martedì 3 novembre 2015

Terrorismo alimentare


L’Organizzazione Mondiale della Salute (OMS) svolge un compito istituzionale e scientifico imprescindibile ma il problema è la corretta lettura e la gestione dei dati. Il livello di offensiva mediatica distorta posta in campo dimostra che c’è qualcuno, e qualcosa, che non aspettava che questi dati, molto meno drammatici di come sono stati descritti, per scatenare una campagna battistrada di un tentativo di cambio dall’alto di culture alimentari consolidate e tradizionali.
Oltre tutto, nell’ottica della volgarizzazione della percezione delle risultanze degli studi, i media mettono tutto sullo stesso piano. Ricerche dell’OMS che è una istituzione mondiale pubblica, studi accademici, studi privati elaborazioni di dubbie associazioni ambientaliste.
Ad esempio, ieri il Parlamento Europeo ha dato il via libera a insetti e larve sulle nostre tavole ed anche ai cibi sintetici. È chiaro che, pur tenendo conto che gli organismi dell'OMS (che fa capo all'ONU) svolgono una funzione di elaborazione del livello di rischio di contrarre il cancro attraverso l'uso di alimenti, la campagna mediatica sta distorcendo in chiave terroristica le evidenze di studio probabilmente per fare da battistrada ad un processo di cambiamento dall'alto di grandi multinazionali delle nostre consolidate e tradizionali abitudini alimentari. Per esempio, la storia della relazione tra carni rosse lavorate e cancro non sta affatto come la descrivono i titoli. La ricerca afferma che il rischio di fondo di contrarre il cancro è del 6% a prescindere, ma che, ad esempio, con l'uso abituale di carni rosse lavorate e conservare aumenta del 18, su base 6, e non al 18% bensì al 7,08%. Cioè è proprio un'altra cosa.
Pochi mesi fa, a marzo, gli stessi istituti che ci hanno offerto lo studio recente sull'influenza delle carni rosse conservate sui dati epidemiologici del cancro, in particolare al colon, avevano emesso un report sull'ipotesi causale tra uso dei pesticidi in agricoltura e insorgenza di leucemie e linfomi. Ebbene, Tali indagini confermarono quanto già emerso da precedenti studi ed in particolare è emerso un aumentato, tra i coltivatori, rischio di: leucemie: (incremento tra il 120% e il 135%); linfomi Non Hodgkin: (incremento tra il 25 e il 160%); mieloma multiplo: (incremento tra il 34% e il 160%). Non ci sono dati tra i consumatori, verosimilmente più bassi ma comunque, se quelli sono i numeri rispetto agli operatori, sicuramente più alti di quelli relativi alla carne. Però non ci fu alcuna campagna mediatica. Tra l'altro si tratta di pesticidi abbinati e accoppiati ai prodotti OGM. Quindi parliamo di un sistema fondato sulla privatizzazione della ricerca finalizzata all'aumento della produttività in agricoltura e sulla brevettabilità e incontrollabilità pubblica del progresso biotecologico. Un istituto americano, in questi giorni, ha tirato fuori i risultati di una indagine secondo la quale la caseina dei normali formaggi di cui ci nutriamo si scinderebbe in sede di digestione liberando una sostanza che provocherebbe dipendenza similmente alle droghe. Ora, a parte la verifica su tale studio, non è irresponsabile titolare, come hanno fatto giornali italiani "Il formaggio è una droga"?
Ci chiediamo quale può essere una sommatoria dei danni economici prodotti dalla campagna distorta sulla SARS, che ha colpito i produttori di pollame e uova? Ci chiediamo quali danni può causare la campagna sulle carni rosse e sui formaggi? Tutto questo per veicolare ed orientare un cambio di culture alimentari fortemente radicate nei popoli? E quando sapremo dell'incidenza dei nuovi alimenti prodotti da multinazionali sul cancro? Quando sarà troppo tardi?
È chiaro che senza nulla togliere ad organizzazioni internazionali non sostituibili, come quelle che fanno capo all'ONU, OMS e FAO, bisogna leggere i dati per quello che sono ed organizzare la resistenza contro la globalizzazione alimentare.
fonte Antonello Badessi
https://www.facebook.com/notes/antonello-badessi/terrorismo-alimentare/968476886527691

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