lunedì 4 marzo 2019

La rivelazione di Tria: “Ecco come la Germania ha ricattato l’Italia”



Roma.Stanno facendo molto discutere le dichiarazioni di Giovanni Tria, rilasciate ieri pomeriggio alla Commissione finanze del Senato, che puntano il dito contro la condotta di Berlino. Il ministro dell’Economia si riferisce all’introduzione delle nuove regole europee sul bail-in, ossia il salvataggio delle banche non attraverso denaro pubblico, bensì facendo ricorso ai risparmi dei correntisti. Ciò avvenne nel 2013, quando alla presidenza del Consiglio c’era Enrico Letta, mentre il dicastero di via XX settembre era guidato da Fabrizio Saccomanni. Il quale – secondo Tria – «venne praticamente ricattato dal ministro delle Finanze tedesco», Wolfgang Schäuble.

La longa manus di Berlino

Tria ha quindi spiegato che «se l’Italia non avesseaccettato, si sarebbe diffusa la notizia che l’Italia non accettava perchéaveva il sistema bancario prossimo al fallimento, e questo avrebbe significatoil fallimento del sistema bancario».Il ministro si è detto inoltre convinto che il bail-in «dovrebbe essereabolito», proprio perché «quando è stato introdotto in Italia, quasi tutti eranocontrari; anche la Banca d’Italia, in modo discreto, si oppose». Secondo laricostruzione di Tria, la Germania avrebbe dunque imposto al governo Lettaquesta misura da lacrime e sangue dietroricatto, agitando cioè lo spauracchio del panico dei mercati in merito a un presunto fallimento delle bancheitaliane. Un panico generato, appunto, da Berlino attraverso il suo segugio Schäuble.

La retromarcia

Se ciò fosse vero, si tratterebbe di una condotta gravissima della Germania neiconfronti dell’Italia. Accuse pesanti che Tria, in serata, ha poi ritirato. Latoppa, però, sembra peggio del buco: «Con un’espressione evocativa ma infelice –si legge in una nota del Mef – il ministro dell’Economia e delle Finanze,Giovanni Tria, durante l’informativa alla commissione Finanze del Senato, havoluto fare riferimento a una situazioneoggettiva in cui un rifiuto isolato dell’Italia di approdare lalegislazione europea sul bail-in avrebbe potuto essere facilmente interpretatocome un segnale dell’esistenza di seri rischi nel sistema bancario italiano.Con questo il ministro non intendevacertamente lanciare un’accusa specifica né alla Germania né al ministro delleFinanze tedesco dell’epoca».

Le versione diSaccomanni

Eppure, la ricostruzione di Tria non si discosta poi moltoda quella di Saccomanni che nel 2017, in Commissione parlamentare d’inchiesta,specificò che «la linea severa dicoinvolgimento dei creditori delle banche», sostenuta da un nutrito gruppo di Paesieuropei «capeggiato dalla Germania»,portò a una votazione che impose di fatto all’Italia di procedere al bail-in, equindi al prelievo forzoso di denaro deirisparmiatori italiani. Insomma, tra rivelazioni ritrattate e prudenzadiplomatica, molti interrogativi rimangono ancora senza una risposta.
Gabriele Costa – Il Primato Nazionale
http://www.stopeuro.news/la-rivelazione-di-tria-ecco-come-la-germania-ha-ricattato-litalia/

Contro il governo italiano, Fazio scatena il nemico Macron

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Otto francesi su dieci lo prenderebbero cordialmente a calci nel sedere, invece Fabio Fazio si sloga il collo per annuire ginnicamente ad ogni singola parola pronunciata da sua santità Emmanuel Macron, nella non-intervista in cui il conduttore ha fatto più che mai da stuoino, il 3 marzo, in prima serata su RaiUno. Obiettivo dell’operazione: il nemico dell’Italia, per una volta travestito da amicone del Belpaese (e sodale di Sergio Mattarella, esplicitamente citato insieme a Giorgio Napolitano), ha tentato di conquistare gli italiani per spingerli a mollare il governo in carica, cioè il “vomitevole” Salvini e l’odiato Di Maio, quello che flirta apertamente coi Gilet Gialli in vista delle europee. A proposito: nella inevitabile domandina sui Gilet Jaunes, Fazio ha incorportato indebitamente il tema dell’antisemitismo: uscita di sicurezza immediatamente imboccata dal Presidentino, che ha potuto largheggiare in solenni insegnamenti morali, come se i Gilet Gialli non esistessero nemmeno. Tra inchini e sorrisi, Fabio Fazio ha letteralmente oscurato il presidente francese, trattato come una specie di rockstar cui strappare comunque un autografo, nonostante l’evidente declino. Una kermesse teatrale, a prescindere dalle non-risposte fornite alle non-domande. Il Trattato di Aquisgrana? Sappiano, gli italiani, che se la Francia fa accordi con la Germania scavalcando l’Ue lo fa per il bene dell’Italia. Così la vera star – Fazio – ha surclassato l’ectoplasma Macron, ormai ridotto a “morto che cammina” della politica francese.
Nel saggio “Gli stregoni della notizia”, Marcello Foa – fortemente osteggiato proprio dall’Amico dell’Italia nella sua ascesa alla presidenza della Rai – ha messo all’indice i vizi capitali del giornalismo odierno, che troppo spesso rinuncia a fare Macron intervistato da Fazioinformazione ripiegando pavidamente sul gossip e sulla propaganda ispirata dai grandi decisori. Forse però non immaginava, Foa, che la televisione di Stato potesse scendere così in basso, offrendo – al potereeuropeo attualmente più ostile al nostro paese – un palcoscenico privilegiato per esibirsi, mentendo spudoratamente su tutto, senza uno straccio di contraddittorio. Abbiamo un problema, segnala Guido da Landriano su “Scenari Economici”: nell’informazione politica, il Tg1 parla al 60% del defunto Pd e della moribonda Forza Italia, lasciando meno del 15% di spazio ai Cinque Stelle e meno del 5% alla Lega. Visto che adesso presiede la Rai, Marcello Foa – l’ex vittima di Macron – non potrebbe battere un colpo? Sempre sul newsmagazine creato da Antonio Maria Rinaldi, Francesco Carraro propone di studiare il “fazismo”, un vero proprio «prodotto ideologico», che quindi si può definire un «complesso di pregiudizi, tic, luoghi comuni, mappe mentali, filtri interpretativi, indotti filosofici, culturali e intellettuali nati per rispecchiare (e giustificare) la struttura dei rapporti di forza economico-sociali, tra le classi».
In base a questa impostazione, sostiene Carraro, al di sopra della “sottostruttura” delle dinamiche sociali «si erge la sovrastruttura delle idee che consolidano, e legittimano, la prima». Oggi, la “sottostruttura” è chiarissima e si concreta «nel trionfo (definitivo?) delle élite finanziarie (rappresentate soprattutto dagli oligopoli bancari e assicurativi) su un’unica, sterminata classe di uomini-massa». Questa situazione «conduce a un precipitato di carattere politico-istituzionale sotto forma di nuovi metodi di governo (quale, ad esempio, l’euro) e plance di comando (quale, ad esempio, il ginepraio di burocrazie a-democratiche dell’attuale architettura Ue)». Ma seleziona anche «una ideologia di riferimento e una classe intellettuale in grado di veicolarla grazie alle bocche di fuoco dei media di regime». Questa intellighenzia «è vocata, per inesorabile inerzia, ad assecondare i padroni del vapore», scrive Carraro. «Da tutto ciò germina, tra l’altro, il “fazismo” e la sua prolifica propensione a farsi megafono del potere costituito». Tipiche le “lezioni” tenute a “Che tempo che fa” da Carlo Macron a colloquio con FazioCottarelli, maestro indiscusso «della civiltà fondata sul complesso di colpa del debito pubblico e sul culto dell’austerity, sull’efficientissima manutenzione della macchina dello spread».
Ancor più eclatante, aggiunge Carraro, è stata la chiacchierata con Macron, «l’uomo di Stato che per eccellenza incarna l’istrionica attitudine dei manovratori dietro le quinte», inventando «ingannevoli pifferai di Hamelin ad uso delle masse disorientate». Poi, persino le masse fiutano la fregatura e arrivano i Gilet Gialli. Gli ultimi – anzi, gli unici – a non accorgersi della natura ideologica dei propri pensieri e delle proprie azioni sono gli stessi ideologi di punta dell’Ancien Régime, chiosa Carraro: «Nella loro acritica custodia dello status quo risiede la quintessenza del “fazismo”». Può cambiare l’abito, a seconda della serata, ma non la sostanza: l’ometto dell’Eliseo, che ha scaricato clandestinamente migranti alla frontiera italiana, è il principale avversario dell’attuale governo italiano, al quale ha appena fatto saltare l’ultima commessa francese di Fincantieri. Mesi fa, durante i primi scambi polemici col “vomitevole” vicepremier leghista, provvide Papa Bargoglio a invitarlo in Vaticano, ad onta dei gialloverdi. Ora il testimone è passato al Fazio con Macron all'EliseoQuirinale, che tesse a sua volta la sua trama: così Macron vi si tuffa, scommettendo velenosamente sul Tav Torino-Lione, cioè sul tema che oggi, più di ogni altro, divide Lega e 5 Stelle. L’obiettivo non cambia: far male all’Italia. Fazio Fazio s’inchina e applaude (e la Rai paga).
Arriva anche a menzionare la temeraria parola tecnocrazia, l’insaponatore Fazio, ma giusto per permettere all’Amico dell’Italia di avviluppare il tema nel confortante logos, bugiardissimo, che il mediocre attore Macron – tecnocrate, supermassone, banchiere di casa Rothschild – propina impunemente, la domenica sera, ai telespettatori della Rai, grazie alla servizievole disponibilità del presentatore-intrattenitore, mascherato da quasi-giornalista. Fazio, ovviamente, prende per buono il fatto che Macron parli a nome dei francesi, come se ne avesse la stima. Se il colloquio si fosse svolto in una piazza di Parigi, probabilmente, l’omino dell’Eliseo sarebbe stato interrotto dai fischi. Le sue frottole le ha potute cinguettare fino in fondo solo grazie all’amico Fabio, che ha usato la televisione di Stato per mettere sotto i riflettori il nostro maggiore avversario, travestito da elegante e generoso principe della politica contemporanea. Non era riuscito, Macron, a impedire a Foa l’accesso alla Rai? Si è potuto consolare ampiamente, grazie alla squisita ospitalità del “fazismo”, alleato ideale – nei fatti – di qualunque potereanti-italiano, al lavoro per indebolire il nostro sistema-paese.
fonte http://www.libreidee.org/2019/03/contro-il-governo-italiano-fazio-scatena-il-nemico-macron/

Terrorista che vince non si cambia












Siccome l’ISIS è praticamente sconfitto, c’è bisogno di rinnovare la paura del terrorista arabo, poiché gli USA non possono stare senza un nemico da additare all’opinione pubblica, grazie al quale verranno impiegate enormi somme del denaro dei contribuenti. Gli attentati sono organizzati dai servizi segreti occidentali, e su questo non ci piove, utilizzando manodopera araba all’uopo manipolata, balordi che del Corano e dei suoi precetti hanno fatto carta straccia. Tanto è vero che, dandone il rendiconto giornalistico, una volta che la sceneggiata è finita, immancabilmente veniamo a sapere che il terrorista era un balordo già conosciuto dalla polizia del posto. Il più delle volte viene freddato sul posto, così che non possa raccontare le trame nascoste, ovvero come e da chi è stato ingaggiato.


Parallelamente all’esecuzione di attentati dinamitardi, compiuti possibilmente in date cabalisticamente opportune, c’è una campagna di propaganda sostenuta da pensatori all’uopo stipendiati, i quali, nel caso specifico, vedendo che in Siria ormai i russi hanno sconfitto gli ultimi miliziani dell’ISIS, hanno pensato bene di riesumare il fantasma di Bin Laden, nome che ha terrorizzato per anni l’opinione pubblica mondiale. In Occidente c’è un detto: “Il frutto non cade mai troppo lontano dall’albero”. Peccato che Bin Laden sia morto nel dicembre del 2001, per una malattia ai reni e peccato che suo figlio Hamza, oggi trentenne, non abbia nessuna intenzione di seguire le orme paterne, ovvero di fare la stessa fine del padre, manipolato e strumentalizzato come nemico pubblico numero uno. Poiché, oltre ad essere un bel ragazzo, ha anche una faccia sveglia, potrei giurare che sia abbastanza saggio da non voler imbarcarsi in un’operazione destinata a sicuro fallimento. Il bello è che lui non sta facendo niente, se non fare la sua vita da qualche parte in Medio Oriente. Tutto viene fatto da altri: i manipolatori di masse, coloro che ti fanno credere che il bianco sia nero e viceversa, che la guerra sia pace, ecc. Come insegna Giorgio Orwell. E’ chiaro che Hamza è usato come uno strumento per scopi che conosciamo molto bene: mantenere viva la paura negli occidentali e avere sempre nuovi pretesti per combattere il terrorismo, spillando denaro all’erario pubblico. Sta per cominciare una nuova stagione di attentati terroristici, forse stavolta anche in Italia. Loro, gli ebrei a capo di questa organizzazione criminale, si sono portati avanti con il lavoro. Hanno già creato il nemico. Vediamo stavolta quanta gente ci cascherà, rispetto a quando c’era il Bin Laden senior.
fonte https://freeanimals-freeanimals.blogspot.com/2019/03/terrorista-che-vince-non-si-cambia.html