sabato 2 giugno 2018

Questione migranti, la Gabanelli asfalta la Kyenge e la Boldrini… Poi la dura Rivelazione sulle ONG!



La Gabanelli non è di sicuro una Leghista, anzi è da sempre l’idolo della sinistra radical Chic, eppure in quanto ad Immigrazione ha le idee ben chiare.
“Più metti in opera possibilità di salvataggio e più i trafficanti portano in mare un’umanità disperata e inconsapevole”. ha detto la Gabanelli.
Le sue dichiarazioni non piaceranno alle fautrici del “soccorso in mare aperto sempre e comunque”, Boldrini e Kyenge.
Su LiberoQuotidiano leggiamo che:
Intervistata dal Fatto quotidiano, l’ex conduttrice di Report e oggi è vicedirettore dell’area digital della Rai si dice addirittura disposta a pensare alla chiusura dei porti: “Se le intenzioni di non lasciare l’Italia sola continuano a rimanere intenzioni, qualcosa di concreto andrà fatto”. Il problema è l’Unione europea e i partner comunitari: “Sarebbe sufficiente se, da subito, qualche Ong straniera facesse un’azione dimostrativa – è la proposta della Gabanelli -. Medici senza frontiere potrebbe sbarcare migranti a Nizza o il Muos a Malta. Vediamo se il democratico Macron ha il coraggio di dire Qui non li portate”.
La verità è che l’unico obbligo di chi soccorre i migranti in mare aperto è quello di portarli, secondo la Convenzione di Amburgo, nel “primo porto sicuro”. “Dovrebbe essere la Tunisia, che ha firmato quella convenzione, e anche Malta. Ma poiché il flusso è costante, e alcune navi sono dotate di infermeria, potrebbero arrivare anche in Spagna o a Nizza”, aggiunge la Gabanelli.
Il capitolo Ong è lungo: “Non ci sono mai state tante navi che si adoperano per il salvataggio e mentre nel 2015 i morti in mare sono stati 2.800, nel 2016 siamo arrivati a 4.300. Più metti in opera possibilità di salvataggio e più i trafficanti portano in mare i migranti”.
Poi la Gabanelli aggiunge anche che: “Chi non ha diritto a restare, deve essere accompagnato al Paese d’origine, che spesso però non lo riconosce come cittadino. Per questo occorre aver fatto prima accordi bilaterali”.
Chissà cosa ne penseranno quelli della Sinistra di parole così dure, eppure così tanto vere.
fonte http://www.tg-news24.com/2018/06/02/questione-migranti-la-gabanelli-asfalta-la-kyenge-e-la-boldrini-poi-la-dura-rivelazione-sulle-ong/

Tutti contro la Germania, sarà Berlino la prima ad uscire dall’Euro sistema?



di  Luciano Lago
Due notizie di questi giorni devono far riflettere.
Prima notizia: Gli USA dichiarano la guerra dei dazi contro l’Europa. Gli Stati Uniti imporranno le tariffe doganali su acciaio e alluminio, rispettivamente del 25% e del 10%, anche a Canada, Messico e Unione europea. A dare l’annuncio è stato il segretario al commercio Wilbur Ross. Le tariffe saranno applicate a partire da domani. Una scelta che ha scatenato la reazione dell’Europa che si ripromettere a sua volta con misure restrittive sull’export USA e si preannuncia quindi una guerra commerciale che rischia di avere gravi effetti sullo sviluppo dell’economia mondiale.
Seconda notizia : gli Hedge found USA hanno fatto una vendita allo scoperto di grande quantità di emissioni pubbliche italiane spingendo al rialzo dello spread italiano esattamente quando Mattarella si accingeva a nominare Cottarelli quale premier. Venerdì 25 i rendimenti dei titoli di Stato italiani a 10 anni sono saliti al 2,538%, il livello più alto dal 2014, con uno spread rispetto al debito tedesco che per la prima volta da giugno 2017 supera i 2 punti percentuali. Le banche italiane, nel frattempo, hanno avuto le maggiori flessioni sui mercati borsistici europei. Vedi: Hedge Found in campo a Londra e Wall Street.
La manovra diretta da Wall Street dimostra che le centrali finanziarie USA scommettevano contro la nomina di un fiduciario delle cancellerie europee e della Germania (Cottarelli)  ma preferivano la nomina del duo “populista” al governo italiano per contrastare l’egemonia tedesca sull’Europa. Non è un mistero che il prof. Savona, ostacolato nella nomina da Mattarella, è un forte critico della Germania e considerato un nemico del governatore Mario Draghi. Per questo motivo era stato bloccata la sua nomina dal presidente Mattarella.
Il rialzo dello spread e la tempesta sui mercati ha costretto il presidente Mattarella, sotto accusa da molte parti, incluso dai giornali USA, a rivedere la sua decisione della nomina di un governo tecnico amico della Germania e di Bruxelles e ritornare sulla investitura del governo Conte, con la coalizione Lega e 5 Stelle al governo. Il dubbio è’ quello che sia stata la finanza USA quella che ha voluto creare la tempesta sui mercati in Italia per impedire la gestione della crisi che favorisse la soluzione di un altro “governo tecnico”fiduciario di Bruxelles e di Berlino.
Guerra Finanziaria Wall Street
Indubbiamente si è creata una spaccatura fra l’Europa e gli USA ed in particolare fra la Germania e gli USA in cui si palesa un netto contrasto di interessi causato dalla politica aggressiva dell’amministrazione Trump, dai dazi imposti all’Europa alle sanzioni alla Russia, alle sanzioni all’Iran in conseguenza dell’uscita unilaterale degli USA dall’accordo sul nucleare, proprio nel momento in cui le aziende europee stavano investendo sul promettente mercato iraniano. La Germania è sotto accusa per il supo sproporzionato surplus realizzato a danno degli altri paesi europei ed adesso anche gli USA di Trump si “incazzano” con i tedeschi e prendono le loro contromisure, sull’acciaio, sull’alluminio, sulle auto tedesche e su altri prodotti. Troppo facile per la Germania esportare con un Euro che è il marco sottovalutato.
Washington per le sue mire geopolitiche, mira a balcanizzare la UE e punta ad alcuni paesi deboli, come l’Italia e la Spagna,   per creare una frattura che potrebbe portare ad un “Eurobrexit” che sarebbe il vero obiettivo degli Stati Uniti. L’Italia è un paese chiave ed i movimenti populisti, sia la Lega che il 5 Stelle, si sa che hanno collegamenti con Washington e con Londra. Salvini è stato un entusiasta sostenitore di Trump, salvo contraddirsi con la “simpatia” verso Putin. Di Maio e Casaleggio sono notoriamente adepti del Regno Unito e consigliati e strettamente “osservati” dall’Ambasciata USA a Roma.
Staccare l’Europa dalla Germania è il primo obiettivo di Washington, il ventre molle della UE è rappresentato da Italia e Spagna. Guarda caso la Spagna entra in crisi proprio in questi giorni.
Il secondo obiettivo USA è quello di contrastare l’influenza russa in Europa alimentando una campagna di ostilità contro Mosca. La NATO e le sanzioni economiche sono le due leve per realizzare il fossato fra Europa e Russia, isolando la Germania e i paesi che hanno manifestato l’idea di rivedere la politica delle sanzioni. I pretesti sono stati il caso Skripal (montato dai servizi di intelligence Londra)  e l’Ucraina.
Us. Power
In Italia Salvini, Di Maio e il premier Conte, saranno sottoposti a forti pressioni dall’Ambasciata USA per proseguire la politica delle sanzioni contro Mosca e per assecondare la strategia della NATO di assedio delle Russia ai suoi confini dal Baltico al Mar Nero. Agli Esteri è stato messo Moavero Milanesi: già ministro di Mario Monti, un servile filo atlantista della NATO. Lui serve per mantenere quieti gli statunitensi ed avere la loro benevolenza.
In contraccambio Washington potrebbe promettere assistenza in caso di rottura degli equilibri finanziari nella UE con una possibile fuoruscita della Germania dal sistema che anticiperebbe la decisione del piano B di fuoruscita dall’euro dell’Italia, caldeggiata da Savona, da Bagnai e da altri economisti. In pochi hanno compreso che sarà la Germania fare la prima mossaquando non gli converrà più rimanere nel sistema euro per dover sostenere i debiti del “Club Med” dell’Europa.
Una prospettiva questa che Washington appoggia decisamente come favorevole alla propria strategia di balcanizzazione dell’Europa.
Gli scenari stanno rapidamente cambiando, nuove guerre sono all’orizzonte, niente sarà più come prima e la globalizzazione tanto esaltata come processo irreversibile della Storia sta invertendo la rotta. L’euro “irreversibile” secondo Draghi è destinato a finire presto nella “spazzatura della Storia”. Possiamo fare scommesse in proposito.

fonte https://www.controinformazione.info/tutti-contro-la-germania-sara-berlino-la-prima-ad-uscire-dalleuro-sistema/#

Vittorio Feltri, le pesantissime informazioni riservate sul governo: “Ecco quando morirà”



Il 21 aprile sulla prima pagina di Libero è comparso questo titolo: «Ha vinto la scemocrazia». L’ ho vergato io. Non era una profezia, non mi ritengo Isaia e neppure Geremia, tuttavia da cronista registravo la realtà di 40 giorni fa. Essa nel frattempo è peggiorata. Ma più di scemocrazia che cosa c’ è? La politica, visto che sono finiti i soldi, adesso ci ruba anche le parole, e non se ne trovano più di idonee a descrivere il nostro sconcerto per lo spettacolo demenziale cui ci tocca assistere. Il presidente della Repubblica e i capi dei partiti sono da settimane impegnati in un ballo del qua qua, senza avere la gambalunga di Romina Power. Un giorno fanno un passo avanti, sbattono insieme contro il muro, e, dopo la craniata di gruppo, ne fanno due all’ indietro, cascando in una delle tante voragini di Roma. Dicono che in queste ore sfonderanno finalmente la parete dell’ impotenza, ciononostante sono più propenso a credere che siano attratti dalla buca. Non è forse da giorni che viene annunciata l’ ora fatale?
Una differenza rispetto ad aprile c’ è. Allora parlavamo di stallo e di cul de sac. Le elezioni non avevano partorito alcuna maggioranza possibile. Il popolo, votando, aveva prodotto una gravidanza isterica, e Mattarella con il forcipe aveva per lunghe settimane cavato aria fritta dal pancione dell’ Italia. D’ altra parte che poteva fare di diverso? Dichiarare il nulla di fatto, e riconvocare i comizi senza cambiare la legge elettorale, sarebbe stato esercizio vano, con un fotofinish a immortalare i due identici quasi vincitori.
Il buon senso imponeva di radunare i tre poli per definire un metodo efficace per eleggere deputati e senatori, così da avere una maggioranza con relativo governo. Figuriamoci. È assai più facile in Italia, anche se assurdo, mettere d’ accordo dei partiti su un programma impossibile. Infatti, è quello che è accaduto. Il contratto stipulato in cinquantotto pagine da M5S e Lega è il progetto dell’ Eldorado. Gli ex nordisti garantiscono fontanelle d’ oro da cui sgorga cioccolata fumante ed esentasse per chi lavora, i grillini promettono latte e pizza gratis e a domicilio purché uno non sgobbi.
Mi rendo conto di rappresentare il patto in modo piuttosto grottesco, ma ditemi voi: dove si trovano i soldi per tenere insieme la flat tax al 15-20 per cento, l’ abolizione della Fornero e il reddito di cittadinanza?
Di un governo con un simile contratto si sta dibattendo in queste ore. Per il decoro di tutti, ci auguriamo che non nasca. Oltre alle utopie testé segnalate, esiste peraltro la necessità di avere una faccia con cui guardarsi allo specchio senza dover constatare che somigli irresistibilmente al culo. Mattarella (per il quale ovviamente non vale il citato paragone) come potrebbe accettare Savona dopo averlo pubblicamente decapitato quale nemico dell’ euro?
Avremmo un Quirinale ridotto per i prossimi quattro anni a chiosco delle bischerate. Che Di Maio, dopo aver accusato il capo dello Stato di tradimento e la conseguente deposizione, ora gli baci le mani, e ceda sull’ abrogazione di Savona, non dice niente di nuovo sulla materia della sua testa, ed è una prova in più che è impossibile fidarsi di un simile giuda ballerino. Che Salvini accetti l’ accantonamento del suo fuoriclasse, sarebbe appunto una figura di merda. Se poi si accontentasse di un Savona non all’ Economia ma in un altro ministero, sarebbe come far giocare Icardi in porta e Buffon all’ ala: una pagliacciata perfetta, una toppa peggio del buco, una mezza figura di merda, l’ altra metà la regalerebbe a Mattarella. Merda comune non è mezzo gaudio, credo.
In ogni caso adesso l’ Italia sta assistendo a un doppio parto: abbiamo due esecutivi che stanno mettendo fuori il capino. Infatti oltre a quello Conte, c’ è pure il Cottarelli, che viene per ora parcheggiato in un garage, con la sua delegazione sbuffante di professoroni e prefetti. Che farebbe mai, se dovesse prevalere la sua mandria di tecnici? Il mesto Carlo esclude sin da principio di cambiare la legge elettorale, propone al massimo di tenere saldi i conti armato del suo mitologico trincia spese, per poi votare. Anticipo il risultato: in qualsiasi modo vada sarà un disastro. Il governo bambino che nascerà, comunque si chiami, non passerà la nottata.
di Vittorio Feltri
fonte http://www.tg-news24.com/2018/06/02/vittorio-feltri-le-pesantissime-informazioni-riservate-sul-governo-ecco-quando-morira/

venerdì 1 giugno 2018

Volete sapere perchè Mattarella ha detto NO a Savona?


OSCURE VICENDE NELLA BIOGRAFIA DI SERGIO MATTARELLA


Esclusivo! Governo Italiano, Tutti i Retroscena


E’ giunta l’ora di calar la maschera.
Ci tremano sempre un po’ le gambe quando leggiamo nei commenti “siete pagati”, “questo vi paga”, “quello vi paga”… E’ ora di ammetterlo: siamo retribuiti dai Servizi Segreti. Quali? Beh, tutti, ovviamente. Tranne quelli italiani che non hanno budget.
Questo porta dei vantaggi. Ora si da il caso che i nostri finanziatori ci abbiano concesso… ehm…. ordinato di rivelarvi in esclusiva tutti i retroscena che hanno portato alla formazione del Governo Italiano. E’ il New Deal dell’intelligence: trasparenza nei servizi segreti. Il mondo cambia.
Seguono sbobinature di intercettazioni.
26/05/2018, Roma-Francoforte
Roma: “Ciao Mario, Tutto bene?”
Francoforte: “Sergio! Sì sì, tutto bene. Dimmi pure”
Roma: “ascolta, sono venuti qui quei due là… mi sa che abbiamo un problema. Vogliono mettere Paolo all’economia”
Francoforte: (si sentono in sottofondo parole tedesche) “Jens, please! We have an issue here. Scusa Sergio. Ma Paolo… QUEL Paolo?”
Roma: “Sì, Mario”
Francoforte: “No no no no no. QUEL Paolo no. Quello sa troppe cose, non se ne parla nemmeno. E poi odia Angela. Non se ne parla nemmeno. Ho detto assolutamente no a Giulio, figurati Paolo. Dai, mi son scocciato di ‘sti due, fai così: rimbalzali e mettiamo… Jens, who we put in charge in Italy? (vociare di sottofondo). Oh yes! Sergio, chiama Carlo. Easy, problema risolto”
Roma: “Mario, ma questi hanno la maggioranza in parlamento…”
Francoforte: (fragorose risate di una moltitudine di voci) “Sergio, scusa, ma non sono riuscito a trattenermi… dai, chiama Carlo”
Roma: “scusa Mario, senza offesa, ma non è che i mercati non la prendono bene? Non vorrei che la prendessero come un segnale di instabilità, già negli ultimi giorni…”
Francoforte: (risate fortissime) “tranqui Sergio, ai mercati ci penso io. Vaja con dios!” (altre risate)
29/05/2018, Roma-Francoforte
Roma: “Mario…”
Francoforte: (si sente la canzone “Brasil la la la” in sottofondo) “Sergio! Mamma mia, che voce triste! T’è morto il gatto?” (risate fragorose)
Roma: “Mario, son due giorni che ti cerco, qui sta scoppiando un casino…”
Francoforte: (risate fragorose, sempre con “Brasil la la la” in sottofondo) “Dai, Sergio, mica te la sarai presa davvero! Ti abbiamo fatto u scherzu!” (altra voce in sottofondo: “Cottarellen! Mattarellen!”, altre risate) “dai, lo sai come siamo fatti noi, lo sai che ci divertiamo, lo sai che facciamo gli scherzi… Ma sai che due coglioni Francoforte? Mica è Berlino… Ascolta, abbiamo pensato che tanto tra poco Jens prende il mio posto… Jens, please! Stop salivating! It’s disgusting! scusa Sergio… dicevo, dato che manca poco mettiamo un po’ di pressione, lasciamo lì un po’ Carlo e poi vengo giù io per le elezioni, così salvo il Paese e a quei due lì gli faccio un mazzo così”
Roma: “va bene Mario, io mi fido, ma non è che son tanto tranquillo, scherzare su queste cose…”
Francoforte: (ancora “Brazil la la la” in sottofondo) “Sergio, take it easy! E’ tutto sotto controllo, divertiti un po’! Dai! Scusa, adesso devo andare che parte il trenino”
30/05/2018, Berlino-Washington, ore 8.00 CET
Berlino: “Hallo!”
Washington: “hey Angela, Donald here”
Berlino: “Guten morgen Mitzter Prezident”
Washington: “yeah, yeah… whatever. Listen, we have this Italian government issue”
Berlino: “don’t worry Mizter Prezident, everything it’z under control”
Washington: “under control of whom? Angela, I told you many times: WE control!”
Berlino: “but, Mitzter President, italy iz in europe…”
Washington: “Angela, Angela… my poor Angela. Angela who never learns. Are you in your office?”
Berlino: “yez, Mitzter Prezident”
Washington: “open your curtains, take a look out of the windows, please”
Berlino: (deglutisce) “what iz it Mitzter Prezident?”
Washington: “big american missile! Very big, very fast. New stuff, made in America. Very atomic, too. We call it “american cucumber”. Amazing, isn’t it? Terrific weapon. Destroys everything in a range of miles… boom boom! We are moving them from our bases in Germany to our bases in Germany, I asked my buddies to pay you a visit, I’m sure you were really looking forward to see it”
Berlino: (deglutisce)
Washington: “now, back to that italian government issue: I love the idea of these five stars in charge, don’t you? Five stars… like stars and stripes. We miss the stripes, but are working on it. We have this Lapo Elkann guy who wants to help us with the stripes. And also this League, Vlad’s friends, they are really cool. Like National Football League. You don’t have football down there, you have that queer stuff… soccer. The best player in the world is gay. Disgusting. But we are gonna bring football, too. Stars and League government, amazing!”
Berlino: “but the markets…”
Washington: “Angela. I AM the markets”
Berlino: (singhiozzando) “but… but… thiz Savona guy… he hatez me!”
Washington: “Angela… oh my little dear Angela. You are so cute. Angela… EVERYBODY hates you. It’s time to face it. I’m gonna sort this thing out very quickly. I’ll be back to you soon for that Iran stuff. And that GDPR thing… you naughty-naughty. Take care”
30/05/2018, Roma-Francoforte, ore 10.00 CET
Roma: “Mario…”
Francoforte: (si sente la canzone “caro amico Charlie Brown” in sottofondo) “Sergio! Ancora ‘sta voce triste! Mammamia Sergio, lo devi prendere più alla leggera ‘sto lavoro, così finisce che t’ammali”
Roma: “Mario, mi hanno chiamato… quelli là.”
Francoforte: (sempre con “caro amico Charlie Brown” in sottofondo) “Quelli là… Quelli là? Proprio QUELLI là?”
Roma: “Sì, Mario, mi hanno chiamato… QUELLI là.”
Francoforte: (sempre con “caro amico Charlie Brown” in sottofondo) “Dai, Sergio, capisco che ti devi rifare, noi stiamo sempre al gioco, ma questo non è u scherzu, non fa ridere”
Roma: “Sono serissimo, Mario. Non ho mai fatto uno scherzo in vita mia”
Francoforte: (la musica si interrompe d’improvviso. Seguono grida indistinte in tedesco) “Jens, shut up! We are in the shit! THEY called!” (segue silenzio tombale. In lontananza si possono sentire campane suonare a morto) “E.. cosa hanno detto QUELLI là?”
Roma: “Deve partire il governo di quei due là”
Francoforte: “Cazzo. E Paolo?”
Roma: “Politiche comunitarie”
Francoforte: “Merda. Economia?”
Roma: “Tria”
Francoforte: “Chi cazzo è Tria?”
Roma: “Boh. Ma è dei loro. Ci siamo tenuti solo gli esteri”
Francoforte: “mmmmmmmmmmm aspetta, fammi pensare… mmmmmmmmmmmm… ascolta, non è che per caso si libera un posto in Banca d’Italia tra un annetto?”
Roma: “Eh, Mario non lo so… davvero non lo so…”
Francoforte: “Dai, Sergio, dopo tanti anni di amicizia! Cos’è, non ti fidi di me? Ho mai tradito la tua fiducia? Dai, Sergio…” (si sente un mormorio indistinto in lingua tedesca) “Jens, you can’t work for Banca d’Italia, c’mon! Go to Deutsche Bank! (altro mormorio indistinto in lingua tedesca) I don’t give a shit if it’s bankrupt, it’s a bank, of course it’s bankrupt!”
Roma: “Mario, faccio del mio meglio… però anche tu… non è che ci abbiamo fatto una bella figura”
Francoforte: “Sergio, te lo dico da amico, davvero, con tutto il bene che ti voglio: se vuoi continuare a fare ‘sto mestiere devi fregartene di quello che pensa la gente. Dai, ci sentiamo presto… oh, ricordati della Banca d’Italia, eh! Forza Lira! Cazzo, sarebbe anche un bel nome per un partito, ci devo pensare su… Magari lo brevetto prima che me lo freghino”
Però mi raccomando: non ditelo a nessuno. Son pur sempre Servizi Segreti.
fonte https://www.rischiocalcolato.it/2018/06/esclusivo-governo-italiano-tutti-i-retroscena.html?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed%3A+blogspot%2FHAzvd+%28Rischio+Calcolato%29

UE: UN NAZISMO SENZA MILITARISMO di Paolo Savona



fontehttps://sollevazione.blogspot.it

«L'Italia è in una nuova condizione coloniale.... siamo in presenza di un fascismo senza dittatura e, in economia, di un nazismo senza militarismo». 
(Paolo Savona)

Presentiamo ai lettori alcuni significativi stralci del libro di Paolo Savona "Come un incubo come un sogno" (Rubbettino) in libreria nei prossimi giorni. Sarà chiaro perché gli euroinomani lo detestano e Mattarella non vuole nominarlo ministro.

COME CI FICCAMMO NEI GUAI...

«Il mancato perseguimento degli obiettivi conduce a uno stato permanente di tensione all'interno dell'Europa per le ingiustizie che implica: i cittadini non sono tutti uguali nei diritti, ma solo nei doveri. L'esprit d'Europe si attenua e vengono meno le componenti 
TUTTI CONTRO....
Anche Il fatto Quotidiano del 22 maggio
sociali della pace, la vera forza che ha trainato all'inizio l'idea di Europa. I motivi di questa situazione sono due: l'unione non era ancora maturata nella coscienza dei popoli europei finendo con il peggiorarla per le cattive performance registrate nei momenti di crisi e perché le istituzioni create confliggevano con gli obiettivi. La scelta fu decisa da un'élite che procedette illudendo il popolo con le promesse contenute nell'articolo 3 riportato. Per l'euro, invece, la volontà delle élite divergeva e fu necessario un compromesso che assegnò compiti limitati all'eurosistema e condusse a una sua nascita prematura rispetto all'indispensabile unione politica. Le preoccupazioni erano dovute al fatto che l'assegnazione di poteri più ampi alla Banca centrale europea non avrebbe garantito un'inflazione contenuta e poteva condurre a una mutualizzazione dei debiti pubblici, entrambi aspetti che la Germania non intendeva accettare. Fu un atto di debolezza dovuto alla fretta».

"ITALIANI FANNULLONI E SCANSAFATICHE"..
L'inaccettabile sciovinismo della stampa tedesca (1)
ITALIA COLONIA (TEDESCA)...
«Al di là dei difetti in materia "economica", i modi in cui l'Ue è nata, con poca preparazione dei cittadini europei e in assenza di un referendum in molti dei paesi firmatari, sono la manifestazione più chiara della filosofia politica più ingiusta e pericolosa per l'affermarsi della democrazia: quella che gli elettori non sanno scegliere, mentre sarebbero capaci di farlo per loro conto solo gruppi dirigenti "illuminati" che, guarda caso, coincidono con quelli al potere. Tra questi Paesi vi è l'Italia, dove la Costituzione decisa dai padri della Repubblica contiene la più chiara violazione del principio democratico, quello che i trattati internazionali non possono essere oggetto di referendum. Conosciamo le origini di questa grave limitazione, ma esse non valgono più dalla caduta del comunismo sovietico; torna comodo tenersi la proibizione per imporre la volontà dei gruppi dirigenti economici e politici. Posso testimoniare personalmente che i sostenitori del Trattato di Maastricht, in particolare per quanto riguarda la cessione della sovranità monetaria, erano coscienti dei difetti insiti negli accordi firmati, ma la sfiducia che essi avevano maturato sulla possibilità di collocare l'Italia nel nuovo contesto geopolitico hanno indotto il Parlamento a seguire i loro consigli, compiendo un atto che sarebbe potuto essere favorevole al Paese se l'assetto istituzionale dell'Ue avesse condotto a un'unione politica vera e propria e non avesse i gravi difetti di architettura istituzione e di politeiaindicati...Poiché l'unione commerciale e monetaria non ha condotto all'unione politica come sperato, questi gruppi dirigenti ci hanno lasciato un'eredità negativa che, sommandosi ai difetti culturali e politici del Paese, fa scivolare l'Italia in una nuova condizione coloniale, quella stessa sperimentata dalla Grecia».  

FASCISMO SENZA DITTATURA...

«L'Italia era impreparata nel 1992 ed è ancor più impreparata oggi, per le difficoltà che si sono accumulate e perché ha capito con quali compagni di strada si è messa. Non accuso la sola dirigenza italiana della scelta errata, ma anche quella europea, che era ben conscia, anche spingendosi oltre la realtà fattuale, che l'Italia non fosse preparata per stare nella moneta unica così come era stata concepita. Nella riunione del 24 marzo 1997, tenutasi a Francoforte, l'Italia era fuori dall'euro, nonostante Ciampi, ministro del Tesoro del governo Prodi, avesse varato il 30 dicembre precedente una manovra fiscale di 4.300 miliardi di lire, imponendo quella che è ricordata come "eurotassa" per rientrare nei parametri fiscali concordati. L'Italia aveva chiesto inutilmente di prorogare l'avvio dell'euro, ma la Germania si oppose. Un anno dopo, il 28 marzo, l'Italia venne accettata nel gruppo di testa dei Paesi aderenti all'euro. Non si conosce che cosa sia esattamente successo nel corso di quell'anno; forse ha contato l'impegno della diplomazia monetaria, dove la Banca d'Italia svolgeva un ruolo importante, o forse il fatto che, fatti bene i calcoli, i Paesi-membri hanno compreso che, tenendoci fuori, avrebbero patito la nostra concorrenza sul cambio e, accettandoci, avrebbero bardato il nostro sviluppo. Ora la nuova sovranità da espugnare è quella fiscale con le stesse modalità che hanno ispirato la cessione della sovranità monetaria, ossia secondo una visione di parte, pregiudiziale, del suo funzionamento, accompagnata dalla solita dichiarazione che servirebbe a migliorare il benessere generale. Essa non sarebbe un passo verso un'unione dove i cittadini godono degli stessi diritti ma per consentire una buona performance dell'euro e del mercato unico che causa una divisione tra essi. L'uomo al servizio delle istituzioni e non viceversa, una concezione sovietica dietro il paravento della liberaldemocrazia. Semmai si decidesse di farlo — e i gruppi dirigenti italiani, la stessa cultura accademica prevalente sono pronti ad accettarlo — si rafforzerebbero ancor più le forme di coordinamento obbligatorio, di tipo burocratico, diminuendo quello spontaneo garantito dal mercato unico creato con gli Accordi di Roma del 1957. Il problema dell'Ue non è l'autonomia delle sovranità fiscali nazionali, peraltro già vincolate dai parametri di Maastricht e rafforzate con il fiscal compact, ma l'assenza di un'unione politica in una delle forme conosciute di Stato. Spiace doverlo evidenziare, ma, cavalcando l'ideale elevato di porre fine alle guerre tra Paesi europei, non potendo procedere per via politica, i gruppi dirigenti hanno deciso di seguire una soluzione dove i principi democratici non hanno accoglienza. La conseguenza di questa scelta ha i contenuti di un fascismo senza dittatura e, in economia, di un nazismo senza militarismo».
Di Maio=PESTE. Salvini=COLERA...
L'inaccettabile sciovinismo della stampa tedesca (2)

SE QUALCOSA NON FUNZIONA SI CAMBIA...

«I gruppi dirigenti apprezzano l'inversione dei rapporti di forza favorevole che l'Ue stabilisce tra loro e il popolo, in particolare i lavoratori, con i media che esaltano quasi quotidianamente "le magnifiche e progressive sorti" dell'Unione europea per il Paese, anche se esse non emergono dalla realtà. L'enigma (peraltro di facile soluzione) è a quale parte del Paese si riferiscono? Purtroppo la risposta è quella parte che già sta bene e sa difendersi, essendo in larga maggioranza. Siamo tornati indietro di secoli nelle conquiste raggiunte nella convivenza civile democratica. Poiché una politica monetaria comune non si adatta a tutte le esigenze o condizioni di fatto dei Paesi che aderiscono alla moneta unica, l'aggiustamento dovrebbe essere attuato con adeguate politiche fiscali, le quali, come si è ricordato, sono restate nelle mani dei singoli Paesi, ma sono vincolate da limiti ben precisi posti ai deficit del bilancio pubblico e al livello del debito sovrano sul Pil. Soprattutto per i Paesi, come l'Italia, che fin dall'inizio avevano una posizione squilibrata rispetto a questi due parametri fiscali (oltre il 7% nel deficit di bilancio e oltre il 100% nel rapporto debito pubblico/Pil), gli spazi per queste politiche sono di fatto attribuiti in modo asimmetrico, positivi per chi rientra nei parametri concordati, negativi per gli altri. L'ingiustizia è innata negli accordi (...) Non c'è verso di convincere i leader dell'Unione europea di seguire il principio di Franklin Delano Roosevelt che se qualcosa non funziona, si cambia. Ma il cambiamento richiede preparazione scientifica, fantasia creatrice e coraggio per intraprenderlo. Nell'Ue le forze della conservazione prevalgono. La storia economica brevemente percorsa suggerisce che è necessario mutare le politiche riguardanti gli investimenti, soprattutto pubblici, e la tutela del risparmio operando sui tassi dell'interesse e sul rischio, nonché il funzionamento del sistema monetario internazionale ed europeo, affrontando con adeguate politiche i divari di produttività tra aree geografiche, settori produttivi e dimensioni di impresa. Se non lo fa, la società prima o dopo si vendicherà, seguendo i movimenti di protesta non perché siano preparati ad affrontare il problema, ma solo perché insoddisfatti delle politiche seguite dai partiti tradizionali».

E per quella inglese han vinto "I BARBARI"

IL RISCHIO CHE ARRIVI LA TROIKA...

«Non ho mai chiesto di uscire dall'euro, ma di essere preparati a farlo se, per una qualsiasi ragione, fossimo costretti volenti o nolenti (il piano B da me invocato). Ritengo che uscire dall'euro comporti difficoltà altrettanto gravi di quelle che abbiamo sperimentato e sperimenteremo per restare. Il problema consiste nel fatto che non abbiamo né piano A, né B. Il piano A dell'Italia è quello della Ue con le conseguenze indicate. Ho il timore che il piano B sia quello di consegnare la sovranità fiscale alla "triade" (Fmi-Bce-Commissione) se le cose peggiorano, infilandoci nella soluzione greca. Il Paese è in un vicolo cieco. Le autorità hanno il dovere di approntare e attuare due diversi piani, quello necessario per restare nell'Ue e nell'euro, e quello per uscire se gli accordi non cambiano e i danni crescono. Invece si insiste nella loro inutilità essendo l'euro irreversibile e si è disposti a pagare qualsiasi costo pur di stare nell'eurosistema. La prima dichiarazione viene fatta a voce alta, la seconda raramente, ma viene comunque pensata dagli ideologi dell'Ue e dell'euro, ben sapendo che questo costo non verrebbe pagato da loro, ma da una minoranza, sia pure di dimensione significativa».


fonte http://unlungosogno.blogspot.com/2018/05/ue-un-nazismo-senza-militarismo-di.html

Rotterdam - Disinformazione democratica

    Rotterdam - Disinformazione democratica Nei giorni scorsi tutte le televisioni (ad iniziare dal TG di SKY) e i giornali (e non soltanto...