hanno maggiore impatto” come “quota 100 e reddito di cittadinanza“.
Il Presidente Conte stamattina fa anche sapere di essere fiducioso e orgoglioso per la proposta che ha illustrato ieri sera a Bruxelles e ha deciso di non prestare il fianco alla ridicola provocazione di Moscovici e perciò non gli ha replicato. Conte, ha fatto sapere che “pure in una responsabile riduzione del rapporto deficit/Pil”, la proposta che ha portato a Bruxelles “lascia invariati reddito di cittadinanza e quota 100, coerentemente con quanto sempre promesso”.
Se questo non bastasse i vice premier Di Maio e Salvini hanno rilasciato una dichiarazione congiunta che toglie qualsiasi dubbio a chi avesse dato retta alle disinformazioni delle centrali media dei poteri marci: “Continuiamo a sostenere con convinzione la nostra proposta. Piena fiducia nel lavoro di Conte”,e ribadiscono vieppiù che “teniamo fede a ciò che avevamo promesso ai cittadini, mantenendo reddito di cittadinanza e quota 100 invariati”. E concludono così: “Manterremo tutti gli impegni presi dal lavoro alla sicurezza, dalla salute alle pensioni senza penalizzazioni, dai risarcimenti ai truffati delle banche al sostegno alle imprese”.
C’è da chiedersi come possa pensare l’inetto e spaccone Moscovici di influenzare negativamente gli italiani sull’operato del governo.
Presto detto.
Le sue quinte colonne in Italia sono i poteri marci con i loro media TV, web, radio, giornali che fanno da megafono alle sue inutili parole. Per i loro interessi non avrebbero esitazione a compiere qualsiasi azione indegna. Sono al capolinea, stanno tirando le cuoia, ma faranno ancora di tutto per continuare ad ingrassarsi a nostre spese.
Non facciamoci prendere in giro da loro e dai loro pennivendoli che remano contro l’Italia.
fonte https://www.silenziefalsita.it/2018/12/13/moscovici-idolo-ue-amato-dagli-italiani-dei-poteri-marci-ancora-contro-litalia/

I Gilet gialli contro la “legge Rothschild” che dal 1973 indebita la Francia




A partire dalla legge del 1973, nota come “legge Rothschild”, dal nome della banca da cui è nato (lavorativamente parlando) l’ex presidente della Repubblica, Georges Pompidou, lo Stato è obbligato a passare attraverso il sistema delle banche private per finanziare il proprio debito.
Oggi, Emmanuel Macron, che arriva anch’esso dalla banca Rothschild, non mette ovviamente in discussione la legge, preferendo fare tagli nei bilanci sociali per ridurre il deficit dello stato … 
Come siamo arrivati ​​qui? Nel 1973, dopo 30 anni di creazione monetaria, l’economia francese aveva subito in arresto. Nello spirito dell’ex presidente della Repubblica, Georges Pompidou, e alti funzionari che lo circondarono, la Francia fu ora ricostruita dopo la distruzione della seconda guerra mondiale. 
Sembrava quindi più necessario mantenere i meccanismi che si erano dimostrati utili per il finanziamento delle spese strutturali degli investimenti, soprattutto perché questi meccanismi di creazione monetaria erano stati spesso utilizzati per finanziare il funzionamento quotidiano dello Stato. . 
Dal  1973, il Tesoro non può più presentare i propri effetti allo sconto della Banca di Francia. Chiaramente, lo Stato è condannato a finanziarsi da solo prendendo a prestito, contro gli interessi, dalle banche private, invece di continuare a indebitarsi senza interessi dalla Banca di Francia.
Innanzi tutto, c’era bisogno di proteggere il Paese dall’inflazione e dalle svalutazioni valutarie imponendo una disciplina fiscale. Sembrava auspicabile sia regolamentare le potenziali derive dello stato sia riemergere da un’era di economia gestita istituendo un altro sistema di finanziamento.
Ma il problema è che queste buone intenzioni sono finite nel gioco del mondo della finanza che ha visto rapidamente l’interesse che poteva attingere da un sistema attraverso il quale lo stato doveva passare in prestito. Da questo punto di vista, la legge del 1973 è stata anche il risultato di un’intelligente attività di lobbying bancaria volta a neutralizzare tutti coloro che hanno favorito il sistema finora in vigore.
Questa legge è stata abrogata nel 1994, ma dopo essere stata estesa e rafforzata a livello dell’Unione europea dai trattati di Maastricht (dal 1 ° novembre 1993, dall’articolo 104) e da Lisbona (dal 1 ° dicembre 2009 all’articolo 123) che la Francia applica alla lettera da quella data.
I critici della legge del 1973
Contrariamente alle aspettative degli iniziatori della legge del 1973, il debito pubblico non solo è continuato, ma è aumentato considerevolmente, con lo stato che diventa gradualmente ostaggio di un sistema finanziario privato. 
Lo vediamo oggi in Francia ma anche in Grecia, Irlanda, Portogallo, Spagna, Italia, non sono più gli stati che governano ma la “troika” (Unione Europea, Fondo Monetario Internazionale e Banca Centrale Europea) che sta stringendo sempre più la sua posizione finanziaria sui paesi, specialmente nell’Europa meridionale.
Le critiche a questa legge sono state espresse in particolare da Etienne Chouard che ha preceduto il libro del saggiologo alter-globalista André-Jacques Holbecq “Il debito pubblico, un’attività redditizia”, ​​pubblicato nel 2008.
Il webdocumentario “Money Debt” (documentario sulla creazione monetaria, 2008) di Paul Grignon, critica il fatto che gli stati prendono in prestito denaro e pagano interessi, mentre potrebbero creare denaro. Streaming sul web e su DVD, ci mostra animazioni e spiegazioni chiare su come viene creato il denaro. E contrariamente a quanto si può credere, la moneta creata dallo Stato rappresenta solo il 5% del denaro in circolazione contro il 95% creato da qualcuno che firma un riconoscimento del debito a una banca. 
Gabriel Galand e Alain Grandjean, membri dell’associazione “Disoccupazione e denaro”, creato nel 1992, hanno anche denunciato questa legge in un libro del 1996, “La moneta svelata”, Editions L’Harmattan. 
Nel documentario franco-tedesco di Arte, “Debito, una spirale infernale? », Il potere delle banche di creare denaro dal nulla, contro una promessa di rimborso è anche criticato dal defunto Bernard Maris che ha spiegato in particolare:« Il denaro, che è diventato un bene pubblico – è dire che lo stato gestiva la creazione monetaria – era ancora un bene privato, creato dalle banche, grandi poteri autonomi, negli anni ’70, e dopo che è stato solo amplificato.
E ‘stato anche l’opinione di Michel Rocard che ha ritenuto che questa legge abbia “vietato allo Stato di finanziare interessi senza interessi con la Banca di Francia” e lo ha costretto a “andare a finanziare il mercato finanziario privato per 4 o 5%.
Nel suo libro “The Scam of the Century” del 2012, Nicolas Dupont-Aignan scrive “Come possiamo accettare di aver trasferito la creazione monetaria al settore privato, cioè alle banche private? […] È normale costruire un’autostrada, finanziare la banda larga, prendere in prestito il 3% da banche o obbligazioni mentre la banca centrale presta l’1%? […] Anche se potessimo, come la Francia ha fatto fino al 73 […] per finanziare a un prezzo conveniente le nostre strutture pubbliche? “.
I critici, come Emmanuel Todd, arrivano al punto di considerare che il debito è illegittimo e non dovrebbe essere ripagato.
Figure disprezzate da Emmanuel Macron
Mentre i tassi di interesse sono calati bruscamente negli ultimi anni, in media meno dell’1% o addirittura negativi in ​​certi periodi dell’anno dal 2012, sono stati molto alti in passato.
Negli anni ’80, il tasso di interesse medio a 10 anni era dell’11,9%, negli anni 90 del 6,3%, nel 3,9% degli anni 2000. Nel 2011, i tassi di interesse decennali, in particolare sui titoli di stato greci, hanno raggiunto massimi record del 17,68%! Le tensioni sulla Grecia hanno spinto verso l’alto i tassi degli altri paesi fragili della zona euro: i rendimenti decennali irlandesi sono saliti all’11,31% e quelli del Portogallo al 10,46%.
Nel 1978, il debito pubblico della Francia rappresentava 72,8 miliardi di euro e il 21,2% del PIL.
Nel 1988: 302,8 miliardi di euro e il 33,3% del PIL.
Nel 1998: 787,4 miliardi di euro e il 59,6% del PIL.
Nel 2005: 1147,6 miliardi di euro e il 66,8% del PIL. L’onere del debito (solo pagamenti di interessi) ammontava a 47,4 miliardi di euro, cioè quasi tutta l’imposta sul reddito pagata dai francesi. Questa carica era il secondo elemento di bilancio dello Stato francese, dopo quello dell’Istruzione nazionale e prima di quello della Difesa. 
Nel 2007: 1211,6 miliardi di euro e 64,2% del PIL. Gli interessi passivi ammontavano a oltre 50 miliardi di euro, l’equivalente del deficit pubblico. 
Fine 2013: 1.925,3 miliardi di euro, pari al 93,5% del PIL. 
Alla fine del primo semestre 2014, il debito ha ufficialmente superato i 2 trilioni di euro. 
Alla fine del 2015, quando Emmanuel Macron era ancora ministro dell’economia, industria e digitale, il debito ammontava a 2.098 miliardi di euro!
Alla fine di luglio 2017, il debito ammontava a € 2.226 miliardi (sera € 35.441 pro capite e € 70.882 per famiglia)
Un calcolo preciso rivela anche che dal 1980 al 2008 il debito è aumentato di 1.088 miliardi di euro, gli interessi pagati ammontano a 1306 miliardi di euro! Senza l’interesse guadagnato dai finanzieri privati, il debito pubblico francese sarebbe salito, alla fine del 2008, a 21,4 miliardi di euro invece di 1 327 miliardi di euro! 
Una situazione drammatica che è peggiorata dalla crisi del 2008 quando, volando in soccorso di istituzioni finanziarie, lo Stato è diventato anche il fornitore in prima istanza di queste stesse istituzioni che lo accusano del suo debito e si applicano ad esso di conseguenza. tariffe usuranti. 
Oggi, Emmanuel Macron oscura sistematicamente il problema del finanziamento del debito pubblico attraverso organizzazioni private banking come i “giornalisti di primo piano” che sono apatia, Barber, Calvi, Demorand, Joffrin Lechypre, Lenglet, Pernaut, Pujadas che preferiscono parlare di “il peso insopportabile del debito”, “France in bancarotta”, “i sacrifici necessari da fare”, “la necessità di non vivere al di sopra dei nostri mezzi”, etc.
Così necessaria nelle verità di opinione esposto francesi ed europei che rafforzano l’inevitabilità di austerità e di mettere in discussione il sistema dei creditori privati ​​per finanziare il debito degli stati …
fonte http://www.politicamentescorretto.info/2018/12/13/i-gilet-gialli-contro-la-legge-rothschild-che-dal-1973-indebita-la-francia/

martedì 4 dicembre 2018

Il video dei cecchini posizionati da Macron sui tetti durante la protesta dei gilet gialli: stessa trama delle proteste di Maidan? Sarà guerra civile?

Tutti siamo rimasti sconcertati dalle immagini delle proteste a Parigi contro il caro carburanti ed il crollo della qualità della vita d’oltralpe, da parte della ex classe media francese. Visto che il 70% dei francesi circa, secondo le ultime proiezioni, sta con i gilet gialli – anche l’eterna Brigitte Bardot, che a ottant’anni suonati ha vestito anche i suoi cani di giallo – possiamo anche dire che le proteste dei francesi in piazza possono avere una logica democratica, nel senso che esiste l’appoggio della stragrande maggioranza della gente francese. …
Alla fine, come al solito, noi possiamo criticare i francesi quanto vogliamo ma non dobbiamo mai dimenticare la coscienza civile che li contraddistingue: avendo fatto una rivoluzione, essendo tale rivoluzione considerata da tutti un vanto e assolutamente non un errore, non hanno problemi a farne un’altra. Chi non vuole la rivoluzione sono invece le elites francesi, le stesse che si allearono con i nazisti durante la Repubblica di Vichy: loro hanno tanto da perdere, visto che oggi come allora sono ricchisssime e tutto vogliono tranne che condividere la loro ricchezza con coloro che hanno visto depauperato il proprio stile di vite ed il proprio benessere negli ultimi 20-25 anni, causa globalismo unito al totem globalista che il globalismo stesso rappresenta, l’EU asimmetrica. In poche parole chi protesta oggi in Francia rappresenta qualcosa come il 90-99% della popolazione, mentre chi vuole mantenere lo status quo è l’1-10% capitanato da Macron. Chi vincerà lo vedremo, certamente aspettatevi turbolenze. Certo, l’asimmetria di ricchezza e di benessere, la differenza tra chi ha e chi no e soprattutto tra chi avrà tutte le possibilità di questo mondo per i propri figli e chi nessuna dipinge perfettamente i nostri tempi: non crisi da ideologia ma da mera sussistenza!
La comune radice cristiana europea, che anche mia moglie che non è necessariamente credente – come invece lo scrivente, sebbene molto moderato, certamente poco praticante – sta riscoprendo, è l’unico, vero valore che va recuperato se si vuole salvare il salvabile. Ossia, tradotto in termini non religiosi, bisogna capire che oltre ad un certo punto non bisogna andare, punto. E’ proprio tale mia radice culturale religiosa europea ed occidentale che mi spinge a scrivere sui fatti del giorno in Francia, gravissimi: le elites EUropee, capitante da Macron quale portavoce della nuova Vichy, a difesa degli interessi asimmetrici che stanno tutti – come 75 anni – nel blocco tedesco, non vogliono cambiare strada. No, infatti non possono mollare su austerità e rigore, altrimenti verrebbero essi stessi travolti. Ecco il motivo per cui gli scontri in Francia continueranno, ecco perchè bisognerà prima o poi che non solo l’EUropa ma il mondo occidentale faccia i conti con la Germania asimmetrica che tira le fila. Leggevo oggi sui social i commenti pubblici di un ex militare USA che deliberatamente scrive che la radice del caos in USA, spesso esoterico, spesso pedofilo, certamente indirizzato, sta in Europa. Ecco, anche gli americani finalmente le vengono allo scoperto, aspettatevi news a breve….
Unite tali aspetti alla fattualità che sono in gioco interessi enormi, visto che la Germania sta avendo più vantaggi dall’euro di una guerra vinta – e senza sparare un colpo – e ben capite che indietro non si torna, i gerarchi attuali dell’EUropa asimmetrica faranno di tutto per mantenere viva la propria creatura, appunto asimmetrica e quindi non solidale.
Detto questo volevo sottoporvi un video clamoroso, ossia il video che prova la presenza di cecchini on piazza a Parigi pronti a sparare contro i dimostranti, i famosi gilets jaunes. Cecchini dispiegati per volere – si dice – dello stesso Macron. Proprio oggi il buon Blondet scriveva delgenerale francese Tauzin, di fatto dalla parte dei protestanti, illustrare le “merdacce” da non pestare da parte dei protestanti in piazzaattenzione – ci dice -, verrete infiltrati, per dare a voi la colpa.Ecco il video, allegato, che prova la presenza di detti cecchini.
Agghiacciante.
Quello che sconvolge è la prova che gli scontri anche e soprattutto di Maidan, il simbolo dello strapotere globalista e geostrategico alle porte dell’EUropa,  non sono stati casuali, la trama sembra infatti la stessa: anche allora c’erano i cecchini sui tetti durante le proteste, solo che questi spararono su folla e poliziotti, descrivendo perfettamente le parole del generale Tauzin che evidentemente sa bene cosa significa, forse perchè fu lui stesso ad agire per conto del proprio Paese in diversi ambiti stranieri, che lui conferma aver diciamo “visitato ufficialmente” (…).

Temo che il maestro Blondet abbia ragione, stiamo andando verso la catastrofe. E visto che costoro – le elites al potere in  EUropa, speriamo di non scoprire che sono le stesse che finanziano gli scontri e gli incidenti alla frontiera in USA, … – non possono mollare l’osso, inevitabilmente la crisi si radicalizzerà. E dunque ci sarà uno scontro finale, vedremo tra chi e  chi (…).
In campana lettori, la situazione si fa davvero seria.
http://www.stopeuro.news/il-video-dei-cecchini-posizionati-da-macron-sui-tetti-durante-la-protesta-dei-gilet-gialli-stessa-trama-delle-proteste-di-maidan-sara-guerra-civile/

Il Global Compact


Il Global Compact prevede che qualsiasi critica all'immigrazionismo sia criminalizzata e che i media che veicolino qualsiasi critica all'immigrazione DI MASSA siano chiusi.

Questo perché, nel progetto di globalizzazione con moneta digitale e nuovo ordine mondiale, dove tutti siamo connessi con microchip, bisogna distruggere gli Stati quindi bisogna immigrare o emigrare tutti per spezzare quel legame potente e fertile di un uomo con la sua terra, le sue radici la sua cultura la sua storia



http://altrarealta.blogspot.it/

PROVIAMO A VEDERE IL LATO BUONO. SECESSIONE PIù VICINA.



Certo che riuscire a far giganteggiare un Vincenzo Boccia, tipografo salernitano che ha ereditato la ditta da  papà,  è uno dei grandi successi per cui Salvini e DiMaio passeranno   alla storia. A capo di Confindustria, il coso è riuscito a radunare a Torino i “rappresentanti di agricoltori, artigiani, commercianti, esercenti, cooperative, industria, di oltre 3 milioni di imprese e il 65% del Pil” con oltre 13 milioni di dipendenti”, contro il governo   .  Presenti i “presidenti nazionali di Confindustria, Casartigiani, Ance, Confapi, Confesercenti, Confagricoltura, Legacoop, Confartigianato, Confcooperative, Confcommercio, Cna e Agci.  Contro il governo in carica.

Boccia al governo: «Evitare procedura d’infrazione Ue. Conte convinca i vicepremier o si dimetta»


In perfetto coordinamento con la Commissione europoide, che ha scelto proprio le stesse ore per decidere di aumentare  di circa 1,1  miliardi di euro lo stanziamento per la Torino-Lione e il  tunnel del Brennero, e di  abbassare la quota residua che l’Italia deve per il Tav, da 1,2 miliardi a 366 milioni di euro:  così da rendere ancor più  senza  senso il “calcolo costi-benefici” che Toninelli  ha fatto aspettare per poter dire no alla TAv:  con uno sconto simile, solo un cretino può ancora dire che   l’Italia no, non ci sta.
Aspettiamo la manifestazione del cretinismo grillino. Che del resto  già si è manifestato, con il Comitato No-TAv che  davanti al raduno monstre di Torino, dove 3 mila imprenditori hanno chiesto fino a sgolarsi “investimenti  anticiclici”  e “infrastrutture” ha comunicato: gli imprenditori “difendono solo una ricca commessa” –   se volere commesse fosse un atto pornografico.
Non avete nemmeno la minima idea di come vivano e lottino le imprese, dopo 10 anni di deflazione e ultra-recessione, in preda a pignoratori professionali esteri, finanziarie-avvoltoio che   hanno comprato per 10 i  “prestiti non performanti” dalle banche: “Comprano i crediti al 20%, con sottostanti garanzie immobiliari”, scrive il Commercialista di Bari,  “il mio cliente gli propone un saldo e stralcio, che li farebbe guadagnare comunque tanto,  ma loro dicono di no. Dicono che hanno già un compratore per i suoi immobili/azienda. Stanno saccheggiando il Paese”.
Comprano i crediti al 20%, con sottostanti garanzie immobiliari, il mio cliente gli propone un saldo e stralcio che gli farebbe guadagnare comunque tanto ma loro dicono di no. Dicono che hanno già un compratore per i suoi immobili/azienda. Stanno saccheggiando il Paese.
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I Gilet Gialli, qui, sono gli imprenditori

Non  ho voglia di sforzarmi a scrivere a commentare questa ultima riuscita italiana  di un “governo del cambiamento”  con suo giorno da leone contro tutti i nemici  interni ed esteri,   formidabili,  per cui si è accorto in  ritardo che dovrà farsi pecora, perché quelli sono più potenti ed hanno in mano tutte  le leve, dall’emissione monetaria ai media alla magistratura al Quirinale, e dunque non si può fare quel che volevano fare.
Cerchiamo di vedere il lato buono della triste faccenda:  i grillini  e il grillismo  hanno reso più vicino il traguardo storico:  la secessione del Nord.  Hanno reso plateale  ciò che l’inedito contratto di alleanza Lega-5 Stelle doveva se non medicare almeno nascondere: la distanza abissale di cultura  del lavoro, concretezza,  e  atteggiamento davanti alla vita  che separa le due Italie.  Quella meridionale in decrescita da un secolo che vuole ancor più decrescita e de-industrializzazione  e sognava uno stipendietto pubblico  parassitario    senza contropartite (che non avrà),   senza nessuna idea di sviluppo,  e che vuole frenare il Nord che  –  con le industrie che gli rimangono –  si affanna a produrre  e ad esportare, nonostante la tassazione e i i costi superiori dovuti alle strade e alle ferrovie che mancano,  la tassazione scandalosa, la  burocrazia pubblica che  tratta il Nord come un paese occupato da taglieggiare e inceppare.
Il raduno di Torino  è già un segnale della secessione, i grillini   che siedono in parlamento per attuare il “loro” programma di decrescita, dovrebbero capirlo. O almeno, restare sorpresi da questo fatto:  che mentre in Francia contro il governo insorgono i pensionati e i disoccupati della Francia dimenticata e periferica, in Italia i Gilet Gialli sono gli imprenditori , commercianti e artigiani: quasi tutti concentrati nel centro-Nord, produttori dei 4 quinti della ricchezza del paese, dell’export eroico, e che danno lavoro a 12-13 milioni di dipendenti.
Aver fatto di Boccia un Gilet Giallo: “La nostra  pazienza è quasi al limite”, ha detto. E   gli si deve dar  ragione quando  lo si sente dire: “Noi stiamo facendo proposte di politica economica per evitare danni al Paese. Lo stiamo facendo con una logica di rispetto delle istituzioni;  certo che se qualche ministro quando gli facciamo una proposta ci chiede una mail, ci costringe a fare operazioni come questa di Torino”.
Non so se vi rendete conto, ministri grillini: in Italia, siete voi nella parte di Macron, distante e sprezzante – lui   verso   gli impoveriti – ma voi verso gli imprenditori:  vi fanno proposte e voi gli chiedete la mail? “Le faremo sapere?”.  E il rimprovero si applica, almeno parzialmente, anche a Salvini, anche lui distratto ed assente verso l’urgenza di un’economia mondiale che cade.
Come  diceva Talleyrand: per dei politici, la stupidità è peggio   che un crimine. Fa  più danni. Mi sforzo di vedere il lato ottimistico della faccenda: grazie a voi grillini, al secessione è più vicina.  Non  pensate che  avvenga  con atti formali, o men che meno con le armi. No, avviene già  attualmente e silenziosamente. Lo dimostra per esempio il caso  delle  Olimpiadi invernali 2026. Lombardia e Veneto vogliono parteciparvi. Il Piemonte della  vostra Appendino dice di no,  il vostro governo  fa sapere  che non darà un euro per questo progetto. Non importa, le due regioni faranno da sole, spenderanno da sole, senza chiedere a Roma,usando al massimo la loro  autonomia.   Questo è un modello che sicuramente non resterà isolato. Ad ogni immobilismo, ad ogni   nuovo “no”del grillismo ideologico, il Nord farà sempre più da solo – perché ha urgenze e progetti concreti di cui è consapevole.  Il Nord non avrebbe nemmeno difficoltà  a “stare in Europa” e competere con la moneta forte.  La distanza fra Nord e Sud diverrà incolmabile. Posso immaginare perfino sul piano linguistico: poiché col “reddito di cittadinanza” alle generazioni nuove del Sud non occorrerà più studiare né imparare a leggere far di conto, parleranno in modo sempre più esclusivo i vernacoli sempre più gutturali e belluini; nella decrescita felice andranno alla raccolta dei mitili e  bacche e impareranno ad abitare sulle  palafitte (abusive, natiralmente), come  i cacciatori-raccoglitori della civiltà  villanoviana. Il Nord diventerà sempre  più quello che già è, un’appendice del motore industriale tedesco, e finirà  per adottare fonemi germanici (a voi lo sembra già il milanese).
Ciò mi rallegra, lo ammetto. Ho sperato che il governo giallo-verde avesse la capacità, l’intenzione, la forza di volontà  per farci uscire dall’euro  e dalla prigione dei popoli. Ma fallito  questo, la secessione è un decente second  best, come dicono gli inglesi.  Di questo esito, voglio dirlo chiaro, non si può accusare Di Maio, che forse anzi è l’unico da salvare. In fondo è riuscito a salvare l’ILVA,   che voi grillini  volevate chiudere.
fonte https://www.maurizioblondet.it/proviamo-a-vedere-il-lato-buono-secessione-piu-vicina/


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