giovedì 3 dicembre 2015

ERDOGANS FAMILY

Ancora un tagliente articolo di ZeroHedge sugli “insospettati” amici dell’ISIS. Se l’abbattimento del jet russo da parte delle forze armate turche ha destato qualche sospetto sugli equilibri in campo, ecco una documentata conferma che è proprio attraverso la Turchia – paese membro della NATO e alleato dell’Occidente – e per tramite di persone vicinissime al Presidente Erdogan, se non lui stesso, che l’ISIS può fare cospicui affari vendendo il petrolio iracheno e rifornendosi di armi.
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ERA A PRANZO CON I MILIZIANI DELL’ISIS, CHI È QUEST’UOMO? RIMARRETE SCIOCCATI

di Zero Hedge, 25 novembre 2015
Il russo Sergey Lavrov non è un ministro degli esteri che usa mezze parole. Proprio stamattina, 24 ore dopo che un aereo russo è stato abbattuto da un paese il cui presidente tre anni fa diceva “una breve e limitata violazione dei confini non può mai essere il pretesto per un attacco”, aveva questo da dire: “Abbiamo dei seri dubbi sul fatto che l’incidente sia stato involontario, e crediamo si tratti invece di una provocazione pianificata” dalla Turchia.
Ma anche questa dichiarazione si può definire diplomatica a confronto con quello che Lavrov ha detto oggi al ministro degli esteri turco, Mevlut Cavusoglu, durante una conversazione telefonica tra i due (Lavrov doveva fare un viaggio un Turchia, ma poi ha cancellato l’evento).
Come riporta Sputnik, secondo un comunicato stampa rilasciato dal Ministero degli Affari Esteri russo, Lavrov avrebbe puntualizzato che “abbattendo un aereo russo durante una missione antiterrorismo condotta dalle Forze Aerospaziali Russe in Siria, e trattandosi di un aereo che non aveva violato lo spazio aereo turco, il governo turco ha a tutti gli effetti spalleggiato l’ISIS”.
È stato in questo contesto che Lavrov ha aggiunto che “l’azione della Turchia è sembrata essere premeditata, pianificata, e intrapresa con un obiettivo ben preciso”.
Cosa più importante, Lavrov ha fatto presente il ruolo della Turchia nel sostenere la rete del terrore tramite il supporto al commercio del petrolio. Secondo il comunicato russo:
“Il Ministero russo ha ricordato alla sua controparte turca il coinvolgimento di quest’ultima nel commercio illegale del petrolio da parte dell’ISIS, petrolio che viene trasportato proprio attraverso l’area nella quale è stato abbattuto il jet russo, e dove si trovano infrastrutture dei terroristi, armi, depositi di munizioni e centri di controllo.”
Altri hanno riconfermato la correttezza della posizione di Lavrov, come il generale francese in pensione Dominique Trinquand, che ha detto che “o la Turchia non sta combattendo l’ISIS per nulla, o lo sta facendo molto poco, e non interferisce affatto con i vari traffici illegali che hanno luogo lungo i suoi confini, inclusi traffici di petrolio, fosfato, cotone e esseri umani”, ha detto.
Il motivo per il quale troviamo interessante questi punti è che appena la settimana scorsa, in seguito agli attacchi terroristici a Parigi, ma prima dell’abbattimento del jet russo da parte della Turchia, su questo stesso blog avevamo scritto “La domanda più importante sull’ISIS che nessuno si pone”, un post nel quale chiedevamo chi fosse che “infrange qualsiasi legge conosciuta riguardo il finanziamento del terrorismo, comprando il petrolio dall’ISIS, quasi certamente con la tacita approvazione di vari governi occidentali ‘alleati’, e perché questi governi hanno permesso che tali intermediari continuassero a finanziare l’ISIS fino ad ora”.
Proprio una settimana dopo, in circostanze ancora più tragiche, la domanda se la stanno ponendo tutti.
E mentre stiamo pazientemente investigando per scoprire chi sia che, dentro e fuori dai confini, fa da intermediario per la compravendita, chi acquista il petrolio dell’ISIS e lo rivende nei mercati europei e mondiali in cambio di centinaia di milioni di dollari, ecco che un nome continua a saltare fuori come principale responsabile della domanda locale di “petrolio terrorista” venduto dallo Stato Islamico. È il nome del figlio del presidente turco: Bilal Erdogan.
La sua biografia in breve:
Necmettin Bilal Erdogan, conosciuto in genere come Bilal Erdogan (nato il 23 aprile 1980) è il terzo figlio di Recep Tayyip Erdogan, l’attuale presidente della Turchia. Dopo essersi diplomato alla scuola superiore Kartal Imam Hatip nel 1999, Bilal Erdogan si è trasferito negli Stati Uniti per iscriversi all’Università. Si è laureato alla John F. Kennedy School of Government presso l’Università di Harvard nel 2004. Dopo la laurea ha lavorato per la Banca Mondiale come tirocinante per un periodo. È tornato in Turchia nel 2006, dove ha iniziato l’attività come uomo d’affari. Bilal Erdogan è uno dei tre maggiori soci della “BMZ Group Denizcilik”, un’azienda di trasporti marittimi.
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I camion cisterna bombardati dai russi

“Fra i 520 camion-cisterna inceneriti dall’aviazione di Mosca, “circa un quarto erano di una società di facciata finanziata dalla famiglia Erdogan, ed alleata all’ambiente della criminalità organizzata turca (una delle mafie più pericolose del pianeta) e le sue ramificazioni, che arrivano a via Rotshild nel quartiere degli affari di Tel Aviv”. Riporto questo retroscena da un sito, Strategica 51, che pare una emanazione di qualche servizio segreto. Valga quel che vale, ma ormai il coinvolgimento della famiglia Erdogan nel traffico di petrolio di Daesh è ammesso anche dai media mainstream.
Bilal Erdogan, 35 anni, terzo figlio del presidente turco, laureato in Usa, è concordemente indicato come il mediatore che trasporta il petrolio e gli altri beni (fosfati eccetera) che l’ISIS ruba a Irak e Siria ai mercati europei e internazionali, lucrando nell’affare centinaia di milioni di dollari.
Bilal possiede diverse compagnie di navigazione, che hanno i loro propri moli a Beirut e nel porto turco di Ceyhan e dove il greggio rubato viene venduto per conto di Daesh, quasi alla luce del sole, a compagnie europee con cui il Figlio ha firmato contratti, diciamo, regolari. Queste compagnie inoltrano la merce a paesi asiatici, specie il Giappone.
Magari è per questo che Sumeyye Erdogan, la figlia (educata a Londra), gestisce un ospedale da campo proprio a ridosso del confine siriano, dove camion dell’esercito turco portano ogni giorno carichi di jihadisti di Daesh feriti da rimettere in piedi e rimandare a fare la guerra santa ed ottomana contro Assad.
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http://www.iconicon.it/blog/2015/11/erdogans-family/

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