mercoledì 2 aprile 2014

Marò, è arrivato il momento di agire



 



Un tempo le “telenovelas” che appassionavano le nostre mamme casalinghe venivano prodotte prevalentemente in America Latina. Oggi, invece, arrivano dall’India e non perché lì ci sia “bollywood”. Ma le “soap” col turbante non si limitano ad essere semplicemente goffe, sono anche amare. Quella a cui ci riferiamo sta andando in onda da Nuova Delhi e riguarda tristemente la sorte dei nostri fucilieri di marina, ancora sequestrati dalle autorità del luogo.
La soap racconta di un processo-farsa che non si tiene su neppure con gli spilli, ma che la “giustizia” indiana continua malevolmente a rimpallarsi. Una sceneggiata che, come ogni fiction che si rispetti, si allarga e cresce coinvolgendo nuovi attori e nuove location. Ieri i nostri ragazzi erano stati spinti, loro malgrado, a stare nella “tv del dolore”. I parenti delle “vittime” in lacrime, il popolo che invocava giustizia, la commozione diffusa per la sorte toccata a due “innocenti vittime” dell’arroganza e della violenza di due agenti di uno Stato “imperialista” occidentale. La cosa aveva tanto scosso le “anime belle” del pacifismo che pure in Italia qualche allocco c’era cascato. Si è passati poi alla “tv della denuncia” con il nostro Paese alla sbarra, per aver preteso, cosa assurda, la restituzione dei propri uomini. L’accusa di arroganza, allora, dai due imputati si è estesa all’intera nazione italiana che è anche la patria d’orgine di Sonia Gandhi, l’influente donna di potere che in India ha più detrattori che estimatori. La Gandhi, vedova dell’ex primo ministro Rajiv, è la presidente del Partito del Congresso Indiano, attualmente al governo. Ora siamo alla tv delle “telenovelas”, della farsa via satellite, dove un giudice ridicolo si diverte, con fare semiserio, a spedire i nostri marò avanti e indietro dall’aula del tribunale senza mai dire loro di cosa siano accusati. Sarebbe tutta da ridere se la cosa non coinvolgesse la vita di due onesti militari italiani colpevoli non si capisce più di cosa, ma detenuti sulla base di un pregiudizio.
In questi ultimi tempi la svolta al Governo del nostro Paese lasciava presagire importanti novità sul fronte della soluzione della vicenda. In parte bisogna riconoscere che il cambiamento di approccio si è prodotto. Oggi il governo italiano dice, senza mezzi termini, che la competenza a giudicare Latorre e Girone non è, e non potrebbe essere, indiana. Lo scorso 26 marzo, il commissario straordinario Staffan de Mistura, ascoltato dalle Commissioni Esteri e Difesa del Senato e della Camera, ha detto che è in corso un’iniziativa la quale produrrà effetti decisivi nel giro di un mese. Noi abbiamo sincronizzato gli orologi. Ora, ieri l’altro la Corte speciale si è riunita per decidere di non decidere e rinviare tutto a dopo le loro vacanze. Ci si rivedrà in aula il 31 luglio prossimo. Di lasciarli tornare in Italia non se ne parla. Anzi, giacché in India è in corso una dura campagna elettorale, i due marò sono diventati l’argomento preferito da tutte le parti in gioco per prendersi a pesci in faccia.
Domanda: è possibile tollerare oltre questa umiliante situazione? Non è forse giunto il momento che non il solo Governo ma l’intero Paese reagisca all’insulto? Con questo non intendiamo dire che si debba andare a cannoneggiare l’India, anche se una strapazzatina male non ci starebbe (direbbe Don Camillo imbracciando lo schioppo contro Peppone: “Signore! Sono pallini piccoli, non fanno male, sono per passerotti”). Intendiamo sostenere che sia il momento di tirare fuori i nostri ragazzi da quello schifo. Per farlo è necessario coinvolgere i nostri alleati europei che quando si è trattato di pretendere dall’Italia hanno preteso e hanno ottenuto tutto, e più di tutto. Per inciso, fra poco ci presenteranno il conto degli aiuti finanziari disposti per l’Ucraina. E noi? Invece di dire: andate a ramengo! Sulle note di una melodia intonata dalla splendida Fiorella Mannoia, “diremo ancora un altro: sì!”.


Allora come aiutare concretamente i nostri marò? In realtà, una strada possibile sarebbe quella indicata da tempo dai parlamentari di “Fratelli d’Italia”, se non fosse che odora di strumentalizzazione elettorale a un miglio di distanza. In pratica La Russa and friends hanno proposto di candidare i due militari al Parlamento Europeo. L’idea sarebbe buona, ma non è alla loro portata. È evidente che la propongono per farci su un po’ di voti. Negli ultimi giorni, però, l’autorevole presidente della IV Commissione Difesa della Camera dei deputati, Elio Vito (Forza Italia), si è interessato all’iniziativa. Il parlamentare, per dimostrare che faceva sul serio, ha preso carta e penna e ha scritto a Berlusconi e Renzi, nella loro qualità di capi dei rispettivi partiti. Vito ha chiesto ai due leader un gesto politico forte. Si attende risposta.
L’idea è cinica e fa leva sulla sciagura capitata ai due fucilieri. Tuttavia, se li si vuole tirare fuori qualcosa si dovrà pur fare, anche se questo qualcosa reca il sospetto dell’affare elettorale per coloro che gestiranno le candidature. Comunque, per essere la più corretta possibile, l’iniziativa dovrebbe funzionare così. Le due maggiori rappresentanze politiche di destra e di sinistra, in modo bipartisan, dovrebbero candidare i due ragazzi (uno per lista). L’eventuale elezione farebbe di loro due parlamentari europei. A questo punto l’azione per il rilascio immediato di due rapprentanti del popolo, coperti da immunità parlamentare, verrebbe esercitata direttamente dall’organismo europeo. L’India sarebbe posta nella sgradevolissima posizione di trattenere illegittimamente non più due militari italiani, a cui a suo tempo non ha riconosciuto l’immunità funzionale conseguente al ruolo svolto in missione per conto dello Stato italiano, ma due membri di un organo sovranazionale rappresentativo della volontà di alcune centinaia di milioni di europei.


Renzi sta giocando di sponda con la destra berlusconiana sulla questione delle riforme. Assomiglia ogni giorno di più a “Gigi er bullo”, con quel suo fare spavaldo ai limiti dell’insolenza. Tuttavia, pare stia riuscendo nel tentativo di rimuovere le incrostazioni posatesi nel tempo sui palazzi della politica. Dimostri adesso di avere uguale piglio nel trattare questioni che vadano un po’ oltre il perimetro del cortile di casa. Dal canto loro i partiti, che dicono di avere ancora il consenso degli italiani, si diano una mossa. Dimostrino coraggio offrendo due seggi ai nostri ragazzi. Lo facciano e non avranno da pentirsene. In questi anni gli italiani hanno consentito che approdasse nelle istituzioni un campionario di varia umanità. Vi pare che, dopo aver sopportato i più improbabili personaggi, quelli che quando parlano sono “brevi e circoncisi”, ora dovrebbero temere di sfigurare con Latorre e Girone? Con loro in Europa, l’Italia la faccia la riguadagna. Non la perde.

di Cristofaro Sola
02 aprile 2014ESTERI
 

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