domenica 30 luglio 2017

UNO STATO SOVRANO NON FA DEBITO PUBBLICO E NON PAGA INTERESSI.

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di Avvocato Antonio Grazia Romano
Il denaro, all'origine, non può appartenere alle banche ma alla collettività degli individui che si riconoscono in uno Stato/Nazione geograficamente delimitato e retto da una Costitruzione. Di contro oggi sono le banche a creare la moneta per poi lo prestarlo con l ' aggravio d'interessi allo Stato medesimo ed ai cittadini, guadagnandoci il costo facciale della banconota detratto il costo della stampa e gli interessi. Per i cittadini di uno Stato sottomesso alle Banche che prende a prestito il danaro necessario per organizzare i servizi necessari alla collettività l'ulteriore danno è rappresentato dalla eccessiva e sproporzionata tassazione tche drena buona parte delle risorse finanziarie prodotte dal lavoro ma per ripagare lo strozzinaggio realizzato dal sistema bancario. Una truffa ben organizzata con il beneplacito di chi dovrebbe amministrare in nome del Popolo e nel rispetto della Costituzione.
fonte Avvocato Antonio Grazia Romano

Vaccini, segreterie in crisi. Appello deputate Pd: assumere amministrativi su tutti i posti liberi


Assumere assistenti amministrativi su tutti i posti liberi, perché a seguito delle ultime incombenze le segreterie sono sempre più oberate di lavoro.
L’appello ogni tanto torna a farsi sentire, solo che a chiederlo stavolta non sono stati dei sindacalisti ma dei parlamentari Pd della Commissione Cultura.
L’ultimo onere caduto sulla testa delle amministrazioni scolastiche è quello della verifica dello stato vaccinale di tutti gli alunni iscritti, derivante dal decreto approvato in via definitiva il 28 luglio dalla Camera dei Deputati.
Da qui l’appello delle onorevoli Mara Carocci, Grazia Rocchi e Camilla Sgambato, tutte del Partito democratico e componenti della Commissione Cultura della Camera: “In sede di approvazione del decreto vaccini – spiegano – il Governo ha accolto alcuni ordini del giorno del Pd che lo impegnano a sgravare le scuole dal complesso carico di adempimenti connessi alla necessità di gestire il cartaceo delle certificazioni vaccinali o le certificazioni sostitutive di tutti gli alunni”.
Per le democratiche, “l’obbligatorietà dei vaccini a scuola è giusta e consentirà di tutelare la salute dei più giovani ma le scuole non potranno essere lasciate da sole nella gestione di procedure così complesse”.
“Siamo convinte – continuano – che il Governo metterà in campo tutte le misure necessarie, disponendo l’immissione in ruolo di personale amministrativo su tutti i posti degli organici risultanti vacanti e disponibili, e intervenendo per facilitare l’accesso e l’utilizzo di tecnologie digitali finalizzate allo snellimento e sfoltimento delle incombenze amministrative che dal prossimo anno scolastico graveranno sulle istituzioni scolastiche”. ( http://www.tecnicadellascuola.it/ )
Chiaramente una velina scritta aa Washington. Vi ho già spiegato che impiegano donne. Pima hano creato il “femmininicidio” e la neolingua sindaca, ministra e poi tutte le porcate contro i 10 comandamenti e i sacramenti fatti da donne. La Pinotti importa immigrati facendo il contrario di ciò che un ministero della difesa dovrebbe fare. Capite da soli lo scopo di Boldrini, Bonino, Kyenge e Raggi. Per la droga libera, il suicidio legale mascherato da eutanasia, ius soli, i matrimoni gay (e poi con animali) i relatori sono sempre donne. Controllo mentale MlUltra. Solo in Vaticano non hanno potuto mettere una donna, ma tranquilli che Bergoglio rimedierà.
Fra l’altro, in questi giorni la UE sta varando l’ennesimo piano “contro gli scafisti” il cui scopo è di incrementare l’afflusso di clandestini. Vi scrissi anni fa che, entro il 2020, avevano intenzione di farne entrare 10 milioni in Europa dopo avere fatto uscire la Gran Bretagna. Vi scrissi pure che i paesi anglosassoni (compresa Malta) gli immigrati li mandano da noi.
Tornando all’articolo sopra, esso prelude alla militarizzazione della scuola come in USA. Devono “includere” le centinaia di migliaia di minori neri e magrebini che oggi bighellonano sui marciapiedi delle città italiane rubacchiando e spacciando droga. A breve, vedrete, emaneranno un provvedimento per installare i metal detector all’entrata degli istituti scolastici. Come in America. Quanto ci scommettete?
Ci utilizzano come “centro di americanizzazione” per il terzo mondo come io vi scrivo dal 2011:
La “aggressione” ai 3 deputati PD è stata inscenata. Li hanno fatti passare apposta dove si trovavano i manifestanti (per sicurezza, tre uomini):

https://pianetax.wordpress.com/2017/07/30/vaccini-segreterie-in-crisi-appello-deputate-pd-assumere-amministrativi-su-tutti-i-posti-liberi/

DUE GRANDI TRADITORI



L'uno ha tradito l'Italia vendendola agli invasori per 80 danari da dare agli italiani che avessero uno stipendio non superiore a 1500 euro (salvo poi richiederli in restituzione se avessero superato anche di un euro tale cifra), e ciò sperando di guadagnarsi un bel pacco di voti anche per rovinare la Costituzione trasformandola a suo uso e consumo come un abito confezionato su sua misura da un sarto. E' un mendace che aveva promesso di sparire per sempre se non fosse passata la schiforma della Costituzione. Ma poiché è uno che nella vita non ha mai fatto un cazzo ha deciso di fare della politica tutto ciò che non sa fare se non usandola per soddisfare solo il egotismo. Ora dice che bisogna abbassare le tasse,  ma in tre anni di sgoverno non le ha mai abbassate, e, anzi, ha venduto agli invasori l'Italia per 80 danari nascondendo il patto scellerato che prevedeva che a compensazione dell'accoglimento degli invasori da parte dell'Italia l'UE gli permettesse di sforare il bilancio per la copertura degli 80 euro, aumentando così il deficit, perché questo patto scellerato costa all'Italia ancor oggi almeno 5 miliardi  ogni anno, con la conseguenza di un aumento delle tasse per mantenere un esercito di nullafacenti a carico dei contribuenti. Con quale faccia da culo adesso promette che abbasserà le tasse. Un grande traditore dell'Italia che dovrebbe stare nel IX cerchio dell'Inferno, quello, appunto, dei traditori della patria (Inferno, XXXII) . 
E con lui dovrebbe starci un altro grande traditore, l'attuale papa, traditore dei Vangeli perché persegue un dialogo interreligioso con i musulmani, il cui Corano, predicatore della violenza anche contro i cristiani, ritenuti eretici a causa della trinità, è agli antipodi della predicazioneevangelica.  Anche lui è un traditore della patria, in quanto la Chiesa di Cristo dovrebbe essere la sua patria.  



Cosa diranno di Renzi gli storici del futuro?























"Renzi è un ex boy-scout traditore da mettere al muro e fucilare nella schiena". Parole durissime quelle scritte da Aldo Grandi, direttore della testata online La Gazzetta di Lucca, in un articolo. Lui ha spiegato che si trattava di una frase metaforica, ma il caos è scoppiato lo stesso. I democratici della Toscana hanno puntato il dito contro Grandi. Che ha replicato: "Ogni volta che qualcuno afferma qualcosa che non è di gradimento al Pd e alla sua pretesa volontà di egemonizzare cultura e politica di questo Paese, si ricorre all’appellativo di fascista. Credo che i miei libri siano la testimonianza che di fascismo non c’è assolutamente traccia in tutto ciò che ho prodotto in questi anni. Ritengo che la mia frase relativa alla fucilazione alla schiena, ovviamente metaforica, vada riservata a coloro che, nei confronti del proprio Paese, si comportano da traditori”. E ancora: "Se Matteo Renzi e il Pd ritengono di sentirsi offesi per questa chiamata in causa sono pronto ad affrontarli, metaforicamente, in dibattito, se preferiscono in "duelli", in qualunque momento vorranno”.
fonte http://pietromelis.blogspot.it/2017/07/due-grandi-traditori.html

Il piano del Pd sulla strada del nuovo ordine mondiale



Testo di Paolo Sensini


Ecco il programma del PD in sette punti: 1) portare il prelievo fiscale e la tassazione a livelli record, che già ora si attestano oltre il 70%; 2) burocratizzare ogni aspetto della vita, anche i più semplici e immediati di ogni giorno; 3) riempire l'Italia all'inverosimile di finti profughi afro-asiatici e islamizzare la penisola con il plauso del Vaticano; 4) depenalizzare una grande quantità di reati rendendo in tal modo sempre più insicura e precaria l'esistenza dei cittadini; 5) imporre leggi coercitive sulla libertà di pensiero e d'espressione (psicoreato) e minacciare con la galera chiunque osi trasgredirvi; 6) ergersi a paladini e tutori di minoranze rumorose a detrimento della maggioranza del Paese; 7) lasciare la cittadinanza al totale arbitrio di una "magistratura democratica" che si conferma ogni giorno incapace, arrogante, priva di senso di responsabilità e incompetente anche su questioni di elementare convivenza civile.
fonte http://freeanimals-freeanimals.blogspot.it/2017/07/il-piano-della-sinistra-sulla-strada.html

martedì 18 luglio 2017

Il massacro silenzioso



Una legittimazione internazionale comprata a suon di dollari e grazie alla complicità del quasi paterno alleato nordamericano, ed una legittimazione islamica ottenuta attraversol’indebita appropriazione del titolo di “comunità sunnita” a seguito della wahhabizzazione forzosa di larga parte del mondo islamico, non sembrano ancora garantire la necessaria sicurezza alla Casa dei Saud, ben consapevole della propria estraneità rispetto alla reale tradizione islamica. I recenti fatti di Awamiyah e la brutale repressione con la quale, ancora una volta, il regime si è rapportato con le proteste della minoranza sciita ne sono l’ulteriore dimostrazione.
Lo scorso 10 maggio le forze di sicurezza saudite hanno iniziato quello che, a oggi, ha assunto i connotati di una vera e propria occupazione militare della città di Awamiyah nella provincia orientale del Regno. Tale operazione è stata giustificata con l’intento di impedire nuove interruzioni al progetto di riqualificazione e rinnovamento del centro cittadino. Di fatto, non per la prima volta all’interno di un Regno che fa dello spregio per tutto ciò che rappresenta la cultura e la tradizione la sua peculiarità intrinseca, il malcelato obiettivo è ancora una volta quello di radere al suolo un centro storico con più di 400 anni di storia, cacciando, allo stesso tempo, dalle proprie case la popolazione sciita della città. Una tattica che i sauditi, negli ultimi anni, hanno imparato fin troppo bene dai loro alleati sionisti. L’ONU stesso, in un inusuale impeto di coraggio nei confronti della monarchia del Golfo, ha inviato un’esplicita richiesta al governo saudita affinché blocchi un progetto considerato alla stregua di grave minaccia al patrimonio storico e culturale.
Un video dello scorso mese di maggio, mostra la deportazione di una famiglia sciita dal quartiere storico di Awamiya che, nelle intenzioni saudite, dovrebbe essere raso al suolo cancellando diversi secoli di storia
L’opposizione della popolazione ad un simile progetto viene ripetutamente presentato dalle emittenti televisive saudite (al-Arabiya su tutte) come “terrorismo”, sorvolando sulle pesanti pressioni che gli abitanti del centro hanno dovuto subire per abbandonare le proprie case (taglio reiterato dell’energia elettrica e minacce). Gli inevitabili scontri hanno portato fino ad ora alla morte di sei uomini delle forze di sicurezza, di sei presunti militanti sciiti (ovviamente infiltrati dall’Iran secondo la propaganda nazionale) e ad un numero ancora imprecisato di vittime tra la popolazione civile. Non è da sottovalutare altresì il fatto che il chierico Nimr al-Nimr, predicatore e leader delle protesta sciita in nome dell’eguaglianza dei diritti iniziata nel 2011 e giustiziato nel gennaio 2016 dalle autorità saudite, era originario proprio di Awamiyah. E che, proprio dal 2011, torture e detenzioni arbitrarie nell’area da parte delle forze di sicurezza sono all’ordine del giorno. La discriminazione e persecuzione della popolazione sciita dell’area non è tuttavia una novità all’interno di uno Stato, espressione di una setta islamica eterodossa, che paradossalmente considera gli sciiti alla stregua di eretici o di “anomalia sociale” vista la tradizionale dedizione di questa comunità alla vita contadina; il tutto nonostante l’esplicito divieto wahhabita a consumare i loro prodotti o semplicemente la stessa carne da loro macellata. Con il boom petrolifero, larga parte della popolazione sciita della regione ingrossò le file della manodopera a basso costo all’interno dell’industria di estrazione del greggio, pur continuando a non usufruire di nessun tipo di servizio sociale e con la severa preclusione alla carriera militare o pedagogico – scolastica. Inoltre, le pratiche del culto, come la commemorazione del martirio di Hussein a Kerbala, erano precluse ed apertamente condannate dall’autorità.
Il 1979 ha segnato una data cruciale nella storia recente del Regno saudita. Due diversi episodi misero in luce la sostanziale vulnerabilità politico – ideologica del Regno. Il primo fu l’occupazione della moschea della Mecca durante la stagione del pellegrinaggio ad opera del predicatore Juhayman ibn Muhammad al-Utaybi e Muhammad ibn Abdullah al-Qahtani (proclamato Mahdi dallo stesso Juhayman ed acclamato dai suoi discepoli). Al-Utaybi, predicatore che aveva espresso dubbi sul retto governo islamico dei sauditi alleati con le potenze infedeli, pretese la destituzione della famiglia reale e rese evidente l’incompatibilità tra il dogma religioso wahhabita e la reale politica del Regno. Il governo mobilitò gli ulema e attraverso l’Istituto dell’Ifta’e degli Studi Eruditi, guidato dallo Shaykh Abd al-Aziz ibn Baz, ottenne una fatwa volta a giustificare l’intervento armato in uno deli luoghi più sacri dell’Islam ed all’interno del quale lo spargimento di sangue era proibito sin dai tempi della jahiliyya. Le forze di sicurezza impiegarono più di due settimane per reprimere una ribellione i cui strascichi si fecero sentire per tutto il corso dei decenni successivi. L’altro evento decisivo fu la scelta della comunità sciita di abbandonare il principio della taqiyya (dissimulazione) e commemorare l’ashura (il martirio dell’Imam Hussein, figlio di Ali, genero e cugino del Profeta) apertamente, in strada, e non più relegando tale pratica alla sfera del privato.
Discorso ai fedeli del chierico sciita saudita Nimr al Nimr, giustiziato nel 2016 dopo quattro anni di detenzione
Ora, è importante sottolineare che in ambito sciita l’Imam Hussein è il vessillo della lotta dell’umanità per la conoscenza e la verità, mentre Kerbala rappresenta il campo per antonomasia della battaglia contro l’oppressione. Con la morte dell’Imam il martirio ha acquisito il valore di una scelta consapevole volta a superare la morte (l’annullamento di se stessi) in nome della restaurazione della dimensione del sacro. E la comunità sciita, forte della vittoria della Rivoluzione in Iran, mirava a far sentire la propria voce nei confronti di un governo che da quel momento in poi iniziò a percepire il genuino esempio rivoluzionario iraniano alla stregua di minaccia esistenziale.
La manifestazione venne repressa nel sangue attraverso l’invio di 20.000 unità della Guardia nazionale. Stessa sorte toccò ai dimostranti sciiti che l’anno dopo, nel 1980, scesero in piazza in varie aree di al-Qatif per celebrare l’anniversario del ritorno di Khomeini in Iran dall’esilio. Tali eventi, da allora, sono noti come intifadat al-mintaqa al sharqiyya (la sollevazione della provincia orientale). Solo nel 1993 si giunse ad una parziale riconciliazione attraverso la promessa di riforme ed il riconoscimento della pesante discriminazione che la comunità sciita dovette subire ad opera delle autorità.
Un servizio di RT sulle operazioni di Polizia in corso ad Awamiyah e sugli scontri che imperversano presso la regione sciita
L’intensificarsi dello scontro geopolitico, mascherato da scontro settario, negli ultimi ha riportato al centro delle preoccupazioni della dinastia saudita la questione della minoranza sciita del Qatif; regione dalla quale proviene larga parte della ricchezza petrolifera della nazione e con essa l’unica fonte di legittimazione del potere della casa regnante. Ciò spiega la nuova ondata persecutoria nei confronti di una comunità da sempre percepita come “nemico interno”. L’obiettivo del governo è fin troppo chiaro: spingere, attraverso la repressione brutale, una popolazione a cui non sono mai stati del tutto riconosciuti i diritti di cittadinanza ad abbandonare le proprie case e con tutta probabilità lo stesso territorio nazionale. È palese che la Casa dei Saud non possa permettersi una simile minaccia potenzialmente secessionista nella sua regione più ricca. Il tutto, alla pari delle stragi saudite nello Yemen, nell’indifferenza di una comunità internazionale che per molto meno, sul finire degli anni Novanta, optò per la tragica avventura bellica contro la Serbia.
fonte http://www.lintellettualedissidente.it/esteri-3/il-massacro-silenzioso/

Matteo stai BONINO (ma non sereno)


I leader seguiti dai “Cinque Occhi”, muoiono all’improvviso

Wayne Madsen, Strategic Culture, 18.07.2017
Baldwin Lonsdale
I piccoli Stati-isola del Pacifico possono essere orgogliosi dell’indipendenza, ma rimangono sotto l’efficace controllo delle potenze neocoloniali dominanti nella regione, vale a dire Stati Uniti, Australia e Nuova Zelanda. Questi Stati, da Palau nel Pacifico occidentale a Tonga nel Pacifico del sud, sono asserviti al dominio in politica estera, al voto alle Nazioni Unite, sulle rotte internazionali delle compagnie aeree, sulle telecomunicazioni e le finanze. Inoltre, i piccoli Stati insulari affrontano la prospettiva di divenire prime vittime dell’aumento del livello del mare per il cambiamento climatico. Alcuni residenti dell’isola già fuggono dai loro atolli e arcipelaghi e chiedono lo status di “rifugiati ambientali”, una categoria dell’immigrazione che poche nazioni riconoscono. Normalmente, la morte improvvisa per attacco cardiaco a giugno del presidente di 67 anni delle Vanuatu, il sacerdote anglicano e capo tradizionale Baldwin Lonsdale delle isole Banks, non avrebbe sollevato il minimo sospetto. Tuttavia, considerato con altre morti improvvise di leader del Pacifico negli ultimi decenni, la morte di Lonsdale solleva dubbi. Per molti isolani del Pacifico, la morte di Lonsdale è un déjà vu. Sebbene il potere politico attuale a Vanuatu sia del primo ministro, nel 2015 Lonsdale negò il perdono a 14 parlamentari di destra condannati per corruzione. Il portavoce del parlamento, Marcellino Pipite, perdonò se stesso e altri 13 deputati. Lonsdale rientrando da una visita statale a Samoa annullò subito il perdono, sostenendo che nessuno era al di sopra della legge. Pipite fu ministro degli Esteri del governo conservatore del primo ministro Serge Vohor. Nel 2004, Vohor creò segretamente rapporti diplomatici con Taiwan, anche se la Repubblica popolare cinese aveva l’ambasciata nel capoluogo di Vanuatu di Port Vila. La decisione di Vohor di riconoscere Taiwan fu successivamente annullata dal consiglio dei ministri. Nel forgiare i legami con Taiwan, Vohor si affermò da eroe per certi interessi di destra e contrari allo Stato. Nel 2015, Vohor si ritrovò nuovamente ministro degli Esteri, ma fu poi condannato per corruzione insieme agli altri politici il cui perdono fu negato da Lonsdale.
Lonsdale si era già guadagnata l’inimicizia dei più grandi inquinatori mondiali dopo che denunciò Coal India, il commerciante di prodotti anglo-svizzeri Glencore Xstrata e l’azienda petrolifera anglo-olandeseShell quali maggiori creatori di gas serra e quindi del rapido cambiamento climatico, devastante per le isole del Pacifico. Nel 2010, il primo ministro Edward Natapei fu rovesciato da un voto di sfiducia, mentre a Città del Messico partecipava a una conferenza sul cambiamento climatico. Natapei è morto a 61 anni dopo una “lunga malattia”, chiaramente sorprendente per Lonsdale, scosso dalla morte dell’amico e alleato politico. Lonsdale era il secondo sacerdote anglicano a divenire leader delle Vanuatu. Il primo fu padre Walter Lini, fondatore di Vanuatu e primo Primo ministro della nazione. Quando Lini divenne primo ministro di Vanuatu nel 1980, affrontò immediatamente una ribellione secessionistica nelle isole francofone di Espiritu Santo e Tanna. La ribellione fu finanziata da un oscuro gruppo “libertario” statunitense chiamato Fondazione Phoenix, una società di Carson City, Nevada, diretta da un investitore immobiliare di nome Michael Oliver che sperava di creare la “Repubblica di Vemerana”, un’utopia libertaria senza tassa, e che fu già coinvolto in un tentativo degli isolani bianchi di Abaco, delle Bahamas, di separarsi dal governo centrale di Nassau. Lini chiamò una forza militare di 200 soldati provenienti dalla Papua Nuova Guinea, che mise fine alla rivolta in ciò che divenne noto come la “guerra del cocco”. Alcuni dei secessionisti ebbero più di un rapporto di passaggio con l’Agenzia centrale d’intelligence e il servizio di intelligence francese, il Servizio di documentazione estera e di controspionaggio (SDECE). Lini irritò Stati Uniti, Australia e Nuova Zelanda stabilendo rapporti diplomatici con Vietnam, Cuba e Libia e firmando un accordo sulla pesca con l’Unione Sovietica. Lui e il suo partito politico, il Vanuaaku Pati, aderivano al concetto di socialismo melanesiano ispirato ai leader socialisti pan-africani Kwame Nkrumah del Ghana e Julius Nyerere della Tanzania. Lini rifiutò l’ambasciata statunitense a Port Vila. Infastidì anche la Francia sostenendo il movimento d’indipendenza della Nuova Caledonia, un atto che persuase la Francia a sostenere segretamete la ribellione di Espiritu Santo. Il potere politico di Lini cominciò a diminuire dopo aver subito un infarto nel 1987 durante una visita a Washington, DC. Lini subì l’ictus mentre pensava di frequentare la National Prayer Breakfast di Washington, sponsorizzata dalla Fondazione Fellowship, un gruppo di affaristi ricchi e influenti politici. La storia della Fellowship o “Famiglia”, come è meglio nota, suggerisce che il gruppo abbia una lunga storia di legami con la CIA. Lini non partecipò mai alla colazione di preghiera o all’incontro programmato con il presidente Ronald Reagan, irritato dalle differenze di Lini su Libia, Cuba e Unione Sovietica. Il conseguente malessere di Lini, che gli causò la paralisi del lato destro, lo portarono a perdere il potere a Vanuatu, e alla sconfitta col voto di sfiducia del 1991, portandolo alle dimissioni. Lini morì a 57 anni nel 1999. Durante la carriera politica, Lini fu sempre sorvegliato dai “Cinque Occhi” tramite l’intercettazione effettuata dal centro dell’Agenzia nazionale per la sicurezza nazionale degli USA di Waihopai, Nuova Zelanda, denominato IRONSAND. IRONSAND intercettava regolarmente le comunicazioni dei leader delle isole del Pacifico. Ad opporsi ai deputati di Vanuatu condannati per corruzione nel 2015 vi erano Lonsdale e Ham Lini, ex-primo ministro e il fratello di Walter Lini.
La morte di Lonsdale richiamà l’attenzione sul continuo coinvolgimento delle potenze occidentali negli affari di Vanuatu. Molti dei deputati condannati per corruzione hanno collegamenti con il movimento antistatale Na-Griamel, guidato da Jimmy Stevens, capo mezzo-tongano e mezzo-scozzese della malaugurata “Repubblica Vemerana” e del Partito libertario statunitense, entrambi responsabili della rivolta secessionistica del 1980 a Espiritu Santo e Tanna. Uno dei capi della FondazionePhoenix era il dottor John Hospers, candidato libertario del 1972 a presidente degli Stati Uniti, che fece anche parte del consiglio della “Vemerana Development Corporation”, una probabile facciata della CIA responsabile del tentativo di popolare la “New Hawai” di Vanuatu con 4000 veterani statunitensi. Uno dei congiurati di Vemerana era Mitchell Livingstone “WerBell”, un trafficante di armi della CIA della Georgia coinvolto in una prima spedizione illegale di armi al “Movimento d’Indipendenza di Abaco” nelle Bahamas. La sindrome della morte improvvisa dei politici non si limita a Vanuatu. Molti isolani del Pacifico sospettano della morte misteriosa del presidente di Nauru, Bernard Dowiyogo. Il presidente morì nell’ospedale George Washington a Washington DC, il 10 marzo 2003, mentre era in visita ufficiale negli Stati Uniti. Dowiyogo, ex-presidente della repubblica, era ridiventato presidente dopo che il presidente Rene Harris aveva firmato un controverso accordo con il governo di John Howard dell’Australia per creare un centro della “Pacific Solution” di Howard, il programma per ospitare i rifugiati mediorientali e asiatici a Nauru e Manus, Papua Nuova Guinea, in cambio di denaro. Dowiyogo, 57 anni, ebbe l’infarto dopo aver firmato un conteso (e segreto) accordo con i funzionari dell’amministrazione George W. Bush su vendita di passaporti di Nauru, finanza off-shore e sostegno alla cosiddetta “guerra al terrore” di Bush. Dowiyogo morì dopo undici ore di chirurgia al cuore, mentre era ancora sul tavolo operatorio. I media sociali riferirono che Dowiyogo morì di complicazioni da diabete. Il corpo di Dowiyogo fu restituito al governo di Naurua dall’aviazione statunitense. Il funerale di Dowiyogo a Nauru fu rinviato a causa di “ritardi” inspiegabili incontrati nel riportare il corpo del presidente da Washington. La morte sospetta di Dowiyogo non fu la prima né l’ultima dei leader delle isole del Pacifico.
Il primo presidente delle Palau, Haruo Remeliik, fu ucciso nel 1985. Il suo successore, Lazarus Salii, si sarebbe suicidato nel 1988. Entrambi i presidenti morirono dopo aver affermato di opporsi all’accordo di libera associazione con gli Stati Uniti che permetteva alle navi da guerra nucleari statunitensi di accedere ai porti delle Palau. Nel 1990 Ricardo Bordallo, ex-governatore di Guam, che favorì i diritti di Chamorro sul dominio militare degli Stati Uniti dell’isola, fu trovato morto per ferita da arma da fuoco alla testa, mentre era avvolto nella bandiera di Guam. La morte fu attribuita a suicidio. Come Remeliik e Salii, Dowiyogo fu un netto avversario dei pattugliamenti di navi nucleari statunitensi nella regione, così come dei test nucleari francesi nella Polinesia francese. Poche settimane dopo la morte di Dowiyogo, il successore a presidente delle Nauru, Derog Gioura, 71 anni, alleato politico di Dowiyogo, ebbe un attacco di cuore e fu portato in un ospedale australiano. Più tardi i rapporti dichiararono che Gioura aveva subito un infarto. Poche settimane dopo, Gioura si disse sorpreso di sapere che l’amministrazione Bush aveva sostenuto che sei sospetti “terroristi”, tra cui due membri di al-Qaida, arrestati nel Sud-Est asiatico, avevano passaporti delle Nauru. Il 20 marzo 2008, Christina Dowiyogo, la vedova del presidente Dowiyogo e più longeva prima signora delle Nauru, sarebbe “morta di notte” a 60 anni, senza ulteriori dettagli. Madame Dowiyogo era col marito quando morì a Washington.
Nel 1996, Amata Kabua, il primo presidente dal termine di cinque delle Isole Marshall, morì dopo essere stato affetto da nausea e dolori al torace al Queen’s Hospital di Honolulu. Kabua, 68 anni, irritò gli Stati Uniti per le rivendicazioni giuridiche e legali avanzate dai residenti dell’atollo di Kwajalein deportati dall’atollo di Bikini per permettere agli Stati Uniti di testare le bombe atomiche e all’idrogeno nelle loro isole ancestrali. L’obituario di Kabua affermò che era morto dopo una “lunga malattia” anche se si lamentò delle sue condizioni solo un mese prima della morte nelle Hawaii. Persino i capi surrogati dei “sostenitori” degli USA nel Pacifico non sono immuni da morte improvvisa, dopo aver affrontato Washington. Il primo ministro del partito laburista della Nuova Zelanda, Norman Kirk, fu un netto critico degli Stati Uniti su tutto, dalle navi nucleari nel Pacifico alla guerra in Vietnam al coinvolgimento di Washington nel colpo di Stato del 1973 in Cile. Nel 1974, Kirk, 51 anni, morì improvvisamente dopo aver subito un infarto. Più tardi, il presidente del partito laburista Bob Harvey invocò una commissione reale per indagare se Kirk fosse stato assassinato dalla CIA con un “veleno di contatto”. Data la morte del presidente Lonsdale, tali commissioni investigative dovrebbero essere create anche a Vanuatu, Nauru, Palau, isole Marshall e Guam (Guahan).
Il premier neozelandese Norman Kirk con il premier australiano Gough Whitlam
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

RATZINGER ATTACCA BERGOGLIO: “CHIESA RISCHIA DI CAPOVOLGERSI”



Una sorta di invito alla rivolta contro il nichilismo di Bergoglio, che sta trasformando il Cristianesimo in una grande Ong, le parole scritte da Jospeh Ratzinger in occasione del ricordo del cardinale Joachim Meisner, uno dei cardinali dei dubia da poco scomparso. Il testo del messaggio è stato diffuso da Marco Tosatti, vaticanista della Stampa: “Quello che mi ha colpito particolarmente nei recenti colloqui con il cardinale defunto sono state la serenità, la gioia interiore e la fiducia che aveva trovato. Sappiamo che era un pastore appassionato, e l’ufficio di pastore è difficile, proprio in un momento in cui la Chiesa ha bisogno di pastori che sappiano resistere alla dittatura dello spirito del tempo“.
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“Ma la cosa che più mi ha commosso è che ha vissuto in questo ultimo periodo della sua vita…sempre di più la certezza profonda che il Signore non abbandona la sua Chiesa, anche se a volte la barca si è riempita fino quasi a capovolgersi…“.
“È stato trovato morto nella sua stanza. Il breviario era scivolato dalle mani: stava pregando, morto, davanti al Signore, parlando con il Signore. Il genere di morte che gli è stato dato dimostra ancora una volta come ha vissuto alla presenza del Signore e in colloquio con Lui”.
fonte http://voxnews.info/2017/07/16/ratzinger-attacca-bergoglio-chiesa-rischia-di-capovolgersi/

BOLDRINI MINACCIA RIVOLTE ISLAMICHE IN ITALIA: “IUS SOLI O IMMIGRATI SI ARRABBIERANNO”



“Mi auguro che il provvedimento sullo ius soli sia approvato entro la fine di questa legislatura perché è giusto e necessario”, Boldrini torna a minacciare i cittadini italiani, quelli originali.
Nel tradizionale incontro con la stampa parlamentare a Montecitorio intima al parlamento di regalare la cittadinanza ai figli degli immigrati entro l’autunno. “Rimandarla – dice – sarebbe un torto che come tutti i torti non porta bene”.



BOLDRINI MINACCIA: “SENZA IUS SOLI, FIGLI IMMIGRATI VI FARANNO DEL MALE” – VIDEO CHOC
“La cittadinanza – ha spiegato – è lo strumento principe dell’integrazione, per antonomasia. Impedire a chi nasce in un paese di essere cittadino italiano è impedire l’integrazione che è strumento di sicurezza – ha continuato- senza dare a queste persone di sentirsi parte di una società, alimentiamo rabbia, risentimento, sentimento di esclusione“.

Guardian: ‘In Italia finora niente attacchi islamici perché non c’è Ius Soli’



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Per il presidente della Camera quello dell’immigrazione resta, sempre e comunque, “un tema cruciale che merita una riflessione approfondita”.
fonte http://voxnews.info/2017/07/18/boldrini-minaccia-rivolte-islamiche-in-italia-ius-soli-o-immigrati-si-arrabbieranno/

MAFIA-ROTHSCHILD E' DIETRO IL DECRETO LORENZIN



Avvocato Marcello Stanca :
''L'emendamento si sa e' passato, li' dentro ci sono FORZE OCCULTE, SIAMO GOVERNATI,
COME HA DETTO FALCONE, DA MENTI RAFFINATISSIME, SOPRAFFINE, che arrivano dove
noi non possiamo vedere, quindi questa e' la verita'. Se pensiamo del resto che il M5S di Grillo e' stato azzittito da una sola parola scritta sul Times sospettiamo che GLI ORDINI ARRIVANO DALL'ESTERO''

Fonte :

https://www.pandoratv.it/?p=17302
http://nomassoneriamacerata.blogspot.it/

A DIFESA DEL MANDATO IMPERATIVO. E DUNQUE DEL POPULISMO.

di  Maurizio Blondet
Il vincolo di mandato per i parlamentari è una delle  istanze del Movimento 5 Stelle: e come tutte  quelle che escono da quel movimento, accolta con strida  scandalizzate e indignazione artefatta  mediatiche e partitiche: “Non è democrazia”, eccetera.  Ovviamente,  invece,  è una  pretesa per lo meno comprensibile in Italia, dove oltre  un terzo dei parlamentari  ha cambiato casacca in meno di due anni.   Ma in realtà è molto di più: è un  potente segnale di vitalità democratica.
Mi ci ha fatto pensare il saggio del filosofo politico  Alain de Benoist, “Populismo”  (Arianna Editrice), un libro capitale che consiglio a tutti i grillini pensanti (Grillo incluso), come ai salviniani (compreso Salvini).
Vi ho letto che per Carl Schmitt, “un popolo ha tanto meno bisogno di essere rappresentato  quanto più è politicamentepresente a se stesso”. Se  Schmitt vi sembra sospetto perché “di destra”, ecco Simone Weil (quella vera, morta battezzata):  nel 1943,   in nome della Resistenza antifascista, scrive il “Manifesto per la soppressione dei partiti politici” , proprio per salvare la democrazia.  Per lei   “L’unico fine di ogni partito è la  propria crescita illimitata”, è “un’organizzazione costruita per esercitare una pressione collettiva sul pensiero”: noi vediamo la durata illimitata dei partiti, decisi a sopravvivere in eterno alla   fine della  loro utilità politica  Molti pensatori  rivoluzionari sono stati contrari alla delega: a cominciare da Rousseau, per cui “un popolo non può che perdere la propria sovranità sin dal momento in cui se ne priva a vantaggio di rappresentanti”, passando per Proudhon,    per arrivare al  marxista Costanzo Preve, che nota  sarcastico: “Il metodo democratico consiste proprio nella rinuncia consensuale alla democrazia comecontenuto”.
Il filosofo Jacques Rancière, un allievo di Althusser,  sancisce: la democrazia “rappresentativa” non è un espediente necessariamente inventato per adattare la democrazia alla crescita delle popolazioni, ai tempi moderni; no,  “E’ a pieno titolo una forma di oligarchia. L’evidenza che assimila  la democrazia alla forma di governo rappresentativo è recente. La “democrazia rappresentativa” oggi può sembrare un pleonasmo, ma inizialmente è  stato un ossimoro”.    Ossia: all’origine, un termine (democrazia) era il contrario dell’altro (rappresentativa).
Per salvare la democrazia
Partigiana, ma contro i partiti 
Molti di voi, lo so, faticano a capire. Questo perché le oligarchie vi hanno cambiato di soppiatto il concetto. E’ stato operato uno   di senso e depotenziamento fatale della “democrazia”.
Nel senso originario, indica il popolo che prende ed  esercita il potere – contro un  tiranno, un re, una  oligarchia. Dunque “Essa designava la potenza  collettiva, la capacità di autogoverno”; mentre adesso invece “rinvia solo alle libertà personali-  non è più la sovranità del popolo, ma la sovranità dell’individuo”.   Una sovranità degli individui spinto fino “alla possibilità ultima di mettere in scacco, se necessario, la potenza collettiva”.
Così Marcel Gauchet, postmarxista, “uno dei più importanti studiosi del politico” direttore della rivista Le Débat.  Il  fatto è che “una versione liberista-liberale della democrazia ha soppiantato  la  sua versione classica”.  Attenzione, perché il punto è cruciale:  è l’ideologia del libero mercato che vi ha condizionato a credere  che la “libertà” sia la vostra libertà individuale,  di  attuare vostri desideri  privati.  Dato che siete  anzitutto “un calcolatore razionale  alla ricerca di massimizzare il vostro interesse privato”,  senza alcuna preoccupazione per il bene comune.  Il mercato infatti ha  bisogno di individui così, consumatori  da soddisfare.
Vi dice:  voi come individui siete sovrani  fino al punto di imporre i vostri desideri e piaceri alla volontà collettiva.
“Di qui a poco a poco – conclude Gauchet – la promozione del diritto democratico  provoca l’inabilitazione politica della democrazia”.
Infatti, dice De Benoist, “l’individuo atomizzato  quale lo concepisce la teoria liberale non può essere in primo luogo un cittadino, un soggetto democratico, perché per definizione estraneo all’appartenenza   che fonda il voler-vivere-in-comune”.
E il governo? Poco male, vi dice la sirena liberal-liberista: delegatelo ai “vostri rappresentanti”, i quali sono competenti,  e si avvalgono dei “tecnici”; i quali lo delegano alla  “Unione Europea”, la  quale lo delega alla banca centrale, al Fondo Monetario, a Goldman Sachs e Wall Street, a esperti più  competenti di voi –   voi godetevi le libertà individuali che la  democrazia di mercato vi  ha regalato. Perché il vostro egoismo è “naturale”, così come il “mercato” è lo stato di natura – a cui non c’è alternativa.  Non c’è alternativa al mercato, quindi cosa volete  “governare”?
Ci abbiamo creduto. Fino ad oggi, quando “il popolo ha la sensazione che la sua situazione sociale continui a deteriorarsi, che  l’epoca  del pieno impiego sia definitivamente passata  e  che l’avvenire sarà ancora peggiore. Ha la sensazione che i valori cui aderisce siano derisi o disprezzati [legge Cirinnà,  gender nelle scuole].  Ha la sensazione che  il  suo stile di vita sia minacciato dalla presenza, sul suolo nazionale, di una popolazione dai costumi differenti che percepisce come  estranea, se non ostile. Ha la sensazione che l’Unione Europea sia diventata un progetto antisociale che contribuisce ad aggravare l’insicurezza economica e culturale”.
Ma non sono affatto sensazioni, come sapete. Le  conquiste della   “omogenitorialità”, i clandestini  da accogliere senza limiti, il gender nelle scuole, lo ius soli,  le “normative d’Europa”, i  “diritti delle minoranze”, la globalizzazione,  sono tutti i risultati di   una spoliticizzazione  “che è avvertita dalla maggior parte del popolo come un’insopportabile aggressione perché mira a togliergli la capacità di decidere, ossia la  sua sovranità”.
Il risultato è “una impotenza sociale collettiva  senza precedenti storici” (Costanzo Preve). Un  totalitarismo della dissoluzione. Gestito dalla sinistra  progressiva:  quei “sostenitori della trasgressione morale e culturale permanente che fanno direttamente il gioco della finanza mondiale, perché il capitalismo può estendere la sua influenza unicamente smembrando non solo le strutture di vita comunitarie tradizionali, ma anche il legame sociale, i valori condivisi,i modi di vita specifica, le culture popolari.  Il capitalismo può trasformare il pianeta in un vasto mercato, che è il suo scopo,   solo se questo pianeta è stato previamente atomizzato”:
“Senza le nuove piste incessantemente aperte dal liberalismo culturale, il mercato non potrebbe impadronirsi continuamente di tutte le attività umane, comprese quelle più intime”:  così Jean-Claude Michéa,  pensatore socialista senza complessi, in “Perché ho rotto con la sinistra”.
E’ in questa situazione che sono  sorti, in Europa ed Usa, movimenti populisti. Perché “la condizione di emersione di una mobilitazione populista è  una crisi  di legittimità  politica che tocca  l’insieme del sistema di rappresentanza” (P.  A. Taguieff). Quella patologia gravissima,terminale della democrazia  rappresentativa  in cui “destra” e “sinistra” partitiche colludono, in cui Renzi agisce come Berlusconi e Berlusconi vuole adottare Renzi,  perché  hanno lo stesso programma, servire il Mercato Mondiale  da cui non si può uscire. “Lo Stato collusivo dominato dalla casta  oligarchico-tecnocratica verso il quale siamo avviati ormai da trent’anni” (Jacques Sapir).
Naturalmente, quando  sorge il populismo,  le elites strillano  che non è  legale, che  è “demagogico”, dunque mette in pericolo la democrazia, che è  sovranista e le sovranità non esistono più, che vuole le frontiere ormai abolite, dunque che è passatista;  il popolo che vota i populisti viene  spiegato che è   (come gli inglesi che votarono il Brexit)  quello  poco istruito (strano,  quando gli operai votavano PCI,  nessuno diceva che lo facevano perché poco istruiti) nostalgico, etnicista, che rifiuta gli immigrati e i  diversi,  – anche  fascistoide  (sempre  per le elites ciò che non piace loro  puzza di fascismo).
Balle, propaganda demagogica , perché nessuno supera in demagogia le oligarchie (basta vedere le loro tv):  non facciamoci condizionare da questi sbarramenti colpevolizzanti e demonizzanti.
“I movimenti populisti”, scrive  Paul Picone,”appaiono generalmente in congiunture storiche speciali, quando il processo democratico è talmente degenerato da esigere una vera reazione democratica –  Il populismo è in generale una reazione contro il deficit di democrazia ed è sempre molto  più  democratico di qualunque sistema fondato sulla democrazia rappresentativa”.
Insomma:  il populismo   sarà confuso, commetterà molti errori,  prenderà cantonate, perché vi aderisce gente che è stata disastrata e  atomizzata dalla Forma Capitale, che è  una forma “totale”  ,  nel senso che ci ha tutti antropologicamente minorati, disumanizzati, resi schiavi del  suo politicamente corretto  e delle sue “trasgressioni” e della sua propaganda seduttiva – però è   una reazione sana all’esproprio di democrazia, è un segno di vitalità,  di salute,  di un sangue che riprende a scorrere nelle vene  collettive, il segno della volontà di riaffermare il primato del politico sull’economico.
E’, con tutti i suoi difetti, l’albeggiare del concetto di Libertà “politica”,  contrario  a quelle “libertà” del Mercato,   la libertà dell’individuo atomizzato, senza appartenenze né patria, nomade sradicato da ogni condizione storica e sociale: quasi che “l’uomo si costituisca liberamente a partire dal niente”. No, “la risposta è che la libertà come l’autonomia va concepita in termini di attaccamento e di legami, non di lacerazione e sradicamento ,  di responsabilità verso l’altro piuttosto che di trasgressione a tutto ciò che unisce i membri di una società a un fondamento storico-sociale comune”.
la democrazia in senso forte, dove il “demos” rigetta le oligarchie e  la lorogovernance che svolgono  per conto di poteri “che uccidono i popoli”,  e prova a governare in proprio. Da cui il mandato imperativo,  il guinzaglio corto ai politici.  E’ un inizio.
Maurizio Blondet
fonte http://www.maurizioblondet.it/difesa-del-mandato-imperativo-dunque-del-populismo/