domenica 13 agosto 2017

Kalandrino e i soldi per grazia ricevuta:


di Stefano Davidson

Fatturato medio delle piccole e medie imprese:
- Centro Italia + 2%, (lo 0,5 % nel 2014, il 2,2% nel 2015 e il 2,6% nel 2016)
- Nord-Est +4,3%.
- “Eventi 6” della famigli Ia Renzi + 410%
Ricordiamo che la Eventi 6 non ha brevettato la molecola della felicità ma che si occupa "solo" della distribuzione di volantini e di marketing editoriali (lo fa per: “Repubblica”, “Leggo”, “Trony”, “Unicoop Firenze”, “Conad”, “Panini”, “Pagine Gialle”, “Arcaplanet”, “Quotidiano nazionale”, “Dico”, “Nexive ( multinazionale Olandese delle spedizioni che ha diffuso, assieme a Poste Italiane, i depliant per il referendum costituzionale dello scorso 4 dicembre)”
L'impennata' negli affari dei Kalandrinos èiniziata il 31 dicembre 2013 ed ha portato il fatturato da 1,9 milioni di euro a 7,3 milioni di euro in data 31 dicembre 2016 – in concomitanza con il premierato di Renzi jr. – chiudendo il bilancio nel 2016 con una crescita del 30,1% di fatturato con un’impennata di 5,3 milioni di euro. A questi dati possono essere aggiunti quelli della Marmodiv di Firenze, una cooperativa, sempre della famiglia Renzi, che può essere definita il braccio operativo della “Eventi 6” e che segue i clienti della grande distribuzione, ma che ha anche il compito di gestire gli appalti ricevuti dalla “Eventi 6”. La Marmodiv è nata nel 2013, nel 2014 aveva 1,1 milioni di euro di ricavi, nel 2015 1,3 milioni di ricavi, nel 2016 3,1 milioni di euro, con una crescita di 1,7 milioni di euro, pari al 127% nell’ultimo anno.
Evviva evviva almeno sappiamo che uno dei principali responsabili dell'azioni di Soros in Italia (insieme a Prodi e alla dirigenza allora rutellante del PD che ce lo hanno portato in casa) si è arricchito con lui.
#etuttoduntrattoilcoro
ma vaffanculo va!
Stefano Davidson

Dei migranti, alle Ong, non gliene frega un cavolo, é solo business


La rivelazione shock a Quotidiano Nazionale di un addetto alla sicurezza, impiegato su una nave di Save the Children: "I rapporti tra scafisti e molte organizzazioni sono evidenti"

"Una volta abbiamo preso un battello con gente in buone condizioni -racconta. - A dieci minuti dalla costa libica, non in alto mare. Sono evidenti i rapporti tra scafisti e molte organizzazioni.

"Spesso è lo scafista che dà la posizione con il telefono satellitare, - Quando si trova un gommone con decine di persone a bordo sembra quasi che si siano dati appuntamento...". "Mi sentivo un po' complice di un'attività vergognosa. Con Save the Children c'erano scontri anche perché non potevo riferire nulla alle autorità di porto o di polizia". "Sono stato 30 anni in polizia, - prosegue l'uomo, - so come vanno le cose: bisogna sempre seguire la pista dei soldi. 

Io vorrei capire: il ministero dell'Interno quanti soldi ha dato a Save the Chldren? A bordo mi hanno detto che sono operazioni da mezzo milione al mese, 6 milioni l'anno". "Dei migranti, alle Ong, non gliene frega un cavolo - sostiene -, è solamente un business del momento".


"Abbiamo caricato giovani magrebini che erano stati espulsi dall'Italia. Ma dico io, chi abbiamo portato in Italia? Non abbiamo portato i siriani disperati o quelli del Mali che scappano dalla fame. Per me è stato personalmente anche un problema di coscienza".



http://altrarealta.blogspot.it/

TESTIMONE CHIAMA IN CAUSA SAVE THE CHILDREN: “TRAFFICAVANO EX DETENUTI TUNISINI”



Lunga esperienza in polizia, la sua squadra è stata imbarcata dal 5 settembre, all’inizio della missione dell’Ong, fino al 10 ottobre. E si è reso conto che c’era del marcio denunciandolo alle autorità.
Quali sono anomalie e collusioni nei soccorsi dei migranti da parte delle Ong che ha visto coi suoi occhi?
«Durante i miei 40 giorni in mare abbiamo prelevato in tre occasioni dei migranti dalla nave Juventa (messa sotto sequestro dalla procura di Trapani per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, ndr). Una volta hanno sostenuto di averne soccorsi 300-400, ma attorno alla nave non c’erano né gommoni, né barconi. I trafficanti che li hanno accompagnati dalla Libia sono tornati indietro con i natanti per riutilizzarli. Poi, in ottobre, non solo io, ma chi era a bordo di nave Vos Hestia di Save the children abbiamo visto che dalla Iuventa si allontanava un barchino ad alta velocità, con due persone, verso la costa. A mio avviso erano gli scafisti che avevano appena concluso il trasbordo di circa 140 migranti».
I membri di Save the children erano consapevoli di ciò che stava accadendo?
«Sì erano consapevoli. Quantomeno a livello di team leader a bordo, che, suppongo, informava i responsabili di Save the children».
Poi c’è stato uno strano caso con degli eritrei?
«Avevano appena sostituito il mediatore a bordo con un giovane italo-eritreo, che non parlava arabo ma tigrino. Guarda caso, solo due giorni dopo becchiamo un barcone con degli eritrei. Ed era stato il responsabile di Save the children a bordo a dare la posizione esatta al comandante. Nessuno dei migranti era in pericolo immediato di vita, ma li abbiamo recuperati lo stesso».
Esiste una chat parallela delle Ong sulla quale arrivano le informazioni sulle posizioni dei barconi?
«So che i team leader di Save the children ricevevano sul proprio cellulare le coordinate delle posizioni dei barconi o gommoni dei migranti».
Quali Ong erano coinvolte?
«A mio avviso la Jugend Rettet (sotto inchiesta, ndr) di nave Iuventa e ritengo coinvolta anche tutte le Ong che ricevevano le segnalazioni come Save the children».
E chi forniva queste informazioni?
«Quasi sicuramente venivano trasmesse o dal territorio libico o da telefoni satellitari in dotazione agli scafisti. Sembrava quasi che si trattasse di appuntamenti».
Le operazioni in mare erano per salvare vite o altro?
«Mai salvato qualcuno che stesse morendo».
I migranti portati in Italia erano profughi o clandestini?
«I profughi veri erano circa il 20%. Per il resto si trattava di gente che voleva rientrare in Italia dopo un’espulsione, soprattuto magrebini. Alcuni mi dicevano: Ero in carcere nel tuo paese. Poi mi hanno espulso e questa è l’unica possibilità per tornare in Italia».
Perché i membri di Save the children non volevano consegnare foto e video dei soccorsi alla polizia?
«A bordo c’era un professionista che riprendeva e fotografava tutte le operazioni. Secondo me per timore che la polizia potesse ricevere immagini compromettenti preferivano dichiarare di non averle».
Anche a lei è stato intimato di non farlo?
«A me e all’intero team della Imi (la società di sicurezza ndr) è stato intimato di non scattare foto, di non avere contatti con le autorità di Polizia, con la Guardia Costiera e di omettere qualsiasi segnalazione che potesse portare alla individuazione di “scafisti” o di persone che detenessero qualcosa di illecito».
Però poi pubblicavano sul loro sito, anche le sue foto?
«É vero. Per esempio con una bambina siriana in braccio, una delle pochissime che andava aiutata. Questa foto è stata postata su tutti i siti di Save the children per ricevere donazioni».
Giravano tanti soldi?
«Il noleggio della nave costa svariati milioni di euro l’anno ed è stata noleggiata presso la Vroon Italia di Genova, dopo mesi di inattività in Egitto. Ma il punto è un altro: Vorrei sapere quanti soldi il governo, le istituzioni hanno dato a Save the children. Una dei membri dell’Ong a bordo ha detto: Ci sono piovuti addosso una pioggia di soldi dalla pubblica amministrazione, che non potete immaginare quanti».
I volontari vengono pagati?
«C’erano rapporti tesi fra i membri di Save the children italiani e gli altri. In questo clima uno di loro un giorno è sbottato dicendo non è possibile che qualcuno fra noi pigli 10mila euro al mese…».
Ci sono coperture politiche, che hanno permesso alle Ong di fare quello che volevano?
«Sì, credo che ci siano».
Perché lei e pochi altri avete parlato alzando il velo sul vero ruolo delle Ong di fronte alla Libia?
«Per fare del bene si può anche sbagliare, in buona fede, ma dopo avere visto, sentito, osservato, toccato con mano, non potevamo tacere. Non erano in buona fede, ma si trattava di qualcosa di pianificato e quindi doloso».
fonte  http://voxnews.info/2017/08/13/testimone-chiama-in-causa-save-the-children-trafficavano-ex-detenuti-tunisini/