giovedì 8 ottobre 2015

ITALIA SVENDUTA – Cina acquista poste italiane

ITALIA SVENDUTA – Cina acquista poste italiane

ITALIA SVENDUTA - Cina acquista poste italiane
UN ALTRO PEZZO DI ITALIA VIENE VENDUTO. POSTE ITALIANE DIVENTERÀ GIALLA NON SOLO NELL’INSEGNA MA ANCHE NELLA PROPRIETÀ. Pechino si prepara a entrare nel capitale di Poste Italiane in occasione dell’Ipo che dovrebbe prendere il via il prossimo 12 ottobre. Un fondo sovrano cinese, forse China Investment Corporation People’s Bank of China (presente quest’ultima nel capitale di molte società italiane, come Eni ed Enel), è pronto a rilevare una quota, tra il 2 e il 5%, della società dei recapiti. L’interesse è stato espresso in occasione degli incontri che il management della società e le banche del consorzio di collocamento (Bancabili, BofAMerrillLynch, Citigroup, Mediobanca, UniCredit i global coordinator; UniCredit e Imi i responsabili del collocamento, Mediobanca lo sponsor. Rothschild è advisor finanziario di Poste Italiane, Lazard è advisor finanziario del Mef hanno avuto negli ultimi mesi con gli investitori, in particolare quello che si è tenuto a New York lo scorso 14 settembre.
CINA IN CRISI DEFLUSSO CINA IN CRISI DEFLUSSO SENZA FINE DI CAPITALI DA PECHINO AL RESTO DEL MONDO. La motivazione del fondo cinese sarebbe più elevata rispetto all’apprezzamento manifestato da fondi sovrani di altri Paesi (arabi o nordeuropei) anche in considerazione della crisi che sta attraversando ora la Cina. L’esplosione della bolla speculativa sul mercato mobiliare locale sta spingendo i capitali cinesi fuori dai confini nazionali alla ricerca di rendimenti interessanti e di lungo periodo. Questa logica guida anche i fondi sovrani delpaese. La liquidità da investire in questo momento è abbondante e gli investitori sono alla ricerca di asset affidabili e redditizi.
ASSET STABILE SOLIDOPOSTE ITALIANE VIENE VISTO COME UN ASSET STABILE SOLIDO E AFFIDABILE. La privatizzazione di Poste Italiane, con il suo valore simbolico anche in termini di capacità dell’Italia di mantenere gli impegni e di avviarsi verso una crescita stabile, costituisce – si legge su “Il Sole 24 ore” – uno degli obiettivi privilegiati sia per i fondi sovrani che per i fondi long term, soprattutto i grandi fondi pensione americani. Ma a una condizione: che la politica dei dividendi sia convincente. In quali termini? Deve avere quelle caratteristiche di sicurezza e redditività che, ad esempio, può esprimere un business regolato come il settore delle utility. Dunque, una cedola stabile e un dividend yield (ovvero il rapporto tra il dividendo per azione e il prezzo dell’azione) che sia nel range del 3-5 per cento. Poste Italiane alzerà il velo sulla remunerazione che intende garantire agli azionisti per il prossimo quinquennio nel prospetto informativo. Nelle prossime due settimane sarà serrato il confronto con l’azionista ministero dell’Economia per definire la politica dei dividendi.

mercoledì 7 ottobre 2015

LETTERA DI SANT’AGOSTINO ALL’UOMO PER AMARE UNA DONNA



LETTERA DI SANT’AGOSTINO ALL’UOMO PER AMARE UNA DONNA IN PIENEZZA E PER SEMPRE

Giovane amico, se ami questo è il miracolo della vita.
Entra nel sogno con occhi aperti e vivilo con amore fermo.
Il sogno non vissuto è una stella da lasciare in cielo.
Ama la tua donna senza chiedere altro all’infuori dell’eterna domanda che fa vivere di nostalgia i vecchi cuori.
Ma ricordati che più ti amerà e meno te lo saprà dire. Guardala negli occhi affinché le dita si vincolino con il disperato desiderio di unirsi ancora; e le mani e gli occhi dicano le sicure promesse del vostro domani. Ma ricorda ancora, che se i corpi si riflettono negli occhi, le anime si vedono nelle sventure.
Non sentirti umiliato nel riconoscere una sua qualità che non possiedi.
Non crederti superiore poiché solo la vita dirà la vostra diversa sventura.
Non imporre la tua volontà a parole, ma soltanto con l’esempio.
Questa sposa, tua compagna di quell’ignoto cammino che è la vita, amala e difendila, poiché domani ti potrà essere
di rifugio.
E sii sincero giovane amico, se l’amore sarà forte ogni destino vi farà sorridere.
Amala come il sole che invochi al mattino.
Rispettala come un fiore che aspetta la luce dell’amore.
Sii questo per lei, e poiché questo deve essere lei per te, ringraziate insieme Dio, che vi ha concesso la grazia più luminosa della vita!
(S. Agostino)

martedì 6 ottobre 2015

Israele: dopo le proteste le scuole cattoliche inaugurano l’anno



Archiviato lo sciopero prolungato delle scuole cattoliche contro i tagli disposti dal ministero israeliano dell’Istruzione, gli oltre 30mila studenti sono tornati da qualche giorno ad affollare le classi per partecipare alle lezioni. E, come da consuetudine, il vicario patriarcale per Israele mons. Giacinto-Boulos Marcuzzo, e il direttore generale del patriarcato, padre Faysal Hijazin, hanno compiuto la tradizionale visita in uno degli istituti del patriarcato latino e altre scuole cristiane. Secondo quanto racconta il sito del patriarcato latino di Gerusalemme (Lpj), quest’anno l’appuntamento “ha avuto un sapore speciale e significativo”. Mons. Marcuzzo e padre Hijazin hanno incontrato insegnanti e studenti “vittime” dello sciopero, trovando all’interno delle classi “un clima di entusiasmo e buonumore” che la battaglia per i diritti degli studenti cristiani non ha intaccato, ma rafforzato. I due leader cristiani hanno potuto inoltre scoprire che anche i bambini delle classi elementari “erano a conoscenza dei motivi dello sciopero”.

Sostegno di Chiesa di Terra Santa e vescovi europei per genitori e alunni
Dopo quattro settimane, il 28 settembre scorso si è conclusa la protesta lanciata dalle scuole cattoliche di Israele contro il taglio dei fondi e la statalizzazione degli istituti deciso da un governo che, a lungo, ha mostrato poca “sensibilità” verso gli istituti cristiani e i loro studenti. Professori e alunni hanno denunciato una doppia discriminazione: il governo aveva ridotto le sovvenzioni fino a coprire solo il 29% delle spese; allo stesso tempo, aveva posto un limite alle rette che le scuole possono ricevere dalle famiglie. La battaglia di genitori e alunni ha ricevuto il sostegno della Chiesa di Terra Santa e dei vescovi europei.

Una Commissione mista dirimerà le prossime controversie
In base all’accordo il governo israeliano si impegna a versare una prima rata di 50 milioni di shekels per l’anno accademico 2015-2016 (12 milioni di euro, a fronte di un budget per le scuole in Israele di 50 miliardi di euro), ed è stato annullato il taglio al budget in vigore dal 2013. Agli studenti viene riconosciuto il diritto al tempo pieno e gli insegnanti verranno pagati per i corsi di aggiornamento, la malattia e i permessi speciali. I due fronti hanno poi concordato sulla nascita di una Commissione che sarà chiamata a dirimere le future controversie.

Gli alunni invitati a conoscere l'enciclica del Papa "Laudato si'"
Rivolgendosi a insegnanti, studenti, genitori e autorità il vicario patriarcale di Gerusalemme ha sottolineato il loro “ruolo positivo” durante le giornate di protesta. Il prelato ha delineato il piano di lavoro della Commissione e ha chiesto di “recuperare i 14 giorni persi a causa dello sciopero”. Augurando un buon anno scolastico nel segno dell’Anno della misericordia, mons. Marcuzzo ha infine chiesto che tutte le attività scolastiche siano “orientate a permettere ai bambini di conoscere le esigenze dell’enciclica di Papa Francesco, Laudato si”.

Fonte Radio Vaticana



lunedì 5 ottobre 2015

Allarme, siti naturali Unesco a rischio per la ricerca di petrolio, gas e minerali



Il nuovo rapporto del WWF sulla situazione dei siti naturali Patrimonio dell’umanità riporta una situazione allarmante: ben il 31% di tali siti protetti è minacciato dalle esplorazioni per la ricerca di petrolio, gas e minerali. Si tratta di 70 siti su 229 totali, di differente tipologia, ricomprendenti barriere coralline, parchi nazionali e riserve naturalistiche. Il dato più allarmante riguarda la crescita: un 7% in più rispetto al 24% rilevato lo scorso anno.

La percentuale riportata è la risultante di una media dei vari dati raccolti nei cinque continenti, scorporando la quale si scopre che Europa e Nord America garantiscono una maggiore protezione, con appena il 7% di rischio, mentre la situazione peggiore si ha in Africa, dove si sale addirittura al 61%. Viene da chiedersi come ciò possa accadere, considerato che l’Unesco, organismo preposto alla salvaguardia di questi siti, inclusi nella propria lista di patrimoni dell’umanità, è un organismo dell’ONU e dunque sovranazionale.


I siti in questione sono sparsi in tutto il mondo, ma coprono appena meno dell’1% della superficie del Pianeta e hanno un valore eccezionale in termini di specie e paesaggi. Il rischio cui sono esposti riguarda i danni irreparabili che porterebbe un loro sfruttamento in termini di biodiversità e di sopravvivenza delle specie animali più rare del Pianeta, come i gorilla di montagna e gli elefanti africani, i leopardi delle nevi, i cetacei e le tartarughe marine. Non solo, il rischio riguarda anche le popolazioni che sono dipendenti da questi luoghi per la sussistenza. In più, se questi siti e i loro ecosistemi rimanessero intatti, sottolinea il WWF, sarebbero preservate aree uniche che garantirebbero importanti benefici a lungo termine, legati al turismo, alla creazione di posti di lavoro e alla promozione e diffusione di cultura.



Vale veramente la pena di rischiare un tale raro patrimonio per cercare, oltretutto senza alcuna garanzia di successo, risorse energetiche, comunque destinate ad esaurimento? Volendo fare un bilancio tra i rischi, reali, e i benefici, potenziali, da quale parte penderebbe l’ago?


Fonte Impronta Unika


domenica 4 ottobre 2015

Papa Francesco: il demonio seduce in tre mosse, lo scudo è l'umiltà



È l’umiltà la virtù necessaria per difendersi, con l’aiuto di Dio, dalle tre “insidie” tipiche con le quali il demonio tenta l’uomo: il possesso dei beni che corrompe, la vanità e il potere che accendono la superbia. Papa Francesco ne ha parlato all’omelia della Messa celebrata questa mattina con la Gendarmeria Vaticana, in occasione della festa del Corpo. Il servizio di Alessandro De Carolis:

“Tre scalini”. Il demonio distrugge l’uomo così: tre passi per sottrarlo a Dio e perderlo tra corruzione e onori da “pavone”, solleticando in chi si lascia sedurre l’idea di essere un numero uno, “quello che comanda”.

L'insidia, "metodo" del demonio
Papa Francesco parla al Corpo della Gendarmeria Vaticana, che vive ogni giorno il suo compito di vigilanza e difesa, e dunque una sua lotta contro le espressioni del male, offrendo una riflessione ispirata alla Prima lettura tratta dal Libro dell’Apocalisse – che parla della “guerra” che “scoppiò in cielo” tra Dio e Satana – e poi al brano del Vangelo sulle tentazioni nel deserto e sui tentativi del demonio di far cadere in trappola Gesù:

“Questo è uno dei metodi del diavolo, le insidie. E’ un seminatore di insidie, mai cade dalle sue mani un seme di vita, un seme di unità, sempre insidie, insidie: è il suo metodo, seminare insidie. Preghiamo il Signore che ci protegga da questo. Poi un altro metodo, un altro modo di fare la guerra lo abbiamo sentito nella prima Lettura, il Satana che seduce: è un seduttore, è uno che semina insidie e un seduttore, e seduce col fascino, col fascino demoniaco, ti porta a credere tutto”.

Ricchezza che corrompe
È questo, osserva Francesco, il “metodo della guerra” usato da Satana, basato su tre livelli di fascinazione analoghi alle tentazioni patite da Gesù:

“I tre scalini del metodo del serpente antico, del demonio. Primo, avere cose: in questo caso il pane, le ricchezze, le ricchezze che ti portano lentamente alla corruzione – e questa della corruzione non è una fiaba, c’è dappertutto. C’è dappertutto la corruzione: per due soldi tanta gente vende l’anima, vende la felicità, vende la vita, vende tutto”.

La vanità e la superbia del potere
Secondo gradino, la vanità. L’invito del demonio a gettarsi dal pinnacolo del tempio non è altro che un’esibizione, indurre Gesù a inscenare, dice il Papa, “il grande spettacolo” che dimostri facilmente la sua regale divinità. E poi, l’ultima mossa:

“Il terzo scalino: il potere, l’orgoglio, la superbia: io ti do tutto il potere del mondo, tu sarai quello che comanda. Questo accade anche a noi, sempre, nelle piccole cose, attaccati troppo alle ricchezze: ci piace quando ci lodano, come il pavone, no? E tanta gente fa il ridicolo, tante gente. La vanità ti fa fare il ridicolo. O, alla fine, quando hai potere, ti senti Dio e questo è il grande peccato”.

La scelta dell'umiltà
Contro le tentazioni, nota Francesco, Gesù “non risponde con parole proprie” ma con quelle della Scrittura per insegnare “che col diavolo non si può dialogare”. E quello di non pronunciare “parole sue” è, conclude il Papa, un atto di “umiltà” da parte di Cristo. Umiltà che Francesco invita i gendarmi a prendere a modello per il loro servizio che contribuisca a “far crescere la bontà nel mondo”:

“Voi che lavorate – avete un lavoro un po’ difficile dove sempre ci sono contrasti e dovete mettere le cose al loro posto ed evitare tante volte reati o delitti – pregate tanto perché il Signore, con l’intercessione di San Michele Arcangelo, vi difenda da ogni tentazione: da ogni tentazione di corruzione per il denaro, per le ricchezze, di vanità e di superbia. E quanto più umile, come Gesù, quanto più umile è il vostro servizio, più fecondo e più utile sarà per tutti noi”.


Fonte Radio Vaticana

venerdì 2 ottobre 2015

Papa Francesco: ognuno ha un Angelo accanto, ascoltiamolo docilmente



A ogni persona Dio ha dato la “compagnia” di un Angelo per consigliarla e proteggerla, un Angelo da ascoltare con docilità. Lo ha affermato Papa Francesco all’omelia della Messa del mattino, celebrata nella cappella di Casa Santa Marta nel giorno della Festa degli Angeli Custodi. Il servizio di Alessandro De Carolis:

La prova di una paternità che tutto ama e copre la si trova nelle prime pagine della Bibbia. Quando Dio caccia Adamo dal Paradiso non lo lascia solo, non gli dice – afferma il Papa – “arrangiati come puoi”.

Ambasciatore di Dio accanto a noi
Francesco cita preghiere e salmi per ricordare come la figura dell’Angelo custode sia sempre stata presente in ogni vicenda del rapporto tra l’uomo e il cielo. “Ecco, io mando un angelo davanti a te per custodirti sul cammino e per farti entrare nel luogo che ho preparato”, afferma il brano del Libro dell’Esodo proposto dalla liturgia. Liturgia dedicata a quelle particolari presenze celesti che, sottolinea il Papa, “il Signore ha dato a tutti”. “Ognuno di noi ne ha uno” che “ci accompagna”:

“E’ sempre con noi! E questa è una realtà. E’ come un ambasciatore di Dio con noi. E il Signore ci consiglia: ‘Abbi rispetto della sua presenza!’. E quando noi – per esempio – facciamo una cattiveria e pensiamo che siamo soli: no, c’è lui. Aver rispetto della sua presenza. Dà ascolto alla sua voce, perché lui ci consiglia. Quando sentiamo quell’ispirazione: 'Ma fa questo… questo è meglio… questo non si deve fare…'. Ascolta! Non ribellarti a lui”.

Rispettarlo e ascoltarlo
L’Angelo custode ci difende sempre e soprattutto dal male, assicura Francesco. Talvolta, osserva, “pensiamo che noi possiamo nascondere tante cose”, “cose brutte”, che alla fine verranno comunque alla luce. E l’Angelo, dice, è lì “per consigliarci”, per “coprirci”, esattamente come farebbe “un amico”. “Un amico che noi non vediamo, ma che sentiamo”. Un amico che un giorno “sarà con noi in Cielo, nella gioia eterna”:

“Soltanto chiede di ascoltarlo, di rispettarlo. Soltanto questo: rispetto e ascolto. E questo rispetto e ascolto a questo compagno di cammino si chiama docilità. Il cristiano deve essere docile allo Spirito Santo. La docilità allo Spirito Santo incomincia con questa docilità ai consigli di questo compagno di cammino”.

Docili con l’Angelo che ci guida
E per essere docili, indica Papa Francesco, bisogna essere piccoli, come bambini, ovvero come coloro che Gesù ha detto essere i più grandi nel Regno di suo Padre. Dunque, conclude, l’Angelo custode è “un compagno di cammino” che insegna l’umiltà e che come bambini va ascoltato:

“Chiediamo oggi al Signore la grazia di questa docilità, di ascoltare la voce di questo compagno, di questo ambasciatore di Dio che è accanto a noi nel nome Suo, che siamo sorretti dal suo aiuto. Sempre in cammino… E anche in questa Messa, con la quale noi lodiamo il Signore, ricordiamo quanto buono è il Signore che giusto dopo aver perso l’amicizia, non ci ha lasciato soli, non ci ha abbandonato”.

Fonte Radio Vaticana





giovedì 1 ottobre 2015

Papa benedice statua Santa Rita: la sua storia fu straordinaria



“Rileggere la sua straordinaria esperienza umana e spirituale come segno della potenza della misericordia di Dio”. È l’invito che il Papa ha rivolto alla folla alla fine dell’udienza generale riferendosi a Santa Rita da Cascia, della quale Francesco ha benedetto una statua in pietra calcarea del Libano, alta 6 metri e di 30 tonnellate di peso, che tra pochi giorni verrà collocata al bivio tra Cascia e Roccaporena, il paese natale della Santa “dei casi impossibili”. Il vicesindaco di Cascia, Mario De Carolis, spiega nell’intervista di Luca Collodi la particolare storia di devozione che ha portato alla realizzazione di questa monumentale effigie:

R. – La cosa sconvolgente è soprattutto la devozione del Libano verso la nostra Santa. Attraverso incontri fatti in modo particolare con dei padri maroniti, in modo particolare padre Charbel, un devoto di Santa Rita e assiduo frequentatore della nostra città e del nostro Santuario, è venuta fuori questa idea. Ringrazio in finanziatore dell’opera Sarkis – devoto di santa Rita insieme alla sua famiglia, che tramite la Chiesa maronita ha finanziato l’intera opera – e lo scultore Nayef Alwan che l’ha realizzata.

D. – Lei ha seguito tutto l’evolversi del trasporto in modo particolare perché mi sembra di capire che in questo caso la devozione per Santa Rita da Cascia abbia comportato anche uno sforzo organizzativo non indifferente…

R. – È stato un sforzo importante. Abbiamo avuto, per fortuna, dei bravissimi collaboratori che devo ringraziare, come il nostro Comune, ma in modo particolare dobbiamo ringraziare il vescovo, mons. Boccardo, e non per ultimo anche i Vigili del fuoco e questo scultore importante, Nayef Alwan, il realizzatore della scultura che questa mattina ha incantato in Piazza San Pietro: ci ha fatto emozionare, devo dire la verità.

D. – Dobbiamo anche dire che il Comune di Cascia ha anche un rapporto di gemellaggio con una città del Libano…

R. – Sì, da alcuni anni c’era questa idea di mettere un monumento all’ingresso di Cascia per ringraziare la Santa e per far vedere quanto anche noi eravamo devoti. Con questa occasione, i maroniti hanno espresso di realizzare la statua. Per il popolo libanese è un segno di pace – ovviamente loro hanno bisogno di questa benedizione da parte della santa – e questo dono oltre a onorarci ci ha permesso di capire quanto sia importante per loro. Durante il gemellaggio che abbiamo fatto a marzo siamo stati in Libano, abbiamo visitato i loro monasteri e in ogni chiesa c’è la statua di Santa Rita. Questo ci ha impressionato.

Una volta collocata la statua nel suo luogo definitivo, l’evento sarà celebrato a Cascia con una Messa presieduta dal cardinale Béchara Boutros Raï, patriarca di Antiochia dei maroniti. Tiziana Campisi ha chiesto a madre Natalina Todeschini, badessa del monastero di clausura di Cascia, dove ha vissuto Santa Rita, per quale motivo i devoti della Santa continuano ad aumentare e cosa spinga tanti cristiani a pregarla:

R. – Santa Rita è una santa del popolo e per il popolo; la sua devozione è così forte in tutto il mondo perché molti la sentono vicina, una di loro, e questo – sappiamo tutti – è dovuto al fatto che Santa Rita, nella sua esistenza di figlia, moglie, madre, vedova e consacrata, ha vissuto in semplicità e concretezza una storia di vita che può essere quella di ciascuno di noi. Ecco perché viene percepita dalle persone come un’amica a cui rivolgersi, con cui confidarsi, che può comprendere il nostro stato d’animo e i nostri bisogni. Un’amica, però, molto vicina a Dio, che intercede presso di Lui per le nostre necessità tutte le volte che ricorriamo a lei. È questa infatti la speranza per tanti devoti che diventa certezza di essere esauditi.

D. – Che testimonianze vi giungono dai diversi continenti?

R. – Sono testimonianze di gratitudine di moltissime persone che hanno sperimentato l’intercessione e la protezione di Santa Rita: donne, uomini, malati, che si sono sentiti consolati e sollevati nel corpo e nello spirito. E tanti ci scrivono e ci telefonano per chiedere preghiere per le situazioni che vivono: conflitti in famiglia, problemi economici, mancanza di lavoro, malattie, ecc. L’uomo oggi ha bisogno di qualcuno che lo ascolti, che gli dia tempo. La frenesia del mondo lascia spesso il fratello solo con il proprio dolore, noi lo sperimentiamo molto, per esempio, nei parlatori, infatti chiamiamo la grata il “ministero della consolazione”. Noi sorelle di Santa Rita siamo qui per donare a tutti una parola di conforto e di speranza, di consiglio, per orientare l’uomo sulla via dei veri valori cristiani: l’amore, la bontà, la pace, la giustizia, la fraternità.

D. – La figura e il messaggio di Santa Rita – sposa, madre e vedova – rivestono una particolare attualità alla vigilia del Sinodo dei Vescovi…

R. – Santa Rita è donna della pace, del perdono. Come sposa, ci dà un grande esempio di tolleranza, di altruismo, di pazienza. Lei ha avuto un marito non facile, ma non si è arresa! Ha detto: “Io voglio portare il mio sposo a vivere una vita serena con me e con i figli che il Signore ci ha dato”. E lei per questo ha pregato tanto. E soprattutto ha avuto sempre un atteggiamento di accoglienza e di amore. Poi vediamo Santa Rita mamma, e le mamme desiderano per i figli il meglio. Purtroppo si è trovata in una situazione in cui, uccidendole il marito, i figli volevano fare violenza. E Santa Rita ha pregato, ha supplicato, ha fatto di tutto perché i figli non si macchiassero di sangue. Lei ha cercato la pace ad ogni costo, andando famiglia per famiglia a mettere pace nei cuori che portavano l’odio. Proprio per queste vicissitudini è riuscita a mettere pace in tutti: quella pace che comunque è sempre dono di Dio, perché noi non potremmo arrivare a questa eroicità. Però lei l’ha accolta la pace che il Signore le ha donato e l’ha offerta e promossa in tutti i modi.

D. – Dunque Santa Rita è un modello per le famiglie di oggi?

R. – Sì. Noi sperimentiamo in parlatorio quanti conflitti ci sono nelle famiglie oggi, e il mondo ha bisogno di pace, la famiglia ha bisogno di pace. E io credo che Santa Rita sia un esempio “luminoso” di questo, perché lei ha pregato con tutte le sue forze, e ci è riuscita, perché ha creduto che Dio poteva realizzare la pace nei cuori. Però ha fatto di tutto, l’ha promossa in tutti i modi questa pace!

D. – A Santa Rita si domandano intercessioni per i casi più disparati e anche più difficili, ma Santa Rita cosa domanda ai credenti di oggi?

R. – Santa Rita, che ha perseguito il dialogo e la riconciliazione attraverso l’amore per Cristo e i fratelli, ci chiede di amare con il cuore di Dio, di farci strumenti di accoglienza e misericordia come è stata tutta la sua vita.

Fonte Radio Vaticana





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