mercoledì 6 gennaio 2016

La Cavalcata dei Magi a Firenze il 6 gennaio, per celebrare l'Epifania.










Le origini di La Cavalcata dei Magi a Firenze possono essere ricondotte al 15 ° secolo, quando una confraternita laica dedicata ai Magi ha organizzato uno spettacolo nel giorno dell'Epifania e sfilato per le strade di Firenze. Il 6 gennaio ° la Chiesa cattolica celebra l'Epifania, in origine una parola greca che significa "manifestazione" o "sorprendente aspetto", riferendosi alla rivelazione della natura divina di Gesù, ancora un bambino, a tre Magi (Re? Astronomi? Filosofi? )

La sfilata si è svolta ogni 3 o ogni 5 anni, essendo un evento eccezionale, ed era formata da tre diversi cortei riunendo del Battistero e termina in Piazza San Marco, dove si sono tenute riunioni del gruppo. La manifestazione è stata istituita nel 1997, nell'ambito delle celebrazioni per i 700 anni della fondazione della Cattedrale di Santa Maria del Fiore e della fondazione dell'Opera, quando si decise di riprendere un'antica consuetudine fiorentina, organizzando un corteo storico, con la collaborazione dell'Arcidiocesi, del Capitolo del Duomo e del Comune di Firenze. con un solenne corteo con fastoso apparato, che intendeva, appunto, rievocare l'arrivo dei tre saggi stranieri nella piccola Betlemme, alla ricerca del Re-Messia.
La Cavalcata era composta da tre diversi cortei che si riunivano davanti al Battistero e proseguivano uniti fino alla Basilica di San Marco, dove con canti e preghiere adoravano Gesù Bambino.

Della Compagnia dei Santi Magi (detta anche La Stella con riferimento all'astro guida di cui parla il Vangelo), fecero parte i maggiori componenti della famiglia dei Medici e per questo con la loro cacciata da Firenze, nel 1494, l'iniziativa fu soppressa. Da quel momento la Cavalcata dei Magi subì trasformazioni che, negli anni, la resero sempre meno di carattere religioso fino ad estinguersi.


Descrizione : La manifestazione si articola in momenti celebrativi, devozionali e folcloristici, scanditi dalla tradizione:


ore 14.00: partenza da Piazza Pitti del solenne corteo, con in testa i Magi a cavallo, composto da oltre 700 figuranti con sontuosi abiti di seta, ispirati al ciclo di dipinti murali con il Viaggio dei Magi (1459) di Benozzo Gozzoli, ubicato nella cappella del Palazzo Medici-Riccardi di Firenze. Alla sfilata partecipano anche i rappresentanti delle diverse comunità etniche, presenti in città, con i loro abiti tradizionali. Il corteo si snoda lungo le strade e le piazze del centro storico fino a Piazza della Signoria, dove ad attenderlo vi sono i Bandierai degli Uffizi del Corteo Storico della Repubblica Fiorentina che, dopo essersi esibiti, si uniscono alla sfilata.
ore 15.30: il corteo giunge in Piazza Duomo, dove, dopo il saluto dei figuranti e lo scoppio della colubrina (antico cannoncino da campagna di epoca rinascimentale), i Magi depongono i loro doni (oro, incenso, mirra) ai piedi del presepio vivente. Segue la lettura e la meditazione sul brano evangelico dei Magi, guidata dall'Arcivescovo di Firenze, al termine della quale i bambini sono chiamati a riflettere sul significato dell'Epifania con lancio finale di palloncini.

LA CAVALCATA DEI MAGI NELL'ARTE

La Cappella dei Magi è un famoso ciclo di affreschi di Benozzo Gozzoli, ospitato all'interno di Palazzo Medici Riccardi a Firenze. La Cappella è tuttavia celebre per il ciclo delle pitture murali di Benozzo Gozzoli con gli "Angeli adoranti" nella scarsella e il "Viaggio dei Magi" nell'aula. Il Palazzo Medici Riccardi ha una storia particolarmente affascinante, densa di eventi artistici ma anche politici culturali e mondani. Costruito alla metà del Quattrocento da Michelozzo per volere dei Medici, l’edificio divenne il prototipo dell’architettura civile rinascimentale.

Dipinte negli anni successivi al 1459, e comunque entro il 1463, rappresentano il capolavoro del pittore, che dedicò al soggetto sacro, ma ricco di spunti di fasto ed eleganza secolare, tutta la cura che Cosimo e Piero de' Medici, committenti esigenti ed intenditori d'Arte, si aspettavano da Iui. Le schiere degli angeli cantano e adorano sullo sfondo di una campagna civilmente scompartita, come quella del contado fiorentino, mentre si avvicina a Betlemme la splendida cavalcata dei tre Re con i rispettivi cortei, godendosi per via una signorile partita di caccia con falchi e felini. Le vesti sontuose e varie e le finiture principesche dei personaggi raffigurati fanno di questo ciclo pittorico una testimonianza tra le piu affascinanti dell'arte e del costume di tutti i tempi.

Delle tre pareti maggiori è raffigurata la Cavalcata dei Magi, che fa da pretesto per rappresentare un preciso soggetto politico che diede lustro alla casata dei Medici, cioè il corteo di personalità che arrivò a Firenze da Ferrara in occasione del Concilio del 1438-1439 Durante questa occasione i Medici ebbero l'onore di presiedere alla riunificazione fra la chiesa latina e quella bizantina, anche se in realtà questo accordo rimase solo sulla carta ed era il tentativo disperato dell'Imperatore di Bisanzio di ottenere aiuto dall'occidente in vista dell'assedio sempre più stretto del Sultano dei turchi Mehmet il Conquistatore alla città di Costantinopoli, che cadde nel 1453 senza alcun vero aiuto da parte del papa e dei signori occidentali.
Il fastoso e solenne viaggio dei Magi rappresentato dal Gozzoli nella cappella di Palazzo Medici, parte da Gerusalemme - bianca città fortificata in alto sulla parete orientale, a destra entrando - e si dispiega lungo le tre pareti in senso orario in direzione di Betlemme, cioè verso la scarsella.
I magi sono rappresentati secondo l’iconografia tradizionale dei tre re, ognuno con un dono da offrire al Bambino (oro, incenso e mirra): Gasparre è il re più giovane, Baldassarre è quello dalla pelle scura e in età matura, Melchiorre in rosso è il più anziano in testa al corteo.










lunedì 4 gennaio 2016

La morte di un donna con in grembo il figlio deve interrogare la politica

Sono giorni difficili per il nostro paese. Cinque donne hanno perso la vita mentre erano in attesa: il tutto è successo nei giorni segnati dalle festività natalizie, ovvero tra il 25 ed il 31 dicembre 2015. Un'Italia che non cresce demograficamente, che non da risposte alla domanda di tanti giovani che desiderano 'fare famiglia' ma non trovano le condizioni economiche e sociali per poterla mettere in piedi, preferisce non guardare il dramma di queste cinque madri.
Perché è più comodo aggrapparsi a dati statistici europei che nulla dicono della gravità di queste morti: non si possono giustificare queste tragedie, perché di tali si tratta, dietro al paravento dei dati medi europei di decessi per parto (statistiche entro le quali l'Italia rientrerebbe nella media Ue). Oltre ad accertare le cause precise che hanno portato alla morte le donne occorre che la politica prima di tutto si pieghi umilmente davanti al dolore delle famiglie di Anna Masignan, Angela Nesta, Marta Lazzarin, Giovanna Lazzari e la giovane ventitreenne di Foggia. Occorre avere il coraggio di abbracciare uno per uno i loro familiari e prendere un impegno serio e deciso: che in Italia mettere al mondo un figlio non può essere un pericolo per la vita stessa del genitore, ma un bene non solo per chi lo porta in grembo per nove mesi ma per la comunità intera.
Occorre creare un clima di fiducia verso il sistema sanitario nazionale capace di far vivere con serenità gli attimi più importanti della gravidanza.
Purtroppo la maggior parte della politica si è letteralmente rintanata sull'accertamento delle responsabilità: corretto ma non sufficiente.
Questi lutti devono essere l'occasione grazie alla quale la politica comincia a rimettere al centro il tema della crescita demografica come priorità per lo sviluppo del paese.
Più figli significa più benessere, più fiducia nel futuro, più voglia di investire e più crescita per tutti.
Più che di leggi sulle cosiddette unioni civili il paese ha una disperata necessità di politiche a favore delle nascite: io, noi ci batteremo in tal senso.

Occorre predisporre un protocollo per i nuovi nati italiani: perché nascere sia un bene, una priorità e chi se ne assume la scelta e la responsabilità lo possa vivere in serenità e accompagnato da un sistema sanitario pronto e capace.


di Mirko de Carli












domenica 3 gennaio 2016

L’aspetto religioso delle opere di Tolkien



John Ronald Reuel Tolkien è uno degli autori di maggior successo della letteratura contemporanea. Libri come Il Signore degli Anelli e Lo Hobbit, ma non solo, sono ancora ricercatissimi, a decenni dalla loro pubblicazione, e sono ormai entrati indelebilmente nell’immaginario comune.

Il tutto è stato ulteriormente amplificato dalle trasposizioni cinematografiche del regista Peter Jackson. Per molto tempo tuttavia le opere tolkeniane non sono state analizzate in modo approfondito. Troppo facile considerare il genere fantasy letteratura di secondo piano, destinata solo a bambini e adolescenti. Negli ultimi anni la situazione è cambiata e all’estero, come finalmente anche in Italia, sono fioriti studi e ricerche sugli scritti in prosa e poesia da cui è nato il mondo immaginario di Arda, dove si trova l’ormai famosissima Terra di Mezzo.

Uno dei dibattiti più accesi riguarda il considerare il Legendarium (termine con cui l’autore stesso definì tutta la sua produzione letteraria) epica laica e pagana o un’allegoria di una visione cristiana, alla luce della profonda fede cattolica di Tolkien. A questo interrogativo cerca di rispondere Santi pagani nella Terra di Mezzo di Tolkien, saggio di Claudio Antonio Testi, scrittore e filosofo, fondatore dell’Istituto filosofico di studi tomistici e, allo stesso tempo, uno dei massimi esperti italiani dell’autore del Signore degli Anelli.

Il libro, ricco di citazioni e riferimenti a decine di altre pubblicazioni, confronta le posizioni dei principali studiosi di Tolkien italiani e stranieri, mettendo in luce gli aspetti a favore dell’interpretazione cristiana e quelli che farebbero propendere per quella laica. Testi ritiene che entrambe le posizioni siano sbagliate in quanto ridurrebbero “la vastità della prospettiva tolkieniana” portando a “ignorare elementi importanti del Legendarium o a forzare i testi”. Propone quindi una soluzione di sintesi per cui le opere di Tolkien rappresenterebbero un’epica e una mitologiapagana che risente però dell’influenza cristiana.

Secondo l’autore, lo scrittore britannico non considererebbe l’avvento del cristianesimo come la negazione di tutta la storia precedente, ma come un’esaltazione e santificazione dei suoi aspetti migliori. Un’idea collegata alla teoria della preaeparatio evangelii, secondo cui il mondo pagano conteneva i prerequisiti del cristianesimo.

Come si evince dal titolo del saggio, Testi sostiene che gli eroi di Arda siano inquadrati in un mondo che religiosamente e teologicamente ha poco a che vedere con quello cristiano. Un mondo quasi completamente laico, in cui la religione, intesa come culto e liturgia, ha pochissimo spazio. Ciò nonostante, questi personaggi sono portatori di valori riconducibili al messaggio cristiano, come la fratellanza e la solidarietà fra popoli diversi, lo spirito di sacrificio per gli altri e l’idea degli umili e apparentemente deboli (gli hobbit) come i veri eroi capaci di salvare il mondo e sconfiggere il male.

Testi ricorda che Tolkien, nelle sue lettere, abbia più volte evidenziato come le sue opere siano state inevitabilmente influenzate dalla fede cattolica, ma non per questo debbano essere lette come un’allegoria religiosa, né tanto meno politica. D’altra parte, come tanti scrittori e intellettuali, Tolkien non è sfuggito alla tendenza di cambiare opinione sui propri lavori, prima e dopo la fase di redazione.

Come sottolinea Testi, lo stesso Tolkien, dopo aver scritto il Signore degli Anelli, si è reso conto di averlo più o meno inconsapevolmente permeato di spiritualità cattolica. Un marchio a lui apparso, a un certo punto, così evidente da spingerlo a eliminare qualunque riferimento a forme di culto nella Terra di Mezzo. Ma questo non significa certo considerarla un’opera puramente cristiana.

Inoltre, secondo Testi, Tolkien avrebbe definito cattolico Il Signore degli Anelli da un punto di vista filosofico e non confessionale, in quanto esempio di come esseri privi dei dogmi e della rivelazione cristiana possa comunque agire in accordo con essa, utilizzando la propria intelligenza e forza morale. Una storia simbolo di una visione che non esclude i pagani dalla possibilità di salvezza.

Testi evidenzia inoltre le possibili similitudini con la narrazione biblica ed evangelica, ma allo stesso tempo ne sottolinea puntualmente le differenze. Come narrato nel Silmarillion, anche Arda ha un unico Dio, Eru Iluvatar, creatore dell’universo e prima ancora degli Ainur, entità divine, paragonabili agli angeli, che però, a differenza di essi, hanno contribuito alla creazione. Come nella narrazione biblica Lucifero, il più splendente degli angeli, si ribella a Dio, generando così il male nel mondo, così Melkor, il più potente degli Ainur, porta avanti la propriamelodia personale, andando contro le istruzioni di Eru al momento della grande musica che ha generato Ea, l’universo. Nel Silmarillion dunque il male nasce durante la creazione e non ne è successivo come nella Bibbia.

A chi ha descritto Frodo Baggins, l’hobbit protagonista del Signore degli Anelli, come una figura cristologica, Testi ribatte che il suo eroismo e la sua determinazione non gli hanno impedito, alla fine, di cedere al potere dell’Unico Anello, un oggetto così potente e malvagio da indurre in tentazione (poi respinta) anche una sapiente dama elfica come Galadriel, inopportunamente paragonata da diversi studiosi alla Madonna. E certamente il pane elficolembas, pur con le sue straordinarie capacità nutritive e rigenerative, non può essere considerato una versionefantasy dell’Eucarestia.


Tantissimi spunti di riflessione che rendono Santi pagani nella Terra di Mezzo di Tolkien un testo da consigliare a chiunque sia appassionato delle opere dello scrittore britannico. La trattazione schematica delle posizioni dei vari studiosi rende la lettura più scorrevole anche nei punti in cui la comprensione potrebbe risultare più difficile. Va dato merito all’autore di essere riuscito a riassumere anni di dibattiti in un volume di meno di 200 pagine, senza però rinunciare all’approfondimento, riferimenti precisi e citazioni puntuali. Un contributo di qualità agli studi su Tolkien, nella speranza che possa aiutare lo scrittore britannico a essere riconosciuto sempre più come il genio che è stato.


Fonte Aleteia



sabato 2 gennaio 2016

Benvenuti in Belgistan. Documentario choc dal quartiere islamico di Bruxelles "Gli occidentali si preparino alla Sharia"



Bruxelles è la capitale d'Europa. Ma molti ora la chiamano capitale musulmana d'Europa.

00.00 VOCE IN SOTTOFONDO Il manifesto dice tutto: «Benvenuti in Belgistan». I musulmani sono ancora una minoranza in Belgio, ma a Bruxelles, la capitale, sono già la comunità religiosa più numerosa. Gli islamici rappresentano un quarto dei residenti e ci si aspetta che in meno di venti anni diventino la maggioranza assoluta. Il più acceso tra i gruppi musulmani del Paese è “La Sharia per il Belgio” (Sharia4Belgium) che recentemente ha usato urla e minacce per fermare in tv un dibattito con gli islamici moderati. Ci siamo seduti e abbiamo parlato con il leader della “Sharia per il Belgio”, Fouad Belkacem, alias Abu Imran.
00.35 INIZIA A PARLARE L’INVIATO DELLA CBN “Sharia per il Belgio” è un piccolo gruppo salafita che la gente non prende seriamente. Ma il ledaer ci è sembrato molto serio quando ci ha detto di aspettarsi che i musulmani avranno il potere in Belgio e comanderanno il mondo. 


ED ecco la trascrizione completa del video pubblicata dal messaggero

Ecco la trascrizione, punto per punto, del video-documenario: 00.00 VOCE IN SOTTOFONDO Il manifesto dice tutto: «Benvenuti in Belgistan». I musulmani sono ancora una minoranza in Belgio, ma a Bruxelles, la capitale, sono già la comunità religiosa più numerosa. Gli islamici rappresentano un quarto dei residenti e ci si aspetta che in meno di venti anni diventino la maggioranza assoluta. Il più acceso tra i gruppi musulmani del Paese è “La Sharia per il Belgio” (Sharia4Belgium) che recentemente ha usato urla e minacce per fermare in tv un dibattito con gli islamici moderati. Ci siamo seduti e abbiamo parlato con il leader della “Sharia per il Belgio”, Fouad Belkacem, alias Abu Imran. 00.35 INIZIA A PARLARE L’INVIATO DELLA CBN “Sharia per il Belgio” è un piccolo gruppo salafita che la gente non prende seriamente. Ma il ledaer ci è sembrato molto serio quando ci ha detto di aspettarsi che i musulmani avranno il potere in Belgio e comanderanno il mondo. 00.47 FOUAD BELKACEM DICHIARA IN PRIMO PIANO «Noi crediamo che la Sharia avrà il dominio e verrà adottata in tutto il mondo». 00.51 TORNA LA VOCE FUORI CAMPO DEL GIORNALISTA “Sharia per il Belgio” sta diventando un incubo per i quei gruppi musulmani che tentano di minimizzare i tentativi di radicalizzazione e di adozione della Sharia. Abu Imran è stato del esplicito con la Cbn News affermando che l’Islam e la Sharia sono non separabili e che la democrazia è sbagliata. 1.08 PARLA ABU IMRAN (CON OCCHIALINI DI METALLO) «Dobbiamo essre chiari. Non c’è alcuna differenza tra l’Islam e la Sharia. E’ solo una questione di nome. La democrazia è l’opposto della Sharia e dell’Islam. Noi crediamo che il legislatore è Allah. Allah fa leggi ed è lui che ci dice cosa è permesso e cosa è proibito». 1.26 DOMANDA DELL’INTERVISTATORE: “COME FANNO ALCUNI MUSULMANI A RITENERSI DEMOCRATICI SE QUESTO É QUELLO CHE PENSATE DELLA SHARIA? NON SONO VERI MUSULMANI?”. 1.34 ABU IMRAN: «E’ veramente bizzarro sentire qualcuno che dice: “Ho parlato con un musulmano democratico”. E’ come dire di aver parlato con un cristiano ebreo o con un ebreo musulmano. Come puoi incontrare un ebreo musulmano o un musulmano ebreo? Un musulmano che dice di essere contro la Sharia non è musulmano. Questa non è una cosa possibile». 1.54 RIPRENDE VOCE FUORI CAMPO Come in molti Paesi in Europa, è in corso in Belgio una guerra culturale contro l’Islam. Il mese scorso la moschea di Charleroi è stata dissacrata con il disegno di una testa di maiale su uno dei muri perimetrali. Successivamente la figlia del leader del partito belga di estrema destra, Ann Sophie de Winter, si è messa in posa per un poster pubblicitario con un burqua sul viso, un bikini e queste parole: «Libertà o Islam?». Qualcuno ha ricoperto i manifesti coprendo il corpo della Winter con un burqua intero, ha cancellato la parola libertà e la de Winter ha ricevuto minacce di morte. Imran ha definito il padre di Ann Sophie, Philippe de Winter, un peccatore per aver permesso alla figlia di posare con un bikini. 2.29 ABU IMRAN RIPRENDE A PARLARE «Questa (riferito al Belgio) è una comunita sporca e pervertita. 2.33 VOCE FUORI CAMPO L’Islam in Belgio sta mostrando i muscoli. Ragazze in bikini sono state assalite. Simboli cristiani ed ebraici sono stati colpiti da atti vandalici e nei quartieri a prevalenza musulmana è stata già instaurata la Sharia. 2.46 PARLA SAM VAN ROOY, SCRITTORE «Le grandi città europee sono il luogo in cui possiamo vedere già ora cosa accadrà quando i musulmani saranno la maggioranza. E’ nelle grandi città che lo stiamo vedendo: Bruxelles, anche Amsterdam, Rotterdam, Anthworp». 2.59 FUORI CAMPO Sam Van Rooy ha recentemente pubblicato un libro in olandese che si intitola “Islam, saggi critici su una religione politica”. 3.07 VAN ROOY «L’Islam è una ideologia fascista e non una religione come il cristianesimo o l’ebraismo. Il pericolo è che include un aspetto religioso. Non è come il Comunismo e il Nazismo, che erano solo ideologia. L’Islam contiene entrambi gli aspetti. 3.26 ABU IMRAN RIPRESO MENTRE ARRINGA LA FOLLA Abu Imran non vede l’ora di rimpiazzare le leggi del Belgio con la Sharia, icluse le amputazioni per i ladri, la lapidazione delle donne per adulterio e la condanna a morte per gli omosessuali. 3.36 PARLA ABU IMRAN «Qui quando qualcuno parla della Sharia, immediatamente inizia questa storia delle amputazioni, della lapidazione e delle esecuzioni. Ma questè è - che so? - un millesimo della Sharia. Lei lo sa che in oltre mille e trecento anni di stati islamici, con la Sharia in vigore, ci sono state, forse, sessanta mani amputate. Quindi: in oltre mille e trecento anni, sessanta mani. È veramente un numero per il quale uno possa dire, oh, c’è veramente da avere paura? Tra l’altro, se non sei un criminale, perché mai devi avere paura della Sharia?». 4.11 VOCE FUORI CAMPO Ma una prova di forza sulla Sharia si profila realmente in Belgio perché l’altissimo tasso di natalità tra i musulmani che vivono nel Paese sta cambiando lo scenario politico. Da quattro anni Mohammed è il nome più comune per i bambini che nascono a Bruxelles. 4.22 RIPARLA ABU IMRAN Domanda dell’intervistatore: «Lei pensa che sia solo una questione di tempo rpima che i musulmani abbiano la maggiornza?». Risposta: «Naturalmente. Ne sono convinti anche loro (i belgi). Dicono che entro il 2030, o qualcosa del genere, qui in Belgio ci sarà una maggioranza musulmana. Nella città di Anthworp già ora più del 40 per cento dei bambini nelle scuole sono musulmani. Quindi è solo una questione di tempo. Non c’è problema. Non avremo alcun problema». 4.49 VOCE FUORI CAMPO Abu Imran offre un consiglio ai belgi. 4.53 ABU IMRAN «Se vogliono fermarci e ricacciarci indietro - non so - potrebbero iniziare ad avere quattro mogli e avere un sacco di bambini. Se fanno una cosa del genere, forse avrebbero una possibilità. Ma non credo che accadrà». 5.05 TORNA A PARLARE LO SCRITTORE SAM VAN ROOY Anche Van Rooy, dice la voce fuori campo, vede un futuro musulmano. «Non penso che la cosa si fermerà. Sono molto pessimista. Penso che sempre più belgi lasceranno Bruxelles e il Paese. Quindi la nostra diventerà una vera capitale musulmana». 5.25 AMU IMRAN «La vittoria di Allah è molto vicina. Quindi penso che gli occidentali si debbano preparare a un’onda di Sharia e di Islam».
http://video.ilmessaggero.it/primopiano/gli_occidentali_si_preparino_a_un_onda_di_sharia_ed_islam_il_documentario_choc_dal_quartiere_islamico_di_bruxelles-73340.shtml


LA TERRA DEL DIAVOLO

di Roberto Tollini 
LA TERRA DEL DIAVOLO
MOLTI SANNO, ALCUNI LO HANNO APPRESO DAGLI SCRITTI DEL MITE, CHE SATANA E' IL PRINCIPE DI QUESTO MONDO... L'ULTIMO MONDO, QUELLO DESTINATO A SCOMPARIRE...
NATURALMENTE IL DIAVOLO HA LE SUE PREFERENZE DOVE MEGLIO SEDERSI... DOVE MEGLIO DIRIGERE LE SORTI DEL SUO MONDO...HA SEMPRE TRE TRONI A DISPOSIZIONE...
IL MONDO E' SUO, QUELLO DESTINATO A SCOMPARIRE... TRANQUILLI IL MONDO NON SPARIRA'... SOLO QUESTO MONDO AVRA' FINE, CIOE' IL REGNO DI SATANA...
I TRE TRONI SONO COLLOCATI IN INGHILTERRA, TERRA DA DOVE SONO VENUTE TUTTE LE NEFANDEZZE DEGLI ULTIMI SECOLI...
NEGLI STATI UNITI CHE SONO FIGLI DELL'INGHILTERRA E CHE NE HANNO ACCENTUATO GLI ASPETTI DEMONICI NEL LORO ATTUALE DOMINIO...
E IN ARABIA SAUDITA... TERRA DEL DIAVOLO PER ECCELLENZA...
LO STESSO MAOMETTO, IN UN SUO HADITH, LO PREVIDE CON SECOLI DI ANTICIPO... L'ARABIA SAUDITA PER IL PROFETA DELL'ISLAM SAREBBE DIVENTATA IL REGNO DI SHAYTAN (SATANA IN ARABO)...
L'ISLAM RETRIVO E CRUDELE NASCE IN ARABIA SAUDITA E DA LI SI DIFFONDE GRAZIE AI PETROL-DOLLARI DEI SAUD E ALLA COMPLICITA' DEL SATANA ANGLO-AMERICANO...
ADESSO HANNO DECAPITATO 47 UOMINI... DICONO CHE SONO TERRORISTI... LA MAGGIOR PARTE SONO SCIITI... TUTTI SANNO CHE IL TERRORISMO CHE INSAGUINA IL VICINO ORIENTE CON DIRAMAZIONI IN ALTRE PARTI DEL MONDO E' SALAFITA-WAHHABITA CIOE' TRAE ORIGINE DA LORO, DAI SAUDITI CHE HANNO DATO DEL SUNNISMO UNA VERSIONE ADULTERATA...
GLI SCIITI PER QUESTE BELVE CON SEMBIANZE UMANE SONO, INSIEME AI SUFI SUNNITI, IL NEMICO NUMERO 1...
CON LA SCUSA DEL TERRORISMO HANNO TAGLIATO CERTE TESTE... DOMANI, SEMPRE A BRACCETTO CON GLI ANGLO-AMERICANI, TAGLIERANNO LE VOSTRE...
OCCORREVA ATTACCARE L'ARABIA SAUDITA E DISTRUGGERE LA SUA MONARCHIA E I SUOI CHIERICI WAHHABITI... OCCORREVA... MA NON E' STATO FATTO... PERCHE'?...
MA SONO TUTTI AMICHETTI INGLESI, AMERICANI E SAUDITI... ORMAI CIO' E' ALLA MAGGIOR PARTE NOTO (MENO NATURALMENTE AI FILO-FILO... QUELLI SEMPRE ACCECATI... DAL LORO AMORE...)...
QUINDI PREPARATEVI AL PEGGIO, LE TRE PIU' CRUDELI, IPOCRITE, FALSE NAZIONI DEL MONDO VIAGGIANO INSIEME, SULLO STESSO "BOMBARDIERE"...
47 TESTE SONO SALTATE... HANNO DETTO CHE ERANO TERRORISTE... LO HANNO DETTO I TERRORISTI, QUELLI VERI... TUTTO L'OCCIDENTE TACE E NON SI INDIGNA... SATANA POSSIEDE ANCHE TUTTI I GIORNALI CHE CONTANO... GRANDE BUSINESS MAN MESSER IL DIAVOLO...
COSI PARLO' ZETA ZETA
Roberto Tollini

Marò:E hanno la faccia da culo da chiederci di "impegnarci" a rimandare in India due che sappiamo innocenti per essere processati e condannati in base a una legge barbara

di Luigi Di Stefano

"Infine l'Italia dovrebbe impegnarsi davanti alla Corte suprema a rimandare Latorre e Girone per un processo in India qualora la Cpa si esprimesse a favore di essa sul tema della giurisdizione"
Le uniche prove che abbiamo dimostrano che le autorità indiane hanno portato un falso peschereccio sotto la murata della Lexie per costruire una colpevolezza inesistente, quelle a carico dei due accusati prodotte dagli inquirenti indiani sono una pagliacciata e ognuno ora lo può verificare.
E fra qualche giorno vi dimostro che l'India ha organizzato tutto per celebrare il processo con la Legge SUA Act proprio perchè è consapevole che i due accusati sono innocenti, ricorrendo a "testimonianze" funzionali a questo obiettivo e che smantelleremo come abbiamo smantellato le famose "prove scientifiche".
E la SUA Act è una legge incompatibile con il Diritto italiano, europeo, internazionale e indiano, che rovescia l'onere della prova sull'accusato come nel medioevo, obbliga il giudice a emettere una sentenza di colpevolezza, comporta una automatica condanna a morte, e addirittura nell'art.14 prevede la non punibilità o processabilità per chi, applicando la SUA Act, commetta abusi o errori di qualsiasi tipo.
E hanno la faccia da culo da chiederci di "impegnarci" a rimandare in India due che sappiamo innocenti per essere processati e condannati in base a una legge barbara affinchè i buffoni del Kerala non siano smentiti e a New Delhi possano recitare la parte della potenza regionale che impone il suo arbitrio.
Non è che in queste ultime settimane siamo stati a dormire, abbiamo aspettato che maturasse qualche decisione a favore dell'ostaggio Girone, come ufficiosamente era stato indicato. Nel frattempo si è elaborata una efficace sintesi del quadro d'insieme processuale, in modo che nessuno possa fingere di non sapere. A Roma come a l'Aia come a New Delhi.
Ringrazio tutti quelli che hanno collaborato e stanno collaborando, il motto è sempre lo stesso: "Verità e Giustizia per Massimiliano e Salvatore".
La prossima uscita sarà per smantellare le testimonianze funzionali all'applicazione del SUA Act.
Luigi Di Stefano

venerdì 1 gennaio 2016

ll Papa: dopo il sì di Maria oceano di misericordia inonda il mondo



Con il sì di Maria l'oceano di misericordia di Gesù ha inondato la miseria del mondo, ma occorre dire no alla falsa neutralità per dire sì alla pace e alla giustizia: così Papa Francesco nell’omelia della Messa presieduta nella Basilica di San Pietro in occasione della Solennità di Maria Madre di Dio e nella Giornata mondiale della pace. Il servizio di Giancarlo La Vella:

Non è la storia che decide della nascita di Cristo
Parte dalla divina maternità di Maria l’omelia di Francesco, per poi chiedersi: “Che cosa significa che Gesù nacque nella pienezza del tempo?”. Ma la venuta di Cristo nel mondo – dice il Papa – non può essere spiegata storicamente o politicamente. Era quello un tempo in cui il popolo d’Israele non era libero, soggiogato dalla conquista dei Romani. E’ necessaria, dunque, un’altra interpretazione:

“Nel momento in cui Dio stabilisce che è giunto il momento di adempiere la promessa fatta, allora per l’umanità si realizza la pienezza del tempo. Pertanto, non è la storia che decide della nascita di Cristo; è, piuttosto, la sua venuta nel mondo che permette alla storia di giungere alla sua pienezza”.

Pienezza del tempo è la presenza di Dio in prima persona nella storia
E’ per questo che dalla nascita del Figlio di Dio – prosegue il Pontefice – inizia il computo di una nuova era, quella che vede il compimento della promessa antica. Questo realizza, dunque, il concetto di “pienezza del tempo”:

“La pienezza del tempo, dunque, è la presenza di Dio in prima persona nella nostra storia. Ora possiamo vedere la sua gloria che risplende nella povertà di una stalla, ed essere incoraggiati e sostenuti dal suo Verbo fattosi “piccolo” in un bambino. Grazie a Lui, il nostro tempo può trovare la sua pienezza”.

No a falsa neutralità davanti all'oceano di misericordia
Ma la domanda dell’uomo di oggi sembra stridere e contrastare con la realtà. Ogni giorno, mentre vorremmo essere sostenuti dai segni della presenza di Dio, dobbiamo ricontrare segni opposti, negativi, che lo fanno piuttosto sentire come assente di fronte alle ingiustizie, le violenze, la sopraffazione del più forte sul più debole, la malvagità, l’odio, la guerra la fame, le persecuzioni. Un fiume di miseria – sottolinea il Santo Padre – alimentato dal peccato, sembra contraddire la pienezza del tempo realizzata da Cristo:

“Eppure, questo fiume in piena non può nulla contro l’oceano di misericordia che inonda il nostro mondo. Siamo chiamati tutti ad immergerci in questo oceano, a lasciarci rigenerare, per vincere l’indifferenza che impedisce la solidarietà, e uscire dalla falsa neutralità che ostacola la condivisione”.

Il sì di Maria
Siamo chiamati a diventare suoi cooperatori nella costruzione di un mondo più giusto e fraterno, dove ogni persona e ogni creatura possa vivere in pace, nell’armonia della creazione originaria di Dio. Tutto questo – dice il Papa – nasce da quel sì che Maria pronunciò all’Angelo Gabriele che le annunciò la divina maternità. La promessa antica – afferma – si compie nella sua persona:

“Ella ha creduto alle parole dell’Angelo, ha concepito il Figlio, è diventata Madre del Signore. Attraverso di lei, attraverso il suo 'sì', è giunta la pienezza del tempo”.

Dove non arriva la ragione dei filosofi può giungere la forza della fede
Alla fine dell’omelia della Messa, caratterizzata dai canti dei Pueri Cantores ricevuti ieri dal Papa per la chiusura del loro 40° Congresso internazionale, Francesco conclude:

“Dove non può arrivare la ragione dei filosofi né la trattativa della politica, là può giungere la forza della fede che porta la grazia del Vangelo di Cristo, e che può aprire sempre nuove vie alla ragione e alle trattative”.


Angelus del Papa: conquista la pace chi apre il cuore al prossimo

La pace va conquistata, lottando contro indifferenza, chiusure, sospetti e aprendo il cuore al prossimo: è quanto ha detto Papa Francesco rivolgendosi ai pellegrini, circa 60mila, riuniti in Piazza San Pietro per l'Angelus e invocando Maria, Regina della Pace. Il servizio di Sergio Centofanti:

L'indifferenza è nemica della pace
Nella Giornata Mondiale della Pace, Papa Francesco ricorda che la pace va non soltanto coltivata ma anche “conquistata”. Ciò comporta “una vera e propria lotta, un combattimento spirituale che ha luogo nel nostro cuore". Per un motivo:

"Perché è nemica della pace non è solo la guerra, ma anche l’indifferenza, che fa pensare solo a sé stessi e crea barriere, sospetti, paure e chiusure. E queste cose sono nemiche della pace”.

Risvegliare l'attenzione per il prossimo
“Abbiamo, grazie a Dio, tante informazioni" ha aggiunto:

"Ma a volte siamo così sommersi di notizie che veniamo distratti dalla realtà, dal fratello e dalla sorella che hanno bisogno di noi. Cominciamo in quest’anno ad aprire il cuore, risvegliando l’attenzione al prossimo, a chi è più vicino. Questa è la via per la conquista della pace”.

Riconoscenza per le manifestazioni di pace nel mondo
Il Papa ha espresso la sua riconoscenza per le molteplici iniziative organizzate in ogni parte del mondo in occasione della Giornata Mondiale della Pace, citando in particolare la Marcia nazionale promossa a Molfetta da Cei, Caritas, Pax Christi e Azione Cattolica, la manifestazione organizzata a Roma e in molti Paesi dalla Comunità di Sant’Egidio e la veglia di preghiera notturna in Piazza San Pietro del Movimento dell’Amore Familiare per la pace e l’unità nelle famiglie del mondo:

“E’ bello sapere che tante persone, soprattutto giovani, hanno scelto questo modo di vivere il capodanno (…) Cari amici, vi incoraggio a portare avanti il vostro impegno in favore della riconciliazione e della concordia”.

Gli auguri con la benedizione di Dio
Papa Francesco ha rivolto il suo saluto per l’anno nuovo: “E’ bello scambiarsi gli auguri” – afferma – anche se “sappiamo però che con l’anno nuovo non cambierà tutto, e che tanti problemi di ieri rimarranno anche domani”. Ha tratto allora il suo augurio dalla liturgia odierna, “sostenuto da una speranza reale”, perché invoca la benedizione di Dio:

“Che il Signore posi lo sguardo sopra di voi e che possiate gioire, sapendo che ogni giorno il suo volto misericordioso, più radioso del sole, risplende su di voi e non tramonta mai! Scoprire il volto di Dio rende nuova la vita. Perché è un Padre innamorato dell’uomo, che non si stanca mai di ricominciare da capo con noi per rinnovarci”.

Dio non usa la bacchetta magica
Il Signore – ha proseguito - ha tanta pazienza con noi e “non si stanca di ricominciare da capo ogni volta che noi cadiamo”:

“Però il Signore non promette cambiamenti magici, Lui non usa la bacchetta magica. Ama cambiare la realtà dal di dentro, con pazienza e amore; chiede di entrare nella nostra vita con delicatezza, come la pioggia nella terra, per poi portare frutto. E sempre ci aspetta e ci guarda con tenerezza”.

Il grazie al presidente Mattarella
Ha quindi ringraziato il Presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, per gli auguri che gli ha rivolto ieri sera nel suo Messaggio di fine anno, e che ricambia di cuore. Infine, ha augurato ancora a tutti “un anno di pace nella grazia del Signore, ricco di misericordia, e con la protezione materna di Maria, la Santa Madre di Dio”.


Fonte Radio Vaticana

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