mercoledì 29 gennaio 2014

LA VERA STORIA DEI MARO' MASSIMILIANO LATORRE E SALVATORE GIRONE , di Stefano Tronconi



LA VERA STORIA DEI MARO' MASSIMILIANO LATORRE E SALVATORE GIRONE 

Riproposizione dei contenuti degli articoli da me già pubblicati in data 1 Luglio e 3 Settembre 2013 ed ora qui integrati tra loro per facilità di lettura e condivisione. 

19 Dicembre 2013

Stefano Tronconi

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L'ODISSEA DEI MARO' GIRONE E LATORRE:
FOCUS SUL CLAN POLITICO DEL KERALA CHE RITENIAMO RESPONSABILE DEL SEQUESTRO, CHE HA MANIPOLATO LA DEMOCRAZIA INDIANA, DISTRUTTO LA SUA REPUTAZIONE INTERNAZIONALE E UMILIATO L'ITALIA

di Stefano Tronconi

3 Settembre 2013

Insieme a Toni Capuozzo e Luigi Di Stefano abbiamo recentemente pubblicato una nuova ricostruzione degli eventi che hanno coinvolto i Marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone spiegando in dettaglio cosa riteniamo sia realmente accaduto in quell'ormai lontano 15 Febbraio 2012. Sommariamente la ricostruzione è la seguente:

1) L'Enrica Lexie viene avvicinata da una barca pirata che respinge verso le 16.00 ora locale;
2) Verso le 21.30 secondo le dichiarazioni dello skipper Freddie Bosco avviene l'incidente tra l'Olympic Flair e quelle che l'Olympic Flair stessa ritiene due barche pirata (quella veramente pirata ed il St. Anthony che era lì a pescare); il St. Anthony viene preso tra i due fuochi e muoiono i pescatori;
3) la gurdia costiera indiana, ancora ignara del report Olympic Flair, avvisata immediatamente per telefono, collega l'incidente denunciato dalla Lexie con quello dei pescatori e chiede alla Lexie di rientrare;
4) alle 22.20 l'Olymic Flair fa il suo report dell'incidente all'IMO ma nel frattempo tutti sono concentrati sulla Lexie e la nave greca se ne va;
5) il giorno dopo in Kerala si trovano con una nave italiana e ed un governo italiano in posizione servile, mentre la nave greca è già al largo;
6) il primo ministro del Kerala decide che per vincere le elezioni locali ed estorcere un pò di soldi gli italiani come preda vanno bene;
7) di fronte alle pressioni dall'alto ed all'ipotesi di ricevere dei soldi in compensazione Freddie Bosco e gli altri pescatori aggiustano (più volte) tutte le loro dichiarazioni;
8 ) l'indagine farsa indiana tarocca tutti gli orari spostando verso il tardi le azioni italiane e soprattutto anticipando negli orari le azioni indiane.

Ora, al fine di ulteriormente chiarire i contorni dell'intricata ed inquietante vicenda, riteniamo ora necessario focalizzare l'attenzione sugli attori individuali indiani che, in base alle nostre informazioni, appaiono come i maggiori responsabili del sequestro di persona che ha coinvolto i due marò italiani illegalmente detenuti in India ormai da oltre 18 mesi.

Gli attori principali a cui facciamo riferimento sono due:
l'ideatore vero e proprio del sequestro, Oommen Chandy, attuale primo ministro del Kerala, già coinvolto in numerosi scandali ed episodi di corruzione;
colui che ha fornito la copertura politica al sequestro, A. K. Antony, attuale ministro della Difesa indiano e predecessore di Chandy alla guida del Kerala.
A titolo puramente informativo si segnala che entrambi i politici fanno parte di un'antica comunità cristiana presente in Kerala fin dai primordi del cristianesimo, che si ritiene emigrata dalla Siria, e che oggi, benchè divisa in varie confessioni religiose, continua a costituire in Kerala un gruppo etnico ben definito e distinto.
Chandy ed Antony hanno costruito la rispettiva carriera politica fornendosi costante reciproco supporto fin dai tempi in cui rovesciarono con successo, prendendone il posto, la precedente leadership del Partito del Congresso in Kerala.

Ora, tornando alla vicenda che qui interessa, abbiamo già spiegato in diverse occasioni come l'idea del sequestro dei militari italiani sarebbe nata nella mente di Chandy il giorno successivo al presunto incidente in mare tra l'Enrica Lexie ed il St. Anthony. Il 16 Febbraio 2012 infatti il primo ministro del Kerala si ritrovò con una nave italiana ancorata in porto, un governo italiano fin dall'inizio in posizione servile ed incapace di elaborare una risposta adeguata a quanto stava avvenendo ed una nave greca (presunta responsabile dell'incidente che ha coinvolto il peschereccio indiano St. Anthony) ormai lontana ed in acque internazionali.
E' a quel punto che il primo ministro del Kerala si rende conto che gli 'italiani' potevano rappresentare la vera occasione d'oro da strumentalizzare al meglio per vincere le imminenti elezioni locali che altrimenti avrebbe rischiato di perdere. Questa è la ragione per cui, in altri articoli, abbiamo definito il sequestro di Girone e Latorre come un sequestro di persona in primo luogo 'politico'. L'aspetto 'estorsivo' del sequestro sarebbe stato dunque solo secondario, benchè molto utile nel 'convincere' i pescatori del St. Anthony, la cui complicità Chandy avrebbe in questo modo comprato non solo in grazia della sua autorità, ma offrendo loro anche sostanziose ragioni di 'opportunità' economica.

Poiché la polizia del Kerala che avrebbe dovuto svolgere le indagini risponde direttamente a Chandy, il primo ministro ritenne subito che non avrebbe avuto problemi a manipolare le indagini nella direzione desiderata. Perciò, per prima cosa, la scelta fu di serrare i ranghi con il capo della polizia dando disposizioni affinchè si rimediasse immediatamente ad alcuni 'errori' già commessi nella confusione della notte dell'incidente e che avrebbero potuto inficiare il progetto criminale.
Tra questi i due 'errori' principali, a cui si cerca subito di porre rimedio facendo sparire dalla circolazione la documentazione originale (sfortunatamente per Chandy ai tempi di internet niente sparisce davvero completamente e da pochi mesi tutto quanto si era provato a nascondere è finalmente stato riportato alla luce) sostituendola con prove artefatte, sono:
- il video con l'intervista rilasciata al momento dell'arrivo a terra dal proprietario del peschereccio St. Anthony, Freddy Bosco, in cui lo stesso dichiara, anche in presenza di un poliziotto, che l'incidente che vede coinvolto il peschereccio è avvenuto alle 21.30, riaffermando con decisione l'orario anche a seguito dell'osservazione di un cronista che gli chiedeva conferma se non fosse avvenuto piuttosto alle 5 del pomeriggio (orario dell'incontro con i pirati denunciato dalla Enrica Lexie;
- l'autopsia condotta da un certo dott. Sasikala che aveva certificato che il proiettile che aveva ucciso uno dei pescatori aveva un calibro assolutamente incompatibile con le armi in dotazione ai soldati italiani. Il dott. Sasikala, immediatamente dopo aver reso noto i risultati di quell'autopsia, fu raggiunto da un'ingiunzione, da lui ovviamente rispettata, a non parlare più in alcun modo del caso.

L'intervento di Chandy e le azioni della polizia del Kerala tese a far apparire i due marò colpevoli non sarebbero però stati sufficienti a dirottare le indagini nella direzione voluta, senza la fondamentale complicità della Guardia Costiera Indiana.
La Guardia Costiera Indiana, sospettando l'esistenza di un possibile collegamento tra l'incidente riportato dall'Enrica Lexie e quello riportato molto più tardi dal St. Anthony, la sera del 15 Febbraio aveva infatti giocato d'astuzia richiamando nel porto di Kochi l'Enrica Lexie, che navigava in acque internazionali e nulla sapeva di quanto avvenuto ad un peschereccio indiano nelle vicinanze, con la scusa di fornire cooperazione nelle indagini anti-pirateria.
Chandy aveva bisogno che le relazioni della Guardia Costiera Indiana su quanto avvenuto fossero in linea con la narrazione artefatta della storia che la polizia del Kerala sotto la sua guida stava 'riscrivendo' ed aveva quindi necessità del pieno e complice sostegno da parte del livello politico più alto a cui fa capo la Guardia Costiera Indiana, cioè il ministro della Difesa.
Caso ha voluto che il ministro della Difesa in carica fosse in quel momento proprio l'amico, l'alleato, il mentore politico di lunga data di Chandy, A.K. Antony, che fin dal 16 Febbraio 2012 ed in più occasioni successivamente, e per tutta la durata del sequestro ancora in corso, avrebbe quindi giocato senza esitazioni da dietro le quinte il ruolo della 'longa manus' di Chandy a Delhi.

La falsa ricostruzione degli avvenimenti da parte della Guardia Costiera Indiana appare, se possibile, ancora più clamorosa delle false dichiarazioni rese in un secondo momento da Freddy Bosco e dai pescatori indiani e delle prove balistiche artefatte (ampiamente fatte filtrare attraverso la stampa, ma mai pubblicate ufficialmente) in quanto il falso proverrebbe direttamente da una istituzione come le Forze Armate Indiane (o almeno una sua branchia).
Ricordiamo di nuovo per inciso a chi ci legge che, poiché vi erano ben oltre 5 ore di differenza tra il tentativo di abbordaggio da parte di una barca pirata subito dall'Enrica Lexie e l'incidente che aveva coinvolto il peschereccio indiano, tanto la polizia del Kerala che la Guardia Costiera Indiana avevano a quel punto bisogno di:
chiudere in un cassetto e tenere nascosto al pubblico (arrivando fino a negare che un tale incidente fosse mai avvenuto) il rapporto inviato dalla nave greca Olympic Flair all'Organizzazione Marittima Internazionale alle 22.20 della sera del 15 Febbraio 2012, e relativo all'incidente occorsole al largo delle coste del Kerala, che descrive un incidente assai più compatibile per orari e modalità con quello inizialmente denunciato dallo stesso Freddy Bosco ;
'anticipare' gli eventi della giornata che vedono coinvolta la Guardia Costiera Indiana.

Da un lato allora Freddie Bosco e gli altri pescatori non si fanno problemi (benchè ricchi risarcimenti provenienti dall'Italia tanto per le famiglie delle vittime del St. Anthony che per i pescatori fossero già in discussione sia per l'inveterata abitudine italiana a pagare riscatti in base a considerazione cosiddette umanitarie sia per l'assoluta inettitudine mostrata nel gestire il caso) a cambiare la loro versione originale dei fatti modificandola secondo le indicazioni della polizia del Kerala. Quindi:
l'orario dell'incidente da intorno alle 21.30 viene ricollocato all'orario in cui l'Enrica Lexie aveva respinto l'attacco dei pirati;
la località dove l'incidente sarebbe avvenuto da 'ben all'interno delle acque territoriali indiane', cioè meno di 12 miglia della costa, viene ricollocato nello stesso luogo in cui l'Enrica Lexie aveva registrato il suo incontro con i pirati, cioè oltre 20 miglia al largo;
la dinamica dell' incidente stesso viene stravolta, poiché che tutti i pescatori dormissero come da prima versione era assai probabile con l'orario dell'incidente posto alle 21.30 quando al largo del Kerala era già notte fonda, ma assai meno probabile con l'orario dell'incidente posto alle 17.00.

D'altro lato, sotto quella che a questo punto riteniamo la guida di Antony, la Guardia Costiera Indiana si inventa invece di sana pianta una ricostruzione assolutamente fantasiosa delle azioni intraprese in quel fatidico 15 Febbraio 2012. In tale ricostruzione, pubblicata anche sul bollettino ufficiale della Guardia Costiera del Giugno 2012, con un linguaggio propagandistico degno più che di una democrazia di un regime militare assoluto e teso fino al limite del ridicolo a glorificare la forza e l'efficienza delle forze armate indiane, si dichiara che le navi militari indiane fossero già in azione alle 19.00 per intercettare l'Enrica Lexie. Peccato si sia ora scoperto, sulla base dei documenti a nostra disposizione, che il primo messaggio inviato dalla Guardia Costiera Indiana all'Enrica Lexie con la richiesta di rientrare a Kochi porti l'orario delle 21.36 (cioè un orario di pochi minuti successivi a quello in cui il St.Anthony aveva avvisato a terra via radiotelefono dell'incidente appena occorso) e quindi la ricostruzione fatta dalla Guardia Costiera Indiana risulti inventata di sana pianta per fini ora assai più chiari.

Ma la presunta azione di copertura operata da Anthony a favore di Chandy non si limita certo alla sola manipolazione delle prove.
Se infatti in Kerala, anche per la pressione esercitata dalle potenti organizzazioni dei pescatori, sono quasi inesistenti le voci che si levano a sollevare dubbi sull'operato di Chandy, che tra l'altro si muove senza scrupolo alcuno tanto quando si tratta di elargire ricompense a chi si fosse messo al suo servizio (per esempio, il capo della polizia che ha costruito il falso caso contro i marò viene immediatamente promosso a ben più importante incarico al termine delle indagine), che quando si tratta di lanciare una campagna mediatica senza precedenti contro 'i marò italiani assassini', pur in assenza di qualsiasi prova o processo, qualche ostacolo naturalmente sorge a New Delhi.
E qui il presunto ruolo giocato dietro le quinte da Antony per coprire le spalle all'amico Chandy diviene assolutamente fondamentale.
E' così dunque che l'avvocato dello Stato inizialmente incaricato a Delhi di seguire la vicenda, avvocato che davanti alla Corte Suprema indiana aveva affermato senza mezzi termini che quanto stava avvenendo in Kerala con il sequestro della nave e dei militari italiani fosse del tutto illegale, viene da un giorno con l'altro sostituito con un altro avvocato pronto docilmente a seguire le direttive politiche del clan del Kerala.

Per meglio comprendere l'importanza del ruolo di Antony va ricordato che egli non è solo il ministro della difesa nel presente governo di coalizione indiano, ma è a tutti gli effetti il numero due del governo in termini di autorità dopo il primo ministro Manmohan Singh. Il primo ministro Singh fin dall'inizio di questa legislatura è impegnato a tenere insieme un governo di coalizione che litiga su tutto, è invischiato in uno scandalo dopo l'altro, è disprezzato da gran parte dell'opinione pubblica ed è considerato debolissimo in politica estera. Insomma, una situazione in cui è assai facile per Antony dirottare la politica estera indiana per quello che ritiene un tornaconto personale e del proprio clan politico. L'abilità politica di Antony d'altra parte è ben conosciuta in India. Nel 2012 l'Indian Express l'ha collocato tra i 10 più potenti indiani dell'anno. Inoltre, come ha scritto un lettore del Times of India del Kerala che dichiara di averlo conosciuto bene fin dalla gioventù, Antony è 'ben felice dell'aurea di incorruttibilità che lo circonda, ma in realtà la cosa che lo rende veramente felice è l'essere circondato da una classe politica corrottissima ed inetta che riesce così a manovrare facilmente e permette a lui di brillare e muoversi da statista pur con ben pochi meriti reali'. Insomma, Antony è descritto come un esperto manipolatore politico.

A riprova di quanto appena detto, nella difficile partita politica e diplomatica che si svolge a Delhi fin dall'inizio sul caso dei marò, non è tanto Antony che si espone in prima persona a copertura degli atti criminosi di Chandy, ma è lui che si ritiene svolga il ruolo da regista utilizzando di volta in volta assai meno brillanti e più controversi colleghi.
Dall'inizio della vicenda, e per i primi mesi seguenti, Antony 'invia in prima linea' a protezione dell'operato di Chandy il poco brillante ottuagenario ministro degli Esteri S.M. Krishna, lo stesso ministro che ha fatto ridere il mondo intero quando davanti all'assemblea dell'ONU si è messo a leggere il discorso del ministro portoghese anziché il proprio, continuando a lungo a leggere senza accorgersi del clamoroso errore che stava commettendo.
Una volta sostituito nel governo indiano l'inadeguato ministro Krishna con il più accorto e capace ministro degli Esteri Salman Kurshid (che in un paese come l'India soffre comunque di una sua personale 'debolezza' politica intrinseca derivante dall'appartenere alla minoranza musulmana), è presumibilmente sempre Antony che, al fine di mettere i bastoni tra le ruote all'azione diplomatica di Kurshid tesa a trovare una soluzione ad un caso che danneggia la reputazione dell'India non solo nei confronti dell'Italia, ma anche dell'Europa e di altri paesi alleati, non esita ad utilizzare:
una prima volta l'ex ministro della giustizia Ashwani Kumar che solleva un incredibile polverone su una questione in gran parte teorica con la critica al ministro Kurshid per la sua 'garanzia' offerta all'Italia, con richiamo a pareri legali e ad una giurisprudenza consolidata, sul fatto che i marò italiani in India non avrebbero rischiato la pena di morte in caso di condanna (Kumar è stato da qualche mese rimosso da ministro della Giustizia a causa di uno dei tanti scandali che hanno colpito il governo);
una seconda volta il criticatissimo ministro degli interni Sushilkumar Shinde (anche lui ministro assai controverso per varie gaffe, affermazioni imbarazzanti e coinvolgimento in scandali) che è riuscito a provocare e ridicolizzare una volta di più la controparte italiana. L'Italia aveva infatti (vergognosamente, per le modalità in cui la cosa è avvenuta, ma poiché gli 'attori' italiani non sono il focus del presente articolo, non approfondiremo, ma ci limiteremo solo ad un breve accenno a loro nel prossimo paragrafo) deciso di far rientrare i marò in India anche dietro promessa da parte di Kurshid di una 'rapida ed equa' conclusione positiva di tutta la vicenda. Invece con la decisione, presa in contrasto con il ministro degli Esteri, di coinvolgere l'agenzia anti-terrorismo - la NIA - nelle indagini, anziché la polizia ordinaria – CBI -, Shinde ha in un colpo solo di fatto ottenuto di allungare nuovamente i tempi della vicenda, ha messo in imbarazzo il collega Kurshid ed ha perpetrato l'ennesimo sgarbo all'Italia, perchè chiunque capisce che la polizia anti-terrorismo nulla ed in nessun caso avrebbe dovuto avere logicamente a che fare con la vicenda dei marò.

Terminata questa carrellata che ha provate a mettere a fuoco alcune importanti dinamiche di politica interna indiana, per inciso, ci preme osservare che davvero non ci si capacita di come un immenso esercito di persone che in Italia hanno seguito la vicenda, esercito formato da innumerevoli politici italiani, inviati più o meno speciali, diplomatici esperti e meno, gerarchie militari, burocrati dei ministeri di esteri e difesa, giornalisti, stuoli di avvocati (italiani ed indiani), tutti tanto profumatamente quanto eccessivamente pagati, siano riusciti a non capire nulla delle dinamiche qui descitte che appaiono aver condizionato e continuano a condizionare il caso farsesco e tragico dei due marò. Su di loro e sui loro vergognosi errori e fallimenti che proseguono da oltre 18 mesi potremmo scrivere un nuovo trattato sul significato e le conseguenze dell'incompetenza in politica e nelle pubbliche istituzioni. Poiché ciò va però oltre gli obiettivi di questo articolo, vorremmo qui solo esprimere il desiderio che, una volta rientrati in Italia i due marò, la magistratura italiana seriamente si occupasse del caso e prendesse in seria considerazione le varie denunce che ci risultano già presentate da parte di alcuni cittadini, tra l'altro anche per gravissime violazione dei diritti costituzionali di Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, nei confronti di politici quali Giorgio Napolitano, Mario Monti e altri.
Naturalmente ci piacerebbe anche che siano una buona volta i cittadini elettori italiani a pretendere che tutti coloro che hanno contribuito a questa figuraccia internazionale, qualora colpevoli non tanto di crimini, ma solo di assoluta incompetenza, lascino i rispettivi incarichi pubblici per cui non sono evidentemente qualificati e si dedichino ad altro mestiere così da poter finalmente offrire un qualche contributo positivo alla società italiana.
Perchè se per il popolo indiano non dovrebbe essere accettabile che un clan politico con alla testa due soli uomini, per quanto potenti, possa riuscire a manipolare con successo l'esito di una tornata elettorale e di conseguenza l'intero processo democratico di uno Stato importante quale il Kerala e possa impadronirsi e gestire come cosa privata una vicenda di politica estera che avrà durature e negative conseguenze sull'immagine dell'India nel mondo, così per il popolo italiano non dovrebbe certamente essere ammissibile che una intera classe politica, una classe militare e le istituzioni tutte si dimostrino così inadeguate ed incapaci da non riuscire neppure a comprendere quanto succede loro intorno e si facciano umiliare in questo modo dall'azione criminale del medesimo clan politico.

In conclusione, ora che speriamo di avere una volta di più messo a fuoco il ruolo che ha presumibilmente giocato un gruppo ristretto di politici indiani senza scrupoli, disonesti e manipolatori nell'odissea di Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, riteniamo che, dopo mesi di inspiegabile letargo, una urgente ripresa di iniziativa politica da parte italiana già nei prossimi giorni sia assolutamente necessaria.
Anche perchè lo stesso sistema giudiziario indiano sul caso di Salvatore Girone e Massimiliano Latorre ha già bruciato buona parte della sua reputazione (magari un giorno pubblicheremo una più approfondita analisi sull'inconcludente e 'non equo' procedimento giudiziario che ha accompagnato in India in parallelo il dipanarsi del caso tutto politico dei due marò) e non è quindi certamente più nella condizione di garantire oggi quella 'equità' spesso a vanvera sbandierata da politici di entrambi i paesi e risultata assente per oltre 18 mesi.


fonte : https://www.facebook.com/stefano.tronconi.79?hc_location=timeline



Marò, Comellini (Pdm): basta con le sceneggiate dei gitanti "last minute" dalla solidarietà pelosa. Verità va accertata.



Marò, Comellini (Pdm): basta con le sceneggiate dei gitanti "last minute" dalla solidarietà pelosa. Verità va accertata.

Dichiarazione di Luca Marco Comellini, Segretario del partito per la tutela dei diritti di militari e Forze di polizia (Pdm).

"Quante inutili e tardive peroccupazioni per la sorte dei due "marò. È chiaro che la situazione non sembra più essere recuperabile e che i due militari verranno rispediti in Italia, peccato che non sappiamo ne come ne quando. Comunque, adesso, proprio per il rispetto che è dovuto ai due miitari e alle due vittime la verità deve essere accertata e per farlo serve un processo, ma prima ancora servono i capi di imputazione.

In questi giorni sono molti quelli che parlano di azioni, di tecniche giudiziarie, interventi segreti e mirabolanti, di blitz e altre amenità da interventismo del ventennio che è meglio non ripetere. Nel pietoso "palleggio" di responsabilità una cosa è certa: tra quelli che oggi sono in gita in India per vedere l'attrazione del momento c'è chi ce l'ha spediti per la prima volta, per la seconda e pure la terza, e sempre per soddisfare gli interessi del momento e degli amici degli amici.

Poi c'è anche chi li vorrebbe candidare alle europee e interrompere i rapporti con l'India ma questa è la solita trovata pubblicitaria di chi non ha più argomenti per giustificare le proprie responsabilità di quando faceva il ministro della difesa e quindi, per ricordargliele, e ricordarle ai più distratti, mi sembra opportuno riportare alcuni dei passaggi salienti del comunicato che la Confederazione Italiana Armatori (Confitarma) diramò il 13 luglio 2011 per ringraziare il governo Berlusconi e l'allora ministro della difesa, La Russa: "il consiglio della confederazione armatoriale, riunitosi a Verona presso la sede Unicredit, ha espresso vivo apprezzamento per l'azione del ministro della Difesa, Ignazio La Russa, grazie alla quale sono state approvate le misure per la difesa attiva delle navi contro gli atti di pirateria, da tempo sollecitate da Confitarma" e si concludeva con un chiarissimo "Siamo grati al governo e al ministro La Russa per aver compreso l'urgenza delle nostre richieste, peraltro condivise anche da tutti gli schieramenti politici in Parlamento".


Ai gitanti "last minute" e all'opinione pubblica voglio ricordare che quelle norme antipirateria i radicali non le votarono e gli emendamenti che presentarono per cancellarle dal testo del decreto di rinnovo delle missioni internazionali furono sistematicamente respinti.".

Caso marò, Barroso: «No alla pena di morte La decisione dell’India avrà un impatto sull’Ue»


Enrico Letta e José Manuel Barroso a colloquio (Ansa)

«L’Unione europea è contraria alla pena di morte in qualunque situazione» ed è convinta che «qualunque decisione» dell’India sul caso dei due marò «avrà un impatto su tutta la Ue»: questa è la posizione del presidente della Commissione José Manuel Barroso al termine dell’incontro con il presidente del Consiglio Enrico Letta e 5 ministri del governo. Ogni decisione sul caso dei due militari italiani sotto processo in India «può avere un impatto sulle relazioni complessive fra l’Unione europea e l’India e deve essere valutata con attenzione». Di conseguenza, l’Ue , che ricorda di essere «impegnata a combattere la pirateria», «continua a seguire caso molto da vicino». Da parte sua Letta ha ribadito: «Vogliamo che la vicenda si concluda presto».

Fonte:  http://www.corriere.it/cronache/

Marò, Bonino: "India applichi regole diritto, Italia sia unita sul dossier"

Roma, 28 gennaio 2014 - "Di fronte all’ “inaffidabilità del regime indiano sul dossier dei marò è necessario che l’Italia sia unita". Lo ha detto il ministro degli Esteri, Emma Bonino, nel corso della trasmissione radiofonica Zapping 2.0 riferendosi alla vicenda dei fucilieri Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, accusati di aver ucciso due pescatori nel corso di una missione anti-pirateria in India a bordo della petroliera Enrica Lexie. "Credo - ha ribadito il ministro riferendosi alla missione in India di una delegazione parlamentare - che su questo dossier ciò che è molto importante è l'unità italiana, lasciando per dopo la ricostruzione di quanto è accaduto". 
Sulla possibilità  che i marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone possano rientrare in Italia nei prossimi mesi “non parlo più di speranza, visto quante volte l’India ci ha deluso, ma parlo di determinazione”.
Parola dell’inviato speciale Staffan De Mistura dopo il suo incontro con la missione di parlamentari in India. “A questo punto noi chiediamo risposte alla petizione che abbiamo presentato dopo due anni senza capi d’accusa”, ha aggiunto De Mistura annunciando la sua partenza per l’1 febbraio.
http://qn.quotidiano.net/esteri/2014/01/28/1017454-emma-bonino-farnesina-maro-india-italia.shtml

La farsa della «missione marò»: il Parlamento indiano era chiuso per festa. di Maria Giovanna Maglie

Sono tornati dalla gita sociale a Delhi, e ora che sono di nuovo a Roma i componenti dell'abbondante delegazione bicamerale chiedono un incontro «al più presto» con i parlamentari indiani. No, né voi né noi siamo impazziti, è il livello del governo Letta con il fattivo contributo del Parlamento che ha toccato sulla vicenda dei marò il confine del grottesco oltre che dell'immorale, e se non avevo dubbi sull'inutile pantomima di un viaggio avvenuto per bieca propaganda, per salvare malamente la faccia e in sospetto di elezioni, all'insegna del troppo poco e troppo tardi, due anni di ritardo, a mani vuote, senza un solo progetto, una proposta concreta, una agenda minima di incontri concordata in loco, ecco che la realtà riesce ad essere peggiore delle previsioni. Eccovi il comunicato della delegazione parlamentare italiana, diffuso dall'ambasciata d'Italia a New Delhi al termine della visita dei 16 deputati e senatori. «I membri della delegazione italiana» si legge «non hanno potuto incontrare i propri colleghi dato che il Parlamento indiano in questi giorni non è in sessione e per la coincidenza delle celebrazioni della Festa della Repubblica indiana».
«Essi hanno tuttavia chiesto» prosegue la nota «che tali incontri con le Commissioni Esteri e Difesa del Parlamento indiano possano svolgersi al più presto per avviare un dialogo a livello parlamentare volto a favorire una soluzione equa ed onorevole del caso, nell'interesse di due Paesi che hanno sempre tra loro mantenuto esemplari legami di amicizia». La sede diplomatica ha poi reso noto che «a Nuova Delhi, i membri della delegazione hanno incontrato gli ambasciatori dei Paesi dell'Unione Europea e di altri partner per sottolineare i riflessi internazionale della vicenda, che coinvolge due militari italiani che, su una nave battente bandiera italiana, erano impegnati in un'attività di contrasto alla pirateria in acque internazionali».
Già, l'ambasciatore Ue a New Delhi, un altro disinformato, a essere gentili.
Sentite che ha dichiarato, sempre con due anni di ritardo: «La pena di morte per i due marò italiani accusati dell'omicidio di due pescatori in India è fuori questione». Lo ha detto l'ambasciatore dell'Ue a New Delhi, Joao Cravinho, alla stampa indiana. «Il governo indiano ha assunto un impegno pubblico e noi ci atteniamo alla parola data», ha spiegato. Certo, chi volete mai che abbia spiegato a cotanto diplomatico che laddove vige la separazione di poteri, difficilmente il potere esecutivo può prendere impegni per quello giudiziario, figuriamoci se a chiedere che l'indagine la faccia la Nia, l'agenzia antiterrorismo che si occupa solo di reati passibili di condanna a morte, è stato il ministero dell'Interno.
Sapete la verità? Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, detenuti illegalmente da due anni, rispediti in India tira le minacce a loro e alle famiglie dal governo Monti, snobbati e calunniati dal governo Letta, ora in procinto, con comodo della campagna elettorale indiana, di essere giudicati come pirati mentre erano in missione antipirateria, missioni che altri seimila marò continuano a svolgere con gli stessi rischi, si sono ritrovati a incontrare senza poter dire quel che hanno nel petto personaggi che hanno la faccia tosta di rilasciare le seguenti dichiarazioni.
Fabrizio Cicchitto: «Il ministero degli Esteri ha lavorato incessantemente, noi ci siamo mossi quando sollecitati.
Che i marò ci abbiano ringraziato per averlo fatto insieme ci riempie di gioia». Pier Ferdinando Casini: «Toccante, sono dei ragazzi straordinari che vivono con grande dignità una condizione veramente difficile». Una chicca davvero non richiesta, infine, dall'ambasciatore Daniele Mancini, di recente immortalato mentre consegna un omaggio floreale al leader nazionalista che vuole la pena di morte per i marò: «L'India è un Paese difficile, ma che merita la considerazione dell'Italia». 
Maria Giovanna Maglie liberoquotidiano


martedì 28 gennaio 2014

MPS - IL SUO CROLLO CI SALVEREBBE - MA IL GOVERNO FA ORECCHI DA MERCANTE


Ma che bello scoprire le schifezze che fa questo Governo.  Ci fanno credere lucciole per lanterne e tanti abboccano pure, ma per fortuna c'è ancora qualcuno che va oltre LE PAROLE ascoltate, che si informa, che indaga, che vuole capire dove sta la VERITA' e il perchè CONTINUANO A PRENDERCI PER I FONDELLI!
Vi domanderete di cosa parlo vero? Ve lo spiego in maniera semplice, in modo che tutti possiate capire IN CHE MANI SIAMO FINITI PER COLPA DI CHI ANCORA CREDE IN LORO.... (e parlo dei politici che sono al GOVERNO, quelli che DOVREBBERO FARE I NOSTRI INTERESSI, GLI INTERESSI DEL POPOLO!)
MPS ha ricevuto da Monti 4 milioni di €, ma non era un regalo, erano soldi prestati dallo STATO (cioè noi) per non farla fallire. Questi soldi, praticamente IL MPS non è in grado di restituirli, per cui, per legge DIVENTEREBBE UNA BANCA DI STATO e stando al trattato di Mastrich, diventando proprietà dello STATO, lo STATO può finanziarsi direttamente dalla BCE a tasso quasi  0 di interesse e questo significherebbe non pagare milioni di interessi e far si che il debito pubblico (spada di damocle sulla nostra testa) diminuisca velocemente. Ma... dove sta il problema? Il problema sta che se ciò accadesse, dato che SONO LE BANCHE STESSE A GUADAGNARE SUL DEBITO PUBBLICO ITALIANO, ci rimetterebbero MILIONI di Euro e farebbero tutte la stessa fine del MPS, cioè diventerebbero tutte di proprietà dello STATO...
Ora io mi pongo solo una semplice domanda... SAPENDO QUESTO, SAPENDO CHE IL CROLLO DELLE BANCHE ITALIANE SALVEREBBE L'ITALIA, facendo di nuovo girare contante, economia, benessere per il popolo, PERCHE', invece, Monti, Letta e tutti gli altri, continuano a tassarci perchè ciò non accada?
Iniziate a meditare su questo, perchè CI STANNO PRENDENDO IN GIRO ALLA GRANDE e tanti di voi ANCORA LI VOTANO...
Emanuela Rocca

per approfondire andate sulle fonti:
http://www.repubblica.it/economia/2014/01/15/news/profumo_se_salta_l_operazione_non_rischia_solo_il_monte_ma_tutto_il_sistema_bancario-75970129/

http://www.oggitreviso.it/mps-ovvero-crollo-delle-banche-78793
Pubblicato anche su www.agoranewsonline.com   sezione economia

"O indossi il velo o te ne ritorni a Roma" di Magda Menchini

Sembra siano state più o meno queste le parole che Emma Bonino si è sentita rivolgere dal Ministro iraniano che è salito a bordo dell'aereo italiano, atterrato a Teheran, con i veli pronti  perchè il nostro Ministro li indossasse, in quanto donna, prima di mettere piede sul sacro suolo islamico. 

E lei lo ha fatto.

Ora, che Emma Bonino sia simpatica o antipatica, di sinistra o di destra o che abbia idee che non collimano con le nostre è assolutamente ininfluente.  E' un Signor Ministro rappresentativo dell'Italia, dovrebbe essere considerata addirittura di genere neutro, per l'altissima carica che ricopre...e invece no, è stata  considerata una donna, quindi inferiore, a cui si deve parlare proprio perchè costretti. Ma è lì che doveva emergere l'orgoglio di essere prima di tutto un Ministro italiano e subito dopo una donna che non si deve nascondere o vergognare per il suo sesso. Desidero ricordare a Sua Eccellenza il Ministro che una giornalista, una tizia il cui nome era Oriana Fallaci, si scoprì il capo davanti ad un Osama Bin Laden, caso mai se ne fosse scordata.    

Come italiana, dissento davanti a questo chinare la testa,  nella maniera più categorica.

Forse le umiliazioni che abbiamo ricevuto dall'estero in questi ultimi anni non hanno insegnato ancora nulla ai nostri politici di qualunque ordine e grado, ma noi, noi popolo italiano, ci siamo ampiamente stancati.  Se abbiamo dei Ministri che non sono in grado di far valere la loro dignità e di non fare rispettare coloro, cioè noi, che rappresentano, allora è meglio che diano le  dimissioni e vadano a fare qualcosa di più costruttivo, per loro stessi e per noi.

Questi popoli, dove la donna viene sempre tenuta ad un livello inferiore, in casa loro e con la loro gente, possono fare, giustamente, ciò che vogliono.  Il personale politico e diplomatico straniero, invece, non può essere costretto a subire ricatti e minacce se vive ed agisce secondo regole proprie, mantenendosi ovviamente sempre nel lecito e nel legale.

La Rappresentante di uno Stato straniero, in questo caso italiano,  non doveva cedere davanti a questi modi, bastava un sorriso cortese ed un ordine al pilota di girare l'aereo e tornarsene a casa.  Quando avremo finito di logorare la nostra dignità con il cedimento completo davanti a patetici rimasugli del Medioevo più oscuro,  non sarà mai troppo presto.
La vogliamo mettere giù dura?

Il Ministro Bonino ha disonorato l'Italia e Dio sa che, di questi tempi, non ne avevamo bisogno.  Perchè l'Italia che Emma Bonino rappresentava in quel momento, si è chinata davanti all'oscurantismo più fazioso, davanti al più retrogrado estremismo e, con lei, si è chinata l'Italia intera.

Quando finiremo di fare queste figure davanti al mondo occidentale, al nostro mondo?  Quando finiremo di subire ricatti di ogni genere?  Ma veramente sono questi i politici che vogliamo?  Veramente sono questi che abbiamo delegato a rappresentarci?

E non è l'unica cosa che rimproveriamo a questa signora, nossignori, c'è anche l'affaire Latorre e Girone, un caso gestito nella maniera peggiore, senza intelligenza, senza diplomazia e senza onore.  Così abbiamo lasciato alla Nazione indiana cosiddetta democratica l'incarico di decidere come vuole della vita di due militari italiani, che hanno fatto il loro dovere e che  devono risponderne soltanto alle autorità italiane.
Ma sono militari, vero Sig.ra Bonino, quindi carne da cannone, merce sacrificabile senza troppi scrupoli.  Scommetto che lei non ha neanche letto il fascicolo che raccontava come si erano svolti i fatti e tutte le testimonianze e la documentazione ad esso inerenti, ben altri sono i suoi interessi, lo sappiamo tutti.

Chi renderà loro gli anni che stanno trascorrendo in "felice vacanza", come è stato detto da alcuni personaggi di sinistra?  Ma sono militari, è ovvio, usi ad obbedir tacendo e tacendo morire.  Ed è perfettamente inutile che parlamentari delle varie fazioni più o meno colorate si siano recati laggiù per fare....per fare cosa? Per non essere  ricevuti dai politici indiani che neanche si sono fatti vedere?  Per sottoporre l'Italia ad un'altra misera figuraccia?

Noi chiediamo ufficialmente le dimissioni non solo della Sig.ra Bonino da Ministro, ma anche quelle di tutti i politici che si sono occupati di questa tristissima vicenda.  E, per dirla tutta, vorremmo anche le dimissioni da parlamentari di coloro che si sono recati in India senza una trattativa studiata in anticipo con il governo indiano, rimediando una "buca" storica che ci ha lasciato l'amaro in bocca.  

E' stata una gita di piacere? O un pretesto per avere i propri nomi sui giornali?   La giustificazione è stata di farsi vedere vicini ai due fucilieri di marina i quali, sciaguratissimi che sono, non hanno mai visto in vita loro tanti pezzi grossi come in questi due anni, cosa di cui avrebbero più che volentieri fatto a meno.  Max e Salvo non hanno bisogno di sentirsi i politici vicini, che, oltretutto, speriamo ardentemente non abbiano portato jella.  Hanno già i loro amici in numero di decine e decine di migliaia che, giorno per giorno, danno loro il buongiorno e la buonanotte, li sostengono, li incoraggiano e li rincuorano. E hanno l'appoggio di tutte le Forze Armate, tranne di alcuni che hanno cercatio di lucrare sopra di loro.  E non solo i militari, ma anche le famiglie dei militari e gli amici dei militari.  Max e Salvo hanno dietro l'Italia, la vera Italia, quella reale, coraggiosa, sincera e onesta, che non ha interessi da prendere, non ha mire.  E' l'Italia che una banda di piccole persone si sta sforzando di imprigionare, di soffocare e di annientare per disegni oscuri.  

Ma noi ce la faremo, oh, sì, ce la faremo, state sicuri,  uomini e donne del potere. Noi li riporteremo a casa i nostri ragazzi. E voi? Semplicemente voi sarete additati al pubblico disprezzo perchè altro non meritate.
Magda Menchini

Rotterdam - Disinformazione democratica

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