mercoledì 6 giugno 2018

Soros in Italia per scatenare l’isteria sulle interferenze russe



Il padrino dei corporate media progressisti, l’oracolo del globalismo e profeta della “società aperta” è tornato in Italia. Parliamo del finanziere e speculatore George Soros, fondatore dell’Open Society Foundations, che oggi è intervento al Festival dell’Economia di Trento. A pochi giorni dal giuramento del governo pentaleghista del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, il magnate di origini ungheresi ha deciso all’ultimo di partecipare al Festival “liberal” per eccellenza, accolto come una superstar

Come riporta L’Adige, il finanziere non ha perso tempo per sferrare un duro attacco al nuovo governo: «C’è una stretta relazione tra Matteo Salvini e Putin. Non so se Putin effettivamente finanzia il suo partito, questa è una questione chel’opinione pubblica italiana ha il diritto di approfondire, l’opinione pubblica italiana ha diritto di sapere se Salvini è a busta paga di Putin». Lo ha detto il finanziere George Soros ospite del Festival dell’Economia di Trento, a chi dal pubblico chiedeva se fosse preoccupato dell’influenza della Russia sul nuovo governo italiano.
«Sono molto preoccupato della vicinanza del nuovo governo alla Russia. Quelli del nuovo governo hanno detto che sono a favore della cancellazione delle sanzioni contro la Russia. Putin cerca di dominare l’Europa, non vuole distruggerla ma sfruttarla perchè ha la capacità produttiva, mentre l’economia russa sotto Putin può solo sfruttare le materie prime e le persone. È una forte minaccia e sono davvero preoccupato».
Se fossimo un Paese con un minimo di amor di patria, tutti ricorderemo chi è questo signore diventato tristemente famoso  durante il cosiddetto mercoledì nero del 16 settembre 1992, quando la lira italiana e la sterlina inglese furono costrette ad uscire dal Sistema Monetario Europeo (SME) a seguito di una speculazione finanziaria da lui condotta attraverso il fondo Quantum. Quel giorno lo “squalo” della finanza vendette lire allo scoperto comprando dollari, e ciò costrinse la Banca d’Italia a vendere 48 miliardi di dollari di riserve per sostenere il cambio, portando a una svalutazione della nostra moneta del 30%. Operazioni simili condotte anche nel Regno Unito e in Asia, che lo hanno reso ricchissimo.
Sappiamo perfettamente che nel nostro Paese, Soros ha i suoi potenti amici fidati. Non ultimo l’ex Presidente del Consiglio Romano Prodi nel 1995 che, su sua iniziativa, conferì a Soros la laurea ad honorem presso l’Università di Bologna.
Davvero singolare che il magnate accusi il neo Ministro Matteo Salvini di essere “a libro paga di Putin” e che “l’Italia meriti di sapere” quando, alla faccia della paventata «trasparenza», per scoprire qualcosa di concreto sulle ambigue e controverse attività dell’Open Society abbiamo dovuto aspettare gli hacker di DC Leaks. Lui che, per sua stessa ammissione, ha sponsorizzato il colpo di stato di Euromaidan nel 2014 contro il governo legittimo e sovrano di Janukovich.
Ma al netto delle ipocrisie, cosa ci fa George Soros in Italia all’indomani dell’insediamento del nuovo governo? La risposta è semplice: aizzare i corpate media a lui vicini per promuovere – come accaduto negli USA – l’isteria sulle influenze russe, tentando di delegittimare il governo votato dagli italiani. Nel mirino c’è soprattutto Salvini, che oltretutto rischia di compromettere l’agenda di Soros sull’immigrazione indotta. Ecco quindi che, proprio come negli Stati Uniti, anche noi avremo il nostro, provincialissimo, Russiagate. Siete pronti? Hanno già cominciato. Ecco un articolo pubblicato su La Repubblica di oggi:
 (di Roberto Vivaldelli)
 fonte http://www.oltrelalinea.news/2018/06/03/soros-in-italia-per-scatenare-listeria-sulle-interferenze-russe/

martedì 5 giugno 2018

Ehi Scalfari, scrivi ancora che Bannon è finito

FONTE: KEINPFUSCH.NET
Tempo fa, quando Bannon fu “cacciato” da Trump, e La Repubblica scriveva narrativa sulla sua “fine”, scrissi un articolo sul precedente blog, a suo riguardo.
So che ci sono decine di volonterosi idioti che passano il tempo a costruire copie di quel che scrivo, per cui troverete sicuramente la traccia.
Non devo spiegare quale catastrofica massa di idioti divorziati dalla realta’ componga “La Repubblica”. Ne’ devo mostrarvi come, da brave prostitute, siano gia’ allineati col nuovo potere pagante, per quanto apparentemente continuino a combattere il “nazifascismo”. Combattere il nazifascismo del governo dei grillini nel 2018 e’ come se i partigiani avessero combattuto i guelfi nel 1945. Certo, qualche analogia potevate trovarla, i preti non stavano simpatici ai partigiani, ma alla fine non avrebbe funzionato.
Comunque, come avevo scritto, Bannon e’ un tattico. Quindi, come tutti i tattici, lo troverete sempre e solo al fronte. Infatti si trova a Roma. E sia chiaro: lavora ancora per Trump.
Pensare che Bannon sia stato “licenziato” da Trump e’ come osservare un porto dal satellite e pensare che se un sottomarino ha salpato da solo, allora la flotta lo ha cacciato.
Ok, siete liberi di crederci. Se siete il tipo di idiota che legge Repubblica e crede a quel che legge.
Bannon e’ piu’ vivo che mai, e come se non bastasse lavora ancora per Trump. Non e’ mai stato licenziato: come ogni sottomarino che si rispetti, si e’ immerso ed ha lasciato il resto della flotta per una missione poco visibile. O meglio, poco visibile allora.
Fa, come ho detto, il Black Fund Raiser. Significa che raccoglie fondi “in maniera discreta” per finanziare operazioni. In pratica, un Soros di segno opposto, che lavora con soldi di altri.
Ma come ha fatto Bannon ad avere i contatti che servono in Italia?
Semplice:
Questo nuovo governo, del resto, ha alcuni evidenti punti di contatto con la massoneria italiana. Sinora sono riuscito a contare alcune “firme” chiare. Messaggi piu’ o meno occulti che una loggia manda alle altre, allo scopo di chiarire chi comanda.
In ogni caso, qual’e’ la strategia?
La potete vedere nel processo di “weaponization” dell’opinione pubblica che sta avvenendo in Germania. Si stanno convincendo i tedeschi che rimanere nell’ Euro consistera’ inevitabilmente nel pagare la “bella vita” degli italiani. E che quindi, sarebbe sensato pensare di uscirne. Del resto, se la Cancelliera lo facesse, AfD non avrebbe piu’ ragione di esistere, visto che di fatto e’ un partito Anti-Euro. Per la Merkel ci sono solo vantaggi.
L’idea nuova sul tavolo, per la quale stanno raccogliendo truppe , e’ di convincere i tedeschi ad uscire dall’ Euro.
  • Draghi offrira’ ~900 MLD cash per via del disavanzo delle partite, piu’ ~500 di acquisto di marchi per riserva.
  • La UE offrira’ (e vedrete, sara’ sul tavolo dei trattati fra poche settimane) la possibilita’ di uscire senza invocare l’ Art. 50.
  • Gli USA offriranno appoggio contro la speculazione anti-euro.
  • Se questo avviene, gli inglesi si diranno “interessati a rientrare”.
Il problema e’ che la prima parte dell’ offerta, quella che parla di miliardi, ha gia’ convinto Berlino. Non per nulla lo Spiegel sta buttando benzina sul fuoco. Se tutti sono d’accordo, perche’ non lo hanno ancora fatto? Innanzitutto perche’ devono costruire una narrativa adeguata. Occorreranno alcuni mesi. Inoltre, ci sono alcuni punti che ancora sono da discutere.
Per alcuni motivi. Primo:
Putin puo’ chiudere quella ferrovia in qualsiasi momento. Chiedera’ che i tedeschi mandino via le basi americane in cambio. Con una Germania isolata, possono riuscirci. Gli USA non sono ancora convinti di questo piano perche’ hanno paura che a quel punto il sentimento antiamericano ormai dominante in Germania (solo nell’ AfD sono filo-USA, ormai: il profilo del consenso agli USA e’ questo) li porti a mandare via le basi americane senza pensarci nemmeno un attimo.
Secondo:
e dopo? La Germania uscendo dall’ Euro non scomparira’. Sara’ ancora li’ nel mezzo dell’ Europa, avra’ incassato 900 miliardi con il gioco delle partite correnti, e la BuBa potra’ fare la politica monetaria che vuole, impattando tutto il continente. Di sicuro la BuBa , mediante le banche “pseudostatali” finanziera’ una gigantesca riconversione industriale, ma non e’ chiaro in che direzione. La Merkel, prendendo le decisioni all’ultimo, si rende imprevedibile. Il timore e’ che iniziando a giocare da soli, infischiandosene dei partner ancora piu’ di prima ( e con la frustrazione della BuBa, si scateneranno) , inizino un gioco di tassi al rialzo che attirerebbe il credito in Germania, spogliando le altre banche europee. Ma gli altri paesi non possono giocare sul tasso per via del debito.
Questo frena gli europei dal premere troppo.
Terzo: E dopo. Ancora.
Abbiamo detto che la Germania sara’ ancora li’ dopo l’uscita dall’ Euro, ed ogni sua decisione impattera’ il continente in maniera tremenda. Non sappiamo ancora quanti altri trattati si indeboliranno dopo l’uscita dalla moneta unica. Di sicuro i tedeschi non parteciperebbero piu’ a qualsiasi operazione di salvataggio o di solidarieta’. Di certo inizierebbero ad aiutare (usando le solite banche pseudoliberalizzate) la loro industria. Di certo guarderebbero ad est e a sud est. Il solo Nord che conoscono e’ la scandinavia, ed e’ la sola “unione” che concepirebbero. Per paesi come Italia e Francia che hanno l’industria ormai legata alle esportazioni in Germania (che poi ri-esporta il prodotto finito) , una riconversione dell’industria tedesca sarebbe un’incognita, ma quasi sicuramente una catastrofe industriale.
Se la Germania smette di esportare prodotti finiti, smette anche di importare dai contoterzisti italiani. Riconvertire l’industria tedesca e’ fattibile, anche se costoso. E gli altri?
Quarto: dal punto di vista tedesco.
Dal punto di vista tedesco e’ chiaro che entrerebbero un sacco di soldi con l’ uscita, non e’ chiaro ancora il comportamento russo e polacco. I polacchi stanno offrendo soldi agli americani per ospitare basi , il che significa che credono che i tedeschi vogliano chiudere le basi in Germania.
Non e’ ancora chiaro ai tedeschi quale sarebbe l’atteggiamento della Cina in questa situazione. Se i cinesi manterranno con la Germania i rapporti attuali e i russi continueranno a far passare i treni, per i tedeschi e’ cosa fatta. Aiuta il fatto che la Cina abbia un leader che rimarra’ al suo posto a vita. Perfetto per intese a lungo termine. La Russia appare stabile. Rimane la Polonia e i paesi di “visegrad”. Una volta allineati loro, per i tedeschi e’ cosa fatta. Ma non e’ ancora fatto, appunto.
Questi sono i punti ancora aperti sul tavolo, che bloccano il DE-xit.
Una volta risolti questi punti, avrete la vostra soddisfazione. Com’e’ che dice Grillo?
Una decrescita felice.
La decrescita e’ certa. Quanto felice lo deciderete voi.

Fonte: https://keinpfusch.net/milo
4.06.2018

https://comedonchisciotte.org/ehi-scalfari-scrivi-ancora-che-bannon-e-finito/

Ancora insulti contro gli italiani di Der Spiegel. Spaghetto con cappio “l’Italia si distrugge”



Nuovi insulti razzisti contro il popolo italiano non parte dei magna-wurstel di Der Spiegel, copertina choc con uno spaghetto-cappio: “Ciao amore! L’Italia si distrugge da sola e si trascina dietro l’Ue”.

Ancora nel mirino della stampa tedesca. Ormai dalle parti di Berlino non c’è giorno che passi senza un attacco all’Italia. E così lo Spiegel dopo averci insultato definendoci “scrocconi aggressivi”, torna a pungere gli italiani con una copertina choc.
Uno spaghetto a forma di cappio e il titolo “Ciao Amore”. Così il giornale tedesco saluta il nuovo governo che ha giurato ieri nelle mani del Capo dello Stato, Sergio Mattarella. Da notare anche l’uso dei colori: il giallo dello spaghetto su sfondo verde, un riferimento al nuovo esecutivo di Lega e M5s. Poi una piccolissima didascalia sotto l’immagine di copertina che ha il sapore di una profezia crucca: “L’Italia si distrugge da sola e si trascina dietro l’Ue”.

Insomma i tedeschi non hanno digerito l’inversione di rotta che ha portato alla nascita dell’esecutivo grillo-leghista. Forse tifavano per un governo del presidente con Cottarelli a palazzo Chigi. Di certo il braccio di ferro tra Berlino e il nuovo governo potrebbe avere ancora ulteriori sviluppi. Salvini solo qualche giorno fa aveva respinto le critiche della stampa tedesca e aveva sottolineato di non volere un premier e un esecutivo “servi” di Berlino. Adesso dal Viminale le politiche sull’emergenza immigrazione potrebbero nuovamente porre il neoministro sul terreno di scontro con la Germania. Il duello Roma-Berlino non è ancora finito..
fonte http://www.tg-news24.com/2018/06/02/ancora-insulti-contro-gli-italiani-dai-magna-wurstel-di-der-spiegel-spaghetto-con-cappio-litalia-si-distrugge/

lunedì 4 giugno 2018

#quellicontroaprescindere. di Stefano Davidson


Un po' come se uno che è stato stuprato da almeno quarant'anni dagli stessi carcerieri, vedendoli andarsene e trovandosi dietro un'altro, sconosciuto, ma perlomeno con i pantaloni ancora abbottonati, si preoccupasse più di quest'ultimo. Senza nemmeno per un attimo ritenere di dover ringraziare intanto per quell'incertezza momentanea, quella del "vediamo cosa fa" che, se non altro, dá un po' di riposo al baugigi ancora incandescente.
Stefano Davidson

sabato 2 giugno 2018

#sonoallammazzacaffè di Stefano Davidson


L'anarchia logica dei giornalisti ormai ex PD (non perché loro lascino il Partito, ma perché è il Partito da loro sostenuto poiché da quello sostenuti, che sta evaporando) è ai limiti della richiesta di ricovero d'urgenza.
Ho udito imbecilli (per la verità già conclamati da un pezzo) e imbecille (così la Boldra non si agita) dichiarare che lo spread è salito NON perché e dopo che Marionettarella aveva chiuso la porta al Governo presentato da una maggioranza parlamentare, ma perché Di Maio ha gridato all'attentato alla Costituzione (che poteva sussistere eccome).
Ovvero ho sentito persone che vengono pagate per il lavoro che fanno che asseriscono che per i mercati la dichiarazione di quello che è il leader di un Partito NON al Governo conta più di un Atto Ufficiale del Presidente della Repubblica (lasciamo stare l'abusivismo autodecretato ma dimenticato).
Ho sentito gli stessi dichiarare che Giorgetti (Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio) è nella posizione di maggior importanza politica, relegando Conte a semplice comprimario ed escludendo con un tratto di bile i due che alle ultime elezioni (nonostante sistema elettorale di merda imposto dai loro signori e padroni con il placet del segnavento quirinalio) hanno raccolto i voti di 15 milioni di italiani oggi probabilmente già 20.
Ma soprattutto ho visto gli stessi orgogliosi di dire io sto con l'abusiv... pardón Mattarella, quando hanno ritenuto sfanculasse il pericolo che qualcuno andasse davvero a vedere cosa avevano davvero fatto fin'ora i loro sponsors al Governo, trovarsi il giorno dopo davanti a Matteorella II (la mutazione) e non sapere più che cazzo dire.
La cosa che però mi preoccupa non sono le puttanate sparate a vanvera che tanto "chi pensa più? diciamo pure parole in libertà a prescindere dalla logica tanto qualche minus habens si pesca sempre, come i paganelli", ma è la bile che questi personaggi lacrimano dagli occhi insieme alla rabbia e all'evidente terrore che il loro mondo personale stia per esplodere e di perdere quanto conquistato senza fatica fin'ora.
Stefano Davidson

IL CAPO DELLA BUNDESBANK SI LASCIA SCAPPARE COSA VOGLIONO I TEDESCHI DALL’ITALIA



 Se il capo della Bundesbank Weidmann dovesse sostituire Draghi?
Da qualche tempo i tedeschi hanno fatto trapelare l’ipotesi e l’interessato stesso non ha smentito questa possibilità nell’intervista appena rilasciata alla Rai.  Già il fatto che l’unica intervista rilasciata da Weidmann sia stata ai media italiani la dice lunga sull’avanzamento del progetto e infatti Weidmann ha lanciato un messaggio piuttosto chiaro su cosa dovrebbe essere fatto nei nostri confronti.
E cosa diamine avrà mai il presidente della Bundesbank che non va? La fiatella? Gli puzzano i piedi? Ha le chiappe chiacchierate? Strozza le vecchiette per hobby? Se fosse solo per queste cosucce non sarebbe tanto diverso da un Brunetta qualsiasi, il guaio è che Jens Weidmann conserva dell’Italia l’immagine stereotipata trasmessa dai film americani degli anni Cinquanta (pizza, mafia e mandolino), ma soprattutto non si capacita di come questi cialtroni mediterranei possiedano una ricchezza privata media superiore a quella di un tedesco. Weidmann lo dice col sorriso tirato tipico dei primi della classe, ma lo dice chiaramente e proprio nell’intervista messa in onda ieri da RaiUno nella trasmissione di Lucia Annunziata.
«Sa che è stata fatta una ricerca tra i paesi dell’area euro nella quale si evidenzia che le famiglie italiane hanno più patrimonio delle famiglie tedesche? Non penso però che qualcuno auspichi un trasferimento di patrimoni dall’Italia alla Germania…»
Così ha detto Weidmann all’intervistatrice, sfoggiando un bel sorriso sarcastico. I passaggi dell’intervista sono piuttosto lunghi e numerosi e tutti i giornalisti, in queste ore, si stanno soffermando sulle dichiarazioni del Presidente della Bundesbank con riferimento al quantitative easing di Mario Draghi, che per Weidmann è stato un fallimento, o sulla necessità che l’Italia provveda quanto prima a ridurre il debito pubblico. Invece, il punto chiave è quello evidenzaito dal sottoscritto: LE FAMIGLIE ITALIANE HANNO PIU’ PATRIMONIO DI QUELLE TEDESCHE!
E’ di assoluta evidenza, per uno studioso del fenomeno capitalistico, che l’ultracapitalismo non può reggersi a lungo quando consente alla maggior parte della popolazone di tutelarsi attraverso il risparmio. Se ci facciamo caso, i paesi maggiormente capitalistici, come gli Stati Uniti, promuovono la spesa dei privati tramite carte di credito, tramite i “pagherò”, ma non certo tramite il risparmio. E persino la prima casa è molto più tassata che in Italia. Lasciamo perdere le faraoniche idiozie che ha raccontato Berlusconi per anni, la verità è che nei paesi capitalistici i patrimoni sono riservati ai ricchi e che anche gli alti stipendi della middle class vengono puntualmente sputtanati in tasse, assicurazioni e cianfrusaglie da comprare (tipo il suv coi rostri per i bufali, anche se abiti a New York City).
Per gli americani avere una casa di proprietà (e non essere in affitto) vuol dire veramente avercela fatta nella vita. Difatti, a parte i ricchi ricchi, praticamente nessuno ne ha un’altra, la famosa seconda casa. Bene, ora guardatevi un po’ attorno: quanti impiegati e operai conoscete, in Italia, che hanno una seconda casa? Io abito in Veneto e oserei dire, almeno una famiglia su tre. Ma al di là delle impressioni personali, quel che è certo, è che i tedeschi non sono nelle nostre stesse condizioni e non si capacitano del perchè, nonostante il loro efficentismo e i loro (ex) alti stipendi, siano più poveri degli italiani come beni rifugio accumulati. Ma Weidmann lo sa (welfare e tasse basse sul patrimonio) ed è lì che andrà a picchiare se diventerà il nuovo inquilino della Bce a Francoforte. Con Weidmann al posto di Draghi il debito italiano non avrà più alcuna copertura e diventerà facile occasione di vendite allo scoperto per gli speculatori. Il governo italiano, qualsiasi esso sia, dovrà porvi rimedio attraverso alte tasse sui patrimoni della classe media italiana, trasferendo di fatto quella ricchezza alle banche tedesche, finalmente monopolio del board della Bce. Se c’è una cosa bella dei tedeschi è che non sanno mentire. Purtroppo, troppi italiani non capiscono e non sanno trarre le conclusioni politiche dalle confessioni d’oltralpe.
Fonte micidial.it
https://www.saper-link-news.com/il-capo-della-bundesbank-si-lascia-scappare-cosa-vogliono-i-tedeschi-dallitalia/

Non deve essere una “primavera europea”



di Sebastiano Caputo
L’establishment aveva solo una carta per controllare il sentimento di rivolta che in questi giorni è cresciuto vertiginosamente in Italia dopo le decisioni discutibili del capo dello Stato: difendere le istituzioni ad oltranza in un Paese che storicamente non ci ha mai creduto, e spaccare l’asse Lega-Movimento 5 Stelle.
È evidente come i giornalisti, uniti intorno alla figura del presidente Mattarella (perché i partiti dell’establishment sono finiti), hanno cercato in tutti i modi di mettere Matteo Salvini e Luigi Di Maio l’uno contro l’altro, ma non ci sono riusciti: governeranno insieme seguendo il contratto tracciato all’indomani del voto elettorale e approvato in larga parte dai loro rispettivi elettorati. C’è di più, tra i due, contro ogni aspettativa, c’è un’intesa straordinaria.
Questo governo potrebbe durare più di quanto molti opinionisti credono. Il presidente del Consiglio, persona seria e rispettata, farà da punto di congiunzione di queste due visioni del mondo che in fin dei conti non sono così diverse. Alla base c’è l’ideologia populista, e quello di Giuseppe Conte sarà il suo volto presentabile.
Si è finalmente entrati in nuova epoca, politica e comunicativa. Destra e sinistra sono morte, insieme ai principali mezzi di informazione, i quali oltre a non aver capito il momento storico, sono stati ad inseguire le dirette Facebook dei due leader che dopo gli incontri a porte chiuse non concedevano esclusive se non alle loro pagine personali.
E poi c’è un terzo elemento fondamentale che si inserisce: quello metapolitico. E’ la metapolitica ad aver influenzato i due movimenti-partito dominanti accelerando il processo di disgregazione dello status quo, è la metapolitica che oggi detta l’agenda del giornalismo italiano poiché quelle tematiche geopolitiche, economiche e giuridiche definite “fuori dal mondo” diversi anni fa sono diventate oggi mainstream.
Ora la pars destruens deve trasformarsi in pars construens affinché il miglior governo possibile per il popolo italiano non diventi il suo carnefice. La coalizione Lega-M5S dovrà inserirsi all’interno di una guerra politico-commerciale tra gli Stati Uniti e la Germania (e l’Unione Europea), i quali hanno giocato un ruolo centrale nella formazione del nuovo governo. In questo braccio di ferro tra Washington, Bruxelles e Berlino ad aver avuto la meglio è stato Donald Trump, favorevole alla disgregazione del continente, attraverso il suo emissario Steve Bannon, il grande teorico del populismo globale, giunto in Italia in modo trionfale.
Così mentre tutti i mezzi di informazione hanno posto l’attenzione sul veto del Quirinale a Paolo Savona all’Economia (che poi si è preso gli Affari Ue) si è perso di vista chi doveva essere il ministero degli Esteri, che non a caso è stato l’unico a saltare nelle nuove trattative: Luca Giansanti, ex ambasciatore italiano a Teheran, uomo di grande cultura, e intenzionato a ricostruire il dialogo con Russia e Iran nelle grandi questioni internazionali.
L’elezione del cosiddetto outsider repubblicano è stato un primo passo importante pur con forti contraddizioni come tutti i movimenti di rottura (parziale) con un certo establishment. Ma in questi universi politici del resto esistono sotto culture decisamente antitetiche che camminano nella stessa direzione, vuoi per convenienza, vuoi per sintesi storica, e lo stesso è accaduto anche da noi, in Italia, con una coalizione che a differenza dell’amministrazione Trump prova a prendere il meglio del populismo di sinistra (le idee) e del populismo di destra (i principi).
Di Maio e Salvini
Tuttavia il rischio maggiore è che quei populismi invece di rompere un sistema non fanno altro che rinsaldarlo perciò è necessario lavorare alla loro strutturazione dall’interno per non lasciarlo nelle mani di chi vuole utilizzarlo in funzione anti-tedesca (e, di facciata, anti-europea). Se è vero che questa struttura sovranazionale, insieme ai suoi trattati, debba essere riformata o smantellata, è ancora più vero che il compito di chi fa “avanguardia culturale” sarà quello di far luce, spesso con riflessioni impopolari, affinché ci si confronti con un populismo ragionato capace di sfruttare conflittualità di interessi internazionali e spazi vuoti per ricostruire la sovranità di un’intera nazione. I presupposti ci sono tutti, ma guai a chiamarla “primavera”. Se in quelle arabe c’era Obama, in quella europea c’è lo zampino di Trump.
Fonte: Sebastiano Caputo
https://www.controinformazione.info/non-deve-essere-una-primavera-europea/#

Rotterdam - Disinformazione democratica

    Rotterdam - Disinformazione democratica Nei giorni scorsi tutte le televisioni (ad iniziare dal TG di SKY) e i giornali (e non soltanto...