giovedì 4 luglio 2019

BIBBIANO E’ ANCORA PIÙ GRAVE DI QUEL CHE SEMBRA



di Francesco Lamendola
Ciò che rivela l’inchiesta denominata Angeli e demoni in Val d’Enza e nel comune di Bibbiano, 10.000 abitanti, in quel di Reggio Emilia, è semplicemente orrendo; ma tutto lascia pensare che la realtà sia ancor più orribile di quel che finora è apparso, o si è intravisto. Non è solo un giro di favori illeciti, di conflitti d’interesse, di corruzione, di bustarelle, di quattrini. E non è solo una storia di convergenza e oscure complicità fra il mondo della politica, e cioè il Partito Democratico che, da quelle parti, è quasi un feudo, ed elementi deviati della pubblica amministrazione, oltretutto in un ambito così delicato come quello dei bambini in difficoltà. 
E non è neanche solo una turpe storia di violenza morale su bambini e contro le loro famiglie naturali, perpetrati da uomini e donne delle istituzioni e in nome di esse, con l’aggravante d’aver abusato di una legittimità medica e scientifica che era invece il frutto delle più riprovevoli falsificazioni e delle più aberranti violenze, mentali e psicologiche, sui piccoli indifesi. Tutto ciò sarebbe già abbastanza disgustoso, ignobile, intollerabile; ce ne sarebbe già a sufficienza per chieder l’istituzione d’una commissione d’inchiesta parlamentare, anche per verificare se esistono altre Bibbiano e altri sindaci distratti o compiacenti che permettono o che favoriscono pratiche analoghe nei loro comuni: atroce sospetto reso purtroppo legittimo dal fatto che nei comuni della Val d’Enza i bambini dati in affido erano zero nel 2015, 104 nel 2016, 110 nel 2017 e ben 92 solo nei primi sei mesi del 2018. Come i funghi nel bosco dopo la pioggia, verrebbe da dire, se si avesse la benché minima voglia di scherzare.

No, non c’è solamente questo, nella fogna scoperchiata dagli inquirenti emiliani, i quali si erano insospettiti per l’esplodere improvviso del fenomeno degli affidi minorili in un’area così ristretta, e dalla sua costante, inarrestabile progressione. Nelle carte della procura di Reggio Emilia si legge un’altra cosa ancora, oltre al fatto che il sindaco indagato era pienamente consapevole della totale illiceità del sistema di assistenza sociale che produceva tutte quelle pratiche di affido a persone che erano in rapporti di amicizia, o di intimità o d’interesse privato, con gli esperti del comune, comprese persone militanti in movimenti lgbt e che favorivano anche coppie omosessuali affidatarie o strutture di recupero nelle quali lavoravano anche i detti esperti. E quest’altra cosa, che sta scritta nero su bianco in quelle carte, è un ben preciso fattore ideologico.
In altre parole: quel che succedeva in Val d’Enza non era semplicemente malaffare, abuso di funzione pubblica e violenza sui minori; era ancor peggio: era il frutto di una ideologia mirante a delegittimare la famiglia formata da uomo e donna, per favorire le famiglie “alternative” e, in ogni caso, per favorire gli affidatari che erano legati, in un modo o nell’altro, all’ambiente della cultura lgbt, con tutte le sue pretese di lottare contro l’omofobia e di costruire una società più inclusiva, più giusta e più armoniosa. Quella galassia di attivisti, di piccole case editrici, di “volontari” che si recano nelle scuole a fare educazione sessuale, o nelle librerie a tenere pubbliche letture di favole nelle quali si inneggia all’inversione sessuale, tutti impegnati nella sacrosanta crociata contro l’intolleranza e egli stereotipi di genere. Quel mondo che da alcuni anni gode della viva simpatia di vasti settori della chiesa in uscita del signor Bergoglio, di monsignor Paglia e di monsignor Galantino, e nella quale spadroneggiano personaggi come il gesuita James Martin, schierati a tutto campo per la piena e gloriosa legittimazione della sodomia e del lesbismo nella santa romana Chiesa. Quel mondo che gode di vastissime e impalpabili protezioni, capaci d’innalzare un muro di gomma contro i pochi che, accorgendosi di qualcosa che non va, provano a denunciare gli abusi o a far presenti i loro fondati sospetti. Ora si viene a sapere, per esempio, che una certa psicologa si era insospettita per il modo di procedere di una struttura di accoglienza per bambini provenienti da famiglie difficili; che aveva fatto numerosi esposti e che non aveva mai ricevuto alcuna risposta; al contrario era stata oggetto di intimidazioni e minacce, fino a subire un tracollo psicofisico e cadere in depressione, lasciata sola da tutti.
Pertanto, è difficile dire se colpiscano di più il cinismo, l’arroganza e la brutalità degli orchi che rapivano con dei pretesti legali i bambini alle loro famiglie, che li seviziavano con scosse elettriche al cervello, che li sottoponevano a lugubri rituali per indurli a odiare e calunniare i loro genitori, e poi li affidavano a coppie di amici loro, anche omosessuali, anche di instabili, oppure la tonalità ideologica che s’intravede sotto la superficie melmosa: un disegno aberrante di delegittimazione e distruzione della famiglia per rimpiazzarla con l’ideologia dell’inversione sessuale eretta a sistema, con il ricatto ai genitori naturali (se critichi la coppia lesbica non rivedrai mai tuo figlio, prima dobbiamo rieducarti dall’omofobia: rassegnati, questo è l’indirizzo della magistratura ai nostri giorni), il disegno del rancore e dell’odio verso la normalità per esaltare l’anormalità, sulle orme di André Gide, il noto scrittore sodomita, Premio Nobel per la letteratura nel 1947, che esclamava istericamente: Famiglie, io vi odio, vi odio! Sono lo stesso risentimento, lo stesso odio e la stessa volontà di offendere i sentimenti e i valori altrui che colpiscono nelle ormai abituali sfilate dei Gay Pride, sovvenzionate dalle pubbliche amministrazioni e da molte università (evidentemente, quali impagabili eventi culturali) e ormai certe della benevola neutralità della chiesa in uscita di Bergoglio, se non, molto spesso, qualche cosa di più: l’aperta condanna di quelle misere espressioni di ottusità e di chiusura che sono le preghiere di riparazione di certi cattolici rimasti indietro col calendario.
Ecco: la rete di malaffare e connivenza gay che traspare dalla terribile vicenda di Bibbiano, e che ricorda fin troppo la vicenda del Forteto, a sua volta erede morale della gloriosa Barbiana di un certo don Milani, offre scoraggianti spunti di riflessione a chi la consideri non come un caso isolato ed eccezionale, ma come la più coerente punta avanzata di una certa contro-cultura oggi avanzante a passo trionfale, ossequiata e riverita dalla cultura ufficiale, dalla politica e dalla chiesa. Il tutto nel silenzio fragoroso di chi dovrebbe parlare, e mentre i mass-media già si danno da fare per minimizzare, banalizzare, ovattare e far scordare al più preso l’intera vicenda, magari spostando i riflettori, in maniera plateale e ossessiva, sulla vicenda di una banale figlia di miliardari tedeschi che, per placare i suoi sensi di colpa e la sua noia esistenziale, se va su e giù per il Mediterraneo a imbarcare carne umana e trasbordarla dall’Africa in Italia, anche disprezzando la sovranità del nostro Stato e speronando intenzionalmente una unità della Guardia di Finanza (ma con l’assoluzione e la benedizione della solita magistrata progressista che la proscioglie dalle accuse, riconoscendole il diritto/dovere di aver agito per salvare la vita dei naufraghi (quali naufraghi? e quale pericolo di vita, in nome di Dio?).
Questo silenzio, questa capacità di addomesticare tutti i media, questa scarsa reattività dell’opinione pubblica, che avrebbe dovuto indignarsi e scendere in strada coi forconi, visto che ormai due genitori non sono più sicuri di nulla, neanche di vedere lo Stato che si prende i loro figli e se li porta via per sempre, dopo averli accusati dei comportamenti più infamanti, sono un sinistro segnale per lo stato di salute di tutta la nostra società. Indicano che tutti gli organi dello Stato sono soggetti a un potere occulto e terribile, o pesantemente infiltrati da esso; e che tutti i settori della società civile si stanno scollando, stanno perdendo ogni sana funzione di vigilanza e di controllo sulle possibili deviazioni istituzionali. I partiti, i sindacati, la chiesa (la famosa chiesa in uscita, che qui brilla per la sua assenza e il suo tombale silenzio), la scuola, le forze dell’ordine, i genitori in quanto categoria, dov’erano, cosa hanno fatto in questi ultimi anni? Se in un consorzio di piccoli comuni può accadere che, di colpo, centinaia di bambini vengano sottratti alle loro famiglie e dati in affido (a pagamento, si badi bene), e dati in affido nelle modalità più strane e alle persone più strane, perfino a coppie che già si erano segnalate per instabilità genitoriale, senza che nessuno noti la cosa, senza che nessuno o quasi nessuno s’insospettisca, senza che il sindaco si faccia due domande, senza che il prete raccolga qualche confidenza e ne parli ai carabinieri, o almeno al suo vescovo: ebbene, ciò vuol dire che siamo davvero maturi per il crollo. Altro che calo demografico e crollo delle nascite, come puntualmente certificato dall’ultimo censimento ufficiale. Una delle ragioni per cui gli italiani non fanno più figli è, senza dubbio, anche il clima morale che si è creato in questi ultimi tempi: un clima d’incertezza, d’indifferenza, di rassegnazione, di stanchezza, di perdita di ogni riferimento e di ogni senso del diritto e della verità. La storia di Hansel e Gretel diventa realtà, e gli orchi ci speculano sopra, nel silenzio generale.
La gente, intanto, si appassiona alla bella impresa di una sciocca ragazza tedesca che si presta a un attacco politico contro il governo italiano democraticamente eletto, dietro il comodo paravento di un supposto dovere umanitario e trova un magistrato compiacente che le dà ragione, incredibilmente, intollerabilmente. Quindi torniamo al problema della magistratura: una magistratura ormai da tempo fuori controllo, che non accetta alcun limite e alcuna forma di vigilanza sopra di sé, anche se vicende come quella di Palamara a Roma mostrano fino a che punto le procure siano ormai messe all’asta e la giustizia finisca sotto i piedi di persone ambiziose e senza scrupoli. Si comporta sempre più come una corporazione d’intoccabili, che pretende di sostituirsi alla politica, di fare lei in prima persona la politica interna e anche quella estera, di porre sotto inchiesta ministri e forze dell’ordine, invocando ogni volta la separazione dei poteri per rivendicare la propria completa autonomia, senza però rispettare l’autonomia degli altri poteri dello Stato. E, soprattutto, infischiandosene di tutto cuore di ciò che pensano i cittadini, offesi e indignati dalla incomprensibilità di tante, di troppe sentenze, nelle quali la parte debole sembra essere sempre una soltanto, non in base all’evidenza delle cose, ma in base al pregiudizio ideologico dei tantissimi magistrati militanti di sinistra che fanno il bello e il cattivo, insindacabilmente.
Diciamolo chiaramente: questa magistratura, che è sempre pronta a invocare le attenuanti per chi viola la legge da una certa parte ideologica, mentre non trova niente da eccepire sul rapimento legalizzato di bambini perpetrato per anni e in maniera massiccia e sistematica, se perpetrato dai suoi amici di quella stessa parte, non ci rappresenta; non le riconosciamo alcuna legittimità; proviamo anzi nei suoi confronti la massima disistima e la massima indignazione. E come un medico che, per colpevole trascuratezza, causa la morte del paziente, o come il poliziotto che, per abuso della sua uniforme, maltratta e sevizia un arrestato, così un giudice che sbaglia clamorosamente la sentenza, provoca un grave danno alla società rimettendo a piede libero un pericoloso delinquente, e causa un danno morale ancor più grande, se possibile, deprimendo il senso di giustizia di tutti i cittadini e la loro fiducia negli uomini di legge, dovrebbe esser chiamato a rispondere di quella sentenza e dovrebbe pagare un congruo risarcimento in prima persona, oltre alle eventuali conseguenze penali che si possono ravvisare nel suo operato. Ma chi potrà mai risarcire adeguatamente un padre e una madre i quali si son visti portar via il figlio e darlo in affido a un’altra famiglia, magari cinque o dieci anni fa, ingiustamente e con grave offesa alla loro personale rispettabilità? Chi potrà mai restituire ad essi ciò che hanno perduto: veder crescere i figli sotto i loro occhi, e tutti i bei momenti che avrebbero potuto vivere insieme?
È bene che nessuno s’illuda. Le lobby gay, potentissime sia nella società civile che dentro la chiesa, non si accontentano più di veder riconosciuti i diritti delle persone omofile: dalla parificazione della sodomia alla relazione fra uomo e donna sono passati alla fase successiva, l’attacco senza quartiere contro la famiglia, col supporto di tutto il mondo progressista e nel silenzio assordante di tutti quegli intellettuali, tipo Fazio e Saviano, che sono sempre lì a pontificare sui diritti dei lontani, dei diversi, dei migranti e degli invertiti, ma su vicende come quella di Bibbiano non si degnano di spendere una sola parola.
Stiamo andando a grandi passi verso un totalitarismo ideologico e materiale che non ha precedenti nella storia e il nostro Paese, ancora una volta, ne è un laboratorio privilegiato. Gli stessi giudici che trovano legittimo che un cittadino straniero infranga la legge per favorire scafisti e falsi profughi, trovano giusto togliere con disinvoltura i figli ai loro genitori, sulla base di segnalazioni di esperti che non si son presi neanche il disturbo di entrare in quelle case, giudicandole fatiscenti dall’esterno. Sia l’immigrazionismo sia l’omosessualismo sono espressioni di un odio di sé, della propria civiltà, che stiamo coltivando da tempo. La Chiesa ha fatto la sua scelta di campo: sta dalla parte di chi viola le leggi, di chi arriva clandestinamente, di chi occupa le case, di chi non paga le bollette di chi spaccia e delinque (ricordate quel don Biancalani che difendeva perfino quel suo ospite africano beccato a spacciar droga dopo ave fatto domanda d’asilo per ragioni umanitarie? Quello che mette sulla porta della sua chiesa il cartello: Vietato l’ingresso ai razzisti?). E quell’odio di sé viene filtrato dalle lenti deformanti dell’ideologia del Progresso. In Africa c’è la povertà: facciamo venir qui tutti gli africani, noi che siamo ricchi! Quella casa è brutta e i genitori sono rozzi e ignoranti: togliamo loro i figli e mandiamoli da una famiglia come si deve! Il mondo deve essere prefetto e tutti devono essere felici! E intanto, imponiamo la bontà per legge…
Fonte: Accademia Nuova Italia

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