martedì 4 agosto 2015

Borsa di Atene riapre e crolla. Moro: no agli allarmismi



Crollo della Borsa di Atene che oggi ha riaperto i battenti dopo oltre un mese di chiusura in concomitanza con la fase più acuta della crisi greca. Le conseguenze sembrano contenute sui mercati finanziari europei. Tuttavia l’attenzione resta alta anche a causa di nuovi dati negativi sull’economia cinese, con il prodotto manifatturiero sceso ai minimi dal 2011. Sull’andamento dei listini ellenici, Eugenio Bonanata ha intervistato l’economistaRiccardo Moro: 

R. - Che ci siano pochi scambi dopo quasi un mese di chiusura della Borsa è assolutamente fisiologico. Dunque la perdita iniziale era attesa; oltre tutto per finanziare gli scambi occorrono anche capitali che in questo momento, come noto, non ci sono. I dati interessanti usciranno nei prossimi giorni: bisognerà vedere se ci sono altre perdite o se ci si stabilizza a livello più basso. L’elemento non scoraggiante è il fatto che questa perdita, così apparentemente forte, non sembra avere dato stimoli negativi al complesso delle altre Borse europee.

D. - Ci possono essere conseguenze a livello europeo ed internazionale nei prossimi giorni?

R. - La conseguenza principale, più che dell’andamento della Borsa, secondo me può essere data dall’andamento della trattativa che in questo momento è in corso tra Atene e le istituzioni Internazionali. Il fatto che lo stimolo negativo sui mercati non sia così forte è anche dovuto ad un fattore che molto spesso si finisce per dimenticare: la dimensione della Grecia, in fondo, è molto contenuta rispetto alla dimensione dell’economia europea. Abbiamo costruito, anche nel dibattito politico, un allarme assolutamente sproporzionato sulla situazione greca e sulle possibili conseguenze. Il fatto che la trattativa sia in corso è letto dai mercati come un segno positivo e l’andamento delle Borse rivela una preoccupazione non significativamente alta, almeno nel brevissimo periodo.

D. - Ma c’è il rischio che la situazione peggiori proprio alla luce dei negoziati con le istituzioni internazionali?

R. - Se la posizione dell’Unione Europea rimarrà rigida, allora, certo, è possibile che i negoziati vadano in stallo e che questo poi possa essere di nuovo letto negativamente anche dai mercati. Però penso che all’interno dell’Unione sia maturata un’attenzione un nuova rispetto a qualche mese fa intorno a questa trattativa. E spero che questo porti ad un’intesa relativamente più facile.

D. - La trattativa è incentrata su alcuni temi come la corruzione e la privatizzazione in Grecia. Il cammino è molto complesso …

R. - Però un atteggiamento ‘fondamentalista’ nei confronti di una politica di austerità credo che si sia già rivelato poco efficace e credo che si debba decisamente cambiare: dobbiamo sostanzialmente ritornare a politiche neokeynesiane di stimolo della domanda in cui lo Stato ha un ruolo centrale. Staremo a vedere quale sarà l’opzione pratica che la trattativa in questo momento sceglierà per riuscire a far giocare nuovamente allo Stato questo ruolo.

D. - C’è da temere la posizione del Fondo internazionale che dice di non partecipare al piano di salvataggio della Grecia?

R. – In realtà, in questo momento, il Fondo non sta partecipando alla definizione del nuovo accordo perché un accordo col Fondo è già in corso e scadrà più avanti. Mi verrebbe da dire che anche i media hanno un ruolo importante nello svolgere una corretta informazione, evitando allarmismi inutili e viceversa fotografando autenticamente quella che è la situazione. Detto in modo chiaro: l’allarme intorno al Fondo mi è sembrato francamente un po’ fuori luogo negli ultimi giorni. E questo alimenta anche una situazione di sfiducia mentre oggi abbiamo bisogno di costruire tutti insieme fiducia per far ritornare i capitali verso gli investimenti necessari in Grecia e in Europa.


Fonte Radio Vaticana


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