venerdì 17 luglio 2015

'Matteo Renzi ha commesso un gravissimo errore economico'


L'accusa è del quotidiano finanziario Business Insider, che titola a caratteri cubitali: "Matteo Renzi is making a huge mistake in Italy". Ovvero: Renzi sta commettendo un gravissimo errore.

Il premier, scrive il quotidiano, è salito al potere in Italia promettendo di riformare l'economia stagnante del paese. In che modo? migliorando le opportunità di lavoro per i giovani (l'Italia ha una disoccupazione giovanile che supera il 40%). Renzi si è impegnato a frenare il debito crescente del paese, legandolo alla crescita del PIL.

Ma Renzi, si chiede ancora il giornalista, come ha portato avanti questo obiettivo? Sta qui, secondo il quotidiano britannico, il gravissimo errore commesso dal Governo italiano. Renzi ha infatti tagliato gli investimenti, lasciando invariata la spesa pubblica. Questo significa che, non essendoci più risorse da investire, non ci potrà essere crescita.

Quanto detto dal giornalista è riassunto nel grafico seguente. La spesa per gli investimenti è stata tagliata, ma non la spesa pubblica.

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http://www.tzetze.it/redazione/2015/02/matteo_renzi_ha_commesso_un_gravissimo_errore_economico/index.html

Rai, regali ai vip da 2,5 milioni: e spunta un quadro per Napolitano



Tanto il canone lo pagano i cittadini, e allora via coi regali. Come spiega Libero, la Rai dal 1003 al 2011 ha speso quasi 2,5 milioni di euro in regali a 50 mila VIP e dirigenti:

"Orecchini e orologi, foulard e coperte, spille, agende, stoffe preziose, pen drive e Montblanc: in 8 anni la Rai ha speso qualcosa come due milioni 429mila euro per acquistare oltre 50mila doni da regalare a dirigenti e vip per le più svariate ragioni. Un esborso enorme di denaro pubblico perpetrato nel tempo (2003-2011) che ha visto punire un solo dipendente: Alfonso Greco, 55 anni, responsabile dell' ufficio che gestiva premi e omaggi della Rai. La sua storia la racconta Antonello Caporale sul Fatto Quotidiano. Greco è stato licenziato il 28 ottobre 2013 dall'azienda per non aver conservato bene, inventariato bene, soprattutto tracciato bene il percorso di tutte quelle regalie; ha presentato domanda di reintegro, ma è stata respinta. "Ho portato al giudice tre faldoni di carte, migliaia di documenti, ogni contratto, tutte le forniture nella speranza di rendere trasparente il mio operato, pulita la mia coscienza", si difende Greco con il Fatto. "Io non potevo sindacare le destinazioni, non sapevo i nomi degli utilizzatori finali. Rispondevo solamente alle necessità che le direzioni avanzavano". I faldoni hanno intasato le già zeppe aule del tribunale di Roma: la loro presenza è risultata inutile per Greco ma stanno facendo luce sulle dimensioni di questo traffico di regali per i quali era stato addirittura creato uno showroom dove le segretarie dei direttori andavano a scegliere tra i trecento articoli messi a disposizione".

E tra i tanti regali c'è anche uno destinato all'ormai ex Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, un dipinto da 17.000€:

"La memoria di Greco, pubblicata da Caporale, racconta che nel 2005, la Rai diretta da Flavio Cattaneo spese un milione e 454 mila euro per l'oggettistica. Nel 2006, era direttore Claudio Cappon, la somma si ridusse a a 416 mila euro, tre volte in meno dell'anno precedente ma quaranta volte in più del 2013, quando la crisi sgonfiò il portafogli di tutti e anche i doni ne fanno le spese. Nel 2006 il presidente della Rai è Claudio Petruccioli, parlamentare di lungo corso, riformista e comunista. Il 25 ottobre di quell'anno, racconta Caporale, durante un concerto all' auditorium della Rai di Torino, nell' ambito delle celebrazioni per la Giornata Internazionale dell' Onu Petruccioli decise di regalare al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano "Il Quirinale sotto la neve", un dipinto del pittore russo P.J Potchek del 1907. Lo avevano scovato dall'antiquario romano Carlo Eleuteri. La Rai pagò il dipinto diciassettemila euro. La tela rappresenta una inconsueta immagine della cosiddetta "Manica Lunga" del Quirinale sotto la neve, e proviene dalla collezione di Maria Beatrice di Savoia e reca il timbro dell'archivio Savoia".

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fonte http://www.tzetze.it/

giovedì 16 luglio 2015

Poveri 4 milioni di italiani. Caritas: le parole non bastano più



Nel 2014, 1 milione 470 mila famiglie, per un totale di 4 milioni di persone, risultano in condizione di povertà assoluta in Italia. Lo riferisce l’Istat. Dopo due anni consecutivi di crescita, tuttavia, nel 2014 i dati sono rimasti stabili. Al microfono , il commento di Francesco Marsico, responsabile area nazionale della Caritas italiana:

R. – La prima considerazione da fare è questa: la crisi economica, che tutti noi speriamo sia finalmente agli sgoccioli, ha creato una percentuale di famiglie in condizioni di povertà che rischia di essere stabile. C’è una tendenza nel nostro Paese alla creazione di una condizione di ceti popolari che hanno un problema significativo, se non enorme, di ristrettezze economiche, di poco reddito. Il vero nodo è che queste condizioni incidono sul futuro soprattutto delle classi più giovani del nostro Paese, in termini di rischi di dispersione scolastica, e chiaramente riducono l’occupabilità e la possibilità di un futuro personale familiare sereno per quote significative di popolazione.

D. – Il Sud è ancora indietro, perché l’indice di povertà al Sud è quasi doppio rispetto a quello del Nord…

R. – Questo è l’altro nodo: evidentemente questa crisi economica ha inciso profondamente anche al Sud. Quindi c’è un dato strutturale: che evidentemente questa questione non si è mai “risolta”. E alcuni fenomeni, come la povertà, da una parte, e il minore sviluppo economico, dall’altra, purtroppo non sono risolvibili solo con la buona volontà o con i discorsi: c’è bisogno di politiche e di politiche verificabili. Lo Svimez ha parlato di “rischio desertificazione” per il Sud: vale a dire l’assenza, la rarefazione, di risorse innanzitutto culturali e sociali che possano rimettere in piedi queste regioni…

D. – Quali sono, secondo Caritas italiana, le soluzioni?

R. – La parola “soluzione” è molto impegnativa… Io dico quali sono le linee di tendenza per una possibile fuoriuscita. Innnazitutto, una misura nazionale di contrasto alla povertà - che noi stiamo portando avanti come lavoro culturale e sociale con l’Alleanza contro la povertà insieme a forze sindacali e sociali - vale a dire una misura universale per tutto il Paese che possa dare un sostegno, un reddito, per l’inclusione sociale delle famiglie che cadono in povertà. Ma ciò vuol dire, accanto a questo, territori che si fanno carico delle famiglie: non solo reddito, ma trovare tutte le possibilità di sostegno alle famiglie. Questo vuol dire figli che riescono effettivamente ad andare a scuola, genitori che possono essere riqualificati sul lavoro, e soprattutto genitori che si pongono la domanda del come creare nuovi fattori di sviluppo economico territoriale. Ovviamente questo interroga anche le comunità cristiane: queste sono grandi luoghi di inclusione sociale e di possibilità di relazione con le persone. Non lasciare le persone povere sole, non isolarle, dargli speranza, e soprattutto dargli non soltanto un aiuto, ma la possibilità di costruire un futuro differente. Questa è una responsabilità non soltanto delle istituzioni - anche se principalmente è delle istituzioni - ma anche di ogni persona che crede nella Costituzione italiana. E - mi faccia dire - per noi cristiani, che crede in una parola che è il Vangelo, cioè speranza, per una prospettiva differente sia sul piano personale sia su quello collettivo, e un orientamento che non guarda soltanto a questo tempo, ma a un tempo futuro da costruire.



Fonte Radio Vaticana

M.G. Lince Fenice marilinalince.blogspot.com



Giappone rafforza ruolo militare nel mondo, proteste nel Paese




La Camera Bassa giapponese ha approvato una legge che consentirà alle truppe di combattere all’estero non più solo per difesa nazionale, ma anche in aiuto a nazioni amiche. Per il via libera definitivo bisogna attendere il verdetto della Camera Alta, ma nel Paese già infuriano le polemiche. Si tratta di un sovvertimento della Carta costituzionale nipponica, nata 70 anni fa con una forte impronta non interventista? Roberta Barbi lo ha chiesto al prof. Giovanni Battista Andornino, docente di Relazioni internazionali dell’Asia Orientale presso l’Università di Torino:

R. – Finora il Giappone ha avuto una Costituzione in cui un articolo specifico - il numero 9 - implica che le sue forze armate non possono intervenire in teatri internazionali di conflitto, ma possono soltanto essere ospitate a livello minimale nazionale per difendere il territorio nazionale. Questo articolo non è stato modificato, ma è stato reinterpretato dal governo in un’ottica “estensiva”.

D. – Ci sono già state molte proteste popolari - l’opposizione ha abbandonato l’Aula durante il voto - si contesta a questa legge di essere in contrasto con una Carta costituzionale che contiene una rinuncia perpetua alla forza…

R. – Tradizionalmente questo articolo numero 9 che viene enunciato in termini abbastanza non equivoci, e che in realtà dispone la rinuncia all’utilizzo della forza se non per motivi di autodifesa, è stato interpretato dal governo in senso “restrittivo” e quindi sostanzialmente deve esserci qualcuno che insidia la sovranità giapponese. Questo governo - ed è il motivo appunto di contesa - ha scelto una strada non di revisione costituzionale, pienamente legittima, che però avrebbe implicato vari passaggi parlamentari e anche una consultazione popolare, ma ha scelto la strada della reinterpretazione autonoma del dettato costituzionale. La maggioranza di governo è estesa, è ampia, quindi può operare anche se la Camera Alta, che ancora si deve pronunciare, dovesse esprimersi negativamente. Ci si può attendere che nell’arco dei prossimi 70 giorni la Camera Bassa, anche trovandosi di fronte a un no della Camera Alta, possa riconfermare i due dispositivi legislativi e, in questo modo, forzarne l’applicazione.

D. – Quindi se approvata anche dalla Camera Alta presto potremo vedere il Giappone combattere all’estero per la prima volta da 70 anni?

R. – Io penso che lo vedremo progressivamente, però penso per esempio al supporto logistico. Il punto non è che il Giappone non lo abbia mai fatto in assoluto, è già avvenuto. Il punto è che questo dispositivo legislativo in via di approvazione prevede che non sarà più necessario, volta per volta, che il Parlamento si esprima su un intervento.

D. – La Costituzione nipponica era stata in parte imposta dagli americani al termine della Seconda Guerra Mondiale, almeno sul tema dell’azione militare. Ora invece il Giappone potrà intervenire accanto agli Stati Uniti, o ad altri Paesi amici, in caso di minaccia diretta…

R. – Il punto è stato ben colto dal primo ministro Shinzo Abe quando ha spiegato e illustrato il progetto di legge dicendo che le condizioni ambientali in cui il Giappone si trova adesso nella regione e nel mondo sono profondamente diverse rispetto a quelle di 70 anni fa, quando finiva la guerra nel Pacifico. In questa situazione occorre che l’apparato legislativo e gli strumenti del governo giapponese siano all’altezza delle nuove sfide. Ci troviamo in una situazione un poco paradossale: gli Stati Uniti hanno scritto una Costituzione pacifista e oggi sono i primi a rallegrarsi di questi dispositivi che vengono approvati; la società giapponese è, invece, quella che punta con forza ad accendere la natura pacifista della Costituzione e quindi della politica estera giapponese.

D. – Il Paese risente del peso politico e militare della Cina, poi c’è lo sviluppo missilistico della vicina Corea del Nord: sono tra le motivazioni per cui si è giunti a questo provvedimento?

R. – Senza nessun dubbio. In realtà questo provvedimento è in via di approvazione, ma segue un lungo dibattito che è in atto da tempo in Giappone, che si è tradotto in svariate prese di posizione di questo governo e dei precedenti e in tutti questi casi non si è fatto mistero che la postura anche di difesa delle cosiddette “forze di autodifesa giapponesi” è una postura che va sempre meno a esporsi lungo in confini tradizionalmente critici - quelli per esempio con l’ex Unione sovietica al nord - e sempre di più si ri-orienta verso teatri orientali e sudorientali dove chiaramente è tangibile la presenza crescente della Cina.

D. – L’economia giapponese non è più florida come un tempo: ci sarà la copertura finanziaria per questa legge che rischia di compromettere l’immagine del premier, Abe?

R. – Questo è un procedimento legislativo “tossico” dal punto di vista politico e si inserisce anche in un contesto non facile perché il governo dovrà affrontare alcuni passaggi delicati: uno relativo al discorso che Shinzo Abe stesso dovrà fare per i 60 anni della fine della guerra, poi c’è la questione legata alle basi americane del territorio giapponese, un’altra è la riattivazione del reattore nucleare … Insomma, ha la necessità che questa legislazione passi il più in fretta possibile. Le risorse finanziarie sono un tema che viene toccato ma è la tossicità politica della scelta che viene messa in luce, più che non la sostenibilità economica.


Fonte Radio Vaticana

M.G.Lince Fenice  marilinalince.blogspot.com




Eurogruppo: via libera a salvataggio Atene dopo sì del parlamento greco



Via libera dell'Eurogruppo al terzo salvataggio finanziario della Grecia, dopo il sì - la scorsa notte - del Parlamento di Atene al primo pacchetto di riforme concordate dal premier Tsipras a Bruxelles per ottenere nuovi aiuti dai partner europei ed evitare l’uscita dall’Euro. Il voto favorevole è costato però la spaccatura del partito di governo Syriza, mentre la popolazione è scesa in piazza per contestare le misure di austerità imposte dai creditori. Il servizio :

Una notte drammatica per il premier Tsipras, per la tenuta del suo governo e per la Grecia tutta, spaccata sul Piano di Riforme, approvato oltre lo scadenza della mezzanotte fissata come termine ultimo da Bruxelles a garanzia di quanto pattuito, in cambio di 86 miliardi di nuovi aiuti dai partner europei. 249 i voti a favore alle misure di austerità, ben oltre i 151 necessari, grazie al supporto delle opposizioni al governo di Atene, il primo - ricordiamo - di estrema sinistra nella storia dell’Unione Europea, che esce spaccato da questa seduta, con ben 34 deputati - su 149 del partito Syriza del premier - che hanno detto no al Piano, mentre altri 6 si sono astenuti. Eppure Tsipras si era appellato all’unità della sua maggioranza: “senza il vostro sostegno nel voto di stasera - aveva detto – sarà difficile per me restare alla guida del governo”, su cui ora pesa dunque una grande incognita. “Ho fatto una scelta di responsabilità e di dignità”, ha cosi difeso Tsipras l’accordo stretto con i creditori, che a Bruxelles sono al lavoro per un prestito ponte per il fabbisogno immediato del Paese e la riapertura delle sue banche. Una strada ancora tutta in salita e sconosciuta da percorrere per la Grecia.



Ma quali scenari si aprono in Grecia nel giorno forse più difficile sul per il suo premier, che sarebbe già al lavoro per un rimpasto di governo? Lo abbiamo chiesto al prof. Carlo Altomonte, docente di Politica economica europea, all’Università Bocconi di Milano:

R. – La Grecia ha avuto questo programma di aiuti rinnovato dal Consiglio europeo, sicuramente a condizioni forse più dure di quelle originariamente previste, però – mi faccia sottolineare – non più dure dal punto di vista dell’austerità finanziaria, questo è un errore, ma più dure dal punto di vista del controllo dei governi sul pacchetto di riforme che il governo di Atene dovrà fare.

D. – Si resta però perplessi quanto sentiamo che il ministro delle finanze tedesche, Schäuble, ancora oggi ha commentato che un’uscita temporanea dall’euro sarebbe per la Grecia la via migliore, ed ha aggiunto che un taglio del debito greco è inconciliabile con l’appartenenza all’Unione Europea. Come dire che siamo al punto di partenza dei negoziati?

R. – Schäuble ha la sua visione che evidentemente sta diventando una visione – purtroppo, diciamo – prevalente anche nel Parlamento tedesco. Schäuble pensa che solo i Paesi che siano in grado di rispettare un certo tipo di ortodossia finanziaria possano stare nella moneta unica. Schäuble è un convinto europeista, a modo suo. E quindi ritiene che la Grecia stia meglio fuori dalla moneta unica – ovviamente, che stia in Europa ma fuori dalla moneta unica – piuttosto che dentro. Detto questo, è vero che attualmente i trattati non consentono il finanziamento dei debiti tra uno Stato e l’altro. Però, un conto è dire che il debito non viene ridotto nel suo valore nominale, un conto è dire che la scadenza del debito e gli interessi che i greci pagheranno sul debito non possano essere rivisti in termini ancora più favorevoli.

D. – Se è vero, però, che le politiche di austerità imposte dalla Troika hanno impoverito la Grecia, perché non mettere sotto accusa proprio la Troika, specie il Fondo Monetario Internazionale, che in passato ha avuto esperienze fallimentari nelle politiche di austerità imposte in molti Paesi in via di sviluppo? Ecco, perché non si apre anche un dibattito su questo?

R. – Sono il primo a pensare che con la Grecia abbiamo fatto tanti errori, che abbiamo imposto al Paese un programma di austerità che il Paese non era in grado di sostenere, come si è visto nei risultati fallimentari che il programma di riforme ha avuto in Grecia dal 2010 fino al 2012-2013. Però, ricordiamoci anche che nel 2014 la Grecia stava iniziando a crescere: avrebbe segnato l’1,5% di crescita e nel 2015 i numeri erano ancora più positivi. Nel 2014 la Grecia aveva un avanzo primario di bilancio e aveva anche una crescita nelle esportazioni. Perché, alla fine, dopo una ricetta che – ripeto – è stata sicuramente più dura di quella che sarebbe stato legittimo somministrare al Paese, comunque la Grecia stava svoltando. Dopodiché è arrivato il nuovo governo ed ha cambiato le carte in tavola e la Grecia – ahimé! – si ritrova al punto di partenza, se non addirittura peggio. Il programma varato domenica è un programma che dice ai greci: dovete essere in grado di pagare il prestito che vi stiamo facendo, dovete piantarla di essere il Paese con la fiscalità più generosa d’Europa, perché tollerate troppe evasioni; inoltre avete le pensioni a 55 anni, avete i lavori usuranti, tra i quali ci sono anche i parrucchieri, eccetera eccetera. Quindi, si dice: “Noi diamo i soldi ma voi vi allineate agli standard di spesa pubblica riformata di tutti i Paesi europei, e partendo da qui fate una serie di altre riforme che vi consentano di riprendere la crescita, dopodiché siamo anche pronti a discutere una rimodulazione del debito”. Perché l’alternativa è che domani i greci non abbiano i soldi per le pensioni, per gli stipendi, per le medicine; con questo programma invece ce li hanno.

D. – L’importante, però, è che su questi Piani calati dall’alto sulle popolazioni ci sia anche un controllo ed un adeguamento, laddove non funzionino …

R. – Sono d’accordo con lei sul fatto che ovviamente – e il programma lo prevede – ci sia una revisione a brevissimo del programma di aiuti; io penso che già alla fine di settembre ci sarà una prima revisione. Anche perché a questa conclusione positiva della prima revisione del programma di aiuti è anche legata la discussione sulla moratoria del debito. Quindi i greci avranno tutto l’interesse a far bene nei primi mesi e poi riaprire il dibattito per valutare se sia possibile estendere la scadenza del debito. Forse la Grecia può essere l’esperimento attraverso il quale l’Europa impari a gestire le difficoltà di un suo Stato membro, aggirando in parte le regole strette che abbiamo e che ci impediscono di farlo. Se invece ci ostineremo, e se il piano non dovesse funzionare – e potrebbe non funzionare – a propinare alla Grecia la solita ricetta, a quel punto l’Europa avrà fallito ma evidentemente a quel punto, di nuovo, la Grecia sarà stata un laboratorio, perché non ci fermiamo lì. Ovviamente, dopo la Grecia arriverà la Spagna e arriveranno altri Paesi.


Fonte Radio Vaicana

M.G. Lince Fenice marilinalince.blogspot.com





Pubblicati i bilanci di Santa Sede e Governatorato



Il bilancio consolidato della Santa Sede per il 2014 indica un deficit di 25,621 milioni di euro, mentre il bilancio del Governatorato evidenzia un avanzo di 63,519 milioni di euro: è quanto riporta un comunicato pubblicato dalla Sala Stampa vaticana.

In occasione dell’ultima riunione del Consiglio per l'Economia lo scorso 14 luglio 2015 – riferisce il comunicato - il Cardinale Pell e lo staff della Segreteria per l'Economia hanno presentato il Bilancio Consolidato della Santa Sede e il Bilancio del Governatorato. Entrambi i bilanci sono stati preparati dalla Prefettura degli Affari Economici, e esaminati e verificati dalla Segreteria, dall’Audit Committee e dal revisore esterno. È stato osservato come il 2014 sia stato un anno di transizione verso le nuove Politiche di Financial Management basate sui Principi Contabili Internazionali per il settore pubblico (IPSAS). I Bilanci 2014 sono stati preparati sulla base dei precedenti principi contabili e del precedente perimetro di consolidamento (che comprende 64 Enti della Santa Sede). Ai responsabili è stato comunque chiesto di includere tutte le attività e passività e di fornire adeguata garanzia di completezza e accuratezza. Nel contesto del lavoro realizzato con il revisore esterno, è stata richiesta conferma dei saldi alle terze parti, in linea con le normali prassi di revisione, in modo che tutti gli importi potessero essere verificati in modo indipendente. Per includere tutte le attività e passività nei saldi di fine anno e prepararsi per le nuove Politiche, è stato necessario effettuare una serie di scritture contabili, che rendono difficile il confronto diretto con i dati del 2013. Dove necessario, i principali dati di confronto sono stati forniti al Consiglio.

Il percorso di transizione verso le nuove Politiche – si legge nel comunicato - sta procedendo bene e la Segreteria ha potuto fornire un quadro molto positivo di interesse e cooperazione da parte dei diversi Enti. I Bilanci 2014 sono il frutto di una enorme quantità di lavoro da parte del personale di molti Enti della Santa Sede, in particolare della Prefettura degli Affari Economici e della Segreteria per l’Economia, ed i membri del Consiglio hanno espresso la loro gratitudine tanto per il lavoro rigoroso e professionale, come per il forte impegno profuso nell’implementazione delle riforme finanziarie approvate dal Santo Padre.

Il Bilancio 2014 della Santa Sede indica un deficit di 25,621 migliaia di Euro, molto vicino al deficit di 24.471 migliaia registrato nel 2013. Applicando anche ai risultati 2013 gli stessi trattamenti contabili utilizzati per il 2014, il deficit 2013 sarebbe stato di 37.209 migliaia di Euro, con un miglioramento dunque nel 2014 in gran parte riconducibile ai favorevoli investimenti condotti dalla Santa Sede. Le principali entrate del 2014, oltre agli investimenti, includono i contributi fatti secondo il Canone 1271 del Codice di Diritto Canonico (21 milioni di Euro) e il contributo dell’Istituto per le Opere di Religione (50 milioni di Euro).

Il Patrimonio Netto si è incrementato di 939 milioni di Euro, in conseguenza di aggiustamenti fatti per includere tutte le attività e passività nei bilanci di chiusura del 2014. Per gli Enti inclusi nel perimetro di consolidamento, le attività precedentemente gestite fuori bilancio ammontavano a 1.114 milioni di Euro, mentre le passività erano pari a 222 milioni. Mentre la situazione patrimoniale del Fondo Pensioni non trova riflesso nel Bilancio, nel Bilancio stesso è stato riportato che al nuovo Consiglio del Fondo Pensioni sarà richiesto di preparare un aggiornamento sulla situazione.

Come negli anni precedenti, la spesa più significativa inclusa nel Bilancio della Santa Sede è il costo del personale (126,6 milioni di Euro), con 2.880 dipendenti distribuiti tra le 64 Enti inclusi nel perimetro di consolidamento.

Il Bilancio 2014 del Governatorato evidenzia un avanzo di 63.519 migliaia di Euro con un miglioramento significativo rispetto al 2013 (33.042 migliaia di Euro), in gran parte dovuto alle significative entrate ricorrenti derivanti dalle attività culturali (specialmente i Musei) e ad investimenti favorevoli. Il Patrimonio Netto si è incrementato di 63,5 milioni di Euro, e non è stato necessario effettuare alcun aggiustamento alle attività o alle passività nel bilancio di chiusura 2014. Il Bilancio indica che il personale complessivo del Governatorato ammonta a 1.930 unità. Successivamente alla riunione del Consiglio per l’Economia, la Segreteria per l'Economia è stata informata che il revisore esterno ha confermato il rilascio di una relazione di revisione favorevole (clear audit certificate) per il Bilancio della Santa Sede e del Governatorato.

Al Consiglio – riferisce il comunicato - è stato inoltre fornito un aggiornamento sul budget 2015. I budget sono stati preparati secondo le nuove Politiche di Financial Management, approvate l'anno scorso dal Santo Padre. Il Consiglio a fine maggio scorso ha ricevuto una proposta di budget dettagliata redatta dalla Segreteria. La proposta evidenziava le attività pianificate, nonché le entrate e le spese previste per il 2015 e includeva raccomandazioni specifiche per ciascuno dei 136 Enti che figurano nell'elenco, come approvato dal Santo Padre, che sono soggetti al controllo e alla vigilanza del Consiglio e della Segreteria. I budget indicano che è probabile che i deficit registrati in questi ultimi anni continuino anche nel 2015. Mentre si stanno facendo rapidi progressi nell'attuazione delle riforme richieste dal Santo Padre, il passaggio completo agli IPSAS richiederà probabilmente qualche anno. I budget 2015 ed i bilanci 2015 ne costituiscono il primo importante passo. A partire dal 2015, il Bilancio Consolidato della Santa Sede includerà le nuove pratiche ed i nuovi Enti, come richiesto nel quadro delle nuove Politiche di Financial Management e delle norme IPSAS.


Fonte Radio Vaticana




Nuova straordinaria particella scoperta al Cern: il pentaquark

Nelle stesse ore in cui New Horizons sorvolava Plutone, il Cern ha comunicato un altro grande successo della scienza: la scoperta del pentaquark, una particella inseguita dai fisici per oltre 50 anni. Lo studio è stato descritto su arXiv.org e l’articolo è stato presentato alla rivista Physical Review Letters. Il risultato è stato ottenuto al Cern di Ginevra grazie all’acceleratore Large Hadron Collider (Lhc), dall’esperimento Lhcb, nel quale l’Italia partecipa con l’Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn).



La «forza forte»

Di norma la materia è formata da gruppi di due oppure di tre quark. La presenza di gruppi composti da 4-5 quark era stata predetta negli anni Sessanta, ma mai riscontrata negli esperimenti. Il tetraquark era stato confermato nel 2013, il pentaquark mai. La scoperta attuale permette di conoscere meglio la strutturadella materia, in particolare la «forza forte» che tiene unite le particelle nel nucleo degli atomi. «Con il pentaquark speriamo di convincere il mondo della scienza dell’esistenza di una nuova serie di particelle subnucleari, che ci daranno informazioni cruciali sulle misteriose interazioni forti», ha osservato Luciano Maiani, pioniere dello studio dei quark.





Il pentaquark «non è soltanto una nuova particella», ha spiegato Alessandro Cardini, responsabile dell’esperimento Lhcb (Large Hadron Collider Beauty) che ha come scopo la misurazione del quark beauty e la violazione della simmetria CP. È infatti un nuovo modo in cui i quark «possono combinarsi tra loro, in uno schema mai osservato prima in oltre 50 anni di ricerche». Avere visto queste particelle, ha aggiunto, permette ora di saperne di più «sui componenti della materia di cui siamo fatti noi e tutto ciò che ci circonda».



Scoperta per caso

Consentirà di saperne di più sulla «forza forte» che tiene unite le particelle nel nucleo degli atomi e sui componenti della materia«Non stavamo cercando proprio il pentaquark», ha ammesso Patrick Koppenburg, coordinatore di fisica dell’Lhc. «Ci siamo un po’ inciampati sopra». La comprensione della struttura della materia è stata rivoluzionata nel 1964, quando il fisico americano Murray Gell-Mann ha proposto la teoria sulla struttura della materia secondo cui le particelle che formano il nucleo dell’atomo (protoni e neutroni) sono composte da tre quark, ma ammette l’esistenza di particelle composte da più quark, come il pentaquark.
Sicurezza

In passato gli scienziati avevano annunciato la scoperta del pentaquark, salvo poi ritornare sui propri passi. Ora al Cern sono più che sicuri: il margine di errore, infatti, è nella categoria «10 sigma», cioè esiste una sola possibilità su 10 elevato alla 22ma potenza che si tratti di una fluttuazione statistica.




Fonte : Corriere della Sera Scienze

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