venerdì 27 giugno 2014

Il sequestro dei Marò Italiani, l' inquisizione indiana e il diritto calpestato !


Dal febbraio 2012 attendiamo che sia fatta verità e giustizia sulla farsa indiana su cui è costruito il caso dei Fucilieri di Marina Latorre e Girone sequestrati e abbandonati dalle nostre istituzioni, da oggi proporremo tutte le falsità e gli abusi su due nostri soldati in attesa che il silenzio assordante da parte di tre governi Italiani e due Indiani finisca...

मुफ्त मासीमिलियानो और उद्धारकर्ता इस स्वांग के साथ बहुत कुछ सहा

Massimiliano e Salvatore liberi subito ! basta con questa farsa !

Free our Soldier ! NOW !




Tutta la verità sul caso marò .

I proclami di “colpevolezza” non hanno mai avuto riscontro mentre al contrario sono emerse carenze nell’indagine e inattendibilità dei testimoni. Le stesse autorità indiane il 30 marzo 2013 hanno ordinato di rifare le indagini.
Ciò nonostante i due continuano ad essere privati della libertà e ritenuti di fatto colpevoli.
Di seguito le principali carenze dell’impianto accusatorio.
Indagini omissive verso altri potenziali colpevoli
- distruzione dei reperti giudiziari
- negata ammissione dei Consulenti Tecnici della difesa
- secretazione degli atti processuali dopo l’incriminazione formale
- grave indizio di costruzione di false prove a carico
- omissione di elementi a difesa
- completa inattendibilità dei testimoni a carico
- costruzione di falso scenario da parte della Guardia Costiera
La negazione dei diritti della Difesa
Il 29 febbraio 2012, dopo la richiesta formale degli avvocati difensori, il tribunale di Kollam negava il diritto della difesa a partecipare alla perizia balistica con i suoi esperti venuti dall’Italia.
Una plateale distruzione dei diritti della difesa che segna tutta la vicenda.
Le autorità italiane colpevolmente non reagiscono, e non invocano una commissione di controllo internazionale.
L’analisi tecnica giudiziaria In questo processo durante le indagini i reperti sono stati distrutti.
Le autorità indiane non hanno voluto consegnare gli atti processuali nemmeno alla magistratura italiana, e neppure hanno permesso agli esperti italiani di partecipare a fasi essenziali delle analisi tecniche quali la perizia balistica o l’analisi sul peschereccio.
Ma danno per scontata la colpevolezza dei due Marò, nonostante indagini omissive, distruzione dei reperti, inattendibilità dei testimoni e della Guardia Costiera, e gravi indizi di aver fabbricato false prove a carico.
La difesa dovrà limitarsi a “leggere” quello che scrive l’accusa, senza nessun controllo su come l’accusa abbia formato le prove a carico.
Senza rispetto per i diritti della difesa non esiste giusto processo.
Nullità dell’impianto accusatorio – Le indagini omissive.
Tutte le 4 navi indicate come “sospette” dagli inquirenti indiani sono “nere e rosse”, mentre solo la Enrica Lexie risulta indagata.
Questo viene giustificato con una “furbata” per cui interrogate le 4 navi solo la Lexie avrebbe risposto di aver avuto un incidente due ore prima.
I processi penali non si fanno con le “furbate”, e come vedremo più avanti non si tratta di furbizia ma di messinscena, tutta da analizzare e da spiegare.
Nelle stesse ore la petroliera greca Olympic Flair denuncia un attacco pirata alle 22.20L. in prossimità del porto di Kochi, come certificano i rapporti dello ICC e dell’IMO (International Maritime Organization), ma non viene indagata.
La Olympic Flair dichiara di essere stata attaccata da due barche con 20 armati.
Solo ad aprile 2013 grazie alla stampa italiana si saprà che sulla Olympic Flair erano presenti dei Contractors privati a difesa della nave.
Inoltre la Olympic Flair fornisce ora e posizione dell’attacco palesemente falsi, in quanto in quel punto e a quell’ora stanno transitando la Enrica Lexie che viene ricondotta in porto dalle navi militari Samar e Lakscimibahi e da un aereo della Guardia Costiera indiana.
Gli inquirenti indiani, perfettamente a conoscenza di tutto, non hanno indagato sulla vicenda della Olympic Flair.
La Olympic Flair si è oscurata dal sistema di controllo AIS per una settimana (12/2-20/2) e denuncia l’attacco pirata il 15/2.
Ricostruendo rotta, spazi e tempi in base ai dati AIS risulta un “buco” di circa 50 ore (oltre 2 giorni) in cui non si sa dove fosse e cosa le sia accaduto.
Gli inquirenti indiani, che sostengono di aver tratto le loro conclusioni dai dati AIS, non hanno indagato.
I dati AIS sono pubblici, si trovano in decine di siti specializzati, e noi semplicemente li abbiamo consultati come chiunque può fare.
Nel punto e nell’ora indicati dalla Olympic Flair transita la Lexie, le 2 navi militari e l’aereo, a una distanza di 2 o 3 miglia. Orario e punto geografico dell’attacco pirata non sono quelli veri, il fatto è avvenuto prima delle 22.20 locali e in altro luogo.
E’ assurdo sostenere che un attacco pirata possa essere fatto in vista di navi della Guardia Costiera senza che la nave attaccata chieda aiuto.
Sono attendibili i dati AIS forniti dalla Olympic Flair?
No, come molte altre navi viaggia con dati AIS alterati per non farsi monitorare dalle organizzazioni dei pirati.
Apparentemente dopo aver subito l’attacco pirata davanti a Kochi riparte verso nord, come per andare a caricare. Prima verso il terminale petrolifero di Arzew (Orano, Algeria) e poi verso Kargh Island, in Iran.
Si è veramente fermata a Kochi?
Ha veramente scaricato il suo carico di petrolio a Kochi?
Dai dati AIS non possiamo saperlo.
Nullità dell’impianto accusatorio .L’esecuzione di atti irripetibili
Il peschereccio St. Antony è la scena del crimine dove sono avvenuti i due omicidi.
Su di esso si devono fare innumerevoli indagini tecniche: balistiche, chimico-fisiche, medico-legali ecc.
Queste indagini non devono essere “irripetibili” perché è diritto della difesa verificarle o integrarle.
Non è stato concesso nessun diritto alla difesa durante le indagini tecniche.
Dopo che gli inquirenti indiani hanno fatto i loro rilievi il St. Antony viene riconsegnato al proprietario che lo lascia affondare.
I Consulenti Tecnici della difesa non potranno più controllare e integrare quanto fatto dagli inquirenti.
In qualsiasi Tribunale questo comporta la nullità giuridica delle indagini.
Dopo alcune settimane di “bagnomaria” il St. Antony viene abbandonato in un rimessaggio aperto a tutti, dove le intemperie completano la distruzione di qualsiasi residuo.
Il “testimone” attraverso il quale si pretende di dimostrare la colpevolezza dei due militari italiani non esiste più.
E’ impossibile che gli inquirenti indiani non sapessero che i reperti vanno conservati, tanto più in una vicenda di valenza internazionale.
Nullità dell’impianto accusatorio –Conclusioni
L’impianto accusatorio è viziato da nullità giuridica per:
- Indagini omissive verso altri potenziali colpevoli
- Mancata ammissione alle indagini tecniche dei consulenti della difesa
- Distruzione dei reperti giudiziari
Secretazione degli atti giudiziari -L’autopsia
La lettura diretta dell’ autopsia eseguita il 16 febbraio sul cadavere di Valentine lascia perplessi.
Il documento (consultato grazie a una fonte indiana) contiene due passaggi interessanti, ma che sembrano difficilmente conciliabili tra loro.
Primo punto: si legge che i proiettili hanno seguito una traiettoria dall’ alto verso il basso (e questo potrebbe essere compatibile con un tiro a distanza dalla monumentale Lexie verso il peschereccio di nove metri).
Secondo: il referto, firmato da K. Sasikala, professore di Medicina e Chirurgia legale a Trivandrum, sostiene che il «proiettile metallico a punta» ritrovato nel cranio del pescatore misura «3,1 centimetri di lunghezza», «due centimetri di circonferenza sulla punta» e «2,4 sopra la base». In sostanza il Prof. Sasikala ci sta descrivendo una classica pallottola di fucile.
● Partendo dalla circonferenza (24mm) C è facile calcolare il raggio R, con la formula R=C/2π , e quindi il diametro del nostro proiettile sarà: 7,64mm
● Che può identificarsi facilmente con un calibro nominale(+) di 7,62mm, un classico calibro che esiste sia in versione occidentale (NATO) che orientale (ex URSS, tipico lo AK47)
● Quindi il calibro del proiettile esce dall’autopsia fatta dall’anatomopatologo Prof. Sasikala incaricato dalla magistratura indiana.
E questo scagiona completamente i nostri militari che avevano munizioni calibro 5,56mm
Il proiettile calibro 5.56 non può essere ritrovato integro dopo aver attraversato le ossa del cranio perchè si frammenta già all’impatto coi tessuti molli.
Successivamente gli inquirenti indiani diranno che i proiettili erano 5.56, ma l’autopsia rimane ancora oggi secretata come tutti gli atti processuali, che non sono stati consegnati ne alla magistratura italiana ne agli avvocati difensori.
Negando l’accesso alla autopsia e alla perizia balistica e distruggendo il peschereccio si negano i diritti della difesa, e non esiste giusto processo.
I pochi elementi di analisi tecnica filtrati sui media sono inattendibili e contraddittori.
Nessuna prova certa a carico, nessuna possibilità di verifica da parte della difesa.
La secretazione degli atti giudiziari impedisce l’esercizio dei diritti della difesa.
Analisi tecnica- L’analisi degli impatti
Facendo una ricostruzione 3D è possibile verificare gli angoli di impatto dei proiettili sui piani orizzontale e verticale, prendendo in esame le varie posizioni reciproche fra la Enrica Lexie e la barca in avvicinamento.
Sono state esaminate la navigazione “parallela e opposta” come indicato dal comandante del St. Antony, e l’avvicinamento con “rotta a puntare” come indicato nei rapporti italiani
Il St. Antony dalle immagini risulta colpito da 3 proiettili + 1 che ha colpito il timoniere + 1 che ha colpito un marinaio.
Notizie apparse sulla stampa indiana indicano 17 fori di proiettile di cui non si ha riscontro alcuno.
E’ possibile analizzare un foro in entrata/uscita sul montante posteriore destro della cabina, al fine di accertare gli angoli di impatto e verificare la compatibilità con gli angoli di impatto risultanti dalla ricostruzione 3D
Rilevando la distanze in percentuale dalla base rispetto alla dimensione del vetro è possibile analizzare gli angoli di impatto orizzontale e verticale
La traiettoria del proiettile effettivamente rilevata e le traiettorie che sarebbero state con un tiro dalla Enrica Lexie, rispettivamente da 500mt, 300mt, e 100mt. Sono completamente incompatibili.
Il St. Antony è stato colpito da una imbarcazione che aveva circa la sua stessa altezza sull’acqua e con un angolo orizzontale reciproco di circa 45 gradi.
L’avvicinamento con “rotta a puntare” secondo i testimoni italiani.
In questo caso il peschereccio mostrerebbe sempre il lato sinistro, mentre i colpi ricevuti sono sul lato destro.
Anche il questo caso i colpi sul St. Antony non possono provenire dalla Enrica Lexie.
L’analisi degli impatti – Conclusioni
L’analisi degli impatti dei proiettili visibili sul peschereccio St. Antony mostra l’incompatibilità con spari effettuati dall’ala di plancia di dritta della Enrica Lexie
Il Rapporto Amm. Piroli – Grave indizio di fabbricazione di false prove a carico
Il rapporto dell’Amm. Piroli fotografa la situazione dell’inchiesta indiana al 11 maggio 2012.
Viene in parte pubblicato dal giornale La Repubblica il 6 e 7 aprile 2013.
Pur essendo interpretato all’inizio come “prova a carico” in realtà indica la costruzione di prove false da parte degli inquirenti del Kerala, e l’occultamento di prove a difesa dei due imputati Latorre e Girone sia da parte delle autorità indiane che di quelle italiane.
Ogni militare ha assegnata un’arma personale di cui cura manutenzione e efficienza (i traguardi di mira sono regolabili in elevazione e in brandeggio)
Ognuno è tenuto a usare la propria arma personale, sia per motivi di precisione nel tiro che per le implicazioni giuridiche conseguenti all’uso dell’arma di un altro.
Nessuna “concitazione” o “emergenza”. L’imbarcazione è stata avvistata dal radar a 2,8 miglia, l’avvicinamento è durato oltre 15 minuti, e c’è stato tutto il tempo di prepararsi secondo le regole.
Latorre e Girone sono due militari esperti che hanno partecipato a tutte le missioni all’estero.
Chi è andato di pattuglia in Afganisthan non perde la calma perchè vede una barca avvicinarsi, e non usa un’arma di un altro.
Se da aprile 2012 le autorità indiane sapevano che i colpi erano usciti dai fucili dei Marò Andronico e Voglino perchè tengono sotto processo Latorre e Girone, che sanno innocenti dalle loro stesse indagini?
Perchè lasciano ripartire con la Enrica Lexie il 5 maggio 2012 i due presunti colpevoli, come risulta dalle loro stesse indagini?
E’ evidente che le autorità indiane “non sapessero” che i due fucili i cui proiettili dicono di aver recuperato nei corpi e sul peschereccio erano in dotazione a Andronico e Voglino, altrimenti avrebbero dovuto incriminare Andronico e Voglino e scagionare Latorre e Girone.
Non avevano motivo di mentire alla loro autorità giudiziaria e alla loro opinione pubblica.
In Italia c’è tutta una letteratura, sconosciuta agli stranieri, sui “cassetti” in cui sarebbero custoditi i segreti inconfessabili all’opinione pubblica.
Spesso questi fatti sono definiti anche “l’Italia dei Misteri”
Se le autorità italiane, grazie al Rapporto Piroli, sanno che Latorre e Girone sono innocenti perchè tengono tutto nel cassetto da 13 mesi?
L’Ex Ministro degli Esteri Giulio Terzi ha dichiarato di non aver mai ricevuto il Rapporto Piroli.
Chi ha deciso di tenerlo nel “cassetto”?
E’ evidente da parte delle autorità italiane un occultamento di elementi a difesa di Latorre e Girone. Perchè?
L’assurdo probabilistico dello “errore di tiro”
Un Marò sbaglia la mira e mette un colpo su una vittima e un colpo sul peschereccio.
L’altro Marò sbaglia la mira e mette un colpo sull’altra vittima e un colpo sul peschereccio.
Due identici errori che causano gli identici effetti.
E’ come se avessero fatto due terni al Lotto consecutivi giocando gli stessi numeri.
Se ritentano per un miliardo di anni non riescono a farlo di nuovo.
Si potrebbe ammettere “1” errore di tiro, ma questo sarebbe in contrasto con l’esigenza di avere “2” colpevoli.
La circostanza è grave indizio di costruzione di prove false per creare “2” colpevoli.
Ipotesi: la magagna
Gli inquirenti del Kerala avevano due “confessi” di aver sparato;
- Servivano le prove che entrambi fossero colpevoli, e quindi che avessero ucciso un uomo ciascuno;
- Avevano a disposizione i sei fucili sequestrati, senza sapere che ad ogni matricola corrispondeva uno specifico militare;
- Hanno preso due fucili e si sono creati le prove per due persone, convinti che i fucili fossero dai militari italiani presi a caso, da una rastrelliera come si fa in moltissimi eserciti del mondo con le armi della truppa;
- Commettendo l’incredibile ingenuità di far compiere a entrambi lo stesso errore ottenendo l’identico risultato;
- E tutta l’impalcatura crolla all’evidenza che gli inquirenti del Kerala rinviano a giudizio per omicidio Latorre e Girone sostenendo che a sparare sono stati i fucili di Andronico e Voglino.
Il Rapporto Amm. Piroli – Conclusioni
Il rapporto dell’Amm. Piroli, che riporta le conclusioni degli inquirenti indiani al 11 Maggio 2012, indica:
- Un grave indizio di fabbricazione di false prove a carico da parte degli inquirenti del Kerala.
- Un occultamento di elementi a difesa di Girone e Latorre da parte delle autorità indiane e italiane.
Analisi tecnica – Inattendibilità dei testimoni a carico
La posizione della Enrica Lexie è sempre stata univoca, accettata infine dalle stesse autorità indiane (che la conoscevano con esattezza fin dal giorno dei fatti)
L’equipaggio del St. Antony il 17/2, il 3/3 e il 23/3 fornisce tre posizioni completamente diverse, tutte incompatibli per luogo e ora con la posizione della Enrica Lexie.
Incompatibili per decine di miglia nautiche.
Come orario indica prima “la sera” (evening) il 17/2 e poi circa le 16.00 L. (4 PM) il 3/3 e il 23/3.
Posizioni in base alle testimonianze- La Corte Suprema indiana
La Corte Suprema indiana liquida in poche righe la colpevolezza italiana, facendo proprie le conclusioni della polizia costiera del Kerala, rilasciate il 28/2, appena 12 giorni dopo i fatti.
L’unico elemento di accusa è che il fatto avviene a 20,5 miglia nautiche dalla costa.
Il resto sono “dettagli” Indica la “colpevolezza” prima ancora che inizi il processo.
Evidentemente la Corte Suprema è stata indotta in errore dagli inquirenti del Kerala, che hanno millantato certezze derivanti da opinioni personali anziché da prove.
La linea delle 20.5 miglia nautiche dalla costa è lunga centinaia di km. Dove?
Non basta per affermare la colpevolezza degli imputati.
La Corte Suprema fa esplicito riferimento al rapporto della Polizia Marittima di Neendakara (dove era approdato il St. Antony) . Rapporto inviato il 28 febbraio (12 giorni dopo i fatti).
Posizioni in base alle testimonianze – La testimonianza a caldo
Solo il 23 febbraio (8 giorni dopo i fatti) qualcuno che era sul peschereccio ricorda che aveva un GPS con il quale indicare con precisione il punto degli spari.
Forse lo aveva dimenticato in un cassetto!
Quindi non si spiega perchè i testimoni dicono quattro posizioni diverse in due mesi, girovagando per l’oceano indiano.
Ancora una prova della inattendibilità dei testimoni dell’accusa.
A giugno 2013 scopriamo che la sera del 15/2, al momento dello sbarco, il Comandante del peschereccio dichiara a stampa e polizia che sono stati colpiti alle 9.30PM, le 21.30 locali
Orario completamente diverso da quello indicato nelle settimane successive, le ore 16.00, per farlo coincidere con l’orario indicato nei rapporti italiani che le autorità indiane conoscevano benissimo fin dalle ore 16.00 grazie allo SSAS Alert lanciato dalla Lexie.
I testimoni dell’accusa sono completamente inattendibili.
Se il comandate del peschereccio intende le 21:30 del 15 febbraio le autorità indiane non possono attribuire la responsabilità alla Enrica Lexie, sapendo fin dalle 16:00 grazie allo SSAS Alert, confermato alle 19.16 dal rapporto del comandante Vitelli che la nave italiana ha avuto il contatto 5 ore e mezzo prima.
Mr. Bosco anche recentemente ha confermato di aver detto “9:30”, ma non sa spiegarsi perchè. “Ho sentito un rumore enorme” (huge noise)
Che cosa era, da dove veniva? Il comandante del peschereccio dice che gli hanno sparato alle 21:30 (9:30PM IST, ora indiana), davanti a microfoni, telecamere e un poliziotto.
Perchè i media indiani riportano alle 16:00 (4PM IST) ?
Perchè il poliziotto (che è un graduato) dodici giorni dopo farà un rapporto indicando le ore 16:00, rapporto che finirà fino alla Corte Suprema come “prova” della colpevolezza dei due militari italiani? Riportando i tempi dei fatti in modo chiaro, orario IST (Indian Standard Time) e orario UTC (Coordinated Universal Time) appare chiaro:
- il punto di confusione per cui in un primo momento la sparatoria contro il St. Antony è stata attribuita alla Enrica Lexie
- il momento in cui ricevuto il rapporto dell’attacco pirata alla Olympic Flair la Guardia Costiera indiana avrebbe dovuto “almeno” richiamare in porto anche la petroliera greca.
Da dove viene il “rumore enorme”?
I militari italiani non usano i razzi a mano, che sono invece usati dai Contractors della Diaplous, che erano imbarcati sulla Olympic Flair (circostanza negata fino a marzo 2012)
I razzi sono stati usati anche l’8 marzo 2012 contro due pescherecci indiani, fortunatamente senza vittime.
Ipotesi alternativa – Le 9:30 PM del giorno 14 febbraio, il giorno prima
Se il comandante del peschereccio intendesse alle 21:30 del giorno prima, il 14 febbraio, lo stato di avanzamento del rigor mortis che si vede nelle salme delle vittime al momento dello sbarco è compatibile con una morte avvenuta 24 ore prima, alle 21.30 del 14 febbraio.
Una navigazione di 24 ore a 8 nodi ci porta presumibilmente nello Stretto di Palk, dove innumerevoli sono gli scontri dei pescatori indiani con i pescatori e la Guardia Costiera dello Sri Lanka, che durano da decenni e hanno causato centinaia di morti e di feriti
Ipotesi alternativa – Il proiettile
Le misure del proiettile indicate nell’autopsia (diametro 7.64 e lunghezza 31mm) corrispondono alla cartuccia russa 7.62x54R.
Può essere sparata solo da due armi, il fucile di precisione Dragunov e la mitragliatrice PKM.
Non è in dotazione alle forze armate italiane.
La mitragliatrice PKM è in dotazione alle barche della guardia costiera dello Sri Lanka.
Ma ci sono immagini dove Dragunov e PKM si vedono in mano a pirati e Contractors, esse sono armi molto diffuse.
Ma non sono in dotazione alle forze armate italiane.
Posizioni in base alle testimonianze – 15 febbraio o 14 febbraio?
Restano in piedi le due ipotesi, entrambi scagionano i militari italiani
L’ipotesi prevalente è quella sulla Olympic Flair, perchè maggiori sono le evidenze a sostegno.
Per oltre un anno l’arrmatore ha negato la presenza di Contractors, l’uso di razzi che è documentato e trova riscontro nelle parole di Mr. Bosco, la tempistica degli eventi.
Tutti elementi che si raccordano fra loro in un quadro indiziario che prevale.
Posizioni in base alle testimonianze – Conclusioni
L’analisi delle posizioni reciproche fra Enrica Lexie e peschereccio St. Antony ci porta a concludere:
- inattendibilità dei testimoni indiani, sia sulla posizione geografica che sull’orario dei fatti
- dichiarazioni successive per adattare posizione e orario a quelle italiane.
- malafede dei media e delle autorità indiane che hanno sempre taciuto le dichiarazioni fatte dal comandante del St. Antony la sera del 15/2, davanti a giornalisti, pubblico e un poliziotto.
Posizioni in base alle testimonianze – Inattendibilità Guardia Costiera
Secondo il bollettino di giugno 2012 della Guardia Costiera indiana alle 18:30L. furono individuate tramite il sistema AIS 4 navi in zona “sospette”.
Furono chiamate per radio e chiesto se avessero avuto incidenti coi pirati.
Ricevuta conferma dalla Enrica Lexie questa fu richiamata in porto.
Le navi “sospette” erano Kamome Victoria, Ocean Breeze, la “Giovanni”, oltre che la Enrica Lexie
La Ocean Breeze e la Kamome Victoria erano transitate in zona circa alle 8 del mattino dirette a Sud. Alle 16.00 erano ben oltre la punta meridionale dell’India e alle 18.30, ora della chiamata, quasi nelle acque dello Sri Lanka a circa 180 miglia di distanza. Questo si ricava proprio dai dati AIS che siamo andati a consultare.
La “Giovanni” alle 18.30, ora della chiamata, era si davanti alla “zona”, ma ben 420 miglia nautiche (800km) al largo, in pieno oceano indiano. Anche questo si ricava proprio dai dati AIS, che sono pubblici tramite decine di siti web specializzati.
La Guardia Costiera spedisce via mail alla Lexie la richiesta di rientrare in porto e di telefonare alle 21:36 locali (4:06 UTC). Quindi circa un’ora “dopo” il preteso intercettamento da parte delle navi militari, uno scenario di fantasia per accreditare una sorta di “fuga” della Enrica Lexie e la “caccia” ordinata dalle autorità indiane per ricondurla a forza in porto.
Infatti alle 21:47 locali (16:17 GTM) la Lexie comunica all’armatore e agli organismi internazionali che ha virato per dirigere a Kochi.
Dopo solo 11 minuti dalla ricezione della mail della Guardia Costiera.
Nessuna “fuga” e nessuna “caccia”
Alle 21:47 la Lexie era a 77 miglia nautiche dal punto dell’incidente, non ha 34 miglia nautiche come afferma la Guardia Costiera, e comunque in acque internazionali.
Ma ha eseguito docilmente la richiesta di andare a Kochi, segno di serietà e di buona fede.
Le evidenze sullo “scenario” creato fin dal primo momento con le “quattro navi sospette” e poi con la “fuga e la caccia” ci porta a concludere:
- l’inattendibilità delle dichiarazioni della Guardia Costiera indiana in merito al caso Enrica Lexie – Marò
I tracciati radar
I tracciati radar della Lexie dimostrerebbero, se esaminati, che la barca non era il St. Antony. Non c’è altra possibilità, come emerge chiaramente da tutte le simulazioni possibili.
Una indagine come questa che trascura i tracciati radar è una indagine ridicola a prescindere. E’ come avere la possibilità di vedere quello che è accaduto e rinunciarci.
Il motivo sembra talmente evidente che non è necessario fare commenti.
Conclusioni
Analizzando quanto finora disponibile secondo i metodi dell’analisi tecnica giudiziaria l’impianto accusatorio appare viziato e le accuse insostenibili.
L’unica “prova” degli inquirenti indiani è la perizia balistica, fatta negando i diritti della difesa, coi fucili “sbagliati” fra quelli a disposizione, accreditando un assurdo probabilistico, in completa difformità coi risultati dell’autopsia.
Con questo genere di “prove” non sarà un processo ne equo ne giusto, le polemiche grazie al web andranno avanti per anni con grave danno di immagine e di credibilità per le autorità indiane ed italiane sulle rispettive opinioni pubbliche.
Con l’avvento della comunicazione globale è anche finito il tempo dei “cassetti”, degli “accordi di sagrestia” e delle “verità soggettive”. Sarebbe bene prenderne atto definitivamente.

fonti    Luigi Di Stefano











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