martedì 15 dicembre 2015

Un energico raggio gamma dal medio Universo - DALLA GALASSIA DISTANTE PKS 1441+25

La prima osservazione di raggi gamma ad altissima energia dalla galassia attiva molto distante: PKS 1441 + 25. PKS 1441 + 25 è uno delle più lontane galassie attive dalle quali sono state rilevate emissioni di energia così estreme. La scoperta è eccezionale in quanto questa elevata emissione è totalmente inaspettata in quanto viene attenuata nel suo cammino verso la Terra da quella che è definita la radiazione di fondo extragalattica.

La prima osservazione di raggi gamma ad altissima energia dalla galassia attiva molto distante: PKS 1441 + 25. Questa è la scoperta fatta da un team internazionale di ricercatori grazie al telescopio MAGIC (Major atmosferica Gamma-ray Imaging Cherenkov), situato nell’isola canaria di La Palma (Spagna). La collaborazione internazionale che dà vita al progetto MAGIC ha infatti puntato i propri telescopi sull’emissione gamma dopo che questa era stata rilevata dal satellite della NASA Fermi. L’emissione gamma è stata poi ulteriormente rilevata dai telescopi VERITAS, che si trovano in Arizona (USA). I risultati saranno pubblicati su Astrophysical Journal Letters .

PKS 1441 + 25 è uno delle più lontane galassie attive dalle quali sono state rilevate emissioni di energia così estreme. La scoperta è eccezionale in quanto questa elevata emissione è totalmente inaspettata in quanto viene attenuata nel suo cammino verso la Terra da quella che è definita la radiazione di fondo extragalattica. Una luce diffusa che nasconde il segreto della storia dell’evoluzione delle stelle e delle galassie e quindi dell’Universo.

PKS 1441 + 25 è stata usata come un faro per ricavare informazioni sull’evoluzione dell’Universo da metà della sua età fino ai giorni nostri. Oltre alla sua distanza, PKS 1441 + 25 è uno dei pochissimi radio quasars a spettro piatto (una famiglia di galassie estremamente luminose che nel processo che trasporta gas caldo ad alta velocità nel profondo del pozzo gravitazionale del loro buco nero centrale, formano potenti getti di plasma che vengono sparati nella nostra direzione) dalle quali è stato possibile rilevare tali emissioni di raggi gamma ad energie così estreme, consentendone lo studio delle sue caratteristiche intrinseche. «Comprendere le caratteristiche di questi fenomeni non è un’impresa semplice» dice Fabrizio Tavecchio, ricercatore INAF dell’Osservatorio Astronomico di Brera “Grazie a questa osservazione siamo ora in grado di conoscere meglio cosa succede nelle galassie attive più lontane».

In aprile 2015, il Large Area Telescope ha rilevato un aumento dell’attività di PKS 1441 + 25 e MAGIC, in seguito alla segnalazione, ha rilevato raggi gamma VHE (Very Hign Energy) provenienti dall’oggetto. Elina Lindfors, PI del progetto di osservazione di MAGIC, ricercatore presso l’Università Turku dice: «In MAGIC seguiamo sempre con attenzione il comportamento di queste sorgenti nelle diverse lunghezze d’onda e quando queste mostrano un aumento del flusso energetico in qualche regione dello spettro elettromagnetico, la seguiamo prontamente con MAGIC. La scoperta dell’emissione VHE gamma da PKS 1441 + 25 è l’ennesimo successo di questa strategia osservativa».

Alcune delle galassie sono chiamate attive, in quanto producono nelle loro parti centrali molta più luce di quanto possa essere spiegata con l’emissione delle stelle e della polvere interstellare che le compone. Le galassie attive, ospitando al loro centro un buco nero supermassiccio, con una massa di milioni fino a qualche miliardo di volte la massa del Sole, sono tra i più potenti oggetti dell’Universo e dominano il cielo a raggi gamma: sono in grado di accelerare le particelle cariche fino a energie molto alte. A seguito di una classificazione in base alla loro luminosità e altre caratteristiche astrofisiche importanti, PKS 1441 + 25 appartiene alla famiglia dei Radio Quasars a Spettro Piatto ed emette raggi gamma molto energetici prodotti nelle vicinanze del suo buco nero centrale. I Radio Quasars a Spettro Piatto sono sorgenti enigmatiche e gli scienziati si cimentano per spiegare le loro emissione di raggi gamma VHE. Osservazioni come quelle eseguite da MAGIC danno informazioni cruciali su queste sorgenti.

Come detto le emissioni gamma di altissima energia intercettano la radiazione di fondo extragalattica nel loro viaggio verso la Terra. La radiazione di fondo agisce come una sorta di ‘nebbia’ che attenua la luminosità dei raggi gamma provenienti dalle galassie più lontane. Questa ‘foschia’ è stata generata da stelle e polvere durante tutta la storia dell’Universo. E si traccia l’evoluzione dell’Universo dopo la comparsa delle prime stelle. In questo contesto, potenti galassie attive come PKS 1441 + 25, possono essere utilizzate come fari lontani che ci aiutano a tracciare le caratteristiche della luce di fondo extragalattica tra la Terra e la posizione della galassia attiva. Miguel Nievas Rosillo, giovane studente di dottorato presso l’Universidad Complutense di Madrid dice: «L’assorbimento di raggi gamma durante il loro viaggio da galassie lontane verso di noi rende il loro studio molto impegnativo. Tuttavia con MAGIC siamo stati in grado di raccogliere dati di elevata qualità da un sorgente molto distante, a conferma della buona performance dello strumento a basse energie e quanto sia potente la Tecnica Cherenkov Imaging».

L’emissione rilevata dalla galassia attiva PKS 1441 + 25 ha viaggiato per la metà dell’età dell’Universo. PKS1441 + 25 e QSO B0218 + 357, un’altra fonte recentemente rilevata da MAGIC, sono i più antichi raggi gamma VHE mai rilevati da osservatori a terra. Per Marina Manganaro, postdoc presso l’Istituto di Astrofisica delle Canarie (IAC) «l’analisi dei dati da una tale galassia lontana era molto eccitante e ci siamo sentiti come viaggiare indietro nel tempo per conoscere meglio la storia del nostro Universo».

Nell’articolo in pubblicazione gli attuali modelli della luce di fondo extragalattica che limitano l’evoluzione dell’Universo dal Medioevo fino ad oggi sono stati testati per la prima volta ad energie mai raggiunte prima da tali distanti galassie.


Razmik Mirzoyan, portavoce della Collaborazione MAGIC, dice: «La caccia a fonti molto lontane permette agli astrofisici che osservano in raggi gamma di sondare i limiti dell’universo osservazionale e testare i campi di fotoni a bassa energia nello spazio – un dato importante per la cosmologia. L’universo è solo in parte trasparente per i raggi gamma ad altissima energia, misurati da MAGIC. Durante il viaggio verso la Terra, questi possono interagire con i fotoni a bassa energia emessi dalle galassie e dalle stelle durante l’evoluzione del nostro universo, e svaniscono con la trasformazione in coppie e-e+. Dal 2007, quando MAGIC per la prima volta ha battuto il record della fonte gamma VHE più lontana mai rilevata (3C279 al redshift di 0,536), siamo stati a caccia di ulteriori fonti molto energetiche. Alla fine siamo riusciti a “catturare” il forte chiarore della galassia attiva PKS 1441 + 25 residente nell’altra metà dell’universo (redshift = 0,940), praticamente raddoppiando la portata di osservazione dell’universo».

Fonte : Redazione Media Inaf











lunedì 14 dicembre 2015

"Per battere il fanatismo continuiamo a leggere Voltaire"



Nel suo saggio del 2003 La Dentiera di Washington (Donzelli), Robert Darnton, tra i massimi studiosi dell'Illuminismo, dichiarava che il razionalismo dell'età dei Lumi è diventato il sinonimo stesso di modernità. L'universalismo dei valori dei Lumi ha portato però l'Occidente a una forma di egemonia, che ha avuto un impatto distruttivo sulle altre culture. Ora, in un'Europa che riflette sul dopo stragi di Parigi, lo studioso prova a ragionare sulla situazione attuale, che sembra confermare la sua teoria.

Professor Darnton, siamo di fronte a uno scontro di civiltà?

«Proprio ora sto scrivendo un'introduzione all'opera principale di Voltaire, il Saggio sui costumi. Una storia globale di tutte le civiltà, una veduta d'insieme, in cui lui si sforza di capire le altre civiltà, la Cina, l'Egitto, l'Arabia, la Turchia, la Russia, la Persia, l'India, il Giappone, i paesi a nord del Sahara: e in particolare l'Impero Ottomano. Alla fine di questo periplo Voltaire torna a un'idea di "civiltà" in cui i valori dell'Occidente trionfano – ma senza arroganza; si rende conto di tutti gli abusi perpetrati dagli Occidentali come dagli Orientali, e si pronuncia per una sorta di lotta permanente contro le minacce dei pregiudizi e della stupidità, che trovo commovente».

Voltaire può aiutarci dunque a capire il presente?

«Non si tratta di aderire con spirito ingenuo sua alla visione el mondo. In questi giorni ho ripensato a Voltaire perché gli islamisti ripetono che siamo come i Crociati: ma Voltaire nel fare la storia delle Crociate è indignato e scosso dagli abusi commessi. Voltaire quindi è un buon riferimento per reagire al terrorismo. Bisogna attenersi al suo criterio della "politesse"».

La buona educazione?

«Questa parola, politesse, può sembrare assurda in questo momento; ma Voltaire usa poco il termine di "civiltà", mentre arriva spesso all'idea di politesse, l'educazione, che è un modo di vivere in cui si rispetta l'altro: ci si vota alla libertà dell'altro. Se posso raccontare un aneddoto, c'è nel suo romanzo filosofico Candide un momento in cui si apprende la morte di Adrienne Lecouvreur, la grande attrice che Voltaire aveva amato: appunto in quanto attrice, muore senza essere passata per le mani dei preti e senza sacramenti; hanno semplicemente gettato il suo corpo in un fossato, ricoprendolo di calce viva. Quando raccontano a Candide com'è stata trattata questa persona appena morta, la risposta di Candide è: "Non è stato molto educato". La nozione di politesse di fronte a una violenza quasi oscena mi è sembrata molto forte. Dunque Voltaire si riferisce all'"educazione" come un modello, una maniera di vivere che rifiuta la violenza, l'intolleranza, i pregiudizi, la stupidità e la bruttezza».

Valori ancora attuali?

«Sono valori che persistono, nel senso in cui il grande sociologo Norbert Elias parlava di civiltà di lunga durata: là dove i valori di libertà e tolleranza si sviluppano nel tempo. Dobbiamo tenere in conto i nostri valori, e non lo dico in modo ingenuo: anche usando la forza quando è necessaria.».

Ma nei discorsi post-stragi si è subito parlato di guerra.

«L'attacco contro l'Iraq è stato l'errore più importante nella storia della politica estera degli Stati Uniti. Era una risposta alla violenza che è stata nefasta e deploro enormemente questo modo di reagire. Credo e spero che nella situazione attuale non si riproporrà questo modello Bush che è il contrario di tutto quello che rappresenta una civiltà più riflessiva e moderata, fondamentalmente più "educata"».

C'è un modo efficace di combattere la propaganda dell'Is?

«I terroristi manipolano i giovani attraverso la rete, e la potenza della sua immagine è enorme. È un modo di comunicare che ha una terribile efficacia. E non è solo vituale, visto che è accompagnato da legami personali stretti nelle prigioni, nei quartieri, nella predicazione degli estremisti. Per combattere tutto questo non esiste una strategia semplice. C'è un conflitto di generazioni anche all'interno del mondo musulmano. L'età dell'adolescenza è la più esposta alle ideologie sommarie e bisogna concentrarvi i nostri sforzi di persuasione e di aiuto, sociale e culturale».

Robert Darnton è uno storico americano, considerato uno dei massimi studiosi della Francia dell'Illuminismo In Italia i suoi libri sono pubblicati da Adelphi

Fonte La Repubblica




il terrorismo dell'Isis ricorda gli anni bui della Rivoluzione francese

«Voltaire è un buon riferimento per reagire al terrorismo». Queste le parole, dopo i fatti di Parigi, di

Robert Darnton, tra i massimi studiosi dell’Illuminismo.

Stupisce che un razzista, antisemita e filo-schiavista come Voltaire, il cui motto più noto fu “Écrasez l’Infâme” (“schiaccia l’infame”, ovvero “a morte i Gesuiti cattolici”), venga considerato ancora oggi con tale onore. Ed infatti, pochi giorni, dopo su “Il Manifesto” è arrivata una indiretta risposta di Peter McPhee, Fellow professor all’Università di Melbourne e tra i maggiori specialisti della storia rivoluzionaria francese, che ha parlato di «deragliamento terroristico dei processi rivoluzionari».

Proprio a Voltaire, infatti, si ispirò dichiaratamente Robespierre, il cosiddetto “becchino illuminista”, il quale «si fece coinvolgere in un brutale gioco al ribasso, arrivando a licenziare la legge contro i “nemici della Rivoluzione e del popolo” del 10 giugno 1794, che cancellava di fatto il diritto degli imputati alla difesa, il ricorso in appello, il giudizio alternativo alla piena assoluzione o alla totale condanna e stabilendo, infine, che il mero sospetto fosse di per se stesso elemento sufficientemente probante».

Questi furono i veri “valori” che emersero dalla Rivoluzione francese, sinonimo più di Terrore ed epoca buia che culla della democrazia. Lo sanno bene i vandeani, soppressi brutalmente dai valorosi rivoluzionari illuministi nel cosiddetto “Massacro dei Lumi”, «quando i massacri a danno dei civili compiuti dalla guardia nazionale repubblicana avviarono la lunga prassi di una politica di repressione indiscriminata contro gli insorgenti, la quale si sarebbe ripetuta nel corso del tempo, diventando una triste abitudine nel Novecento», ha proseguito il prof. McPhee. 117.000 persone massacrate in nome della liberté illuminista.

Il sociologo Giuliano Guzzo ha giustamente ricordato alcune analogie tra il Regime del Terrore francese e il terrore moderno promosso dall’ISIS. La decapitazione a cui assistiamo oggi, promossa dagli uomini del Califfato, conobbe infatti notevole diffusione proprio durante gli anni della Rivoluzione francese (18.000 decapitati almeno, al ribasso). Un altro parallelo è la distruzione delle opere d’arte e la discriminazione delle donne: ricordiamo che l’avvocato Sylvain Marechal (1750-1803), illuminista, propose nel 1801, durante la Rivoluzione, di vietare alle donne di imparare a leggere, e la stessa autrice della “Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina”, Olympe De Gouges, venne decapitata per «per aver dimenticato le virtù che convenivano al suo sesso».

Il celebre storico Pierre Chaunu, professore di Storia Moderna alla Sorbonne e membro dell’Institut de France ha spiegato che la considerazione altamente positiva da parte dei nostri intellettuali (anticattolici, in gran parte) verso il passato della Francia, «è una visione della storia assolutamente falsa, scritta da vincitori o comunque, in larga misura, da ricercatori con spiccate simpatie per l’ideologia rivoluzionaria. La rivoluzione è stata, in tutti i campi, una regressione della nazione». Fortunatamente, molti coraggiosi studiosi «hanno mostrato l’ampiezza straordinaria dei massacri compiuti sotto la Rivoluzione. Se si sommano le perdite della guerra e le perdite anteriori, si arriva per un Paese di 27 milioni di abitanti qual’era allora la Francia ad un totale che è nell’ordine di milioni. Sono perdite notevolissime, ancora maggiori di quelle subite dalla Francia nella Prima Guerra Mondiale. Per tutte queste ragioni, il bilancio della Rivoluzione è largamente negativo». Il mondo senza Rivoluzione francese sarebbe «molto migliore». Perfino Vito Mancuso, non certo sospettabile di simpatie cattolico-cristiane, ha riconosciuto: «nei dieci anni della sua durata (1789-1799) si registra un numero di vittime variamente stimato dagli storici ma comunque enorme, visto che nei diciassette mesi del Terrore tra il 1793 e il 1794 si ebbero centomila vittime, una media di quasi 200 morti al giorno. E tutto questo nel nome di “liberté, égalité fraternité”».

Altro che Liberté, Égalité e Fraternité. A proposito di questo motto, la nota scrittrice Rosetta Loy, autrice “della memoria” per i suoi libri di denuncia contro la tragedia dell’Olocausto, ha commentato pochi giorni fa: «questa triade ha perso buona parte del suo valore quando i loro propinatori nel XIX secolo hanno rivolto i loro interessi verso gli altri continenti; e dimenticando Liberté, Fraternitè, Egalité, hanno brutalmente sfruttato le popolazioni che li abitavano da millenni. A volte in maniera orrenda e inaccettabile».

Una triade che invoca la libertà, l’uguaglianza e la fratellanza. Sono i principi del cristianesimo, non certo dei rivoluzionari giacobini, che copiarono maldestramente dal Vangelo. Sono i valori del Medioevo cristiano (da loro denigrato come “secoli bui”). Infatti, ha proseguito lo storico della Sorbona di Parigi, Chaunu, «la libertà non è caduta dal cielo con la Rivoluzione, si è costruita nel nostro Paese attraverso i contadini del Medio Evo, coi Comuni, con il Parlamento, con tutta la costituzione giuridica: ebbene, occorre il coraggio di dirlo, lo Stato di diritto nel quale viviamo attualmente non è figlio della Rivoluzione, è figlio della storia, di San Luigi come di Luigi XVI. Tutti i principi che si trovano nella Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino erano già formulati, più o meno intelligentemente nella dichiarazione di Jefferson del 1783, e non sono altro che principi giudeo-cristiani. Che tutti gli uomini sono liberi è un principio del Deuteronomio».

Per questo, di fronte al terrore del fondamentalismo islamico, occorre fare memoria delle radici cristiane dell’Europa, prendendo le distanze dagli anni bui -e non certo “illuminati”- della Rivoluzione francese.

Fonte UCCR Marilina Lince





domenica 13 dicembre 2015

Papa Francesco istituisce Commissione su attività sanitarie della Chiesa



Papa Francesco ha deciso l’istituzione di una “Pontificia Commissione per le attività del settore sanitario delle persone giuridiche pubbliche della Chiesa”, conferendone il mandato per l’istituzione al cardinale segretario di Stato Pietro Parolin. La nuova Commissione, si legge nel Rescritto pubblicato oggi, vuole “contribuire alla più efficace gestione delle attività e alla conservazione dei beni mantenendo e promuovendo il carisma dei Fondatori” delle realtà religiose. Il servizio diAlessandro Gisotti:

La Commissione pontificia sulle attività del settore sanitario delle persone giuridiche pubbliche della Chiesa, specifica il documento, nasce per far fronte alle “particolari difficoltà delle persone giuridiche pubbliche della Chiesa operanti nel settore sanitario”. L’organismo sarà composto da un presidente e da 6 esperti nelle discipline sanitarie, immobiliari, gestionali, economico/amministrative e finanziarie. La Commissione potrà inoltre delegare parte delle proprie funzioni ad uno o più membri e sarà assistita da una Segreteria. La Commissione, che farà riferimento diretto al segretario di Stato, potrà compiere ogni azione giuridica e finanziaria finalizzata al valido e corretto adempimento del compito affidatole.

Da Commissione concessione a Congregazioni su attività e immobili settore sanitario
A tale scopo, prosegue il documento istitutivo, la Commissione rilascia alle Congregazioni della Curia Romana, da cui le persone giuridiche pubbliche interessate dipendono, il consenso necessario, vincolante per la concessione delle autorizzazioni canoniche in ordine alla dismissione o riorganizzazione delle attività e degli immobili relativi al settore sanitario. La Commissione, inoltre, è dotata dei poteri di accesso agli atti e di risorse per lo svolgimento della propria attività. L’organismo, infine, può assegnare incarichi a società, professionisti e consulenti.

I compiti affidati alla nuova Commissione pontificia
Tra i compiti specifici affidati alla nuova istituzione pontificia, prosegue il Rescritto: lo studio generale sulla sostenibilità del sistema sanitario delle persone giuridiche pubbliche della Chiesa così da definire una possibile strategia operativa di lungo periodo anche in rapporto ai principi della Dottrina Sociale della Chiesa. Alla Commissione spetta, inoltre, la proposta per la risoluzione delle situazioni di crisi in funzione delle risultanze dello studio più generale e attivando tutte le risorse possibili in collaborazione con i responsabili delle persone giuridiche pubbliche interessate. Infine, la Commissione dovrà provvedere allo studio e la proposta di nuovi modelli operativi per le persone giuridiche pubbliche operanti nel settore sanitario, in grado di attuare il carisma originario nel contesto attuale.

Fonte Radio Vaticana     Marilina Lince





Banca Etruria, Donzelli (FdI): “Il padre di Renzi in affari con l’ultimo presidente della banca, si dimetta”

(foto gonews.it)
(foto gonews.it) “Tiziano Renzi, padre del Presidente del Consiglio, come ha raccontato anche Franco Bechis ne ‘L’abitacolo” è socio in affari con Lorenzo Rosi, ultimo Presidente di Banca Etruria prima del commissariamento, coinvolto oggi nell’indagine della Procura di Arezzo. Lavorano insieme per la realizzazione degli outlet in varie città. Amministratrice di una società è, tra l’altro, Laura Bovoli, madre di Matteo Renzi. E in tutto questo è gravissimo che i genitori del premier abbiano volontariamente omesso di citare le loro reali cariche societarie nella dichiarazione che devono alla Presidenza del Consiglio. In un paese normale un premier normale si sarebbe già dovuto dimettere”. E’ il commento del coordinatore dell’esecutivo nazionale e capogruppo in Regione Toscana di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli, che definisce il fatto “clamoroso, anche alla luce dei recenti interventi del governo sulle banche”. “Il padre del premier fa tutt’oggi affari con uno dei personaggi più potenti di Banca Etruria, e la figlia di un altro dirigente è ministro del governo – sottolinea Donzelli – è un gigante conflitto d’interessi sul quale il governo deve rispondere urgentemente e la magistratura indagare. Dai debiti di famiglia pagati con i soldi pubblici, all’assunzione ad hoc per garantire a Matteo la pensione con i soldi pubblici la famiglia Renzi ci ha abituati ad abusi ignobili – conclude Donzelli – tutto questo mentre i risparmiatori truffati sono disperati: siamo di fronte ad una emergenza democratica non più accettabile”.

Leggi questo articolo su: http://www.gonews.it/2015/12/12/banca-etruria-donzelli-fdi-il-padre-di-renzi-in-affari-con-lultimo-presidente-della-banca-si-dimetta/

sabato 12 dicembre 2015

Come il pensiero influenza il DNA e ogni cellula

Durante il periodo in cui Bruce Lipton lavorava come ricercatore e professore alla scuola di medicina, fece una sorprendente scoperta sui meccanismi biologici attraverso i quali le cellule ricevono ed elaborano le informazioni: infatti, piuttosto che controllarci, i nostri geni sono controllati, sono sotto il controllo di influenze ambientali al di fuori delle cellule, inclusi i pensieri e le nostre credenze. Questo prova che non siamo degli “automi genetici” vittimizzati dalle eredità biologiche dei nostri antenati.


Siamo, invece, i co-creatori della nostra vita e della nostra biologia.

Lipton descrive questa nuova scienza, chiamata epigenetica, nel suo libro “Biologia delle Credenze: Liberare il Potere della Consapevolezza, della Materia e dei Miracoli“, pieno di citazioni e riferimenti di altri scienziati che conducono, in tale campo, ricerche all’avanguardia, questo libro potrebbe, letteralmente, cambiare la vostra vita al suo livello più fondamentale.


Fino alla scoperta dell’epigenetica, si credeva che il nucleo di una cellula, contenente il DNA, fosse il “cervello” della cellula stessa, del tutto necessario per il suo funzionamento. Di fatto, come hanno scoperto Lipton ed altri, le cellule possono vivere e funzionare molto bene anche dopo che i loro nuclei siano stati asportati. Il vero “cervello” della cellula è la sua membrana, che reagisce e risponde alle influenze esterne, adattandosi dinamicamente ad un ambiente in perpetuo cambiamento. Che cosa significa questo per noi, quali collezioni di cellule chiamati esseri umani? Man mano che incrociamo le diverse influenze ambientali, siamo noi a suggerire ai nostri geni cosa fare, di solito inconsciamente. I carboidrati ci fanno ingrassare? Sì, se lo crediamo. Saremo amati, avremo successo nel lavoro, saremo ricchi? Se ci crediamo, lo saremo.


Lipton ci mostra anche come Darwin avesse torto. La competizione non è la base dell’evoluzione; non è la sopravvivenza del più forte che ci permette di sopravvivere e prosperare. Al contrario, dice, dovremmo leggere l’opera di Jean-Baptiste de Lamarck, che venne prima di Darwin e dimostrò che la cooperazione e la comunità sono la base della sopravvivenza. Immaginate se ciascuna dei vostri trilioni di cellule decidesse di farcela da sé, di combattere per essere la regina della collina piuttosto che cooperare con le cellule compagne. Per quanto sopravvivereste?


L‘INTERVISTA
Barbara Stahura: La premessa di base della tua ricerca e del tuo libro, La Biologia delle Credenze è che il DNA non controlla la nostra biologia.


Bruce Lipton: Sì. Ho cominciato a studiare questo verso la fine degli anni ’60. Da allora la scienza di frontiera ha iniziato a rivelare tutte le cose che avevo osservato. I biologi che fanno ricerca d’avanguardia sono a conoscenza di ciò che dico nel libro. Il pubblico, però, non ne ha comprensione alcuna perché, o gli arriva in forma abbreviata, o quello che gli viene venduto è la credenza che siamo controllati dai nostri geni, sebbene ciò non sia sostenuto dalla scienza d’avanguardia. Tutto il mio sforzo si è concentrato nel far giungere al mondo l’informazione d’avanguardia. L’orientamento mentale del pubblico è stato programmato secondo la credenza che siamo degli automi genetici, che i geni controllano la nostra vita, che ne siamo vittime, e via di seguito. Il punto, però, è che la scienza di frontiera – quella di cui parlo – si è stabilizzata da almeno 15 anni. È ora che sia portata nel mondo perché è lì che viene usata.


BS: Questa scienza relativamente nuova sulla quale tu scrivi viene chiamata epigenetica. Ci spiegheresti di che cosa si tratta?


BL: L’epigenetica è quella scienza che mostra che i geni non si auto-controllano, ma sono controllati dall’ambiente. Si sa da circa 15 anni, e ora fa finalmente fa capolino da dietro l’angolo. Ti faccio un esempio. La Società Americana per il Cancro ha recentemente pubblicato una statistica che afferma che il 60 per cento dei tumori sono evitabili, cambiando stile di vita e dieta. Quest’informazione proviene da un’organizzazione che ha cercato per circa 50 anni i geni del cancro. E ora se ne viene fuori dicendo: è lo stile di vita, non sono i geni. Ci siamo focalizzati sul cancro come se fosse una questione genetica, ma solo il cinque per cento dei cancri ha una connessione genetica. Il novantacinque per cento dei cancri in effetti non ha nessuna connessione coi geni. La ragione (che ci fa dire che c’è una connessione genetica) è che tale spiegazione è fisica, tangibile, perciò preferiamo lavorare su di essa. E il 95 per cento che ha un cancro e non c’è una connessione genetica? Non è facile fare esperimenti su qualcosa sulla quale non puoi focalizzarti fisicamente.


BS: Così il determinismo genetico – l’idea che siamo controllati dai nostri geni – è inevitabilmente incrinata, come dici nel libro.


BL: Sì.


BS: Hai scritto anche di Jean-Baptiste de Lamarck e della sua teoria dell’evoluzione – che sopravviviamo attraverso la cooperazione, piuttosto che la più recente idea darwiniana di competizione e sopravvivenza dei più forti. Che tutti i nostri trilioni di cellule devono cooperare per mantenere il nostro corpo in perfetto funzionamento, in quanto noi esseri umani non possiamo sopravvivere senza grandissime quantità di cooperazione gli uni con gli altri e con il nostro ambiente.


BL: Immediatamente, appena hai detto cooperazione, stavi violando la teoria darwiniana, che è competizione e lotta. Di fatto, si tratta di un’interpretazione erronea. La nuova scienza ci dice che quella credenza è sbagliata. La credenza di cui hai appena parlato, invece – la natura della cooperazione e della comunità – è in effetti il principio basilare dell’evoluzione.
Nel 1809 Lamarck ha scritto che i problemi che tormenteranno l’umanità verranno dal suo separarsi dalla natura, e ciò condurrà alla distruzione della società. Aveva ragione, perché la sua enfasi sull’evoluzione era che un organismo e l’ambiente creano un’interazione cooperante. Se volete capire il destino di un organismo, dovete capire la sua relazione con il suo ambiente. Poi ha affermato che separarci dal nostro ambiente significa assumere la nostra biologia e tagliarci fuori dalla nostra sorgente. Aveva ragione. E quando arrivi a capire la natura dell’epigenetica, la sua teoria ora ha trovato sostanza. Senza alcun meccanismo che, all’inizio, le desse un senso – e specialmente da quando abbiamo comprato il concetto dei biologi neo-darwiniani che affermano che tutto è controllato geneticamente – Lamarck sembrava stupido. Ma sai cosa? Aveva proprio ragione.


BS: La tua dimostrazione che il “cervello” della cellula non è il DNA ma, bensì, la sua membrana è affascinante. Che significato ha questa scoperta riguardo a ciò che pensiamo di noi stessi e della nostra vita, dal momento che siamo proprio una comunità di cellule?


BL: Se due cellule si uniscono e stanno comunicando, useranno i loro “cervelli” per farlo, giusto? E se dieci cellule si uniscono, useranno i loro cervelli affinché la loro comunicazione reciproca abbia un senso. Quando prendi un insieme di un trilione di cellule, come in un cervello umano, queste opereranno ancora secondo il principio del cervello cellulare. Beh, quando abbiamo comprato l’idea che i geni ed il nucleo formano il cervello della cellula – che ci porta fuoristrada – e la applichi come fosse un principio di neurologia o di neuro-scienza, ti sei già incamminato nella direzione sbagliata. Non puoi arrivare da nessuna parte perché quello non è il cervello della cellula.

I nostri principi su come funziona l’intelligenza sono stati totalmente sviati. Ecco perché, dopo tanta neuro-scienza, se chiedi a qualcuno: “come funziona, veramente, il cervello?” La risposta sarà: “veramente, non lo sappiamo”.



Il Progetto Genoma Umano dice che quel modello è sbagliato. Pensavamo che ci volessero più di 100.000 geni per far funzionare un essere umano. Il fatto che ce ne siano meno di 25.000 ha messo un bastone tra le ruote dell’intero processo. Come può esserci un tale esiguo numero di geni a formare una cosa così complessa come un essere umano? La risposta è che ci vuole molto di più dei soli geni a farlo funzionare – che è l’apporto dall’ambiente che può alterare la lettura dei geni.
Ci sono 140.000 proteine in un corpo umano, e si credeva che ciascuna richiedesse un gene separato per prodursi. Di colpo, trovi che ci sono 25.000 geni e 140.000 proteine, e non ci siamo con i numeri. L’epigenetica rivela qualcosa di così sorprendente che la scienza stessa ha dei problemi a comprendere la forza di questo nuovo significato, e suona così: con il controllo epigenetico, che significa il controllo mediato dall’ambiente, un singolo gene può essere usato per creare 2000 o più proteine diverse dalla stessa matrice. Il controllo epigenetico è come un lettore che può leggere l’impronta originaria e ristrutturarla per produrne qualcosa di diverso. Ed ecco come un singolo gene può essere usato per creare molti prodotti proteici differenti. Non è stato il gene che ha prodotto ciascuna proteina, è stato il controllo epigenetico che l’ha fatto, e questo è il feedback diretto dall’ambiente. Ci allontana da quel meccanismo che dice che siamo solo macchine.

BS: E ci dice invece che non siamo vittime. Siamo co-creatori.

BL: Assolutamente.

BS: Per tanti l’idea che siano i nostri pensieri a creare la realtà, che è quello su cui si basa la Scienza Religiosa e altre tradizioni metafisiche e spirituali, è un’idea puramente spirituale. Ma la fisica quantistica ha aggiunto all’idea, il fatto scientifico. E ora, il tuo lavoro e quello di altri porta quel concetto a livello delle cellule. Che lo rende in qualche modo più reale, più tangibile.

BL: Se si definisce lo spirito più o meno su questi parametri si potrebbe ottenere una definizione del tipo “una forza motrice invisibile.” Se definisco la natura della meccanica quantistica, è una forza motrice invisibile. Di fatto afferma: “Sì, ci sono forze invisibili che modellano la nostra esistenza”. Poiché la nostra biologia è tradizionalmente basata su un concetto newtoniano e materialistico, la natura di quel sistema è di considerare le forze invisibili come non rilevanti. Però, quello che la meccanica quantistica ha stabilito è che le forze motrici invisibili sono tutto.Perciò, se la nostra scienza non si adatta alla nuova fisica, sta di fatto ostacolando il progresso in evoluzione. Quando si introducono nuove forze, si deve dar loro nuovo credito, e quando lo si fa, i ricercatori spirituali saltano su e dicono: lo sapevo! E i fisici quantistici saltano su e dicono, lo sapevo! Stiamo sempre parlando della stessa cosa. Se lo ammettessimo, l’opportunità di unione diventa così tangibile che è quasi fisica. Sì, possiamo sentirla! Ora possiamo essere tutti d’accordo. Tu la chiami come vuoi, io la chiamo come voglio. Ma siamo tutti governati da queste forze invisibili.

BS: Ho letto una tua intervista nella quale hai affermato, “piuttosto che esser vittime dei nostri geni, lo siamo stati delle nostre percezioni.” Puoi aggiungere qualcosa su ciò che significa essere una vittima delle nostre percezioni?

BL: In un certo senso, sappiamo attraverso lo studio della membrana cellulare, attraverso lo studio dell’epigenetica, che questo è fondamentale. L’epigenetica dice che i segnali ambientali influenzano l’espressione genetica, e questi segnali ambientali talvolta sono diretti, e tal’altra sono interpretazioni, quando per es.le percezioni diventano credenze. Così, ho una credenza su qualcosa, che è una percezione, e aggiusto la mio biologia a quella particolare credenza. Come col cancro terminale, se credo a quello che i medici mi dicono, lo loro diventa una vera e propria predizione. Se dicono che ho il cancro terminale e sono d’accordo, allora essenzialmente morirò quando, a detta loro, accadrà. Quali sono le persone che non lo fanno? I casi di “remissione spontanea.” Almeno una persona, scommetto, non ha “comprato” quella diagnosi. E la sola ragione per la quale ne sono usciti è che avevano un altro sistema di credenze completamente diverso, e quindi sono stati capaci di cambiarlo.

BS: Come possiamo cambiare le nostre percezioni o credenze fino a quel punto?

BL: La prima cosa è acquisire le nuove percezioni di come funziona la vita. Lasciare andare o riconsiderare le percezioni con le quali ci siamo formati, che, inevitabilmente, sono vittimizzanti: sono fragile, l’ambiente mi può attaccare, lo zucchero fa male. Queste sono credenze acquisite. Ma la questione è, sono veramente vere? Sono vere se questo è ciò che credi, dal momento che la percezione governa la biologia. Se sono programmato dalla percezione che lo zucchero è dannoso alla mia biologia e lo mangio, allora essendone a conoscenza intossico il mio sistema con la credenza, non con lo zucchero. La maggior parte di queste percezioni si manifestano come credenze limitanti o auto-sabotanti su quello che possiamo o non possiamo fare. Come l’auto-guarigione. La tendenza è, no, non ti puoi guarire da solo, devi andare da qualcun altro che ti guarirà. Santo cielo! Dopo parecchi miliardi di anni di evoluzione, il sistema fu progettato per auto-guarirsi. Per quanti milioni di anni gli esseri umani hanno fatto senza medici? Perché abbiamo bisogno di così tanti medici ora? Perché la percezione è che siamo deboli e fragili, ed abbiamo bisogno del loro aiuto. Bene, questa è una percezione. Quando eliminiamo questa percezione ed iniziamo ad immettere nuove percezioni, allora cambiamo la risposta della nostra biologia al mondo che ci circonda.
Man mano che cambiamo le nostre percezioni, cambiamo le nostre risposte. Le percezioni con le quali operi – ti danno sostegno o te lo tolgono? Ti rendono più forte o più debole? Ognuno di noi ha le potenzialità per creare una vita piena di salute, felicità e amore. Anche tu puoi cambiare ed essere non più vittima, ma creatore!
Queste percezioni sono nel subconscio, che controlla il 95 per cento della nostra vita. E, quando lo fa, lo fa senza che noi ce ne accorgiamo. Non vediamo di fatto i programmi che sono automatici. Funzionano perché il conscio è occupato, ed i programmi automatici ne prendono il posto. Quando il conscio è occupato a fare qualcosa, non sta osservando se stesso. Ci sono due fattori che ci aiutano a capire questo. Uno, la mente cosciente opera con un processore da 40 bit, che significa che può interpretare ed elaborare 40 bit di stimoli nervosi – un bit è uno stimolo nervoso – al secondo. Il che significa che entrano 40 stimoli al secondo e la mente cosciente li discerne e li capisce. La mente subconscia in quello stesso secondo sta elaborando 40 milioni di bit. Da rilevare: se confronto l’elaborazione della mente conscia con quella subconscia, la subconscia è un milione di volte più potente nell’elaborare informazioni. Elemento numero due: i neuroscienziati cognitivi dicono che il 5 per cento del nostro comportamento giornaliero è controllato dalla nostra mente cosciente ed il 95 per cento dal programma subconscio. Perciò nella nostra esistenza quotidiana, la mente subconscia è la fonte più potente della nostra biologia. La mente subconscia è un nastro registratore. Non c’è nessuno lì. È praticamente un congegno di stimolo-risposta. Non c’è bisogno di esserne coscienti. Voi ve ne andate in giro per il mondo, e farà quello che deve fare senza che dobbiate pensarci.
Quando la mente cosciente è occupata, non sta osservando il subconscio. Ed il subconscio è composto dai programmi fondamentali che abbiamo ricevuto dagli altri nei primi sei anni. Mentre si vive la vita con le nostre intenzioni e i desideri della mente cosciente, il 95 per cento del comportamento viene dalla mente subconscia, che è stata programmata da altri.
E la maggior parte di tale programmazione è veramente limitante. Non ti puoi guarire da solo, non sei abbastanza intelligente, non ti meriti le cose buone, non sei bravo in disegno o quello che è. Queste affermazioni diventano programmi subconsci, che si attivano quando non faccio attenzione. La mente cosciente nella maggioranza è occupata a pensare al futuro o al passato. E se il conscio è occupato in questo, nel momento presente, si è veramente guidati dal subconscio. Il vostro cosciente è occupato a cercare di pensare: “Mi merito un aumento e di certo dovrei salire di grado in questa ditta.” Mentre lo fate di certo, state operando dal subconscio, e quello ha un programma che afferma che non vi meritate le cose. Qual è allora l’espressione del vostro comportamento? Il comportamento che è coerente con “Non mi merito.” Ciò significa che farete degli errori o altro che renderanno legittimo che non vi meritiate le cose. Non ve ne rendete conto perché non l’avete visto all’opera, e diventate frustrati riguardo la vostra vita perché ci provate così tanto ad avere successo e non andate mai da nessuna parte. E poi, ovviamente, la tendenza è, non sei tu, è il mondo ad ostacolarti. La grande e bizzarra sorpresa è che il mondo vi darà qualsiasi cosa. E’ il vostro stesso sé che è d’intralcio.

BS: Come facciamo a vincere l’opposizione della nostra programmazione subconscia?

BL: Diventane cosciente. Ci sono un paio di modi di farlo. Il modo più antico è quello dell’attenzione Buddhista. Se sei cosciente di essere qui in questo momento, mentre fai questo stupido errore, osservi l’errore, e potresti rimediarlo. Laconsapevolezza,però, è una cosa molto difficile da addestrare, ed è anche un processore da 40 bit che cerca di far funzionare completamente il processore da 40 milioni di bit. Perciò, per la maggior parte della gente è una procedura molto difficile perché le loro vite sono così indaffarate e sono talmente occupati che non riescono a prendere atto di ciò.
L’altro modo è, puoi ritornarci dentro e riscrivere il programma, ma ci sono due cose che devi fare:
A) Identificare il programma, e
B) Eseguire una procedura per riscriverlo.
Quello che riflette è qualcosa alla quale la maggior parte della gente non ha fatto attenzione e è da dove vengono la maggior parte dei problemi. Pensano che possono semplicemente parlare alla mente subconscia e che questo la migliorerà. Ma la mente subconscia è un nastro registratore. Mettete un nastro nel vostro mangiacassette, accendetelo, e poi ditegli di riprodurre qualcosa di diverso. Il fatto è, che lì, non c’è nessuno. Non farà niente. Ed il potere del pensiero positivo – la maggior parte della gente dice, il potere del pensiero positivo! Provalo! E quando non funziona si sentono peggio perché non possono neanche fare quello. Perché non funziona? Perché se il programma subconscio non è allineato con la direzione conscia, allora si ha un programma che funziona su un processore di 40 milioni di bit 95 per cento del tempo, che vi tira giù mentre voi impiegate il 5 per cento del vostro tempo nella vostra immaginazione pensando pensieri positivi, mentre il vostro subconscio sta conducendo lo spettacolo e sabotandovi proprio nel bel mezzo dei vostri pensieri positivi.

Il pensiero positivo funziona solo se le credenze nel subconscio sono in linea con esso, o se siete completamente attenti. Se siete totalmente attenti ed usate quel desiderio di essere positivi e far funzionare le cose, allora vi accorgerete quando il vostro subconscio sta facendo andare un nastro e voi potete cancellarlo. Ma se non siete attenti e pensate solo pensieri positivi, allora non state conducendo lo spettacolo. Da qui vengono i conflitti. E, ovviamente, se voi foste così positivi nella vostra mente e pensaste che state conducendo lo spettacolo e pensando che non funzioni, ovviamente il mondo vi è contro. No, il mondo non vi è contro, sono i programmi limitanti ed auto-sabotanti che acquisiamo in gioventù. Qui è dove dobbiamo azzerarci.


Fonte : Compressa - Mente







“Se qualcuno dice che l’Isis non rappresenta l’Islam ha torto. L’Isis rappresenta l’Islam al 100 per cento”.


Douglas-Al-Bazi-parroco-iraq

Lo ha detto Douglas Al-Bazi, parroco di Mar Eillia ad Erbil, in Iraq, oggi nella sua testimonianza al Meeting di Cl a Riminiall’incontro “Una ragione per vivere e per morire: martiri di oggi”, cui ha partecipato anche Ibrahim Alsabagh, parroco di Aleppo in Siria.
Io sono qui per dire a voi: siate la nostra voce, parlate e svegliatevi. Il cancro è alle vostre porte ormai, vi distruggeranno. I cristiani in Medio Oriente, in Iraq, sono l’unico gruppo ad aver visto il volto del male: l’islam. Pregate per la mia gente, aiutate la mia gente, salvate la mia gente. Perché lasciate le pecore libere in mezzo ai lupi?
Al- Bazi, ha detto di aver subito due attentati e un sequestro e non ha usato mezzi termini: “Forse qui ci possono essere musulmani simpatici e amici, ma lì sono degli assassini“.
Ascoltare dopo il minuto 4,30
“Sono orgoglioso di essere iracheno – aggiunge Al-Bazi rivolgendosi a una folta platea di ciellini che lo ha applaudito – e amo il mio paese, ma il mio paese purtroppo non è ‘orgoglioso che io sia parte di esso. I cristiani in medioriente sono l’unico gruppo che ha visto il volto del male, l’Islam. Aiutate la mia gente, salvate la mia gente. Sono un sacerdote e penso che mi ammazzeranno un giorno, ma mi preoccupo per i nostri figli”.
http://www.imolaoggi.it/2015/08/23/iraq-isis-rappresenta-islam/

Rotterdam - Disinformazione democratica

    Rotterdam - Disinformazione democratica Nei giorni scorsi tutte le televisioni (ad iniziare dal TG di SKY) e i giornali (e non soltanto...