mercoledì 1 ottobre 2014

Il giallo della strega bambina di Albenga

Aveva 13 anni al massimo e, dal suo metro e quarantotto centimetri, incuteva paura. Perché pericolosa e colpevole di crimini orrendi, oppure perché associata a qualche terribile superstizione. L’hanno trovata sepolta nella terra a faccia in giù, come si faceva un tempo con i morti che si volevano umiliare e che non erano degni di guardare il cielo. Non ha ancora un nome, ma pare che sia di sesso femminile, lo scheletro venuto alla luce negli scavi nell’area archeologica di San Calocero, ad Albenga, ma una cosa è certa: si tratta di una “presenza” inquietante, per il tipo di trattamento che le è stata riservato e per la posizione in cui è stato ritrovata. Con la faccia rivolta verso terra, come chiaro segno di disprezzo, ma, allo stesso tempo, in prossimità della facciata della chiesa, luogo ambito di sepoltura. Un rebus intricatissimo, che i “Ris” dell’archeologia stanno studiando proprio in queste ore: vogliono capire chi fosse, cosa avesse fatto e perché; e poi come si sposa questa sepoltura anomala con la vicinanza a un edificio sacro.
Il grattacapo impegna l’équipe guidata dal professor Philippe Pergola del Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana e diretta da Stefano Roascio. Il sito è quello di San Calocero che è stato al centro della ricerca sul tardoantico e sulle prime fasi della cristianizzazione, non solo in Liguria, ma in tutta l’Italia nord-occidentale. «Ci troviamo in un sepolcreto del V-VI secolo - spiega Roascio -. Chi veniva inumato in questo modo, era perché si voleva impedire che vedesse la luce della Resurrezione. Era un trattamento che si riservava agli assassini e ai ladri. Oppure era un gesto di superstizione, per far sì che non si potessero “rialzare” e tornare in vita. Il tardoantico, essendo un periodo di transizione e cambiamento, ha riportato alla luce paure e, appunto, superstizioni. Alcuni sono stati ritrovati sepolti non solo a faccia in giù, ma anche inchiodati a terra: perfino il cranio veniva “trapassato” e fissato al terreno».
La “nostra” tredicenne era dunque una reietta. «Quel che sappiamo è che aveva massimo 13 anni, perché le suture ossee non sono ancora saldate, per cui lo sviluppo non si era ancora completato - chiarisce Roascio -. Dalle dimensioni del bacino e del cranio capiremo se era maschio o femmina. C’è da considerare che allora la mortalità era alta, si viveva fino a 45-50 anni, per cui questa persona aveva già trascorso un terzo della sua vita. Al momento non abbiamo trovato segni di morte violenta».

Non lontano, sono state rinvenute anche le ossa di una donna di 35-40 anni: da queste si capisce che aveva lavorato sodo, aveva un’artrite deformante molto forte. Lì vicino, c’è anche ciò che rimane di un bimbo di quattro anni, posizionato a sua volta su uno strato che riporta a contesti romani di epoca imperiale. Ma la vera anomalia sta nella sepoltura “capovolta”. «È un ritrovamento davvero singolare - dice Elena Dellù, archeo-antropologa responsabile dello scavo delle sepolture - Quello che ci lascia a bocca aperta è anche il fatto che questa persona fosse stata sepolta attaccata alla chiesa, luogo che non si riserva certo a chi si vorrebbe punire». Qui ci si arma di bisturi così come di strumenti all’avanguardia per non perdere nemmeno il più piccolo elemento utile alla datazione. Il ritrovamento di ceramiche è molto utile in questo senso, ma sono gli esami che si stanno portando avanti sulle ossa del “tredicenne” a riempire di emozione e inquietudine. Il prossimo 3 ottobre, nel corso del convegno conclusivo all’auditorium San Carlo, gli esperti dovranno rispondere a molti perché. 

Una sepoltura a faccia in giù: è una delle scoperte più interessanti degli ultimi rilevamenti presso lo scavo archeologico di San Calocero ad Albenga, un sito che è stato al centro della ricerca sul tardo-antico e sulle prime fasi della cristianizzazione non solo in Liguria, ma in tutta l'Italia nord-occidentale.
L'équipe, guidata dal professor Philippe Pergola del Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana e diretta sul campo da Alessandro Garrisi per Riva Ligure e Stefano Roascio per Albenga, non nasconde la propria soddisfazione: «La prima campagna di scavo al San Calocero sta volgendo al termine, non senza averci regalato risultati molto significativi. In particolare stanno emergendo dati insperati sul sepolcreto tardo-antico, che sembra collocarsi su contesti romani presumibilmente di epoca imperiale, la cui indagine è ancora in corso. Anche per la fase tardo medievale le sorprese non sono mancate: si è infatti individuato il punto di prelievo del materiale di cava, servito per la costruzione del monastero tardo trecentesco, una vera rarità perché spesso le cave sorgono a molti chilometri di distanza dai cantieri e sono di dificile riconoscimento. Ma sicuramente il dato più interessante, su cui dovremo ancora riflettere per trovare una spiegazione, è quello di una sepoltura con l'inumato capovolto con la faccia contro terra».
Secondo Elena Dellù, archeo-antropologa responsabile dello scavo delle sepolture, «spesso queste “sepolture anomale” riguardano persone che in qualche modo vengono giudicate negativamente dalla società, per essersi macchiate di qualche crimine, che provvede a inumarle attraverso un gesto di dispregio verso il corpo del defunto. Andrà tuttavia spiegato come mai, proprio questa sepoltura anomala, si trovi a contatto con la facciata della chiesa, un ambito tra i più ricercati come luogo di sepoltura».
Questo ritrovamento avrà ampio risalto nel convegno che si terrà il prossimo venerdì all’auditorium San Carlo di Albenga, dove verranno illustrati i risultati degli ultimi scavi (di seguito, si potrà partecipare alla visita guidata dei siti di San Calocero e del Battistero, oggetto in questi giorni di un rilievo tridimensionale con tecnologie innovative mai usate prima, ad opera del Pontificio e del Politecnico di Milano).
I nuovi scavi a San Calocero sono a opera del Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana, in collaborazione con l'università di Aix-Marseille e con il contributo economico della Fondazione Lamboglia , a cui si è aggiunto il sostegno del Comune di Albenga, della Coop Liguria e del campeggio Isola. Il progetto si inquadra nell'ambito di un percorso che riguarda anche un’altra significativa chiesa paleocristiana della antica diocesi di Albenga, il sito di Costa Balenae a Riva Ligure, e, più in generale, ha l'ambizione di rilanciare non solo i siti oggetto di scavo, ma anche numerosi altri tra Ponente ligure e costa francese, nell'ottica di una valorizzazione congiunta del territorio e delle sue potenzialità. La possibilità di realizzare questi interventi è stata garantita dalla fondazione Lamboglia, in un momento storico nel quale il nostro paese trova difficoltà ad investire nella cultura, attraverso l’interessamento della società inglese di betting Stanleybet.

Da Il Secolo XIX
Il Santuario di S. Calocero è dedicato ad un soldato romano morto martire ad Albenga ( Nota della Blogger )



http://www.ilsecoloxix.it/p/savona/2014/09/30/AR2b586B-sepoltura_scheletro_calocero.shtml





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