giovedì 27 giugno 2013

I DUE MARO': L' OGGETTIVITA' DEI FATTI


15 febbraio 2012 il peschereccio Sir Anthony di colore bianco, al largo delle coste Indiane, viene coinvolto in un conflitto a fuoco in cui trovano la morte Valentine Jalestine e Ajesh Binkuil per un colpo di arma da fuoco rispettivamente alla testa ed al cuore. Approdato al porto di Kochi alle ore 18.20 l’equipaggio del natante denuncia l’accaduto, sostenendo che al momento dell’incidente dormivano tutti e che nessuna imbarcazione era stata vista nelle vicinanze. Le Autorità Portuali contattano, quindi, tutte le navi presenti nella zona dell’incidente: l’Enrica Lexie, la Kamome Victoria, la Giovanni DP e l’Ocean Breeze, invitando chi avesse subito attacchi pirati, ad entrare in porto per un riscontro su un peschereccio fermato con armi a bordo.
Tra tutte risponde all’invito solo al Erika Lexie che entra in porto alle 23,00. E’ l’unica che ammette sin da subito che ha effettivamente subito un tentativo di approdo alle ore 16.30 a circa 22 miglia dalla costa da un natante pirata, di piccole dimensioni di colore blu. Arrembaggio evitato sparando raffiche di avvertimento in acqua.
Anche la Olympic Flair, identica per colore e struttura alle altre, è in zona. Nega l’attacco dei pirati e lo denuncia solo il giorno dopo adducendo di averlo subito in prossimità delle acque territoriali intorno alle 22.30 c.a. ora in cui la Erica Lexie, scortata dalla guardia costiera indiana, transitava proprio in quelle acque.
La Erika Lexie è una nave battente bandiera italiana con a bordo un nucleo militare di protezione per contrastare la pirateria, composto da sei fucilieri del battaglione San Marco, forza anfibia della Marina Militare Italiana, comandato dal Capo di I classe Massimiliano Latorre ed il sergente Salvatore Girone.
Il 19 febbraio Massimiliano Latorre e Salvatore Girone vengono sottoposti a fermo dalle autorità locali per l’omicidio dei due pescatori.
I corpi di Valentine e Ajesh, vengono sottoposti ad una frettolosa autopsia e cremati dopo due giorni dalla morte. Gli stessi sono di religione cattolica.
Nel corso dell’esame autoptico e delle perizie balistiche la magistratura Indiana rifiuta la presenza dei periti Italiani, ammessi solo in qualità di osservatori: decisione che nega loro la possibilità di richiedere ulteriori analisi o di firmare eventuali documenti.
In data 24 Febbraio i giornali riportano la notizia del ritrovamento, nei due cadaveri, di proiettili di calibro 0,54 pollici, non compatibili con le armi in dotazione dei marò Italiani. Il calibro 0,54 pollici equivale a 13,7 mm e non esiste come calibro NATO. Questa cartuccia può essere stata sparata da un solo fucile, Boys MK1 AT Rifle, in servizio durante la II Guerra mondiale nell'esercito britannico e di cui è cessata la produzione nel 1940 e ritirato dal servizio nel 1943. Si tratta di un’arma residuato bellico inglese che potrebbe essere giunta tramite organizzazioni criminali nelle mani di pirati.
In data 4 marzo 2012 in un articolo di giornale si citano le parole di K. Sasikala, professore di Medicina e Chirurgia legale, il quale sostiene che il «proiettile metallico a punta» ritrovato nel cranio di uno dei pescatori misura «3,1 centimetri di lunghezza», «due centimetri di circonferenza sulla punta» e «2,4 sopra la base». Attraverso queste indicazioni possiamo dedurre, partendo dal raggio, il diametro del proiettile rinvenuto: 7,62 mm, compatibile con un classico calibro esistente sia in versione occidentale che in versione orientale.
Considerando la lunghezza del proiettile riportata da Sasikala, pari a 31mm, possiamo risalire ad una serie illimitata di armi ad esso compatibili; fra queste rinveniamo anche la mitragliatrice di fabbricazione sovietica tipo “PK”, posta sui barchini della Guardia Costiera dello Sri Lanka al fine di controllare le acque territoriali e di reprimere la pesca illegale.
Una ultima indicazione viene fornita in data 11 Aprile circa la compatibilità dei proiettili rinvenuti con le rigature delle canne dei due fucili. Tuttavia alla compatibilità delle rigature non è direttamente consequenziale alla compatibilità dei calibri: difatti proiettili di calibro diverso possono essere sparati da canne di fucile che presentano la stessa rigatura.
Di conseguenza pur essendovi compatibilità di rigatura su proiettili 5,56X45 NATO e su proiettili 7,62X 51 avremmo comunque un calibro differente.
Nell'annuncio fatto dagli inquirenti indiani con il quale si affermava di aver rilevato la "compatibilità delle rigature" su due dei fucili sequestrati ai militari italiani, è stato indicato il tipo di fucili: Beretta ARX 160.
Ma ben sappiamo che i due Militari Italiani erano armati di un fucile Beretta SC 70/90 ed un comunicato della Marina Militare italiana ha chiarito che il fucile Beretta ARX 160 non è in dotazione ai reparti imbarcati in operazioni anti pirateria e nemmeno a quelli imbarcati sulla Enrica Lexie, essendo un’arma ancora in corso di valutazione da parte delle Forze Armate Italiane.
In data 14 aprile vengono ufficializzate e rese note le conclusioni finali elaborate dagli esperti balistici indiani: nei corpi dei due pescatori deceduti nell’incidente sarebbero stati ritrovati proiettili calibro 5,56 compatibili con i proiettili dei fucili Beretta 70/90 in dotazione ai due Fucilieri ma che sono in dotazione anche alle forze armate Indiane oltre che a quelle Srilankesi. Di conseguenza, pur ritrovando all’interno dei corpi delle vittime proiettili calibro 5,56 mm, unicamente attraverso una analisi scientifica del proiettile è possibile determinare il nome del produttore, il lotto di produzione, l'arma che lo ha sparato e infine verificare che lo stesso proiettile era in dotazione alle Forze Armate italiane.
Testimone fondamentale per lo sviluppo delle indagini è il peschereccio Sant’Anthony dissequestrato e restituito al proprietario che lo ha abbandonato e lasciato affondare.
Freddy Bosco, proprietario del peschereccio, dopo aver negato la presenza di navi intorno al peschereccio dichiarava che una nave rossa e nera, aveva inspiegabilmente sparato numerosi proiettili contro di loro e che una delle vittime Valentine si trovava in posizione eretta al timone al momento della morte e che il proiettile lo raggiungeva alla tempia destra. I vetri del peschereccio, all’entrata nel porto erano intatti.
Il processo per omicidio volontario che vede imputati i due militari Italiani, è attualmente in corso ed inoltre, è pendente innanzi alla Corte Suprema di New Delhi un ricorso diretto al riconoscimento della giurisdizione Italiana in merito al caso, in conformità a quanto sancito dalla a Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare o UNCLOS (United Nations Convention on the Law of the Sea),a cui hanno aderito ad oggi 162 Stati, tra cui Italia ed India. nonché da norme di diritto internazionale di antichissima applicazione che riconoscono l’immunità funzionale dei militari di truppa nell’esercizio delle loro funzioni: la loro azione non può essere imputata loro personalmente, ma deve esserlo allo Stato Italiani.
Il popolo del web sfruttando il meccanismo del passaparola ha sin da subito gridato LIBERI SUBITO!! E’ dalle pagine virtuali del gruppo RIDATECI I NOSTRI LEONI e non solo si è trasferito nelle piazze con sit in, fiaccolate, raccolte firme, petizioni, fax e missive alle Istituzioni Italiane ed Europee dirette a sensibilizzare ed alzare la voce nel corso di una azione diplomatica apparsa sin troppo soft.
L’Europa, troppo occupata a imporci regole su quanto latte dobbiamo produrre e quanto debba essere il diametro standard di una banana per essere commercializzata, con una moneta che continua a restare in bilico sotto i riflettori di americani ed asiatici, ritiene che questa questione sia “cosa nostra”.
L’Italia politicamente e commercialmente troppo debole, troppo presa dal mettere in sicurezza i conti pubblici per tirar fuori l’Italia dalla palude, troppo impegnata a chiedere grossi e pesanti sacrifici agli Italiani, completamente assente davanti al fatto che non solo le classi più disagiate ma anche chi riusciva a sopravvivere adesso è completamente a terra, non riesce nonostante le rassicurazioni dell’ultimo periodo a rassicurare chi, non dimentica dopo 9 mesi i nostri compatrioti ingiustamente trattenuti in India.
Ma un monito va anche a noi Italiani a quelli troppo presi da egoismi personali per comprendere le difficoltà di chi ci è vicino, di chi lavora con noi e per noi, figurarsi dei problemi di due padri di famiglia lontani da casa da troppo tempo, ed a quegli Italiani che non comprendono che è la sovranità di un di uno Stato di un Popolo che è un gioco: di un popolo che vanta un glorioso passato ma che ormai sa solo lamentarsi e lasciare che i nostri fratelli d’Italia se la sbrighino da soli

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