mercoledì 21 novembre 2018

Ecco come con il sistema Hawala si finanziano immigrazione e terrore

Royal Marines from HMS Bulwark help rescue migrants stranded on a boat, thirty miles off the Libyan coast.  PRESS ASSOCIATION Photo. Picture date: Sunday June 7, 2015. The rescued migrants were taken to the Royal Navy ship where they were searched and processed before being handed over to the Italian authorities. Britain is a country that "doesn't walk on by", David Cameron said as HMS Bulwark undertook another rescue mission off Libya. The Royal Navy warship picked up at least 500 migrants found in four boats in the seas off the north African country. Arriving at the G7 summit in Garmisch-Partenkirchen, Germany, the Prime Minister said the flagship had been deployed because the UK is a "country with a conscience".  But he warned that the causes of the mass exodus from Libya must be dealt with, not just the consequences. See PA story DEFENCE Migrants. Photo credit should read: Rowan Griffiths/Daily Mirror/PA Wire

Non ci sono patti scritti, non ci sono carte che attestano transazioni e cambiali, solo un codice d’onore che permette il trasferimento di somme da un posto ad un altro. È il sistema cosiddetto “Hawala“, in voga soprattutto nel mondo arabo. Si tratta di un modo di trasferimento di soldi che si basa sulla parola e che dunque reca con sé numerosi vantaggi, a partire da quello di non lasciare alcuna traccia e di essere dunque relativamente sicuro. Il sistema Hawala è tenuto sott’occhio da molti inquirenti anche in Italia. Essendo diffuso in special modo nel Nord Africa, il rischio è che con questa modalità di finanziamento si faccia arrivare liquidità volta ad agevolare l’immigrazione ed il terrorismo. Ed andare a scovare le reti di chi utilizza il sistema Hawala appare molto difficile. 

Le possibili connessioni con l’immigrazione

A spiegare meglio come funziona nel dettaglio il finanziamento tramite Hawala è Giuseppe Morabito, in un articolo pubblicato su ItaliaOggi. “Il sistema prevede la partecipazione di quattro attori – si legge nel pezzo – il richiedente, due hawaladar ed un beneficiario”. Il richiedente è colui che vuole trasferire denaro in un’altra città, l’hawaladar è invece l’intermediario. Ne esistono per l’appunto due durante la fase di passaggio delle somme: uno sta nella città del richiedente, l’altro invece in quella del beneficiario. Il primo raccoglie il denaro del richiedente e contatta il secondo, spesso un suo socio, al quale comunica la cifra della somma richiesta dal beneficiario. Quest’ultimo poi non deve fare altro che andare dal secondo hawaladar e ritirare la somma. Non c’è trasferimento fisico di denaro, non ci sono spostamenti di soldi, tutto inizia e tutto finisce senza lasciare traccia perché l’operazione si svolge sulla semplice parola data tra i protagonisti. Ben si comprende dunque in che modo il sistema hawala entri in gioco nel contesto migratorio. 
Colui che vuole raggiungere l’Europa da un Paese arabo o del Sahel, non può certo portare con sé tutta la cifra occorrente. Attraversare il Mediterraneo od i Balcani con le somme che al migrante poi potrebbero servire una volta giunto a destinazione appare senza dubbio rischioso, oltre che difficile a livello logistico. Un giornalista del Washington Post, Joe Parkinson, già nel dicembre 2015 nota un particolare. Il cronista americano si trova nell’isola di Lesbo nel pieno della crisi derivante dalla rotta balcanica, con migliaia di profughi che si riversano dalla Turchia verso la Grecia nel tentativo di raggiungere poi il nord Europa. Nell’isola ellenica Parkinson si accorge che, come prima cosa, gli immigrati appena scendono dai barconi prendono subito il proprio telefono cellulare sigillato in alcune buste. In modo concitato, effettuano immediatamente delle prime chiamate. Dall’altro capo del telefono non ci sono però genitori o parenti, bensì gli hawaladar che comunicano loro dove ritirare il denaro.
In poche parole, il migrante prima di partire comunica e consegna la cifra da spostare nel paese di approdo al primo hawaladar. Quest’ultimo comunica un codice che il richiedente migrante deve poi pronunciare all’hawaladar che troverà alla fine del viaggio nella città di destinazione. Ecco perché la prima preoccupazione di chi sbarca è quella di chiamare il secondo hawaladar: si comunica il codice via telefono ed in tal modo il migrante saprà dove e quando ritirare i soldi. Nell’articolo sopra citato, Giuseppe Morabito mette in evidenza i numerosi casi in cui i migranti scappano dai Cara o dai centri d’accoglienza con la possibilità che essi, per trasferire il denaro dal loro paese, usino il sistema hawala: “Dalla nave Diciotti questa estate sono scappati tutti – si legge – Appena giunto in Italia il migrante non può permettersi di rimanere nei Cara, altrimenti non potrebbe raggiungere la città dove ci sono ad attenderlo l’hawaladar e, soprattutto, i suoi soldi”. 
Il sistema dell’hawalad sarebbe dunque molto più diffuso tra i migranti approdati in Europa, dunque anche in Italia, di quanto non si possa pensare. Nel nostro paese i luoghi fisici in cui avvengono le transazioni riferibili al meccanismo dell’hawalad sarebbero call center, internet point o punti adibiti a money transfer. Nello scorso mese di dicembre la direzione distrettuale antimafia di Firenze ad esempio, ha scovato un locale ufficialmente recante l’insegna di money transfer che, in realtà, al suo interno ospitava una banda che con il sistema dell’hawalad ha mosso denaro complessivamente per un valore pari a quasi 400mila euro. Il tutto senza avere la minima possibilità di essere tracciabile. Questo dimostrerebbe come molti migranti di fattohanno già disponibilità di denaro una volta approdati. Soldi liquidi, passati da un paese ad un altro senza destare sospetti perchè fisicamente mai trasferiti se non grazie alla “parola” che funge da garanzia tra un hawaladar ed un altro. 

Il rischio terrorismo legato all’Hawala

Oltre all’immigrazione, la lente d’ingrandimento degli investigatori in Europa ed in Italia viene puntata anche sul terrorismo. Se l’Hawala si rivela funzionale alla tratta di esseri umani e permette il trasferimento senza traccia di importanti somme di denaro ai migranti che approdano, nulla vieta di pensare che anche potenziali jihadisti potrebbero servirsi di questo sistema. Soldi in grado di finanziare cellule di organizzazioni estremiste, così come in grado di permettere ad aspiranti terroristi di procurarsi tutte le somme necessarie, potrebbero essere trasferiti dai paesi arabi in Europa. 
Un rischio concreto dunque, difficile anche da prevenire: l’Hawala, con i suoi rapporti basati sulla parola e sull’onore, non lascia alcuna scia dietro di sé. Di fatto, è come un gigantesco movimento sotterraneo che, anche se non si vede e non si nota, scorre in modo costante e continuo lungo l’asse che collega le varie sponde del Mediterraneo. 
fonte http://www.occhidellaguerra.it/ecco-come-con-il-sistema-hawala-si-finanziano-immigrazione-e-terrorismo/?fbclid=IwAR0_6wEXkwCmB4WfJm0sYbkX4OmOskzEMWXT6FTSYcSO-12WfTe4NnK5Slg

Draghi: "Spread sale se si sfida l'Ue"

Draghi: Spread sale se si sfida l'Ue
(Afp)
Nuovo altolà sul debito da parte del presidente della Bce Mario Draghi, secondo cui lo spread in alcuni paesi sale quando si sfidano le regole europee. "Per proteggere le famiglie e le imprese dall'aumento dei tassi di interesse, i paesi ad alto debito non dovrebbero aumentare ulteriormente il loro debito e tutti i paesi dovrebbero rispettare le regole dell'Unione Europa", ha dichiarato Draghi nel corso del suo intervento allo European Banking Congress a Francoforte, sostenendo che "la mancanza di un consolidamento dei conti pubblici nei paesi ad alto debito pubblico aumenta la loro vulnerabilità agli shock, indipendentemente dal fatto che questi shock siano prodotti autonomamente mettendo in questione le regole dell'architettura dell'Ue o che arrivino attraverso un contagio". Finora, aggiunge Draghi, "l'aumento degli spread dei titoli sovrani è stato per lo più limitato al primo caso e il contagio tra i paesi è stato limitato". Questi sviluppi, rileva il presidente della Bce, "si traducono in condizioni più restrittive per i finanziamenti bancari all'economia reale. Ad oggi, sebbene si verifichi qualche ripercussione sui prestiti bancari in cui l'aumento degli spread è stato più significativo, i costi complessivi per i finanziamenti bancari rimangono vicini ai minimi storici nella maggior parte dei paesi, grazie ad una base di depositi stabili".
ECONOMIA - Per quanto riguarda l'economia dell'area dell'euro, sta registrando "un rallentamento graduale" dopo cinque anni di crescita, osserva Draghi, sostenendo che un rallentamento graduale "è normale mentre le espansioni maturano e la crescita converge verso il suo potenziale di lungo periodo ma allo stesso tempo l'espansione nell'area dell'euro è ancora relativamente breve e di dimensioni ridotte". "Ci aspettiamo che l'espansione europea continui nei prossimi anni", aggiunge il presidente della Bce, "non c'è certamente alcun motivo per cui debba improvvisamente finire". Secondo Draghi il rallentamento della crescita nell'area dell'euro è da legare al rallentamento registrato nel settore auto e alle tensioni commerciali a livello globale.
OCCUPAZIONE - "Negli ultimi cinque anni, l'occupazione nell'area dell'euro è aumentata di 9,5 milioni di persone- ha sottolineato Draghi, sostenendo che l'occupazione "è aumentata di 2,6 mln in Germania, 2,1 mln in Spagna, 1 mln in Francia e 1 mln in Italia. Questa crescita dell'occupazione è simile a quella registrata nei 5 anni prima della crisi quando era cresciuta di 10 mln". Tuttavia, in quel periodo, sottolinea ancora il presidente dell'Istituto di Francoforte, "quasi il 70% della crescita occupazionale proveniva dalla fase di età compresa tra i 25 e i 54 anni. Dal 2013 in poi, invece, la crescita ha riguardato la fascia di età compresa tra i 55 e i 74 anni. Questo riflette in parte l'impatto delle riforme strutturali, come quella che riguarda i sistemi pensionistici". Il tasso di partecipazione al mercato del lavoro delle persone di età tra i 55 e i 74 anni, rileva, "è quasi raddoppiato: passando da circa il 20% nel 1999 al 38% nel 2017".
UNIONE MONETARIA - "Completare l'Unione economica e monetaria è diventato più urgente con il tempo, e questo non solo per i ragionamenti economici sempre sottesi nei miei discorsi ma anche per preservare la nostra costruzione europea". "Dal mio discorso nel novembre 2011 in questa sede - sottolinea Draghi - avevo detto che la crisi economica avrebbe richiesto un passo più rapido nel processo di rafforzamento dell'Unione monetaria. Da quel momento il lavoro fatto è stato notevole ma è ancora lontano dall'essere completato". "Il completamento dell'unione bancaria in tutte le sue dimensioni, inclusa la riduzione del rischio e l'avvio di una unione dei mercati dei capitali attraverso l'attuazione a partire dal 2019 delle iniziative in atto è diventata ora una questione altrettanto urgente di come lo furono i primi passi nella gestione della crisi dell'area euro sette anni fa. L'urgenza oggi non è dettata da una crisi economica che abbiamo affrontato con successo ma perché rappresenta la miglior risposta alle minacce che vengono rivolte alla nostra unione monetaria: a queste minacce, la risposta è solo quella di una maggiore Europa".
INFLAZIONE - L'inflazione di base nell'area dell'euro "continua a oscillare intorno all'1% e deve ancora mostrare una tendenza al rialzo convincente", ha osservato Draghi. Il consiglio direttivo della Bce "ha anche notato che le incertezze sono aumentate" e quindi "a dicembre, quando le ultime previsioni saranno disponibili, saremo più in grado di fare una piena valutazione".

fonte https://www.adnkronos.com/soldi/economia/2018/11/16/draghi-spread-sale-sfida_kOyCjP2nW8w2nHBXiGv6bJ.html?refresh_ce

venerdì 16 novembre 2018

Ora la Germania trema: “Così dall’euro si arriva alla lira”!



“Gara finale in Italia”. È questo il titolo di un editoriale pubblicato in prima pagina sul quotidiano tedesco Welt sulla finanziaria italiana. Nell’articolo si legge che il governo sta cercando di fare arretrare Bruxelles, “e anche così dall’Euro si arriva alla Lira”, è la conclusione.
“La coalizione fa esattamente quello che si aspettano gli elettori: una prova di forza con Bruxelles”, si legge. “I populisti hanno presentato l’Europa come capro espiatorio della miseria italiana e molti elettori ci credono”, scrive la Welt, che sottolinea anche come Spagna e Irlanda abbiano “usato il tempo concesso dalla Bce per le riforme e sono da tempo di nuovo sulla strada della crescita”.
“L’Italia invece si rifiuta di affrontare la cura da cavallo e cerca una strada indolore”, è l’analisi. “La baruffa con la Commissione sul bilancio per il prossimo anno è solo l’inizio di una lite permanente sul futuro dell’unione valutaria – continua l’articolo – Se Bruxelles cede di nuovo scompaiono le chance che l’Italia tenti seriamente di demolire il debito o di risolvere autonomamente la sua acuta crisi bancaria”. Welt ricorda che gli italiani in passato volevano assolutamente entrare nell’Euro.
“In campagna elettorale i partiti avevano messo in gioco l’uscita dall’Euro – si legge alla fine -. Ora il governo specula pubblicamente sul fatto invece che i Partner europei retrocedano. Anche così si arriva dall’Euro alla Lira”.

fonte https://tg-news24.com/2018/11/15/ora-la-germania-trema-cosi-dalleuro-si-arriva-alla-lira/

Moneta creata dal nulla e sfruttamento: la dittatura finanziaria dei signori apolidi del rating



Sul fondamento della nuova alchimia bancaria, che muta la carta stampata in oro e, di più, nelle inossidabili catene dell’indebitamento, la classe liquido-finanziaria dei signori della globocrazia no border ha acquisito il monopolio della creatio ex nihilo della moneta e del rating (ossia di quanto pagano i soggetti pubblici o privati per ottenere danaro). Tutto il mondo si indebita verso la classe dominante per il semplice tempo che avanza accumulando interessi. La virtualizzazione luciferina della turbofinanza ha condotto, in effetti, alla creatio ex nihilo di valori contabili immensi, ma privi di fondamento reale, nonché alle bolle immobiliari e mobiliari, ai crolli e alle recessioni. Per questa via, giovandosi di asset tossici e di palesi frodi finanziarie, il Signore global-elitario rinsalda sempre più il proprio dominio sul Servo nazionale-popolare pauperizzato: con la propria governance, impone ai governi le proprie scelte finanziando mirate politiche e definanziando altre.
Più precisamente, la classe usurocratica al comando esautora e dirige lo Stato con le leve del debito e del rating: in tal modo, le politiche sono dettate dai mercati speculativi. Inoltre, egemonizza gradualmente anche la ricerca scientifica, l’istruzione e la giurisdizione.
L’arcano del big business bancocratico risiede nel fatto che le banche percepiscono interessi su danaro di cui non dispongono realiter e che fingono di prestare per il tramite dell’apertura di accrediti contabili aventi per esse un costo che, di fatto, risulta nullo. La classe turbofinanziaria dei globalizzatori e dei banchieri, che sempre più figurano e agiscono come detentori del monopolio planetario della moneta, genera moneta ex nihilo e, per il suo tramite, preleva potere d’acquisto dalla società senza nulla dare: rectius, lo presta con interesse e si fa, poi, rimborsare con danaro prodotto mediante il lavoro della classe dominata nazionale-popolare. 
In questa prospettiva, in cui le bad companies traslano i costi verso la collettività e riversano il patrimonio aziendale in nuove compagnie che vengono prontamente privatizzate, risulta chiaro come il sole che le banche non si limitano a intermediare il risparmio e a esercitare il credito. Creano anche mezzi monetari. Il cosiddetto “signoraggio” consiste in siffatto gesto dell’impadronimento del potere di acquisto di ricchezza reale in assenza di un valore reale dato in cambio. È, in altri termini, la facoltà di emettere moneta avente potere d’acquisto indipendente dal suo valore proprio.
Come è noto, nella sua fase aurorale, il capitale si costituì sul fondamento dell’“accumulazione originaria”, delineata nel capitolo XXIV del primo libro del Capitale. Il nuovo capitalismo assoluto-totalitario sta ora conoscendo una sorta di seconda accumulazione originaria, di matrice finanziaria.
Essa è centrata non più sull’esproprio coatto delle terre comuni, bensì sull’emissione di nuovo danaro ex nihilo da parte dei signori della bancocrazia e del core business, i quali, in tal guisa, acquisiscono unilateralmente per sé un potere d’acquisto di beni e servizi del mercato, su cui esercitano il loro potere. Se la prima accumulazione fu violenta, questa è silenziosa e anonima, ma non meno tragica negli effetti prodotti. È solo in questa luce che si spiegano tanto la cosiddetta crisi americana del 2007,quanto – per rimanere in terra italica – la perdita di circa il quaranta per cento del potere d’acquisto del popolo italiano con il transito dalla lira alla moneta unica dell’euro. Questo aspetto, peraltro, rivela come la globalizzazione sia anche e non secondariamente un processo mediante il quale la produzione di beni e servizi si trasla nella dipendenza monetaria e creditizia verso un sistema bancario privato e sempre più marcatamente postnazionale.
Il capitalista bancario-monetario figura, infatti, come money-maker e, insieme, come money-giver, creando ex nihilo la moneta e prestandola con il chiaro obiettivo dell’indebitamento dei “beneficiari”: estrae non solo il frutto del lavoro, ma anche il risparmio dall’intera classe dominata. Per sua essenza, la finanza genera ricchezza creando denaro a costo zero. Ma, in tal maniera, crea carta e non ricchezza: con l’ovvia conseguenza per cui la ricchezza che ottiene deve sottrarla, con tassazioni ed escogitazioni usurocratiche, a chi realiter la produce. Ciò rivela, una volta di più, comel’aristocrazia finanziaria al potere, a differenza delle tradizionale aristocrazia (la quale derivava le proprie rendite dal possedimenti terrieri), viva e prosperi grazie alla rendita speculativa garantita dai dispositivi finanziari e monetari deterritorializzati e apolidi.
Diego Fusaro
http://www.politicamentescorretto.info/2018/11/16/moneta-creata-dal-nulla-e-sfruttamento-la-dittatura-finanziaria-dei-signori-apolidi-del-rating/

Markus Ferber, il tedesco re degli euroburocrati minaccia l'Italia: "Arriverà la troika"

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Markus Ferber è uno di quei notabili europei del tutto ignoti al grande pubblico che si annidano da lungo tempo nei Palazzi del potere di Bruxelles e Strasburgo e sono dunque tra i responsabili dell'immobilismo di cui le istituzioni Ue sono accusate. Lui, in particolare, è eurodeputato per la Csu ininterrottamente dal 1994 e dal 2009 è membro della commissione Affari economici e monetari dell'Europarlamento dopo essere stato, per i 10 anni precedenti, membro della commissione Bilancio. Insomma, è tra i responsabili dell'euro-disastro.
Ma dalle pagine del Corriere della Sera che lo intervista, pontifica sparando a zero sul nostro Paese. Ferber si dice "molto deluso dalla risposta italiana" alle obiezioni di Bruxelles sulla manovra, ma spera ancora che Roma "rispetterà i vincoli", anche perchè altrimenti, minaccia, "scatterà la procedura d'infrazione. Se non lo facesse - spiega - Bruxelles perderebbe credibilità" (come se non l'avesse già persa a sufficienza).
Il crucco ricorda, a mo' di monito, il caso del Portogallo: "Quando il rendimento dei suoi titoli decennali superò il 7& intervennero la Commissione e Esm, ovvero la troika". E aggiunge: "Stiamo sorvegliando lo spread Btp-Bund e il rendimento dei titoli italiani è il più alto dell'Eurozona, Grecia a parte. I governi non possono andare contro lo spread, la questione è seria".
fonte https://www.liberoquotidiano.it/news/economia/13400529/europa-tedesco-eurodeputato-da-24-anni-minaccia-italia-ricordate-portogallo-troika.html

mercoledì 14 novembre 2018

MANIPOLAZIONE CLIMATICA E DELLE MENTI


Posso dire una cosa, sul discorso: " siamo al centro di un esperimento planetario chiamiamolo così, un esperimento di cambiamento del clima, del quale non sappiamo ancora quali saranno gli effetti nel lungo periodo", ho visto un video di qualcuno che ha detto che bisogna che tutti i cittadini del mondo, dovrebbero farsi sentire entro e non oltre 30 giorni, che tutti devono pronunciarsi su cosa ne pensiamo di questo esperimento di geo-ingegneria.
Allora tutti possono dire la loro, anche entro questi 30 giorni, ma dico questo, se per decenni hanno portato avanti, la geo-ingegneria con miliardi e miliardi spesi, volete che per un po di popolazione che anche si oppone a questa idea di cambiamento climatico, possa realmente mutare le decisioni già prese dai singoli stati o dalla comunità internazionale in materia?
Ma nemmeno per idea!
Volete che abbiano speso tanti miliardi per vederli vanificare da un popolo?
Ma non esiste proprio!
Per cui , anche se la popolazione Italiana o Europea o mondiale dovesse opporsi, costoro continueranno senza dir nulla a nessuno, facendo passare questi esperimenti o manifestazioni geo-ingegneristiche come cosa naturale.
Penso che siamo arrivati ad un punto che effettivamente il potere dei singoli popoli sia quasi del tutto in mano a pochi.
Per cui faranno esattamente quello che hanno sempre fatto, se ne fregano delle idee o decisioni dei popoli.
Però questa ammissione indica che la geo-ingegneria esiste, tanto che molti sono stati fatti passare per fanatici pazzi, avevano ragione, significa anche che in 'atmosfera viene iniettato di tutto, dall'alluminio neurotossico a qualsiasi altra sostanza per mutare, cambiare, manipolare qualsiasi sistema organico e climatico e mentale. In sostanza siamo noi le cavie da laboratorio, tutti noi, dai politici, ai magistrati, agli psichiatri al popolo tutto, compresi i militari stessi.
Ci siamo opposti in tanti modi, ci hanno sempre snobbato, certo è giusto rispondere entro questi 30 giorni, SONO STRA SICURO CHE NULLA CAMBIERÀ'.

fonte https://1pensierounaparola.blogspot.com/2018/11/manipolazione-climatica-e-delle-menti.html

giovedì 8 novembre 2018

Il prete pedofilo: secondo lui il Signore risolverà la situazione.
















Il prete pedofilo colto in flagrante con una bimba afferma: "E’ stata una stupidata, pregando si risolverà tutto"
Don Paolo, arrestato per abusi su una bambina, parla di ciò che è accaduto con distacco, freddamente, sorridendo, pare non riconoscere la gravità dell'accusa: secondo lui il Signore risolverà la situazione.


Il prete 70enne sorpreso assieme ad una bimba di 10 anni con le braghe calate sorride mentre parla con il cronista: nell’audio, realizzato dal Corriere Fiorentino, si colgono chiaramente i sentimenti del parroco di Calenzano, la leggerezza con cui racconta cosa è successo quella sera in cui è stato beccato da un uomo mentre, nella sua auto, molestava una bambina di 11 anni con gravi problemi familiari, assistita dagli assistenti sociali, è disarmante.


Il prelato si era insinuato nella vita della famiglia, della bimba e, dopo aver carpito la sua fiducia, ha deciso di completare il proprio osceno piano. Don Paolo è indagato per pedofilia e ha lasciato la parrocchia di San Ruffignano a Sommaia, attualmente si trova agli arresti domiciliari nella sua casa a Bagni di Lucca. Il vescovo Giuseppe Betori lo ha sospeso impedendogli di celebrare la Santa Messa.

Il prete candidamente osserva di aver commesso un errore e sostiene che deve affidarsi a Gesù e Maria perchè saranno loro ad aggiustare tutto. “È stata una mia stupidità ho avuto uno sgambetto del demonio, bisogna pregare. Pregando si risolvono i problemi”. Il ministro di Dio deve lasciare Calenzanodopo tanti anni: “Adesso è capitata questa cosa un po’ così, all’improvviso” ha sostenuto surrealmente.



L’accusa di pedofilia per lui è un “episodio poco buono“, continua a sostenere che credeva che la bambina avesse almeno 15 anni: era un amico di famiglia, conosceva perfettamente l’età della piccola, e viene da chiedersi se per lui avere rapporti intimi con una ragazzina, comunque, si può definire normale.

Il sacerdote ha ammesso che alcune volte è successo perchè vi era, semplicemente, una simpatia reciproca: “Ho commesso un errore, che vuoi farci… ci penserà nostro Signore, è lui che mette a posto ogni cosa” secondo lui vi è stato uno scambio di affetto, del resto la ragazza era molto più matura dell’età.


Paolo Glaentzer nell’audio parla come se si trovasse perduto in una realtà parallela, l’accusa di pedofilia non lo tocca, continua a ripetere che con altre “ragazze” non è mai accaduto e sostiene che la bambina si sarebbe tirata su la maglietta di sua spontanea volontà: in quel momento ha pensato che il poco affetto dei genitori la portasse a comportarsi in tal modo. Si dice logicamente pentito, come se la parola nella sua bocca avesse valenza.
https://news.fidelityhouse.eu/cronaca/il-prete-pedofilo-colto-in-flagrante-con-una-bimba-afferma-e-stata-una-stupidata-pregando-si-risolvera-tutto-355717.html?utm_source=fb_genera_C&utm_medium=fb_genera_00002&utm_content=355717&utm_campaign=fb_genera_00002_C
http://altrarealta.blogspot.it/


perché i preti diventano pedofili?

Al di là di queste notizie viene da chiedersi: perché i preti diventano pedofili? Molti penseranno che sia uno degli effetti del celibato forzato, ma se dipendesse semplicemente da questo, dovremmo osservare somiglianze statistiche con analoghe situazioni di castità obbligatoria, cosa che non risulta. Del resto, se la condizione di celibato diventasse insostenibile per il prete, perché non ripiegare nella normale eterosessualità adulta, più o meno clandestina? 

No, certamente il comportamento pedofilo non può essere spiegato con la semplice repressione sessuale, nemmeno se esasperata e prolungata negli anni. 

Sebbene la pedofilia sia un crimine particolarmente odioso perché colpisce le vittime più indifese e disarmate, va tuttavia detto che essa evidenzia uno stato di regressione psichica da parte di chi la mette in atto. 

Un pedofilo non è mai completamente adulto, bensì cerca, a livello inconscio, di rievocare simbolicamente la sua stessa infanzia. La mancanza di maturità sessuale da parte dei preti, che l’esperienza del seminario non ha certo potuto permettere, potrebbe aver “fissato” lo stato evolutivo psichico ad uno stadio preadolescenziale. 

Questa interpretazione narcisistica del comportamento pedofilo dei preti sarebbe confermata dall’osservazione dell’età media delle vittime, spesso compresa fra gli 8 e i 12 anni. Va anche sottolineato che nella quasi totalità dei casi si tratta di pedofilia omosessuale, ed anche questo elemento ci fa capire come il prete pedofilo abbia pesanti conflitti da risolvere con sé stesso, con la propria sessualità, con la propria storia e soprattutto con la propria identità. 

La pedofilia è comunque un fenomeno estremamente complesso, non è semplicemente espressione di tendenze regressive infantili negli adulti (altrimenti i pedofili sarebbero milioni!). 

Va considerato un altro fondamentale aspetto: il rapporto sado-masochistico. Anche qualora non vi sia violenza, è innegabile che il pedofilo, per sottomettere la vittima, faccia leva sul suo potere adulto e sulla sua superiorità fisica e psicologica. 

E’ anche evidente che lo scopo del pedofilo non è di procurare piacere, ma di ottenerlo, anche usando la propria preda come fosse un giocattolo inerme. C’è dunque una notevole componente ideologicamente autoritaria nella pedofilia. Un autoritarismo che si esprime come un bisogno di possessivismo morboso, invincibile, da cui non ci si può sottrarre. 

E’ estremamente significativo che in molti episodi riportati dalle cronache, si nota che i preti pedofili generalmente non prendono particolari precauzioni per nascondere i propri perversi comportamenti. Nel loro delirio di onnipotenza (che è anch’esso di origine infantile) essi preferiscono contare sulla omertà delle proprie vittime piuttosto che sul mettere in atto i comportamenti devianti in contesti protetti, magari lontano dal proprio ambiente. 

*** 

A questo punto possiamo avanzare un’ipotesi che forse dà un senso logico a tutto quanto esposto precedentemente, e che potrebbe almeno in parte spiegare il ricorrente nesso fra comportamento pedofilo e condizione di prete. 

Riepilogando, abbiamo analizzato le principali componenti della pedofilia e abbiamo riscontrato regressione, autoritarismo, possessivismo morboso. Guarda caso, si tratta dell’essenza più intima della teologia cattolica! 

Il cattolicesimo, fra tutte le religioni del mondo, è infatti quella che offre al popolo il maggior numero di simboli infantili: non a caso il personaggio più proposto, più venerato, più rappresentato e rispettato è una mamma. Poi, proprio come si fa con i bambini, vengono continuamente propinate promesse, minacce, premi e punizioni. Raramente, o forse mai, si parla di responsabilità personale o di libere decisioni, quelli sono comportamenti troppo adulti, i cattolici possono solo osservare, seguire, credere, aderire, obbedire, confessare, pentirsi, ecc. 

Sempre a proposito di regressione infantile, si osservi che il principale rito cattolico, nonché il comportamento più meritorio e sacro, è un comportamento “orale”, cioè l’eucarestia. Che i buoni cristiani debbano fare la comunione tutte le domeniche ricorda incredibilmente un vecchio luogo comune: “i bambini buoni mangiano tutta la pappa”. Non solo: nella liturgia cattolica si insiste, non a caso, sul fatto che l’ostia debba essere “imboccata” dalle mani del sacerdote, e non presa in mano dall’adepto. Come accade con una mamma che nutre un bambino che non sa ancora tenere in mano il cucchiaino. 

Pochi hanno notato che, a suo tempo, ci fu un richiamo di papa Wojtyla proprio su questo argomento, ovvero dell’ostia “imboccata” dal prete, dato che molte chiese si stavano disinvoltamente protestantizzando su questa formalità apparentemente insignificante, distribuendo ostie direttamente nelle mani dei fedeli. Ma alla chiesa certi dettagli non sfuggono, perché ne conoscono l’enorme portata psicologica. 

Ed è infatti così che la chiesa vuole che siano i suoi sottoposti: inermi, inconsapevoli, bambini che si abbandonano ciecamente nelle mani di una autorità protettiva e consolatoria. Bambini che non sanno nemmeno usare le proprie mani. Guarda caso, anche i pedofili hanno bisogno di soggetti passivi ed inconsapevoli. Curioso vero? 

Sta di fatto che il bambino stuprato, vittima del pedofilo, magari del prete-pedofilo, è quindi una metafora del cattolico perfetto: sottomesso, timoroso, silenzioso, fiducioso che ciò che accade è per il suo bene. 

*** 

Il prete pedofilo non cessa dunque di essere prete (“Tu es sacerdos in aeternum”), anzi, forse esprime nella forma più eloquente ed esplicita quella ideologia che la sua mente ha assorbito da anni e anni, finendo per identificarsi con essa. Avete notato? I preti pedofili se scoperti non lasciano mai il sacerdozio, a differenza dei preti che hanno avuto delle “banali” relazioni con donne. Inoltre, difficilmente vengono sospesi dalle celebrazioni religiose, tutt’al più vengono trasferiti “per non dare scandalo”. 

Ora sappiamo perché: la pedofilia esprime in realtà ruoli e significati profondamente ed intimamente “cattolici”, sebbene il prete pedofilo abbia il paradossale ruolo di essere contemporaneamente vittima (sia dei suoi problemi personali che di una ideologia oggettivamente nociva per l’equilibrio psichico) e carnefice (perché commette abusi senza preoccuparsi dei danni indelebili che procura agli altri). 

La dinamica “prete pedofilo-bambino” è dunque una efficace metafora del rapporto fra la chiesa e i suoi fedeli, fra l’istituzione possessiva e autoritaria, e i suoi seguaci ingenui e “bambini”. 



Tra l’altro la chiesa, battezzando bambini inconsapevoli, e indottrinandoli sin dalla scuola materna, a ben vedere mette in atto le stesse tecniche di adescamento usate dai pedofili, che infatti fondano la loro seduzione proprio sulla non conoscenza, sulla non consapevolezza e persino sul senso di timore riverenziale che la vittima avverte “dopo” l’avvenuto “battesimo” (in questo caso il termine va interpretato con un doppio senso). 

In entrambi i casi, questi bambini “vittime” (sia di pedofili che di chiese pedofile) sanno provare solo sensi di colpa, e non l’opportuno e sacrosanto diritto alla propria integrità mentale e fisica. Infatti, come tutti gli psicoterapeuti sanno bene per esperienza professionale, ricevere una educazione rigidamente cattolica non lascia minori conseguenze negative nella personalità rispetto agli effetti dei traumi psicologici che derivano dal subire episodi di pedofilia. Anzi forse questi ultimi, essendo tutto sommato più circoscritti, possono essere superati più facilmente. 

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Un’altra analogia simbolica fra pedofilia e cattolicesimo la troviamo, nientemeno, nella messa. Che cos’è la messa? La rievocazione del sacrificio di una vittima innocente! Il rito del cosiddetto “agnello” che viene sacrificato sull’altare “per l’espiazione dei nostri peccati”. 

Un prete, dunque, che celebra la messa, drammatizza simbolicamente (per la teologia cattolica addirittura materialmente) il “sacrificio di una vittima innocente”. Potremmo paradossalmente dire che anche i pedofili “sacrificano vittime innocenti”. Questo è molto importante perché è il cuore dell’ideologia cattolica. Abituare la propria mente a pensare che sacrificare vittime innocenti sia un rituale sacro, positivo, espiatorio, purificatore e da cui scaturisce il bene, può certamente confondere l’inconscio, “abituandolo” a concezioni sottilmente perverse e sacralizzate. 

Il prete pedofilo, stuprando bambini, per quanto spaventoso e deviante possa sembrare, non fa altro che “celebrare una messa”, usando simboli diversi ma evocando significati analoghi, ovvero: la vittima innocente va sacrificata. Il suo sangue non è la prova della violenza umana, al contrario, esso ci “lava” e ci purifica! Del resto, cose simili accadevano anche in molti antichi riti religiosi. Quanti poveri animali sono stati torturati, dissanguati e uccisi affinché i sacerdoti si illudessero, in tal modo, di ripulire sia la propria coscienza che quella altrui! 

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Possiamo infine concludere che il pedofilo, sia esso prete o no, è una persona con gravi problemi, che in modo irrazionale, deviante e purtroppo dannoso per gli altri, cerca sé stesso e la sua perduta identità sessuale. Nel caso in cui il pedofilo sia un prete, la situazione è resa ancora più complessa a causa della nefasta influenza psichica di quella teologia che è stata oggetto dei suoi studi, della sua formazione e della sua vita. 

L’omertà della chiesa, e le sue solite negazioni dell’evidenza, oltretutto, impediscono a questi preti di essere curati, supportati da specialisti della psicologia, magari portati in psicoterapia. E perché no, studiati di più, affinché si possa tentare di prevenire il continuo ripetersi di questi fenomeni. 

Evidentemente la chiesa preferisce tenersi dei preti pedofili, che continueranno a fare vittime innocenti, piuttosto che correre il rischio di confrontarsi con delle menti liberate.


http://www.cristianesimo.it/pedopreti2.htm