giovedì 17 dicembre 2015

11 cose che forse non si conoscono su L.W.Beethoven

Un interessante articolo di Focus sul grande genio L.W.Beethoven

Beethoven: 11 cose che non sono a tutti note

Tetro e sospettoso, suscettibile come un cobra misantropo, brutto e maleducato (sputacchiava ovunque). Eppure Ludwig van Beethoven è stato un compositore geniale che ha rivoluzionato la storia della musica.Mostro di talento... e non solo. Come scrisse Harold C. Schonberg, Beethoven riuscì a imporsi nonostante i difetti del carattere e i modi impossibili. Non era mai stato una bellezza: da giovane lo chiamavano Der Spagnol (lo spagnolo) per via della carnagione olivastra. Era basso - non arrivava al metro e sessantacinque - tarchiato e ampio di spalle; aveva una testa massiccia, una massa di capelli ribelli, denti sporgenti, naso piccolo e arrotondato, e usava sputare dappertutto. Goffo nei movimenti, rovesciava e rompeva continuamente gli oggetti che toccava. Maldestro, non imparò mai a danzare, e si tagliava sempre facendosi la barba. In questa immagine è ritratto a 13 anni.


Caratteraccio. Era tetro e sospettoso, suscettibile come un cobra misantropo, convinto che tutti volessero imbrogliarlo; non aveva buone maniere o modi accattivanti, dimenticava sempre tutto, aveva accessi di collera insensata, e con gli editori ebbe a volte rapporti di dubbia correttezza. Scapolo, viveva in una confusione indescrivibile, soprattutto perché non c'erano servitori o governanti disposti a tollerare i suoi nervi.


Ludwig van Beethoven probabilmente era nato il 16 dicembre e venne battezzato il giorno seguente (il 17) Ed è per questo che Google lo festeggia in quella data con un Doodle in quasi tutto il mondo.
Provinciale, poiché veniva da Bonn, era stato educato dal padre, un dissoluto musicista di corte. Bambino prodigio, fu sottoposto a una rigida disciplina che, come spesso succede ai bambini prodigio, condizionò tutta la sua vita.


La musica gli veniva dal cuore. Si è sempre speculato sulle numerose malattie di cui il compositore avrebbe sofferto fin da giovane, dall'asma alla sindrome del colon irritabile, da malattie renali alla cirrosi epatica. E gli storici si sono anche interrogati su come i disturbi fisici del musicista potrebbero averne influenzato l’arte. L'ipotesi di 3 ricercatori è che i ritmi di alcune delle sue composizioni più famose e visceralmente toccanti sarebbero influenzati dalle aritmie cardiaca di cui il compositore probabilmente soffriva. Ve lo raccontiamo per bene (e ve lo facciamo anche ascoltare) in questa notizia :Era davvero musica che veniva dal cuore quella di Beethoven: le composizioni del musicista sarebbero influenzate dall'andamento del suo cuore. I ritmi di alcune delle sue composizioni più famose e visceralmente toccanti sarebbero influenzati dalle aritmie cardiaca di cui il compositore probabilmente soffriva. È l’ipotesi di tre ricercatori, un musicologo, un cardiologo e uno storico della medicina della University of Michigan e della University of Washington.



Disturbi misteriosi. Si è sempre speculato sulle numerose malattie di cui il compositore avrebbe sofferto fin da giovane, dall'asma alla sindrome del colon irritabile, da malattie renali alla cirrosi epatica. E gli storici si sono anche interrogati su come i disturbi fisici del musicista potrebbero averne influenzato l’arte. Uno degli esempi più noti è la sordità, da cui Beethoven fu affetto fin da giovane e che avrebbe influenzato il suo stile via via che progrediva. Ma è stata avanzata anche la teoria che certi motivi ritmici nella sua musica siano una trasposizione di irregolarità del ritmo cardiaco di cui è verosimile soffrisse in associazione con gli altri suoi disturbi fisici.



L’esempio citato da alcuni studiosi è l’Opus 81a, la sonata per pianoforte n. 26, che contiene nel movimento di apertura delle pause importanti e un ritmo galoppante e sincopato che ricordano le extrasistoli, quando il cuore ha un battito "in anticipo", spesso seguito da una pausa.




Col fiato sospeso. Nel nuovo studio, apparso sulla rivista Perspectives in Biology and Medicine, gli autori rintracciano possibili segni di influenza di aritmie cardiache in altre composizioni. Innanzitutto, il Quartetto per archi n. 13 in Si bemolle maggiore, Opus 130. Il quinto movimento, la Cavatina , presenta a metà della partitura un cambiamento di ritmo. Beethoven ha annotato questa sezione con la parola tedesca “beklemmt”, che significa “con il cuore pesante”. L’annotazione potrebbe riferirsi all’emozione suscitata dalla musica, ma secondo gli autori il ritmo è evocativo proprio di una sensazione fisica, la mancanza di respiro dovuta alla malattia ischemica.

il cuore nelle orecchie. Anche in altre composizioni, i cambiamenti improvvisi di passo e di chiave coinciderebbero secondo gli autori con specifici disturbi del ritmo cardiaco, per esempio il terzo movimento dell’Opus 110, con una melodia che ricorda la mancanza di fiato legata a un’aritmia tachicardica. «Quando il cuore batte irregolarmente per una malattia, lo fa secondo schemi prevedibili. Ci sembra di sentire alcuni di questi stessi schemi nella musica di Beethoven» ha detto Joel Howell, medico, uno degli autori dello studio. Sempre secondo gli autori, la graduale diminuzione del senso dell’udito potrebbe aver lasciato il compositore ancora più cosciente del ritmo interno del suo cuore, da cui si sarebbe lasciato guidare. Come si dice sia accaduto a Gustav Mahler, un altro grande musicista la cui grave malattia cardiaca trasparirebbe nelle composizioni.

Era davvero sordo. Già intorno ai trent'anni, dichiarava di avere difficoltà a capire le parole di una persona che parlava a bassa voce.
Per ascoltare gli attori a teatro, inoltre, era costretto a mettersi vicino all'orchestra. La crescente sordità tuttavia lo gettò in uno stato di profonda prostrazione, che nel 1802 lo spinse persino a tentare il suicidio.
A causa dei problemi di udito Beethoven si isolò progressivamente dalle persone che lo circondavano, compromettendo molte relazioni sociali e affettive.
Nel 1819, otto anni prima della morte era completamente sordo. Nonostante ciò, Beethoven continuò a comporre: la celebre nona sinfonia con l'Inno alla gioia fu scritta nel 1824.

Morto per colpa del piombo. ANzi no. Per alcuni fu colpa di un unguento spalmato dopo un’operazione chirurgica. Per altri, di un calice da cui il compositore beveva. Quale sia stata la somministrazione, l’alta concentrazione di piombo trovata nell’organismo di Ludwig van Beethoven è stata spesso indicata come causa del suo decesso a 56 anni. Ad alimentare la teoria, il fatto che l’intossicazione da piombo causa irritabilità (il compositore era noto per il suo caratteraccio), blocco renale e del fegato, sintomi che il musicista accusò in fin di vita.
Tuttavia una ricerca della Mount Sinai school of medicine di New York ha smentito queste ipotesi. L’analisi dei livelli di piombo nelle ossa del compositore ha infatti rilevato una concentrazione troppo bassa per causare un avvelenamento.

Genio e regolatezza. Il giornalista americano Mason Mezzanotte Currey ha raccolto dettagli biografici di 168 artisti, mostrando che tutti, anche quelli considerati sregolati e istintivi, seguivano un preciso programma. Lo stile di vita di Ludwig van Beethoven, soprattutto negli ultimi anni, era molto regolare. Ma in altri periodi Beethoven componeva fino anche alle due del mattino. Ma sempre seguendo un rigido programma.

Genio grazie alla sifilide? Secondo la studiosa Deborah Hayden, la sifilide di cui furono probabilmente affetti molti personaggi della Storia (da Abraham Lincoln a Friedrich Nietzsche e Oscar Wilde) potrebbe spiegarne il genio o la follia. L’euforia sifilitica potrebbe avere amplificato il genio creativo di Ludwig van Beethoven (e di molti altri personaggi che come lui erano stati colpiti dal cosiddetto mal francese). La tesi, contenuta in un libro della Hayden, non è mai stata confermata da altri studi.

Il primo grande artista. La caratteristica che distingue Beethoven da tutti gli altri musicisti che lo precedettero - a parte il genio e la forza senza eguali - fu che egli si considerò un artista e difese i suoi diritti d'artista. Era un artista, un creatore, e perciò superiore ai re e ai nobili. Aveva una concezione decisamente rivoluzionaria della società e idee romantiche sulla musica. «Quel che ho nel cuore deve venire fuori e così lo scrivo» disse al discepolo Carl Czerny. Mozart non si sarebbe mai sognato di dire una cosa del genere, e neppure Haydn o Bach.

Non è un romantico. Beethoven è stato il più formidabile pensatore musicale. Molti hanno voluto vedere in lui il ponte tra il periodo classico e quello romantico, ma è soltanto una etichetta di comodo, e neppure troppo esatta. In realtà nella sua musica c'è ben poco di romantico. «Beethoven non parlò il linguaggio dei romantici» scrisse Harold C. Schonberg. «Aveva cominciato col comporre nella tradizione classica e poi era andato al di là del tempo e dello spazio, usando un linguaggio che lui stesso aveva forgiato. Un linguaggio compresso, enigmatico ed esplosivo, espresso in forme escogitate da lui».

Genio infelice. Alla morte di Ludwig van Beethoven, nel 1827, l’amico Anton Schindler trovò in un cassetto segreto del suo scrittoio un documento, noto come “Testamento di Heiligenstadt”, in cui il musicista confessava la disperazione per la sua sordità, e un’appassionata lettera indirizzata a una non meglio specificata unsterbliche geliebte (“immortale amata”).
Schindler sostenne che questa donna fosse Giulietta Guicciardi (1784-1856), allieva di Beethoven assieme alle sue cugine, le sorelle Josephine e Therese von Brunswick. La famosa sonata per pianoforte Al chiaro di luna (1801) è dedicata proprio alla Guicciardi. La lettera, però, fu probabilmente scritta nel 1812, quando Giulietta era già sposata da nove anni col conte Robert von Gallenberg.

Fonte Focus 









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