martedì 2 febbraio 2016

Olivi Secolari: continua la battaglia Contro Xylella



Xylella fastidiosa è un batterio, presente in alcune specie vegetali, che può avere effetti dannosi, in alcuni casi letali, per le colture. Xylella, che può diffondersi attraverso diverse piante ospiti senza che queste mostrino delle manifestazioni patologiche, ha acquisito popolarità di recente in quanto ritenuto responsabile della moria di numerosi olivi secolari presenti sul suolo salentino, in Puglia. Si pensa che il batterio sia arrivato assieme ad un carico di oleandri infetti provenienti dal Costa Rica. Il Complesso del disseccamento rapido dell’olivo (CoDiRO) è stato per la prima volta riconosciuto nel tacco d’Italia due anni fa, quando gli olivi secolari del Salento hanno iniziato a mostrare i segni di questa grave fitopatologia che non solo è in grado di rovinare i raccolti ma può compromettere la salute della pianta intera. Da allora, risposte sugli effetti a lungo termine di Xylella, la sua eradicazione e la possibilità di infestare altre colture portanti del nostro Paese ancora tardano ad arrivare.



Il problema di Xylella ha gravi ripercussioni economiche. La Puglia produce uno degli oli d’oliva più pregiati del mondo, e più di un terzo dell’olio prodotto in Italia complessivamente. L’Italia è il secondo produttore mondiale nel settore, con circa 300 mila tonnellate esportate nell’anno 2014, battuta solo dalla Spagna. Ma il nostro paese è anche un grosso importatore: se il batterio dovesse continuare a danneggiare le colture, l’Italia potrebbe esportare molto meno olio ed importarne di più, facendo lievitare la domanda e i prezzi a livello mondiale. Inoltre, la malattia potrebbe diffondersi in altre colture del Sud Europa come uva, mandorle e ciliegie.

Come è affrontata, in Puglia, questa piaga degli ulivi? E come pensano di arrestare la malattia le autorità locali? Le autorità hanno risposto in fretta e con misure estreme, distruggendo le piante infette e lasciando molti coltivatori interdetti, se non infuriati. Alcune delle piante di olivo, la cui età è stata stimata usando la datazione con il radiocarbonio, hanno ben 2500 anni: hanno resistito a secoli e secoli di invasioni, guerre, alluvioni e altri disastri naturali. Possibile che debbano tutte soccombere adesso, a causa di un banale batterio? Alludendo a queste argomentazioni, i coltivatori salentini vorrebbero fermare l’eliminazione delle piante di ulivo ritenute colpite dalla malattia, la loro fonte di sostentamento probabilmente da generazioni, e fare affidamento su una naturale immunizzazione delle piante superstiti. Da quando Xylella ha colpito, si stima che un milione di alberi sia morto, soccombendo alla malattia o perendo negli incendi selettivi decisi dalle autorità locali per cercare di contenere la diffusione della malattia.




Tra i coltivatori e la gente comune c’è chi pensa che la distruzione selettiva degli alberi d’ulivo sia una farsa: le autorità forniscono scarse prove che le piante distrutte fossero davvero infette. Inoltre, gli scienziati che studiano la diffusione e gli effetti di Xylella non sono ancora arrivati a conclusioni certe su come Xylella uccida i suoi ospiti, o se davvero sia la causa principale della moria degli ulivi. Alcune ricerche suggeriscono che Xylella blocchi il normale afflusso d’acqua dalle radici alle foglie delle piante, provocandone l’inaridimento. Nascono dunque disparate teorie sul “complotto”, tutte basate sull’idea che qualcuno voglia minare la prosperosa economia dell’olio d’oliva pugliese o impossessarsi di questa ridente terra, magari per farne campi da golf.

Xylella si sposta da una pianta all’altra attraverso insetti vettori, come la sputacchina media (Philaenus spumarius). L’uso di pesticidi potrebbe fermare la diffusione del batterio, ma danneggerebbe non solo le olive ma anche l’ambiente circostante. Sembra dunque legittima, come soluzione, la creazione di una zona di contenimento dove abbattere tutti gli alberi che separano l’area infetta da Xylella da quella ancora intatta. Bisognerebbe solo convincere gli agricoltori scettici ed inclini a credere in cospirazioni ingegnose quanto improbabili. Quello che è certo è che continuare e intensificare gli studi su Xylella potrebbe suggerire nuove ed efficaci soluzioni a questo grosso problema, conseguenza diretta della globalizzazione e della movimentazione delle piante. Nel frattempo, eradicazione delle piante infette, buone pratiche agronomiche e la tosatura regolare dell’erba dove gli insetti vettori vivono e si riproducono, possono arginare la diffusione del batterio killer. La migliore scelta per salvare le colture potrebbe essere l’impianto di varietà geneticamente modificate di olivi resistenti a Xylella: un altro argomento che porta da tempo a ulteriore scetticismo e conflitti.

Fonte BioPillis

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