sabato 4 aprile 2015

LA CHIESA DELLA SPERANZA



Monsignor Georges Abou Khazen parla di chiese gremite e presenza "commovente" dei fedeli,



“Sono giorni difficili, soprattutto dopo la caduta di Idlib” nelle mani dei movimenti islamisti; la città “non è lontana da Aleppo e la gente teme che succeda la stessa cosa qui. Nonostante i timori e le paure, i cristiani partecipano ai riti della Settimana Santa e le chiese sono sempre gremite”. È quanto afferma all'agenzia AsiaNews il vicario apostolico di Aleppo dei latini, mons. Georges Abou Khazen, il quale racconta che “in occasione della Domenica delle Palme era bella e commovente la presenza e il numero dei fedeli”. A dispetto dei colpi di mortaio “che cadono dappertutto”, aggiunge il prelato, “la gente non ha avuto paura e ha assistito alla Messa e alla processione con i propri bambini. Per i più piccoli è stata una festa speciale, erano loro a portare le candele ornate nella processione… la fede è stata davvero più forte della paura”.

Per i cristiani la fede è più forte della paura

Il vicario apostolico di Aleppo conferma la situazione di timore e difficoltà non solo dei cristiani, ma di tutta la popolazione locale preoccupata dal possibile arrivo delle milizie jihadiste. Nei giorni scorsi i fondamentalisti hanno conquistato la città di Idlib, nel nord-ovest del Paese, sequestrando un sacerdote greco-ortodosso. Ma nonostante questa realtà di guerra, persecuzioni e violenze, la comunità cristiana di Aleppo sta vivendo la Settimana Santa con partecipazione, raccoglimento ed entusiasmo perché - ripete il vicario apostolico - la fede è più forte della paura. “La loro testimonianza - spiega mons. mons. Georges Abou Khazen - è stata per noi pastori fonte di incoraggiamento, grazie alla loro fede e alla loro preghiera il Signore risorto ci libererà”.

L'aiuto della Caritas senza distinzione di credo

Dalla comunità musulmana, racconta ancora il vicario apostolico, “abbiamo ricevuto forti testimonianze di affetto, una bella prova di convivenza”. Del resto, spiega, la Chiesa “sta giocando un grande ruolo nell’assistenza ai profughi, cristiani e musulmani, e di questo loro ci sono grati”. “Aiutiamo i ragazzi, senza distinzioni di fede religiosa, attraverso Caritas Siria - continua il prelato - non solo con il cibo, ma anche donando loro scarpe, pantaloni, magliette. È bello vedere la gioia di questa gente, dei giovani e dei loro genitori, che capiscono che guardiamo loro con affetto, cercando il bene della persona. Anch’essi sono parte di questa famiglia e di questa festa”.

I cristiani vivono questa Via Crucis alla luce della Resurrezione

A livello di pastorale “abbiamo promosso funzioni religiose, prediche e incontri in varie chiese, insistendo sulla penitenza e la conversione, legati alla situazione generale” afferma mons. Georges. Le vicende accadute a Idlib “fanno paura”, ma “nonostante questo noi viviamo con coraggio la nostra Via Crucis, lo facciamo alla luce della resurrezione e questo ci dà una grande speranza”. Egli ha inviato una lettera pastorale in cui ha sottolineato che “Cristo risorto non si è vendicato, ma ha mandato i suoi a predicare la Buona Novella insegnando amore e perdono. Questo - conclude - è il mio messaggio per la Pasqua e i fedeli hanno colto l’invito. Si sono formati gruppi di incontro, per meditare la lettera. Speriamo che il Signore ci usi come segno e testimonianza di pace”. (D.S.)...



(Radio Vaticana)

( Foto Nino Fezza)

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