domenica 30 giugno 2013

Marò, l'India evoca l'attenuante della "buona fede"

"Se uno agisce in buona fede non c'è colpevolezza penale" ha detto il ministro degli Esteri indiano, che ha ribadito che i due fucilieri non rischiano la pena di morte. L'Italia, si legge in una nota della Farnesina, "auspica una soluzione equa e rapida"



A Mosca, parlando coi giornalisti del caso marò, il ministro degli Esteri indiano Salman Kurshid ha ricordato che nella legge indiana esiste "un'attenuante molto cruciale, quella della buona fede". E ha sottolineato che "se uno agisce in buona fede non c'è colpevolezza penale". Poi, ha auspicato che la sua collega Emma Bonino "venga informata a breve adeguatamente" sul caso di Salvatore Girone e Massimo Latorre che "possa metterlo nella giusta prospettiva per andare avanti" considerando fugati i dubbi sull'eventualità di una pena di morte.

Italia, indagini in tempi stretti e soluzione rapida - L'Italia, intanto, auspica che le indagini sulla vicenda dei marò si svolgano in tempi serrati per favorire una soluzione equa e rapida del caso. Lo si legge in una nota della Farnesina sul passaggio di consegne tra il ministro degli Esteri ad interim uscente Mario Monti ed il neo ministro Emma Bonino. Dal 19 febbraio 2012, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, fucilieri appartenenti alla Forza da Sbarco della Marina Militare, sono trattenuti in India con l'accusa di responsabilità nella morte di due pescatori in un incidente in mare al largo delle coste del Kerala.


Girone e Latorre non rischiano la pena di morte - Il capo della diplomazia indiana ha inoltre voluto fare chiarezza dopo la "confusione" e i "dubbi" sulla sorte dei marò italiani, anche a causa dei media italiani che riprendono la stampa indiana e notizie "completamente scorrette e infondate".
In particolare, ha spiegato che l'agenzia investigativa nazionale (Nia) scelta dal governo per indagare sulla vicenda "non agirà in base al Nia act (che prevede la pena di morte per episodi di terrorismo, ndr) ma in base al provvedimento della corte suprema", la quale "ha ordinato all'esecutivo di creare un tribunale speciale ad hoc", che poi "deciderà se ha competenza sul caso o se trasmetterlo ad un altro tribunale".
Khurshid ha ricordato di aver chiarito l'iter investigativo-processuale al precedente ministro degli Esteri italiano e al precedente premier del nostro Paese, assicurando che "la nostra posizione resta la stessa e non sarà cambiata dalla Corte Suprema". "Negli ultimi dieci anni ci sono state solo 2-3 esecuzioni, in gran parte per terrorismo o per fatti criminali gravissimi con l'uccisione di molte persone", ha aggiunto il ministro, lasciando intendere che non è il caso dei due marò, "che non hanno ucciso molte persone". Il ministro degli esteri indiano ha inoltre definito "un bene per i marò e per l'Italia" il trasferimento della competenza giudiziaria da Kerala a New Delhi per sottrarre il processo a "pressioni ed emozioni locali" che potevano spingere il procedimento "in una direzione particolare".
(Fonte)

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