venerdì 8 aprile 2016

Marò, una sentenza che vale miliardi


Il rientro in Italia di Girone: l'intreccio fra affari e diplomazia fra Italia e India


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Mentre fra la diplomazia italiana e quella indiana era in atto una guerra a colpi di ricorsi e proteste reciproche, gli affari hanno fatto il loro corso. Come si dice, ‘pecunia non olet’. L’economia indiana è cresciuta negli ultimi anni a livelli che noi europei possiamo soltanto sognare, una crescita che ha alimentato in maniera significativa la cooperazione economica fra il Belpaese e il Subcontinente. Basti citare un po’ di numeri. Nei venti anni dal 1991 al 2011 l’interscambio Italia-India è cresciuto di 12 volte, anche se a partire dal 2012 è iniziato un trend decrescente, che ha portato il commercio bilaterale a 7,2 mld di € nel 2014, segnando comunque un aumento del 3,6% rispetto al 2013. L’Italia è il quarto partner commerciale dell’India tra i Paesi UE (dopo Germania, Regno Unito e Belgio). Il buon andamento è continuato anche nell’ultimo anno e infatti, nel complesso, l’export italiano verso l’India nel mese di aprile 2015 è cresciuto del 24,9%. Le importazioni italiane dall’India, viceversa, nel mese di aprile 2015 sono cresciute del 13,9%. Macchinari e apparecchi continuano a rappresentare la prima voce dell’export italiano in India, oltre un quarto delle importazioni italiane dall’India rientrano invece nella categoria tessile e dell’abbigliamento. Quanto al flusso di investimenti diretti, le aziende italiane nel 2012 hanno investito in India oltre 1 mld di Euro nel 2012 secondo Eurostat. A fine 2012 l’Italia aveva in India uno stock cumulato di IDE (investimenti esteri diretti) pari 3,75 mld €. Quasi tutti i grandi gruppi industriali italiani sono presenti nel Subcontinente, una presenza che traina le PMI nell’ inserimento in un mercato con enormi potenzialità di sviluppo. I settori nei quali vi è la maggior possibilità d’investimento sono quelli degli autoveicoli e della meccanica, le costruzioni, il settore energetico, quello alimentare e quello dell’arredo. In virtu’ dei sempre più numerosi accordi commerciali regionali e con i paesi limitrofi, l’India si sta posizionando come un ‘hub’ globale per la produzione dei mezzi di trasporto, con particolare attenzione al mercato asiatico. Contemporaneamente si sta portando avanti un enorme sforzo di adeguamento infrastrutturale con la costruzione di strade, ponti, ferrovie, metropolitane e aeroporti, un crescente sviluppo indiano che ha un bisogno sempre maggiore di energia per essere sostenuto e, non a caso, il settore energetico è quello che negli ultimi anni ha attirato il maggiore afflusso di IDE. Infine, particolarmente attente al mercato indiano sono le aziende del settore difesa, tra cui certamente emerge il Gruppo Finmeccanica ma anche Beretta e Fincantieri. Non mancano ovviamente gli investimenti dall’India verso l’Italia a dicembre, ad esempio, lo storico marchio di design Pininfarina è stato acquistato dal gruppo indiano Mahindra.
Nonostante quindi gli affari siano andati avanti senza curarsi della crisi diplomatica fra Roma e Delhi, è innegabile che esista un fortissimo legame fra relazioni politiche ed economiche. Un intreccio fra economica e diplomazia estremamente complesso. Uno fra tutti il caso delle tangenti per la vendita di 12 elicotteri Agusta-Westland (controllata da Finmeccanica) per le quali sono finiti sotto accusa alcuni esponenti politici del partito di Sonia Gandhi principale oppositrice del premier indiano Modi. La faccenda e il suo stretto legame con il procedimento arbitrale fra Italia e India sui Marò è emerso in tutta la sua evidenza circa due mesi fa. Lo scorso 23 dicembre presso il Tribunale Arbitrale è stata recapitata una lettera di Christian Michel, intermediario di armi inglese e oggetto di un mandato di cattura da parte delle autorità indiane. Nella lettera Michel sostiene che Modi avrebbe chiesto a Matteo Renzi di aiutarlo a costruire un dossier che dimostrasse un legame fra lo stesso Michel e Sonia Ghandi proprio nell’ambito della vendita degli elicotteri, il tutto in cambio della totale liberazione dei due Marò. Al di là o meno della veridicità delle accuse, che sono tuttora ancora da dimostrare, è innegabile che intorno alla controversia fra Roma e Delhi ruotino interessi miliardari.
Durante l’ultimo summit fra Unione Europea e India, oltre alle fondamentali questioni del terrorismo e della cooperazione politica si è continuato a discutere sull’importantissimo Trattato di Libero Scambio che Bruxelles e Delhi stanno negoziando dal 2007. Sul tavolo anche gli ingenti investimenti che la BEI (Banca Europea degli Investimenti) potrebbe concedere sul fronte infrastrutturale, in particolar modo per la costruzione della nuova metropolitana di Lucknow, tanto voluta e promessa da Modi. Con un tempismo quasi perfetto, lo stesso giorno il Tribunale Arbitrale ha annunciato che avrebbe deciso a breve sul rientro o meno di Girone.
A questo punto è interessante ipotizzare due possibili scenari nell’intreccio fra affari e diplomazia (o meglio, a questo punto, diritto internazionale). Nel caso il Tribunale decidesse per il rientro di Girone in Italia, il caso Marò potrebbe definirsi teoricamente chiuso o almeno rimandato a qualche anno e pesare molto meno nelle relazioni italo-indiane. Tale eventualità potrebbe facilitare molto le trattative in sede europea rendendo molto più semplice la conclusione di molti accordi di natura commerciale e d’investimento. Non dimentichiamo che l’Italia ha un peso molto grande all’interno dell’UE ed è in grado in influenzare i negoziati con le autorità indiane. D’altra parte una sconfitta in sede giudiziaria dell’India potrebbe comportare un grave smacco per il governo Modi, governo nazionalista che ha fatto del caso Marò un tema cardine per il sostegno da parte dell’opinione pubblica. Ultimamente Modi sta sperimentando un calo dei consensi, dovuto principalmente alla mancata realizzazione di molte delle riforme economiche che aveva promesso, e il ritorno di Girone in Italia peggiorerebbe la situazione. Vi è così il rischio di una possibile decisione da parte di Delhi di non rispettare comunque la sentenza, commettendo un grave illecito internazionale. L’India non è nuova ad iniziative del genere, come ad esempio il ‘sequestro’ del nostro ambasciatore in piena violazione della Convenzione di Vienna. Più recentemente, proprio in barba alla decisione del Tribunale Internazionale del Mare di sospendere ogni procedimenti giudiziario nei confronti dei Marò, è stata fissata una nuova udienza della Corte Suprema indiana sul caso. Il sospetto che sia un segnale nei confronti del nostro governo è abbastanza fondato. Nel caso quindi di un rifiuto dell’india di rispettare la sentenza, la situazione si complicherebbe esponenzialmente, costringendo l’Italia ha portare avanti contromisure che potrebbero contemplare anche il boicottaggio a livello economico e in sede di negoziati, con un grave pregiudizio nei confronti delle relazioni economiche bilaterali. Nel caso invece di una sentenza sfavorevole all’Italia e ad un prolungamento della permanenza di Girone in India, si continuerebbe a vivere la situazione che si vive ormai da più di quattro anni. Un prolungamento quasi ‘ad libitum’ della crisi diplomatica e la paralisi dell’azione diplomatica italiana in sede giudiziaria. L’unica soluzione potrebbe ravvisarvi in qualche accordo ‘extra-giudiziario’ con l’Italia che favorirebbe i negoziati economici con l’India in sede UE in cambio di un eventuale ritorno di Girone in Italia.
di Gabriele Pesce 7 aprile 2016

fonte: http://www.lindro.it
 

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