giovedì 22 maggio 2014

Caso Marò : parole e promesse, ma per ora pochi risultati, di Fernando Termentini


giovedì 22 maggio 2014

Caso Marò : parole e promesse, ma per ora pochi risultati

Da quel fatidico 22 marzo 2013, quando l’Esecutivo presieduto dal senatore Monti riconsegnò i due Fucilieri di Marina all’India compiendo un vero e proprio atto di  “estradizione passiva”, siamo abituati ad ascoltare o leggere dichiarazioni a dir poco estemporanee. Ricordiamone qualcuna. 

Le dichiarazioni dell’ex Premier Monti in occasione del suo intervento in Parlamento il 27 marzo 201, da cui traspariva che fra i motivi che avevano portato alla decisione di rimandare i Marò a Delhi, vi erano anche quelli di proteggere interessi economici italiani in India, riconducibili a singoli o a lobby economiche.

Valutazioni presumibilmente condivise dall’allora Ministro per lo Sviluppo Economico Corrado Passera, lo stesso che oggi si ripresenta sulla ribalta politica italiana e si accinge a lanciare un nuovo partito che, almeno in prima battuta, sembra solo guardare alla finanza e, quindi,  forse tendenzialmente portato a ritenere preminenti gli interessi economici ad altri valori come la difesa dei diritti dei servitori dello Stato. Qualcosa di simile a quando fu deciso di riconsegnare Latorre e Girone all’indebita azione giudiziaria di uno Stato Terzo.

Le sorprendenti dichiarazioni dell’ex Ministro Bonino che rinunciando alle garanzie dello Stato di diritto affermava “L’innocenza dei Marò non è stata accertata” e, nello stesso tempo assicurava ripetutamente “un rapido processo equo”, mentre il suo Vice Ministro Pistilli parlava di “regole di ingaggio” concordate con l’India per una rapida e condivisa soluzione della vicenda.

Ed ancora le estemporanee e per taluni aspetti “simpatiche” e ricorrenti dichiarazioni dell’ex Commissario di Governo dott. de Mistura incaricato di  seguire il problema come inviato speciale, quando compariva improvvisamente sugli schermi televisivi per dirci che “aveva assi nella manica”, che intendeva adottare nei confronti degli indiani un “approccio machiavellico”  ed era pronto a portare avanti ferme azioni nei confronti dell’India.

Lo stesso, però, che insieme all’Ambasciatore Mancini  lanciava segnali di subordinazione alla Giustizia indiana, partecipando alle udienze in Tribunale, alzandosi in piedi  di fronte ai Giudici indiani, manifestando, in tal modo,  un  palese segnale di rispetto sicuramente esagerato per due rappresentanti istituzionali italiani. Un ossequio che potrebbe rappresentare un precedente a favore  della controparte indiana in un futuro dibattimento in caso di arbitrato internazionale.

Alternanza di dichiarazioni ed assicurazioni che ancora oggi non sembra essere destinata a finire, anche se proposte in termini formalmente più incisivi ed apparentemente più determinati.

La Ministro degli Esteri Mogherini rivendica, infatti, lo sforzo per internazionalizzare caso ma si cautela sottolineando che “il percorso non sara' facile. “Bisogna dire verità a italiani". specifica inoltre in un’intervista radiofonica a Radio24  e sottolinea che  "Non e' una questione bilaterale", ricordando che i due partecipavano a una missione anti-pirateria inserita in "un sistema internazionale".

Per contro, la Ministro della Difesa Pinotti, forse appropriandosi di competenze più proprie alla Farnesina,  afferma che è necessario  passare all’arbitrato e si deve garantire ai due Fucilieri di Marina l’immunità funzionale. Aggiunge però che prima di partire con l'arbitrato si deve provare ad avere un'intesa con il Paese con cui c'e' il contenzioso, riaprendo quindi le porte ad un approccio bilaterale nonostante che la collega degli Esteri abbia affermato “non è una questione bilaterale”.  Conclude, inoltre la Pinotti “Se cosi' non sara' non attenderemo oltre e passeremo direttamente all'arbitrato internazionale".

Sorge spontaneo, quindi, il dubbio su quale sarà la futura gestione della vicenda. Un’ internazionalizzazione della stessa con l’avvio di un Arbitrato internazionale come sembra sia nelle intenzioni della Farnesina o, piuttosto, far precedere questa decisione da ulteriori contatti bilaterali con l’India, dopo l’insediamento del nuovo Governo, magari preparando contatti informali ed “off record” con il nuovo Leader indiano ?

La realtà che si sta configurando, purtroppo, non è diversa da quella che ha caratterizzato questi 800 giorni in cui si sta trascinando la vicenda. Sembra quasi che gli interessi economici a cui fece cenno il Senatore Monti per motivare le decisioni prese quel fatidico 22 marzo  siano ancora prevalenti e rappresentino i vincoli da rispettare.

Traspare, infatti, un paradigma che si ripete. Cautela nelle dichiarazioni e nelle azioni per non “disturbare” l’India e prediligere annunci programmatici al posto di azioni concrete.

L’attuale responsabile della Farnesina preferisce non illudere su una rapida soluzione di un problema di natura internazionale e non bilaterale, a differenza dell’ex Ministro Bonino che, invece, era solita assicurare su una rapida soluzione attraverso un processo equo affidato agli indiani. La Ministro Pinotti sembra voler pretendere maggiori garanzie per i due militari a differenza dell’ex Ministro della Difesa Mauro che si limitava ad auspicare una soluzione “onorevole” del caso.  

Comunque, solo parole, peraltro a ridosso di un momento elettorale. A quando i fatti ?

Fernando Termentini, 22 maggio 2014 - ore 11,30
fonte : http://fernandotermentini.blogspot.it/2014/05/caso-maro-parole-e-promesse-ma-per-ora.html

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