venerdì 10 aprile 2015

Se reato di tortura deve esserci che lo sia per tutti coloro che lo commettono indistintamente

Pubblico volentieri questo articolo perchè penso che se si vuole cercare di migliorare la situazione nel nostro Paese, dobbiamo essere giusti ed equilibrati nella visuale del contesto in cui avvengono i fatti, e dico che non è giusto criminalizzare le Forze dell'Ordine mescolando i fatti fra loro in modo da fare schiuma e non permettere così di vedere la realtà nella sua totalità. 
Indubbiamente l'irruzione alla Diaz e quanto accadde a Bolzaneto restano pagine molto nere nella nostra Storia, ma non per questo si deve vanificare tutto il lavoro delle FFOO che spesso con addosso la loro Divisa ricevono i peggiori insulti e sono colpiti da sassi, vernice, uova e quant'altro  durante le manifestazioni e i vari servizi d'ordine. ( Marilina Fenice Grassi )





(di Alessandro Sallusti) - La Corte di Strasburgo per i diritti dell'uomo ha sentenziato che la polizia italiana ha compiuto atti di tortura contro i manifestanti del G8 di Genova che la sera del 21 luglio 2001 si rifugiarono dentro le mura della scuola Diaz.


È vero che lo Stato deve comportarsi sempre e comunque a norma di legge, ma è anche vero che in quelle ore a Genova era in corso una vera e propria guerra contro lo Stato e contro la comunità internazionale che l'Italia stava ospitando. Cinquemila criminali provenienti da mezzo mondo si erano mescolati a una folla di manifestanti complice e avevano messo a ferro fuoco la città, attentato alla vita di poliziotti, carabinieri e civili, devastato attività commerciali.

La reazione delle forze dell'ordine, una volta ripreso il controllo del campo di battaglia, fu sicuramente dura e molti uomini in divisa l'hanno già pagata personalmente, a differenza del livello politico che ovviamente si dileguò, a partire dall'allora vicepremier Gianfranco Fini presente sul posto per coordinare gli interventi. Ma scambiare i carnefici (i manifestanti) per vittime e le vittime (i poliziotti) per assassini e torturatori è davvero troppo.

Io lo dico chiaro: non mi vergogno della polizia e dei carabinieri che operarono a Genova per difendere lo Stato di diritto dalla furia di criminali comuni, loro sì, torturatori impuniti delle nostre città e delle nostre libertà. Prima di bollare come indegne le forze dell'ordine italiane, la Corte di Strasburgo dovrebbe dichiarare fuorilegge le bande paraterroristiche di black bloc, e i loro cugini no global (pacifisti a senso unico), viste in azione a Genova, Roma, in Val Susa e più di recente sulle linee dell'alta velocità ferroviaria.


E prima che il Parlamento italiano introduca - come sta per fare - il reato di «tortura» per limitare la possibilità di contrasto delle forze dell'ordine, è bene riflettere. Credo che nessuno di noi si senta minacciato da uomini in divisa. Semmai lo Stato ci tortura lasciando mano libera ai magistrati (vedi la carcerazione preventiva per estorcere confessioni), abbandonandoci in balia della sua burocrazia, aizzando contro di noi il mostro fiscale ingiusto e ricattatore. Tutte caste intoccabili a prescindere dai reati che commettono. Reati che sono molto più pericolosi e frequenti di quelli delle forze dell'ordine. I cittadini inermi siamo noi tutti, non chi va in piazza con passamontagna, spranghe e molotov e poi fa il santarellino in Europa.






lunedì 6 aprile 2015

Il DOLORE DELL'ELEFANTINO ROI E DI ALTRI PACHIDERMI

Sappiamo che ogni 15 minuti un elefante muore a causa del prelevamento delle zanne d'avorio. Nel Parco Nazionale di Garamba, della Repubblica democratica del Congo, ne è stata fatta una carneficina.
L'IFAV, Fondo internazionale per il benessere degli animali riferisce di 68 elefanti uccisi in due mesi, e di altri 30 in poco più di due settimane.
Tutte vittime innocenti solo per l'avorio, che in questo modo è facile da accaparrarsi. Il fatto è che purtroppo ci sono solo 150 ranger che devono pattugliare oltre 12949.94 km² del parco. Così i suoi 1.700 elefanti sono diventati facile bersaglio per bracconieri e militanti armati.
Vengono dall'Uganda, dal Sudan e dal Congo e ora anche da fuori.
Il bracconaggio e la vendita dell'avorio illegale serve loro per comprare cibo, ma anche armi e munizioni. A volte gli uomini armati di fucili hanno attaccato gli animali da elicotteri, mentre altri a terra , con delle motoseghe tagliavano loro le zanne. Il prezzo del mercato nero dell'avorio in Asia, dove ill prodotto arriva, varia fra 1.000 e 1.300 dollari per libbra.
Una sola zanna a seconda delle dimensioni,può arrivare a valere da 20.000 e 175.000. In Africa, invece, a volte vengono solo cedute in cambio di munizioni e una sola zanna può valere 18.000 proiettili.
Paesi come Ciad, Camerun e Repubblica Democratica del Congo, che hanno popolazioni di elefanti sotto minaccia fortissima di bracconaggio per il loro avorio, ancora non danno segni di alcun progresso nemmeno per rallentare la strage di questi maestosi bellissimi animali.

Una triste storia come esempio, arriva dalle pianure del Masai Mara National Reserve, in Kenya ed è quella di un giovane elefantino che rimane immobile, davanti al corpo della sua mamma senza neppure voler staccare la sua piccola proboscide dalla schiena materna. Però purtroppo la mamma è stata avvelenata dai bracconieri che con una lancia l' hanno colpita in testa.
Il piccolo, che così non può più bere il latte della mamma, rischiando di morire ha bisogno di essere salvato subito. Il branco che lentamente inizia ad allontanarsi, induce l'elefantino a seguire un'altra madre che ha il suo cucciolo da allattare. Il piccolo orfano così cerca di succhiare, ma l'elefantessa dolcemente lo respinge .
Solitamente gli elefanti adottano gli orfani del branco, ma condividendo il latte solo in situazioni in cui non mettano a repentaglio la salute dei propri cuccioli. Fortunatamente, però, viene allertato Richard Roberts, del Mara Elephant Project e può avere inizio così un estremo salvataggio. La matriarca diventata molto protettiva verso l'orfano fa si che i soccorritori fatichino a catturarlo. Ma se pur faticosamente riescono e finalmente il piccolo Roi, così da loro chiamato, può essere portato in un 'orfanotrofio per elefanti.
Le prime settimane dei un giovani cuccioli di elefante orfani sono sempre critiche e non sempre tutti sopravvivono sfortunatamente ,perché la sensazione di dolore e di angoscia che li assale può diventare così forte da portarli letteralmente a lasciarsi morire nel rifiuto totale di cibo o acqua. Roi, invece viene da subito confortato e consolato dagli orfani più anziani del centro, che gli danno l'attenzione e l'amore di cui necessitava.


Marilina Fenice Grassi 
Video della storia del cucciolo Roi https://www.youtube.com/watch?v=amUWVJC1vl4



sabato 4 aprile 2015

LA CHIESA DELLA SPERANZA



Monsignor Georges Abou Khazen parla di chiese gremite e presenza "commovente" dei fedeli,



“Sono giorni difficili, soprattutto dopo la caduta di Idlib” nelle mani dei movimenti islamisti; la città “non è lontana da Aleppo e la gente teme che succeda la stessa cosa qui. Nonostante i timori e le paure, i cristiani partecipano ai riti della Settimana Santa e le chiese sono sempre gremite”. È quanto afferma all'agenzia AsiaNews il vicario apostolico di Aleppo dei latini, mons. Georges Abou Khazen, il quale racconta che “in occasione della Domenica delle Palme era bella e commovente la presenza e il numero dei fedeli”. A dispetto dei colpi di mortaio “che cadono dappertutto”, aggiunge il prelato, “la gente non ha avuto paura e ha assistito alla Messa e alla processione con i propri bambini. Per i più piccoli è stata una festa speciale, erano loro a portare le candele ornate nella processione… la fede è stata davvero più forte della paura”.

Per i cristiani la fede è più forte della paura

Il vicario apostolico di Aleppo conferma la situazione di timore e difficoltà non solo dei cristiani, ma di tutta la popolazione locale preoccupata dal possibile arrivo delle milizie jihadiste. Nei giorni scorsi i fondamentalisti hanno conquistato la città di Idlib, nel nord-ovest del Paese, sequestrando un sacerdote greco-ortodosso. Ma nonostante questa realtà di guerra, persecuzioni e violenze, la comunità cristiana di Aleppo sta vivendo la Settimana Santa con partecipazione, raccoglimento ed entusiasmo perché - ripete il vicario apostolico - la fede è più forte della paura. “La loro testimonianza - spiega mons. mons. Georges Abou Khazen - è stata per noi pastori fonte di incoraggiamento, grazie alla loro fede e alla loro preghiera il Signore risorto ci libererà”.

L'aiuto della Caritas senza distinzione di credo

Dalla comunità musulmana, racconta ancora il vicario apostolico, “abbiamo ricevuto forti testimonianze di affetto, una bella prova di convivenza”. Del resto, spiega, la Chiesa “sta giocando un grande ruolo nell’assistenza ai profughi, cristiani e musulmani, e di questo loro ci sono grati”. “Aiutiamo i ragazzi, senza distinzioni di fede religiosa, attraverso Caritas Siria - continua il prelato - non solo con il cibo, ma anche donando loro scarpe, pantaloni, magliette. È bello vedere la gioia di questa gente, dei giovani e dei loro genitori, che capiscono che guardiamo loro con affetto, cercando il bene della persona. Anch’essi sono parte di questa famiglia e di questa festa”.

I cristiani vivono questa Via Crucis alla luce della Resurrezione

A livello di pastorale “abbiamo promosso funzioni religiose, prediche e incontri in varie chiese, insistendo sulla penitenza e la conversione, legati alla situazione generale” afferma mons. Georges. Le vicende accadute a Idlib “fanno paura”, ma “nonostante questo noi viviamo con coraggio la nostra Via Crucis, lo facciamo alla luce della resurrezione e questo ci dà una grande speranza”. Egli ha inviato una lettera pastorale in cui ha sottolineato che “Cristo risorto non si è vendicato, ma ha mandato i suoi a predicare la Buona Novella insegnando amore e perdono. Questo - conclude - è il mio messaggio per la Pasqua e i fedeli hanno colto l’invito. Si sono formati gruppi di incontro, per meditare la lettera. Speriamo che il Signore ci usi come segno e testimonianza di pace”. (D.S.)...



(Radio Vaticana)

( Foto Nino Fezza)

lunedì 30 marzo 2015

Marò :Dopo tre anni l'on Vito continua nelle sue scampagnate


Buona giornata e buona settimana a tutti! Stamane guiderò una Delegazione della Commissione Difesa della Camera, composta da rappresentanti di maggioranza ed opposizione, che si recherà a Taranto per fare visita a Massimiliano Latorre. Elio Vito su facebook oggi.

Basta vedere questa foto per vedere il grande impegno che sta mettendo su questa vicenda l'on Vito,in questa foto non ha nemmeno il tempo di guardare la macchina fotografica troppo impegnato a scrivere,lo sostituiscono nel guardare i due militari alle sue spalle.
Qualche giorno fa fingendosi sorpreso su una notizia ansa proveniente dall'India che parlava di proposta italiana al vaglio delle autorità indiane,invitava il governo a conferire in parlamento.
L'anno scorso dopo il picnic in India prese 'impegno di non far finanziare più le missioni all'estero.
Dal suo reliquiario facebookiano abbiamo visto che ha fatto indossare il fiocchettino giallo anche a Berlusconi ,come venditore di fumo è bravissimo ,ma considerando che sta prendendo in giro i cittadini italiani è invitato a dimettersi,urgentemente.

Marò:"ECCO I VIGLIACCHI TRADITORI" di Salvatore Scano


ECCO I VIGLIACCHI TRADITORI DEI NOSTRI MARO'!!!
di Salvatore Scano

giovedì 26 marzo 2015

Marò:"Continua la presa per i fondelli".


Marò, India: "proposta Italia attualmente allo studio", ma di quale proposta si tratta il Governo Renzi deve informare il Parlamento!!! Elio Vito Che tenero l'onorevole Vito,lui non è a conoscenza di quello che è accaduto,era troppo impegnato a fare le visite parenti,a organizzare scampagnate in India ,con il parlamento indiano chiuso e a presentarsi in qualche cerimonia con i parenti dei marò con il fiocchettino giallo. Lui non ha mai sentito parlare di Lapo Pistelli,della Bonino, di Monti,di Letta,di Mauro,della Mogherini di Renzi,lui c'era e non c'era. Una palla a destra e un altra a sinistra ,partecipa anche agli eventi pro marò l'on Vito ed essendo un produttore di chiacchiere seriale(così si fece notare da Berlusconi quando era radicale) l'arte del silenzio e della dignità non appartiene alla sua natura. Certo che in un paese normale uno così non lo farebbero parlare,oltre al fatto che dovrebbe rassegnare le dimissioni dalla commissione che rappresenta,poi di tutte le parole dette e riportate dalla stampa dovrebbe rispondere.Quindi caro Vito anche lei parli,dica che intende fare per i marò? continuare a prendere per il culo? Si ricordi che gli italiani non sono tutti servi,se lo ricordi. Alfredo d'Ecclesia

mercoledì 25 marzo 2015

Agricoltura e l’evoluzione della ricerca

sam
Dal 1928 ad oggi la ricerca in campo agrario nel nostro Paese ha raggiunto importanti conquiste perché compiere studi ed esperimenti intesi a contribuire al progresso generale della scienza e della pratica zootecnica ha esaltato tutte le potenzialità del nostro territorio.
Padre Agostino Gemelli all’inaugurazione della Facoltà di Agraria a Piacenza nel 1953 disse “Eccola trovata quella famosa unità di cui vanno in ricerca senza mai trovarla molti di coloro che discutono intorno alle facoltà agrarie […] La troveranno in questa maniera: la unità della persona umana la quale ha al centro concetti fondamentali sulla concezione del mondo e poi la propria vita posta a servizio della scienza e a servizio delle applicazioni pratiche”.
Il sistema agrario italiano si è profondamente evoluto nel tempo in un sistema continuo che i tecnici chiamerebbero “di filiera”; non si può fare un buon prodotto alimentare partendo da una materia prima che nasce in un ambiente inquinato e, d’altra parte, solo tecnologie di produzione di altissimo livello possono utilizzare adeguatamente materia prima di buona qualità, senza rovinarla.
Il grado di complessità e di avanzamento della ricerca che le Facoltà hanno sviluppato e raggiunto in questi anni giustifica il fatto che si parli di scienza mantenendo una formazione attenta alla tradizione ed aperta all’innovazione.
Le Istituzioni, come gli uomini, si giudicano dalle opere.
Dr. Nicola Gozzoli
http://www.legadellaterra.it/agricoltura-e-levoluzione-della-ricerca/

Rotterdam - Disinformazione democratica

    Rotterdam - Disinformazione democratica Nei giorni scorsi tutte le televisioni (ad iniziare dal TG di SKY) e i giornali (e non soltanto...