venerdì 15 giugno 2018

QUANDO LE ONG “DI SOCCORSO” UCCIDONO DI PIU’, BISOGNA IMPEDIRGLIELO PER LEGGE

QUANDO LE ONG "DI SOCCORSO" UCCIDONO DI PIU', BISOGNA IMPEDIRGLIELO PER LEGGE

In una sua recente ed accurata inchiesta, Francesca Totolo ha fornito la dimostrazione che le  navi delle ONG (specie le più capienti), lungi dal “salvare vite,  ne promuovono  la morte.

L’articolo è da leggere.

Ne riporto i passi cruciali:
…. Già dal grafico pubblicato da Missing Migrants  [un’organizzazione in cui è coinvolta la Open Society di Soros, nd] , si può facilmente constatare che il numero delle morti è drasticamente calato in seguito all’approvazione dell’accordo Italia-Libia e alla radicale diminuzione del numero delle ONG operanti nel Mediterraneo, dopo […] il sequestro della nave Iuventa di Jugend Rettet per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Allora  Save The Children, Medici Senza Frontiere (attiva solo sulla nave Aquariuscome personale medico-sanitario) e MOAS, ovvero le ONG con le navi più capienti, hanno interrotto le proprie missioni SAR. Rimangono attive davanti alle coste libiche: SOS MEDITERRANEE, la già indagata Proactiva Open Arms, Sea Watch e Sea-Eye.

(Morti sulle diverse rotte)
Come si può facilmente dedurre, le morti aumentano / diminuiscono proporzionalmente con l’aumento / la diminuzione degli sbarchi in Italia. (i due grafici  sono sovrapponibili)





Un altro dato è rilevante: con la riduzione del numero delle ONG presenti davanti alle coste libiche e le connesse attività di ricerca e salvataggio della Guardia Costiera Libica, il numero delle partenze dalla Libia è drasticamente diminuito. Questo evidenzia ancora una volta il fattore incentivante delle ONG in zona SAR libica.
La presenza delle organizzazioni non governative è la garanzia per i trafficanti di esseri umani del “servizio traghettamento” verso i porti siciliani.
A sostegno dell’effettiva esistenza del fattore incentivante (negata da ogni centro di ricerca pro immigrazione, come ISPI) e del connesso aumento delle morti nel Mediterraneo, possiamo fare il chiaro esempio riguardante il periodo pre-elettorale: in quei giorni tutte le ONG, curiosamentenon uscirono in mare:  gli esigui sbarchi durante il suddetto arco temporale non provengono dalla rotta libica (rotta tunisina) e non sono stati effettuati dalle organizzazioni non governative.
Da ciò si deduce  che i gommoni e i barconi stipati dai trafficanti non partono quando le ONG non sono presenti in zona SAR: ESSE sono dunque il “fattore incentivante” del traffico.
Quello che ne deriva è anche una forte diminuzione dei morti in mare. Infatti, se fosse vera  la asserzione che “gli umanitari delle organizzazioni salvano le vite dei migranti”, durante il  periodo pre-elettorale, senza le navi ONG in zona, sarebbero dovute morire centinaia di persone a bordo dei “gommoni della morte” ( come ormai vengono definiti anche dall’Ambasciatore italiano a Tripoli, Giuseppe Perrone). Ciò non è avvenuto.
Del resto, lo ammette anche  il rapporto di EUNAVFOR MED Operazione Sophia, inviato alle istituzioni europee il primo marzo 2018: “Esiste una forte correlazione tra la presenza delle ONG, le partenze dei migranti dalla costa della Libia e quindi l’attività della Guardia Costiera Libica”. La dichiarazione è convalidata dai grafici presenti nel rapporto.
Prendiamo la proporzione tra le morti e le partenze dalla Libia (ovvero l’incidenza dei morti rispetto alle partenze). Abbiamo usato i dati IOM della sola rotta del Mediterraneo centrale e per meglio paragonare il 2018 al 2017, abbiamo paragonato solo i primi quattro mesi dell’anno.

La differenza tra i due periodi è palese: l’intesificarsi delle attività delle ONG (e  anche quelle, molto umanitarie,  della Guardia Costiera Italiana guidata dal Ministro dei Trasporti Graziano Delrio), hanno creato il “fattore incentivante”  che non solo ha spinto migliaia di migranti a partire  dai Paesi di origine e poi dalle coste libiche, ed   hanno avuto come conseguenza l‘aumento delle morti in mare.
Per questo motivo, è irragionevole continuare a sostenere le attività private davanti alle coste della Libia (spesso in acque territoriali) delle organizzazioni non governative. Chi persiste in questo tipo di propaganda, è il chiaro mandante morale dei migranti morti e che moriranno nel Mediterraneo.
Le uniche soluzioni possibili, per scongiurare le inutili morti in mare, sono il proseguimento della formazione della Guardia Costiera Libical’invio di mezzi, strumenti e risorse a Tripoli idonei al pattugliamento delle coste, all’arresto dei trafficanti e alla migliore gestione dei centri di detenzione governativi dove già operano gli operatori di IOM e UNHCR, e infine il blocco definitivo delle operazioni SAR delle ONG che troppo spesso si sono altresì rivelate dilettantesche e piratesche, mettendo ancor più in pericolo le vite dei migranti

 Per i motivi  così ben spiegati sopra, COME CRISTIANO E CITTADINO,  mi associo alla proposta dell’avvocato Marco della Luna:

PER SALVARE VITE UMANE, SEQUESTRARE LE NAVI UMANITARIE


PROPOSTA DI DECRETO LEGGE PER IL CONTRASTO ALL’IMMIGRAZIONE ILLEGITTIMA
Visti gli articoli 77 e 87, quinto comma, della Costituzione;
Considerata la gravità del problema dell’immigrazione di massa di persone non legittimate ad entrare e soggiornare sul territorio nazionale, considerati i costi e gli altri inconvenienti comportati da questa immigrazione, considerata la prevedibile continuità della pressione migratoria e dei traffici illeciti che la sfruttano e la favoreggiano;
Considerato il ruolo strumentale delle navi, soprattutto battenti bandiera straniera, che apportano gli immigrati sul territorio nazionale;
Ritenuta la straordinaria necessità ed urgenza   di   emanare disposizioni per porre freno al fenomeno, togliendo le navi usate per il traffico di migranti illegittimi dalla disponibilità per questo uso e assicurando, al contempo, la copertura dei costi per l’accoglienza;
Vista la deliberazione del Consiglio dei ministri, adottata nella riunione del ______________2018;
Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei ministri e del Ministro degli interni, di concerto con il Ministro della giustizia, con il Ministro della difesa, con il Ministro dei trasporti e con il Ministro dell’economia e delle finanze;
Emana
il seguente decreto-legge:
Articolo Unico:
Dopo l’art. 552, nel Codice della Navigazione è inserito il seguente articolo:
 552 bis – Privilegio speciale e diritto di ritenzione dello Stato
Lo Stato e le pubbliche amministrazioni hanno il privilegio speciale e il diritto di ritenzione sulle navi e i loro accessori che sono state impiegate per portare nelle acque territoriali o sul territorio nazionale persone che non hanno diritto all’ingresso nel paese ovvero che l’Italia deve ricevere in esecuzione di obblighi di legge e di norme internazionali.
Il privilegio si colloca alla pari dell’art. 552 n. 1 del Codice Navale.
Il privilegio speciale e il diritto di ritenzione si applicano in conseguenza al fatto stesso dell’apporto nelle acque territoriali o sul territorio nazionale.
Si applicano alle navi e alle altre imbarcazioni anche qualora per il trasporto delle persone dalle navi al territorio nazionale siano stati usati altri natanti.
Il privilegio è il diritto di ritenzione sono a copertura dei futuri costi di ricezione, alloggio, mantenimento, cura, custodia e di ogni altro connessi all’arrivo delle suddette persone, nonché dei risarcimenti per i danni che le medesime siano per arrecare, e si presumono pari a € 100.000 a persona.
Rispondono dei detti costi solidalmente il proprietario, i titolari dei diritti di godimento, l’armatore, il possessore di fatto, il comandante della nave.
Al privilegio speciale e al diritto di ritenzione non sono opponibili diritti di terzi rispetto al proprietario, all’armatore, al comandante della nave, o al proprietario, al locatario, e al conducente degli altri mezzi di trasporto, che siano stati costituiti dopo l’entrata in vigore del presente decreto.
Il diritto di ritenzione è esercitato in via preventiva da parte della capitaneria del porto in cui sia attraccata la nave o natanti da essa provenienti, ovvero del comandante della nave militare o della guardia costiera che intercetti la nave.
14.06.18 Avv. Marco Della Luna
https://www.maurizioblondet.it/quando-le-ong-di-soccorso-uccidono-di-piu-che-fare/

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