martedì 26 agosto 2014

«Liberate i marò» sulle maglie da calcio

INDIA: I MARO' STASERA LIBERI
Una maglia per i marò. Per chiedere la loro liberazione dopo due anni e mezzo di prigionia in India. L’iniziativa è del Montecelio-Borussia, società calcistica laziale che gioca nel campionato di Eccellenza: per tutta la stagione – o almeno fino a quando i due fucilieri non torneranno a casa – la squadra giocherà con l’appello sulla maglia «Liberate i marò». L’idea è venuta al presidente, Emilio Piervincenzi, che a luglio ha inviato una lettera al Comitato regionale Lazio per chiedere il permesso di usare la scritta sulla muta dei giocatori. E il sì è arrivato pochi giorni fa.
«Bisogna impedire che il silenzio o peggio l'indifferenza ci faccia dimenticare quello che i nostri due ragazzi stanno subendo ormai da due anni – spiega il patron della squadra – Noi siamo i primi a farlo, ma mi auguro che anche altre società seguano le nostre orme e decidano di aderire a questa iniziativa in modo da dare vita a un movimento di solidarietà nazionale che sia protagonista, tutte le domeniche, sui campi del calcio dei dilettanti». «Noi – prosegue – con questa iniziativa speriamo di poter dare un piccolo contributo alla risoluzione della vicenda, che risale al 15 febbraio 2012, e impedire che il silenzio soffochi ogni sforzo volto ad ottenere il ritorno a casa di Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, ingiustamente detenuti in India ormai da oltre due anni».
È la prima volta che nel calcio viene organizzata – e autorizzata – un’iniziativa di questo tipo. In passato c’erano state richieste per far indossare ai giocatori un fiocco giallo a sostegno dei due militari. A giugno, nel pre-partita delle due finali play off Latina-Cesena, il presidente della serie B Andrea Abodi aveva dato il permesso per far indossare sulle maglie di alcuni giocatori e dello staff tecnico delle due squadre il simbolo. Permesso negato dalla Figc, invece, sempre a giugno, alla proposta che era stata lanciata dal Cocer, il Consiglio Centrale di Rappresentanza dell'esercito italiano, per farlo mettere sulle divise dei calciatori azzurri prima dei mondiali brasiliani. «Siamo solidali con quella che è una battaglia non solo del Cocer, ma del governo e di tutto il Paese – aveva spiegato la Federcalcio in una nota - Tuttavia, non possiamo mettere il fiocco giallo per i marò italiani trattenuti in India. La Fifa, della quale i regolamento sono noti, non ce lo consentirebbe. Diverso è il discorso inerente al Coni e ad altre discipline sportive».

http://www.iltempo.it/politica/2014/08/26/liberate-i-maro-sulle-maglie-da-calcio-1.1300385

lunedì 25 agosto 2014

Marò : Lettera aperta al Sindaco di Fasano ( BR ) Lello Di Bari




Egregio Signor Sindaco Lello Di Bari mi chiamo Antonio Milella, sono un cittadino Barese e Le scrivo questa lettera aperta dopo aver appreso da numerose testate di informazione delle sue dichiarazioni riguardo alla " sfarzosa cerimonia " che si terrà nel territorio della nostra Regione per la celebrazione del matrimonio della figlia del "magnate indiano" Pramod Argawal il prossimo settembre, mi aspettavo da Lei in occasione di questa celebrazione parole di vicinanza ai nostri Fucilieri di Marina conterranei Latorre e Girone, mi aspettavo dichiarazioni di solidarietà nei loro confronti in luogo di mere considerazioni commerciali, in special modo perchè Lei stesso è stato non molto tempo fa al centro dei riflettori, io La ricordo commosso di fronte a telecamere e taccuini quando in lacrime durante una conferenza stampa il 24 marzo 2014 rimise la fascia tricolore nelle mani del suo vice, Gianleo Moncalvo, dopo la sospensione notificata dal Prefetto di Brindisi per la condanna in primo grado per abuso d' ufficio del 13 febbraio scorso, a questo punto mi auguro che visto che Lei è stato invitato alle libagioni di tre giorni che seguiranno il matrimonio che porti sul suo abito due fiocchi gialli per testimoniare la Sua solidarietà ai nostri Marò ormai da 918 giorni lontani dalla nostra terra, mi auguro che lei non pensi sul serio a quanto si è letto in queste ultime ore ovvero a quanto ha dichiarato :
 " E' un grande spot per la nostra terra. Va ricordato che le persone che trascorreranno da noi a Fasano questo periodo rappresentano il 20% della ricchezza dell’intera India. Per noi ci sarà un ritorno di immagine importante, dopo di chè chissà in quanti, fra gli 800 invitati, sceglieranno magari di tornare".

Noi vorremmo solo veder tornare a Bari Salvatore Girone.e a Taranto Massimiliano Latorre, di Elefanti e Petali di Rose ne faremmo volentieri a meno...

PS in questi giorni come faccio da sempre andrò in spiaggia a Torrecanne (BR) a pochi chilometri da Fasano, se vuole le posso portare personalmente i due fiocchi gialli che mi Furono donati uno dalla Signora Vania il 23/11/2013 e l' altro dalla Signora Paola il 14/ 6/ 2014, li porto sempre con me e li porterò fino al ritorno dei nostri Fucilieri qui a casa.



Non giocate a fare gli indiani...

L' Italia che amiamo è prigioniera in India...

#iostoconimarò

MONTI, TU SIA DANNATO!



MONTI, TU SIA DANNATO!

Il pareggio in bilancio imposto dall’UE è stato inserito in costituzione dal Governo Monti. Molti economisti e giuristi hanno spiegato egregiamente il perché il pareggio in bilancio sia un vero suicidio economico, posto che rappresenta la certificazione dell’impossibilità per una nazione di crescere. Spiegazioni estremamente approfondite sono però spesso indigeste al grande pubblico così consentendo la prosecuzione di politiche economiche prive di senso.


Ci si propone dunque in questa sede di sottoporre all’attenzione dei lettori meno avvezzi a considerazioni economiche un esempio che chiarisca meglio cosa comporti il pareggio in bilancio in un paese privo di sovranità monetaria come è oggi l’Italia.
Immaginiamo di essere cittadini di una nuova nazione ed essere all’anno zero dell’introduzione da parte dello Stato della moneta quale mezzo di scambio di beni o servizi. Questo nuovo Stato decide di stampare la propria moneta e di distribuirla alla gente. Come immetterà questa moneta ai fini del nostro esempio semplificato non rileva (normalmente comunque tale emissione avviene con la spesa pubblica). Nel primo anno la nostra nazione immette in circolazione 10 monete decidendo di non applicare alcuna tassazione. Le 10 monete emesse vengono convenzionalmente indicate quale passività nel bilancio dello Stato e prendono fin dal primo anno il nome di debito pubblico.
Tale politica accomodante prosegue per dieci anni. A questo punto è davvero immediato sapere a quanto ammonterà la base monetaria per i cittadini: sarà pari a 100 monete complessive. Dunque pari a 100 sarà anche il valore del corrispondente debito pubblico.
Il nostro Stato dopo questi primi ottimi dieci anni decide di cedere la sovranità monetaria. Da tale data sarà una Banca privata a stampare la moneta ed a prestarla allo Stato al tasso d’interesse che nel nostro esempio immaginiamo essere del 10%. Ma il nostro Stato non si limita a cedere la proprietà della nuova moneta emessa alla banca ma gli cede anche la proprietà di tutta la moneta già circolante.
Nel primo anno successivo all’introduzione del nuovo sistema lo Stato si troverà costretto a pagare gli interessi alla Banca per tutta la moneta circolante ovvero le famose 100 monete. Con un saggio d’interesse annuo del 10% lo Stato dovrà pagare 10 monete alla Banca a fine anno. Ma lo Stato non può più stampare, dunque come farà a restituire la moneta alla Banca?
Facile! La Banca, bontà sua, accetterà quale corrispettivo del debito mere obbligazioni da parte dello Stato. Ecco dunque che nei successivi 5 anni, continuando le medesime politiche di spesa precedenti (sempre 10 monete), il nostro Stato chiederà in prestito 10 monete l’anno sempre senza tassare. Facile calcolare che al termine dei dieci anni il totale della moneta circolante sarà pari a 150. Il paese sarà sempre più ricco e felice. Ma c’è un problema, nel medesimo lasso di tempo, il debito pubblico non sarà più pari alla moneta circolante ma, a causa degli interessi del 10% annui sulle obbligazioni emesse dallo Stato, sarà ben più alto, ovvero pari alla moneta circolante più gli interessi maturati di anno in anno così arrivando ad un totale di 228,20 a fronte di una base monetaria complessiva di appena 150.
Il tasso d’interesse del 10% è più alto di quello realmente pagato dall’Italia sui titoli di Stato in questi anni (si è arrivati al massimo al 7%) ma il dato che conta evidenziare in questa spiegazione per profani è che se tutta la moneta circolante crea interessi il debito diventa immediatamente maggiore del totale della moneta circolante e diviene pacificamente inestinguibile in moneta (ma in beni reali si! Ricordate le privatizzazioni?), salvo il ritorno alla sovranità monetaria nazionale.
Dall’anno successivo, dunque il sedicesimo della nostra simulazione ipotetica, la banca privata proprietaria della moneta circolante (che la crea dal nulla in base alla richiesta come una volta faceva l’Italia) improvvisamente dice allo Stato che il debito è troppo elevato e che dunque, se vuole che la banca continui a comprare le sue obbligazioni, dovrà almeno mantenere invariato il tetto complessivo del debito. Con un debito complessivo di 228,20 monete lo Stato dovrà ogni anno restituire a titolo di interessi il 10% di predetto importo ovvero ben 22,82 monete l’anno. Lo Stato a questo punto deve recuperare attraverso la leva fiscale 22,82 monete l’anno per avere il pareggio in bilancio. Con una base monetaria complessiva di 150 monete è chiaro che a causa dei soli interessi lo Stato terminerà la moneta in meno di 7 anni. La conseguenza del calo di moneta circolante provocherà una violenta recessione fino al completo arresto del sistema economico nel termine suindicato di sette anni (se avete capito il ragionamento ora vi verrà in mente perché l’UE oggi non vuole più tassare i redditi ma le proprietà! Vuole massimizzare l’efficacia di una politica recessiva).
Ovvio dunque, la matematica non è un’opinione, che una nazione per sopravvivere economicamente ad un sistema di moneta debito non può avere il pareggio in bilancio. Solo per mantenere costante la base monetaria circolante sarà necessario ogni anno incrementare il debito della quota interessi complessivamente dovuta. Conseguentemente per aumentare la base monetaria il debito andrà incrementato costantemente e con una progressione non lineare ma esponenziale.
A questo punto si potrebbe obiettare che la nostra nazione immaginaria è fallita per sua colpa! Non ha tassato per 15 anni, se la sono cercata! Nulla di più falso e la matematica ci può aiutare a capire il perché: se anche fin dall’anno zero la nazione avesse tassato, anche moltissimo, sarebbe comunque fallita non appena persa la sovranità monetaria; avrebbe semplicemente impiegato un numero maggiore di anni.
Dunque cosa fa comprendere tutto questo? L’attuale sistema monetario è una follia logica e giuridica (è un crimine!). La sua funzione reale non può che essere una, quella di obbligare le nazioni ad accettare ogni tipo di riforma richiesta dalla banca proprietaria della moneta che, grazie a detta proprietà, ha assunto il controllo assoluto del sistema.
Questo articolo vuole essere un metodo di divulgazione auspicabilmente alla portata di ogni lettore, senza complicati calcoli o formule economiche. Le domande dunque sono ben accette. Spero solo di non aver guastato la giornata a qualcuno…
(di Marco Mori - Fonte)
http://tentor-maurizio.blogspot.it/2014/08/monti-tu-sia-dannato.html

domenica 24 agosto 2014

“la civiltà si unisce innanzitutto contro. Contro ciò che la distrugge”. Ci vogliono distruggere. Ricordiamoci di essere una civiltà.


Dedicato a chi ci ha imposto Mare Nostrum, a chi vuol far crederci che esistano i " portatori di valori " tanto cari alla Boldrini, a chi da straniera in casa nostra ci definisce " meticci " a tutti i paci-finti e a chi ancora continua a dormire mentre l' invasione della nostra Patria si sta compiendo !



Quando un anno fa gli islamisti di Al Shaabab fecero 60 morti in un centro commerciale di Nairobi, non molti si soffermarono sul fatto che del commando di 17 terroristi, 11 erano di provenienza occidentale (Usa, Inghilterra, Svezia, Finlandia, Canada).
Perché la natura del nuovo jihadismo che raccoglie combattenti per l’Iraq ma anche per la Siria e per la Libia e che ormai rischia di dilagare sul Mediterraneo (grazie agli errori colpevoli dell’Europa e degli Usa), ha una natura diversa da quella che l’Occidente si ostina a voler vedere per viltà e stupidità. Con buona pace dei politici irresponsabili, degli intellettuali arcobaleno, degli ipocriti dell’umanitarismo ideologico, questo male si sta sviluppando nel cuore dell’Europa; è un nemico che nasce dentro di noi, nelle pieghe di quella libertà di cui noi tutti in Occidente ci facciamo vanto e che rischia ora di diventare il nostro suicidio.
È vero, quello in atto non è uno scontro tra civiltà: è peggio. È lo scontro tra una civiltà (la nostra) e una non civiltà (l’ideologia jihadista); tra ciò che, con molte contraddizioni e qualche stortura, produce libertà, benessere, cultura, diritti umani e ciò che prova a distruggerlo.
Quando qualche anno fa Oriana Fallaci sviluppò il concetto di Eurabia per definire l’orizzonte di fine della nostra civiltà, allora l’Occidente liberal, gli intellettuali ipocriti, i politici vigliacchi e spudoratamente inetti la accusarono di razzismo, ma lei, profetica e incompresa, aveva intuito il male del nostro tempo. Lo scontro in atto non si gioca solo in Iraq, in Afghanistan, in Medio Oriente, nel Maghreb, ma qui a casa nostra. Qui da noi affonda le sue ragioni in un terreno paludoso fatto di stanchezza psicologica, crisi demografica, immigrazione incontrollata, multiculturalismo fallito, perdita d’identità storica e culturale, aggressività di una religione da sempre incline alla sopraffazione e ostile alla modernità. Ci stiamo scontrando con noi stessi, con la follia di un islam che sta crescendo in casa nostra.
L’Occidente si sta decapitando da solo. Se non prenderà coscienza che questa è una guerra che non può essere combattuta con la retorica del multiculturalismo, presto la sua testa rotolerà.
André Glucksmann, uno dei pochi intellettuali liberi che ancora abita la nostra cultura, scrisse che “la civiltà si unisce innanzitutto contro. Contro ciò che la distrugge”. Ci vogliono distruggere. Ricordiamoci di essere una civiltà. Svegliati Occidente!

fonte : https://www.facebook.com/giovannidettogianni.barbata?fref=nf

Il nuovo Pil criminale

CONTI PUBBLICI


di Marcello Esposito

A partire da ottobre alcuni paesi europei, tra cui l’Italia, inseriranno nel calcolo del PIL alcune forme di economia illegale. Una decisione che non sta in piedi moralmente, ma sopratutto economicamente. Ecco perché



A partire da ottobre alcuni paesi europei, tra cui l’Italia, inseriranno nel calcolo del PIL alcune forme di economia “criminale” (contrabbando, prostituzione e droga). A quanto è stato comunicato da imbarazzati funzionari, la decisione proviene motu proprio da Eurostat, l’agenzia statistica della Comunità Europea, che in questo modo recepisce indicazioni metodologiche risalenti addirittura al 1995. Stendiamo un velo pietoso sul modo in cui la stima verrà effettuata e lasciamo ai non addetti ai lavori l’illusione che le statistiche economiche ufficiali siano frutto di una scienza e non di un’arte divinatoria.Cerchiamo invece di capire le distorsioni economiche, prima ancora che morali, implicite in una scelta apparentemente “tecnica” ma sostanzialmente “ideologica”.

Il PIL, tra tutte le statistiche economiche, è una delle più importanti e ha assunto una valenza che va ben al di là delle classifiche sportive tra paesi o della semplice misurazione della “ricchezza” materiale prodotta in un determinato lasso temporale. Una valenza che nel caso dell’Unione Europea è sancita da trattati internazionali che vincolano i comportamenti dei paesi membri, influenzando reciprocamente la vita, le speranze e il benessere di 500 milioni di persone. Ci riferiamo principalmente al Trattato di Maastricht e agli accordi successivi, attraverso i quali è stata creata la moneta unica e si sono coordinate le finanze pubbliche dei paesi membri.  In questi accordi e nella loro applicazione pratica, il PIL svolge un ruolo determinante perché è da una sua corretta misurazione che discende un’interpretazione appropriata di alcuni rapporti chiave, come quello del deficit/PIL e quello del debito/PIL.

Perché si è deciso di usare il PIL e non qualche misura alternativa di benessere o di felicità? Perché non sono state incluse forme di attività come il lavoro casalingo? Il motivo è che serve una misura della potenziale “base imponibile” su cui i governi contino per rispettare gli impegni assunti nei confronti degli investitori, privati e istituzionali, che, acquistando il loro debito, hanno finanziato la quota di spesa pubblica non coperta dalle tasse. Il PIL, se calcolato correttamente, rappresenta la misura più affidabile della capacità di un’economia di produrre reddito “tassabile”.

Visto nell’ottica dell’investitore, basta anche solo l’inserimento dell’economia “sommersa” nel calcolo del  PIL per sporcarne la capacità segnaletica: il reddito dell’economia sommersa per definizione sfugge alle autorità fiscali del paese e quindi è inutile ai fini della determinazione della sostenibilità delle finanze pubbliche. Se gli abitanti di Evadolandia hanno tutti la Mercedes ma risultano nullatenenti per il fisco, il ministero del Tesoro pagherà uno spread salato sui suoi titoli di Stato anche se sulla carta il deficit/PIL dovesse risultare inferiore al 3% a causa di un PIL gonfiato dalla stima del reddito evaso.

Forse qualcuno ricorderà che nel 2006 la Grecia rivalutò nottetempo del 25% il proprio PIL, includendo stime fantasiose circa la dimensione dell’economia sommersa e dell’economia criminale. In quel modo riuscì a mascherare lo sforamento nel rapporto deficit/PIL che era in atto. Come è andata a finire, lo sanno tutti. Per la cronaca anche l’Italia (“una faccia, una razza”) è famosa per un’operazione analoga voluta da Bettino Craxi a fine anni ’80, limitata tuttavia all’economia “sommersa”, e che ci illuse per qualche anno di aver spezzato le reni alla Gran Bretagna.

Se, oltre all’economia “sommersa”, si include anche (una stima) di una certa economia “criminale” all’interno del PIL,  si rischia invece di compiere un vero e proprio errore di logica economica. Se il “sommerso” potrà emergere con una più efficiente lotta all’evasione, con una legislazione fiscale più semplice, l’economia “criminale”, invece, non potrà mai emergere. L’economia “criminale” viene combattuta ogni giorno dalle forze di polizia, dalla magistratura, dalle istituzioni. L’obiettivo è quello di azzerarla perché il nostro comune sentire ha decretato che tali attività sono dannose e distruggono capitale umano, sociale ed economico. E, a causa di ciò, anche le attività lecite che dipendono dall’economia “criminale” sono a rischio.

Quanto maggiore la quota di PIL criminale tanto più fragile è l’economia del paese. Volendo usare una metodologia di ponderazione presa a prestito dai modelli di risk management delle banche, l’economia “in chiaro” dovrebbe avere un peso del 100% nel PIL, la stima dell’economia “sommersa” un peso inferiore al 100%, a testimonianza della difficoltà di farla emergere. La stima dell’economia criminale dovrebbe invece entrare nel calcolo del PIL con un peso negativo.

Per capire per quale motivo, l’economia “criminale” dovrebbe entrare con segno negativo nel calcolo del PIL, facciamo un semplice esempio. Prendiamo il caso di una cosca mafiosa che impiega i soldi del traffico di droga nell’economia del proprio territorio acquistando auto di lusso, ristrutturando ville, pagando vitto e alloggio alle famiglie dei carcerati, etc etc. Cosa succederebbe se arrivasse un magistrato come Falcone o Borsellino e, arrestando la cupola della cosca, azzerasse l’afflusso di denaro? Il PIL del territorio si sgonfierebbe non solo per l’ammontare “criminale” ma anche per quello “lecito” che le attività criminali avrebbero reso possibile.  
E veniamo all’arte divinatoria che dovranno applicare i poveri sventurati a cui sta toccando il compito impossibile di inventarsi una stima del valore aggiunto delle attività criminali stando seduti davanti ad un computer dell’Istituto di Statistica.

Prendiamo il caso della dimensione internazionale del traffico di droga. Alcune droghe, come l’eroina e la cocaina, non sono prodotte in Italia, ma sono importate dall’America Latina o dall’Asia. Bisognerebbe dedurre dalla spesa dei consumatori domestici il costo della merce alla frontiera. Una parte della merce che entra in Italia viene poi esportata in altri paesi europei. L’attività di import-export, che pare rappresenti una parte importante dei guadagni delle mafie italiane, sarà inclusa nel PIL?

E come fa l’Istat a calcolare quale parte del valore aggiunto creato con il traffico di droga o la prostituzione rimane in Italia? Se i soldi spesi dai consumatori italiani, in droga o prostitute, vengono spediti all’estero per sfuggire ai controlli della polizia e della magistratura italiana, questi non dovrebbero entrare nel PIL italiano se non per la parte relativa al sostentamento della rete di distribuzione in loco (spacciatori, operazioni militari, …).

Sarebbe poi curioso capire come l’Istat aggiornerà le stime del PIL in base alle operazioni di polizia e all’azione della magistratura. In teoria, l’ISTAT dovrebbe poi mettere in correlazione il livello dell’attività criminale in Italia con l’attività legislativa in materia (“svuota carceri”, “Severino”, “41bis”, …) o con fenomeni come l’emergere di nuove droghe e trend di consumo.

L’inclusione dell’economia criminale o di parti di essa all’interno del PIL ha quindi un senso “economico” solo se l’Europa avesse intenzione di legalizzare quel tipo di attività. Viceversa, non ha alcun senso “economico”, ma rappresenta una fonte di errori statistici incommensurabili. E, quel che è peggio, rappresenta   il frutto di una interpretazione “ideologica”, spesso errata anche dal punto di vista scientifico, del concetto di “domanda di mercato” e “comune accordo tra le parti” per discriminare tra le attività criminali che fanno parte del PIL e quelle escluse.

L’accettabilità sociale dell’economia di mercato si basa sulla libertà degli individui di accettare una determinata transazione ad un determinato prezzo. Gli individui non devono subire coercizioni, se no non è più un’economia di mercato. Si può parlare di “comune accordo” tra un drogato e uno spacciatore? Come si può considerare “libero scambio” quello tra un uomo e una prostituta, se questa è stata costretta con le sevizie e la violenza a fare una scelta di vita così degradante?

E volendo ragionare per assurdo, perché escludere il “pizzo”, la “mazzetta” o l’ usura  dalla definizione di libero scambio? A Chicago qualcuno potrebbe considerarle forme primitive ma efficaci di offerta di servizi di sicurezza, di consulenza e di peer-to-peer lending. Per non parlare della massima espressione della libertà individuale: la speculazione edilizia sul territorio del demanio, dove più che il “comune accordo” vale il principio del “silenzio- assenso”.

Un’ultima domanda per Eurostat e Istat: quando considereremo PIL anche la “libera compravendita” di organi e lo scambio di materiale pedopornografico?

Marò, le ragioni dell' innocenza !



24 Agosto 2014 giorno di sequestro 917

Non ci stancheremo mai di ripeterlo, i nostri Fucilieri di Marina sono indebitamente trattenuti da 917 giorni in india nonostante non vi siano prove a carico dell' infamante accusa a cui i nostri tre ultimi governi non hanno voluto replicare per non turbare affari in corso...

Presidente Renzi osservi bene questi video, si legga la perizia allegata tramite link ( analisi tecnica dell' incidente ) e poi insieme al M.A.E. Mogherini si vergogni !



http://www.seeninside.net/piracy


si ringrazia la pagina Facebook Comunità Militare per l' immagine di questo articolo.



Cliccare sull'immagine per ascoltare il video




Questo è il nostro Paese, aiutate gli Italiani !


Ieri mi ha telefonato l'impiegata di una società di recupero crediti, per conto di Sky.
Mi dice che risulto morosa dal mese di settembre del 2009.
Mi chiede come mai.
Le dico che dal 4 aprile dello scorso anno ho lasciato la mia casa e non vi ho più fatto ritorno, causa terremoto.
Il decoder Sky giace schiacciato sotto il peso di una parete crollata.
Ammutolisce.
Quindi si scusa e mi dice che farà presente quanto le ho detto a chi di dovere, poi, premurosa, mi chiede se ora, dopo un anno, è tutto a posto.
Mi dice di amare la mia città, ha avuto la fortuna di visitarla un paio di anni fa. Ne è rimasta affascinata. Ricorda in particolare una scalinata in selci che scendeva dal Duomo verso la basilica di Collemaggio, mi sale il groppo alla gola.
Le dico che abitavo proprio lì.
Lei ammutolisce di nuovo, poi mi invita a raccontarle cosa è la mia città oggi.
Ed io lo faccio….
Le racconto del centro militarizzato.
Le racconto che non posso andare a casa mia quando voglio.
Le racconto che, però, i ladri ci vanno indisturbati.
Le racconto dei palazzi lasciati lì a morire.
Le racconto dei soldi che non ci sono, per ricostruire.
E che non ci sono neanche per aiutare noi a sopravvivere.
Le racconto che, dal primo luglio, torneremo a pagare le tasse ed i contributi, anche se non lavoriamo.
Le racconto che pagheremo l'I.C.I. ed i mutui sulle case distrutte e ripartiranno regolarmente i pagamenti dei prestiti.
Anche per chi non ha più nulla!
Che, a luglio, un terremotato con uno stipendio lordo di 2.000 € vedrà in busta paga 734 € di retribuzione netta.
Che non solo torneremo a pagare le tasse, ma restituiremo subito tutte quelle non pagate dal 6 aprile ad oggi.
Che lo stato non versa nulla ai “cittadini senza casa” (quelli che si gestiscono da soli) e che sono ben ventisettemila, a loro neanche quel piccolo contributo di 200 € mensili che dovrebbe aiutarli a pagare, magari, un affitto.
Che i prezzi degli affitti sono triplicati. Senza nessun controllo.
Che io pago, in un paesino di 500 anime, quanto Bertolaso pagava per un appartamento in via Giulia, a Roma.
La sento respirare pesantemente.
Le parlo dei nuovi quartieri costruiti a prezzi di “residenze di lusso”.
Le racconto la vita delle persone che abitano lì. Come in alveari senz'anima. Senza neanche un giornalaio o un bar.
Le racconto degli anziani che sono stati sradicati dalla loro terra lontani kilometri e kilometri. Le racconto dei professionisti che sono andati via. Delle iscrizioni alle scuole superiori in netto calo.
Le racconto di una città che muore e lei mi risponde, con la voce che le trema.
"Non è possibile che non si sappia niente di tutto questo. Non potete restare così. Chiamate i giornalisti televisivi.
Dovete dirglielo, chiamate la stampa. Devono scriverlo."
Loro non scrivono ...voi fate girare!
Grazie da L'Aquila.


fonte : https://www.facebook.com/Aldo.Saudelli4?fref=photo

Rotterdam - Disinformazione democratica

    Rotterdam - Disinformazione democratica Nei giorni scorsi tutte le televisioni (ad iniziare dal TG di SKY) e i giornali (e non soltanto...