domenica 21 febbraio 2016

Marò: parte una nuova campagna web per l’innocenza dei nostri soldati


maro 

Roma, 20 feb – L’articolo di oggi su Libero a firma Chiara Giannini segna una nuova fase per i cittadini italiani che si battono per “Verità e Giustizia per Massimiliano e Salvatore”, concludendo: “Oggi partirà una diffusione planetaria tramite newsletter che riporta al sito (www.italianmarines.net) che si potrà leggere in USA, Australia, Asia e in qualsiasi altra parte del mondo. Insomma la RAI oscurerà anche i Marò, ma non ha fatto i conti con la potenza mediatica del web”. Si deve partire come al solito dall’apertura della cassaforte indiana che per quattro anni ha custodito i documenti giudiziari sulla base dei quali i nostri militari sono stati arrestati e che la Republic of India ha usato come prova di colpevolezza a supporto di un documento scritto depositato il 6 Agosto 2015 al Tribunale di Amburgo sul Diritto del Mare (ITLOS). E proprio per non farsi mancare niente ha scritto anche che “in questa vicenda l’Italia cerca compassione”.
Parallelamente l’Italia chiese al Tribunale di Amburgo che i due accusati fossero sottratti alla “custodia giudiziaria indiana” (dopo 4 anni senza formalizzazione delle accuse e negazione dei documenti giudiziari anche alla Magistratura italiana che ne fece richiesta) e che quindi potessero rientrare in Italia e qui attendere la sentenza sulla giurisdizione (se fosse l’India o l’Italia a dover celebrare il processo). In realtà poi il Tribunale di Amburgo rimandò al Tribunale internazionale dell’Aia la decisione sia sulla sentenza di giurisdizione sia sulla richiesta di rientro in Italia dei due accusati, e mentre per la sentenza sulla giurisdizione dovremo aspettare almeno fino al 2018 quella sul rientro in Italia è attesa per il 30 marzo 2016, fra circa 40 giorni. Quello che è emerso dall’analisi dei documenti giudiziari indiani (da me ottenuti da Amburgo il 27 Agosto 2015) è quello che si era già capito da tempo: l’impianto accusatorio indiano contro i militari italiani è inconsistente, contraddittorio, omissivo e pregiudizievole, in pratica un “castello di carta” montato per scopi diversi dalle esigenze di giustizia (probabilmente per motivi di politica interna indiana).
Non si può imputare ai giudici di Amburgo di non averlo capito subito: Giudici e Avvocati sono uomini di legge mentre le indagini tecniche (ricostruzione di posizioni, orari, sopralluoghi, radar, balistica etc) sono cose da C.T. (consulenti tecnici) ed io stesso, che pur conoscevo ormai la vicenda a menadito e con venti anni di esperienza come C.T. giudiziario in indagini complesse nel settore aereonautico, per esaminare a fondo e produrre documenti usabili in Tribunale ho impiegato quattro mesi. Ma ora, pur nella consapevolezza che il “Castello di carta” indiano non reggerebbe come impianto accusatorio in qualsiasi Tribunale (sempre che la difesa faccia il suo dovere) è necessario portare il tutto a conoscenza di Giudici e Avvocati del Tribunale dell’Aia, che non risulta abbiano affidato a esperti consulenti tecnici l’analisi dei documenti indiani. Il motivo è ovvio: se al Tribunale dell’Aia si dovesse dar credito alla millantata “certezza di colpevolezza” proclamata da parte indiana (di per se assurda vista addirittura la mancata formalizzazione dei capi di accusa) allora la bilancia potrebbe pendere per lasciare i due accusati sotto la custodia giudiziaria indiana.
Invece prendendo coscienza del “Castello di carta”, che fra l’altro comprende episodi come il portare un falso peschereccio St. Antony sotto la murata della Enrica Lexie, o falsi verbali con false firme italiane, o i centesimi di millimetro misurati a occhio, la bilancia penderà per far rientrare i due in Italia (di fatto Salvatore Girone è un ostaggio, come ai tempi dell’Impero Persiano) in attesa di un riesame completo dell’impianto accusatorio. L’altro aspetto è quello dell’informazione delle opinioni pubbliche. L’italiano è una lingua di nicchia parlata, scritta e letta al massimo da un centinaio di milioni di persone di cui sessanta in Italia.
Le autorità indiane finora hanno avuto buon gioco verso l’opinione pubblica interna e internazionale con un sapientissimo uso dei media. Dei famosi documenti giudiziari tenuti per quattro anni in cassaforte sono stati via via passati ai media indiani stralci e indiscrezioni che riportavano le “conclusioni” sempre di accertata colpevolezza italiana. Dai media indiani rimbalzavano come “notizia” sui media italiani e internazionali che li prendevano per buoni senza rendersi conto che erano vittime di una precisa azione di disinformazione. Ad esempio il sopralluogo sul peschereccio del 17/2/2012 concludeva, a firma del vicedirettore del Forensic Science Laboratory, che i proiettili che avevano colpito il peschereccio erano i calibro 5.56×45 NATO in dotazione ai militari italiani: grandi titoli e articoli sui media italiani e internazionali. E quando due giorni dopo Latorre e Girone vengono arrestati nessuno ha da ridire: i proiettili sono i loro!
Ma poi quando dopo quattro anni esaminiamo il documento originale scopriamo che il vicedirettore del Forensic Science Laboratory Dott. Nisha ha misurato i buchi sul legno col metro a nastro e concluso coi centesimi di millimetro. Coscientemente, perché dalla posizione e quindi dalla preparazione tecnica che gli compete sa benissimo che le sue “conclusioni” sono una scemenza. Di questo naturalmente si poteva accorgere facilmente chi ha esperienza specifica, ma non chi “fidandosi” ha riportato alle opinioni pubbliche conclusioni fabbricate ad arte.
Quindi www.italianmarines.net serve anche a informare le opinioni pubbliche internazionali sulla vera natura dell’impianto accusatorio indiano.
È stato realizzato volutamente solo in inglese in modo che Google lo indicizzi solo in inglese, dietro ci sono un gruppo di volontari che da oggi inizierà una capillare e coordinata diffusione internazionale dello stesso, diciamo dalla Siberia alla Terra del Fuoco. E in questo senso è gradita la collaborazione di chiunque abbia dimestichezza con la lingua inglese e l’uso del web. In questo modo non solo Giudici e Avvocati del Tribunale dell’Aia saranno informati, ma tutta l’opinione pubblica mondiale.
Io per parte mia posso dichiarare concluso il mio lavoro di C.T. della difesa volontario: non c’è più nulla da scoprire per dichiarare l’innocenza dei due militari italiani, l’intero impianto accusatorio indiano è crollato su se stesso come un castello di carte. Vittima di inconsistenza, falsità, omissività e pregiudizio. Ognuno può giudicare da se stesso.

Luigi Di Stefano - 20 febbraio 2016
fonte: http://www.ilprimatonazionale.it


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