550 giorni sono trascorsi da
quando i due Fucilieri di Marina Massimiliano Latorre e Salvatore Girone sono in
ostaggio dell’India e nulla è stato ancora risolto. Nessuna notizia certa
trapela. Non si conosce con esattezza se l’Agenzia di investigazione indiana
NIA esperta in attività antiterroristiche abbia chiuso le indagini. Il
mediatore per l’Italia, l’italo svedese dott. Staffan de Mistura, continua a
fare la spola con l’India con un costo per lo Stato sicuramente non irrilevante
a fronte di risultati che fin dall’inizio della vicenda non sembrano
determinanti.
Non comunicati, ma solo una serie di frasi ripetitive che si susseguono
fin dall’inizio sulla vicenda dei Marò con una predisposizione del dott. De
Mistura a dichiarare molto ma ad ottenere almeno fino ad ora prodotti modesti.
Ricordiamone qualcuna. A maggio
2012, sono incappati in un errore. A giugno, hanno avuto garantito cibo
italiano. L’11 marzo 2013, si ricorrerà ad un arbitrato internazionale e non
rientreranno in India dove sono stati rimandati di lì a dieci giorni. Nel corso
dell’estate, processo equo e rapido ed entro
Natale (di quale anno nda) saranno a casa. Per finire, il rifiuto di accettare la
richiesta della NIA di interrogare gli altri quattro militari del NPM imbarcato
sulla Lexie il 15 febbraio 2012 che non saranno mandati in India per essere
interrogati, semmai gli investigatori indiani verranno in Italia, concessione
che evidenzia un’altra cessione di sovranità sicuramente non favorevole
all’immagine dell’Italia.
Una filastrocca poco convincente,
spesso contraddittoria nei contenuti e che giorno dopo giorno oltre a non
informare l’opinione pubblica italiana, propone al mondo un Paese indeciso
nella gestione di politica estera come non era mai avvenuto dal dopoguerra ad
oggi.
Un’esposizione negativa non solo
per la vicenda dei due marò, ma per altri episodi che nel frattempo si sono
sovrapposti a quella dei militari in ostaggio dell’India e che sicuramente non
contribuisce a rendere affidabile il nostro Paese agli occhi dei partner internazionali.
Recente, la vicenda kazaka con un
“suonare di trombe” della Farnesina nell’immediato degli eventi. Dichiarazioni
di fermezza che informavano il mondo della decisione dell’espulsione per “non
gradimento” dell’Ambasciatore kazako accreditato a Roma per gravi interferenze
del diplomatico con la sovranità nazionale. Un atto estremo in diplomazia che,
come tramandato dalla storia, in altri tempi sarebbe stato un segnale di azioni ben più cruente.
L’Ambasciatore sembra che sia
ancora a Roma ed eserciti a pieno le sue funzioni e nulla è avvenuto anche in difesa dei diritti umani,
materia da sempre tanto a cuore al nostro Ministro degli Esteri. Infatti alla
Signora Shalabayeva e di sua figlia, a suo tempo ingiustamente espulse come è
stato riferito in Parlamento, ancora non è stato garantito il rientro in Italia,
almeno per quanto reso noto.
Isteresi sulla vicenda dei Marò,
vicenda kazaka sicuramente ancora da chiarire, episodi ai quali,
improvvisamente, si sovrappone l’arresto a Panama dell’Agente della CIA Robert
Lady condannato in Italia a nove anni di reclusione per i fatti attinenti ad
Abu Omar.
Sembra che il Ministro della
Giustizia Cancellieri abbia chiesto immediatamente l’estradizione di Lady di
cui, però, gli USA non hanno tenuto conto riprendendosi il loro cittadino al
momento degli eventi “operatore dello Stato americano” e quindi avente diritto
dell’ “immunità funzionale”, riconosciuta dal Diritto internazionale pattizio e
negata dall’India ai nostri due Fucilieri di Marina con supina ed accondiscendente
accettazione dell’Esecutivo italiano, del Capo delle Forze Armate e dall’assoluto
silenzio del Ministro degli Esteri.
Infine, una remissiva
accettazione dei recenti eventi egiziani e siriani dimostrata da un
silenzio forzato della Farnesina, rotto
solo però da poche parole del Ministro, di fatto vanificate dai risultati. Un Ministro
degli Esteri che ha dichiarato per l’Egitto la propria intenzione di proporre
alla UE non sanzioni economiche ma il blocco della fornitura di armi
all’esercito, ignorata da Bruxelles che invece ha deciso per l’applicazione
della sospensione di aiuti finanziari.
Lo stesso Ministro che non ci
dice nulla sul possibile uso di armi
chimiche in Siria, probabilmente impiegate dall’Esercito di Assad troppo amico
della Cina, della Russia e dell’Iran per essere coinvolto in responsabilità
gravissime attinenti a delitti contro l’umanità. Silenzio anche sulla possibile
alternativa che l’impiego di gas letali sia stato fatto dagli oppositori del
regime, a conferma che ormai la diplomazia italiana è alle corde, preferisce
ignorare piuttosto che pronunciarsi.
Scelte istituzionali o precise
linee guida dettate dal Ministro Bonino ? Non è facile dedurlo anche se è
evidente che i Marò siano ancora in India e la lunghissima mediazione del dott.
De Mistura è lontana da qualsiasi successo tangibile; la vicenda kazaka è come
se non fosse mai avvenuta e gli USA - giustamente - si avvalgano delle loro
prerogative di Stato sovrano.
Torneranno in Italia per Natale i fucilieri di Marina Salvatore Girone e Massimiliano Latorre. Più che una certezza si tratta di un auspicio rinnovato nei giorni scorsi dal ministro degli Esteri, Emma Bonino. “Ci stiamo lavorando, sono molto fiduciosa. Ho potuto riscontrare da parte delle autorità politiche indiane grande desiderio di chiudere in modo rapido ed equo per tutti questa vicenda”. Lo stesso auspicio di riavere a casa entro Natale i due militari era stato espresso nell’autunno scorso dall’allora capo di stato maggiore della Marina, ammiraglio Luigi Binelli Mantelli, oggi ai vertici della Difesa. Poi ci fu la licenza natalizia, in seguito quella elettorale e il pasticcio del rientro dei due marò a Delhi, prima negato e poi concesso dal governo Monti tra le polemiche. Da marzo il nuovo governo italiano applica alla vicenda due precise note di linguaggio (ripetute in più occasioni non solo dalla Bonino ma anche dal Ministro della Difesa, Mario Mauro e dall’inviato speciale in India Staffan de Mistura) che sottolineano il rapporto di fiducia instauratosi con l’India e l’aspettativa di un processo “rapido ed equo”.
La strategia di Roma, confermata ormai da indiscrezioni che circolano negli ambienti politici e militari, è quella di accettare che a processare i due militari sia il tribunale speciale istituito in India sperando in una condanna lieve e nell’estradizione per poter scontare la pena in Italia. Un obiettivo perseguibile solo accettando la giurisdizione indiana sul caso e rinunciando a pretendere l’immunità funzionale che in tutto il mondo attribuisce agli Stati la responsabilità delle azioni compiute dai loro militari in servizio. L’Italia ha di fatto messo da parte anche l’ipotesi di ricorrere a un arbitrato internazionale con l’obiettivo prioritario di stringere per quanto possibile i tempi di una vicenda che si protrae dal 15 febbraio 2012. Una “resa” dell’Italia riconosciuta ben accolta da Nuova Delhi. ”Sono contento che da parte italiana ci sia una migliore comprensione e spero che tutti questi nostri sforzi portino a una decisione veloce” ha detto il 18 luglio il ministro degli Esteri indiano Salman Khurshid confermando ”la determinazione di arrivare a una soluzione nel rispetto del diritto indiano” ma rifiutandosi di indicare un termine di tempo.
Nonostante Roma abbia accettato tutte le imposizioni indiane non mancano residui contrasti in particolare circa l’interrogatorio degli altri quattro fucilieri che con Latorre e Girone si trovavano a bordo della “Enrica Lexie”. Si tratta di Renato Voglino, Massimo Andronico, Antonio Fontana e Alessandro Conte che gli investigatori indiani della Nia, l’Agenzia di investigazione nazionale, vorrebbero ascoltare a Nuova Delhi mentre l’Italia rifiuta di sottoporre direttamente altri quattro suoi militari alla giustizia indiana e propone di farli testimoniare via videoconferenza. Ipotesi respinta dalla Nia con il rischio che i quattro non possano così testimoniare, soluzione che penalizzerebbe la difesa di Latorre e Girone. Circa il ruolo degli altri quattro membri del team non mancano i misteri. Secondo il rapporto interno alla Marina stilato l’anno scorso dall’ammiraglio Alessandro Piroli i proiettili che la perizia indiana sostiene abbiano ucciso i due pescatori appartengono ai fucili Beretta AR 70/90 di Andronico e Voglino, non di Latorre e Girone. Quando la notizia venne resa nota fonti militari riferirono che nell’emergenza i marò potrebbero aver preso le armi dei commilitoni ma la giustificazione non regge poiché ogni soldato utilizza esclusivamente la propria arma individuale che viene regolata in base alle caratteristiche personali.
Anche l’impianto accusatorio indiano appare debole e basato su perizie e testimonianze poco affidabili. Basti pensare che Freddie Bosco, il proprietario del peschereccio Saint Anthony raccontò tre diverse versioni dell’incidente e nella prima dichiarazione resa alla televisioni e alla polizia appena arrivato a terra disse di aver subito l’attacco intorno alle 21,30, orario che correggerà in successive dichiarazioni quando già era noto che l’incidente occorso alla “Lexie” era accaduto intorno alle 16. Così come non convince il fatto che, dopo i primi rilievi balistici della polizia del Kerala, il peschereccio sia stato affondato e poi portato in secca attesa di demolizione in modo da rendere impossibili ulteriori esami e accertamenti.
Anche le notizie riportate dalle autorità del Kerala e dalla Guardia Costiera indiana circa l’inseguimento della petroliera italiana in fuga dopo l’uccisione di due pescatori si sono rivelate infondate dopo che sono emersi i dispacci con i quali il comandante della Enrica Lexie comunica di dirigere verso il porto di Kochi appena 11 minuti dopo aver ricevuto la richiesta indiana. L’aspetto paradossale è che la gran parte delle informazioni che evidenziano punti oscuri o rendono improbabili le accuse indiane sono emerse grazie a inchieste giornalistiche o ad analisi effettuate da esperti con l’utilizzo di fonti aperte ma non sono mai state diffuse da Roma che mantiene sulla vicenda un’ormai consolidata ambiguità (mentre a Difesa e Marina è stato imposto il silenzio fin dall’inizio) tesa prioritariamente a non creare contrasti con l’India e a smorzare le polemiche in Italia.
Per la loro permanenza preso l’ambasciata in India, Latorre e Girone hanno ottenuto incarichi di assistente all’addetto militare retribuiti con 6.400 euro mensili netti e vivono in due piccoli appartamenti nei quali possono ospitare le famiglie che vengono regolarmente a trovarli. Venerdì la sorella di Latorre, Carolina, ha annunciato la chiusura del seguitissimo gruppo Facebook delle famiglie dei due militari. “Devo comunicarvi che per motivi personali non posso più seguire il gruppo e quindi tristemente sono costretta a chiuderlo” scrive Carolina senza fornire ulteriori spiegazioni. L’ipotesi di pressioni dall’alto resta molto probabile specie considerando che mercoledì scorso la stessa Carolina Latorre aveva invitato per l’ennesima volta gli internauti a moderare il linguaggio nei loro post e commenti, perché a volte offensivo nei confronti delle istituzioni impegnate nel caso.
Il ritorno in Italia entro il prossimo Natale è un’ipotesi “ragionevole” ha detto De Mistura valutando che l’inchiesta dovrebbe concludersi “alla fine di agosto” permettendo così l’inizio del processo la cui durata è stimata in due o tre mesi. Un ottimismo forse esagerato considerate le lungaggini e i ritardi dell’apparato giudiziario indiano. In giugno fonti vicine agli ambienti giudiziari informarono la stampa indiana di non poter prevedere la data d’avvio del processo aggiungendo che solo la traduzione dalla lingua malayalam all’inglese e all’italiano di tutti gli atti avrebbe richiesto non meno di altri due o tre mesi.
"Torno a Roma con più determinazione di quanto sono partito perché
l'autolesionismo non sia il sentimento con cui si racconta l'Italia". Così
il Presidente del Consiglio Enrico Letta saluta a Kabul i militari italiani e ci fa sapere che qui c'è l'Italia
che funziona."Il nostro peggior difetto è l'autolesionismo, facciamo a
gara a parlare male di noi stessi. Io qui ho voluto mostrare all'Italia ciò che
di positivo fa l'Italia perché l'autolesionismo non sia il sentimento con cui
ci si racconta. Sono voluto venire qui - ha detto Letta - per trasferire
dall'Italia il miglior esempio di un'Italia che funziona".
Il presidente del Consiglio, Enrico Letta, in Afghanistan ha prima visitato la base del contingente
italiano ad Herat , poi si è recato a Kabul per incontrare il presidente
Karzai.
“Ho voluto fortemente essere qui - ha detto Letta - per interpretare i sentimenti
di vicinanza profonda dell'Italia per il vostro impegno. In questi anni
difficili per il Paese a livello economico e per la stabilità voi avete
interpretato al meglio l'immagine dell'Italia recuperando ed in parte
riscattando le difficoltà.
"Il 2014 - ha detto - vedrà il termine dell'operazione Isaf ma noi
siamo qui per dire al Governo di Kabul che non abbiamo intenzione di lasciare
soli gli afghani". .
Letta ha poi ricordato i motivi per cui il contingente italiano si trova in
Afghanistan "in ottemperanza a risoluzioni dell'Onu per la stabilizzazione
e lo sviluppo del Paese: anche se il nostro impegno quì terminerà nel 2014 - ha
aggiunto - la situazione afghana deve trovare una finalizzazione positiva anche
dopo. Nessun Paese libero puo' sottrarsi all'impegno per la stabilizzazione e
per la pace". Solo nel quadro Nato, Onu e Unione Europea - ha continuato -
possiamo insieme risolvere i problemi e lavorare per la stabilità e battere il
terrorismo".
Il presidente del Consiglio ha poi elogiato il lavoro dei militari italiani e ha sottolineato che "voi siete quì per
difendere la nostra integrità territoriale, le nostre frontiere: l'Italia segue
con profonda partecipazione il vostro sforzo e solo riconsegnando l'Afghanistan
al suo popolo e alle sue istituzioni saremo in grado di dire che la
missione è compiuta. "Non lasceremo solo il popolo afghano - ha
detto Letta - il ricorso a tanta fatica e il sacrificio di vite umane deve
trovare una finalizzazione positiva e non devono essere lasciate a metà
"In anni in cui l'Italia non sempre ha dato una buona 'immagine di
se' all'estero, voi avete rappresentato la migliore immagine del nostro Paese
nel mondo", ha continuato Letta rivolgendosi alle truppe italiane "L'Italia
vi guarda con grande ammirazione e orgoglio. Siete circondati dall'affetto
sincero di tutti gli italiani che apprezzano il vostro impegno e il vostro
coraggio". Poi ha continuato dicendo"L'Italia in questi ultimi anni a
causa della crisi economica e dell'instabilita' politica, ha faticato molto e
non sempre ha dato di se' la migliore immagine nel mondo. Voi invece - ha concluso
- avete dato dell'Italia l'immagine giusta, un Italia che rispetta gli impegni
al meglio e per questo il senso di gratitudine nei vostri confronti è
doppio".
Nemmeno una parola sui due militari italiani detenuti illegalmente in India,qua
non c’è l’Italia migliore,ma c’è l’Italia dei Letta,c’è il paese dei venditori
di fumo,di quelli che servono i poteri forti e non il proprio paese. E’ offensivo ascoltare la retorica e l’ipocrisia
di un signore che crede di rappresentare l’Italia con un accordo sottobanco con
L’India e senza chiedere nessun arbitrato internazionale,senza chiedere nessun intervento
agli amici alleati che si tolgono dalla patata bollente, e lasciano gli altri
nella polveriera afgana.
Il Presidente Letta si ricordi sempre che lui sta a quel posto per
rappresentare l’Italia,non gli altri interessi e se lo ricordasse insieme ai
suoi Ministri e insieme a chi l’ha nominato. Una persona onesta,per pudore ,non
sarebbe nemmeno andato a Kabul,con la vicenda marò ancora aperta.
IL SEQUESTRO DEI MARO' GIRONE E LATORRE: LA PROSSIMA 68° ASSEMBLEA GENERALE DELL'ONU DIVENTI LO SPARTIACQUE DEL CASO
di Stefano Tronconi
24 Agosto 2013
Come tutti i miei scritti precedenti il presente articolo è liberamente riproducibile da chiunque ne fosse interessato
Sono trascorsi oltre 2 mesi da quando Capuozzo, Di Stefano e lo scrivente hanno ritrovato, rielaborato e messo a disposizione tutti gli elementi fondamentali del caso che hanno permesso di riscrivere la storia di quanto veramente accaduto in India nella vicenda dei marò Salvatore Girone e Massimiliano Latorre.
Ci si sarebbe aspettati a questo punto che il governo italiano, forte anche di questa nuova conoscenza dei fatti, si sarebbe finalmente mosso con decisione nel perseguimento di due obiettivi: 1) il rientro immediato in Italia di Girone e Latorre, ponendo così fine a quello che si è ormai configurato come un vero e proprio sequestro di persona; 2) l'avvio da parte dell'India di una rigorosa e trasparente inchiesta penale nei confronti dei responsabili di tale sequestro (verosimilmente responsabili anche della gravissima manipolazione delle indagini nei confronti di Girone e Latorre)
Ciò a cui invece abbiamo assistito da parte del governo italiano è stata solo la ripetizione a nausea del ritornello che per chiudere il caso si è alla ricerca di una soluzione 'veloce' (solo l'uso tale parola in questo contesto dovrebbe fare arrossire di vergogna chi la pronuncia) ed 'equa' (anche se, una volta individuati colpevoli ed innocenti, i margini su cosa possa considerarsi equo e su cosa no sono alquanto limitati).
Personalmente ho atteso con pazienza che tale soluzione venisse finalmente annunciata, pronto anche, nel limite dell'accettabile, a turarmi un poco il naso. Credo infatti che dopo oltre 18 mesi di abusi indiani e confusione e insussistenza italiana sia più che mai importante che i due paesi ritrovino insieme una strada condivisa e dignitosa per uscire da questa vergognosa vicenda. Ho scritto soluzione 'annunciata' e non 'trovata' perchè è ormai da mesi che le voci più responsabili presenti all'interno del governo indiano, dopo la 'sbalestrata' sentenza emessa dalla Corte Suprema nel Gennaio scorso, spiegano quale potrebbe essere la soluzione: il riconoscimento cioè dell'azione compiuta in buona fede nello svolgimento del proprio servizio da Girone e Latorre che potrebbe rendere i marò non punibili in base al diritto penale indiano e che quindi farebbe rientrare dalla finestra l'applicabilità delle norme UNCLOS con riconoscimento della giurisdizione all'Italia.
Non so se chi per l'Italia sta seguendo la vicenda a livello politico, militare, giudiziario e giornalistico davvero continui a non capire cosa sia successo e cosa succeda in India per semplice stupidità, ignoranza ed incompetenza, oppure perchè persegua altri inconfessabili obiettivi diversi da quelli sopra enunciati. Sta di fatto che è proprio l'assoluta mancanza di una posizione ferma da parte del governo italiano che ha indebolito ed indebolisce di fatto chi all'interno del governo indiano sta lavorando da mesi per trovare una soluzione, avvantaggiando di fatto gli esponenti governativi più collusi con i delinquenti politici del Kerala autori del sequestro dei marò e quindi più esposti alle potenziali ricadute negative derivanti dalla chiusura di questo caso in termini ben diversi da quelli che erano stati propagandati alle opinioni pubbliche indiana ed italiana.
Per questa ragione è ora quanto mai necessario che il governo italiano ponga a se stesso ed al governo indiano una data precisa e non valicabile entro la quale i due obiettivi sopra ricordati debbano essere raggiunti per via bilaterale. Questa data va individuata all'incirca ad un mese da oggi e cioè entro del prossimo mese di Settembre quando si svolgerà il dibattito plenario in occasione della 68° Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
Se a fine Settembre il sequestro di Girone e Latorre non avesse ancora imboccato la strada della definitiva risoluzione (che può solo passare non per un processo farsa in India, ma per una richiesta di proscioglimento pieno per non aver commesso il fatto o, al massimo, per la soluzione 'indiana' sopra riepilogata che nei fatti cancellerebbe il processo indiano e rimetterebbe il proscioglimento pieno nelle mani della giustizia italiana) il capo del governo italiano Letta non potrà ripresentarsi all'Assemblea delle Nazioni Unite ripetendo gli imbarazzanti miagolii sul caso, appena accennati e da nessuno raccolti, di cui si era reso protagonista un anno fa nella stessa sede l'allora capo del governo Monti rendendo l'Italia meno credibile di Antigua e Barbuda (con tutto il rispetto per Antigua e Barbuda). Letta dovrà invece denunciare al mondo che l'India tiene sequestrati due cittadini italiani in missione internazionale ufficiale per l'Italia da oltre 550 giorni e che l'unico precedente del dopoguerra per alcuni versi riconducibile al caso (il sequestro dei funzionari americani da parte del governo dell'Iran) durò 'solo' 440 giorni. Letta dovrà denunciare che l'India sarà pure formalmente una democrazia di grandi dimensioni, ma che da quasi due anni si è di fatto trasformata nel buco nero della legalità internazionale. Letta dovrà far valere il fatto che l'Italia, pur non essendo ormai più un grande e ricco paese, tuttavia continua oggi a contribuire in maniera assai significativa alle attività delle Nazioni Unite e che la non risoluzione immediata della vicenda dei due marò non potrà che portare a dover riconsiderare tutti gli impegni italiani nell'ambito delle Nazioni Unite stesse. Letta dovrà insomma dire e fare ciò che né il governo Monti per tutta la sua durata, né lui nei suoi primi 5 mesi del presente governo ha avuto il coraggio di dire e fare (e che avrebbe invece dovuto essere detto e fatto fin dai primi momenti del sequestro di Girone e Latorre) con le conseguenze disastrose sulla credibilità internazionale italiana a cui tutti abbiamo assistito negli ultimi tempi.
Affinchè un intervento di Letta alle Nazioni Unite con tali contenuti non debba avvenire, auspico ovviamente che Letta stesso, Bonino e Mauro, dopo cinque mesi di torpore in assoluta continuazione con il precedente governo, si diano finalmente una mossa. Tutti desideriamo buone relazioni con l'India, perchè sappiamo che la banda criminale che ha organizzato il sequestro di Girone e Latorre per ragioni in primo luogo politiche e solo secondariamente estorsive non rappresenta l'India né gli indiani. Ma è proprio per il rispetto che dobbiamo portare alla grandissima maggioranza di indiani onesti e per rispetto ai valori di giustizia che l'Italia a parole dice sempre di mirare a diffondere nel mondo che l'azione politica del governo italiano va immediatamente modificata ed i due obiettivi enunciati all'inizio dell'articolo vanno perseguiti senza ulteriori ritardi e deviazioni con risultati tangibili e verificabili da conseguire nei prossimi 30 giorni.
FONTE : https://www.facebook.com/stefano.tronconi.79?hc_location=timeline
Dopo 551 giorni dall' inizio di questa odissea le ultime notizie provenienti dall' india e dal governo non sono confortanti
(ANSA) - NEW DELHI, 22 AGO - " Credo che abbiamo potuto trovare una soluzione" al problema creato dalla mancata testimonianza degli altri quattro Fucilieri di Marina. Lo ha dichiarato oggi all' ANSA a New Delhi il ministro degli esteri indiano Salman Khurshid " Davvero penso che questa volta ci siamo- ha concluso - e che possiamo superare l' impasse e ridare velocita al processo".
La polizia indiana (Nia) non ha problemi a chiudere le indagini sull'incidente che coinvolge due maro' italiani se si allontanasse troppo la possibilita' di interrogare gli altri quattro fucilieri di Marina italiani che erano a bordo della Enrica Lexie. Lo scrive oggi il quotidiano The Times of India.Nella sua edizione online il giornale cita ''fonti della Nia'' secondo cui le indagini ''sono in uno stadio avanzato'' e ''vi sono sufficienti prove e testimonianze a sostegno dell'istruttoria''.In particolare un ufficiale della Nia ha precisato che ''il rapporto contenente i capi d'accusa puo' prescindere dalle dichiarazioni dei quattro maro'. Se c'e' un eccessivo ritardo nel loro arrivo in India, presenteremo il risultato del nostro lavoro senza le loro testimonianze. Eventualmente potremmo piu' tardi inviare un supplemento di inchiesta''.Di fronte alla indisponibilita' dei fucilieri a recarsi a New Delhi per testimoniare, la Nia ha chiesto al ministero dell'Interno e alla Procura indiani un parere sull'atteggiamento da tenere. Ma le fonti consultate dal giornale hanno insistito che ''abbiamo registrato le dichiarazioni di 50 testimoni e vi sono gia' quindi sufficienti prove indiziarie e legali per blindare questo caso''.
Fonte (ANSA)
ecco invece che succede a Roma :
(ANSA) - ROMA, 23 AGO - Il Presidente del Consiglio Enrico Letta ha presieduto il terzo incontro del gruppo di lavoro interministeriale sulla questione dei fucilieri di Marina Girone e Latorre. Sono state ribadite, si legge in una nota, ''la forte e continua attenzione del governo e la volontà di perseguire una soluzione equa e rapida della questione''. Esaminati gli ultimi sviluppi della vicenda, in vista del completamento delle indagini condotte dalle autorità indiane e della successiva fase di avvio del processo. La situazione dei nostri fucilieri si è talmente complicata , come i malati gravi che fanno pellegrinaggio a Lourdes per essere miracolati. Da questo punto di vista la scelta di basso profilo di mandare in India un “oscuro funzionario” che da sottosegretario di Monti è stato degradato a semplice inviato dall’ attuale governo Letta, ci sembra scelta infelice ed autolesionistica. Per di più, il povero Staffan è figlio di madre svedese e padre dalmata, cioè ufficialmente croato, naturalizzato italiano nel 1999, il che non ci sembra il massimo che l’Italia potesse esprimere per tutelare l’onore e la dignità di due suoi valorosi militari in una questione che coinvolge non negoziabili valori di patriottismo e di italico orgoglio. Per la piega che hanno preso gli eventi, come minimo ci saremmo aspettati che andasse giù la Emma Bonino, meglio ancora se ad intervenire fossero stati Gianni Letta o magari, perché no, lo stesso presidente Napolitano. A tale proposito si possono citare vari precedenti, uno in particolare. Molti ricorderanno come lo scorso marzo un reparto di parà francesi abbia ucciso per errore due civili indiani nella Repubblica Centroafricana. Un autobus con le insegne dell’esercito del Ciad alleato dei francesi trasportava una trentina di lavoratori indiani lungo un percorso che era sotto pieno controllo dell’esercito francese in un paese dilaniato da una delle tante sanguinose guerre dimenticate, scatenate tra varie fazioni di diversi paesi per acquisire il controllo di ingenti risorse naturali come uranio, oro e diamanti. Non si sa perché, ma ad un tratto i parà hanno scatenato una tempesta di fuoco amico sui malcapitati indiani scambiati per terroristi camuffati, nonostante essi fossero scortati da alcuni soldati alleati del Ciad, uccidendone due e ferendone e molti altri. Appena dopo l’accaduto, il presidente francese Francoise Hollande ha fatto pervenire al primo ministro indiano Manmohan Singh una lettera di scuse scritta di proprio pugno nella quale, oltre ad ovvie condoglianze, forniva ampie rassicurazioni al premier indiano circa l’immediato avvio di una inchiesta interna sulle risultanze della quale gli indiani “sarebbero stati tenuti informati”. Fine, con l’incidente che s’è chiuso lì. Si dirà: ma i parà francesi stavano nel Gabon, come avrebbero potuto prenderli gli indiani? Vero, ma pure i Marò non stavano in India, ma in Italia visto che la Lexie quando naviga in acque internazionali è, per condivisa norma internazionale, un’estensione del territorio italiano. Allora perché i nostri soldati li hanno potuti sequestrare? Girare la domanda a Monti, prego. In conclusione la situazione dei Fucilieri illegalmente trattenuti da 18 mesi si è rovinata per un insieme di circostanze perverse, ma soprattutto per colpa del prof Monti. Tra i fattori non evidenziati va sottolineato che all’ epoca del presunto incidente della Enrica Lexie il Kerala era in campagna elettorale. All’ opposizione di sinistra, al locale partito comunista in particolare ( opposto a quello di Sonia Gandhi ), è capitato di poter strumentalizzare l’accaduto, inventando l’aggressione di biechi occidentali colonialisti nei confronti di poveri pescatori indiani, in un stato, il Kerala, dove la corporazione dei pescatori conta tre milioni di iscritti che, con parenti ed amici, costituiscono un coccolatissimo serbatoio di almeno 10 milioni di voti su poco più di venti milioni di aventi diritto al voto. Poi c’è stata l’assoluta incapacità, ma più spesso la malafede, della polizia e della magistratura del kerala.
Come se non bastasse, anche la magistratura italiana ha contribuito a peggiorare il caso. Nonostante la vicenda dei “killers” dei pescatori indiani sia apparsa con enorme rilievo sulla stampa di tutto il mondo, hanno aperto sul conto di Max e Salvo un fascicolo pro forma, di fatto disinteressandosi di appurare la realtà, qualsiasi essa fosse, o per scagionare i Fucilieri se innocenti, oppure condannarli se colpevoli. Invece se ne sono fregati altamente dell’immagine dell’Italia e dei suoi due soldati. Quando a febbraio scorso erano tornati per le elezioni, essendo accusati di omicidio, sarebbe bastato che un qualsiasi PM avesse spiccato un ordine di cattura per trattenere i fucilieri del San Marco in Patria.
Del resto i militari sono dei guerrafondai, ben gli sta se li condannano. Non per nulla sui muri di Taranto campeggiano ben visibili scritte che neanche nel Kerala imbrattano i muri: “Marò, tornate presto; avvolti nella bandiera”.
Ma cosa è successo nei fatti ?
la capitaneria di porto di Kochi ha ritenuto di poter coinvolgere la Lexie in una sparatoria alla quale era estranea, che si è svolta 5 ore più tardi di quella denunciata dalla Lexie stessa contro un barchino di pirati, in un altro specchio di mare e che ha visto come protagonista il cargo greco Olympic Flair.
Verità queste dimostrate dai messaggi scambiati, e tutti ufficialmente registrati, tra la Lexie ed il centro di controllo del Corno d’Africa e tra la Olympic Flair ed il centro SAR (Search and Rescue) dell’Oceano Indiano.
E’ successo che il comandante del peschereccio “aggredito”, appena sceso a terra alle ore 23.00 circa nella sua prima intervista ha indicato nelle 21.30 l’ora della sparatoria e che, essendo notte, non aveva potuto leggere il nome della nave che li aveva aggrediti, alcuni giorni dopo, improvvisamente, cambia versione, sposta l’ora della sparatoria alle 16.30 ed afferma di essere sicuro che la nave fosse l’Enrica Lexie per averne letto il nome a poppa.
Poi non contento, s’è messo d’accordo con la polizia del Kerala per distruggere il peschereccio, cioè la scena del delitto, senza che la difesa avesse potuto prenderne visione per contro periziare in merito alla dinamica della sparatoria ed alle risultanze delle perizie necroscopica e balistica, che inizialmente erano favorevoli ai Fucilieri, prima che fossero taroccate come ha mirabilmente dimostrato Luigi De Stefano, il perito balistico che ha risolto il mistero dell’esplosione dell’aero Itavia nel cielo di Ustica. A questa conclusione Di Stefano è giunto dopo aver minuziosamente esaminato copie del rapporto della necroscopia riprese in filmati della Rai e della Bbc, in cui sono evidenti cancellature e contraffazioni che hanno trasformato da non compatibili in compatibili con i proiettili rinvenuti sulle armi dei Fucilieri. E poi con una dettagliatissima perizia balistica delle armi in dotazione ai Fucilieri
per la polizia la scomparsa del Saint Anthony è un modo per cancellare ogni traccia delle sue manipolazioni e dei depistaggi per sviare le indagini in modo da incastrare i Fucilieri in questa ottica va anche visto come sono stati accusati, nonostante avessero registrato l’incidente sul libro di bordo della Lexie in tempi non sospetti, cioè prima che scoppiasse il caso, descrivendo un peschereccio blu mentre il Saint Anthony è diverso, come da sempre confermato da un teste oculare, il vice comandante della Lexie Carlo Noviello. Invece di cercare di far luce sull’ incongruenza tra il battello descritto dai testimoni ed il Saint Anthony, la polizia si è limitata ad ignorare la questione
Gli inquirenti indiani non dispongono di una prova credibile per sostenere che il Saint Anthony sia entrato in contatto con la Lexie piuttosto che essere stato colpito da poche pallottole vaganti nel corso di una sparatoria tra un’altra nave, presumibilmente la Olympic Flair, ed un barchino di pirati, in piena notte.
La NIA deve spiegare perché abbiano autorizzato il dissequestro del peschereccio e la sua restituzione a Freddy Bosco per affondarlo senza consentire alla difesa dei Fucilieri una sua ricognizione, perché dopo 18 mesi non siano state rese note le risultanze delle perizie sul Saint Anthony e perché il rapporto finale consegnato alla magistratura del kerala sia solo una copia contraffatta dell’originale che scagionava i Fucilieri.
La NIA deve spiegare come fanno a trattenere i Nostri Soldati ed a non emettere il non luogo a procedere nei loro confronti essendo ormai chiarito da numerose prove documentate ed inequivocabili che a chiunque abbiano sparato, lo hanno fatto 5 ore prima che fossero uccisi i pescatori. Loro cosa c’entrano con questo fatto ?
La NIA deve spiegare perché non abbiano accusato ed indagato per falsa testimonianza il comandante Freddy Bosco che dopo aver spiegato alla stampa mondiale che il fatto era accaduto di notte, ragione per cui non aveva potuto leggere il nome della nave dalla quale avevano sparato, poi dopo qualche giorno ha spostato l’ora della sparatoria alle 4.30 del pomeriggio dichiarandosi certo che la nave fosse la Enrica Lexie .
Su quale principio di diritto continuano a trattenerli?
E' ora che De Mistura non parli ma agisca, deve mettere con le spalle al muro i suoi interlocutori trasformandoli da persecutori nei veri accusati nella vicenda dei Fucilieri.
E' ora di portare il caso in tutte le dovute sedi internazionali politiche e giuridiche. far intendere loro che l’Italia discrediterà l’immagine internazionale dell’India Il compito che adesso attende l’inviato croato-italo-svedese che rappresenta l’Italia non è per niente facile. Ma neanche impossibile le motivazioni di cui dispone a favore dei Fucilieri sono tante, coerenti e supportate da dati
in conclusione, tutto questo non sarebbe accaduto se Monti si fosse comportato da statista, invece che di preoccuparsi dei rapporti commerciali con l' india !
La Vera Italia non lascia nessuno indietro
La Vera Italia dice solo questo : Noi... Andiamo Avanti !
Sulla vicenda dei due Fucilieri italiani trattenuti in India
La vicenda dei due Militari Massimiliano Latorre e Salvatore Girone è stata vissuta in Italia come una crisi di prima grandezza nella nostra politica estera. Nelle cancellerie e nelle opinioni pubbliche di altri paesi, anche amici e alleati, l’attenzione è stata tutto sommato distratta. Il governo indiano l’ha considerata come una crisi di rilevanza secondaria e la stampa del paese l’ha spesso relegata nelle pagine interne. Eppure, ci sarebbe stato più di un motivo per occuparsene in maniera diversa: la crisi dei marò ha messo in luce aspetti che presentano per l’insieme delle relazioni internazionali implicazioni potenzialmente rilevanti. Si è parlato molto di pena di morte intorno a questa vicenda, in Italia: in parte per una preoccupazione reale, e in parte non minore per una tattica negoziale che si riteneva – erroneamente a mio avviso – potesse indurre a unatteggiamento più costruttivo le autorità indiane. La prassi giudiziaria indiana la prevede solo in casi definiti “the rarest of the rare” (nel più estremo fra i casi estremi) e l’ambiguità della formula è stata sempre interpretata in maniera restrittiva a Delhi. L’ultima esecuzione ha riguardato il terrorista pakistano, unico sopravvissuto dei responsabili della strage di Bombay del 2008. Pensare che un tribunale indiano potesse condannare a morte degli appartenenti alle forze armate di un paese amico, per di più membro della NATO, significa non valutare correttamente i meccanismi decisionali e le logiche di influenza della politica indianaQuello che preme sottolineare qui, tuttavia, non è tanto il fatto che le possibilità di una sentenza capitale siano giuridicamente improbabili e politicamente astratte, quanto che il tema della pena di morte sia entrato in questa vicenda mettendo a nudo esitazioni e ritardi nella battaglia per la sua messa al bando. L’Italia è da sempre all’avanguardia nel campo abolizionista. L’India invece ha dimostrato una forte ritrosia, votando in genere contro le risoluzioni societarie, in nome del diritto a una sovranità interna che rifiuta vincoli automatici, indipendentemente dal fatto che la pena venga applicata o meno. Che tutto ciò non abbia colpito più di tanto la comunità internazionale costituisce una manifestazione abbastanza evidente dell’effettivo livello di attenzione su questo tema. Diverso e non meno grave è stato il divieto imposto al nostro ambasciatore di lasciare il territorio indiano. All’ambasciatore italiano in India e accreditato anche in Nepal gli sarebbe stato di fatto impossibile esercitare le sue funzioni, con un’evidente lesione degli interessi italiani, nel caso di una qualche urgenza nei nostri rapporti con quel paese. Che la sanzione imposta dalle autorità indiane abbia costituito una chiara violazione delle immunità diplomatiche sancite dalla Convenzione di Vienna, è di tutta evidenza. Le stesse ragioni addotte per cancellare il provvedimento sono apparse inaccettabili, nella misura in cui accreditavano ulteriormente l’ipotesi che si fosse agito in presenza di un fumus di reato. Abbiamo espresso sollievo quando all’ambasciatore Mancini è stata restituita la libertà di movimento. Forse avremmo dovuto anche, se non di più, ribadire l’indignazione. La mossa indiana avrebbe dovuto provocare una protesta ben più forte, e soprattutto generalizzata: le parole imbarazzate della Ue, la presa di distanza di fatto delle Nazioni Unite e l’indifferenza di molti paesi alleati, non sono state tanto o solo un danno per la credibilità dell’Italia (che pure c’è stato).Hanno lasciato intravedere la possibilità di una deriva che ci si augura non abbia a verificarsi ma che, in caso contrario, sarebbe difficile arginare e getterebbe nel caos la dinamica dei rapporti internazionali. I due marò erano impegnati in una azione di protezione antipirateria e questo, quali che siano state le modalità, resta un punto centrale. La Enrica Lexie è stata attirata in porto dalle autorità indiane con la scusa di collaborare all’identificazione di presunti pirati appena catturati (stando a quanto è stato riferito all’epoca e mai smentito). Si è trattato di uno stratagemma illegittimo che ha fatto perno sulla buonafede italiana in quello che si riteneva un impegno comune a entrambi. Il danno fatto all’Italia avrebbe giustificato una ben più decisa reazione, ma soprattutto si è creato un vulnus all’impegno della comunità internazionale di stroncare sotto l’egida dell’Onu il flagello della pirateria. Quale altra nave risponderà mai a richieste di cooperazione del genere in futuro? Il rischio è quello che una campagna voluta dalle Nazioni Unite, la cui efficacia si basa sull’adozione di norme uguali per tutti, finisca per naufragare nella confusione, o al massimo di divenire preda della logica del più forte come unico parametro di comportamenti e reazioni. La pirateria è un problema serio; i nostri marò potrebbero anche avere commesso degli errori (personalmente ne dubito), ma azioni come quella indiana possono avere un effetto dirompente sull’intero sistema di prevenzione. C’è chi ha visto nell’azione del governo indiano la riprova della rivendicazione, da parte dei “giganti emergenti”, del diritto di riscrivere le regole di comportamento sin qui vigenti, a seguito del rovesciamento delle linee d’influenza tradizionali del rapporto Nord-Sud, in un mondo globalizzato e sempre meno unipolare. È la lettura di quanti hanno ritenuto inevitabile per l’Italia prendere una posizione sostanzialmente rinunciataria davanti a pretese sicuramente infondate. Nulla di più potenzialmente pericoloso: resta da dimostrare se l’atteggiamento indiano sia stato figlio di una mentalità da Superpotenza saldamente introiettata, o se non si sia trattato di una nuova manifestazione di insicurezze antiche, quelle di un paese che vorrebbe convincersi di essere grande, ma non vi riesce del tutto, e reagisce rompendo il paniere delle regole che per altri versi vorrebbe poter determinare. L’India è un paese emergente, ma non ancora emerso del tutto. Quale che sia la lettura giusta, resta il fatto che il mutamento degli equilibri globali richiederà una assunzione di responsabilità tanto da parte dei “nuovi grandi” come delle potenze tradizionali, più o meno declinanti, per fissare i paletti di un nuovo recinto condiviso. È possibile, e forse anche probabile, che Latorre e Girone vengano condannati dal tribunale indiano che li dovrà giudicare. Non importa a che tipo di pena: resterebbe il fatto che due membri delle forze armate italiane, in servizio di Stato nell’interesse di una campagna voluta dalle Nazioni Unite, avrebbero subito una condanna penale e che questa condanna l’Italia avrebbe di fatto accettata. C’è davvero da riflettere su cosa ciò significherebbe in termini di capacità del nostro paese di avere una proiezione internazionale all’altezza non so se delle sue ambizioni, ma di certo del suo ruolo e delle sue responsabilità.
Una delle principali differenze tra un gatto e una bugia è che un gatto ha soltanto nove vite. (Mark Twain )
Dopo l' ennesimo viaggio in India dell' inviato speciale Staffan De Mistura siamo arrivati ad una sola certezza, ad ogni viaggio corrisponde una nuova fantasiosa strategia delfine diplomatico di lungo corso Italo/ Svedese, ma la domanda è una sola da rivolgere a lui e all' ex Premier Mario Monti : perchè non è stato chiesto subito un arbitrato internazionale all' ONU ?
Di seguito alcune delle dichiarazioni dell' ultimo anno.....
Timidi segnali di schiarita dall'India sul caso dei Fucilieri di Marina Italiani. Secondo quanto affermato il 16 agosto dall'inviato del governo Staffan De Mistura, c'è la speranza che il processo ai militari accusati dell'uccisione di due pescatori indiani inizi entro i primi di settembre e che si concluda «in tempi relativamente brevi». De Mistura, appena rientrato da New Delhi, ne ha parlato a Radio anch'io, dicendosi anche «cautamente ottimista» sulla possibilità che i due fucilieri tornino a casa per Natale. «Farò di tutto perché ciò avvenga», ha detto De Mistura.
Roma, 16 ago. (Adnkronos) - "Credo che i nostri maro' meritino di tornare per Natale e noi faremo di tutto affinche' questo avvenga". Lo ha detto l'inviato speciale del governo Staffan De Mistura, intervenendo a RadioAnch'io in merito al caso di Salvatore Girone e Massimiliano Latorre.
Roma - (Adnkronos) - L'inviato speciale del governo sul caso dei militari italiani Girone e Latorre, detenuti in India: "Io sono ottimista. Abbiamo avuto sorprese negative e quindi sono cauto". Il ministro degli Esteri Bonino si era detta fiduciosa sul rientro a dicembre
Città del Vaticano, 6 giugno - (Adnkronos) - L'inviato speciale del presidente del Consiglio: ''Questa storia finirà in fretta, domenica li incontrerò. Con India i rapporti sono cambiati radicalmente''
Roma, 10 maggio. (Adnkronos) - Il Consiglio dei ministri di ieri sera ha deciso ''la nomina del dottor Staffan de Mistura a Commissario straordinario del Governo quale inviato speciale per il coordinamento delle amministrazioni interessate alla soluzione della vicenda dei fucilieri appartenenti al reggimento della Marina Militare 'Brigata San Marco'. Ne da' notizia un comunicato di Palazzo Chigi.
Roma, 3 maggio - (Adnkronos) - A Palazzo Chigi riunione interministeriale sul caso dei fucilieri di marina Latorre e Girone nel corso della quale è stato espresso l'''auspicio di una soluzione equa e rapida del caso''
Roma, 27 marzo. (Adnkronos) - Il vice ministro degli Esteri Staffan De Mistura e' da stamattina a Palazzo Chigi per riferire della sua missione in India. Nei giorni scorsi, De Mistura era volato a New Delhi per accompagnare i due maro' Salvatore Girone e Massimiliano La Torre. Il resoconto di De Mistura, apprende l'Adnkronos, contribuisce alla messa a punto dell'intervento del premier Mario Monti, che oggi riferira' in Parlamento a seguito delle dimissioni annunciate ieri nell'aula di Monrtecitorio dal ministro degli Esteri, Giulio Terzi.
Roma, 26 marzo. - (Adnkronos) - Il sottosegretario agli Esteri, Staffan De Mistura, dovrebbe incontrare stasera i familiari di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. L'incontro, a quanto apprende l'Adnkronos, e' previsto all'aeroporto romano di Fiumicino. De Mistura e' in volo da Dubai, di ritorno dall'India, dove si era recato nei giorni scorsi per accompagnare i due militari italiani e dove ha avuto una serie di incontri con le autorita' del Paese riguardo alla loro vicenda. I familiari dei due maro', che oggi erano a Roma per assistere all'audizione dei ministri Terzi e Di Paola in Parlamento, si trovano all'aeroporto di Fiumicino dal quale si imbarcheranno per fare ritorno in Puglia. L'incontro avverra' salvo ritardi del volo sul quale sta viaggiando il sottosegretario. De Mistura dovra' poi riferire degli esiti della sua missione in India al premier e ministro degli Esteri a interim, Mario Monti.
Nuova Delhi, 23 marzo. (Adnkronos) - La polizia del Kerala si vanto' di aver "attirato" il capitano della Erica Lexie perche' la nave entrasse in porto. Lo ha affermato oggi il sottosegretario agli Esteri Staffan De Mistura in una intervista alla rete televisiva Cnn-Ibn.
Nuova Delhi, 22 marzo. - (Adnkronos) - Il sottosegretario agli Esteri Staffan De Mistura, che ha accompagnato a Nuova Delhi i maro' Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, ha in programma, prima dell'annunciata conferenza stampa con i giornalisti indiani, un colloquio con il ministro degli Esteri indiano Salman Khurshid. E' quanto riporta il sito di Times of India.
Roma, 15 gen. (Adnkronos) - La Corte Suprema indiana decidera' entro fine mese sul caso dei due maro' Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Lo ha dichiarato all'Adnkronos il sottosegretario agli Esteri Staffan De Mistura. Che la decisione in merito alla giurisdizione sul caso arrivi prima di febbraio, ha spiegato De Mistura, e' si' "un auspicio" ma "abbiamo anche degli elementi per poterlo affermare".
Abbiamo assistito in questi 548 giorni ad un clamoroso insuccesso della nostra diplomazia, a questo punto il messaggio che proviene dal nostro governo è uno solo : qualsiasi stato puo' permettersi di sbeffeggiarci tranquillamente!
La Vera Italia non si rassegna !
La Vera Italia chiede Giustizia !
La Vera Italia ricorda che "è l' onesta la migliore delle arti perdute "