mercoledì 14 novembre 2018

MANIPOLAZIONE CLIMATICA E DELLE MENTI


Posso dire una cosa, sul discorso: " siamo al centro di un esperimento planetario chiamiamolo così, un esperimento di cambiamento del clima, del quale non sappiamo ancora quali saranno gli effetti nel lungo periodo", ho visto un video di qualcuno che ha detto che bisogna che tutti i cittadini del mondo, dovrebbero farsi sentire entro e non oltre 30 giorni, che tutti devono pronunciarsi su cosa ne pensiamo di questo esperimento di geo-ingegneria.
Allora tutti possono dire la loro, anche entro questi 30 giorni, ma dico questo, se per decenni hanno portato avanti, la geo-ingegneria con miliardi e miliardi spesi, volete che per un po di popolazione che anche si oppone a questa idea di cambiamento climatico, possa realmente mutare le decisioni già prese dai singoli stati o dalla comunità internazionale in materia?
Ma nemmeno per idea!
Volete che abbiano speso tanti miliardi per vederli vanificare da un popolo?
Ma non esiste proprio!
Per cui , anche se la popolazione Italiana o Europea o mondiale dovesse opporsi, costoro continueranno senza dir nulla a nessuno, facendo passare questi esperimenti o manifestazioni geo-ingegneristiche come cosa naturale.
Penso che siamo arrivati ad un punto che effettivamente il potere dei singoli popoli sia quasi del tutto in mano a pochi.
Per cui faranno esattamente quello che hanno sempre fatto, se ne fregano delle idee o decisioni dei popoli.
Però questa ammissione indica che la geo-ingegneria esiste, tanto che molti sono stati fatti passare per fanatici pazzi, avevano ragione, significa anche che in 'atmosfera viene iniettato di tutto, dall'alluminio neurotossico a qualsiasi altra sostanza per mutare, cambiare, manipolare qualsiasi sistema organico e climatico e mentale. In sostanza siamo noi le cavie da laboratorio, tutti noi, dai politici, ai magistrati, agli psichiatri al popolo tutto, compresi i militari stessi.
Ci siamo opposti in tanti modi, ci hanno sempre snobbato, certo è giusto rispondere entro questi 30 giorni, SONO STRA SICURO CHE NULLA CAMBIERÀ'.

fonte https://1pensierounaparola.blogspot.com/2018/11/manipolazione-climatica-e-delle-menti.html

giovedì 8 novembre 2018

Il prete pedofilo: secondo lui il Signore risolverà la situazione.
















Il prete pedofilo colto in flagrante con una bimba afferma: "E’ stata una stupidata, pregando si risolverà tutto"
Don Paolo, arrestato per abusi su una bambina, parla di ciò che è accaduto con distacco, freddamente, sorridendo, pare non riconoscere la gravità dell'accusa: secondo lui il Signore risolverà la situazione.


Il prete 70enne sorpreso assieme ad una bimba di 10 anni con le braghe calate sorride mentre parla con il cronista: nell’audio, realizzato dal Corriere Fiorentino, si colgono chiaramente i sentimenti del parroco di Calenzano, la leggerezza con cui racconta cosa è successo quella sera in cui è stato beccato da un uomo mentre, nella sua auto, molestava una bambina di 11 anni con gravi problemi familiari, assistita dagli assistenti sociali, è disarmante.


Il prelato si era insinuato nella vita della famiglia, della bimba e, dopo aver carpito la sua fiducia, ha deciso di completare il proprio osceno piano. Don Paolo è indagato per pedofilia e ha lasciato la parrocchia di San Ruffignano a Sommaia, attualmente si trova agli arresti domiciliari nella sua casa a Bagni di Lucca. Il vescovo Giuseppe Betori lo ha sospeso impedendogli di celebrare la Santa Messa.

Il prete candidamente osserva di aver commesso un errore e sostiene che deve affidarsi a Gesù e Maria perchè saranno loro ad aggiustare tutto. “È stata una mia stupidità ho avuto uno sgambetto del demonio, bisogna pregare. Pregando si risolvono i problemi”. Il ministro di Dio deve lasciare Calenzanodopo tanti anni: “Adesso è capitata questa cosa un po’ così, all’improvviso” ha sostenuto surrealmente.



L’accusa di pedofilia per lui è un “episodio poco buono“, continua a sostenere che credeva che la bambina avesse almeno 15 anni: era un amico di famiglia, conosceva perfettamente l’età della piccola, e viene da chiedersi se per lui avere rapporti intimi con una ragazzina, comunque, si può definire normale.

Il sacerdote ha ammesso che alcune volte è successo perchè vi era, semplicemente, una simpatia reciproca: “Ho commesso un errore, che vuoi farci… ci penserà nostro Signore, è lui che mette a posto ogni cosa” secondo lui vi è stato uno scambio di affetto, del resto la ragazza era molto più matura dell’età.


Paolo Glaentzer nell’audio parla come se si trovasse perduto in una realtà parallela, l’accusa di pedofilia non lo tocca, continua a ripetere che con altre “ragazze” non è mai accaduto e sostiene che la bambina si sarebbe tirata su la maglietta di sua spontanea volontà: in quel momento ha pensato che il poco affetto dei genitori la portasse a comportarsi in tal modo. Si dice logicamente pentito, come se la parola nella sua bocca avesse valenza.
https://news.fidelityhouse.eu/cronaca/il-prete-pedofilo-colto-in-flagrante-con-una-bimba-afferma-e-stata-una-stupidata-pregando-si-risolvera-tutto-355717.html?utm_source=fb_genera_C&utm_medium=fb_genera_00002&utm_content=355717&utm_campaign=fb_genera_00002_C
http://altrarealta.blogspot.it/


perché i preti diventano pedofili?

Al di là di queste notizie viene da chiedersi: perché i preti diventano pedofili? Molti penseranno che sia uno degli effetti del celibato forzato, ma se dipendesse semplicemente da questo, dovremmo osservare somiglianze statistiche con analoghe situazioni di castità obbligatoria, cosa che non risulta. Del resto, se la condizione di celibato diventasse insostenibile per il prete, perché non ripiegare nella normale eterosessualità adulta, più o meno clandestina? 

No, certamente il comportamento pedofilo non può essere spiegato con la semplice repressione sessuale, nemmeno se esasperata e prolungata negli anni. 

Sebbene la pedofilia sia un crimine particolarmente odioso perché colpisce le vittime più indifese e disarmate, va tuttavia detto che essa evidenzia uno stato di regressione psichica da parte di chi la mette in atto. 

Un pedofilo non è mai completamente adulto, bensì cerca, a livello inconscio, di rievocare simbolicamente la sua stessa infanzia. La mancanza di maturità sessuale da parte dei preti, che l’esperienza del seminario non ha certo potuto permettere, potrebbe aver “fissato” lo stato evolutivo psichico ad uno stadio preadolescenziale. 

Questa interpretazione narcisistica del comportamento pedofilo dei preti sarebbe confermata dall’osservazione dell’età media delle vittime, spesso compresa fra gli 8 e i 12 anni. Va anche sottolineato che nella quasi totalità dei casi si tratta di pedofilia omosessuale, ed anche questo elemento ci fa capire come il prete pedofilo abbia pesanti conflitti da risolvere con sé stesso, con la propria sessualità, con la propria storia e soprattutto con la propria identità. 

La pedofilia è comunque un fenomeno estremamente complesso, non è semplicemente espressione di tendenze regressive infantili negli adulti (altrimenti i pedofili sarebbero milioni!). 

Va considerato un altro fondamentale aspetto: il rapporto sado-masochistico. Anche qualora non vi sia violenza, è innegabile che il pedofilo, per sottomettere la vittima, faccia leva sul suo potere adulto e sulla sua superiorità fisica e psicologica. 

E’ anche evidente che lo scopo del pedofilo non è di procurare piacere, ma di ottenerlo, anche usando la propria preda come fosse un giocattolo inerme. C’è dunque una notevole componente ideologicamente autoritaria nella pedofilia. Un autoritarismo che si esprime come un bisogno di possessivismo morboso, invincibile, da cui non ci si può sottrarre. 

E’ estremamente significativo che in molti episodi riportati dalle cronache, si nota che i preti pedofili generalmente non prendono particolari precauzioni per nascondere i propri perversi comportamenti. Nel loro delirio di onnipotenza (che è anch’esso di origine infantile) essi preferiscono contare sulla omertà delle proprie vittime piuttosto che sul mettere in atto i comportamenti devianti in contesti protetti, magari lontano dal proprio ambiente. 

*** 

A questo punto possiamo avanzare un’ipotesi che forse dà un senso logico a tutto quanto esposto precedentemente, e che potrebbe almeno in parte spiegare il ricorrente nesso fra comportamento pedofilo e condizione di prete. 

Riepilogando, abbiamo analizzato le principali componenti della pedofilia e abbiamo riscontrato regressione, autoritarismo, possessivismo morboso. Guarda caso, si tratta dell’essenza più intima della teologia cattolica! 

Il cattolicesimo, fra tutte le religioni del mondo, è infatti quella che offre al popolo il maggior numero di simboli infantili: non a caso il personaggio più proposto, più venerato, più rappresentato e rispettato è una mamma. Poi, proprio come si fa con i bambini, vengono continuamente propinate promesse, minacce, premi e punizioni. Raramente, o forse mai, si parla di responsabilità personale o di libere decisioni, quelli sono comportamenti troppo adulti, i cattolici possono solo osservare, seguire, credere, aderire, obbedire, confessare, pentirsi, ecc. 

Sempre a proposito di regressione infantile, si osservi che il principale rito cattolico, nonché il comportamento più meritorio e sacro, è un comportamento “orale”, cioè l’eucarestia. Che i buoni cristiani debbano fare la comunione tutte le domeniche ricorda incredibilmente un vecchio luogo comune: “i bambini buoni mangiano tutta la pappa”. Non solo: nella liturgia cattolica si insiste, non a caso, sul fatto che l’ostia debba essere “imboccata” dalle mani del sacerdote, e non presa in mano dall’adepto. Come accade con una mamma che nutre un bambino che non sa ancora tenere in mano il cucchiaino. 

Pochi hanno notato che, a suo tempo, ci fu un richiamo di papa Wojtyla proprio su questo argomento, ovvero dell’ostia “imboccata” dal prete, dato che molte chiese si stavano disinvoltamente protestantizzando su questa formalità apparentemente insignificante, distribuendo ostie direttamente nelle mani dei fedeli. Ma alla chiesa certi dettagli non sfuggono, perché ne conoscono l’enorme portata psicologica. 

Ed è infatti così che la chiesa vuole che siano i suoi sottoposti: inermi, inconsapevoli, bambini che si abbandonano ciecamente nelle mani di una autorità protettiva e consolatoria. Bambini che non sanno nemmeno usare le proprie mani. Guarda caso, anche i pedofili hanno bisogno di soggetti passivi ed inconsapevoli. Curioso vero? 

Sta di fatto che il bambino stuprato, vittima del pedofilo, magari del prete-pedofilo, è quindi una metafora del cattolico perfetto: sottomesso, timoroso, silenzioso, fiducioso che ciò che accade è per il suo bene. 

*** 

Il prete pedofilo non cessa dunque di essere prete (“Tu es sacerdos in aeternum”), anzi, forse esprime nella forma più eloquente ed esplicita quella ideologia che la sua mente ha assorbito da anni e anni, finendo per identificarsi con essa. Avete notato? I preti pedofili se scoperti non lasciano mai il sacerdozio, a differenza dei preti che hanno avuto delle “banali” relazioni con donne. Inoltre, difficilmente vengono sospesi dalle celebrazioni religiose, tutt’al più vengono trasferiti “per non dare scandalo”. 

Ora sappiamo perché: la pedofilia esprime in realtà ruoli e significati profondamente ed intimamente “cattolici”, sebbene il prete pedofilo abbia il paradossale ruolo di essere contemporaneamente vittima (sia dei suoi problemi personali che di una ideologia oggettivamente nociva per l’equilibrio psichico) e carnefice (perché commette abusi senza preoccuparsi dei danni indelebili che procura agli altri). 

La dinamica “prete pedofilo-bambino” è dunque una efficace metafora del rapporto fra la chiesa e i suoi fedeli, fra l’istituzione possessiva e autoritaria, e i suoi seguaci ingenui e “bambini”. 



Tra l’altro la chiesa, battezzando bambini inconsapevoli, e indottrinandoli sin dalla scuola materna, a ben vedere mette in atto le stesse tecniche di adescamento usate dai pedofili, che infatti fondano la loro seduzione proprio sulla non conoscenza, sulla non consapevolezza e persino sul senso di timore riverenziale che la vittima avverte “dopo” l’avvenuto “battesimo” (in questo caso il termine va interpretato con un doppio senso). 

In entrambi i casi, questi bambini “vittime” (sia di pedofili che di chiese pedofile) sanno provare solo sensi di colpa, e non l’opportuno e sacrosanto diritto alla propria integrità mentale e fisica. Infatti, come tutti gli psicoterapeuti sanno bene per esperienza professionale, ricevere una educazione rigidamente cattolica non lascia minori conseguenze negative nella personalità rispetto agli effetti dei traumi psicologici che derivano dal subire episodi di pedofilia. Anzi forse questi ultimi, essendo tutto sommato più circoscritti, possono essere superati più facilmente. 

*** 

Un’altra analogia simbolica fra pedofilia e cattolicesimo la troviamo, nientemeno, nella messa. Che cos’è la messa? La rievocazione del sacrificio di una vittima innocente! Il rito del cosiddetto “agnello” che viene sacrificato sull’altare “per l’espiazione dei nostri peccati”. 

Un prete, dunque, che celebra la messa, drammatizza simbolicamente (per la teologia cattolica addirittura materialmente) il “sacrificio di una vittima innocente”. Potremmo paradossalmente dire che anche i pedofili “sacrificano vittime innocenti”. Questo è molto importante perché è il cuore dell’ideologia cattolica. Abituare la propria mente a pensare che sacrificare vittime innocenti sia un rituale sacro, positivo, espiatorio, purificatore e da cui scaturisce il bene, può certamente confondere l’inconscio, “abituandolo” a concezioni sottilmente perverse e sacralizzate. 

Il prete pedofilo, stuprando bambini, per quanto spaventoso e deviante possa sembrare, non fa altro che “celebrare una messa”, usando simboli diversi ma evocando significati analoghi, ovvero: la vittima innocente va sacrificata. Il suo sangue non è la prova della violenza umana, al contrario, esso ci “lava” e ci purifica! Del resto, cose simili accadevano anche in molti antichi riti religiosi. Quanti poveri animali sono stati torturati, dissanguati e uccisi affinché i sacerdoti si illudessero, in tal modo, di ripulire sia la propria coscienza che quella altrui! 

*** 

Possiamo infine concludere che il pedofilo, sia esso prete o no, è una persona con gravi problemi, che in modo irrazionale, deviante e purtroppo dannoso per gli altri, cerca sé stesso e la sua perduta identità sessuale. Nel caso in cui il pedofilo sia un prete, la situazione è resa ancora più complessa a causa della nefasta influenza psichica di quella teologia che è stata oggetto dei suoi studi, della sua formazione e della sua vita. 

L’omertà della chiesa, e le sue solite negazioni dell’evidenza, oltretutto, impediscono a questi preti di essere curati, supportati da specialisti della psicologia, magari portati in psicoterapia. E perché no, studiati di più, affinché si possa tentare di prevenire il continuo ripetersi di questi fenomeni. 

Evidentemente la chiesa preferisce tenersi dei preti pedofili, che continueranno a fare vittime innocenti, piuttosto che correre il rischio di confrontarsi con delle menti liberate.


http://www.cristianesimo.it/pedopreti2.htm

Massoni d'Italia, gli uomini al comando: la mappa del vero potere


Mario Draghi (classe 1947, presidente della Banca centrale europea dal 2011, affiliato alla “Edmund Burke”, alla “Pan-Europa”, alla “Compass Star-Rose/Rosa-Stella Ventorum”, alla “Three Eyes” e alla “Der Ring”). Giorgio Napolitano (classe 1925, già presidente della Repubblica italiana, affiliato alla “Three Eyes”). Massimo D’Alema, affiliato alla “Pan-Europa” e alla “Compass Star-Rose/Rosa-Stella Ventorum”. Mario Monti (classe 1943, economista, senatore a vita e presidente del Consiglio italiano dal 2011 al 2013, affiliato in forma più o meno coperta alla United Grand Lodge of England e alla Ur-Lodge “Babel Tower”). Fabrizio Saccomanni (classe 1942, banchiere, economista, già direttore generale della Banca d’Italia dal 2006 al 2013, dal 2013 al 2014 è stato ministro dell’economia del governo Letta, affiliato alla “Compass Star-Rose/Rosa-Stella Ventorum” e alla “Edmund Burke”). Pier Carlo Padoan (classe 1950, economista, dal 24 febbraio 2014 ministro dell’economia nel governo Renzi e nel governo Gentiloni, affiliato alla “Pan-Europa” e alla “Compass Star-Rose/Rosa-Stella Ventorum”).
Gianfelice Rocca (classe 1948, tra i più importanti imprenditori italiani, presidente di Techint e di Assolombarda, affiliato alla “Three Eyes”). Domenico Siniscalco (classe 1954, economista, banchiere, già ministro dell’economia dal 2004 al 2005, affiliato Padoan, Draghi e Viscoalla “Edmund Burke”). Giuseppe Recchi (classe 1964, top manager, affiliato alla “Three Eyes”). Marta Dassù (classe 1955, saggista, già sottosegretaria e viceministra degli affari esteri, attualmente nel cda di Finmeccanica, affiliata alla “Three Eyes”). Corrado Passera (classe 1954, banchiere, manager, politico, già ministro dello sviluppo economico dal 2011 al 2013 nel governo Monti, affiliato alla “Atlantis-Aletheia”). Ignazio Visco (classe 1949, economista, governatore della Banca d’Italia dal 2011, affiliato alla “Edmund Burke”). Enrico Tommaso Cucchiani (classe 1950, banchiere e top manager, affiliato alla “Three Eyes”). Alfredo Ambrosetti (classe 1931, economista, fondatore e presidente emerito di The European House-Ambrosetti, affiliano alla “Pan-Europa”).
Carlo Secchi (classe 1944, economista e politico, affiliato alla “Three Eyes”, alla “Pan-Europa” e alla “Babel Tower”). Emma Marcegaglia (classe 1965, imprenditrice e top manager, affiliata alla “Pan-Europa”). Matteo Arpe (classe 1964, banchiere e top manager, affiliato alla “Edmund Burke”). Vittorio Grilli (classe 1957, economista, direttore generale del ministero del Tesoro dal 2005 al 2011 e ministro dell’economia con il governo Monti, affiliato alla “Compass Star-Rose/Rosa-Stella Ventorum”). Giampaolo Di Paola (classe 1944, ammiraglio, ministro della difesa dal 2011 al 2013 con il governo Monti, affiliato alla Al-Baghdadi“Compass Star-Rose/Rosa-Stella Ventorum”). Federica Guidi (classe 1969, imprenditrice, già ministro dello sviluppo economico del governo Renzi, affiliata alla “Three Eyes”).
Angela Merkel (classe 1954, politica, cancelliera tedesca dal 2005, affiliata alla “Golden Eurasia”, alla “Valhalla” e alla “Parsifal”). Vladimir Putin (classe 1952, attuale presidente della Federazione Russa, affiliato alla “Golden Eurasia”). Christine Lagarde (classe 1956, avvocatessa e politica francese, direttrice del Fondo Monetario Internazionale, affiliata alla “Three Eyes” e alla “Pan-Europa”). George W. Bush (classe 1949, presidente degli Stati Uniti dal 2001 al 2009, affiliato alla “Hathor Pentalpha”). Michael Ledeen (classe 1941, giornalista, intellettuale e politologo statunitense, affiliato alla “White Eagle” alla “Hathor Pentalpha”). Condoleezza Rice (classe 1954, politica, affiliata alla “Three Eyes” e alla “Hathor Pentalpha”, già esponente di punta dell’amministrazione Bush). Abu Bakr Al-Baghdadi (classe 1971, terrorista iracheno, leader dell’Isis e Califfo dell’autoproclamato Stato islamico, affiliato alla “Hathor Pentalpha”).
José Manuel Durão Barroso (classe 1956, portoghese, docente universitario, politico, presidente della Commissione Europea dal 2004 al 2014, affiliato alla “Pan-Europa” e alla “Parsifal”). Olli Rehn (classe 1962, politico finlandese, già vicepresidente della Commissione Europea, affiliato alla “Pan-Europa” e alla “Babel Tower”). Tony Blair (classe 1953, premier britannico dal 1997 al 2007, affiliato alla “Edmund Burke” e poi alla “Hathor Pentalpha”). David Cameron (classe 1966, premier britannico dal 2010, affiliato alla “Edmund Burke” e alla “Geburah”). Pedro Passos Coelho (classe 1964, primo ministro del Portogallo dal 2011, affiliato alla “Three Eyes”, alla “Edmund Burke” e alla “White Eagle”). Mariano Rajoy (classe 1955, primo ministro della Spagna dal 2011, affiliato alla “Pan-Europa”, alla “Valhalla” e alla “Parsifal”). Antonis Samaras (classe 1951, politico, già primo Mariano Rajoyministro della Grecia, affiliato alla “Three Eyes”). Jean-Claude Trichet (classe 1942, economista e banchiere francese, presidente della Bce dal 2003 al 2011, affiliato alla “Pan-Europa”, alla “Babel Tower” e alla “Der Ring”.
Bernard Arnault (classe 1949, imprenditore francese, dominus della Louis Vuitton Moët Hennessy, affiliato alla “Three Eyes” e alla “Edmund Burke”). Nicolas Sarkozy (classe 1955, politico, presidente della Repubblica francese dal 2007 al 2012, affiliato alla “Edmund Burke”, alla “Geburah”, alla “Atlantis-Aletheia”, alla “Pan-Europa” e alla “Hathor Pentelpha”). Manuel Valls (classe 1962, già primo ministro francese, iniziato a suo tempo nel Grand Orient de France e poi affiliato alla “Edmund Burke”, alla “Compass Star-Rose/Rosa-Stella Ventorum” e alla “Der Ring”). Christian Noyer (classe 1950, banchiere, attuale governatore della Banca di Francia, affiliato alla “Pan-Europa”, e alla “Compass Star-Rose/Rosa-Stella Ventorum”). Mark Rutte (classe 1967, primo ministro dei Paesi Bassi dal 2010, affiliato alla “Three Eyes” e alla “Pan-Europa”). Ben van Beurden (classe 1958, top manager olandese, ceo della Royal Dutch Shell, affiliato alla “Geburah” e alla “Der Ring”). Wolfgang Schäuble (classe 1942, Massoni, il libropolitico, attuale ministro delle finanze tedesco, attuale maestro venerabile della “Der Ring”, affiliato alla “Joseph de Maistre”). Peter Voser (classe 1958, top manager olandese e ceo della Royal Dutch Shell, affiliato alla “Pan-Europa”). Bill Gates (classe 1955, imprenditore statunitense fondatore della Microsoft, affiliato alla “Compass Star-Rose/Rosa-Stella Ventorum”).
(Elenco sintetico di eminenti personalità italiane e internazionali affiliate a superlogge neo-conservatrici e reazionarie, fornito da Marco Moiso sul blog del Movimento Roosevelt e desunto dal libro di Gioele Magaldi “Massoni. Società a responsabilità illimitata. La scoperta delle Ur-Lodges”. Secondo Magaldi, già “venerabile” della loggia romana Monte Sion del Grande Oriente d’Italia e poi iniziato alla superloggia sovranazionale progressista “Thomas Paine”, le 36 logge madri di cui ha rivelato l’esistenza costituirebbero l’autentico “back-office” del potere mondiale. Nel dopoguerra e fino agli anni ‘70, sostiene Magaldi, la leadership internazionale è stata esercitata in questo ambito da strutture di orientamento progressista, rooseveltiano e keynesiano, con esiti misurabili in Europa dall’impegno di personaggi come l’inglese William Beveridge, “l’inventore” del welfare, e lo svedese Olof Palme, punta avanzata della miglior socialdemocrazia europea. Poi, dagli anni ‘80, anche gli esponenti della tradizione socialista – da Blair a D’Alema, da Manuel Valls allo stesso Napolitano – sarebbero stati affiliati a Ur-Lodges di segno neo-feudale e oligarchico, massime interpreti della globalizzazione più vorace e privatizzatrice).
fonte http://www.libreidee.org/2017/11/ur-lodges-gli-uomini-al-comando-la-mappa-del-vero-potere/

La guerra dell’Europa contro l’Italia



FONTE: GEFIRA.ORG
Il conflitto tra Unione Europea ed Italia è una vera e propria guerra finanziaria. I paesi dell’area euro non possono stampare il proprio denaro, e per questo motivo non possono avere un deficit infinito. Sono costretti a vivere entro i propri mezzi, altrimenti, senza l’intervento della BCE, andrebbero in bancarotta. Nessuno conosce le conseguenze di un default italiano e relativa ristrutturazione del debito, ma l’evento potrebbe portare alla fine della moneta unica.
Per rendere l’euro sostenibile, le élite finanziarie europee vogliono che gli italiani riducano le proprie spese e trasformino il deficit di bilancio in un surplus. A causa però della contrazione della popolazione del paese, il deficit di bilancio italiano – come abbiamo sostenuto molte volte – non può che aumentare. La Commissione Europea ne respinge il bilancio perché Roma vuole aumentare il proprio debito ben oltre il limite consentito dalla BCE. “Questo è il primo bilancio italiano che non piace all’UE”, ha scritto il vice primo ministro Luigi Di Maio su Facebook. “Nessuna sorpresa: questo è il primo bilancio italiano scritto a Roma e non a Bruxelles!”.  (1) Matteo Salvini ha aggiunto: “Questo (rifiuto) non cambia alcunché”. “Non stanno attaccando un governo, ma un popolo. Queste sono cose che faranno arrabbiare ancor di più gli italiani”, ha detto. (2)
Il paese è entrato in un calo demografico. Una crescita economica sostenibile è pertanto semplicemente impossibile, perlomeno per il prossimo futuro. Come nel caso di tutta l’Europa, l’Italia ha bisogno di un piano per sostenere una popolazione che sta invecchiando e diminuendo(3). Come se non lo sapesse, l’establishment di Bruxelles e Francoforte vuole solo che l’Italia si attenga al programma di austerità, ossia diminuisca la spesa pubblica e faccia fuori l’attuale amministrazione, che rifiuta di conformarsi.
Per estromettere Di Maio e Salvini, l’Unione Europea farà di tutto per distruggere il settore bancario italiano, come già fatto in Grecia e Cipro. Nel 2015, la Grecia chiuse le proprie banche, ordinando loro di rimanere tali per 6 giorni. La banca centrale impose anche delle restrizioni per evitare che i soldi fuggissero dal paese. (4)
Jeroen Dijsselbloem, ex capo dell’Eurogruppo, ha suggerito che i mercati dovrebbero cercare di abbassare il valore delle obbligazioni italiane (5). Un valore obbligazionario più basso eroderebbe il capitale delle banche e le renderebbe insolventi. Draghi, capo della BCE, ha avvertito la scorsa settimana che una recente svendita di titoli di stato ha avuto la funzione di intaccare il capitale delle banche italiane, che possiedono circa 375 miliardi di euro di quel documento (6). Tali osservazioni sono state accuratamente preparate, e fungono da ennesimo attacco deliberato al sistema finanziario italiano. È molto insolito per i banchieri centrali avvisare la banca sotto la propria supervisione della sua prossima insolvenza, cercando allo stesso tempo di provocare una preventiva corsa agli sportelli.
“Trovo inappropriato per il responsabile della stabilità finanziaria in Europa dare l’allarme, ancorché poi ammorbidito, sulla salute dei finanziatori italiani, essendo l’Italia è uno dei paesi sotto la sua supervisione bancaria”, ha giustamente detto un legislatore italiano.
I governanti sanno di essere sotto assedio, e stanno pensando a come proteggere le banche dalle autorità bancarie europee. Roma deve escogitare una strategia nazionale per preservare il propria sistema bancario, anche qualora questo sia contrario alle regole europee. Salvini, ha detto un portavoce del leader della Lega, ha incontrato Di Maio per discutere le condizioni di economia, bilancio e banche. “Nessuna banca sarà in difficoltà”, ha detto Salvini. Le due parti, che gestiscono il paese in un governo di coalizione, stanno lavorando in sincrono, ha detto. Il premier Conte, riporta il Corriere della Sera (7), ha chiesto alle agenzie governative di star pronte ad aiutare gli istituti di credito, qualora il calo del valore delle proprie posizioni di debito pubblico imponesse loro di ricapitalizzare le banche.
Roma non lascerà i burocrati di Bruxelles o Francoforte a decidere se le banche siano insolventi o no. Ogni governo sovrano, in teoria, può dichiarare solvente una banca con un colpo di penna. Le autorità italiane possono rifiutarsi di chiudere le proprie banche, e costringerle a rimanere in attività. A differenza della Grecia, l’Italia ha un avanzo commerciale, ed il paese non dipende da una riserva estera di denaro per pagare le importazioni. L’apertura di banche insolventi indebolirebbe ulteriormente l’affidabilità dell’Euro come moneta comune. Per fare ancor più pressione sul governo italiano, Karsten Wendorff, membro dell’Advisory Board delle banche federali tedesche, ha suggerito di confiscare le proprietà private italiane per far fronte agli obblighi del debito pubblico. “Invece di un fondo europeo che acquista obbligazioni governative italiane e che alla fine è sostenuto dai contribuenti europei, dovrebbe essere creato un fondo nazionale”, ha scritto Wendorff sul Frankfurter Allgemeine Zeitung di sabato. (8)
Tale fondo verrebbe finanziato da “obbligazioni di solidarietà nazionali”, che le famiglie italiane sarebbero obbligate ad acquistare, ad esempio, per il 20% della loro ricchezza netta. Ad un tale tasso, “quasi la metà del debito pubblico verrebbe convertito in obbligazioni di solidarietà”. Se il piano dovesse essere implementato, significherebbe che i proprietari di case sarebbero costretti a pagare a banche straniere il 20% del loro valore patrimoniale. Il piano è un palese avvertimento: non andate contro le regole di bilancio. La Germania è disposta a confiscare tutto ciò a cui si sente in diritto.
Il pubblico non è consapevole della gravità della situazione. Sia Salvini che Di Maio – così come il popolo italiano – dovrebbero rendersi conto che sono in guerra con l’establishment europeo, che in ultima istanza intende rimuoverli dal potere. Per vincere questa battaglia hanno bisogno del sostegno incondizionato dell’apparato di sicurezza dello Stato e del popolo. Il confronto tra Roma da un lato e Bruxelles e Francoforte dall’altro, tuttavia, non scoppierà prima delle elezioni del Parlamento Europeo.

Fonte: https://gefira.org
Link: https://gefira.org/en/2018/11/05/the-italian-people-must-understand-that-their-country-is-at-war/
5.11.2018
Traduzione di HMG

NOTE
1.EU rejects Italian draft budget, setting up standoff with defiant Italy, Reuters 2018-10-23.
2.Italy budget: European Commission demands changes, BBC 2018-10-23.
3.Demographic Winter – the decline of the human family, YouTube 2011-07-28.
4.Greece imposes capital controls as crisis deepens, Reuters 2015-06-28.
5.The European financial establishment has just declared war on Italy, Gefira.
6.ECB’s Draghi alarm over Italian banks ‘improper’: League lawmaker, Reuters 2018-10-26.
7.Italy Studies Bank Options Amid Relief From Rating Decision, Bloomberg 2018-10-29.
8.A Bundesbank Economist Has a Radical Plan to Halve Italy’s Debt, Bloomberg 2018-10-27

https://comedonchisciotte.org/la-guerra-delleuropa-contro-litalia/

L’ANTIFASCISMO DEI CRETINI



di Marcello Veneziani
Abbiamo sempre avuto pazienza con i cretini non cattivi e con i cattivi ma intelligenti. Non riusciamo però ad averne con i cretini cattivi, magari in origine solo cretini poi incattiviti oppure solo cattivi poi rincretiniti. Ma sono cresciuti a dismisura e si sono aggravati. Sto parlando del nuovo antifascismo, collezione autunno-inverno, che si alimenta di fascistometri per misurare il grado di fascismo che è in ciascuno di noi e di istruzioni per (non) diventare fascisti, di Anpi posticce che sventolano l’antifascismo anche il 4 novembre, non più costituite da partigiani ma da militanti dell’odio perenne; e poi di mobilitazioni, manifestazioni e mascalzonate, veicolate da giornaloni, telegiornaloni, talk show e da tante figurine istituzionali.
Come quel Fico che alterna dichiarazioni d’antifascismo a dichiarazioni surreali d’amore a proposito degli stupri e i massacri tossico-migranti. Per lui le violenze si combattono con l’amore, come dicevano i più sfigati figli dei fiori mezzo secolo fa. Lui ci arriva adesso, cinquant’anni dopo e a proposito di un fatto così terribile come uno stupro mortale a una ragazzina.
Sopportavamo il vecchio antifascismo parruccone, trombone, un po’ di maniera. Arrivavamo a sopportare perfino un antifascismo di risulta, violento, intollerante, estremista. Finché si tratta dei dementi agitati dei centri sociali, di qualche femminista in calore ideologico o con caldane fasciofobe, oppure di sparsi cretini del grillismo e del vecchio sinistrismo, ce ne facevamo una ragione. Ma sconforta quando vedi pure intellettuali, direttori, editori, giornalisti, testate che avevano qualche credibilità intellettuale o almeno professionale, che leggevi e stimavi, avere una regressione idiota nell’odio verso un presunto e rinato neofascismo (che in realtà rinasce ogni settimana da 73 anni, in base ai loro dolori reumatici, i loro indicatori e delatori). Per non restare nel vago, mi riferisco a firme, filosofi, giornalisti, scrittori che esercitano il loro mestiere su la Repubblica, l’Espresso, i loro paraguru genere Saviano, per non dire nei talk show e nei tg rai, mediaset (solo un po’ meno), la 7 e sky. Probabilmente un combinato disposto ha dato loro alla testa: il fallimento inglorioso della sinistra su tutte le ruote, l’avanzata popolare di Salvini, il trionfo in tutto il mondo e non coi colpi di stato ma a suon di voti, di leader e movimenti opposti alla sinistra.

E poi le prediche, le censure e le leggi opinionicide di Suor Boldrina e Frate Fiano, solo per citare due chierici precursori di questo antifascismo. Ma devono aver raggiunto uno stato patologico così avanzato questi malati del morbo d’Antifascismo, se perfino il Corriere della sera, si è di recente ribellato alla deriva idiota dell’antifascismo con un equilibrato editoriale di Paolo Mieli, un frizzante corsivo di Gramellini, un incisivo affondo di Panebianco, e scritti di Battisti, della Tarquini. Poi, leggi Paolo Giordano in prima pagina del Corriere che prende sul serio i calendari di Mussolini (è la scemitudine dei numeri primi), leggi Aldo Grasso che nega le pagine di storia sociale del fascismo, carte del lavoro e garanzie per pensionati e donne, leggi l’inquisizione filosofica della Di Cesare, più menate varie di antirazzismo e antifascismo e ti accorgi che il Corriere gareggia con la Repubblica sullo stesso terreno.
L’antifascismo patologico è a uno stadio acuto se il 4 novembre Furio Colombo sul Fatto sbaglia ricorrenza e dedica il suo fondo all’apologia del 25 aprile. O se un giornalista de La Repubblica, Maurizio Crosetti, accecato da furiosa demenza, auspica il massacro a Piazzale Loreto di Salvini. Ma la demenza ha pure valore retroattivo nei secoli andati. Sono reduce dall’imbarazzante lettura di un libro dedicato a Dante di tale Chiara Mercuri, pubblicato da Laterza, in cui si presenta Dante come un precursore dei dem, uno che va in esilio perché dalla parte delle lotte proletarie e viene citato tra i grandi di tutti i tempi insieme a Saviano, senza un minimo senso del ridicolo. Saranno stati i fascisti del suo tempo a condannarlo a morte e all’esilio, evidentemente.
Quelli che una polpetta avvelenata di nome Michela Murgia vorrebbe misurare col suo fascistometro, lanciato come ultima moda ideologica magari da adottare anche nelle aule e nei media per schedare e discriminare chi non la pensa come te. Un formidabile misuratore non dell’altrui fascismo ma della propria demenza faziosa.
Strada con antifascisti
Ho sempre ritenuto che meriti rispetto chi fu antifascista col fascismo vivo e imperante, un antifascismo fiero e scontato sulla propria persona; quello postumo che infierisce contro i morti no. Ma quello posticcio, surreale e caricaturale dei nostri giorni, è un triplice insulto: al fascismo, all’antifascismo e all’intelligenza degli italiani. Come è un insulto quotidiano alla memoria di tutti i caduti, a partire dagli stessi ebrei, le ossessive, petulanti, rievocazioni del razzismo e dei campi di sterminio, lette come eventi in corso di replica. Il delirio antifascista e antirazzista porta anche ad alcune intelligenze un tempo rispettabili, un obnubilamento mentale con esiti deprimenti e grotteschi.
Il tutto si accompagna a un ritorno di odio patrio, di antiitalianità, che sembrava superato da alcuni decenni, e che invece rigurgita, identificando l’amor patrio col più aggressivo nazionalismo: il modo migliore per favorire davvero questo slittamento. Vogliono combattere il sovranismo ma questo è il modo migliore per aiutarlo a dilagare. Dopo una faticosa riconquista di un rapporto migliore con i temi nazionali nei decenni scorsi, grazie allo sforzo di Craxi e Spadolini, di Ciampi e anche di Napolitano, la sinistra residuale di oggi ha avuto una regressione feroce quanto insensata contro l’italianità, un conato di vomito antipatriottico per sancire che loro sono dalla parte dei migranti.Stranieri first. Ecco il 4 novembre celebrato dalla parte degli austriaci, dei disfattisti e dei disertori.
Se ragionassi in termini politici, o peggio elettorali, dovrei gioire perché assisti allo spettacolo di un suicidio dei radical, affogati nel ridicolo in una lotta contro gli italiani. Ma non sono mai contento quando un avversario si autodemolisce e si autoridicolizza in quel modo; non mi piace, per la democrazia, per la circolazione delle idee, per carità di patria vederli schiumare di odio e di rabbia, peggio degli haters che deprecano (“Buonisti un cazzo”, tuonava elegantemente la copertina de l’Espresso). E per il rispetto, non corrisposto, che continuo a nutrire per le persone nonostante i loro pregiudizi e le loro occlusioni mentali.
Ricredetevi, riavetevi, ripensateci. Non riducete il prefisso dem ad abbreviativo di dementi. Non seppellitevi nel vostro ridicolo rancore, elevando l’imbecillità a crimine contro l’umanità.
Fonte: Marcello Veneziani
https://www.controinformazione.info/lantifascismo-dei-cretini/?fbclid=IwAR0469QzSUCasUXFn_TkY-3zSWi3txhFZKpI8r7Ek9xcyST71vjuSSvkqXM